SCENA PRIMA.
Laura e Il Giardiniere Filippo.
Laura è su una sedia a sdrajo, pallida, un po’ molle d’un languore ardente d’inesausta passione; presta ascolto con interesse e, insieme, con un certo turbamento che vorrebbe dissimulare, a ciò che le dice il vecchio giardiniere, il quale le sta presso, in piedi, con un sacchetto a tracolla, un fascetto di ramoscelli sotto il braccio e l’innestatojo in mano.
Filippo.
Ma l’arte ci vuole! Se non ci hai l’arte, signora, tu vai per dar vita a una pianta, e la pianta ti muore.
Laura.
Perchè può anche morirne, la pianta?
Filippo.
E come! Si sa! Tu tagli — a croce, mettiamo — a forca — a zeppa — a zampogna — c’è tanti modi d’innestare! — applichi la buccia e la gemma, cacci dentro uno di questi talli qua;
Mostra uno dei ramoscelli che tiene sotto il braccio.
leghi bene; impiastri e impeci — a seconda —; credi d’aver fatto l’innesto; aspetti.... — che aspetti? Hai ucciso la pianta. — Ci vuol l’arte, ci vuole! Ah, forse perchè è l’opera d’un villano? d’un villano che, Dio liberi, se con la sua manaccia ti tocca, ti fa male? Ma questa manaccia.... Ecco qua. Qua c’è una pianta. Tu la guardi: è bella, sì; te la godi, ma per vista soltanto: frutto non te ne dà! Vengo io, villano, con le mie manacce; pare che in un momento t’abbia distrutto la pianta: ho strappato, tagliato, inciso.... — aspetta un poco — e senza che tu ne sappia niente, ti faccio dare il frutto: — Che ho fatto? Ho preso una gemma da un’altra pianta e l’ho innestata qua. — È agosto? — A primavera ventura tu avrai il frutto. — E sai come si chiama quest’innesto?
Laura
sorride triste.
Non so.
Filippo.
A occhio chiuso! Questo è l’innesto a occhio chiuso, che si fa d’agosto. Perchè c’è poi quello a occhio aperto, che si fa di maggio, quando la gemma può subito sbocciare.
Laura
con infinita tristezza.
Ma la pianta?
Filippo.
Ah, la pianta, per sè, bisogna che sia in succhio, signora! Questo, sempre. Chè se non è in succhio, l’innesto non lega!
Laura.
In succhio? Non capisco....
Filippo.
Eh, sì, in succhio.... Vuol dire.... come sarebbe?... in amore, ecco! Che voglia.... che voglia il frutto che per sè non può dare!
Laura
interessandosi vivamente.
L’amore di farlo suo, questo frutto? del suo amore?
Filippo.
Delle sue radici che debbono nutrirlo; dei suoi rami che debbono portarlo....
Laura.
Del suo amore, del suo amore.... Senza saper più nulla, senza più nessun ricordo donde quella gemma le sia venuta, la fa sua, la fa del suo amore?
Filippo.
Ecco.... così! così!
Si sente da lontano, a destra, la voce di Zena, che chiama: “Filippo! Filippo!„
Ah, ecco la Zena col suo figliuolo. Vado ad aprirle!
Corre via, tra gli alberi, a destra.
Laura
resta assorta e ripete tra sè, lentamente, con angoscia d’intenso e disperato desiderio:
Del suo amore.... del suo amore....