SCENA VIII.
Giorgio e Il Dottor Romeri.
Giorgio.
Venga, dottore.
Romeri.
Eccomi, eccomi.
Giorgio
seguitando con calma grave e contenuta il suo discorso col dottore.
Mi piegai allora; mi vinsi, come dovevo. Era una sciagura! Forse anche a lei, dottore, la mia violenza....
Romeri
interrompendo.
No; io per me....
Giorgio.
Se non a lei, potè parer troppa ad altri, che non erano in grado di sentire in quel punto come me....
Romeri.
Ciascuno sente a suo modo!
Giorgio.
Ma fu, del resto, in quello stesso primo momento una violenza anche per me. Tanto vero, che appena la vidi, dottore, appena ella mi venne innanzi, la mia violenza cadde di colpo, e io la raccolsi tra le braccia, non per dovere di pietà, no, ma perchè dovevo, dovevo per il mio stesso amore fare così. E le giuro che non ci ho più pensato, nemmeno una volta. Siamo stati un mese qua, insieme, come due nuovi sposi.
Cambiando tono ed espressione.
Ma ora, ora, dottore, se è vero questo....
Romeri.
Eh, comprendo....
Giorgio.
Passar sopra a una sciagura, sì, l’ho fatto. Ma oltre, no!
Romeri.
Speriamo ancora che non sia!
Giorgio.
Non lo so. Ma lo temo! Se fosse.... lei mi comprende?
Romeri.
Comprendo, comprendo!
Giorgio.
E allora vada, la prego. E glielo dica, se mai:
Lento, spiccato, quasi sillabando.
io non potrei transigere. Vada. Aspetto qua.
TELA.