XXII.

La virtù è ardita e la bontà

non conosce paura.

Shakespeare.

Lasciata in età di tre anni alla mercè della compassione e della carità d'un mondo ove ella non apparteneva a nessuno, e nessuno l'amava, Gertrude finchè era vissuta con Annetta Grant aveva trovato ben poca di quella compassione e ancor meno di quella carità. Ma sebbene il suo spirito turbolento si ribellasse contro i mali trattamenti usatile, ella era allora troppo piccina per poter ragionare su tale soggetto e venire a conclusioni filosofiche sulla durezza e la crudeltà degli uomini. E fosse anche stato altrimenti, queste impressioni sarebbero svanite in quell'atmosfera di bontà e d'amore che l'aveva circondata nel periodo seguente della sua vita, quando, tenuta cara e protetta nella casa dell'ottimo suo padre adottivo, ella aveva goduto assai più di tenerezza paterna che non soglia toccare in sorte agli orfani.

E avendo, grazie a un simile caso provvidenziale, incontrato nella dolce Emilia una seconda prova del fatto che i vincoli del sangue non sono sempre necessari ad unire strettamente due cuori in un vivo reciproco affetto, ella, per questa sua singolar fortuna, non aveva fino allora conosciuto alcuno dei mali derivanti da una condizione dipendente dalla generosità altrui. Il contegno ostile della signora Ellis era stato a volte per lei una fonte d'irritanti molestie; ma la governante dipendendo anch'essa dalla buona opinione di coloro che serviva, doveva frenarsi, e d'altronde la pazienza e la remissività di Gertrude avevano finito col vincere la sua inimicizia.

Il signor Graham le si era mostrato sempre benevolo. Da principio, naturalmente, egli aveva badato poco all'orfanella accolta in casa sua per compiacere la figliuola cieca: purchè fosse tranquilla e manierosa, e non disturbasse nessuno, il resto non gl'importava. Vedeva che Emilia le voleva un gran bene, che trovava un conforto nella sua compagnia, e quantunque gli paresse un gusto bizzarro, era lieto di contentarla. Ma in capo a qualche tempo cominciò a notare nella favorita di sua figlia una vivacità di mente, una correttezza di modi che gliela fecero entrare in grazia; e quand'ebbe scoperto le attitudini di Gertrude al giardinaggio e veduto con qual amore e quale perseveranza ella coltivasse i fiori, tutte le sue simpatie le furono cattivate. Non solo le assegnò un pezzo di terra per suo uso, ma maravigliato dei felici risultati da lei conseguiti nella prima stagione, ampliò il giardinetto donatole e lo abbellì con vari ornamenti ponendovi mano egli stesso. Emilia non esprimeva un desiderio rispetto all'educazione della fanciulla, che suo padre non fosse pronto ad esaudire; e Gertrude, grata di tutto cuore a tanta bontà, si studiava di manifestargli il suo profondo sentimento delle obbligazioni ch'ella aveva con lui, trattandolo col maggiore rispetto e usandogli i più affettuosi riguardi.

Sfortunatamente per la stabilità delle loro amichevoli relazioni, il signor Graham non possedeva nè lo spirito indulgente e disinteressato dello zio True, nè la pazienza angelica e l'abnegazione d'Emilia. Era un uomo liberale e stimabilissimo, godeva fama d'essere d'animo retto ed alto, e in molte occasioni la sua condotta aveva giustificato quest'opinione del mondo sul conto suo. Ma, ahimè, era egoista e spesso considerava le cose solo in quanto lo concernevano. Egli aveva mantenuto e fatto educare Gertrude; ella gli piaceva, la preferiva ad ogni altra persona come compagna di viaggio per Emilia e per sè; nessuno vantava su lei diritti pari ai suoi; e però non potevavoleva ammettere doveri che la sottraessero alla sua autorità.

Eppure, mentre faceva la parte del tiranno, egli s'illudeva stimandosi il migliore amico che la fanciulla avesse sulla terra. Incapace di comprendere la generosa sodisfazione d'adoperarsi per l'altrui bene, presente o futuro, senza connettervi alcun vantaggio proprio, aveva sfogato la collera suscitatagli dai suoi meschini sentimenti egoistici, mortificando per la prima volta Gertrude con parole dure e severe.

Nel corso delle lunghe ore d'una notte insonne ella ebbe tempo d'esaminare le circostanze in cui si trovava, e meditare sui casi suoi. Lì per lì non aveva sentito che una commozione simile al dolore e allo sgomento d'un bambino aspramente sgridato; ma questa era a poco a poco svanita dinanzi a più amari pensieri che sorgevano nella sua mente.

— Quale diritto ha il signor Graham di trattarmi in tal guisa, — diceva a sè stessa — di significarmi ch'io devo accompagnarli nel loro viaggio di piacere, e di parlare degli altri miei amici come se, non contando nulla per lui, non dovessero contar nulla per me? Esige egli dunque che la mia libertà sia il prezzo dell'educazione datami, e ho io perduto la facoltà di dire sì e no? Emilia non pensa così; Emilia che m'ama e ha bisogno della mia compagnia mille volte più di lui, giudica che la mia risoluzione è giusta, e dianzi m'esortava a porre in atto i miei disegni, m'assicurava che questo è il mio dovere. E la solenne promessa fatta a Guglielmo? Mi può essere forse imposto di mancarvi? No, sarebbe tirannia il pretendere ch'io rimanga con loro, e sono lieta d'aver deliberato di sciogliermi da questo servaggio. E poi ho studiato per diventare maestra; e il signor W. dice che bisogna dedicarsi all'insegnamento subito, finchè s'è ancor freschi di studi. Se cedessi ora e continuassi a vivere qui in mezzo al lusso, probabilmente finirei col non trovar più la via di riacquistare la mia indipendenza. È una crudeltà da parte del signor Graham il voler privarmi del mio libero arbitrio! —

Così parlava l'orgoglio: e il cuore di Gertrude, che v'inclinava per natura ed era tenuto in freno soltanto dalla forza d'una rigida e coscienziosa volontà, ascoltò per qualche momento le sue suggestioni. Ma si dominò tosto. Ella s'era accostumata a considerare la condotta altrui con quello spirito di carità cristiana, che desiderava in chi giudicasse la sua; e più miti sentimenti succedettero all'ira che l'aveva eccitata.

— Forse, — ella pensò riandando i discorsi di quella sera — il signor Graham è mosso, in fin dei fini, da pura benevolenza; può darsi che pensi come Emilia ch'io mi sobbarco a fatiche troppo gravi. È impossibile ch'egli sappia quanto forti siano le ragioni che m'inducono a questo passo, da quali vincoli di gratitudine io sia legata ai Sullivan, e qual bisogno abbiano di me adesso. E dal canto mio non credevo che facesse proprio assegnamento sulla mia compagnia per il giro nel Mezzogiorno. Emilia, è vero, parlava come se fosse sottinteso ch'io andrei con loro, ma lui non me ne toccò mai per nulla, non mi fece alcun invito; sicchè non potevo presumere di cagionargli un gran rammarico nè un gran disturbo. Certo, se aveva divisato questo viaggio col fine di procurare un piacere a tutt'e due come ha detto, si comprende che debba essere alquanto stizzito. D'altronde, avendomi tenuta così a lungo sotto la sua tutela, gli pare d'avere un diritto a dettarmi la mia condotta. Ed è stato sempre tanto pieno di bontà e d'indulgenza per me, per un'estranea verso cui non ha nessunissimo obbligo! Oh, mi tortura l'idea ch'egli abbia a giudicarmi ingrata!

«Rinunzierò dunque al mio posto d'insegnante, viaggerò con loro, e lascerò la cara signora Sullivan soffrire, senz'assisterla, morire forse durante la mia assenza? No, questo è impossibile! Mai non tradirò in tal modo il mio proprio cuore, il mio senso della rettitudine e della lealtà. Per quanto mi dolga l'offendere il signor Graham, non devo permettere che il timore della sua collera mi distolga dal mio dovere! —

Deliberato così di sfidare la tempesta a cui sapeva di non poter sottrarsi, e raccomandata la sua causa a Colui che giudica secondo la giustizia, Gertrude tentò d'acquetare la sua angoscia nel sonno; ma invano. Non appena il sopore che le invadeva la mente cominciava a sollevarla del peso ond'era oppressa, sogni di non meno dolorosa natura ridestarono in lei la coscienza della realtà. Ora vedeva il signor Graham offeso e sdegnato come la sera innanzi, e l'udiva minacciarla delle più severe manifestazioni del suo malcontento s'ella avesse osato contrariare i suoi disegni: ora le appariva Guglielmo, il Guglielmo giovanetto che era partito cinque anni addietro, e con aria afflitta le additava la camera dove sua madre giaceva in deliquio, pallida d'un pallore di morte, come ella l'aveva trovata, visitandola ultimamente.

Esausta da questa successione di visioni affannose, Gertrude, quando fu interrotto quel sonno senza riposo, non cercò di riaddormentarsi. Levatasi, andò a sedere presso la finestra, e stette a contemplare la luna che scendeva sull'orizzonte mentre si diffondevano nel cielo i primi albori. Là, nella tranquilla comunione con sè stessa, ella raccolse la forza e il coraggio di cui, lo sentiva, avrebbe avuto gran bisogno per attraversare con calma e fermezza il giorno che sorgeva: triste giorno che doveva vedere la sua separazione da Emilia, e il suo addio al signor Graham, il quale minacciava d'essere d'un carattere ancor più penoso.

Parrà strano che occorresse a Gertrude una straordinaria energia morale per sostenersi in quell'emergente. Ma fatto sta che non sono comuni in una fanciulla diciottenne tanto ardire e tanta risolutezza da affrontare la collera d'un uomo anziano, dalla cui liberalità è dipesa lungo tempo, vivendo nella sua casa, dove il suo volere è legge, e spezzare di schianto i legami delle antiche abitudini col proposito d'aprirsi da sè una via nel mondo in opposizione ai desiderî e alle intenzioni di quell'uomo: nè la grata e pacifica Gertrude sarebbe stata capace d'un tal passo, se non l'avesse spinta un urgente motivo. Il signor Graham governava la famiglia con un'autorità dispotica, che l'aveva assuefatta a rispettare ogni suo capriccio, e sebbene egli fosse sempre indulgente, e in generale buono e cortese, nessuno osava provocare ad ira un temperamento che, eccitato, diveniva violentissimo.

Non può quindi far maraviglia che la giovanetta si sentisse mancare il cuore nell'atto in cui, mezz'ora innanzi la colazione, stava davanti all'uscio della sala da pranzo, con la mano sulla gruccia. Indugiò un momento, chiamò di nuovo a raccolta tutte le sue forze per cimentarsi contro il formidabile avversario, poi, risolutamente, aperse ed entrò.

Com'ella s'aspettava, il signor Graham era già lì seduto nella sua poltrona, e sulla tavola presso a lui giaceva il giornale ch'ella soleva leggergli tutte le mattine. Per questo appunto era venuta.

S'avanzò verso il vecchio signore salutandolo col consueto «buon giorno».

Quegli rispose al saluto ostentando un certo sussiego. Gertrude sedette e si sporse per prendere il foglio, ma egli vi posò sopra la mano.

— Volevo leggervi le notizie, signore.

— Ed io non voglio che tu legga nè faccia nessuna cosa per me, finchè non so se tu sia disposta a trattarmi col dovuto rispetto.

— Oh, io non ho mai inteso di trattarvi altrimenti!

— Quando i ragazzi si mettono a contrasto con le persone maggiori di età e di senno, mancano loro di rispetto nel modo più grave; ma io sono pronto a perdonare il passato se tu m'assicuri, come spero farai dopo aver avuto agio di riflettere da iersera in qua, che hai riacquistato il retto senso del tuo dovere.

— Non posso dire, signore, che le mie idee circa il mio dovere siano mutate.

— Intendi forse di significarmi che persisti nella tua follia? — esclamò il signor Graham rizzandosi e parlandole con un tono che le fece tremare il cuore a dispetto de' suoi coraggiosi propositi.

— Stimate follia fare ciò ch'è giusto?

— Giusto? C'è una gran differenza tra la tua opinione e la mia su ciò ch'è giusto in questo caso.

— Eppure, signor Graham, credo che se voi conosceste tutte le circostanze, non biasimereste la mia condotta. Ho esposto ad Emilia le ragioni che la determinano, ed essa....

— Non mi citare Emilia! — l'interruppe egli camminando a gran passi per la stanza. — Sono persuaso che quella buona figliuola darebbe senz'esitare la sua testa a chiunque gliela chiedesse: ma io so un po' meglio di lei ciò ch'è dovuto a me; e, ve lo dico chiaro e tondo, signorina Gertrude Flint: se voi lasciate la mia casa come vi proponete di fare, la lasciate con la mia riprovazione, la quale potrebbe avere per voi, uno di questi giorni, conseguenze non lievi; tanto più, — soggiunse borbottando tra i denti — che v'incorrete senza nessuna necessità.

— Mi duole nell'anima di dispiacervi, signore, ma io....

— No, che non te ne duole, altrimenti non t'opporresti a' miei desiderî con tanta audacia, — ribattè il signor Graham avvedendosi che il viso di Gertrude, per quanto triste sempre e turbato, aveva preso un'espressione di maggior fermezza dopo le severe e pungenti parole con cui egli credeva di sgomentarla. — Ma ho detto abbastanza, in materia d'una cosa che non merita davvero tanto scalpore. Va' o resta, come ti pare. T'avverto però che se te ne vai non puoi contare più affatto sulla mia protezione e sul mio aiuto. Dovrai provvedere a te stessa o ricorrere ad estranei. Tu, m'immagino, ti confidi che il tuo amico di Calcutta s'incarichi di mantenerti, o anzi ritorni in patria e pigli cura speciale di te; ma, bambina, se questa è la tua speranza vuol dire che conosci ben poco il mondo; scommetto che oramai quello lì ha sposato un'Indiana.... E comunque sia, sta' pur certa che te t'ha bell'e scordata.

— Signor Graham, — rispose con alterezza la fanciulla — il signor Sullivan probabilmente non rimpatrierà che tra parecchi anni, e v'assicuro ch'io non fo assegnamento su lui nè su alcun'altra persona per mantenermi; intendo di guadagnarmi la vita col mio lavoro.

— Eroica risoluzione! — fece egli, sprezzante. — E annunziata con una dignità che spero sarai in grado di sostenere. Devo dunque considerarla come irrevocabile?

— Sì! — disse Gertrude che nei sarcasmi del signor Graham aveva attinto la forza di proferire la temuta parola definitiva.

— E ci lasci?

— È necessario. Credo che questo sia il mio dovere, e però sacrifico volenterosamente, non solo il mio benessere, ma ciò che per me, non ne dubitate, è ben più prezioso: la vostra amicizia. —

Il signor Graham non mostrò d'aver udito: anzi, dimentico della gentilezza in lui abituale, mentre la giovanetta parlava ancora, coperse la sua voce con una violenta scampanellata.

Caterina vi rispose portando la colazione. Emilia e la signora Ellis entrarono dietro a lei e sedettero a tavola. Il pasto mattutino cominciò in mezzo a un silenzio insolito dei commensali che parevano tutti più o meno impacciati. Infatti Emilia aveva inteso da lontano la voce di suo padre vibrare con tono irato, ed era piena d'ansietà; e la governante vedeva chiaramente nelle facce dei tre altri che qualche cosa di spiacevole era accaduto.

Il signor Graham tuttavia fece onore alla copiosa colazione col consueto appetito; poi, terminato che ebbe, si rivolse alla signora Ellis e l'invitò formalmente ad accompagnare sua figlia e lui nel loro prossimo viaggio, di cui parlò accennando alla probabilità d'un soggiorno di alcune settimane all'Avana.

La signora Ellis, che non sapeva nulla del divisato giro nel Mezzodì, accettò con grande piacere, e tutta alacre e lieta si mise a fare un visibilio di domande sull'itinerario e sulla durata della loro assenza, mentre la cieca nascondeva il viso turbato dietro la sua tazza, e Gertrude, la quale aveva letto ultimamente le Lettere di Cuba e parlato al signor Graham dell'incantevole idea che le davano di quell'isola, ponderava in cuor suo se fosse mai possibile ch'egli volesse vendicarsi scendendo a una così bassa piccineria per mortificarla.

Tosto che si furono levati da tavola, Emilia si ritirò nella sua camera dove la giovanetta non tardò a raggiungerla.

Interrogata da lei ansiosamente, questa, nel riferirle la scena di poc'anzi, si guardò dal ripetere le acri e ingiuriose osservazioni del vecchio, perchè la buona amica le palesava con l'angoscia tradita dal suo aspetto un sentimento profondo quanto il suo proprio del torto che le veniva fatto giudicandola e trattandola con tale ingiustizia. Le disse però che la sua partenza era già cosa intesa, e che, essendo il signor Graham poco benevolmente disposto verso di lei, stimava opportuno andarsene senz'indugio, tanto più che la sua presenza in casa della signora Sullivan non sarebbe forse mai stata utile come in quel momento. Emilia comprese la ragionevolezza del suo proposito, lo approvò, e s'offerse d'accompagnarla in città nel pomeriggio; ella si rassegnava piuttosto a questo brusco distacco che a vedere Gertrude umiliata dal contegno di suo padre, perchè il pensiero d'un dispregio usato alla sua protetta le era intollerabile.

Il rimanente della giornata fu dunque impiegato dalla fanciulla nel fare le valigie e altri preparativi. La signorina Graham sedeva presso all'amata figliuola adottiva, e le dava consigli sulla sua futura condotta, deplorando la necessità della loro separazione e scambiando con lei promesse reiterate d'imperituro e immutabile affetto.

— Oh, se almeno poteste scrivermi, cara Emilia! Sarebbe un gran conforto durante la vostra lunga assenza!

— Ti farò avere quelle notizie che mi sarà possibile mandarti con l'aiuto della signora Ellis; ma per quanto rare e scarse debbano essere, sii certa ch'io penserò sempre a te, e non dimenticherò mai di raccomandare la mia diletta alla protezione e alla cura di Colui che può esserle miglior amico e miglior consigliere di me! —

Gertrude andò poi a cercar la governante e la fece restare attonita dicendole che veniva ad accomiatarsi da lei. Ma la maraviglia e la curiosità della brava signora furono presto soverchiate dal bisogno d'esaltare la cortesia e la generosità del signor Graham, e le delizie d'un viaggio come quello a cui ella s'apparecchiava. Dopo averle augurato molto piacere, la giovanetta la pregò di scriverle qualche volta; ma parve che la sua richiesta non fosse udita, perchè la signora Ellis invece di rispondere le domandò se credeva che un abito di casimiro fosse adatto per viaggiare nel Mezzogiorno; essa allora la ripetè con maggior calore, ma l'altra l'eluse di nuovo, manifestando il desiderio di sapere quante paia di sottomaniche avrebbe dovuto mettere nel suo bagaglio. La postulante di favori epistolari non si diede per vinta; sodisfatto a tutte le sue domande, tornò alla carica, riescì finalmente a farsi ascoltare, ed ottenne la promessa d'una lettera, che, dichiarò la signora Ellis, sarebbe stata la sola da lei scritta nel corso di anni ed anni.

Prima di lasciar la casa, Gertrude si presentò al signor Graham nella speranza d'un amichevole commiato; ma egli al suo timido «addio» non rispose che mormorando appena percettibilmente la semplice e universale formula di saluto, d'un significato così profondo quand'esce dal cuore, e così gelida quand'è proferita con indifferenza, a fior di labbra; poi le voltò le spalle e, prese le molle, si mise ad accomodare il fuoco nel caminetto.

Ed ella se n'andò con le lacrime agli occhi e l'animo contristato, perchè il signor Graham era stato sempre buono con lei.

Ma trovò una ben diversa accoglienza in cucina dove salì per salutare la cuoca e la serva.

— Cara signorina Gertrude, Dio vi benedica! — esclamò la signora Prime inciampando su per la scaletta che metteva nella stanza di sotto, e asciugandosi le mani nel grembiule. — Come sentiremo la vostra mancanza! La casa ci sembrerà vuota quando voi non ci sarete più. Affemmia, se non ritornate, noi qui si muore in capo a quindici giorni. L'anima e la vita di questo luogo siete voi. Ma avete tanto senno, che certo fate quel che va fatto; se ve ne andate bisogna dunque rassegnarsi, si avesse anche a consumarci gli occhi dal piangere, Caterina ed io!

— Sicuro, sicuro! — disse la serva irlandese. — Siete tanto buona, che fin ci venite a cercare in cucina per darci un saluto. Non vi scordate di nessuno, voi, signorina Gertrude.... Ah, non potrete mai essere più felice di quanto noi vi desideriamo! Vi devono portar fortuna tutte le benedizioni che vi accompagnano!

— Grazie, Caterina, grazie! — rispose Gertrude commossa dall'ingenua tenerezza di quelle buone e semplici creature. — Dovete venire a trovarmi qualche volta, a Boston; e anche voi, signora Prime; vi aspetto, sapete. Addio! —

L'«addio» che contraccambiò il suo, ora fu cordiale e sincero, e la seguì attraverso l'atrio, e risonò ancora al suo orecchio tra il rumore delle ruote mentre la vettura si metteva in moto.