SEGUITO DEL RACCONTO CINESE CHE PUÒ SERVIRE DA CONCLUSIONE.

Madama Lu amava il cinesino che l'adorava. E tuttavia ell'era fedele al suo giuramento e resisteva. Fedele, sì, al suo giuramento; ma è duro, è assai duro rimaner fedeli ai viventi e ai vicini. Più duro ancora è, in Cina ed altrove, rimaner fedeli ai lontani ed ai morti, ai morti due volte lontani.

Quante volte l'elegante cinesino, durante le loro passeggiate fra le peonie dei bei giardini cinta la vita di Madama Lu, tenta di darle un bacio... Ma, per fortuna, Madama Lu ha sempre con sè il suo grande ventaglio bianco che, aperto a tempo, fra bocca e bocca, fa scudo... uno scudo di piume... alla sua virtù...

Duro esser fedeli ai lontani ed ai morti, ai morti due volte lontani. E più duro ancora, e più triste, dover rinunziare all'amore quando s'è giovani e tutto intorno, nei fiori e negli uccelli, nel chiaror dei cieli e nel tepor dell'aria, nei corsi d'acqua e nei fili d'erba, tutto, tutto, tutto è rinascita, tutto è amore, tutto è primavera...

— Addio! Addio! A domani.

E Madama Lu, nel giardino in fiore si separa con indicibile strazio dal bel cinesino e rientra triste, sola, nella sua casa vuota, senza calore e senz'amore. Ma ella aveva giurato di non baciare altro uomo prima che la terra fosse asciutta su la sepoltura del suo amatissimo marito, il signor Tao...

E continuan così a vedersi ogni giorno su le due sepolture contigue. Quante volte il cinesino ha raccolto nella mano un po' di terra, quante volte l'ha raccolta nella piccola mano Madama Lu, umida ancora!... Ma se la terra tarda ad asciugarsi i due innamorati, poverini, languono d'amore.... E un giorno, finalmente, non reggendo più al triplice invito dell'amore, della giovinezza e della primavera, Madama Lu, raccolta ancora su la sepoltura la terra ancora bagnata, apre il suo grande ventaglio bianco e comincia a far vento affinchè la terra su la tomba di suo marito possa asciugarsi più presto!

62.

E Fiorvante chiude il libro. La Storia della Dama dal ventaglio bianco è finita. E sul piccolo racconto filosofico Fiorvante si ferma a meditare...

63.

Un'ora è trascorsa. Al lume della lampada Fiorvante rilegge la lettera scritta per Mimì, lettera che poi depone lì, su la scrivania, sotto un cristallo, affinchè ella la trovi domattina... È una lettera d'addio, senza rimproveri. Il torto è sempre dei lontani, degli assenti. E chi è morto non deve ritornare a disturbare la vita di quelli che continuano a vivere non ostante i giuramenti fatti ai morti. Non c'è posto, fra gli uomini, nel loro continuo andirivieni, pei fantasmi che ritornano troppo tardi quando la vita, oltre la morte, è ricominciata...

Una valigia è pronta, lì accanto, col cappello di Fiorvante. Questi fa cenno al marinaio di prenderla.

— Andiamo!

E vanno, piano, per non destare nessuno, per andarsene così, senza saluti, senza pianti, così, scomparendo... Giunti su la soglia tra casa e giardino Fiorvante si volge un'ultima volta a guardare in quelle quattro pareti il nido distrutto della felicità, le care cognite cose tanto amate...

— Addio per sempre, casa del sogno d'una vita felice!

E, mentre chiude gli occhi su quel caro mondo che lascia, su quella felicità sognata e spezzata, un'altra felicità gli appare, lontana ma raggiungibile: Maud fra le sue donne, seduta a terra su le stuoie della Residenza, così assorta nel ricordo lontano, nel sogno cui s'è promessa per tutta la vita, che ad ogni colpo di tam-tam ella sobbalza, quasi dal sogno felice tornasse, d'improvviso, nel chiuso cerchio della realtà in cui le ali urtano e si spezzano...

64.

E, fuori, nella luna, d'innanzi alla bianca casetta addormentata fra stelle ed edera, appoggiato a un albero, mentre aspetta che Pierotto carichi i bagagli su la vettura che è laggiù, alla voltata, perchè nessuno possa udirne il nome, Fiorvante ascolta il sogno che muore e che gli parla:

— Sogno d'eterna e serena felicità io esco, amico, dalla tua vita. E tu ti trovi solo, adesso, più solo di quando io ti ho incontrato. Ma c'è una legge suprema che viene a separarci: questa legge si chiama tempo, questa legge si chiama lontananza, questa legge si chiama assenza. Non sono io, sogno tuo, nato dall'assenza d'un altro? E non sono io, sogno tuo, morto nella tua assenza? La volontà della vita è assoluta: poichè non vuol posti vuoti, fa dell'attesa una vana parola e un'inutile promessa, fa del ritorno un'inutile speranza e una folle illusione. Non si ritorna mai a quello che s'è lasciato. Mai si riallaccia, mai si riannoda quello che s'è interrotto. Se la vita perde una maglia tutto è da ricominciare. E tu sognasti l'amore, una sera, una sera di plenilunio come questa, davanti a questo stesso mare, tu sognasti l'amore e tu fosti forte, per ottenerlo, contro un assente. Ma l'assente è ritornato. La vita è ricominciata, diversa. E quello che è ritornato, per riottenere l'amore, è stato a sua volta forte contro te assente. E ora, poichè il posto è suo, non c'è più posto per te. Io esco dal tuo cuore. E tu te ne vai. La strada è nemica al destino degli uomini, è nemica del sogno di felicità poichè ad ogni passo è l'ignoto, poichè ogni giorno seppellisce nella polvere rossa della sua aurora il giorno che l'ha preceduto. E, per il cuore, è sempre domani...

Ma un'altra voce parla a Fiorvante, un'altra voce che è quella d'un sogno nuovo:

— Sì, per il cuore, la vita è sempre domani... Ed io sono, amico che riparti, il tuo domani... Se una felicità quaggiù t'è stata carpita, un'altra felicità tu hai lasciata lontano, ad aspettar follemente l'impossibile... Non sempre assenza vuol dire addio: talvolta assenza vuol dire eterno ricordo, insanabile rimpianto, disperata inconsolabilità... Domani, domani... Domani è la piccola donna rimasta laggiù, domani è la creatura eroica che t'ha salvato la vita, non per sè, ma per gli altri, non per tenersela, ma per donarla, ineffabile olocausto al diritto di quelli che son venuti prima... E tu, fedele al diritto di quelli che son venuti prima, hai lasciato un cuore appassionato senza speranze, per sempre... Ma il piccolo cuore ti disse: «Non avrò mai altro sogno se questo sogno è impossibile e non avrò mai altro amore se amarvi non m'è concesso...». Domani, amico, è laggiù, oltremare, oltre la tua vita d'oggi, oltre il tuo sogno caduto... Pochi giorni di navigazione verso la terra promessa... e tu sarai felice... Io, sogno, più leggero di te, volerò laggiù prima di te, dirò a colei che ti aspetta senza speranza: «Il miracolo è compiuto. E la tua felicità, cui dicesti addio per sempre, sta per ritornare...»

Ma Pierotto chiama, con voce sorda, dal cancello:

— Padrone, andiamo.

E Fiorvante va, quasi senza dolore, perchè ogni giorno seppellisce nella polvere rossa della sua aurora il giorno che l'ha preceduto. E, per il cuore, è sempre domani...

Domani...

65.

Fiorvante ha chiesto al Ministero di poter tornare ad imbarcarsi per l'Estremo Oriente. Da otto giorni, in compagnia d'un amico, seguito da Pierotto che questa volta non lo lascerà dovesse andare a nuoto fino in Cina, da otto giorni Fiorvante, a Montecarlo, attende che il Ministero risponda, che l'ordine venga...

Ma Pierotto entra come quando ha buone notizie da portare: un fulmine, a ciel sereno.

— C'è un amico. Il guardiamarina Francucci.

La cosa, che sembra far gran piacere a Pierotto, non sembra farne affatto a Fiorvante, il quale fa cenno al marinaio di far entrare e rivoltosi all'amico chiede:

— Che cosa vorrà questo ragazzo da me?... Perchè vengono ad annoiarmi ed a scovarmi fin qui?

Francucci è entrato, timido, impacciato. Non sa che dire. Poi diventa tutto rosso e osa mormorare:

— C'è di là... sua moglie...

Pierotto ride, felice. Fiorvante è balzato in piedi e Mimì, senza aspettare che le dicano d'entrare, è già entrata, s'è gettata ai piedi di Fiorvante ripiombato a sedere ed ha il capo su le ginocchia di lui... Francucci e l'amico sentono ch'è un gran momento e si allontanano per lasciarli liberi...

— Io non voglio lasciarti, mormora Mimì. Io non voglio... Io ti amo! Ti amo!

E si stringe a lui, per abbracciarlo, per raggiungere il suo viso, la sua bocca. Ma Fiorvante sorride melanconicamente e scuote il capo:

— No... Tu non mi ami più, Mimì... Tu hai pietà... E non è la stessa cosa...

Come si dispera, Mimì! Come si aggrappa, Mimì! Come vorrebbe che Fiorvante se l'abbracciasse, la prendesse su le ginocchia e le desse forza... Ma Fiorvante le solleva il viso nascosto, e, prese le sue tempie nelle mani, la guarda in fondo agli occhi e in fondo all'anima e l'ammonisce:

— No... Non posso accettare il tuo sacrificio d'onore... Non rinunziare, Mimì alla tua felicità se la tua felicità è quella... La vita è una sola...

E Mimì che sa quanto Fiorvante ha ragione e non vorrebbe che l'avesse, scoppia a piangere dirottamente. I due amici appaiono, oltre la vetrata, nell'altra stanza. E Fiorvante, fatto un cenno, chiamati gli amici, solleva da terra Mimì:

— Francucci... La riaccompagni.

66.

Pierotto gli ha dato notizie: sa, Fiorvante, che Mimì è ripartita con Francucci, senza lacrime, quasi senza pena. È ripartita, per sempre. Ardea l'aspetta laggiù, in un altro paese, per un'altra vita. Ed egli che l'ha tanto amata, non la rivedrà mai più...

Mai più...

E perchè non soffre? Perchè non piange? Perchè non sente l'orrore dell'indifferenza che segue l'estasi, del buio freddo in cui s'affonda il sole? È tranquillo, pacificato, quasi sereno... Vorrebbe piangere: non ha lacrime. Vorrebbe ricordare: non ha ricordi. I ricordi si perdono, pallidi, indecisi, non più realtà, ma ombre...

Ombre d'un passato che la luce della vita nuova cancella, impressioni del tramonto, rimaste non su le cose ma negli occhi, e che lo splendore della nuova aurora disperde...

Eterna vicenda d'ombre e di luci, incessante rinnovamento, infinita rinascita del giorno dalle sue ceneri...

Vita!

67.

Una sera, pochi giorni dopo, in una busta ministeriale, l'ordine d'imbarco per l'Estremo Oriente è giunto. Fiorvante è sùbito corso su la soglia della sua camera da letto ove Pierotto riordinava nei comò:

— Fa' presto, Pierotto... Le valigie in due ore... Domattina si parte.

Si parte? Che gioia ha Pierotto e come batte le mani... E come si dà da fare, un quarto d'ora dopo, mentre il suo padrone, col suo amico, esce di casa e traversa i giardini diretto al Casino.

E, alla svoltata d'un viale, un alt improvviso, un colpo al cuore, la mano al cappello. Maud, colei che lo doveva aspettare inconsolabile, colei ch'egli doveva raggiungere laggiù, in Cina, per consolarla, Maud è davanti a lui, rossa in volto, le mani incerte.

— Son qui da un mese, ella spiega. Mio padre è in Europa, per tre mesi, in congedo... E ha voluto che io l'accompagnassi.

Ma, più che su Maud, gli occhi di Fiorvante si posano su quel giovanotto rimasto indietro e che ora fa cenno a Maud di presentarlo.

— Mister Treddles... mio fidanzato..

Fiorvante sobbalza. Il fidanzato viene avanti con un sorriso, la mano stesa. E Fiorvante non può parlare, non parla... Troppe cose egli avrebbe da dire... Ci rinunzia e, del resto, già Maud, rossa in volto, tende la mano a Fiorvante e s'allontana col giovane inglese che, non appena rimasti soli, ombroso come tutti gl'innamorati, chiede notizie e spiegazioni... E Maud spiega:

— L'ho conosciuto in Cina... Sei mesi or sono... prima d'incontrar voi...

E il piccolo incontro, la grande tragedia, dalle due parti, non hanno altre parole...

68.

S'affatica, Pierotto, a preparare, dagli armadii al comò, dal comò agli armadii, dal salotto al bagno, dal bagno alla camera da letto, affinchè il padrone trovi tutto pronto, le valigie chiuse, e dica, come al solito, battendogli una mano su la spalla:

— Bravo!

Ancora due cassetti da vuotare e le cinghie da stringere. E niente altro. Poi il padrone può ritornare. Il padrone è servito, come sa servire Pierotto: da soldato, fedele agli ordini.

Ma la porta s'apre dietro le sue spalle e la voce del padrone risuona:

— Lascia, Pierotto... Non parto più.

L'ha visto nello specchio, senza volgersi, Pierotto: pallido, contratto il viso, l'aria dei suoi giorni peggiori. Ed è rimasto li, una camicia in una mano, un pacco di cravatte nell'altra, la bocca spalancata, gli occhi che interrogano...

Chi interrogano? Già Fiorvante è sparito dalla porta. È nell'altra stanza, nel salotto, col suo amico. S'è seduto e ha fatto sedere l'amico vicino a sè:

— Vedi?... Due volte lontano, due volte dimenticato...

Luce cruda e sfacciata delle stanze d'albergo, luce senza veli, senza penombre, luce fatta per chi non ha dolore da nascondere, per chi non ha nell'anima oscurità che chiedan l'ombra anche fuori... Fiorvante ha chiamato Pierotto:

— Spegni.

E Pierotto ha spento ed è rimasto lì, nella penombra, a guardare il suo padrone illuminato nel viso da quella sola lampadina ch'è su la tavola, piccolo fiore cupo, sotto il paralumino viola. E ode Fiorvante aggiungere con la voce grave e profonda che vien su dal fondo più profondo dell'anima:

— Ed è giusto che sia così... Non può essere che così...

C'è un silenzio. E Fiorvante dice ancora parlando più a sè stesso che al suo amico taciturno:

— Il cuore dimentica... La vita cammina...

Il suo padrone soffre. Come soffre il suo padrone!... Lo sente dalla sua voce, Pierotto, dalla sua voce che squilla, giovane e forte, nell'ora lieta, che si fa cupa, velata di lacrime, quando il cuore fa male. E Pierotto s'è accucciato a terra, s'è trascinato fino al padrone, cane fedele che non si stacca dal capezzale quando il padrone è malato...

E ancora una volta la voce di Fiorvante ripete:

— Il cuore dimentica... La vita cammina...

Di sotto in su Pierotto lo guarda: ha gli occhi pieni di lacrime, ma un sorriso appare agli angoli della bocca, su le labbra dolorose: un sorriso che è una smorfia.

— Ti rammenti? Il piccolo racconto cinese che leggevamo a bordo e che anche a te piaceva tanto nella sua desolata, amara verità... Madama Lu... Il ventaglio bianco...

E, dal petto, dalla gola, da tutto l'essere di Fiorvante prorompe una risata che suona grottesca e tragica nella stanza, una risata che fa male a sentirla. E ancora la voce, tra le risa, ripete:

— Il ventaglio bianco... Il ventaglio bianco...

Pierotto non sa mai bene perchè fa le cose. Non è uno psicologo, Pierotto... Ma le fa. E a vedere il suo padrone con gli occhi pieni di lacrime, a sentirlo ridere così, si trascina ancora sul tappeto e bacia, senza che il padrone se ne accorga, la mano ch'egli ha abbandonata, giù dalla poltrona, verso terra...

69.

E Fiorvante rivede laggiù, in fondo, nel buio della stanza, Madama Lu che fa vento su la sepoltura del signor Tao, affinchè la terra possa asciugarsi più presto, Madama Lu che fa vento col suo bel ventaglio bianco, il ventaglio più bello e più bianco che si sia mai veduto...

70.

Cina, racconti e paesaggi cinesi, fantasie del Celeste Impero, nel mondo dei favolosi incanti dove le donne son fiori e dove gli Dei son di porcellana, favole di lontananza e d'impossibile, poesia e filosofia d'Estremo Oriente, favole d'un mondo vecchissimo e nuovissimo ancora, favole di laggiù, verità di quaggiù, racconti d'Estremo Oriente che chiudon le verità dell'Estremo Occidente, tremenda monotonia del mondo, dove il male è sempre uguale, dove l'uomo è sempre lo stesso, dove la storia è sempre quella, poesia che tutti sognano, in cui nessuno crede e che tutti tramandano, verità di cui tutti soffrono, cui nessuno sfugge e che nessuno insegna, pena e vergogna d'essere uomini e niente altro che uomini, piccole cose d'un immenso mondo, immenso mondo di piccole cose...

················

Madama Lu del giuramento fedele, Madama Lu della vita che non si ferma sui caduti o su gli sperduti, tu hai prestato a Mimì, a Maud, tu presti sempre a tutte il tuo bel ventaglio bianco che col muovere delle sue penne leggere abbrevia il tempo del ricordo fedele e allunga quello dell'oblio inevitabile... Ma ci sarà un giorno anche per te, Madama Lu, per il tuo nome che tu avrai scritto su la terra umida delle tue lacrime — ci sarà per asciugare più presto, per più presto cancellare — ci sarà un giorno Madama Lu, un ventaglio bianco anche per te....

FINE.

Rocca S. Casciano, 1922. — Prem. Stab. Tip. Licinio Cappelli.

[ INDICE]

[Il trampolino per le stelle]
[Il Bacio di Cirano]
[La Duchessa delle Nebbie]
[Storia della Dama dal ventaglio bianco]


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Critica

Nota del Trascrittore

Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione minimi errori tipografici.

Copertina creata dal trascrittore e posta nel pubblico dominio.