SCENA II.

Detti e La Zena.

Filippo

dall’interno.

E vieni avanti! che paura hai?

Rientra in iscena per la destra seguito dalla Zena, che veste a modo delle contadine della campagna romana.

Eccola qua. Si vergogna, la sciocca.

Zena.

No. Che m’ho da vergognare? Buon giorno, signora.

Laura.

Buon giorno.

La guarda, forzandosi a dissimulare la disillusione.

Ah, sei tu la Zena?

Zena.

Io, signora, sì. Eccomi qua.

Filippo.

Vedi come s’è fatta brutta.... vecchia?

Laura.

No, perchè?

Zena.

Siamo poveretti, signora.

Filippo.

Quanti anni hai? Non devi averne più di venticinque!

Zena.

Tu mi guardi, signora? Eh, tu che non sai, hai forse ragione di meravigliarti. Ma tu, brutto vecchiaccio, che fai il signore qua in villa e sei tutto storto lì, che vuoi mettere? le fatiche tue con le mie?

Filippo.

Oh! oh! Gran fatiche, sì!

Zena.

E cinque figliuoli, signora, chi li ha fatti? Li ha fatti lui?

Filippo

accorgendosi soltanto ora.

E come? Sei venuta senza il ragazzo? T’avevo detto di portarlo con te, chè la signora voleva conoscerlo....

Zena.

Non l’ho portato, signora.

Laura.

Perchè non l’hai portato?

Zena.

Ma.... perchè mi lavora il ragazzo, col padre.

Filippo.

E non potevi chiamarlo un momento?

Zena.

Già, davanti al padre, per dirgli che la signora lo voleva qua....

Filippo.

E che c’era di male?

Zena.

Dopo le chiacchiere che ci sono state?

Filippo.

Ma va’! Vuoi che tuo marito pensi ancora a quelle chiacchiere?

Zena.

Non ci pensa, se qualcuno non ce lo fa pensare! — Ma poi che c’entra il ragazzo qua? — Tu che volevi dal ragazzo, signora? — Noi non abbiamo più parlato, da allora.

Laura.

Lo so, lo so, Zena. T’ho fatto chiamare perchè volevo io, ora, parlare con te. Da sola.

Zena.

E di che?

Laura.

Tu va’, Filippo; va’ per le tue faccende.

Filippo.

Vado, sì, signora. Ma la Zena, in coscienza — lasciamelo dire per il male che le voglio — la Zena.... — io sono vecchio e so tutto, di quando lei era qua coi padroni antichi, che aveva appena sedici anni e il signorino non ne aveva neanche venti — non fu mai lei a parlare!

Zena.

Ecco! La verità, signora!

Filippo.

Fu la madre, fu la madre.

Zena.

Ma nessuno ci pensa più, adesso! Neppure mia madre!

Laura.

Lo so, ti dico! Non è per questo, Zena. — Vai, vai Filippo.

Filippo.

Ecco, ecco, me ne vado, sì. — Scusami, signora, se ho parlato. Me ne vado.

Via per la sinistra.