XXIII.

Uno di quei caparbi egli è che quando

Sposano un'opinione, onore, e fede,

Ed onestà la chiamano, e piuttosto

Dalla vita si parton che da quella.

Rowe.

Da circa due mesi Gertrude, lasciata la casa del signor Graham e separatasi da Emilia, abitava con la signora Sullivan che l'aveva cordialmente accolta, e faceva lezione nella scuola del signor W.

Era un mattino di novembre.

Alzata col sole, ella si lavava e pettinava in una camera così fredda, che prima d'aver finito si sentì le dita mezzo intorpidite: nondimeno, innanzi di cominciare i lavori della giornata, non omise d'implorar sovr'essi la benedizione del Cielo. Poi entrò pian piano nella camera attigua dove la madre di Guglielmo dormiva ancora, accese una piccola stufa di ferro, al quale fine i materiali erano già accuratamente preparati, e ciò fatto, scese con passo leggero al pianterreno per accendere il fuoco nella cucina, ch'era una comoda stanza in cui d'inverno la famiglia prendeva i suoi pasti.

La tavola era apparecchiata e la colazione quasi pronta, quando giunse la signora Sullivan. Tutta ravvolta in un ampio scialle, più pallida ed esile che mai, ella appariva assai debole e malaticcia.

— Gertrude, — disse alla fanciulla — perchè mi lasci dormire la mattina mentre tu sei in piedi e lavori? È stato così ogni giorno questa settimana.

— Per un'ottima ragione, zietta: — rispose quella — io dormo la notte e mi desto all'alba, voi invece fate proprio l'opposto. D'altronde, mi ci diverto a preparar la colazione.... Guardate che bellezza di caffè! — Ne versò un poco in una tazza e lo riversò nella caffettiera. — È mai chiaro? O non vi struggete di berlo, stamani, con questo freddo?

La signora Sullivan sorrise. Le aveva insegnato lei a farlo, perchè ella non ne era pratica avendo lo zio True preferito sempre il tè.

— Ora, — proseguì Gertrude scherzosamente, tirando una poltrona nel canto del fuoco — bisogna che vi mettiate qui e che badiate al ramino finchè l'acqua non bolla; io intanto scappo a vedere se il signor Cooper è levato e vuol permettermi di pettinare il suo codino. —

Uscì, mentre la vedova pensava in cuor suo che una figliuola buona a quel modo non poteva esserci al mondo, e di lì ad alcuni minuti ritornò col vecchio, ch'era molto pulitamente vestito, lo condusse al suo posto a tavola, aspettò che fosse seduto come avrebbe fatto con un bambino, poi gli appuntò il tovagliuolo al collo e servì la colazione.

Nel tempo che la signora Sullivan mesceva il caffè, Gertrude, evitando delicatamente d'attirare i suoi sguardi, sbucciò una patata arrostita, sgusciò un uovo sodo, e pose l'uno e l'altra nel piatto del signor Cooper; il che risparmiava a questi la difficoltà per lui sempre maggiore di compiere quelle operazioni da sè, e a sua figlia l'angoscia che soffriva notando la sua inettitudine e la crescente sua negligenza in materia di quella pulizia ch'era per la brava massaia una cosa sacra.

La povera donna non aveva appetito. A fatica la fanciulla potè indurla a prendere qualche cosa; però certe ostriche fritte che si trovò inaspettatamente dinanzi la tentarono, e assaggiatane una finì col mangiarne parecchie gustandole come da un pezzo non gustava più alcun cibo. Gertrude, osservando la sua faccia patita, il languore che denotava l'atteggiamento della sua persona, si confermò nell'opinione che soltanto un'infermità grave poteva aver trasformato in tal guisa l'energica benchè piccola signora Sullivan, e risolse di non lasciar trascorrere un altro giorno senza che un medico la vedesse.

Terminata la colazione bisognava rigovernare, mettere in ordine le camere, far la spesa per il desinare e prepararlo in parte: faccende che la giovanetta sbrigò quasi tutte ella stessa, prima di vestirsi per andare alla scuola dove da due mesi era maestra assistente. Alle nove meno un quarto comparve sull'uscio di cucina, e disse con tono gaio al vecchio che stava accoccolato davanti alla stufa guardando tetramente il fuoco:

— Venite, signor Cooper! Non volete vedere un po' come va la fabbrica della nuova chiesa? Il signor Miller v'aspetta: diceva ieri che spera nella vostra compagnia durante il lavoro. —

Il vecchio si rizzò, prese dalle mani di Gertrude il suo pastrano e l'indossò aiutato da lei, poi la seguì macchinalmente, con un'aria d'indifferenza. Andare o restare, per lui era tutt'uno. Camminando in silenzio al suo fianco, lungo la strada, ella fu tratta a meditare sulla strana coincidenza che la faceva una seconda volta la compagna d'un vecchio infermo, in passeggiate quasi giornaliere; nè potè astenersi da una comparazione tra il buon zio True, tanto affettuoso e gioviale, e quel Paolo Cooper, misantropo e sempre malcontento, in cui la demenza senile esagerava ancora le naturali tendenze d'un carattere mai stato amabile. Ma per quanto sfavorevole a quest'ultimo riescisse il paragone, non diminuiva la sua benevolenza e le sue premure verso il disgraziato ch'era per lei oggetto di sincera pietà.

Giunsero presto alla chiesa nuova; un bell'edifizio che sorgeva nel posto medesimo di quella demolita, dove il signor Cooper aveva tenuto per molti anni l'ufficio di sagrestano. L'interno non era tuttavia finito, e numerosi operai vi lavoravano alacremente.

Un uomo che precedeva Gertrude e il suo compagno sulla scalinata della porta maggiore, portando un trogolo colmo di calcina, si fermò nel vestibolo udendosi chiamare per nome da una voce ben nota, e deposto il suo carico si volse a rispondere:

— Buon giorno, signorina Flint! State bene, non è vero? Gran bel tempo oggi.... Ah, signor Cooper, siete venuto ad aiutarmi un poco; bravo! Ci sembra di non poter fare nulla di buono senza di voi, tanto pratico di questa chiesa. Per di qua, signore.... Se favorite di venir con me vi mostrerò quello che abbiamo fatto dopo la vostra ultima visita, e mi direte il vostro parere. —

Così parlando s'avviò con l'antico sagrestano; ma la giovanetta lo trattenne un momento per pregarlo d'accompagnare il vecchio a casa quando sarebbe andato a desinare, giacchè doveva passar di lì.

— Sicuro, signorina, con molto piacere, — rispose l'uomo. — Mi segue sempre volentieri quando lo lasciate sotto la mia custodia. —

Ottenuta questa promessa, Gertrude si diresse a passi affrettati verso la scuola, rallegrandosi nella certezza che il signor Cooper era al sicuro per tutta la mattinata in un luogo dove avrebbe trovato una gradevole distrazione, e che la signora Sullivan, sollevata dell'obbligo di vigilarlo e occuparsi di lui, si sarebbe concessa in pace il riposo a lei tanto necessario.

Quegli che così cordialmente coadiuvava Gertrude nella sua opera pietosa, era un bravo muratore che aveva spesso lavorato per il signor Graham, e del quale ella s'era guadagnata la stima e la gratitudine assistendo amorevolmente, nell'inverno scorso, la sua famiglia afflitta allora da malattie. La fanciulla, che passava ogni giorno davanti alla chiesa in costruzione, l'aveva veduto, e le era nata l'idea d'affidargli per qualche ora il signor Cooper pensando che questi si sarebbe forse divertito ad osservare gli operai al lavoro. Durò fatica a persuadere il vecchio, che non voleva saperne di visitare l'edifizio alla cui erezione era stato tanto avverso, non solo perchè contraria a' suoi interessi, ma anche per il grande amore che lo legava all'antica sua chiesa. Tuttavia quando fu lì, la fabbrica, gradatamente, cattivò la sua attenzione, e poichè il Miller si dava cura ch'egli si trovasse bene, e perfino gli faceva credere d'esser utile, egli finì col passarvi quasi le intere mattinate, immaginandosi di vigilare i muratori e tutti i diversi lavoranti. Taluni giorni Gertrude passava ella stessa a riprenderlo, altri pregava il Miller d'accompagnarlo.

Un notevole mutamento si manifestava nello stato del demente da che ella aveva preso dimora in casa della vedova Sullivan. Egli era divenuto più docile, e si mostrava più contento e meno irritabile. Da principio la maggior tranquillità e la consolante presenza di Gertrude parevano aver prodotto un effetto benefico anche sulla salute della povera donna; ma ultimamente la sua debolezza andava aumentando, e due o tre volte ella era d'improvviso caduta in deliquio. La giovanetta sentì ridestarsi tutti i suoi timori, più vivi che mai. Perciò quella mattina uscì col fermo proposito di recarsi dal dottor Jeremy, non appena libera da' suoi doveri di scuola, per chiedergli di visitare la malata.

Ella esercitava il suo ufficio d'insegnante con piena sodisfazione del signor W., e non v'incontrava difficoltà alcuna, fuor delle piccole noie e dei momentanei scoraggiamenti cui vanno soggetti tutti i maestri a cagione della pigrizia, della caparbietà o della stupidità di certi alunni. Varie cause la costrinsero a indugiarsi quel giorno un'ora più del solito. Battevano le due quand'ella sonava il campanello alla porta del medico. Le aperse una cameriera che la conosceva di vista essendo ella venuta altre volte in casa dei suoi padroni. La ragazza le disse che stavano per mettersi a tavola, ma che senza dubbio il dottore l'avrebbe ricevuta lo stesso, e la fece entrare nel tinello dov'egli si trovava. Ritto con la schiena contro la stufa, mangiava una mela, com'era suo invariabile costume, avanti pranzo. Vedendo Gertrude posò il frutto e le mosse incontro a mani tese.

— Gertrude Flint, se non m'inganno! Bene, ho piacere di vedervi, finalmente! Sarei curioso di sapere perchè vi siete fatta così desiderare. —

Ella si giustificò spiegandogli che viveva con una donna inferma e un vecchio cadente i quali avevano bisogno d'assistenza, e che il resto del suo tempo era tutto preso dalla scuola, sicchè non gliene avanzava per fare visite agli amici.

— Magre scuse, — esclamò il dottore — magre scuse! Ma ora che vi teniamo, non vi lasceremo scappare tanto presto. — E, andato a piè della scala conducente alle stanze superiori, gridò con quanto n'aveva in canna: — Signora Jerry! Signora Jerry! Scendete lesta per quanto è possibile, e mettetevi la vostra berretta più bella: abbiamo un'ospite a pranzo!... Pover'anima! — soggiunse sottovoce, volgendosi a Gertrude con un sorriso bonario. — Non può spicciarsi in furia, che ve ne pare?... E grassa! —

Ma Gertrude protestò che doveva affrettarsi a ritornare a casa, e disse il fine della sua visita, esponendo al medico lo stato della signora Sullivan.

— Un'ora non porta conseguenze in un caso come cotesto, — insistette egli. — Voi dovete desinare con me e poi andrò dove vorrete, anzi ci andremo insieme nel mio carrozzino. —

Ella esitò un poco. Il cielo s'era annuvolato, e cominciava a cadere qualche fiocco di neve; la strada era lunga; d'altronde, sarebbe stato meglio che ella accompagnasse il dottore, perchè nella via dove abitava gli stabili erano quasi tutti nuovi e non ancora numerati, e forse da solo egli avrebbe stentato a trovare la casa.

Intanto scese la signora Jeremy. Per grassa era grassa bracata, e in quel momento l'insolita celerità de' suoi movimenti, e l'ansia d'avere inaspettatamente a pranzo una persona estranea, le tingevano il viso di porpora. Ella diede a Gertrude un bacio affettuoso, poi girò gli occhi intorno, e visto che non c'era nessun altro, li fissò sul marito, con uno sguardo di rimprovero.

— Via, dottor Jerry, non vi vergognate? Mai più non presterò fede alle vostre parole.... Farmi credere che ci fosse capitato un qualche ospite straordinario....

— E qual ospite più straordinario di Gertrude Flint, in casa nostra? —

— Quanto a cotesto, è vero; — disse la signora — Gertrude s'è fatta realmente straniera qui, e le tengo in serbo una solenne ramanzina su questo proposito. Però, dottor Jerry, sapevate che non mi sarei messa la berretta rosa e lilla per comparire con lei, che mi vede altrettanto volentieri in quella vecchia coi nastri gialli.... sebbene mi dicesse, la birichina, quando la comprai, ch'io avevo scelto la più brutta berretta di Boston. Te ne rammenti, eh? —

Gertrude rise di cuore ricordando la divertente scenetta nella bottega della modista dove aveva accompagnato la signora Jeremy.

— Ma vieni, figliuola, — riprese questa — il desinare è pronto. Levati il mantello e il cappellino, e passiamo di là. Il dottore ha molte cose da dirti e se ne strugge. —

Erano a tavola da alcuni minuti, senz'avere ancora scambiato altre parole che le consuete, quando a un tratto il medico posò il coltello e la forchetta, e scoppiò a ridere, a ridere tanto che n'ebbe gli occhi pieni di lacrime.

La fanciulla lo guardò con aria interrogativa; sua moglie disse:

— Figurati, Gertrude, che durante un'intera settimana ha seguitato a dare, due o tre volte il giorno, in una di queste risatone sterminate. Io sulle prime n'ero sbalordita come te; e confesso che ancora non capisco bene che cosa possa essere avvenuto di tanto buffo tra il signor Graham e lui.

— Andiamo, signora Jerry, — egli l'interruppe frenando la propria ilarità — non mi prevenite; voglio raccontarla io. Non credo — disse poi volgendosi alla sua ospite — che voi siate vissuta cinque anni con quel signore lì senza aver conosciuto che razza d'animale protervo, caparbio, ostinato, egli sia.

— Dottore! — ammonì la signora, severamente, scotendo il capo.

— Cara moglie, nè le strizzatine d'occhi nè le scrollatine di testa mi fanno senso: io non ho peli sulla lingua; la mia opinione sul conto del signor Graham è questa, e non dubito punto che sia anche quella di Gertrude; soltanto, essendo la buona figliuola ch'ella è, non la manifesta.

— Io non ho mai notato in lui nulla di simile, — disse la signora Jeremy — eppure lo conosco bene quanto voi. Lo incontro spesso per la strada, e sempre mi saluta con un sorriso raggiante e un bell'inchino.

— Eh, sì, Gertrude ed io sappiamo che cortese gentiluomo egli sia, con chi dice e fa a modo suo; ma se qualcuno è di parer contrario....

— In politica, per esempio, — suggerì ella. — Certo la divergenza delle vostre vedute politiche è la sola causa di cotesta antipatia.

— Ma no, ma no! — egli ribattè. — Si può riscaldarsi disputando di politica, come mi riscaldo anch'io, ed essere nondimeno una buona pasta d'uomo. Non intendevo parlare di questo.... Quello che non posso patire nel signor Graham, è la sua pretensione di dettar legge a chiunque abbia da trattare con lui, i suoi procedimenti dispotici che par ch'egli sia il Gran Mogol della Cocincina. Credevo che si fosse corretto un poco, dopo la seria lezione ch'ebbe anni sono con quel caso doloroso del povero Filippo Amory; ma a quanto vedo ricomincia da capo. Ah, ah, ah! — proruppe di nuovo il buon dottore ridendo, e sporgendosi verso Gertrude per darle una picchiatina su una spalla. — Ci ho proprio gusto che abbia trovato un'opposizione ragionevole, e dove meno se l'aspettava! —

Lo sguardo della fanciulla espresse un così profondo stupore a questa chiara allusione al suo dissenso col signor Graham, ch'egli s'affrettò a rispondervi:

— Siete curiosa di sapere come io ne sia informato? Ve lo dico subito. In parte lo ricavai dal signor Graham stesso, e mi diverto ancora ricordando con qual furberia il vecchio volpone cercasse, a furia d'arzigogoli, di nascondere la sua disfatta, e persuadermi anzi che in fin dei conti aveva fatto valere la propria autorità, mentre io capivo benissimo che era stato battuto da un campione più forte di lui....

— Dottor Jeremy, — fece Gertrude — non crederete, spero....

— No, cara, non credo che vi dilettiate di pugilato, ma so che siete una ragazza di senso retto, che discernete ciò ch'è giusto e lo fareste a dispetto di chiunque, non escluso il signor Graham. Quando v'avrò raccontato tutto, comprenderete in qual modo io sia giunto alle mie conclusioni e abbia intuito le cose più a fondo che il detto signore non avrebbe voluto. Un giorno, circa due mesi fa se non erro.... è una data che voi rammentate certo meglio di me.... io fui chiamato dal signor W. per i suoi bambini attaccati dal «crup». Mentre discorrevo con lui, gli venne annunziata una visita. Andò a riceverla, e al suo ritorno mi disse che vi aveva in quel momento fissata come assistente nella sua scuola. Io non me ne maravigliai sapendo che Emilia vi destinava all'insegnamento, e mi compiacqui che vi fosse toccato un così buon posto. Uscito appena di là, ecco che m'imbatto nel signor Graham, il quale s'accompagna con me per un tratto di strada, e mi parla del viaggio che intende fare nell'inverno.

«— Però, — gli dico io — Gertrude Flint non viene con voi, non è vero? — Gertrude? — fa egli. — Ma sì, beninteso. — Ne siete proprio sicuro? — gli domando. — L'avete invitata? — Invitata? No, — risponde — ma sono certo che sarà ben contenta d'approfittare d'una così bell'opportunità: è una fortuna rara per una ragazza nelle sue condizioni. — Allora io, un po' urtato da quel suo modo di parlare, gli replico con tono altrettanto positivo: — Secondo me invece non è probabile che accetti l'invito. —

«Ah, bisognava vedere, cara Gertrude, come si rimpettì la Dignità Sua!... E mi snocciolò un discorsetto.... no, non posso ricordarmene senza ridere, specie se penso che se l'è dovuto rimangiare.... Mi sarebbe difficile ripeterlo parola per parola, ma insomma, a sentir lui, non solo era impossibile che voi osaste opporvi a' suoi desiderî, ma io commettevo un atto di fellonia facendo questa temeraria supposizione. Mi guardai bene dal dirgli ciò che mi aveva comunicato il signor W.; e rimasi con una enorme curiosità di sapere come l'andrebbe a finire.

«Divisai due o tre volte di fare una giterella alla villa dei Graham con mia moglie, per vedere Emilia ed essere informato da lei; ma un medico non è padrone del proprio tempo, sicchè ne fui sempre impedito.

«Finalmente, una domenica, la signora Prime viene a trovare sua nipote ch'è in servizio qui da noi. Sento dalla cucina la sua voce, e scendo subito, smanioso d'interrogarla. La buona donna vi vuole molto bene, Gertrude, e vede con gli occhi del cuore ciò che vi concerne. Mi disse, senza dubbio, la verità, benchè forse non tutti gli esatti particolari.

«Due giorni dopo incontro di nuovo il signor Graham. — Ebbene, — gli domando — quando partite? — Domani, — mi risponde. — Davvero! — esclamo io. — Dunque non avrò il piacere di salutare le vostre signore. Vorreste in cortesia incaricarvi d'una mia commissione per Gertrude? — Io non so dove si trovi Gertrude, — dice lui con sussiego. E io, affettando una gran maraviglia: — Che? V'ha lasciato? — Sì, — conferma seccamente. — Ed ha osato venir meno al rispetto dovutovi? — proseguo io citando le sue stesse parole. — Farsi giuoco della vostra dignità? — Dottor Jeremy! — egli esclama. — Desidero non sentir più menzionare quella ragazza che s'è condotta con altrettanta ingratitudine che stoltezza. — Poh, Graham! — io replico. — Quanto all'ingratitudine, dicevate che prender Gertrude per compagna di viaggio non era da parte vostra se non largirle un nuovo favore: e visto che ella vi rinunzia al fine di rendersi indipendente, mi pare che dia piuttosto prova di saviezza. Me ne rincresce bensì per voi e per Emilia. Sentirete tanto la sua mancanza! — Egli ribatte: — Potete risparmiarvi di compiangerci, dottore. Noi non ci perdiamo nulla. — Ah! — dico io. — Mi sembrava che anzi vi dispiacesse molto perdere la sua compagnia. — Viene con noi la signora Ellis! — risponde con un'enfasi che vuol significare tutta l'esuberanza del compenso. — E io: — Amabilissima donna! — Graham pareva seccato perchè sa che la signora Ellis è la mia antipatia. —

Sua moglie, la quale era di buon cuore, gli osservò:

— Andiamo, dottor Jerry, non avreste dovuto attaccare così un uomo nel suo punto debole. Perchè eccitar la sua collera per nulla?

— Facevo le vendette di Gertrude.

— E io sono certa che Gertrude non provava punto il bisogno d'essere vendicata: e non sente verso il signor Graham che affezione e rispetto.

— Oh, sì, è vero, Signora Jeremy! — disse la fanciulla. — È stato tanto generoso con me, tanto indulgente....

— Salvo quando intendevate far uso della vostra volontà! — l'interruppe il dottore.

— La mia volontà era ben di rado in opposizione co' suoi desiderî.

— Ma quando era?

— Mi sottomettevo come giudicai sempre mio obbligo finchè un dovere più alto non mi costrinse a fare diversamente.

— E fu per te un gran dolore il dispiacergli, — disse la signora. — Questo è il retto sentimento d'una donna, e sta' pur sicura che il dottor Jerry in cuor suo lo loda, quantunque cianci come se fosse una bella cosa in una giovanetta il trovar sodisfazione nel mortificare un vecchio signore. Basta, lasciamo questo discorso. Egli ha detto quel che aveva da dire: ora tocca a me. Io vorrei sapere in che modo sei sistemata, con chi vivi, e se ti piace insegnare a scuola. —

Gertrude rispose a tutte le sue domande; poi il medico la interrogò sullo stato di salute della signora Sullivan, che quando egli curava lo zio True gli era stata spesso menzionata da lui e dalla fanciulla come una loro buona vicina ed amica. Intanto la neve fioccava sempre più fitta; ed essendo Gertrude manifestamente ansiosa di ritornare a casa, i suoi benevoli ospiti non cercarono più dì trattenerla.

Ella promise di ripetere la sua visita non appena le fosse possibile; il dottor Jeremy fece attaccare, e partirono insieme.