SCENA QUARTA. Detto, Grazia e il signor Totò.

Si sente picchiare all’uscio a sinistra.

Grazia

(dall’interno).

Permesso?

Paolino.

Avanti.

Grazia

(entrando, con voce sgarbata).

C’è un signore con un involto, che domanda di lei.

Paolino.

Ah, Totò.... meno male!... Fatelo, fatelo entrare.

Grazia.

Qua?

Paolino.

Qua, sì.... se non vi dispiace....

Grazia.

Ma che vuole che mi dispiaccia, a me!... Se dice qua, lo faccio entrare qua, e basta!

Paolino.

Ecco, sì.... qua.... scusate....

Grazia.

Oh, quante storie! (esce).

Paolino.

Ingozziamo, Paolino! (Poi, recandosi in fretta a chiudere l’uscio a destra, annunzia verso l’interno). Le paste! le paste!

Totò

(dall’interno).

Permesso?

Paolino.

Vieni, vieni avanti, Totò. Cinque minuti, eh?

Il signor Totò entra tenendo sospeso per il cappio un involto, col braccio alzato all’altezza del mento, e il collo torto.

Totò.

Abbi pazienza: cosa delicata, Paolino. C’è pure di mezzo la mia responsabilità, capirai.... quella di mio fratello.... Qua c’è un innocente....

Paolino

(investendolo).

Un innocente? Chi? chi è l’innocente? Ah, tu vieni a dire a me che qua c’è un innocente? Lui, l’innocente? Quando siamo tutti qua, anche tu, per costringerlo a fare il suo dovere, nient’altro che il suo dovere, a costo di farmi scoppiare il cuore, dalla rabbia, dall’angoscia, dalla disperazione!... Uno come me, che non ha mai finto, che ha gridato sempre in faccia a tutti la verità, costretto a usare un inganno di questo genere, col concorso d’un imbecille come te!

Totò.

Ma no! Che pensi? Io dicevo per il ragazzo, Paolino! Non c’è un ragazzo qua, scusa?

Paolino.

Ah, tu parlavi del ragazzo?

Totò.

Ma sì, del ragazzo. Se dico un innocente, scusa....

Paolino.

Scusami, scusami tu, allora! Scusami, caro.... Sono in uno stato d’animo.... Hai portato intanto ciò che dovevi portarmi?

Totò.

Ecco, ti volevo dire appunto.... Essendoci un ragazzo.... — tu capirai — ho pensato.... se Dio liberi....

Paolino

(comprendendo).

Già.... già.... sì....

Totò.

E non ho voluto.... non ho voluto assolutamente....

Paolino

(restando).

Come! Non hai voluto? E che hai fatto allora?

Totò.

Delle paste? Me le sono mangiate.

Paolino.

Tu? Te le sei mangiate tu? Quaranta paste?

Totò.

Metà. E metà le ho conservate per mio fratello, stasera.

Paolino.

Come! E allora? Che mi hai portato costì?

Totò.

Eh, non ci hai perduto nulla, non temere! Ci hai guadagnato, anzi! Un bel pasticcetto di crema, squisito.

Paolino.

Da leccarmene le dita, già. Perchè difatti sarà un festino per me!

Totò.

No, non dico questo; non t’arrabbiare! Dico per spiegarti il ritardo. Ho dovuto prepararlo.... Guarda.... (lo posa sul tavolinetto e lo svolge).

Paolino.

Ma.... Oh! (e gli fa un cenno d’intelligenza).

Totò.

Non dubitare! (Lo mostra) Condizionato a meraviglia, perchè non si possa sbagliare.... Vedi? Metà bianco.... e questa metà è per il ragazzo.... per te, se vorrai mangiarne. E metà nero, crema di cioccolato! Niente al ragazzo, di questa; mi raccomando! Sta’ attento, veh!

Paolino.

La nera, sì, va bene! Ma.... (cenno come sopra).

Totò.

Non dubitare!

Paolino.

Bene. Vai, vai, allora, amico mio! È già tardi! Il vapore è arrivato! Vai, vai.... E speriamo! Speriamo bene!

Totò.

Stai sicuro!

Paolino.

Come vuoi che stia sicuro! (Subito, staccando) Oh, tomba, siamo intesi!

Totò.

Puoi dubitare di me?

Paolino.

Mi sei amico.... E il caffè te lo darò ogni mattina, sai? Puoi contarci. Vàttene! Vàttene!

Totò.

Sì, sì, grazie. Addio, Paolino. (Esce per l’uscio a sinistra).

Paolino

(va a prendere il pasticcio per collocarlo, con solennità sacerdotale in mezzo alla tavola, altare della Bestia, e tenendolo prima sollevato come un’ostia consacrata).

Oh, Dio, fa’ che valga! fa’ che valga! La sorte d’una famiglia, la vita, l’onore d’una donna, Dio, la mia stessa vita, tutto è sospeso qui!

SCENA QUINTA. La Signora Perella e Detto.

La signora Perella rientra dall’uscio a destra più che mai vergognosa con le spalle voltate verso Paolino, il capo basso, gli occhi a terra, ambo le mani parate a nascondere il seno. È scollatissima, e s’è fatti i tre ricci a gancio, uno in mezzo alla fronte; gli altri due alle gote.

Signora Perella.

Paolino.

Paolino

(accorrendo).

Ah! Hai fatto? Brava, brava.... Lasciati vedere!

Signora Perella

(schermendosi).

No.... no.... Muojo di vergogna.... no....

Paolino.

Ma che vorresti stare così davanti a lui? E allora perchè ti sei scollata? Via, giù, codeste mani!

Signora Perella

(c. s.).

No.... no....

Paolino.

Ma non capisci che bisogna che egli veda?

La signora Perella si reca allora le mani al volto, sollevando di qua e di là le braccia per scoprire abbondantemente il seno imbandito.

Signora Perella.

Èccoti, èccoti....

Paolino.

Ah.... be.... benissimo.... sì.... be.... benissimo.... (Se non che, la signora Perella, col volto così nascosto, scoppia in pianto). Che? Piangi? Ma no! Piangi? E brava, sì! Piangi, adesso! Sciupati anche gli occhi! (Subito, intenerendosi e abbracciandola) Anima mia, anima mia, perdonami! credi, soffro più di te, più di te, di codesto tuo strazio, che è atroce! M’ucciderei, credi, m’ucciderei per non veder codesto spettacolo della virtù che deve prostituirsi così! Su, su.... È il tuo martirio, cara!... Bisogna che tu lo affronti con coraggio! E tocca a me di fartelo, il coraggio!

Signora Perella.

Giovasse almeno!

Paolino.

Così no, di certo! Devi persuadertene! Così non giova a nulla! No! Sorridente.... sorridente, cara! Provati, forzati a sorridere!

Signora Perella.

E come, Paolino?

Paolino.

Come? Ecco.... così.... guarda.... (sorride a freddo, smorfiosamente).

Signora Perella.

Ma non posso, così....

Paolino.

Sì.... sì.... Ecco.... guarda.... Che vuoi che ti faccia per farti ridere? qualche piccolo lezio da scimmia, (eseguisce). Ecco vedi?... sì, sì.... così, eh? sì!... ridi! Mi gratto.... eh eh.... (La signora Perella ride tra le lacrime d’un riso convulso). Ridi.... sì.... brava, così.... ridi! E guarda, ora mi butto per terra, eh?... così gattone! (eseguisce e la convulsione di riso della signora Perella cresce). Brava, così!... ridi.... ridi.... ridi.... E ora faccio salti da montone! (eseguisce e la convulsione della signora arriva fino allo spasimo). Viva la bestia! viva la bestia!

Signora Perella

(mentre Paolino seguita a saltare come un montone, torcendosi dalle risa).

Basta.... per carità.... non ne posso più.... non ne posso più.... (E trapassa subito dal riso al pianto di nuovo).

Paolino

(cessando subito di saltare e accorrendo, frenetico).

Come! ti rimetti a piangere? Ridevi così bene!... Ah è la disperazione, lo so. Su, su, basta! Finiscila, perdio! Mi fai impazzire! (In preda a una frenesia crescente, la scrolla con rabbia e la rimette su a forza, come un fantoccio che tra le mani gli caschi a pezzi). Mi fai impazzire! Su! stai su! zitta! Voglio che stia zitta e su! Così! così! Ti debbo dipingere!

Signora Perella

(stordita dagli scrolloni, atterrita, sbalordita).

Dipingere?

Paolino.

Sì! Asciugati bene gli occhi! Le guance! Sei pallida! sei smorta! Come vuoi che la bestia capisca la finezza del bello delicato, la soavità della grazia malinconica? Ti dipingo! Alza la faccia.... così! (gliela alza).

Signora Perella

(come un automa, rimanendo con la faccia alzata, mentre Paolino prende dal tavolinetto gli oggetti per la truccatura).

Ah Dio, fa’ di me quel che vuoi....

Paolino

(cominciando a imbellettarla, a bistrarla, sulle gote, negli occhi, alla bocca, con spaventosa esagerazione).

Ecco, aspetta. Prima le guance.... Così!... così!... Per lui, che non capisce altro, devi esser come una di quelle!... Così!... La bocca, adesso!... Dov’è il cinabro?... Qua, ecco.... Schiudi un po’ le labbra.... Ecco, aspetta.... così.... Non piangere, perdio! Sciupi ogni cosa!... Così.... così.... Gli occhi, adesso! Devo annerirti gli occhi.... Ci ho tutto qua.... ci ho tutto.... Chiudi gli occhi, chiudi gli occhi.... Ecco.... così.... così.... così.... E ora ti rafforzo col lapis le sopracciglia.... Così.... così.... così. Lasciati vedere adesso!

La signora Perella quasi stralunata, mostra il volto spaventosamente dipinto, come quello d’una baldracca da trivio.

Paolino

(mostrandola, come ubriacato dall’orgasmo, con grottesca aria di trionfo).

E ora mi dica il signor capitano Perella, se vale più quella sua signora di Napoli!

Signora Perella

(dopo essere rimasta lì un pezzo, esposta come uno sconcio pupazzo da fiera, si alza e si reca a guardarsi allo specchio sul divano, inorridita).

Oh Dio!... Sono uno spavento!

Paolino.

Sei come devi essere per lui! (E intanto si mette a nascondere gli oggetti da truccatura).

Signora Perella.

Ma non sono più io!... Non mi riconoscerà!...

Paolino.

Non deve più riconoscerti difatti! Deve vederti così!

Signora Perella.

Ma è una maschera orribile!

Paolino.

Quella che ci vuole per lui!

Signora Perella

(con strazio).

E Nonò?... Nonò?... Io sono una povera madre, Paolino!

Paolino

(intenerendosi fino alle lagrime, abbracciandola).

Sì, sì.... hai ragione, povera anima mia, sì! hai ragione! Ma che vuoi farci? Ti vuole lui, così! Non ti vuole madre! E tu la darai a lui, codesta maschera, alla sua bestialità!... Sotto di essa, sei poi tu, che ne spasimi; tu come sei per te stessa e per me, cara! E tutto il nostro amore!...

SCENA SESTA. Detti, Nonò, il Capitano Perella, poi Grazia.

Dall’interno si sente la voce di Nonò che grida, accorrendo.

La voce di Nonò.

Ecco papà! ecco papà!

Paolino

(staccandosi subito dall’abbraccio e allontanandosi dalla signora Perella).

Eccolo!... Mi raccomando!

Signora Perella.

Oh Dio.... Oh Dio....

Paolino.

Sorridente! Sorridente, cara!... Sorridente!...

Nonò

(dall’interno ancora, riprende a gridare).

È arrivato pa.... (quando un calcio del capitano lo manda a ruzzolare sulla scena troncandogli in bocca la parola).

Spunta il Capitano Perella che ha l’aspetto d’un enorme sbuffante cinghiale setoloso.

Perella

(a Nonò accompagnando il calcio, che gli appioppa dietro).

E zitto, che non ho bisogno di trombettieri!

Signora Perella

(con un grido, vedendo ruzzolare Nonò e accorrendo per sollevarlo).

Ah! Nonò mio!

Paolino

(accorrendo anche lui e sollevando da terra Nonò che piange).

Ti sei fatto male, Nonotto?

Perella.

Non s’è fatto nulla! (a Nonò) Zitto là! Zitto! Smetti di piangere! (Nonò smette di piangere, vedendosi sopra, minaccioso, il padre). (A Paolino) Mio padre, caro professore, quando avevo poco più di sei anni, per punirmi di non avere ancora imparato a nuotare, sa che fece? m’afferrò per la cuticagna e mi buttò a mare, vestito, dalla banchina del molo, gridando: — «O morto, o nuotatore!».

Paolino.

E lei non morì!

Perella.

Imparai a nuotare! Questo per dirle, che non sono d’accordo con lei circa al metodo, caro professore. Troppo dolce è lei, troppo dolce!

Paolino.

Dolce? io? Ma no, scusi, perchè? Anch’io, creda, all’occorrenza....

Perella.

Che occorrenza! che occorrenza! Tempra, tempra ci vuole! Le dico che lei è troppo dolce, e me lo vizia, me lo vizia, quel ragazzo là....

Paolino

(subito, con calore).

No! Ah no! scusi.... questo no, questo non me lo deve dire, signor Capitano; perchè il vero guajo qua, se vuol saperlo, è un altro; e lei avrebbe già dovuto capirlo da un pezzo!

Perella.

La madre?

Paolino.

No, non la madre! Viene di conseguenza, scusi, che il ragazzo si vizii: è figlio unico!

Perella.

Ma niente affatto! Che unico! Lo dice lei!

Paolino.

Come, scusi, non è unico?

Perella

(forte, riscaldandosi).

Bisogna saperlo educare!

Paolino.

Sì! certo.... Ma se fossero due!...

Perella

(infuriandosi, col sangue agli occhi).

Non lo ridica neanche per ischerzo, sa! Neanche per ischerzo! Ne ho d’avanzo d’uno!

Paolino

(subito, rimettendosi).

Non si inquieti.... non si inquieti, per carità! Dicevo.... dicevo per scusarmi....

Perella.

Un altro figlio! Starei fresco, starei....

Mentre si svolge questo dialogo tra Perella e il sig. Paolino, dietro, se ne svolge un altro, muto, tra Nonò e la madre. Nonò, finendo di piangere sotto l’imposizione del padre, è andato per rifugiarsi presso la madre; ma subito s’è arrestato con gli occhi e la bocca sbarrati nello scorgerla conciata a quel modo. La madre, allora, ha congiunto pietosamente le mani per pregarlo di non gridare il suo spavento e il suo stupore; poi, assalita dalla solita contrazione viscerale ha spalancato la bocca come un pesce e s’è recato subito il fazzoletto alla bocca, lasciando Nonò sbigottito a scuotere le manine per aria.

Perella

(come pentito chiamando).

Qua, Nonò! (Si volta, scorgendolo nell’atto di scuotere le manine) Oh! e che fai? (Guarda verso la moglie) Che cos’è? (Scorgendola così dipinta e scollata) Oh! e come.... tu?.... (Scoppia in un’interminabile, fragorosa, faticosissima risata, durante la quale il signor Paolino, alle sue spalle, serra le pugna, convulso; le apre, artigliate, per la tentazione di saltargli addosso e strozzarlo; mentre la signora Perella, avvilita, mortificata, atterrita, guarda a terra) Come ti.... come ti sei impiastricciata? ah! ah! ah! ah! una bertuccia.... ah! ah! ah! ah!... una bertuccia vestita, sull’organetto.... parola d’onore! (Le s’appressa, la prende per una mano; e la contempla sempre ridendo) Uh.... ma guarda!... (Le vede il seno scoperto) Uh.... abbondanza!... E che cos’è? (voltandosi verso il signor Paolino) Professore!... Ah! ah! ah! ah! E non ne è sbalordito anche lei, di questo magnifico spettacolo?

Paolino

(frenando a stento l’indignazione, con sorrisi spasmodici).

Nien.... niente affatto!... Scusi, perchè? Vedo che.... che la signora s’è.... s’è messa con una certa cura....

Perella.

Cura? La chiama cura, questa, lei? S’è mascherata! S’è.... (accennando al seno scoperto) s’è scodellata tutta! Ah! ah! ah! ah!

Signora Perella.

Ma Francesco.... Dio mio.... scusa....

Perella.

Ti sei forse mascherata così, per me? No, no, no, no, no! Ah, grazie! No, no, no, no, no! (Accennando al seno di lei) Puoi pure chiudere bottega! Non ne compero! (Voltandosi al signor Paolino) Passò quel tempo, Enea, caro professore! Non me ne sento più neanche toccar l’ugola!... (Alla moglie) Grazie, cara, grazie! Va’ va’ a lavarti la faccia, va’... Voglio andare subito a tavola, io! subito!

Signora Perella.

È tutto pronto, Francesco....

Perella.

Pronto? Ah, brava! Possiamo allora sedere? Lei, professore, è con noi?

Paolino.

Ma.... sì, credo....

Signora Perella.

Sì, sì, Francesco.... il professore è invitato....

Perella.

Mi fa piacere. Venga, venga, professore..., segga! Ma non si scandalizzi, perchè, mangio io, sa? mangio!... E si vede, eh? si vede.... (mostra l’epa; poi, rivolgendosi alla moglie che fa per sedersi dirimpetto a lui) No, no, cara: fa’ il piacere, senti.... Se non vuoi andare a lavarti, non mi seder di fronte, così conciata! Mi metto a ridere di nuovo, e qualche boccone, Dio liberi, mi può andar di traverso.... Ma che idea t’è venuta, di’?

Signora Perella.

Oh Dio, nessuna idea, Francesco....

Perella.

E come, allora? così? (fa un gesto espressivo con la mano per significare: è stato un estro? e ride) Ah! ah! ah! ah! Possibile che lei, sul serio, professore, dica che....

Paolino

(interrompendo).

Ma si! dico che lei dovrebbe riconoscere, scusi, che la signora, così, sta benissimo!

Perella.

Benissimo, si.... Non dico di no! Ma se fosse un’altra, ecco! Se fosse un’altra.... lei m’intende!... Come moglie, no.... scusi! È buffa, è buffa come moglie, così, via, dica la verità: è buffa! (Scoppia di nuovo a ridere) Niente! Rido! Abbia pazienza, professore: la faccia sedere qua, al suo posto; e segga lei di fronte a me.

Paolino

(alzandosi e prendendo il posto della signora).

Oh, per me.... come vuole....

Perella.

Scusi, sa, grazie.... (Alla moglie) Oh, dunque, si mangia? (Voltandosi verso Nonò che sta ingrugnato e tutto aggruppato sul divano) Ohi, Nonò, a tavola!

Nonò.

No, non vengo, no!

Perella

(dando un pugno sulla tavola).

A tavola, dico! Subito! Ubbidisci senza replicare!

Paolino.

Nonò via, vieni!

Perella

(dando un altro pugno sulla tavola).

No! La prego, professore!

Paolino.

Scusi, scusi....

Perella.

Lei me lo vizia, gliel’ho detto! Deve obbedire, senza sollecitazioni! Ho detto a tavola; e dunque, a tavola! (Si alza e va a prenderlo di peso dal divano).

Signora Perella

(piano, nel frattempo, a Paolino, quasi per piangere).

Dio mio.... Dio mio....

Paolino

(piano, c. s. alla signora Perella).

Coraggio!... Pazienza!... Sorridente.... sorridente!... Ecco.... così.... come me!

Perella

(calando a seder di forza Nonò sulla seggiola, a tavola).

Qua! così! Sederai e non mangerai, per castigo! Dritto, su! Dritto, dico! Dritto, o con un pugno.... (lo minaccia; e, come Nonò, spaventato, si raddrizza) Così! E fermo lì! (Rivolgendosi alla moglie) Insomma, dico, si mangia, sì o no?

Signora Perella

(vedendo entrare Grazia dalla comune, con la zuppiera fumante).

Ecco, ecco, Francesco....

Grazia servirà dalla credenza in tavola e durante il pranzo uscirà e rientrerà parecchie volte.

Perella.

Finalmente! (A Paolino, rimasto dopo il consiglio dato alla signora Peretta, con un sorriso involontario rassegato sulle labbra). Oh, senta professore, gliel’avverto perchè la tratto da amico! Lei mi farebbe proprio un gran piacere, se non sorridesse, quando faccio qualche rimprovero al ragazzo o a mia moglie!

Paolino

(cascando dalle nuvole).

Io? sorrido? io?

Perella.

Lei, sì, mi pare! Ha la bocca atteggiata di sorriso anche adesso!

Paolino.

Sì? Proprio? Sorrido?

Perella.

Sorride! sorride!

Paolino.

Oh Dio.... E allora io non lo so!... Le giuro, capitano, che ho proprio paura di non essere io.... Perchè io, le giuro, non sorrido!...

Perella.

Ma come non sorride, se sorride?

Paolino.

Ah sì? Ancora? Non sono io! non sono io! può crederci! non sono io! Ho tutt’altro che intenzione di sorridere io, in questo momento! Se sorrido, saranno.... che vuole che le dica!... saranno i nervi.... i nervi, per conto loro!...

Perella.

Lei ha i nervi così sorridenti?

Paolino.

Già! Pare.... Sorridenti!...

Perella.

Io no, sa!

Paolino.

Neppure io, veramente, di solito.... Si vede che oggi ha preso loro così.... Nervi! (Si mette a mangiare — Pausa).

Nonò

(a cui Grazia ha posto già da un pezzo davanti la scodella).

Posso mangiare, papà?

Perella.

Ti avevo detto di no! (Alla moglie). Chi l’ha servito?

Signora Perella.

L’ha servito Grazia, Francesco....

Perella.

Non doveva!

Paolino.

Veramente.... ecco, forse.... non lo sapeva....

Perella.

E allora lei (indica la moglie), doveva dirglielo! (A Nonò). Basta! Per questa volta, mangia!

Nonò si agita sulla seggiola, senza mangiar la minestra.

Signora Perella.

Mangia, mangia, Nonò (Nonò fa il suo solito cenno col dito).

Perella

(scorgendolo).

Che significa?

Nonò.

Non dicevo per la minestra, io, papà....

Perella.

E perchè dicevi allora? Ora si mangia la minestra!

Nonò

(esitante, birichino).

Eh.... Vedo una cosa!

Signora Perella

(in tono di lamentoso rimprovero).

Ma che cosa, Nonò....

Paolino

(sulla brace).

Benedetto ragazzo....

Nonò

(indicando con un rapido gesto, subito ritratto, il pasticcio in mezzo alla tavola).

Eccola là!

Perella.

Che c’è là?... (Guarda). Ah, un pasticcio?

Paolino.

Già.... mi.... mi sono permesso, signor capitano....

Perella.

Ah, l’ha portato lei?

Paolino.

Sì.... mi.... mi scusi.... mi sono permesso....

Perella.

La scuso? E come? Oh bella! Debbo scusarla d’avermi regalato un pasticcio? Ma io debbo ringraziarla, invece, caro professore!

Paolino.

No, che dice? per carità.... debbo io, debbo io, signor capitano, ringraziare lei....

Perella.

D’averla invitata a tavola? Ebbene, vuol dire che ci ringrazieremo, all’ultimo, a vicenda!

Paolino

(con un’esclamazione che gli scappa spontanea).

Eh!... Speriamo!

Perella.

Come, speriamo?

Paolino

(cercando di rimediare).

Sì.... dico che.... che sia di.... di suo gradimento, ecco.... speriamo che.... che le piaccia!

Nonò.

A me, tanto, sai? tanto! (Si mette ginocchioni sulla sedia). Guarda! Questa qui! Questa qui! Questa nera!

Perella.

Giù a sedere, perdio! (Nonò eseguisce).

Paolino

(sudando freddo).

E non facciamo storie, Nonò! Non cominciamo con quella nera; se no, mi fai pentire d’averlo portato! Tu di quella nera lì non devi neanche assaggiarne!

Nonò.

Perchè?

Paolino.

Perchè no! Perchè mamma mi ha detto che.... che soffri di un po’ di riscaldamento, è vero, signora? qui, allo stomaco.... ed il cioccolatto, per te, in questo momento....

Nonò.

Ma no!... io?... La mamma! Soffre di stomaco la mamma, non io!

Paolino

(subito).

Nonò!

Signora Perella

(con altra voce).

Nonò!

Perella

(con altra voce).

Nonò! insomma, finiamola!

Paolino.

Se l’ho fatto fare apposta, figliuolo mio, così, metà e metà....

Nonò.

Ma a me piace quella col cioccolatto!

Perella.

E avrai di quella col cioccolatto, sta’ zitto! A me non piace!

Paolino

(spaventato, subito).

Come! A lei non piace? a lei non piace il cioccolatto?

Perella.

No.... cioè, così.... poco! Preferisco quell’altra....

Paolino

(sentendosi cascar l’anima e il fiato).

Oh Dio!...

Perella.

Che cos’è?...

Paolino.

Niente.... Niente.... vedo che.... mi.... mi sono ingannato.... e....

Perella.

Ma non si confonda! Mangio di tutto, io!... mangio di tutto!... La questione è, che qui, mi pare che si mangiano soltanto chiacchiere! Dov’è Grazia? Che fa? che fa? (scrolla la tavola). Che fa?

Grazia rientra con l’altro servito.

Signora Perella.

Eccola, eccola, Francesco.

Perella

(a Grazia).

Io veglio esser servito a tamburo! T’ho detto mille volte che a tavola non voglio aspettare! Da’ qua! (Le strappa il bislungo dalle mani con tale violenza, che il contenuto sta per rovesciarglisi addosso; balza in piedi, buttando il bislungo sulla tavola e rompendo, se càpita, qualche piatto e qualche bicchiere). Ah, perdio! Come lo porgi?

Grazia.

Se lei me lo strappa!

Perella.

E tu me lo rovesci addosso, animale? — Mangiate voi! — Non voglio più mangiare (Fa per avviarsi alla sua camera).

Paolino

(correndogli appresso).

No, guardi.... per carità, signor capitano....

Signora Perella

(correndogli appresso anche lei).

Pensa, pensa che abbiamo un ospite a tavola, Dio mio, Francesco....

Perella

(a Paolino).

Mi si fa dannare, caro professore, mi si fa dannare in questa casa! Lei vede?

Paolino.

Io la prego d’aver un po’ di pazienza.

Perella.

Ma che pazienza! Me lo fanno apposta!

Signora Perella.

Noi cerchiamo di far di tutto per lasciarti contento....

Perella

(notando di nuovo il volto di lei così impiastricciato).

Guarda che faccia.... guarda che faccia....

Paolino.

Venga.... sia buono.... venga.... lo faccia per me, signor capitano.... Sono di confidenza, è vero, ma.... ma dopo tutto, sono un invitato....

Perella

(arrendendosi).

Per lei, sa! Mi arrendo per lei! Ma non garantisco che arriviamo alla fine!...

Paolino.

No! non lo dica!... Speriamo.... speriamo che non troverà più ragione da lamentarsi!

Perella.

Che vuole sperare! Non mi riesce più da anni, a casa mia, d’arrivare alla fine del pranzo! (Rivolgendosi alla moglie). È inutile, oh, sai, ripetermi che abbiamo un ospite a tavola! Quand’io m’arrabbio, professore, deve scusarmi, perdo la vista degli occhi, e non bado più a chi c’è o a chi non c’è! Per non fare uno sproposito, me ne scappo!

Durante questa scena, Nonò, rimasto a tavola, si sarà pian piano accostato alla tavola, si sarà messo ginocchioni sulla seggiola, e come un gattino con la zampetta avrà assaggiato il pasticcio, dalla parte del cioccolatto.

Perella

(scorgendolo).

Ecco qua! Lo vede? lo vede? Se questo è il modo d’educare il ragazzo! (Afferra Nonò per un orecchio e lo trascina verso l’uscio a destra) Vai subito a letto! subito a letto, senza mangiare! subito! (Appena arrivato davanti all’uscio lo spinge dentro col piede). Via! (Tornando a tavola). Ma io non resisto, sa! Non resisto! Vede come mi tocca di mangiare ogni volta?

Signora Perella.

Benedetto ragazzo! (a Paolino). Non se n’è mica mangiato poco....

Paolino.

Ma sì, via.... poco.... non vede? un tantino appena appena di qua....

Perella.

Professore, per carità, non me lo faccia vedere! Mi viene la tentazione di prenderlo e d’andarlo a buttare di là! (fa per prenderlo, indicando la veranda).

Paolino

(riparandolo).

No!... Per carità! Mi vuol fare quest’offesa, signor Capitano?

Perella.

E allora mangiamocelo subito!

Paolino.

Subito! subito! Ecco, sì bravo! Questa è una bella pensata! E se permettete, taglio io.... faccio io le parti eh? Ecco.... subito, subito! (eseguisce) alla signora, prima! ecco qua! Questa, alla signora.... così!

Signora Perella.

Troppo!

Paolino.

No, che troppo! (Rivolgendosi al capitano). Ora, se permette.... badi, dico se permette, perchè, se non permette, niente! in qualità di professore, solo in qualità di professore....

Perella.

Ne vorrebbe dare a Nonò?

Paolino.

Non oggi! ah non oggi! Lei l’ha castigato, e ha fatto benone! Dico, conservargli la sua porzione, se lei permette, badi! per domani. Tutta questa bianca! Gliel’avevo promesso in premio, ecco.... come professore....

Perella

(battendo con la nocca di un dito sulla tavola, tutto contento della freddura che sta per dire).

Vede? vede? Non gliel’ho detto io, che il suo metodo è troppo dolce? Eh, più dolce di così!

Paolino.

Ah.... già.... benissimo.... E di questa metà qua, ora, ecco, facciamo così....

Perella.

Ma che così! La dà tutta a me?

Paolino.

A me basta così!...

Perella.

Ma no!

Paolino.

La prego! Perchè sa? la crema, a me.... mi.... mi.... non mi.... insomma, non mi.... come dico?... ecco, sì.... mi.... mi fa acidità, ecco.... acidità di stomaco.... Quanto meno ne mangio, meglio è, Lei ha mangiato poi così poco!...

Perella

(mangiando a gran bocconi).

Buona.... buona.... Ah, buona,... buona.... buona.... buona! Bravo, professore!

Paolino.

Lei non sa il piacere che mi sta facendo....

Signora Perella.

Ne fa tanto anche a me, quando lo vedo mangiare così di buona voglia....

Paolino.

Vuole anche quest’altro pezzo? Guardi, non l’ho ancora toccato!...

Perella.

No.... no....

Paolino.

Per me, senza cerimonie.... Mi farebbe male, gliel’assicuro!

Perella.

Ne prendo, se mai, un tantino della porzione di Nonò. Mi sembra troppa!

Paolino.

No, guardi, proprio mi fa un piacere, se prende la porzione mia....

Perella.

Oh! Se a lei fa male.... dia qua! (la prende e mangia anche quella). Non c’è pericolo che faccia male a me! Ne potrei mangiare due volte tanto, tre volte tanto, non mi farebbe niente! (Alla moglie). Che mi dài da berci su adesso?

Signora Perella.

Ma.... non so....

Perella.

Come, non sai? Non c’è neanche un po’ di marsala?

Signora Perella.

Non ce n’è, Francesco....

Perella

(infuriandosi apposta, rivolto al signor Paolino, per piantare al solito la moglie e andare a chiudersi in camera).

Ha visto? S’invita uno a tavola e non si prepara neanche un po’ di marsala!

Paolino.

Oh, sa, se è per me....

Perella.

Ma è per la cosa in sè stessa! per tutto quello che manca di previdenza, d’ordine, di buon governo a casa mia! La signora pensa a lisciarsi!

Signora Perella

(ferita).

Io?

Perella.

Ah no? Lo negheresti?

Signora Perella.

Ma è la prima volta, Francesco....

Perella

(afferrando la tovaglia, strappandola giù con tutto quello che vi sta sopra e balzando in piedi).

Ah, perdio!

Paolino

(spaventato).

Capitano.... capitano!

Perella.

Osa rispondermi, perdio!

Signora Perella.

Ma che ho detto?

Perella.

È la prima volta? Sia l’ultima, sai! Perchè, tanto, con me, è inutile! Non mi pigli! non mi pigli! non mi pigli! Piuttosto mi butto dalla finestra! Va’ al diavolo!

Corre, così dicendo, verso l’uscio della sua camera, si caccia dentro, e si sente il rumore del paletto, che sarà bene esagerare grottescamente.

SCENA SETTIMA. Paolino, la Signora Perella e Grazia.

Restano tutti e due, come basiti, a guardarsi un pezzo, nella crescente penombra. Entra Grazia dalla comune, vede lo scompiglio e lo scempio di tutta la suppellettile da tavola per terra, e scuote in aria le mani, tentennando il capo.

Grazia.

Al solito, eh?

Signora Perella

(risponde appena al tentennio del capo, poi dice):

No, vai, Grazia. Sparecchierai domani.... (Accenna all’uscio della camera del marito). Non far rumore....

Grazia.

Accendo?

Signora Perella.

No, lascia.... lascia....

Grazia

(ritirandosi).

Ogni volta, così!... (esce per la comune).

SCENA OTTAVA. Detti, meno Grazia.

Si avviva a poco a poco sempre più dalla finestra aperta della veranda un raggio di luna, che investe principalmente i cinque vasi del portafiori tra i due usci laterali di sinistra.

Signora Perella.

Hai sentito? Dice che piuttosto si butterebbe dalla finestra!

Paolino.

Eh!... Aspetta!... Bisogna aspettare!...

Signora Perella.

Tu ci speri? Io non ci spero, no, Paolino....

Paolino.

Mi hanno detto tutt’e due i fratelli di non dubitare.... di star sicuro!

Signora Perella.

Sì. Ma io dico per lui! Non lo conoscono!... Non lo conosci neanche tu, Paolino!... Piuttosto davvero si butterebbe dalla finestra....

Paolino.

Oh, senti.... Se tu vai incontro alla prova con quest’animo....

Signora Perella.

Io?... Io sono qua, Paolino.... Aspetto.... aspetterò tutta la notte....

Paolino.

Ma devi aspettar con fiducia!

Signora Perella.

Ah, no, credi, invano.

Paolino.

Ma bisogna che tu la abbia, almeno, un po’ di fiducia! Può giovare, credi, se ne hai, ad attirarlo! Sì! sì! Io credo nella forza dello spirito!... E tu devi averne! devi averne! Pensa che, se no, c’è l’abisso aperto per noi! Io non so che faccio, non so che faccio domani!... Per carità, anima mia....

Signora Perella.

Ma sì.... ecco.... vedi? io mi metto qua.... così....

Siede su un seggiolone a bracciuoli, antico, rivolta verso l’uscio della camera del marito, in modo che se questi aprisse, se la troverebbe davanti, in atteggiamento di «Ecce Ancilla Domini» circonfusa nel raggio lunare.

Paolino.

Sì.... sì.... ecco.... così.... Oh santa mia!... Io ti prego, ti prego di farmi trovare uni segno domani, demani all’alba.... Questa notte io non dormirò. Verrò domattina all’alba, davanti alla tuia casa. Se è sì, fammi trovare un segno...; ecco, guarda, uno di questi vasi di fiori, qua, alla finestra della veranda, là, perchè io lo veda dalla strada domani all’alba! Hai capito?

Signora Perella.

Io sono qua.

Paolino

(contemplandola).

Ah! Mi sembri veramente una santa!... (Arretra verso la comune).

Signora Perella.

A domani, Paolino....

Paolino

(già presso la comune, congiungendo le mani).

Così sia!

TELA.