XLIV.

Ebbi occasion di metterti alla prova

E a fondo scandagliar l'anima tua,

Or confesso che invitto ti trovai

Contro le tentazioni....

Milton.

— Certo, — disse Filippo Amory che aveva pazientemente ascoltato la storia di Guglielmo fino alla fine — io comprendo i vostri sentimenti. Un uomo d'animo generoso non può se non serbare una profonda e perenne gratitudine a colei che con tanta devozione e tanta abnegazione vegliò sugli ultimi giorni dei suoi cari, ai quali non poteva dedicarsi egli stesso, e prestò loro una faticosa assistenza: il calore con cui elogiate quella ragazza vi onora, Sullivan. Anche ella dev'essere una persona di rara virtù per avere mantenuto così fedelmente una promessa fatta in un tempo remoto, quand'era ancora quasi una bambina, promessa dalla quale un'amica meno perfetta non si sarebbe creduta vincolata, fosse a costo d'un sacrificio. Tuttavia non vi lasciate indurre da sensi troppo cavallereschi ad immolarvi sull'altare della riconoscenza.

«Io stento ad ammettere che un giovane che ha avuto l'ambizione di tracciarsi e seguire sulla via della fortuna una carriera come quella da voi finora felicemente corsa, abbia potuto prendere a mente calma la seria risoluzione d'unire sè e la sua sorte a un'umile compagna d'infanzia, figlia d'ignoti, nè ricca nè bella, salvo che non sia già impegnato a farlo, contro sua voglia, o trascinato a cotesto matrimonio dall'idea che soltanto donando ciò che possiede di più prezioso, vale a dire sè stesso, giungerà a cancellare l'immenso debito che pesa su lui. M'è lecito domandarvi se siete già legato da una promessa?

— No, — rispose Guglielmo.

— Allora, datemi retta, un momento. Parlo per sincera amicizia pregandovi di non procedere inconsideratamente in una cosa da cui dipende la felicità di tutto il vostro avvenire, e d'ascoltare.... con pazienza, se potete.... le poche parole che ho da dirvi. —

Il giovane, infatti, cominciava a dar segni d'inquietudine.

— V'ingannate, caro amico, se credete che la felicità della vostra Gertrudina, come voi la chiamate (gran brutto nome, veramente), sarà più sicura della vostra, in quest'unione male assortita: tutt'e due avrete occasione di pentirvene. Da sei anni voi non avete più veduto quella ragazza: pensate dunque a tutto ciò ch'è seguito in cotesto frattempo, e vedete un po' con quale precipitazione agite.

«Voi avete passato tutto questo tempo all'estero, in una vita attiva, che v'ha fatto acquistare conoscenza degli uomini e dei diversi loro stati sociali. Nell'India, s'intende, doveste uniformarvi ad usi e costumi assai differenti dai nostri e dagli europei; ma aveste occasione di sviluppare quell'indipendenza di carattere e quella disinvoltura che v'hanno reso mirabilmente atto a comparire nei circoli eleganti parigini quando vi foste, di punto in bianco, ammesso. Senza adularvi, posso dire che voi otteneste un vero trionfo.

«Era bensì un grande privilegio l'esservi presentato quale amico d'un uomo così noto ed altamente stimato come il signor Clinton; ma dovete pure riconoscere che vi furono prodigate segnalate attenzioni da Americani residenti a Parigi, e che ora, in patria, godete i vantaggi dell'essere stato oggetto di tanto favore. Io non ebbi la fortuna d'incontrarmi con voi in quella capitale, ma mi ci trovavo nel tempo del vostro soggiorno colà e mi furono riferiti sul conto vostro parecchi fatti che la vostra modestia non vi permetterebbe di confermare.

«È agevole inferirne che non mancate di gusto per il gran mondo, perchè altrimenti non avreste saputo farci così bella figura, anzi, nemmeno mantenervi nella sua cerchia. Ed è del pari evidente che il vostro amor proprio deve sentirsi lusingato dalle liete accoglienze ricevute sì all'estero che nel vostro paese, non solo da parte degli uomini ma anche delle signore, e specie delle graziose e belle fanciulle che v'hanno onorato dei loro sorrisi; tra le quali primeggia colei il cui nome già s'accoppia al vostro. È forse ammissibile che ciò non abbia alcun influsso sui vostri disegni per l'avvenire?

«Quando penso a tutte le fortune su cui potete fare ragionevole assegnamento, come v'ho ad esuberanza dimostrato, e vi odo parlar di respingerle per gettarvi cavallerescamente ai piedi della piccola infermiera di vostra madre, proprio non posso tacere ed astenermi dall'accennarvi l'inevitabile reazione, il rammarico che v'assalirà poi nel trovarvi escluso per sempre dai piaceri offertivi e da voi follemente rifiutati.

«Non dovete dimenticare che la considerazione in cui è tenuto uno scapolo di belle speranze, diminuisce d'assai verso l'uomo ammogliato, se la sposa non appartiene a quella eletta classe di persone ove egli ambisce d'entrare. Ora la giovanetta orfana e povera con cui volete dividere la vostra sorte, la modesta maestrina di scuola.... —

Guglielmo, il quale a sua volta aveva preso a passeggiare su e giù per la stanza, fremente d'impazienza, si fermò di botto esclamando:

— Io non v'ho detto che sia mai stata insegnante, nè nulla di simile! Come lo sapete voi? —

Filippo Amory, sbadatamente traditosi palesando d'esser meglio informato che il giovane non potesse immaginarsi, esitò un momento, ma presto riprese la padronanza di sè, e rispose con apparente franchezza:

— Per dirvi il vero, Sullivan, io ho veduto la ragazza in compagnia d'un vecchio dottore.

— Il dottor Jeremy? — fece Guglielmo, pronto.

— Appunto lui.

— Quando la vedeste? Dove, e come?

— Non m'interrogate! — disse il signor Amory con un tono leggero e petulante, il quale pareva significare che la cosa non aveva importanza, e che gli seccava entrare in particolari. — M'imbattei in quel vecchio medico nel corso d'un mio viaggio, e cotesta Gertrude Flint era seco. Egli mi narrò alcuni fatti che la concernevano, e che, devo dirlo, non tornano a suo svantaggio: mettendovi in guardia contro un matrimonio sconveniente, non parlo che in generale. —

Guglielmo lo fissò con uno sguardo tra scrutatore e maravigliato, e parve in procinto d'insistere per ottenere spiegazioni più chiare; ma quegli riprese il filo del suo ragionamento senza lasciargli tempo di aprir bocca.

— Cotesta Gertrude, come vi dicevo, sarà per voi una catena al piede, un ostacolo irremovibile opposto a tutti i vostri sforzi per essere ricevuto nel mondo elegante dove ella certo non è atta a brillare. Avete affermato voi stesso che non possiede nè ricchezze nè bellezza; della sua famiglia non sapete niente, e potete aspettarvi, se mai la scoprite, che non sia tale da farle onore. Credo pertanto di darvi un consiglio dettato dal senso comune, ammonendovi a ponderare le circostanze prima di vincolarvi in condizioni tanto disuguali.

— Non dubito, signor Phillips, — disse Guglielmo rimettendosi a sedere, e ricomponendosi in un atteggiamento calmo — che gli argomenti da voi addotti con grande vigore per decidere una questione da cui dipende la mia felicità, siano fondati su ragioni positive e sul sincero desiderio di promuovere la mia fortuna. Confesso però che giudicandovi secondo il concetto fattomi di voi durante la nostra breve ma abbastanza intima relazione, eravate proprio l'ultima persona da cui mi sarei aspettato consigli come cotesto, perchè vi stimavo tanto indipendente dall'opinione del mondo e indifferente al suo plauso, da credere che non dovessero aver peso sui vostri criterî nel guidare un giovane.

«Ma quantunque i vostri suggerimenti non mi facciano mutare proposito nè abbiano influsso alcuno sull'animo mio, apprezzo la sincerità e il calore con cui avete procurato di convertirmi a un modo di pensare che voi giudicate saggio; e risponderò con franchezza tale da persuadervi, spero, ch'io, lungi dal seguire gl'impulsi d'un cieco entusiasmo, dal prendere inconsultamente una risoluzione precipitata della quale potrei in seguito pentirmi, obbedisco a sentimenti che sono approvati dalla ragione, e hanno già sostenuto la prova dell'esperienza.

«Voi v'apponete, reputandomi attratto da un gusto naturale verso le classi superiori del consorzio civile: gusto che la povertà e la segregazione nel mio cantuccio m'impedivano di manifestare al tempo della mia adolescenza, ma che nondimeno conferì non poco a determinar le mire della mia ambizione giovanile. Le case sontuose, gli equipaggi, i bei vestiti della gente ricca, esercitavano assai minor prestigio sulla mia fantasia, che non la signorile disinvoltura, la raffinatezza, l'eleganza delle maniere per cui si distinguevano le poche persone di quel ceto ch'io avessi occasione d'osservare; e sebbene desiderassi di conquistar la ricchezza per i suoi vantaggi intrinseci, per la possibilità che m'avrebbe dato di contribuire al benessere e alla felicità altrui, mi sarebbe parsa destituita di metà del suo valore se non m'avesse servito ad aprirmi l'adito ai circoli del bel mondo che contemplavo da lontano con tanta ammirazione.

«Non c'era dunque bisogno delle privazioni che nel fatto di vita sociale ebbi a soffrire durante la mia dimora nell'India, perchè mi gettassi avidamente in mezzo ai piaceri di Parigi, dove, come voi dunque sapete, io, grazie alla benevolenza del mio socio, fui senza difficoltà ricevuto nelle migliori compagnie.

«È vero che quando venni chiamato in Francia il mio spirito era ancora depresso dal fiero dolore contro cui lottavo dopo le tristi notizie da casa, e che mi sentivo poco disposto ad approfittare della cortesia del signor Clinton. Ma spesso impedendogli le condizioni della sua debole salute di partecipare ai divertimenti della capitale, io non potevo dispensarmi d'offrire la mia scorta a sua figlia, la quale, amantissima dei ritrovi mondani, non sapeva rassegnarsi a rimanerne esclusa, ed accettava sempre con gioia i miei servigi, trascinandomi così nel vortice della vita elegante; ove, devo confessarlo, v'era di che lusingarmi, sbalordirmi, inebriarmi.

«Io non potevo restare indifferente ai favori insperati di cui mi vedevo colmato, nè respingere tutti gli assalti dati alla mia vanità. E non soltanto la virilità del mio carattere fu messa a duro cimento. Il privilegio d'essere accolto fra i gaudenti del gran mondo, m'espose a più serî pericoli. La solidità dei principî, la semplicità di costumi inculcate in me dall'infanzia e rimaste fino allora inconcusse, corsero grave rischio. Io avevo resistito sempre ad ogni sorta di tentazioni grossolane; ma i miei nuovi eleganti compagni me le presentavano sotto quelle forme raffinate che le rendono insidiose per coloro su cui, prive del seducente travestimento, non avrebbero alcun potere. Il vino, che non m'avrebbe mai attirato in mezzo a un'orgia disgustosa d'ubriaconi, nella coppa tenuta dalla mano delicata del gentiluomo uscito allora da un salotto dove l'avevo veduto festeggiato da tutti, e onorato dei sorrisi delle donne, scintillava d'affascinanti splendori, e mi faceva dimenticare l'amarezza della sua feccia. Il giocatore di professione, il furfante conosciuto, avrebbero cercato vanamente in me un loro complice; ma non pensavo del pari a stare in guardia contro gli agguati di chi meno avrei sospettato. Come credere che i miei amici, che gli amici del signor Clinton, ornamenti delle alte sfere in cui vivono, fossero capaci di vincere il mio denaro con un giuoco sleale, e condurmi a mali passi, precipitarmi nella rovina?

«Quando ricordo le prime settimane del mio soggiorno a Parigi, quasi mi maraviglio di non essere caduto in nessuno dei numerosi tranelli tesi da ogni parte per la mia perdizione, e verso cui le mie simpatie sociali, la mia natura audace e insieme ingenua mi traevano fatalmente. Se fui salvato, io lo devo, ne sono persuaso, alla memoria della santa mia madre, sempre vigile, i cui ammonimenti, da me giudicati superflui al tempo in cui me li aveva dati, balzavano dinanzi alla mia mente pieni di nuova vita, armati di nuova forza nell'ora del pericolo. Nulla fuorchè la coscienza che il suo spirito gentile aleggiava sempre sul mio cammino, contristato dai miei conflitti o rallegrato dai miei trionfi, può avermi infuso il coraggio e la perseveranza di resistere, d'evitar le fosse scavate sotto i miei piedi, ove i malcauti miei passi m'avrebbero fatto sprofondare.

«Ma combattute e vinte queste oscure insidie, altre non meno pericolose minacciavano la sicurezza del mio avvenire perchè soccombendovi avrei perduto gran parte del mio benessere morale e del mio valore umano. Ero travolto in una ridda di piaceri, i quali occupavano le mie giornate, e spesso le mie notti, allettandomi con lusinghe che accarezzavano il mio amor proprio, fomentavano la mia ambizione, e attutivano le commozioni più nobili. E qui credo che la mia salvezza fu il medesimo straordinario favore con cui venni accolto nella cerchia della frivola vita mondana. S'io non l'avessi veduta che da fuori, se fossi stato costretto a fermarmi sulla soglia struggendomi nel vano desiderio d'entrare, forse oggi m'indugerei ancora là, cupido e deluso spettatore di gioie a me negate; o se avessi ottenuto soltanto un accesso limitato, seguiterei a lottare ardentemente per farmi avanti.

«Ma ricevuto addirittura nei più sacri penetrali dell'alta sfera a cui anelavo, potei presto scorgere tutta la vacuità, tutta la nullità di quella bagattella che noi anglosassoni chiamiamo fashion.[5] Non già che non v'incontrassi affatto la grazia, lo spirito, la coltura, la finezza ch'io m'attendevo di trovarvi o che queste belle qualità fossero accompagnate sempre da altre meno pregevoli. No: io credo veramente che tutte le classi sociali possano vantare i loro eroi e le loro eroine, e che vi sono tra i mondani, uomini e donne le cui virtù rifulgerebbero anche in un deserto. Nè disprezzo le formalità e le cerimonie, decorose in sè, e fonti d'eleganza e gentilezza di costumi. Finchè vi sarà una classe di gente segnalata dalla buona educazione e dalla raffinatezza delle maniere, e un'altra di cui sono proprie l'ignoranza e la volgarità, vi dovrà essere tra loro una linea di divisione, ch'è naturale e che forse nessuna delle due desidera varcare.

«Ma questa barriera non è la mondanità elegante, non è la fashion, la quale spesso esclude le qualità caratteristiche della prima e ammette liberamente quelle della seconda. E se io ardisco fare una distinzione fondata sopra un più alto concetto, gli è perchè ho veduto da vicino quanto sia fallace l'opinione comune che le distingue secondo vane apparenze.

— Siete molto giovane per filosofare così profondamente, — disse il signor Amory. — Più d'uno volta le spalle, disgustato, ad un'aristocrazia in cui non gli è riuscito d'ottenere accesso, ma ben pochi, ottenutolo, vi rinunziano.

— Ben pochi, forse, almeno tra i giovani, — rispose Guglielmo — hanno avuto le occasioni che ebbi io di penetrarne i segreti. Credo di poter dire senza tradimento, posto che parlo in generale, d'aver veduto nella così detta aristocrazia del nostro paese, ignoranza, sguaiataggine, bassezza ed immoralità assai maggiori che non avrei creduto ammissibile. Ricordo frequenti casi in cui il più compito gentiluomo, o la più bella signora d'un circolo brillante, mostrò di non possedere neanche nozioni elementari in materie comunissime. Fui presente a ricevimenti splendidi per lusso ed eleganza, disonorati da esempi d'inciviltà e di rozzezza d'animo che offendevano del pari il buon gusto e la delicatezza. Osservai come la folle prodigalità in certe cose fosse ricattata con un'egoistica e spregevole parsimonia in certe altre: vidi uomini e donne manifestare una mancanza di principî morali e religiosi, la quale prova che l'occupare un alto grado sulla terra non preserva l'anima da quelle contaminazioni che la rendono indegna d'essere un giorno assunta in cielo.

— Sì, ho notato cotesti fatti anch'io, — fece Filippo Amory — ma la mia esperienza del mondo è eccezionale, e le circostanze hanno acuito la mia perspicacia. Mi fa però maraviglia che abbiano attratto la vostra attenzione.

— Non già a bella prima. Lo splendore del gran mondo m'aveva abbagliato, accecato, e soltanto a poco a poco riacquistai la chiarezza delle mie percezioni. Il sospetto della sua vanità, della sua falsità, si fondò su varie prove d'egoismo, di follia, di durezza che caddero sotto i miei occhi. Quanti bassi inganni, quali meschine rivalità, quali colpevoli oblii dei più sacri doveri potrei riferirvi! Ma non voglio palesare i segreti di singole persone, nè tediarvi col raccontarveli!

«Fui specialmente colpito dall'effetto che la continua ricerca del piacere produce sui sentimenti, sul carattere, sulle affezioni domestiche della donna. Sebbene io portassi nel cuore un'immagine di fanciulla buona e pura, e dolce fosse la rimembranza, questo vivente ideale sarebbe forse stato espulso dal suo trono e soppiantato da qualcuna delle fulgide bellezze che ammaliavano i miei sguardi, se alla perfezione del volto avesse corrisposto quella dell'anima. Vi saranno, anzi non dubito che vi siano, nelle alte sfere mondane, donne egregie più ammirabili ancora per l'eccellenza e la nobiltà della loro natura che per la grazia e i pregi esteriori onde vanno adorne; ma tra quelle ch'io conobbi da presso, nessuna poteva sostenere il paragone con la modesta giovanetta, presente sempre al mio pensiero, la quale è il modello di tutte le virtù femminili.

«Non è quindi da maravigliarsi se le altre non uguagliavano il mio concetto delle qualità che rendono una donna degna d'amore, poichè le misuravo alla stregua del carattere di Gertrude. Come non avrei rilevato il contrasto tra la stoltezza, la frivolezza, l'egoismo che mi vedevo dintorno, e la mente cólta, il cuore amoroso, l'abnegazione dell'amica lontana? Ella possiede tutto ciò che può abbellire la vita d'un uomo, dovunque lo conduca la sua sorte: e non riuscirete mai a persuadermi che una tale compagna debba essere di peso e d'ostacolo in cosa alcuna a colui che avrà la grande fortuna di chiamarla sua.

«Quanto a me, non ambisco nulla che questa unione non m'offra. Mi avete parlato d'aristocrazia; la più alta, la sola vera ai miei occhi è quella a cui Gertrude appartiene per tutti i titoli e di cui potrebbe essere uno dei più splendidi ornamenti: l'aristocrazia della gentilezza di costumi, della cultura intellettuale, della grazia e della bellezza. M'avete parlato di ricchezze: se Gertrude non ha denaro nella sua borsa, ha però un'anima d'oro schietto, provata nella fornace del dolore e del sacrificio ed uscitane lucente e pura d'ogni lega. M'avete parlato di famiglia, d'onorevoli natali. Ella non ha parenti e la sua origine è avvolta nel mistero; ma il sangue che scorre nelle sue vene onora la stirpe da cui discende, e ogni palpito del generoso suo cuore la congiunge a quanto v'è di nobile al mondo.

«Sul soggetto della bellezza siete stato eloquente. Quand'io mi separai da lei, ella era ancora in tutto, fuorchè nel carattere, quasi bambina, toccando appena i tredici anni. Benchè molto mutata, ed in meglio, dal tempo ch'era venuta tra noi, non credo che al comune degli uomini sarebbe parsa bella; ma se io non fossi stato su questo punto del tutto indifferente, il grande amore che le portavo m'avrebbe reso incapace d'un giudizio imparziale.

«Ricordo bene, però, la viva indignazione da me provata udendo una volta un commesso, mio collega, che l'aveva veduta con me in una delle nostre passeggiate, fare un dileggioso confronto tra lei e la bellissima figliuola del nostro principale (la stessa signorina Clinton di cui si parlava dianzi), e l'altrettanto viva gioia con cui, essendo io presente a un esame nella scuola ch'ella frequentava, intesi la direttrice, una certa signorina Browne, dire à una signora che Gertrude Flint prometteva molto sia nella persona che nella mente. Se abbia mantenuto le sue promesse quanto alla persona non sono in grado di sapere; ma ricordando la sua fine e graziosa figurina, i suoi grandi occhi splendenti d'intelligenza, il viso animato dal calore del sentimento, la serena e quasi maestosa espressione che la purità dell'anima dava ai suoi lineamenti ancora infantili, ella m'appare come l'incarnazione di tutto ciò che ho di più caro.

«Sei anni devono aver mutato il suo aspetto, ma sicuro non le hanno fatto perder nulla di quanto io pregio in lei. Ella possiede attrattive sulle quali il tempo non ha potere: una grazia ch'è un dono del Cielo, una bellezza ch'è eterna. Che cosa potrei chiedere di più?

«Non v'immaginate dunque, — egli proseguì dopo una breve pausa — che la mia fedeltà alla compagna della mia adolescenza derivi unicamente da un senso di gratitudine. Io, è vero, le devo molto, assai più che non possa mai ripagare: ma l'onesta fiamma di cui ardo per la nobile fanciulla, nasce dall'amor sincero d'una purità di carattere e d'una semplicità di cuore senza pari.

«C'è forse nella vita faticosa e folle del bel mondo, nel fasto della ricchezza, negli omaggi di una folla oziosa, qualche cosa che possa appagarmi il cuore, elevarmi lo spirito, e incoraggiare la mia attività, quanto il pensiero d'un focolare domestico tranquillo e felice, a cui presieda un'anima di donna con la quale l'anima mia viva in una comunione d'amore e di fede che il tempo non varrà a distruggere; che la morte renderà viepiù salda e sicura nella beatitudine eterna?

— E quella che tanto amate.... siete certo.... — cominciò il signor Amory parlando con visibile sforzo; ma la voce gli mancò, e s'interruppe.

— No, non sono certo, — rispose Guglielmo, prevenendo la domanda. — Non ho ragioni d'abbandonarmi alla speranza che teneramente vagheggio da anni, ma non mi pento d'avervi parlato con sincerità e candore, perchè dovesse ella infliggermi il dolore d'una fredda ripulsa, io sarei sempre superbo d'averla amata. Dal momento che ho rimesso il piede sul suolo americano fino ad oggi, sono sempre stato trattenuto da doveri che, per quanto sacri, facevano fremere d'impazienza il mio cuore anelante alla libertà di seguire i propri impulsi. Finalmente con questa mia visita, signor Phillips, — e così dicendo si alzò per accomiatarsi — io ho adempito all'ultimo obbligo impostomi dall'ottimo mio socio ed amico, e domani mi sarà concesso d'andare dove soltanto il dovere potè impedirmi di correre appena arrivato in patria. —

Egli porse la mano a Filippo Amory che la prese con una cordialità ben diversa dalla tiepida accoglienza fattagli quando s'era presentato a lui.

— Addio! — gli disse questi. — Il mio sincero desiderio che i vostri voti siano coronati da un lieto successo v'accompagna. Ma, ne sono sicuro, un giorno o l'altro rammenterete tutto ciò che vi ho detto stasera.

— Strano uomo! — pensava Guglielmo dirigendosi verso l'albergo dove era alloggiato. — Con quale calore mi ha stretto la mano nell'accomiatarmi! Quanto è stato amichevole il suo saluto nonostante la freddezza con cui m'aveva accolto e la mia pertinacia nel combattere le sue opinioni e respingere i suoi consigli! —