III.

Jacques Vingtras è uno studio inesorabile! L’autore lo dedica à tous ceux que crevèrent d’ennui au collège, ou qu’on fit pleurer dans la famille, qui, pendant leur enfance furent tyrannisés par leurs maîtres ou rossés par leurs parents.

Siamo in una sfera più elevata dell’Assommoir e della Germinie Lacerteux, ma tutto vi è ancora basso, triviale, volgare e quindi cattivo e malefico. Ecco le prime righe del libro:

«Sono stato allevato da mia madre? O fu una contadina quella che mi diede il suo latte? Non ne so nulla. Ma qualunque sia stato il seno che io abbia succhiato, non mi ricordo una sola carezza di quand’ero piccino. Non sono mai stato accarezzato, lisciato, baciucchiato: sono stato picchiato.

«Mia madre diceva che non conviene viziare i ragazzi, e mi picchiava tutte le mattine. Quando le mancava il tempo la mattina, mi picchiava a mezzogiorno, raramente più in là delle quattro.

«La signora Balandreau mi ungeva di sugna.

«Era una buona zitellona di cinquant’anni. Abitava sopra di noi. Dapprincipio ella era contenta. Siccome non possedeva un orologio, così le mie busse le indicavano le ore. — Puff! Paff! Puff! Paff! — Ecco il cosino che le tocca! È tempo di farmi il caffè e latte!»

Come si vede di primo tratto, non è soltanto la figura della madre che rompe e calpesta tutti i classici ideali delle solite mamme candite; c’è anche l’accento ironico, quasi ringhioso del figlio che strapazza e vilipende, come qualcosa di vigliaccamente supino, la tradizionale carità filiale da cui pare non sia sorta nè una buona mamma di più, nè un cattivo figlio di meno.

I pretesi moralisti grideranno allo scandalo? Forse no.

Che non si tratti di un’eccezione? Anzi! Le gretterie della signora Vintgras sono proprio sconfinate. Ma benchè eccezionali per l’intensità, i caratteri di questo libro del comunardo francese sono intanto assai comuni per la loro qualità, e non ripugnano punto. Inconsciamente cattivi, inconsciamente malefici, la loro irresponsabilità da bestie non riesce a sdegnarci. Lo stesso Jacques, che pur prova la nausea della sguaiata trivialità da cui vedesi oppresso, lo stesso Jacques è quasi irresponsabile anche lui in questa postuma vendetta dei suoi patimenti di bimbo. L’ambiente arido e freddo dove è nato e cresciuto gli ha lasciato un’impronta nel carattere che sussiste suo malgrado.

Vedetelo all’ultimo. Egli è già grande, si è battuto per difendere il suo babbo ed è rimasto ferito alla gamba. Il babbo neppure in questa occasione sa perdere la sua aria dura, da professore; non gli riesce di intenerirsi rimpetto al figlio per paura di blesser la discipline. «J’ai été pion et il m’en reste dans le sang.» Perciò dice alla moglie di abbracciare il figlio per lui e di dirgli, ma en cachette, ch’egli, il babbo, gli vuol bene. Il figlio, dal suo letto di ferito, sente per caso il dialogo tra il babbo e la mamma. Come è felice di questa rivelazione! Ma nello stesso tempo come lamenta che gli abbiano a restar sempre des trous de mélancolie et des plaies sensibles dans le coeur! Guarito, sul punto di partire per Parigi, sua madre lo abbraccia singhiozzando. Nel preparar la valigia, ella scorge in un calzone uno sdrucio e una macchia di sangue: era il calzone del duello. Quella macchia anderà via? La signora Vingtras vi passa e ripassa la spazzola e un pannolino bagnato. «Tu vois, ça ne s’en va pas... Une autre fois, Jacques mets, au moins, ton vieux pantalon!»

Sono le ultime righe del libro.

E arte? C’è il famoso splendore del vero messo in bocca a Platone dagli estetici di strapazzo? Io vi trovo una forte sovraeccitazione del cuore, un sollevarsi di mille sentimenti confusi insieme, lagrime, sorrisi, ironie, sdegni repressi e, sopratutto, un rilievo, una vita e una ricchezza di particolari evidenti.

Volgarità, grettezza, trivialità comica e grottesca; ridicolo che scaturisce dal fare pesante e impacciato; vita affatto materiale che si dibatte com’impigliata nella stoppa delle più comuni esigenze; afa di animalità che da ogni pagina monta alle nari e soffoca lo spirito col suo sito di selvaggiume; ecco il libro. Nulla di consolante, nulla di nobile, nulla che faccia contrasto...

Sì? Ma quando esso vi ha dato la nausea di tutto questo, quando dalla miseria dello spettacolo che vi ha messo spietatamente sotto gli occhi, vi ha costretto a sollevarli in alto, e vi ha fatto sentire il bisogno d’una boccata d’aria pura?... Ma io già dimenticavo che non sono un... moralista!

12 Agosto 1879.