XXVII. GLI ABBANDONATI.

Su la piazza del paese, al piccolo “gran caffè„, mogi mogi, abbandonati, senza parlare, son seduti tre dei quattro amici di Grazia: il conte Spada, il farmacista e il maestro. Qua e là per la piazza, su la porta delle case, le belle ragazze di Collina Verde fan capannelli. E don Giovannino, più che mai fatale, va di gruppo in gruppo, a dispensar sorrisi e a rubar cuori. Ma chi lo guarda più don Giovannino da quando c'è in paese Claudio Arceri? Son tutte lì, su le porte, per aspettarlo, per vederlo passare, alla solita ora, alle cinque, quando viene in paese a spedir la sua posta e a comprar sigarette. Ora che c'è in paese un grand'uomo e un bell'uomo chi guarda più, chi può più guardare quell'uomo ridicolo ch'è don Giovannino? Ma don Giovannino, come tutti i grandi che decadono, non si accorge della sua decadenza. Prende per buoni i sorrisi ironici che lo accolgono, chiude le orecchie alle risate che lo seguono, vede solo la più santa ingenuità nelle frasi piene di malizia e di scherno con cui le belle ragazze di Collina Verde prendono in giro la sua fatalità esautorata e si burlano, insomma, maledettissimamente di lui...

Accanto ai tre che non parlano, caduti nell'abbattimento profondo dei grandi abbandoni, il medico prende un caffè. Ma il domestico di Grazia viene a chiamarlo.

— Corra, corra signor dottore... Il signor Marcello sta male... Ed io vado al Castello a chiamare sùbito la signorina Grazia...

E corre via, pover'uomo, nel suo affanno e nel suo affetto, come se i suoi vecchi «piedi dolci» avessero le ali...