XVI.

Le stelle son magioni edificate

Da natura, ove forse la celeste

Lor dimora hanno l'anime beate

Nella luce immortal che le riveste.

Wordsworth.

Sono trascorsi due mesi dalla morte di True, e da otto giorni Gertrude è stabilita in casa del signor Graham.

Emilia aveva saputo per mezzo d'un giornale la notizia della perdita che così improvvisamente colpiva la bambina. Senz'indugio comunicò allora a suo padre il suo desiderio e i suoi propositi rispetto all'orfanella, ed egli non vi si oppose. Le fece però notare gl'inconvenienti che avrebbe cagionato in quel momento la venuta di questa alla villa, posto che erano in procinto di partire per una visita a parenti dimoranti in un paese lontano, e non sarebbero ritornati che quasi al tempo di rientrare in città per l'inverno. Emilia comprese la giustezza dell'obiezione. Invero la signora Ellis restava a custodia della casa, ma ella ben sapeva che quand'anche avesse acconsentito ad occuparsi di Gertrude durante la loro assenza, era la persona meno atta a consolarla nella sua afflizione.

Questo pensiero la turbava considerandosi ella oramai come l'unica tutela di quell'orfana, e si doleva in cuor suo d'essere così inopportunamente costretta a un insolito viaggio. Ma non c'era rimedio: il signor Graham aveva divisato di farlo, ed ella doveva guardarsi dal contrariare la sua intenzione perchè la presenza della piccola Gertrude non riuscisse, proprio da bel principio, importuna e sgradita, E la mattina dopo il suo colloquio col padre, si recò in città, assai perplessa circa il modo di regolarsi in quelle imprevedute circostanze.

Era una domenica, ma Emilia aveva uno scopo di carità e d'amore, che non ammetteva dilazioni. Un'ora innanzi l'uffizio del mattino, la signora Sullivan, affacciata alla finestra che dava sulla strada, vide fermarsi alla porta di casa la carrozza del signor Graham. Ella corse incontro alla giovane cieca, e con la gentilezza e la bontà in lei naturali la condusse nel suo modesto ma pulitissimo salotto, la fece sedere in una comoda poltrona, le mise in mano un ventaglio, (era una giornata caldissima) poi le disse quanto lieta, grata, fosse della sua visita, e quanto le dispiacesse che appunto Gertrude non si trovasse in casa.

— E dov'è? — domandò Emilia, maravigliata.

— È uscita a passeggiare col mio Guglielmo, — rispose la signora Sullivan.

Molte altre domande seguirono a quella, da parte della visitatrice, e la buona donnina raccontò tutta la lunga e commovente storia del disperato dolore di Gertrude, dolore inconsolabile, e tanto profondo da farle temere ch'ella ne morisse.

— Io non potevo nulla, con lei. Durante la settimana scorsa passò le giornate seduta sul suo panchetto davanti alla poltrona dello zio True, con la testa sul cuscino, e non c'era caso d'indurla a levarsi di lì e a mangiare qualche cosa. Quando le parlavo sembrava che non udisse: s'io tentavo di smuoverla a forza non si dibatteva, (era sempre tranquilla), ma mi si abbandonava tra le braccia come un corpo morto; e non osavo costringerla a venire nel mio quartierino benchè sapessi che il mutar luogo le avrebbe giovato. Se non ci fosse stato Guglielmo, io non so davvero come avrei fatto con quella povera creatura; era una gran pena! Ma lui sa maneggiarla molto meglio di me. Nelle ore che è in casa, adesso va benino. Figuratevi, se la piglia in collo, perchè è forte quel ragazzo, e lei è leggera come una piuma, la porta in un'altra stanza o fuori nella corte, e trova sempre la maniera di rasserenarla, ch'è una maraviglia. La persuade a mangiare, la conduce a far una lunga passeggiata tutte le sere, quando ritorna dal magazzino. Ieri andarono fin oltre il ponte di Chelsea, dove si gode l'aria buona e il fresco, e pare che fosse riuscito a distrarla, a divertirla perfino, perchè me la riportò più colorita e più animata che non l'avessi ancora veduta. Era tanto stanca, che si lasciò mettere a letto nella mia camera, e dormì saporitamente tutta la notte. Tant'è vero che oggi è la Gertrude di prima. Sono usciti insieme stamani; essendo domenica Guglielmo sta tutto il giorno con noi, e non dubito che finirà di consolarla, se è umanamente possibile.

— Guglielmo dimostra molto criterio cercando di distrarla, conducendola fuori di casa, — disse Emilia. — Sono lieta ch'ella abbia amici tanto benevoli. Io promisi al signor Flint che se la sua figliuola adottiva avesse la sventura di perderlo, la prenderei meco, e la mia casa sarebbe la sua. Non ho avuto notizia della morte di quel brav'uomo se non ieri; e considero come un gran favore usato a me non meno che a Gertrude, l'avere intanto preso così amorosamente cura di lei. Ma io ero certa della vostra bontà: altrimenti non mi sarei data pace di non aver saputo subito che il povero True già era venuto a mancare.

— Oh, signorina Emilia, — disse la signora Sullivan — Gertrude ci è tanto cara, e soffrivamo talmente anche noi vedendola soffrire, ch'era bontà verso noi stessi fare tutto il possibile per confortarla. Io credo che Guglielmo e lei non s'amerebbero con maggior tenerezza se fossero fratello e sorella. Il mio figliuolo e lo zio True erano grandi amici. Ah sentiamo tutti vivamente la perdita del nostro buon casigliano, credetelo. Il mio vecchio padre non ne parla molto, ma io vedo bene com'è addolorato e depresso. —

Nel corso della conversazione che si prolungò ancora, la vedova disse che una sua cugina moglie d'un fittaiuolo, la quale viveva nei dintorni di Boston alla distanza di circa venti miglia dalla città, l'aveva invitata, insieme co' suoi, a passare una quindicina di giorni alla fattoria; e che coincidendo l'invito con l'usata vacanza estiva di Guglielmo, si proponevano d'accettarlo.

Ella parlò di Gertrude come se fosse inteso che li accompagnerebbe, e s'estese sul vantaggio che le avrebbe procurato il respirare l'aria di campagna e scorrazzare per campi e boschi, dopo le fatiche sostenute e la lunga reclusione.

Emilia, visto che la ragazzina sarebbe un'ospite attesa e bene accolta, approvò di cuore questa visita, e convenne inoltre con la signora Sullivan che ella rimarrebbe affidata a lei, fino al ritorno del signor Graham a Boston per la stagione invernale. Poi dovette accomiatarsi, senz'aspettare Gertrude; ma lasciò alla vedova un affettuoso messaggio per la loro protetta, e una somma sufficiente ai bisogni di questa durante il tempo stabilito.

Così Gertrude andò in campagna, dove la novità d'ogni cosa intorno a lei, l'abbondanza di cibo sostanzioso, la salubrità del moto all'aria aperta tra il verde, la cordialità e la simpatia delle persone con cui si trovava, fecero rifiorire le rose sulle sue guance e ridonarono al suo cuore la calma e la serenità se non la gioia.

Poco dopo ritornati i Sullivan dalla loro villeggiatura, si trasferirono in città anche i Graham, e l'orfanella passò nella sua nuova casa.

— Sei ancora alla finestra, Gertrude? Che ci stai a fare, cara?

— Aspetto di vedere accendersi i lumi, signorina Emilia.

— Ma non li accendono stasera. Alle otto si leva la luna che rischiarerà le strade a sufficienza per tutta la notte.

— Non intendevo parlare dei lampioni.

— E di che, dunque? — domandò Emilia avvicinandosi alla finestra e posando le mani sulle spalle della fanciulla.

— Delle stelle, cara signorina. Ah, vorrei pure che poteste vederle anche voi!

— Brillano e scintillano, non è vero?

— Oh, sono belle, belle! E tante! Il cielo n'è gremito....

— Come ricordo il tempo ch'io solevo stare a questa medesima finestra, guardando le stelle che tu guardi ora! Mi sembra di vederle con gli occhi tanto le ho presenti nella memoria!

— Io le amo tutte quante, ma la mia più d'ogni altra!

— E qual'è la tua stella?

— È quella fulgidissima, là, sul campanile della chiesa. Ogni notte splende di contro alla mia camera e mi guarda fisso nel viso.... Signorina Emilia, — e la voce di Gertrude si fece sommessa — provo un sentimento come se quella stella splendesse apposta per me, e mi figuro che l'accenda lo zio True, e ch'egli nella sua luce mi sorrida e mi dica: «Vedi, Gertrudina, ho acceso la tua lampada!» Caro zio True! Credete, signorina, che egli mi ami sempre?

— Sì, lo credo fermamente; e credo pure che se tu seguirai il suo esempio e procurerai d'esser buona e paziente al pari di lui, egli sarà in effetto il lume che guiderà i tuoi passi brillando sul tuo cammino di luce altrettanto viva che se la sua faccia ti sorridesse nel fulgore della stella.

— Io ero paziente, e buona quando vivevo con lui.... quasi sempre almeno.... e sono buona quando sono con voi; ma la signora Ellis mi urta. Si direbbe che cerchi di tormentarmi, di provocarmi, e allora io vo in collera; e non so più quel che dico e quel che faccio. Non intendevo d'essere impertinente con lei, oggi, e mi rincresce d'avere sbattuto l'uscio; ma come non perdere la pazienza, signorina Emilia, nel sentirla sostenere davanti al signor Graham che avevo strappato io il Journal di ieri, mentre non era vero? Quello in cui mi vide involtare le vostre pantofole era un altro vecchio foglio, e sono sicura che ella stessa, invece, deve aver acceso il fuoco nella biblioteca col Journal scomparso; ma il signor Graham crederà sempre che sono stata io.

— Non dubito, Gertrude, che tu avevi qualche ragione di sentirti sdegnata, e che, come affermi, quel giornale non è andato perduto per colpa tua. Ma devi ricordarti, mia cara, che non c'è nessun merito a esser buoni e pazienti quando nulla ci irrita. Io desidero che tu impari a sopportare anche le ingiustizie senza perdere la padronanza di te. Sai che la signora Ellis è qui da molti anni; finora ha sempre fatto a modo suo, e non è avvezza coi ragazzi. S'immagina che la tua presenza in questa casa le porterà nuove faccende, la disturberà nelle sue consuetudini; e pero non è da maravigliarsi che, a volte, se qualche cosa va di traverso se la pigli teco. È una donna fidatissima, buona e premurosa per me e per il mio babbo che la tiene in gran conto. Sarei infelice se dovessi temere che tu e lei non potrete vivere insieme amichevolmente.

— Io non voglio farvi infelice! Non voglio disturbare nessuno! — disse Gertrude, eccitata. — Andrò via piuttosto, dovunque, lontano, e non sentirete più parlare di me!

— Gertrude! — esclamò Emilia con tono grave e triste.

Ella teneva sempre le mani sulle spalle della ragazzina, e, parlando, la fece voltare di faccia a lei.

— Gertrude, desideri dunque d'abbandonare la tua amica cieca? Non mi vuoi punto bene? —

Il volto in cui s'incontrò lo sguardo della piccola sdegnosa aveva un'espressione di dolore così commovente, che il suo orgoglio e la sua ira caddero di colpo.

— No, no, cara signorina Emilia! — ella proruppe gettando le braccia al collo della giovane. — Non vorrei lasciarvi per nulla al mondo. Farò tutto quello che voi desiderate! Non andrò più in collera con la signora Ellis, per amor vostro!

— Non per amor mio, Gertrude, — replicò Emilia — per amor di te stessa, per amor del tuo dovere e di Dio! Qualche anno fa non avrei aspettato da te un contegno remissivo e benevolo verso una persona da cui tu fossi stata trattata con ingiustizia; ma adesso che sai distinguere il bene dal male, adesso che t'è familiare la vita del divino Maestro, il quale perdonava le ingiurie, adesso che hai imparato a compiere fedelmente tanti alti doveri, speravo che tu sapessi anche sostenere con pazienza e indulgenza ogni più duro cimento. Ma s'io t'ammonisco quando hai errato, non dispero già che tu divenga un giorno come ti bramo. Poichè tu ti trovi sottoposta ora a una novella prova, t'è necessario raccogliere novelle forze per sopportarla; e ho tanta fiducia in te da credere che, conoscendo i miei desiderî, procurerai di condurti convenevolmente verso la signora Ellis, in qualsiasi occasione.

— Lo farò, cara signorina, lo farò. Non le risponderò mai quando sarà cattiva con me, dovessi mordermi le labbra per tenerle chiuse.

— Oh le cose non arriveranno a questo punto! — disse Emilia sorridendo. — Le sue maniere sono un po' ruvide, ma ti ci assuefarai col tempo. —

Proprio in quel momento s'udì una voce nell'anticamera:

— Vedere la signorina Flint! Davvero? Ebbene, la signorina Flint è nella camera della signorina Graham. O che si mette a ricever visite, ora? —

Gertrude avvampò in viso, fino alle tempie. La voce era quella della signora Ellis e parlava in tono di derisione.

Emilia andò all'uscio e l'aperse.

— Signora Ellis!

— Che volete, Emilia?

— C'è qualcuno da basso?

— Sì, un giovanotto che chiede di Gertrude. Quel certo Sullivan, credo.

— Guglielmo! — gridò Gertrude slanciandosi avanti.

— Scendi pure, e quando avrai finito d'intrattenerti con lui torna qui, — disse Emilia. — Voi, signora Ellis, fatemi il piacere di venir a mettere un po' in ordine la mia camera. Credo che troverete sul tappeto molti ritagli di roba per il vostro sacco dei cenci. La signorina Randolph ne semina sempre in abbondanza quando viene a tagliare un vestito. —

La governante fece la sua collezione, poi sedette sul canapè coi ritagli di colore in una mano e i bianchi nell'altra, e cominciò, parlando di Gertrude:

— Che farete di lei, Emilia? La manderete a scuola?

— Sì, andrà dal signor W. l'inverno prossimo.

— Oh! Non è una scuola troppo costosa per una ragazzina della sua condizione?

— È costosa, sicuro, ma io desidero darle il miglior maestro che conosco, e il babbo non fa obiezioni circa la spesa. Pensa anche lui che se vogliamo destinarla a istruire altre bambine, bisogna che sia bene istruita ella stessa. Gliene parlai la prima sera dopo tornati in città per la stagione, e convenne con me ch'era meglio metterla subito a imparare un mestiere, anzichè farne con una mezza educazione una signorina buona a nulla. Egli acconsentì a lasciarmi libera di regolarmi come mi parrebbe meglio, e ho risolto di mandarla dal W. Resterà dunque con noi per ora. È mia intenzione tenermela dappresso quanto più a lungo sia possibile, non solo perchè le sono molto affezionata, ma perchè è tanto delicata e sensitiva; la morte del vecchio Flint l'ha addolorata immensamente, e dobbiamo cercare in ogni modo di consolarla, di renderla felice.... non vi pare, signora Ellis?

— Io ho sempre badato a fare il mio dovere, — rispose la governante, piuttosto seccamente. — Dove dormirà quando la casa sarà ordinata?

— Nella camerina in fondo al corridoio.

— E allora dove metterò l'armadio della biancheria?

— Non può stare nell'entrata sul di dietro? Io credo che troverà posto benissimo tra le due finestre....

— Bisognerà che lo trovi, — disse la signora Ellis; e uscì dimenandosi e brontolando tra i denti: — Tutto sossopra a cagione di quella piccola villana rifatta! —

I motivi del suo dispetto erano parecchi. Preposta da lungo tempo al governo delle faccende domestiche in casa Graham, esercitava le sue mansioni con un'autorità assoluta, diventata un po' tirannica. Era brava, metodica, scrupolosa in materia d'ordine e di pulizia. A' suoi occhi, dopo tanti anni che viveva tranquilla in una famiglia poco numerosa e non aveva più da fare con bambini, Gertrude era apparsa come un'intrusa, di cui nulla giustificava la presenza, e che non poteva se non commettere malestri, seminar zizzania e guastarle le uova nel paniere. Inoltre usciva dal «basso popolo», come s'esprimeva la governante, la quale non era in fondo di cuor duro ed approvava la carità pubblica e privata, ma aveva un debole per gli «alti natali». Si vantava anzi d'esser nata bene ella stessa, quantunque ridotta dalla fortuna in una condizione inferiore, e le pareva un'offesa alla sua dignità il pretendere ch'ella avesse a prestarsi in servigio di una persona tanto al di sotto di lei nella gerarchia sociale. Ma soprattutto vedeva in quell'ospite sgradita una rivale formidabile nell'affetto della signorina Graham, che, afflitta da cecità e piuttosto cagionevole, era stata fino allora interamente affidata alle sue cure, e in cui aveva riposto tutta la tenerezza che la sua aspra natura le concedeva di sentire per qualcuno.

Date queste circostanze, si comprende che la signora Ellis era lungi dal sentirsi favorevolmente disposta verso Gertrude; e Gertrude dal canto suo non era ancor preparata ad amare cordialmente la signora Ellis.