XXXVIII. UN BIGLIETTO.

Buon lavoro quella mattina, lavoro sereno, lavoro fecondo. Il domestico entra a portare a Claudio Arceri un mazzo di rose bianche. C'è, insieme, un biglietto:

«Poichè Grazia lascia appassir le sue rose voglio che sul vostro tavolino, accanto al vostro lavoro, sieno oggi, come ieri, le mie, fresche e nuove ogni giorno.

ROSETTA».