SCENA VII.
Laura e Francesca.
Francesca
stordita.
Ma che cos’è?
Laura
eccitata.
Ah! non dovevi, mamma, non dovevi!
Francesca.
Che cosa?
Laura.
Portare quel medico! Hai fatto male, male! Un male incalcolabile, mamma!
Francesca.
Ma perchè? Mi hai telefonato, che t’eri sentita male....
Laura.
Io non ho nulla! non ho nulla!
Francesca.
Bene! tanto meglio!
Laura.
Ma che meglio! Che vuoi che intenda, che sappia, che rimedio vuoi che abbia, un medico, per quello che io sento, per quello che io soffro, e che non voglio, non voglio, capisci? che sia un male, e che con la presenza di quel medico che hai portato acquisti per lui un’immagine di male! Ancora di quel male, che mi fu fatto!
Francesca.
Non vuoi? Ma che forse...? Che dici, Laura? Oh Dio.... Che forse, tu?
Laura
convulsa, afferrando la madre.
Sì, sì, mamma! Sì!
Francesca.
Ah, Dio! E lui? tuo marito? lo sa?
Laura.
Ma è appunto questo il male che tu hai fatto, mamma!
Francesca.
Io?
Laura.
Sì! Ch’egli lo sappia, che egli lo pensi ora, come un male a cui si possa portar rimedio: un rimedio più odioso del male.
Francesca.
Ma se dici che è....
Laura.
Non è! non è! E io lo so bene che non è! Lo sento!
Francesca.
Come? Che senti? Io ho paura che tu, figliuola mia, sii troppo esaltata e che....
Laura.
Ti pare che vaneggi? No! Non posso spiegartelo con la ragione, ma l’ho saputo, qua, ora, mamma, che è così! E non può essere che così!
Francesca.
Che cosa, figlia mia? Io non ti capisco!
Laura.
Questo! Questo ch’io sento. La ragione non lo sa; forse non può ammetterlo. Ma lo sa la natura, che è così! Il corpo, lo sa! Una pianta — qua, una di queste piante! Sa che non potrebbe essere senza che ci sia amore! Me lo hanno spiegato or ora. Neanche una pianta potrebbe, se non è in amore; se non vuole il frutto che per sè non può dare! Vedi com’è? Non sono esaltata! No, mamma. Io so questo: che in me, in questo mio povero corpo — quando fu — in questa mia povera carne straziata, mamma, doveva esserci amore. E per chi? Se amore c’era, non poteva esserci che per lui, per mio marito.
Con gesto di vittoria, quasi allegra.
E allora!
Francesca.
Che dici? Ah, questo è un nuovo martirio, figliuola mia! Ne sei certa? proprio certa?
Laura.
Sì. Ma è così! è così! È per forza così! Frutto dell’amore ch’era in me; nel mio corpo!
Francesca.
Ma lui, dimmi un po’, tuo marito, lo sa?
Laura.
Credo che già lo sappia. Ma ora, là, con quel medico.... Ah! proprio questo, vedi, non doveva avvenire! Che egli lo sapesse così!
Francesca.
Ma se già lo sa, figlia mia!
Laura.
Volevo che sentisse anche lui, naturalmente, quello che io sento! E che s’unisse a me, s’immedesimasse in me, fino a sentirlo, ecco, e volerlo in me, con me, quello che io sento e voglio!
Francesca.
Oh Dio! Ho paura, figliuola mia, che....
Laura
subito, interrompendo.
Zitta!... Eccoli.... Andiamo, andiamo su!
Si trascina via la madre.
Non voglio farmi vedere, non voglio farmi vedere!
Giorgio
chiamando dal fondo.
Laura.... Laura....
Laura.
No, Giorgio! T’ho detto no! Vieni, mamma!
Via con la madre.