XLII. GELOSIA.

— Ho potuto fuggir di casa un momento anche stamattina...

Claudio la guarda. Sorride. Ringrazia. Com'è trepida, e ansante, la piccina... Ma come lo spirito di Claudio, pur se ha Rosetta vicina, è assente, è lontano... Aspetta, la piccina, una parola.... Quale parola?... Non sa. Ma l'aspetta. E ode, invece, Claudio domandare:

— Sapete se Grazia è ritornata?

Mortificata, tutta rossa in volto, gli occhi a terra, Rosetta si stringe nelle spalle, tra corruccio e ignoranza. Che pena nel suo piccolo cuore... E va, sola, verso la scrivania... Guarda la musica scritta quella mattina e leva gli occhi smarriti a interrogare Claudio che lentamente l'ha raggiunta.

— È il canto di Cirano che richiama nel cuor dei Guasconi, al campo d'Arras, la nostalgia della Guascogna lontana....

Come sempre Rosetta prende il foglio e lo mette sul leggìo, al piano, e vorrebbe che sùbito Claudio le suonasse quella pagina... Ma Claudio ritoglie il foglio dal leggìo e, rimessolo su la scrivania, siede a questa e dice:

— Quest'oggi, quando ci sarà anche Grazia...

Urtata, ferita, offesa, Rosetta tritura una rosa che ha nelle mani, ne stacca le foglie. Poi le getta a terra e, nel folle ardire datole dall'immenso dolore, osa levar la testa e la sfida...

— Perchè? Io non son degna?...

Accorre Claudio a lei, sorride, ride, protesta, le fa mille graziette per confortarla, per rassicurarla, per farla sorridere. Ma Rosetta non sorride. La sua gran pena a poco a poco si fa corruccio comico, broncio infantile. E mormora:

— Già... La Musa... è lei!

E scoppia a piangere... Dio, che pianto, che gran pianto disperato di bambina che vede crollare il mondo attorno a sè... Claudio l'ha presa fra le braccia, con tanta tenerezza, con tanto rispetto... Ma come, in quelle braccia, Rosetta si abbandona... È, nell'atto inconsapevole, la dedizione, l'offerta di tutta sè stessa. Claudio comprende. È perplesso, indeciso, smarrito a sua volta.

— A me, mormora Rosetta, a me voi non volete bene...

E Claudio, ridendo:

— Ma sì... ma sì... Vi adoro.

E col grembiulino le asciuga gli occhi, e poi la stringe forte — un po' troppo forte: ma se ne accorge dopo... — la stringe forte forte al cuore... Infine, quando la bambina è calma e il suo pianto non è più che un leggero affanno senza lacrime, Claudio siede al tavolino e prende un foglio di carta:

— Scriverò a Grazia affinchè venga oggi...

E scrive. Dietro di lui è Rosetta che lo segue con l'anima straziata. Claudio ha scritto e leva il foglio per piegarlo e chiuderlo nella busta:

— No!...

E la mano di Rosetta, da dietro le spalle del musicista, ha afferrato la lettera... In un attimo è già in cento pezzi... Claudio è balzato in piedi... Non è più sul volto di Rosetta un corruccio di bimba: è un tormento di donna... Ed esce dalle sue labbra convulse il grido della sua gelosia:

— Sempre lei, lei, lei...

E, folle, disperata, senza più saper che cosa faccia, getta sul volto di Claudio, con violenza, i pezzettini della lettera lacerata. Poi prende la sua sciarpa e ne avvolge la testa. Fugge. È già su la porta. Claudio, inchiodato dallo stupore, è fermò lì, alla scrivania. Rosetta si volge. Lo guarda ed esita un istante. Poi corre a lui e gli cade in ginocchio davanti:

— Perdono!

E gli bacia la mano... E, prima che Claudio abbia potuto risollevarla, prima che Claudio abbia potuto sottrarle la mano, il perdono è chiesto, il bacio è dato...

E la bimba è fuggita.