XVIII. IL «LAMENTO DI GIULIETTA».

Claudio Arceri è alla spinetta. Grazia gli ha detto:

— Vi suonò, l'ultima volta, mio padre. Vuol darmi lei la gioia di riaprirla oggi?

Appena seduto, Claudio è rimasto incerto. Che cosa suonare? E Grazia ha preso lo spartito d'una sua opera: Giulietta e Romeo. L'ha aperto sul leggìo:

— Il “Lamento di Giulietta„, maestro. È il suo capolavoro!

E Claudio Arceri ha cominciato a suonare. Grazia è appoggiata alla spinetta, intenta ad ascoltare, a guardare. E lentamente, pianamente, a mano a mano che il maestro suona, i gruppi sparsi nell'ombra del salone si avvicinano, si stringono sempre più, diventano uno solo e le ragazze, le rose rosee, le rose azzurre, non sono più staccate, ma formano adesso, chiare di luce nella penombra, tutto un grande bouquet. E le braccia si allacciano, e gli occhi si cercano. E Grazia guarda il piccolo orologio che ha al polso e, mentre ascolta la musica, ricorda...