XVII.
FRA I MONTI
*
Giovani e già dalle uniformi grevi
Vicende affranti e dal tornar dei giorni
Inesorabili,
Dagli anni lunghi e dai dì troppo brevi
Ora tumultüosi or disadorni,
Risospinti dal caso, ancor riuniti,
Ma più divisi assai che dagli eventi
Dal sentir intimo,
Un istante obliavano, smarriti
In te, Natura, che il cuore addormenti.
* *
Andavan soli come ai dì passati
In una valle chiusa in mezzo ai monti.
Era il meriggio,
Ma sui verdi sentier dal sol dorati
Nell'alme loro v'eran due tramonti.
Ei camminava mesto, lentamente.
Guardando le pupille dolorose
D'azzurro limpido
E la purezza del profilo, e spente
Quasi sul volto a lei le belle rose.
Gli antichi dì parean tornati ancora;
Ei credeva sognare un sogno vero.
Le foglie tremule
Mormoravan su lor come in allora
Che Amor li precedeva sul sentiero.
L'alte montagne nere e i verdeggianti
Colli e le roccie e i pini e le cascate
D'argento vivido
Suscitavano in lui gli antichi canti,
Ricordavano a lei l'ore passate.
Mirava il triste sguardo ed il sorriso
Ancor più triste—e gli diceva i fati
Lungo il silenzio
E la terribil calma del suo viso
E i suoi capelli d'oro scolorati.
Egli sentiva nuovo atro dolore
E non osava prenderle la mano.
Il labbro roseo,
La bocca semiaperta come un fiore
Davan tormento di desir lontano.
Andavan sempre, appena una parola
Vana scambiando ed un sorriso mesto,
Ma come un rantolo
L'inutil detto ritornava in gola
Ed il sorriso scompariva presto.
Giunsero alfine al pie' d'una cascata
Che dall'alto piombava eternamente;
E stanchi, subito
Sedetter sulla pietra logorata
Sotto la piova dell'acqua cadente.
Tutto era verde intorno, alberi ed erbe
Ed il muschio dei sassi ognor spruzzati
Dall'acqua candida,
Verdi le foglie e verdi le superbe
Cime dei monti eccelsi e imperturbati.
A un tratto innanzi a loro una parvenza
Vaga si leva. Uno spettro gentile,
Ahi! bello e pallido,
Oltremodo e silente. Eppure senza
Stupore lo guardaro in atto umile.
Poichè l'avevan ben riconosciuto
Al pallore, agli spenti occhi divini,
Ai raggio livido
Che uscìa da lui, ed al suo labbro muto,
—E rimaser tremanti, ad occhi chini.
Era il povero antico amor, perduto
Da tanto tempo, d'ogni speme privo,
Disciolto in l'aere!…
E fûr trafitti da un rimorso acuto,
L'antico amor non era ahimè! più vivo.
Ahi! senza vita egli era a lor davanti
Coi capelli di fiori incoronati,
Ma eran languide
Appassite ghirlande e i vecchi pianti
S'eran negli occhi suoi cristallizzati.
Lo spettro cadde a terra. Allor pietosa
Anco una volta la bella compagna
Posò un ginocchio;
Lui pure si chinò; la prezïosa
Salma portaro in mezzo alla campagna,
La portarono insieme a un vasto prato
Solitario più ancora e là, scavata
La terra, un tumulo
Apprestarono, ed or giace isolato
L'amore che finì la sua giornata.
La fossa è larga e guarda il firmamento
Perchè ei possa risorger s'è immortale,
Ed in silenzio
Restaro a lungo là senza lamento
E sentivan passar soffio letale.
Ed ella, fredda, lui guardava intanto
Senza fede oramai ne' giorni bui.
Guardava gelida;
Ed ei sentì che l'occhio senza pianto
Dicea che aveva amato più di lui.