XXXIX. ARRIVEDERCI, SORELLE!

La mano della Madre è su la fronte di Grazia, per costringerla a levarla in alto, a guardar lassù, verso il cielo. Pensa ancora alle parole di Grazia: “Laggiù, al piano, il sacrificio mi pareva ieri tremendo...„. E la Madre le dice:

— E sai perchè qui il sacrificio ti par oggi meno terribile?... Perchè sei più vicina al cielo che promette al dolore ricompensa...

E lo sguardo di Grazia, estatico, è lassù, fisso in quelle nuvole bianche, in quelle nuvole d'oro di cui il sole nascosto s'ammanta, in quelle nuvole in cui le par di vedere apparire — un istante solo — Cristo tra gli angeli...

Ma è tardi. Bisogna andare. È attesa a casa. Marcello sarà in gran pensiero. E vanno per il gran viale dei cipressi, verso l'uscita. Grazia ripete ancora entro di sè la sua domanda: ma come vincere la tentazione, come resistere al suo amore?... E la luce si fa nel suo spirito, improvvisa... Un fantasma, un cavaliere dal lungo naso ridicolo e dal grande cuore eroico, è passato un istante, col suo sacrificio, nel suo ricordo... Ed ella dice, soffermandosi:

— Non ho che una via di salvezza: donare ad un'altra l'amore che avevo sognato per me...

Rivanno. Sono presso la porta d'uscita. Grazia passa tra i bianchi gruppi di suore: qualcuna ne abbraccia, tutte saluta... E quando le ha tutte raccolte attorno a sè ne abbraccia ancora due con un grande gesto che tutte vorrebbe stringerle al cuore:

— Arrivederci, sorelle!

E mentre, di nuovo rompendo in lacrime, si riavvìa con la Madre Badessa, le piccole suore bianche si guardano tra stupite e commosse:

— Che ha?... Che ha?

E Grazia, andando, dice alla Madre, alla madre di tutte:

— Sorelle veramente... Anche fuori di qui, anche con queste mie vesti... sono anch'io come loro... se anch'io ho a tutto rinunziato...

Nera, nascosta fra l'edera, è d'innanzi a loro la porticina del convento che la suora guardiana ha socchiusa...

Che sole c'è, fuori, nella mattinata di maggio!... E da quante mattine suor Ghiottona non ha più la sua cioccolata....