SCENA V.
Laura e Giorgio.
Giorgio
sorpreso, addolorato.
Ma come? tu parlavi con.... Che forse è venuta a dirti qualche cosa?
Laura
subito, negando con forza.
No, no! Ma che! Nulla! Non ci pensa più!
Giorgio.
E perchè è venuta qua, allora?
Laura.
No, non è venuta lei; l’ho fatta chiamare io.
Giorgio.
Tu? E perchè?
Laura.
Per un capriccio.... per una curiosità....
Giorgio.
Hai fatto male, Laura! Non dovevi farlo.
Laura.
Ne parlò Filippo.... così, per caso.... E mi venne desiderio di conoscerla, ecco. Ma come l’ho veduta....
Giorgio.
Ti avrà detto però qualche cosa....?
Laura.
No, niente! Sai pure che negò sempre!
Giorgio.
Sfido! Volevano fare un ricatto!
Laura.
Lei, no! La madre. Me lo disse, difatti.
Giorgio.
Ma tu perchè, allora, hai pianto?
Laura.
Non per lei! non per lei! È stato.... te l’ho detto.... non so perchè, appena t’ho visto all’improvviso.... È per quello che io sento, Giorgio.... E vedi che rido, ora, poichè tu sei qua di nuovo, con me....
Giorgio.
Hai pur detto tu stessa che non m’aspettavi così presto di ritorno....
Laura.
Sì, è vero. Ma ho tanto sofferto, sai? a restar sola! Ho bisogno di te, tanto! Che tu mi tenga così, stretta così, senza più staccarti da me, mai, mai!
Giorgio.
Ma io sono andato per te, Laura mia....
Laura.
Lo so, sì, è vero!
Giorgio.
Vedi come sono fredde queste tue manine? T’ho portato da ricoprirti bene. Siamo scappati qua tutt’a un tratto. È volato più di un mese. È venuto il freddo....
Laura.
Ma staremo qua ancora! Sarà più bello, ora, qua, soli soli.... Tu non hai paura del freddo, è vero?
Giorgio.
No, cara.
Laura.
Non devi aver paura con me....
Giorgio.
Ma io ho avuto paura di te, cara!
Laura.
Non dirmi “cara„ così!
Giorgio.
Come vuoi che ti dica?
Laura.
Laura.... come sai dirlo tu.
Giorgio.
Ebbene, Laura....
Laura.
Così! Mi piace guardarti le labbra quando stacchi le sillabe.
Giorgio.
Perchè? Come le stacco?
Laura.
Non so.... Così....
Giorgio.
Laura mia....
Laura.
Tua, tua, sì! Ah, non puoi immaginarti come, ora! E pure vorrei ancora di più! Ma non so come!
Giorgio.
Ancora di più?
Laura.
Sì, ancora più tua — ma non è possibile! Tu lo sai, è vero? lo sai che di più non è possibile?
Giorgio.
Sì, Laura.
Laura.
Lo sai? Di più, si morirebbe. Eppure ne vorrei morire.
Giorgio.
No! Che dici?
Laura.
Per me dico; per non esser più io.... non so, una cosa che senta ancora minimamente di vivere per sè.... ma una cosa tua, che tu possa fare più tua, tutta del tuo amore, del tuo amore, intendi? tutta in te, così, del tuo amore, come sono!
Giorgio.
Sì, sì, come sei! come sei!
Laura.
Tu lo senti, è vero? lo senti che sono così, tutta del tuo amore? e che non ho per me più niente, niente, nè un pensiero, nè un ricordo per me, di nulla più.... tutta, assolutamente tua, per te, del tuo amore?
Giorgio.
Sì, sì!
Laura, che ha proferito le parole precedenti con la più immedesimata intensità, che è quasi il succhio della pianta di cui le ha parlato il giardiniere, si fa pallidissima, sorridendo di un sorriso che vanisce nella beatitudine di un deliquio, e gli appoggia la fronte sul petto.
Laura?
Laura.
Ah?
Giorgio.
Oh Dio! Laura! Che hai?
Laura.
Nulla.... nulla....
Sorride, levando il volto.
Vedi? Nulla.
Giorgio.
Ma ti sei fatta pallida!
Laura.
No; non è niente.
Giorgio.
Sei tutta fredda! Siedi, siedi!
Laura.
Ma no.... Non mi dare ajuto.... Tu non capisci....
Giorgio.
Che cosa?
Laura.
Che è così.... che è così....
Giorgio.
Che cosa è così?
Laura.
Che io sono tutta del tuo amore — così!
Giorgio.
Ma sì, siedi.... siedi qua...
Laura.
L’ho toccata qua sul tuo petto.... per un attimo, congiunta...
Giorgio.
Che cosa?
Laura.
Sì, col tuo amore e col mio, congiunta, sul tuo petto per un attimo — la vita.
Giorgio.
Ma che dici?
Laura
ha un brivido violento che la scuote tutta e di nuovo la costringe ad aggrapparsi a lui.
Oh Dio!
Giorgio
sorreggendola.
Ma tu ti fai male! Che hai?.... Che hai?....
Laura.
Niente. Un po’ di freddo. Un po’ di smarrimento.
Giorgio.
È troppo, vedi! Ti sei troppo....
Laura
subito, con ardore quasi eroico.
Sì, ma voglio così!
Giorgio.
No, così è male! No.
Le prende il volto fra le mani.
Tu sei il mio amore; ma io non voglio, non voglio che tu ne abbia male!
Laura
bevendo la dolcezza delle parole di lui.
No?
Giorgio.
No, non voglio! Vedi? I tuoi occhi....
S’interrompe vedendosi guardato in un modo che gli fa perdere la voce.
Laura
seguitando a guardarlo, quasi provocante.
Di’.... parla, parla....
Giorgio
ebbro.
Dio mio, Laura....
Laura
ridendo, gaja.
I miei occhi? Ma guarda, guarda.... Non vedi che ci sei tu?
Giorgio.
Lo vedo. Ma tu ridi....
Laura.
No, no, non rido più!
Giorgio.
È per te, bada!
Laura.
Sì. Basta. Siamo buoni, ora! Siedi, siedi qua anche tu: ti faccio posto!
Nella sedia a sdrajo.
Giorgio.
No, siedo qua allora!
Indica lo sgabello.
Laura
si alza dalla sedia a sdrajo.
No, qua.... e io, così.
Gli siede sulle ginocchia.
Giorgio.
Sì, sì.
Laura.
No, buoni! Di’, sei passato dalla mamma?
Giorgio.
Sì, ma non l’ho trovata.
Laura.
Non hai veduto neanche Giulietta?
Giorgio.
Era uscita con la mamma.
Laura.
E non t’hanno detto nulla a casa?
Giorgio.
No, nulla. Perchè?
Laura.
Perchè ho telefonato di qua alla mamma.
Giorgio.
Tu? Stamattina?
Laura.
Sì.
Giorgio.
Per me? Volevi forse qualche cosa?
Laura.
No. Mi sono sentita un po’ male.
Giorgio.
Ah sì? Quando?
Laura.
Poco dopo che sei andato via tu. Quando mi sono levata. Ma nulla, sai? È passato!
Giorgio.
Che ti sei sentito?
Laura.
Nulla, ti dico. Non so. Mi son sentita mancare, appena mi sono alzata. Un momento, sai? Ecco, come dianzi!
Giorgio.
E hai telefonato alla mamma per il medico?
Laura.
No! Che medico! Per te. Per dire a te, che tornassi presto. La mamma mi rispose, che avrebbe fatto venire il dottor Romeri con te.
Giorgio.
Ma non m’ha detto niente nessuno!
Laura.
Meglio così! È stata una pensata della mamma. Io mi sono opposta. Le ho ripetuto dieci volte che non ce n’era bisogno! Ma sai com’è la mamma? Ho paura che ce la vedremo spuntare da un momento all’altro, qua, col dottor Romeri.
Giorgio.
E sarà bene! così vedrà....
Laura.
Ma no! Che vuoi che veda! Io avevo bisogno, che tornassi tu, presto! Sei tornato. Basta.
Giorgio.
Ma forse il medico....
Laura.
Che vuoi che mi faccia il medico? Bada: se viene, non mi faccio neanche vedere!
Giorgio.
Ma perchè?
Laura.
Perchè no! Non mi faccio vedere. O se no, guarda: gli parlo così
Eseguendo.
con la faccia nascosta sotto la tua giacca. E gli dico....
Giorgio
sorridendo.
Che è per causa mia?
Laura
dopo una pausa, in ascolto sul petto di lui.
Aspetta!
Giorgio.
Che fai?
Laura.
Un bàttito forte, lento; un bàttito piccolo piccolo, lesto, èsile....
Giorgio.
Che dici?
Laura.
Il cuore e l’orologio!
Giorgio.
Bella scoperta!
Laura.
Possibile che misurino lo stesso tempo? Il mio cuore batte certo più del tuo! Oh! Dio, no! Che brutto cuore!
Giorgio
ridendo.
Brutto? Perchè?
Laura.
Non te l’avevo mai sentito battere, il cuore! Ma sai come ti batte placido, forte, lento....
Giorgio.
E come vuoi che batta?
Laura.
Come? Se io sapessi che tu ascolti il mio, sarebbe un precipizio! Mentre il tuo, niente: non si commuove!
Giorgio.
Sfido! Parli del medico che non vuoi vedere....
Laura.
No; invece parlavo del medico a cui volevo accusarti!
Giorgio.
Già! Ma con la faccia nascosta! Perchè tu sai bene che non sono io!
Non ha finito di proferir queste parole, che si turba vivamente, come se esse, rispetto al male di cui Laura soffre, d’improvviso abbiano acquistato un valore davanti a lui, altro da quello che egli intendeva dar loro.
Laura.
Non sei tu? Come non sei tu?
Giorgio
con sempre crescente turbamento.
No, io....
Laura
levandosi dalle ginocchia di lui.
Giorgio, che pensi?
Giorgio
con sempre crescente turbamento, alzandosi.
Oh Dio, nulla....
Poi, cupo.
Tu credi che il dottor Romeri debba venire?
Laura.
Non so.... Ma perchè?...
Giorgio.
Perchè è bene che venga! Voglio che venga!
Laura.
Ma, Dio mio, Giorgio, io ho scherzato....
Giorgio.
Lo so, lo so!
Laura.
Vuoi che possa accusarti, se non per ischerzo?
Giorgio.
Ma no, Laura: non è per questo!
Laura.
E che cosa è allora?
Giorgio.
Ma.... se tu stai male....
Laura.
No! no! io non ho niente! io ho te! Ecco: te — e non ho niente altro, che non mi venga da te! Se godo, se soffro, se muojo — sei tu! Perchè io sono tutta così, come tu mi vuoi, come io mi voglio, tua. E basta! Tu lo vedi, tu lo sai!
Giorgio.
Sì, sì....
Laura.
E dunque — basta! Che male vuoi che abbia?
Si sente di nuovo vacillare.
Dio.... vedi?
Giorgio.
Di nuovo?
Laura.
No.... È un po’ di stanchezza.... Sorreggimi....