XXI. AVE MARIA!
E il sole è scomparso. Pace e melanconia infinita del crepuscolo. Ed è l'armento che torna dal pascolo col suo pastore, ed è il piccolo lago che s'addormenta tra le ninfee, ed è la luce che s'accende nei casolari, ed è l'ombra che scende giù per la montagna, ed è la falce di luna che spunta lassù dietro la collina, ed è il carro pesante e lento che va per la lunga via crepuscolare, ed è l'argenteo saluto dei campanili lontani al giorno che se n'è andato.
E, finalmente, nere e gigantesche sul cielo ove s'accendono pallide le prime stelle, le campane lentamente si muovono.
Presso la spinetta Grazia, d'improvviso, le ode. Tende al richiamo lontano delle amiche d'ogni sera l'orecchio ed il cuore. Ancora è combattuta, ancora è divisa, presa fra due sentimenti e fra due musiche. Con gli occhi intenti, dilatati, rivede le cose d'ogni sera: il poeta sul campanile, le ultime nuvole paonazze laggiù, le finestre di Collina Verde che s'illuminano, la porta del casolare che si chiude, il contadino che torna coi suoi buoi, le fanciulle che ballano su l'aia al suono della fisarmonica.
Claudio Arceri suona. Gli occhi fissi su lui, tutta l'anima in lui, Grazia lo ascolta. Come, nell'ombra che ha invaso tutta la stanza, che ha disperso ogni sagoma, come il gruppo di quelli che ascoltano s'è stretto attorno al musicista nel breve cerchio di luce gialla delle candele!... E nel silenzio immenso solo quelle due voci si chiamano, si rispondono, fan di due canti lo stesso canto: la spinetta di Claudio Arceri e, lontane e lente, le campane dell'Ave Maria.
Grazia, al riflesso delle candele che illumina solo il suo volto, è lì, appoggiata alla spinetta, il capo fra le mani, gli occhi intenti sul musicista, il cuore alle due musiche. Ma a poco a poco una sola musica, quella che ha vinto, rimane in tutt'il suo immenso cuore gonfio di commozione: quella di Claudio che continua a suonare mentre le grandi amiche d'ogni sera, che hanno invano chiamato Grazia, si addormentano pian piano negli ultimi rintocchi sempre più lenti e, ferme oramai, non sono più che gigantesche ombre sul cielo sereno e infinito dell'immensa notte finalmente discesa...