SCENA PRIMA.

Nicoletta, Piero.

L'azione riprende al punto in cui fu interrotta alla fine del secondo atto.

PIERO.

Che ha socchiuso l'uscio di sinistra, ripete.

Nicoletta?

NICOLETTA di dentro.

Vengo.

PIERO si allontana e siede a destra.

NICOLETTA.

Entra. Il suo viso esprime una curiosità ansiosa che tenta dissimulare. Osserva per un istante PIERO, che sedendosi ha voltato le spalle.

Son qua.

PIERO.

Volgendosi appena, e con voce molle, incerta.

Perchè sei uscita?

NICOLETTA.

Te l'ho scritto il perchè. Hai desiderato che tornassi; eccomi. Tuo fratello è andato via?

PIERO.

Nella sua voce non c'è ira od asprezza, ma un dolore profondo e rassegnato.

Sì. Sai perchè si batte?

NICOLETTA.

Per un alterco, m'ha detto,

PIERO.

E sai con chi?

NICOLETTA.

Non è col Pucci?

PIERO.

Te l'ha detto lui?

NICOLETTA.

Poichè lo so e non me l'hai detto tu….

PIERO.

Pare che neppur lui te ho abbia detto, ma che tu lo abbia indovinato.

NICOLETTA.

Io? Ma, scusa, perchè quest'interrogatorio?

PIERO.

E ci credi tu a quell'alterco?

NICOLETTA.

Dopo un attimo d'indecisione, audacemente.

No.

PIERO.

Volge il capo e la guarda.

Nicoletta, hai detto "no"? E che cosa credi?

NICOLETTA.

Ti ho già chiesto la ragione di questo strano interrogatorio. Sii sincero, di' tutto, di' quello che hai dentro. Sarà molto meglio….

Un breve silenzio.

Non parli più?…

Fa un passo verso di lui.

Tuo fratello crede che io abbia un amante. Lo credi anche tu? Lo ha fatto credere anche a te?

PIERO.

Si alza, e susurra, con accasciamento profondo.

Sì.

NICOLETTA.

Ah!

Gli volge le spalle e susurra, con ira e disprezzo.

Che bel mestiere!

PIERO doloroso.

Ti prego!

NICOLETTA.

Scusa, mi è sfuggita.

Ironica.

Egli ha fatto il suo dovere!

Un silenzio. Ella va sino al fondo, concitata, poi esce sul terrazzo, poi rientra, attraversa la scena, torcendo il fazzoletto tra le dita. Poi si ferma e fissa il marito.

Allora?… Che fai? Che decidi?
Quali sono le tue intenzioni?

PIERO.

È questo ciò che trovi da dirmi?

NICOLETTA.

Che trovo? Ma io non cerco. Ti chiedo, soltanto, quali siano le tue intenzioni, poichè, qualunque sia la verità, ho il diritto di saperlo, o almeno di chiederlo. Che vuoi fare di me? contro di me?

PIERO.

Sforzandosi di essere fiero e fermo.

Ciò che fa un marito ingannato!…

NICOLETTA.

O che crede di esserlo!…

PIERO.

Con slancio, suo malgrado.

Non lo sono?… Non è vero?… Di', non è vero?…

NICOLETTA.

Scusa, amico mio, la tua domanda fatta a me, è ingenua. Una donna ha sempre il diritto e il dovere di negare, anche se è colpevole. Che valore ha il suo diniego? Tu, o hai delle prove, o un convincimento. Nell'un caso o nell'altro, il negare, qui dinnanzi a te, sarebbe inutile. Mi difenderò a suo tempo.

PIERO disilluso.

Già. Ti dirò, dunque, che poichè non ho il coraggio di ucciderti, tutto ciò che posso fare è di separarmi da te.

NICOLETTA.

Debbo dunque andarmene?

PIERO.

Istintivamente, suo malgrado.

Dove?

NICOLETTA.

Dove? Non so. In qualunque luogo. Sono e rimarrò sempre tua moglie, per tua disgrazia. Potrò vivere ovunque, con ciò che tu vorrai darmi per vivere. Fulvia mi accoglierà per il momento. Poi vedrò….

PIERO.

Vuoi andartene subito?

NICOLETTA.

Subito. Può tornar tuo fratello, e non garantirei di saper evitare uno scandalo. Poichè hai saputo evitarlo tu, e pare tu voglia evitarlo, ti debbo questo, di evitarlo alla mia volta.

Si avvia per rientrare nella sua camera.

PIERO.

La raggiunge di furia, quasi all'uscio, l'afferra alle braccia, pazzo d'ira e d'amore, e concitatamente, malmenandola, mentre vorrebbe baciarla ed abbracciarla.

Ma no, ma no, non devi andartene così, devi dirmi qualcosa ancora, devi aver qualcosa da dirmi…. Perchè, infine, infine, son tuo marito e ti ho amata come un pazzo, e non ti ho fatto che del bene, ti ho tenuta come una madonna sull'altare, adorandoti…. E se mi hai voluto un po' di bene…. tanto così…. almeno per un giorno o per un'ora, se rammenti quello che ho fatto per te, quel poco che ho fatto…. una parola me la devi, una, una sola…. e la devi trovare…. non so quale, ma la devi trovare…. Almeno…. almeno devi dirmi perchè hai fatto quello che hai fatto…. almeno questo. Io debbo morire, adesso, perchè ti ho amata troppo e non potrò vivere senza di te, senza il tuo amore…. senza l'illusione del tuo amore…. ma prima di morire ho il diritto di udire ancora una parola da te…. una giustificazione, una scusa, un pretesto, un insulto…. non so…. una parola buona o cattiva…. non so…. ma una parola, una….

Violento, disperato.

Di', parla….

NICOLETTA.

Calma in apparenza; ma in evidente disagio.

Tuo fratello ti ha fornito delle prove? Ne hai tu?… No?… E allora, amico mio, meglio era che non ti montassi la testa anche tu, che non ti affidassi alle apparenze….

PIERO.

Dunque neghi?

NICOLETTA.

Non nego…. e non mi difendo, per orgoglio.

PIERO.

Perchè non mi ami e non mi hai amato mai. Ma che dico "amato"? Neppure un po' di bene tu mi vuoi. per parlarmi così, in questo momento terribile, per parlarmi del tuo orgoglio, mentre io sto morendo d'angoscia.

NICOLETTA.

Ti ho voluto e ti voglio bene. Ma il mio orgoglio, tu lo sai, è più forte di tutto. E poi, siamo pratici e cerchiamo di ragionare. Tu non hai delle prove, nevvero? Tuo fratello mi ha veduta uscir dalla casa del Pucci.

PIERO.

Ah! ci sei stata?! Lo ammetti?

NICOLETTA.

È la verità; perchè dovrei negarla? Ma poi? Vuol dire che sono la sua amante? Vuol dire che mi son data? No. Ma posso provartelo, io? E negarlo, semplicemente, a che serve? Te l'ho già detto: se anche fosse, avrei il diritto e il dovere di negarlo, ne avrei il dovere più per te che per me, più per la tua salvezza, che per la mia!

PIERO.

Ma ci sei stata in casa sua!

NICOLETTA.

Sì. Ed è molto, e può essere un errore, una leggerezza, un capriccio, una cosa mal fatta, sia pure. Chi ti leverà dalla testa che nel mio atto ci sia una colpa? Quando avrò negato e avrò giurato che non fui l'amante di quell'uomo, e tu mi avrai creduto—perchè, forse, non cerchi di meglio che di credermi e di perdonarmi—ti rimarrà sempre un dubbio nell'anima, una spina nel cuore; e io non sarò più quella di prima. Ora, l'idea soltanto d'essere sospettata e tollerata, mi è insopportabile. Qui, in questa casa, nel tuo cuore, dovevo essere signora e padrona. Tollerata, sospettata, non un giorno nè un'ora di più. È impossibile. Meglio che me ne vada. Meglio separarci. Anzi è indispensabile. Io sconto il mio errore e mi rassegno. Lo sconterò acerbamente, perchè ti voglio bene e perchè in nessun luogo potrò vivere felice come vivevo qui con te. Se tu ne proverai un dolore, lo dovrai a tuo fratello, che poteva risparmiarti un'inutile pena.

Brevissima pausa.

Là, ho detto tutto ciò che potevo e dovevo dire, che avevo il diritto e il dovere di dire.

PIERO.

Tu mi parli di prove, Nicoletta, e non capisci che con un uomo come me vale assai più una parola calda, amorevole, affettuosa; vale più un bacio che un giuramento, vale più una carezza che una prova, vale più un abbraccio che una promessa?

NICOLETTA.

Ah, del sentimento! No, non so farne, lo sai. Ho avuto una giovinezza troppo triste nella sua apparente gaiezza; ho avuto esempi troppo dolorosi dinanzi agli occhi, e spettacoli troppo incresciosi, che mi hanno inaridita; ogni sentimentalismo fu ucciso in me da bambina; fanciulla, ero già una donna, con tanto amaro nell'anima. No. Amo l'amore, come te; in certe ore della nostra esistenza hai trovato in me l'innamorata che desideravi, che volevi, che ti piaceva: ma del sentimento non ho saputo farne mai. In questo momento poi sarebbe una cosa abbietta, perchè suggerita dall'interesse. Credimi, Piero, ora dobbiamo lasciarci.

PIERO.

Con supremo sconforto.

E sia. Sei tu stessa che lo chiedi, e io debbo ritenere che ciò equivalga ad una confessione.

Moto di NICOLETTA, che è di vaga protesta.

Sì, perchè il fondo del tuo carattere è fatto di bontà e di sincerità…. Sia dunque. E poichè ti amo—la mia dichiarazione ti stupirà, ma, che vuoi, è così, e neppur io so mentire o nascondere i miei sentimenti—così non ho vendette da trarre contro di te, e sarebbe inutile che ne cercassi contro chi hai potuto amare o preferirmi. Non ti farò del male. Andrai dove vorrai, ed io provvederò a te con tutta la larghezza che mi è consentita…. Per me poco avrò di bisogno. Perdendo te, perdo ogni ragione e ogni desiderio di vivere. E se morrò….

Moto di NICOLETTA.

Lasciami dire. Se morrò, la tua esistenza sarà assicurata. Anch'io non ho altro a dirti. Ti lascio padrona qui, sino al giorno in cui ti parrà di dovertene andar via. E non temere neppure da parte di mio fratello. Egli non mi ha detto nulla, nemmeno che ti avesse veduta uscire da quella casa….

NICOLETTA non può frenare un atto di sorpresa.

L'ho saputo da te. Raimondo ha insistito sino all'ultimo per farmi credere che nulla sapeva, che di nulla dubitava, e che il suo duello aveva tutt'altro motivo. Gli è che io sapevo già….

NICOLETTA.

Che cosa?

PIERO.

Tutto e niente. Vedi: non vorresti vivere qui sospettata. Or che tutto è finito tra noi, e non m'importa d'avvilirmi ai tuoi occhi, posso dirti che ci hai già vissuto senza saperlo.

NICOLETTA, lo ascolta attenta, e uno stupore doloroso si dipinge sempre più vivo sulla sua faccia.

PIERO.

Da mesi e mesi, un ignoto s'incaricava di ferirmi nel mio amore, di colpirmi nella mia fede. Non avrei avuto, forse, che da muovere un dito, che da fare un passo per…. scoprire. Avrei potuto io stesso, forse, vederti uscire da quella casa. Ma ti amavo tanto, e così male, che non volli. Preferii sempre di nascondermi il pericolo ed illudermi. E l'illusione non mi era difficile, in fondo, poichè quella che mi sarebbe parsa la prova vera, evidente, assoluta, io la cercavo in te, e…. non la trovavo. Tu….

Con un singulto.

Lo hai detto, tu ami l'amore!….

Si copre la faccia con un senso di disgusto disperato.

Ah! in questo momento io mi disprezzo, ti giuro, come non avrei creduto che un uomo potesse disprezzare se stesso.

Con uno sforzo supremo si scuote e susurra con un singhiozzo

Addio, Nicoletta!

E fugge pel fondo. NICOLETTA, in piedi, appoggiata con la schiena al pianoforte, vorrebbe richiamarlo con un grido, ma la voce le muore nella strozza, e rimane intontita, con gli occhi imbambolati. Dopo un momento, entra FULVIA., nella sala da pranzo.