RACCONTO CINESE CHE PUÒ SERVIRE DA PREFAZIONE.

Madama Lu, bella signora cinese, era la sposa amante e riamata dal signor Tao, giovine letterato d'Estremo Oriente. Sposi da pochi anni, si amavano di tenerissimo amore ed eran felici, come solo in Cina sanno esser felici i giovani e gli innamorati. Eran tutt'il giorno lì a guardarsi, a parlarsi, a sbaciucchiarsi, per poi guardarsi, e parlarsi, e sbaciucchiarsi di nuovo. Giuocavano all'amore come si giuoca a mosca cieca per la gioia di perdersi e di ritrovarsi fra gli alberelli nani del loro giardino. Ed erano nell'amore sicuro e lieto così felici che ogni sera, prima di riposare, ringraziavano per tanta felicità i loro Iddii verdi e rossi e i Dragoni di porcellana.

Senonchè, nel fior dell'età, a ventiquattr'anni, il signor Tao venne improvvisamente ad ammalarsi. Invano madama Lu gli prodigò tutte le sue cure più affettuose, invano i medici più sapienti furono da ogni parte raccolti a consulto. La scienza lo dichiarò spacciato. Si disperò, madama Lu, e cercò di tener nascosta al suo adorato compagno la terribile condanna che la lasciava vedova in così tenera età e in un così felice amore. Ma il signor Tao fu chiaroveggente e comprese che la sua fine era prossima. Solo per il suo amore gli dispiaceva di morire e, povero signor Tao, non poteva sopportare l'idea di lasciare al mondo madama Lu, nel fiore dell'età e della bellezza, perchè altri l'amassero dopo di lui e avessero da lei quella felicità cui egli doveva, morendo, rinunziare.

Usciti i celebri medici, fu tra il signor Tao e la sua bella signora la scena straziante dell'inevitabile separazione. E Tao disse a madama Lu il suo dolore supremo: quello di lasciarla sola in mezzo alla vita.

Nell'udir queste parole disperate, commosse e commoventi, madama Lu si staccò dal suo sposo e corse a prendere i Dragoni di porcellana:

— Giuro su tutti gli Dei — ella disse — che ti seguirò nella tomba!

E giurò. Ma Tao le tolse di mano i Dragoni di porcellana affinchè non corresse il rischio di romperli inutilmente per un giuramento falso e scosse il capo negativamente:

— Non giurare mai quello — egli rispose — che tu sai di non poter mantenere...

Docile, ubbidiente e ordinata — e sopratutto per prendere tempo — madama Lu corse a rimettere a posto i Dragoni di porcellana. Poi ritornò al suo sposo e gli disse:

— Se gli Dei mi condanneranno a vedere ancora la luce quando tu, Tao, non potrai più vederla, giuro che non prenderò mai un secondo marito e che ti rimarrò sempre fedele...

Anche a questo secondo giuramento rispose l'incredulità di Tao che continuò dapprima a scuotere negativamente la testa. Indi prese fra le mani la bella fronte di madama Lu e, guardandola in fondo agli occhi, con un malinconico sorriso, le disse:

— Non giurar neppure questo perchè neppure questo sarà....

E madama Lu, non sapendo come poter consolare l'amato bene, si diè a piangere disperatamente fra le braccia del signor Tao.

Il quale signor Tao, essendo poeta, volle morire in piedi, nel suo giardino, tra le peonie in fiore. E lì, nel piccolo giardino, tra gli alberelli nani, nel morir del crepuscolo del giorno e della vita, il signor Tao attese la morte mentre la diletta sposa gli faceva ogni tanto, quasi per salutarle tutte, odorar le peonie ch'egli adorava. Non reggendo a tanto strazio madama Lu, che aveva, come han tutte le donne e quasi tutti gli uomini, bisogno di giurar sempre qualche cosa pur di giurare, gridò al signor Tao morente:

— Lasciami almeno giurare che per cinque anni non mi rimariterò...

Ancora il signor Tao sorrise scrollando il capo negativamente; e, fissata madama Lu negli occhi, sempre più malinconicamente sorridendo, le disse:

— Non giurare neppure questo... Cinque anni sono lunghi.

— No, no, non sono lunghi... — aveva l'aria di dire madama Lu che intanto riduceva il numero delle dita e degli anni nel giuramento: da cinque quattro, da quattro tre, da tre due... E avrebbe ridotto a un dito solo, a mezzo dito, a un anno, a mezzo anno, se il signor Tao, per rispetto di sè, non le avesse coperto la mano...

Quando il sole tramontò, il signor Tao si sentì prossimo a morire e, solo nel giardino crepuscolare, chiamò gente in suo soccorso. Madama Lu fu la prima ad accorrere e il signor Tao, sollevatole il volto, la guardò ben bene negli occhi e le disse:

— Questo solo tu devi giurarmi, mia Lu adorata... Io non ti chiedo di più... Ma tu devi giurarmi, per la mia pace che tu non bacerai altro uomo finchè non sarà asciutta la terra che ricoprirà la mia tomba!

Madama Lu levò la testa, per giurare. Il signor Tao reclinò la sua, per morire. E quando i famigliari accorsero nel giardinetto crepuscolare, tra gli alberelli nani, non trovarono che Madama Lu occupata a piangere disperatamente sul suo caro amore defunto.

E, pochi giorni dopo, fedele al triste giuramento, madama Lu, reggendo fra le mani il suo più grande e più bianco ventaglio bianco, piangeva inconsolabilmente su l'immatura tomba del signor Tao ch'ella adorava. E la terra appena smossa, che ricopriva il caro sposo, era tutta umida sotto i suoi piedi.

Qui finisce la prefazione cinese e incomincia il racconto, buono per ogni tempo e per ogni paese.