SCENA PRIMA.

Nicoletta, Piero, Raimondo e Pucci.

Al levarsi della tela si vedono i quattro, a tavola. Ma tosto NICOLETTA si alza, e i tre uomini si alzano subito anch'essi.

NICOLETTA

sorridente e lusinghiera.

Colonnello, passiamo a bere il caffè in salotto?

RAIMONDO offre il braccio a NICOLETTA, ed entrano nel salotto. NICOLETTA è una bella donna, giovane, elegante, vivace e assai distinta nei modi. RAIMONDO è un uomo di 45 anni, alto, dalle larghe spalle, dall'aspetto serio, marziale, ma distinto ed elegante, nè addimostra quel po' d'impaccio che sovente hanno i militari in borghese, e neppure appare il tipo convenzionale del soldato rude, intransigente, inflessibile. PIERO e il PUCCI seguono i due nel salotto. PIERO è sulla quarantina. Come suo fratello RAIMONDO, ha modi distinti, ma talvolta un poco incerti, come d'uomo debole e timido. Il PUCCI è un giovanotto trentenne, insignificante nella sua eleganza corretta ma un poco esagerata. Egli veste il doppio petto; RAIMONDO e PIERO sono in giacca. NICOLETTA ha una veste chiara primaverile, semplice ma di molto buon gusto.

NICOLETTA.

Abbandonando il braccio di RAIMONDO.

E se vuol fumare….

RAIMONDO.

Grazie, cognatina.

NICOLETTA.

Ah, non mi chiami così. Suocero e cognato son due parole che non dovrebbero esistere se non per gli avvocati e le liti.

RAIMONDO.

Debbo dire?

NICOLETTA.

Nicoletta, semplicemente. Non le piace il mio nome?

RAIMONDO siede sul divano.

Anzi, graziosissimo!

GIULIETTA attraversa la sala da pranzo, e passando pel terrazzo entra nel salotto. Reca il vassoio del caffè, che posa sulla piccola tavola a destra. Poi esce. NICOLETTA si appresta a versare il caffè. Intanto PIERO ha offerto i sigari al Pucci e a RAIMONDO.

RAIMONDO.

Piero, sai chi ho incontrato venendo qui? Giacomo Accardi.

PIERO.

Ah!

RAIMONDO.

Com'è invecchiato! Fu ammalato?
Ebbe delle disgrazie?

PIERO.

Che io mi sappia!

NICOLETTA.

Chi è Accardi?

RAIMONDO.

Un nostro vecchio amico.

NICOLETTA.

E non lo conosco?

Volgendosi al marito.

Piero, se mi hai detto che li conosco ormai tutti i tuoi amici?

PIERO.

Questo l'avevo scordato. Ma non lo vedo da gran tempo.

RAIMONDO.

La vita matrimoniale ti avrà separato da parecchi, suppongo.

PIERO.

Accade sempre così.

RAIMONDO.

Un altro l'ho incontrato ieri, Filippo Costa. Mi ha chiesto di te. Curiosa, dissi, son io che devo darti notizie di mio fratello, io che torno dopo quattro anni di assenza! Si lagnava che non ti fai più vedere.

NICOLETTA.

Volgendosi a RAIMONDO, con la tazza del caffè e le piccole molle dello zucchero che tien sospese su la tazza.

Quanti pezzi, colonnello?

RAIMONDO.

Niente "cognata" ma niente "colonnello".
Già non lo sono neppure.

NICOLETTA.

Non lo è?

RAIMONDO.

Tenente colonnello, e dimissionario.
E niente zucchero.

NICOLETTA.

Lo beve amaro? Davvero?

RAIMONDO.

La stupisce?

NICOLETTA.

No, mi fa paura.

RAIMONDO.

Oh?

NICOLETTA

porgendogli la tazza.

Mia zia, la buona zia che mi ha fatto da mamma, soleva dirmi: guardati dagli uomini che bevono il caffè senza zucchero.

RAIMONDO.

Oh bella! E il perchè?

NICOLETTA.

Non me lo disse mai, ma credo fosse questo: che suo marito lo beveva amaro, e fu un cattivo soggetto.

RAIMONDO ridendo.

Ah!

NICOLETTA.

Pucci, per lei molto zucchero, nevvero?

PUCCI avvicinandosele.

Grazie!

PIERO si avvicina a RAIMONDO. Questi, senza averne l'aria, osserverà sempre NICOLETTA, seguendone ogni atto, come chi studia e scruta.

NICOLETTA.

Che è alla tavola di destra, piano e rapida al PUCCI, mentre gli mesce il caffè.

Smettila!

PUCCI.

Che c'è?

NICOLETTA.

Parla, di' qualcosa, smetti il broncio. Durante la colazione non hai detto dieci parole.

PUCCI.

Colpa tua.

NICOLETTA.

Sei uno sciocco!

Al marito.

Piero, vuoi?

PIERO.

Grazie, no.

Il PUCCI si reca a bere il caffè sul limitare del terrazzo e vi è raggiunto da PIERO. NICOLETTA va a sedersi vicino a RAIMONDO, che sta sul divano.

NICOLETTA.

Dunque? Come la devo chiamare?

RAIMONDO.

Mi pare molto semplice: Raimondo.

NICOLETTA.

Raimondo, tout court? Bisognerà che mi ci abitui.

RAIMONDO.

Le pare difficile?

NICOLETTA.

Non so, questo signor cognato colonnello, quasi colonnello, che conosco da tre giorni, così serio, così imponente, del quale ho udito tanto parlare in tre anni di matrimonio, che mi arriva dal Congo, quasi all'improvviso…. In fondo, sa, sono una timida.

RAIMONDO ridendo.

Davvero? A me, proprio, non pare.

NICOLETTA.

Già, lei mi ha giudicata male, anche da lontano.

RAIMONDO.

Anche da lontano? Che ne sa?

NICOLETTA.

Niente, l'ho intuito.

RAIMONDO.

Ebbene, si è ingannata. E poichè ora sono qui, per rimanere, e ci vedremo sovente, spero, cercherò di convincerla, che si è sbagliata.

Si alza e va a deporre la tazza a destra. NICOLETTA va a sedersi al pianoforte, su cui arpeggia leggerissimamente. RAIMONDO s'indugia per qualche momento, a destra, per riaccendere il sigaro.

PUCCI.

Parlando con PIERO e accennando a RAIMONDO.

Quarantacinque anni? Non li dimostra.

PIERO.

Mi è maggiore di cinque.

PUCCI.

E abbandonò la carriera, avendo raggiunto quel grado così giovine?

PIERO.

Quattr'anni fa, per un puntiglio. Raimondo ha una fierezza di carattere singolare. Gli parve che in certa questione di servizio gli si usasse ingiustizia, e si dimise. Fu un errore senza dubbio. Fra tre anni sarebbe stato generale.

RAIMONDO.

Che intanto si è recato dietro NICOLETTA.

Brava, un po' di musica!

NICOLETTA volgendosi.

Per carità! Innanzi a lei non oso.
E preferisco far delle chiacchiere.

Si siede sul divano a sinistra. RAIMONDO le si siede accanto. PIERO e il PUCCI rimangono sul limitare del terrazzo, e discorrono tra loro.

RAIMONDO piano.

E chi è quel giovanotto così elegante e così poco loquace?

NICOLETTA.

Chi? Pucci? L'avvocato Pucci.
Non l'ho presentato subito?

RAIMONDO.

Sì, ma… appena ho udito il nome. Avvocato? Così silenzioso? È un bel caso.

NICOLETTA.

È uno degli avvocati di Piero.

RAIMONDO.

Ne ha tanti?

NICOLETTA.

Non so, più di uno. Sa, con una grossa azienda….

RAIMONDO.

Prima che io partissi era Salvadori.

NICOLETTA.

Lo è ancora. Questo è un giovane fiorentino, ai primordi della carriera. Ha preso dimora a Milano da poco. Fu molto raccomandato a Piero, che gli affidò qualche piccolo affare, e lo ha preso in grande simpatia. Lo invita sovente a colazione ed a pranzo, quando poi devono parlare d'affari, come oggi.

RAIMONDO.

Oggi poteva risparmiarmelo.

NICOLETTA.

Non le piace?

RAIMONDO.

Mi è indifferente. Ma, insomma, sono arrivato ieri l'altro dopo quattro anni di assenza; ieri ho dovuto fare una corsa a Torino; oggi ero qui a colazione con voi, per la prima volta mi sedevo a tavola con la bella cognatina…. pardon…. Si poteva rimanere tra noi, mi pare. E poi non è divertente.

NICOLETTA.

È un ragazzo molto serio.

RAIMONDO.

Troppo.

NICOLETTA.

Forse è messo in soggezione da lei.

RAIMONDO si alza ridendo.

Ma è curiosa! Metto tanta soggezione io? Converrà che me ne vada.

NICOLETTA seguendolo.

È matto?

Infila il suo braccio in quello di RAIMONDO e si dirige con lui verso il terrazzo.

Piero, hai finito di parlare d'affari?

PIERO.

Non si parlava d'affari.

NICOLETTA.

Tuo fratello si annoia, e vuol andarsene.

RAIMONDO.

Protesto, e le proibisco di dir bugie, cognatina bella!

PIERO.

O non potreste darvi del tu?

RAIMONDO.

Con piacere.

NICOLETTA.

Proverò. Ma bisognerà non sgridarmi se non ci riesco subito. Ti vedo per la seconda volta… e poi te l'ho detto, mi metti soggezione!

RAIMONDO.

Come all'….

NICOLETTA.

Colonnello!…

RAIMONDO.

Ah, già!

PIERO.

Che c'è?

RAIMONDO.

Niente, un segreto tra Nicoletta e me.

Al Pucci.

Lei è di Firenze, avvocato?

PUCCI.

Sissignore, di Firenze.

RAIMONDO.

Deliziosa città. Ci fui per tre anni, da capitano, quando passai nello Stato Maggiore.

PUCCI.

È molto tempo?

RAIMONDO.

Tra il 94 e il 97.

PUCCI.

Io ero a Pisa, in quegli anni, all'Università.

NICOLETTA.

Lascia il braccio di RAIMONDO.

Scusate.

Attraversa il salotto, entra in sala da pranzo e scompare.

RAIMONDO.

Esce sul terrazzo
seguìto da Piero.

Ti sei trovato un bel alloggio. Da questo terrazzino la vista è incantevole.

PIERO.

È alto, quassù! Per arrivarci!

RAIMONDO.

Hai l'ascensore.

Osservando.

Il castello, il parco, tutto quel
verde! Non par d'essere a Milano.
Ma l'avete trasformata, questa vecchia
Milano. Non la si riconosce più.

Il PUCCI non ha seguito i due sul terrazzo, ma è disceso nel salotto, col pretesto di cercare dei fiammiferi che stanno su un piccolo mobile a sinistra. RAIMONDO dal terrazzo dà qualche occhiata nel salotto senza lasciar mai quella sua aria scrutatrice. NICOLETTA rientra nella sala da pranzo.

NICOLETTA.

Dove sono?

PUCCI.

Sul terrazzo.

NICOLETTA.

Vicino a lui, piano, rapida.

E tu perchè stai qui? Bada, non è cieco, nè sordo, quello! Osserva tutto! Non mi toglie mai gli occhi di dosso. Vuoi che sospetti?

PUCCI.

Ma che! Sei pazza!

NICOLETTA.

Pazza! È un militare, un pedante…. Uff! che tegola! Bisogna stare in guardia. Vattene, adesso!… Eccolo, vedi, mi spiava attraverso i vetri.

Si dirige al terrazzo.

PUCCI.

Senti….

NICOLETTA.

Ma sì, grida di più, scemo!

PUCCI.

Senti, ti aspetto, oggi?

NICOLETTA.

Non so. Con quel carabiniere!

PUCCI.

Ti prego! Alle tre?

NICOLETTA.

Alle tre, sì.

Va verso il terrazzo. RAIMONDO e PIERO rientrano.

RAIMONDO.

Vorrei trovarmi un alloggio che assomigliasse a questo.

NICOLETTA.

Hai cominciato a cercare?

RAIMONDO.

Ne ho parlato a qualche amico.
Prevedo che non sarà facile il trovare.

NICOLETTA.

L'aiuterò io.

RAIMONDO.

Grazie.

PIERO.

Sei un cocciuto. Te l'ho ripetuto già dieci volte. La nostra casa è anche troppo grande per noi. La si era affittata con la speranza che la famiglia aumentasse presto

Circonda col braccio
NICOLETTA, amoroso.

nevvero? Invece finora…. Orbene, ti si potrebbero cedere due o tre camere, tutte per te, liberissime, con un ingresso separato…. Nevvero, Nicoletta?

RAIMONDO.

Sei matto! Figurati se vorrei venir qui a turbare la vostra luna di di miele.

PIERO.

Una luna di tre anni.

RAIMONDO.

No, no, ti ringrazio, ma sto da me; ho ragione, Nicoletta?

NICOLETTA.

Non so…. io non oso insistere….

RAIMONDO.

Vedi? Tua moglie ha più buon senso di te. Volersi bene, vedersi ogni tanto, ma ognuno a casa sua….

Entra, passando per la sala da pranzo, FULVIA, preceduta da GIULIETTA, che si ferma sulla soglia senza annunziare e se ne va quando ella è entrata in salotto. FULVIA. è una signora giovane, elegante, in abito da visita; ha l'aria sventata, un fare da civetta.