XLIII.
Sian pur sottili gli argomenti tuoi,
Non m'indurranno a cercar mai ricchezze
Per amor del potere, nè il potere
A pregiar per amore della gloria.
Milton.
Nel sontuoso salotto d'uno degli alberghi di primo ordine che a Nuova York abbondano, Filippo Amory sedeva solo. Era già sera. Le tende delle finestre erano calate, e accesi i lumi a gas, la cui splendida luce faceva spiccare i colori vivaci del tappeto e delle tappezzerie, e diffondeva intorno un'aria di gaiezza e di benessere, con la quale contrastava forte il pallido viso e l'atteggiamento triste ed abbattuto dell'ospite solitario.
Da quasi un'ora egli sedeva là, chino sulla tavola che occupava il centro della stanza, con la testa appoggiata alla mano sinistra, senza muoversi nè sollevare un momento lo sguardo. Egli aveva gettato all'indietro la massa ondosa dei suoi capelli inargentati, come se quel lieve peso opprimesse la sua fronte ardente, e se non fosse stato il lento gesto delle dita che di tanto in tanto passava tra i bei riccioli folti, si sarebbe potuto crederlo assopito.
A un tratto si rizzò, ed ergendo l'alta e prestante persona, si mise a camminare in su e in giù per il salotto. Ma tosto una sommessa picchiata all'uscio arrestò il suo passo misurato: un'espressione d'inquietudine nervosa e di contrarietà apparve nei suoi lineamenti, e, buttandosi di nuovo nella poltrona, stava per rispondere al cameriere venuto ad annunziargli «un signore», che egli non poteva ricevere nessuno; ma l'annunziato era già sulla soglia. Il cameriere si ritirò e chiuse l'uscio.
Premurosamente il visitatore, ch'era un giovanotto, s'avanzò verso il signor Amory; represse però il suo slancio cordiale dinanzi alla inaspettata freddezza con cui questi lo accoglieva mostrandogli nella faccia rannuvolata, e nel modo quasi ritroso di toccare la mano offerta, che la sua presenza non riesciva gradita.
— Scusatemi, signor Phillips.... — disse Guglielmo Sullivan, poiché era lui. — Temo d'avervi disturbato.
— Oh, non lo dite! — rispose quegli, urbanamente, invitandolo a sedere. — Accomodatevi. —
Guglielmo non fece che appoggiar la mano sulla spalliera della seggiola proffertagli, e seguitò rimanendo ritto:
— Siete molto mutato, signore, dacchè ci vedemmo l'ultima volta.
— Mutato? Sì, certo.... — disse l'altro con aria distratta.
— La vostra salute non sarà, spero....
— La mia salute è ottima. —
Dopo avere così interrotto il giovane, Filippo Amory parve a un tratto comprendere che doveva pur fare qualche sforzo per sostenere la conversazione, e ripigliò:
— È lungo tempo, signor Sullivan, che non ci siamo imbattuti. Non ho tuttavia scordato il debito di gratitudine che ho verso di voi per il vostro intervento tra me ed Alì, l'arabo traditore, con la sua truppa di ribaldi beduini.
— Non ne parlate, signor Phillips. Il nostro incontro fu davvero fortunato, ma per tutti e due, perchè eravamo esposti al medesimo pericolo, e quindi ne risultò un mutuo benefizio.
— Non posso ammetterlo. Voi sembravate in buona armonia con la vostra scorta, per quanto fosse araba.
— Sì, ho una certa pratica di viaggi in Oriente, e so come, d'ordinario, si governano quegl'infiammabili spiriti del deserto. Ma quando vi raggiunsi, entravo appunto anch'io nel territorio di tribù ostili, e la mia scorta correva rischio d'essere soverchiata se non avessi avuto il vantaggio di unire le mie forze alle vostre.
— Valutate troppo modestamente il vostro genio conciliativo, giovanotto. Con voi, che conoscete così bene i fatti, non ho neppure il merito della franchezza confessando che il mio temperamento focoso e la mia volontà ostinata erano le sole cause del pericolo che minacciava entrambi e dal quale voi fortunatamente avete saputo scamparci. No, no! Non mi negate la sodisfazione d'esprimervi ancora una volta la mia gratitudine per il vostro preziosissimo aiuto.
— Signore, — disse Guglielmo sorridendo — voi fate della mia visita proprio l'opposto di ciò che doveva essere. Io sono venuto qui stasera non per ricevere, ma per rendervi grazie.
— Di che cosa? — fece il signor Amory bruscamente, rudemente quasi. — Voi non mi dovete nulla!
— Gli amici d'Isabella Clinton hanno con voi un debito tale, che non potranno mai pagarlo.
— V'ingannate, signor Sullivan. Io non ho fatto nulla che imponga agli amici di cotesta signorina la minima obbligazione verso di me.
— Non le salvaste la vita?
— Sì, ma senza averne punto l'intenzione. —
Guglielmo sorrise.
— Non fu certo un mèro caso, signor Phillips, l'esservi voi messo a rischio di morte per salvare una vostra compagna di viaggio.
— Infatti, non al caso ella deve la sua salvezza; di questo sono persuaso anch'io. Ma non ringraziate me; è d'altri il merito se la signorina Clinton oggi non dorme il sonno eterno.
— M'è lecito domandarvi di chi parlate? Le vostre parole sono misteriose.
— Parlo d'una cara e nobile fanciulla ch'io volevo strappare alle fiamme.... Per lei nuotavo verso quell'avanzo di nave incendiata. Il suo velo azzurro era il segnale convenuto tra noi. Quel velo accuratamente avvolto intorno al capo della signorina Clinton m'ingannò. Io la trovai aggrappata al posto di.... dell'altra che cercavo, e portai a salvamento sulla riva la preda tolta al fuoco e alle acque senza riconoscerla.... abbandonando la mia diletta che aveva offerto la propria vita in olocausto....
— Oh, non alla morte?
— No, fu ricuperata per miracolo. Andate a ringraziare lei della salvezza d'Isabella Clinton.
— Io ringrazio Dio, — disse Guglielmo con fervore — che gli orrori di tali disastri siano in parte compensati da eroismi come cotesto. —
L'aspetto, fino allora severo del signor Amory si raddolcì alquanto mentre egli ascoltava queste entusiastiche parole del giovane in lode della devozione di Gertrude.
— Chi è quella nobile fanciulla? Dov'è? — continuò l'altro.
— Non me lo chiedete! — rispose l'interrogato con un gesto d'impazienza. — Non potrei dirvelo neppur se volessi. Non la rividi dopo quel giorno funesto. —
Le sue maniere, ancor più che le sue parole, manifestavano una viva riluttanza ad entrare in più precisi particolari circa il salvamento d'Isabella, e Guglielmo, accorgendosene, rimase un momento silenzioso e irresoluto. Poi, avanzandosi d'un passo, riprese:
— Sebbene voi non vogliate riconoscere alcuna vostra partecipazione al felice scampo della signorina Clinton, sento ch'io mancherei all'obbligo mio ove non vi facessi il messaggio di cui sono incaricato per colui che ne fu lo strumento se non la causa prima. Il signor Clinton mi prega di dirvi che salvando la vita della sua Isabella, l'unica superstite di sette figliuoli (tutti gli altri gli morirono in tenera età), avete prolungato la sua, e colmato il suo cuore di gratitudine tale, che qualunque parola è impotente ad esprimerla: fino all'ultimo dei suoi giorni egli non cesserà mai di benedire il vostro nome, e implorare da Dio le Sue grazie più elette su voi e su coloro che vi sono cari! —
I limpidi e penetranti occhi di Filippo Amory erano lievemente inumiditi, ma un blando e cortese sorriso errava sulle sue labbra.
— Tutto questo da parte del signor Clinton? — egli rispose. — Molto gentile e del pari sincero, non ne dubito! Ma voi, giovanotto, non intendete certo di ringraziarmi soltanto a nome suo. Non avete nulla da dire per conto vostro? —
Guglielmo parve maravigliato della domanda, tuttavia replicò senza esitare:
— Sicuro, signore, io come uno della numerosa cerchia di conoscenti e d'amici che la signorina Clinton onora della sua stima, vi sono grato delle vostre prestazioni generose, e immensamente v'ammiro: nè per essa soltanto, ma per tutti coloro che aveste la nobile sodisfazione di salvare da una morte orribile oltre ogni dire!
— Devo interpretare le vostre parole nel senso che voi parlate unicamente in nome dell'umanità, e non sentite nessuna profonda affezione particolare per questa o quella tra le persone che si trovavano sulla disgraziata nave?
— La maggior parte erano gente a me affatto estranea. La signorina Clinton anzi era la sola ch'io conoscessi da più lungo tempo dei due o tre giorni passati a Saratoga. La sua morte m'avrebbe addolorato assai, s'intende: ella aveva una certa familiarità con me, da bambina, e ultimamente sono stato molto in sua compagnia; soprattutto poi, so che suo padre, il mio venerato socio e vecchio amico preziosissimo, la cui salute purtroppo è indebolita, non sarebbe potuto sopravvivere alla perdita dell'unica figlia, quasi idolatrata; colpo che le circostanze strazianti avrebbero reso ancora più terribile....
— Voi parlate con una gran freddezza, signor Sullivan. Ignorereste forse che la voce pubblica vi pretende legato alla signorina Clinton da un sentimento più tenero della semplice amicizia? —
Il graduale dilatarsi dei grandi occhi grigi di Guglielmo fissi sul signor Amory mentre questi così diceva, e l'aria tra attonita e scrutatrice che prendeva il suo viso, dimostravano chiaramente quale impressione gli facesse quella domanda.
— Signore, — rispose egli sedendo con gesto deliberato sulla seggiola presso la quale era sempre rimasto ritto — o io non vi comprendo, o la voce pubblica riferisce un'opinione assolutamente falsa.
— Sicchè voi non avete mai saputo nulla finora del vostro fidanzamento?
— Mai, ve l'assicuro. O com'è possibile che una ciarla così infondata abbia credito fra i conoscenti della signorina Clinton?
— Lo ha, e tanto esteso, che per esempio io, mèro spettatore della vita di Saratoga, l'udii spesse volte non solo bisbigliare da orecchio ad orecchio, ma affermare quale fatto positivo.
— Sono in sommo grado stupito e contrariato da ciò che mi dite, — proseguì il giovane che veramente pareva sentirne dispiacere e dispetto. — Per quanto cotesto rumore sia insensato non meno che falso, se arrivasse alla signorina Clinton provocherebbe la sua indignazione, e le darebbe gran noia; per lei, anche più che per me stesso, mi dolgo che certe circostanze abbiano potuto suscitarlo.
— Parlate per ragioni di delicatezza rispetto alla signorina, o siete modesto a segno di credere che sarebbe ferita nel proprio orgoglio se sapesse il suo nome così accoppiato con quello del socio di suo padre, un giovane finora sconosciuto nei circoli del mondo elegante? Ma, scusatemi.... Forse ho posto il piede su terreno pericoloso, ed è l'orgoglio vostro quello che si sdegna dinanzi alla franchezza del mio linguaggio.
— No, punto, signor Phillips; mi fate torto se credete che il mio orgoglio sia di tal natura. Ma per rispondere alla vostra domanda, vi dirò che mi riferivo tanto alla prima che alla seconda delle ragioni da voi menzionate, e a molte altre ancora, quando vi affermavo di credere che vivissimo sarebbe il risentimento della signorina Clinton se mai risapesse la sciocca ed inconsulta diceria fatta circolare sul suo conto.
— Signor Sullivan, — disse Filippo Amory con calore, avvicinando la sua seggiola a quella di Guglielmo — siete ben certo di non pregiudicarvi da voi stesso? Badate che un'eccessiva modestia unita ad esagerate e false raffinatezze sentimentali ha sbarrato a più d'uno la via della fortuna, e che questo potrebb'essere il caso vostro.
— Come, signore? Voi parlate in una forma enigmatica, e io non ho idea di ciò che volete significare.
— Bei giovani come voi, possono, lo so, mirare nella scelta d'una sposa alle fortune più alte; ma sono troppo rare, perchè se ne offrano parecchie a una medesima persona, e il mondo riderebbe alle vostre spalle se vi lasciaste sfuggire l'occasione felicissima che ora v'arride.
— Occasione di che? Non intendete già consigliarmi, io credo....
— Ma sì, anzi! Io sono più vecchio di voi, e conosco meglio la vita. Un patrimonio non s'accumula in un giorno, nè il denaro è cosa da disprezzarsi. Il signor Clinton ha logorato la sua salute affaticandosi nell'acquisto di quelle ricchezze, che saranno presto possedute dalla sua unica erede. Ella è giovane, bellissima, e ammiratissima nel gran mondo in cui vive. Tanto il padre che la figlia vi guardano con occhio benigno.... Oh, non vi turbate, si discorre tra amici, e voi sapete se è vero ciò che fin gli estranei hanno osservato, e di cui spesso io ho udito parlare come di cosa indubitata. Perchè esitate dunque? Non vi distorrà, spero, dall'approfittare di questa favorevole condizione, un qualche romantico e cavalleresco senso d'inferiorità da parte vostra, quasi non foste degno d'un premio così bello?
— Signor Phillips, — disse Guglielmo, titubando, evidentemente impacciato — i commenti di persone conosciute in casuali e passeggeri incontri, come quasi tutte quelle che la signorina Clinton frequentava a Saratoga, non meritano fede. Le particolari relazioni in cui mi trovo col signor Clinton mi hanno ultimamente condotto a vivere in continua familiarità sì con lui che con la sua figliuola. Egli non ha ora intorno a sè parenti nè amici fidati, e perciò sembra agli occhi del mondo far più caso di me che non ne farebbe qualora ambissi la mano della signorina Isabella. D'altronde, questa ha tanti adoratori che sarebbe il colmo della vanità se io presumessi....
— Poh, poh! — l'interruppe Filippo Amory, levandosi da sedere, e picchiandogli una spalla. — Ditelo, caro Sullivan, a qualcuno più novizio e più ingenuo ch'io non sia! Certo, — proseguì egli andando su e giù per la stanza — è dicevole cotesto linguaggio; ma, sebbene io rifugga dalle adulazioni, credo di poter senza pericolo ricordare alcuni piccoli fatti a un giovanotto che ha una tanto modesta opinione dei propri meriti. Prego, chi era il signore per la compagnia del quale la signorina Clinton fu così pronta ad abbandonare, sere sono, una splendida e affollata sala mentre cantava l'Alboni, e a lasciar delusa tutta una coorte d'ammiratori che la circondava di omaggi e di sorrisi? Con chi mai preferì ella passeggiare tranquillamente al lume di luna nel giardino dell'Albergo degli Stati Uniti? —
Guglielmo indugiò un momento a rispondere, come se cercasse di rammentarsi; poi esclamò:
— Vedo, vedo! Questa fu dunque una delle cause di sospetto? Io non ero invece che un messo venuto a chiamare la signorina Isabella al letto di suo padre.... Avevo ansiosamente vegliato per ore il signor Clinton, caduto in un sonno prolungatissimo, quasi letargico, che impensieriva il medico; destatosi alfine, egli chiese della sua figliuola con tale appassionata insistenza, ch'io mi risolsi a disturbarle il piacere della serata, e condurla dov'era suo dovere andare immediatamente: nel casinetto in fondo al giardino dell'albergo, che pertanto attraversai con lei al lume di luna.... —
Il signor Amory sorrise, e per la prima volta guardò Guglielmo con quella dolce espressione di benignità che il suo bel viso assumeva di rado e che tanto gli si addiceva.
— Ecco che cosa sono i pettegolezzi dei luoghi come Saratoga! — egli fece quasi gaiamente. — Capisco che non devo più parlare d'altre apparenze di teneri sentimenti sia in voi sia nella signorina. Ma se anche il cuore della bella e la sua dote sono sempre ben custoditi da lei e da suo padre, non mancano buone ragioni di credere, caro Sullivan, che vi sarebbe agevole conquistare ambedue. Voi siete un giovane di grande avvenire, e possedete, a quanto ho udito, una geniale attitudine agli affari che vi rende indispensabile al vecchio; e se con la prestanza della vostra persona e i pregi del vostro spirito non vi rendete tale anche alla fanciulla, la colpa sarà tutta vostra. —
Guglielmo rise.
— Se questo fosse il mio scopo, ricorrerei a voi per incoraggiamento e consiglio; ma, signor Phillips, è fatica sprecata far brillare ai miei occhi cotesta visione lusinghiera.
— No, dato che siate l'uomo ch'io vi credo,-replicò l'altro. — E non sarete certo tanto sciocco (scusate se uso un termine un po' forte) da disprezzare l'opportunità offertavi di prendere quel posto e far quella figura nel mondo a cui vi danno diritto la vostra nascita, la vostra educazione e le vostre qualità personali. Figlio d'un rispettabile ecclesiastico (professione sempre onorevolissima), favorito nella prima giovinezza da occasioni straordinariamente vantaggiose delle quali avete saputo approfittare, oggi, col credito che godete nelle Indie, se aveste al vostro comando ingenti capitali, giungereste presto a contare fra i negozianti più cospicui. Nondimeno tutto questo non basterebbe ancora a darvi pronto e libero accesso nelle alte sfere della nostra aristocrazia; mentre sposando la signorina Clinton, salireste d'un passo a un grado sociale che difficilmente avreste conquistato con lunghi sforzi, e a venticinque anni tocchereste la mèta più eccelsa che la vostra ambizione possa vagheggiare. Nè, oso dirlo, è verosimile che l'essere vissuto sei anni affatto privo della compagnia di donne gentili, non v'abbia disposto a sentire potentemente il fascino d'una grazia e una bellezza così rare....
«Un uomo che ritorna alla terra nativa dopo una lunga permanenza sotto i tropici, suol essere facile preda della prima seducente compatriotta in cui la sorte lo faccia imbattere; e non è invero da maravigliarsi che voi siate preso dalle attrattive della signorina Isabella, singolari anche in questo paese di belle donne. E, sicuro, non avete durato sei anni di fatiche sotto il sole cocente dell'India, senza avere imparato ad apprezzare quanto vale l'insperata e onorevole fortuna che ve ne offre il premio: il riposo, la ricchezza agevolmente conseguita, e, felicità suprema, il possesso d'una giovane e bella sposa. —
Seguì una pausa, durante la quale Filippo Amory stette a spiare nel volto di Guglielmo l'effetto delle sue parole tentatrici. Questi non tardò a palesarglielo con la sua risposta.
— Signor Phillips, — disse in un tono risoluto ed energico che provava la sua profonda sincerità — io non ho infatti speso parecchi dei miei anni migliori lavorando sotto un cielo ardente, in prolungato esilio da quanto avevo di più caro, senza il sostegno di alti fini, senza l'incoraggiamento di dolci speranze. Ma voi mi giudicate assai male se stimate che l'ambizione che m'ha finora spronato possa essere sodisfatta da quelle ricompense che avete dipinte alla mia immaginazione con sì vividi colori. No, signore, credetemelo; quantunque i loro vantaggi siano tali che a pochi è dato conseguirli, io miro a qualche cosa di più alto ancora, e penso che davvero avrei sprecato i miei sforzi se le mie speranze e i miei desiderî non tendessero verso un bene più prezioso.
— E dove cercate l'adempimento di cotesti voti sublimi? — domandò il signor Amory con accento ironico.
— Non già nei circoli gai del mondo elegante nè tra l'aristocrazia del denaro. Io non dispregio un grado onorevole agli occhi dei miei simili, conosco i benefizi della ricchezza, sento il prestigio della bellezza e della grazia; ma non sono queste le cose per cui lasciai la mia patria, nè per esse vi sono ritornato. Benchè giovane, ho vissuto abbastanza, e abbastanza sofferto, perchè sia radicata nel mio cuore la fede che i soli beni degni d'essere cercati a prezzo di lotte e sacrifici, sono quelli più durevoli e più consolanti dei dubbi onori, delle precarie ricchezze, dei volubili sorrisi.
— Dunque, se m'è lecito domandarlo, a che cosa mirate?
— A un focolare domestico; e non tanto per me, sebbene da lungo tempo io aneli alla sua pace, quanto per colei con cui mi confido dividerlo. Or fa un anno — e la voce di Guglielmo si commosse, le sue labbra tremarono — v'erano, oltre la cara creatura che adesso occupa tutta l'anima mia, altre persone ch'io speravo, con tenero amore, con viva gioia, di veder cogliere un giorno i frutti delle mie fatiche. Dio non m'ha concesso di ritrovarle quaggiù, e.... ma perdonatemi, signor Phillips, non è mia intenzione d'importunarvi raccontandovi i miei affari privati.
— Proseguite, proseguite, — disse Filippo Amory. — Merito bene qualche confidenza in cambio de' miei disinteressati consigli. Parlatemi come a un vecchio amico, e siate sicuro che v'ascolto con la maggior simpatia.
— Da molto tempo non ho parlato liberamente di me stesso; — rispose Guglielmo — ma sono franco per natura, e giacchè manifestate il desiderio di conoscere qualche cosa de' miei propositi nella vita, io non ho alcuna ragione di nasconderveli. La mia sorte, signore, fu singolare fin dall'adolescenza: non vi dispiaccia quindi se ne fo un breve cenno. A dodici anni avevo già cominciato ad esercitare i doveri che la necessità m'imponeva. La mamma, rimasta vedova quand'ero bambino, e il vecchio nonno erano i miei soli parenti e quasi i miei soli amici; l'una di debole complessione, delicatissima, non atta ai lavori faticosi: l'altro d'età assai grave, e povero, non avendo altri proventi che la sua piccola paga di sagrestano d'una chiesa vicina. Ma, come voi sapete, perchè già ve lo dissi quando ci conoscemmo in Oriente, nonostante le loro condizioni, essi m'allevarono in una modesta agiatezza e mi diedero un'ottima educazione.
«Ragazzo, quando le piastrelle e i cervi volanti sono d'ordinario gli oggetti che più appassionano, io ero già posseduto da un ardente desiderio di sollevare i miei cari d'una parte delle fatiche e delle cure di cui sostenevano il peso; e con questo fine cercai e trovai un posto, nel quale ero ben trattato e ben pagato, e che conservai fino alla morte del mio buon principale. Poi, per un tempo ebbi a sentire dolorosamente la mancanza d'impiego; mi scoraggiai, fui infelice; e questo stato d'animo era mantenuto dalla convivenza con un uomo di temperamento malinconico ed inclinato al pessimismo, come il mio nonno, il quale aveva patito nel corso della sua vita crudeli disinganni, e però lungi dal farmi cuore insisteva sulla probabilità che tutti i miei disegni, tutti i miei tentativi d'aprirmi la via della fortuna, fossero destinati a fallire.
«Io ero molto amareggiato, allora, dall'influsso deprimente delle tristi predizioni del vecchio; ma poi fui indotto a pensare che, in fondo, produssero un effetto utile, perchè nulla mi spinse a raddoppiare i miei sforzi, più che la brama di provargli ch'erano mal fondate; e una delle maggiori sodisfazioni da me gustate in questi ultimi anni fu appunto la certezza ripetutamente avuta ch'egli era venuto alfine nella persuasione piena ed intera che uno almeno della sua disgraziata famiglia aveva la sorte di sfuggire ai travagli della povertà.
«Mia madre era una donna di natura quieta e gentile, piccolina della persona, di maniere semplici e piuttosto riservate. Ella mi amava come la stessa anima sua; tutte le mie nozioni della bontà mi furono date da lei: dal canto mio non mi sarei risparmiato sacrificio alcuno per farla felice, avrei dato la mia vita per la sua.... Ma non ci rivedremo mai più in questo mondo; e io.... io imparo a rassegnarmi!
«Per loro due e per un'altra persona di cui vi parlerò tra poco, ero pronto ad esulare, a lottare, a soffrire ed essere paziente. L'occasione si presentò, ed io non tardai a coglierla. Presto il supremo scopo della mia ambizione fu conseguito. Io guadagnavo abbastanza per me e per loro. In progresso di tempo giunsi anche a farli godere un po' di lusso. E avevo cominciato ad attendere il giorno non lontano in cui il mio sospirato ritorno avrebbe finalmente reso perfetta la nostra felicità, mentre, ahimè, la notizia della morte del nonno era per via, e mia madre anch'ella già declinava lentamente ma inesorabilmente verso la tomba!
«Tutt'e due oggi sono partiti dal mondo, e io sarei rimasto tanto solo da desiderare quasi di seguirli, se non fosse quella creatura il cui amore m'avvincerà alla terra finchè ella vi soggiornerà meco.
— E lei? — domandò Filippo Amory con un ardore che Guglielmo, assorto nei propri pensieri, non osservò.
— È una giovanetta — rispose questi — senza famiglia, nè ricchezza, nè bellezza; ma dotata d'uno spirito così alto che la fa nobile, d'un cuore così generoso che la fa ricca, di un'anima così pura che la fa bella. —
L'intensa attenzione del signor Amory e l'evidente suo desiderio d'udire il seguito, lo incoraggiarono a continuare:
— Nello stabile dove abitavamo viveva un buon vecchio, che faceva il lampionaio. Era povero, più povero ancora di noi, ma non ho mai conosciuto un uomo migliore. Una sera, mentre andava in giro accendendo i suoi lampioni, raccolse e si portò a casa una bimba appena coperta di miseri cenci che una femmina crudele aveva in quel momento gettata sulla strada dove sarebbe morta di freddo, salvo che non fosse condotta a finire di morte più lenta in un ospizio; perchè soltanto le cure affettuose ed assidue di mia madre e dello zio True (così chiamavamo il nostro vecchio amico) poterono salvare quella debole creatura dalle conseguenze delle sevizie e degli stenti che l'avevano ridotta in fin di vita. Grazie alla loro instancabile vigilanza, alle loro premure, ella fu conservata per contraccambiare un giorno, e a cento doppi, l'amorosa assistenza prodigatale.
«Ella era a quel tempo esile e strutta da far pietà, d'un colorito scialbo, e assai bruttina; inoltre nessuno le aveva insegnato a dominare il suo carattere violento, al quale univa una grande ostinatezza derivata certo dall'essere sempre vissuta in opposizione con tutti.
«Ma nulla sgomentava l'ottimo zio True, e sotto l'influsso della sua paterna tenerezza, cominciarono a svilupparsi le facoltà e le virtù latenti in quella piccola anima fino allora negletta. Nell'atmosfera di amore ove adesso respirava, ella cambiò natura; e quando agli esempi e ai precetti che le erano dati nella sua nuova casa s'aggiunse la luce divina, versata sulla sua vita da una creatura eletta, la quale immersa ella stessa nelle tenebre, emana dal proprio spirito un'aureola radiosa che illumina chi gode il bene della sua presenza, divenne ciò che poi è stata costantemente: una donna in cui uno può riporre il suo affetto e la sua fede per sempre.
«Quanto a me, non tardai ad amare oltre ogni dire quella bambina verso cui da principio mi aveva attratto un mèro sentimento di compassione. Stavamo insieme il più possibile; tutto era comune tra noi: studi, piaceri, dolori, passioni. Io ero il suo maestro, il suo protettore, il compagno dei suoi spassi infantili; ed ella dal canto suo era per me l'amica che mi consigliava e m'incoraggiava, mi consolava e mi compativa: un'amica preziosa, necessaria, perchè m'infondeva il suo spirito fervente di speranza, di energia, di fiducia. Ricordo come ella, tanto piccina ancora, mi rincorò e mi sostenne in quel mio disperato dolore giovanile, quando per la morte inaspettata del mio ottimo principale mi trovai senza impiego!
«L'affezione tra lei e lo zio True era commovente. Bench'io fossi un ragazzo, ammiravo come una cosa bella il devoto amore del vecchio lampionaio per la sua figlioletta adottiva, «il suo uccellino», egli diceva, e la tenera, profonda gratitudine con cui questa lo ricambiava.
«Durante alcuni anni ella gli dovette ogni cosa e parve essere semplicemente una bambina di cuore amoroso e buona. Ma giunse il tempo che le parti furono invertite. Il brav'uomo venne colpito da una infermità che lo rese invalido delle membra, bisognoso di continuo aiuto. Allora si manifestò in tutta la sua bellezza quella nobile natura femminile. Oh, come dolcemente la fanciulletta guidava i passi del vecchio che scendeva verso la tomba! Spesso, in sulla mezzanotte, io andavo a vedere se il nostro casigliano non mancasse di qualche cura che la troppo giovane ed inesperta infermiera era forse incapace di prestargli.... Mai non scorderò la figurina della piccola Gertrude, seduta tranquillamente accanto al suo letto, in quell'ora notturna che in tanti altri fanciulli avrebbe suscitato tutti i fantastici terrori delle tenebre: davanti a lei sulla tavola ardeva un fioco lumicino, ed ella, tenendo una mano di lui tra le sue, confortava la veglia dolorosa con parole d'amore, o gli leggeva qualche pagina della Bibbia contenente un santo insegnamento.
«Ma, ahimè, la sua devozione non bastava a prolungare la vita del caro infermo; e, poco innanzi ch'io partissi per Calcutta, egli morì benedicendo Dio che gli aveva concesso di finire i suoi giorni in pace e consolato dalla sua dolce custode.
«Toccava a me lenire il gran cordoglio della nostra Gertrudina; feci quanto stava nelle mie forze per ridarle coraggio e serenità, e fui lieto di sapere che io partendo lasciavo quest'ufficio all'angelica signorina cieca che da lungo tempo onorava della sua amicizia lei e lo zio True. Prima di staccarmi da mia madre e dal nonno, li affidai solennemente alle cure filiali di Gertrude, la quale aveva dato prova di tanta buona volontà e tanto valore. Ella promise di essere fedele alla missione assunta, e mantenne nobilmente la promessa. Nonostante la collera e la durezza del signor Graham (il padre della sua protettrice), dalla cui liberalità dipendeva da anni, ella si dedicò tutta, col cuore e con l'opera, all'adempimento dei doveri che considerava sacri. Senza curar le sofferenze, le fatiche, le veglie, le privazioni, abbandonò spontaneamente agi e piaceri, e si prestò, paziente, giorno e notte, in servigio degli amici che amava d'un amore più grande di quello d'una figliuola, perchè era l'amore d'una santa.
«Io, pur eguagliandola nell'ardore e nella tenerezza, non avrei potuto fare la metà di ciò che fece lei: soltanto un cuore e una mano di donna sono capaci di quanto ideò ed eseguì Gertrude.
«Ella già prima era più che una sorella per me, era l'amica mia dilettissima, la mia assidua corrispondente; adesso m'avvincono a lei legami che non sono terreni e su cui il tempo non ha potere....