XXIV.

Non ha la vita un umile

Dover ch'ella non curi,

Nè miseri ed oscuri

Luoghi ov'ella non scenda,

Perchè un raggio benefico

Di sole vi risplenda.

Lowell.

— Ho pensato, dottore, come faremo perchè la signora Sullivan non si spaventi, — disse Gertrude mentre stavano per giungere alla casa.

— O che dovrebbe spaventarla? — egli domandò.

— Voi, se sa a bella prima che siete un medico. Vi presenterò come un amico che m'ha condotta a casa nel suo legno, essendo sopravvenuta questa burrasca di neve.

— S'ha dunque a recitare una piccola farsa, eh? Capocomica: Gertrude Flint. Un incognito: il dottor Jeremy. E che dovrò dire nella prima scena?

— Di questo lascio la cura a voi che ne sapete più di me. M'affido interamente alla vostra accortezza per ottenere dalla signora Sullivan qualche cognizione de' suoi sintomi, senza palesarle se non a poco a poco la vostra qualità di medico.

— Ah, capisco! Devo cominciar dal passare per uno di quei curiosi che tempestano il prossimo di domande. Sì, sì, credo che la parte sia nelle mie corde. —

Entrarono. All'udire aprir l'uscio la vedova si levò dalla sua poltrona, col viso turbato, e dato appena a Gertrude il tempo di presentarle l'amico che l'accompagnava, le domandò ansiosamente se suo padre non fosse con loro.

— No, — ella rispose. — Non è ritornato a casa?

— Non l'ho più riveduto da stamani. —

La giovanetta, mostrando una tranquillità ch'era lungi dal sentirsi nel cuore, le disse che il Miller aveva promesso di vegliare sul signor Cooper, il quale era certo con lui, al sicuro.

— Del resto, — soggiunse — vo io a pigliarlo.

— Oh, mi duole assai che tu esca di nuovo con questo tempaccio!... Ma sono in tanta pena per il nonno!... E tu no, figliuola?

— Io no, davvero. Non dubito ch'è in chiesa, sano e salvo. Ci vo immediatamente. Sapete bene, zietta, che la neve non mi sgomenta.

— Mettiti allora il mio scialle grande. —

La signora Sullivan andò a prendere lo scialle da un armadio ch'era nell'anticamera, e Gertrude approfittò della sua assenza per pregare il dottor Jeremy d'aspettar il suo ritorno, posto che l'agitazione d'animo spesso faceva cadere la povera donna in deliquio, ed ella temeva di lasciarla sola nell'inquietudine in cui si trovava a cagione della prolungata assenza di suo padre.

Il tempo era infatti pessimo, e oramai calava la sera. La forza del vento impediva a Gertrude di reggere un ombrello aperto, sicchè i turbinanti fiocchi di neve l'accecavano mentre affrettava il passo lungo i marciapiedi bagnati. Percorse così parecchie vie innanzi di arrivare alla chiesa. Entrò nell'edifizio già quasi deserto avendo i muratori terminato la loro giornata, e vide subito che il signor Cooper non c'era. Disperava di potersene procurare notizie, quando le venne incontro il Miller che scendeva dalla galleria. Egli pareva stupito di vederla, e le domandò se il vecchio non fosse a casa. Udito che no, le disse ch'egli non aveva potuto in nessuna maniera persuaderlo a lasciarvisi condurre all'ora di desinare; perciò se l'era dovuto portare seco, ma credeva che avanti sera si sarebbe indotto a farsi accompagnare alla propria abitazione da uno dei ragazzi.

Dunque era probabile che fosse tuttavia coi Miller. La famiglia aveva di recente sgomberato, e Gertrude non sapeva dove abitasse adesso; nondimeno non volle permettere che il muratore, il quale doveva ancora finire un lavoro, venisse con lei, e s'avviò sollecitamente seguendo le sue indicazioni. Fu un'altra camminata disagiosa. Trovate, non senza qualche difficoltà, la strada e la casa, salì e picchiò all'uscio esterno ch'era socchiuso. Nessuno rispose. Aspettò un poco, poi si risolse ad entrare. Da una stanza a destra giungeva un tale schiamazzo di voci infantili ch'ella non tentò nemmeno di farsi intendere, e, tralasciando le cerimonie, entrò anche in quella. Alla sua comparsa uno stormo di bambini si disperse tutt'intorno e si rimpiattò negli angoli, mentre la signora Miller, piena di confusione vedendosi sorpresa in mezzo al disordine della sua cucina, spingeva contro il muro un cavalletto carico di panni da asciugare, scoprendo così agli sguardi di Gertrude quegli ch'ella cercava, accoccolato presso il fuoco nel consueto suo atteggiamento malinconico. Ma la fanciulla aveva appena mosso un passo dalla soglia per andare a lui, quando successe una cosa strana che la fece indietreggiare esterrefatta. Da un tettuccio collocato lungo la parete, dirimpetto all'uscio, si rizzò di scatto una persona che vi giaceva, la quale guardandola fissamente stese una mano verso di lei come per respingerla, e mandò un acuto strido.

Quella voce, quella figura non le erano che troppo note. E, pallida, tremante, ella quasi si sentiva ripresa dall'antico terrore in presenza d'Annetta Grant.

— Va' via! Va' via! — gridava costei, poichè dopo un momento d'esitazione Gertrude s'inoltrava nella stanza. Di nuovo ella s'arrestò dinanzi agli occhi fiammeggianti e alla faccia sconvolta della vecchia, temendo d'eccitarla maggiormente.

La signora Miller s'interpose.

— O che vi gira, zi' Annetta? Questa è la signorina Flint: una signorina buona come ce n'è poche.

— No, è un'altra.... so io chi! — affermò Annetta con veemenza.

La donna trasse Gertrude in disparte, nell'ombra del cavalletto, e le parlò sottovoce. La vecchia, appoggiata sul gomito, le spiava dal lettuccio, in atto d'ansiosa attenzione.

Gertrude apprese che la signora Miller era una nipote di Ben Grant; ma da molti anni non aveva saputo più nulla di lui nè di sua moglie, finchè questa, giorni addietro, le era piombata in casa nel più deplorevole stato di miseria e minacciata dalla febbre a cui ora si trovava in preda.

— Io certo non potevo negarle un ricovero; — soggiunse la Miller — però, come vedete, non ho posto da alloggiarla ammodo, e non solo è un grande inconveniente per me avere una malata nella cucina, ma temo che tra il chiasso dei bambini e tutti gli altri disagi, la disgraziata vecchia non regga, e mi muoia qui.

— Non avete di sopra una cameretta che non vi sia proprio indispensabile?

— Ci sarebbe quella della nostra Giannina; anzi, lei, da figliuola di buon cuore com'è, s'era subito offerta di cederla alla povera zia Annetta, e andar a dormire coi piccoli; ma noi non s'ha mica la possibilità di mantenere due fuochi; e però io ho pensato di farle intanto alla meglio un letto in cucina e star un po' a vedere.... Purtroppo oggi è assai peggiorata, e ora dalle sue stranezze capisco che vagella.

— Ha bisogno di quiete. Vogliate riscaldare la camera di Giannina a mie spese, e accomodarvi la malata. Io procurerò di mandare domani un medico a visitarla. —

La moglie del muratore cominciò a profondersi in ringraziamenti. Gertrude l'interruppe:

— Non mi ringraziate, signora Miller. Annetta non è un'estranea per me. La conobbi in passato, e forse mi preme più che a voi stessa. —

L'altra la guardò con maraviglia, ma ella non aveva tempo da perdere in spiegazioni. Desiderosa di parlare con la vecchia Grant e assicurarla dei suoi sentimenti benevoli, s'accostò franca e risoluta al suo lettuccio sfidando l'ira selvaggia che ardeva negli occhi della delirante, fissi su lei.

— Annetta, — le disse — mi ravvisate?

— Sì, sì, — mormorò quella, rapidamente, ansimando. — Che siete venuta a fare?

— Ad aiutarvi, spero. —

Ma Annetta pareva piuttosto incredula. Nello stesso tono soffocato e ansioso domandò:

— E Gertrude dov'è?... l'avete veduta?

— Sta bene, — rispose la fanciulla, stupita, perchè non aveva fino allora dubitato che la riconoscesse.

— Che dice di me?

— Dice che vi perdona e vi compiange, e che si confida di potervi soccorrere, di farvi guarire.

— Davvero? Dunque non volete uccidermi?

— Uccidervi? Ma tutt'al contrario. Vi dico che speriamo di confortarvi e vedervi rimessa in salute. —

La signora Miller s'avvicinò con una tazza di tè che aveva intanto preparata. Gertrude la prese e la porse alla vecchia, la quale avidamente bevve, continuando tuttavia a fissarle gli occhi in viso di sopra l'orlo della tazza. Bevuto ch'ebbe, lasciò ricader la testa sul guanciale, e si mise a borbottare frasi sconnesse in cui non si distinguevano le parole, eccettuato il nome di suo figlio Stefano. Visto che i suoi pensieri sembravano rivolti altrove, la fanciulla, cui premeva di ritornar a casa per non abusare della cortesia del dottor Jeremy, rimasto con la signora Sullivan, si scostò dal letto, dicendo:

— Arrivederci. Verrò presto a trovarvi.

— E non mi farete male? — gridò Annetta rizzandosi di nuovo.

— Oh, no, davvero! Anzi vi porterò qualche cosa che vi piacerà.

— Non conducete qui Gertrude! Non voglio vederla!

— Sarò sola. —

La vecchia Grant si ripose a giacere, e non parlò più, ma non cessò dal seguitare con gli occhi la visitatrice, spiando attenta ogni sua mossa, finchè non fu uscita dalla stanza. Il signor Cooper tenne docilmente dietro alla sua giovane guida, e arrivarono a casa tutti ammollati, ma senz'altri guai.

La spedizione di Gertrude era durata circa un'ora.

Il dottor Jeremy, seduto presso alla stufa di ferro, coi piedi sul parafuoco, aveva l'aria contenta d'un uomo che si trovi a casa propria con tutti i suoi comodi. Sembrava ch'egli fosse lì per compiacere a sè stesso anzichè a un assente il cui ritorno doveva rimetterlo in libertà. Egli s'era intrattenuto con la signora Sullivan in amichevoli discorsi, ricordando la gente d'una cittadetta rurale dove tutt'e due avevano passato qualche anno della loro infanzia, e le sue maniere cordiali, la sua piacevole conversazione erano così bene riuscite a vincere la ritrosia della timida e schiva donnina, che quantunque gli fosse inavvertitamente accaduto di palesarsi, ella si lasciò interrogare sullo stato della sua salute senza ombra di quell'angoscia che s'immaginava, nella sua eccitazione nervosa, di dover provare alla sola vista d'un medico. Quando Gertrude ritornò, il dottore s'era già fatto una chiara idea del caso, e tosto che si trovò solo con lei, essendo l'altra andata a provvedere il vecchio di roba asciutta da mutarsi, le comunicò la sua opinione.

— Cara Gertrude, — disse — quella è una donna molto malata.

— Davvero? — mormorò la giovanetta, inquietissima, lasciandosi cadere sopra una seggiola.

— Sì, — rispose egli con aria pensosa. — Vorrei averla veduta sei mesi prima!

— Come, dottore? La sua malattia risale a tanto tempo addietro?

— A ben più addietro, anzi. È una malattia grave che s'è andata sviluppando a grado a grado, e temo che oramai la scienza medica sia impotente a combatterla.

— Dottor Jeremy, — disse Gertrude angosciata — non intendete mica dirmi che la mia zietta morrà senza rivedere Guglielmo, e ci lascerà soli, me e il suo povero vecchio padre? Oh, non mi figuravo che si trattasse d'una cosa tanto seria!

— Calmatevi, figliuola mia, — fece amorevolmente il dottore — io non volevo spaventarvi. Può vivere ancora qualche tempo. Giudicherò meglio il suo caso dopo averla osservata altri due o tre giorni. Ma è una pericolosa imprudenza il rimaner qui sola con questi due vostri amici infermi: anche non considerando che rischiate d'ammalarvi voi pure se abusate così delle vostre forze. Manca alla signora Sullivan la possibilità di tenere un'infermiera o almeno una persona di servizio? Mi diceva che non ha nessuno....

— Oh, no, il suo figliuolo provvede largamente ai suoi bisogni! So che non spende mai tutto l'assegno ch'egli le manda pregandola di non risparmiare.

— Allora dovete senz'indugio persuaderla a prendere qualcuno che v'aiuti; e se non lo fate voi lo farò io.

— Sì, gliene parlerò; è un pezzo che vedo quanto sia necessario; ma le fa tanta paura l'idea di mettersi in casa una donna estranea, che non ho osato mai toccare questo tasto.

— Sciocchezze! Mèra immaginazione! State pur sicura che s'avvezzerà presto a essere servita. —

La signora Sullivan rientrò. Gertrude raccontò allora il suo inaspettato incontro con Annetta Grant, e pregò caldamente il dottor Jeremy, che conosceva la storia della sua dolorosa infanzia, di voler visitare la malata.

— Sarà una visita di pura carità, — ella soggiunse — perchè Annetta è di certo senza quattrini, e sebbene i Miller, vostri antichi clienti, l'abbiano ricoverata, non vi sono tra loro vincoli di parentela tanto stretti da obbligarli a pagare per lei. Ma questo a voi non importa, lo so bene.

— Punto, punto, — rispose il medico. — Ci andrò stasera stessa, giacchè il suo stato lo richiede, e domattina passerò qui per darvi notizie e sentire quel che la signora Sullivan ha ancora da dirmi circa le sue notti insonni. Ma voi, Gertrude, non tardate più a mutarvi le scarpe e le calze. O volete che uno di questi giorni io conti fra i miei pazienti anche voi? —

Il buon dottore aveva conquistato la vedova Sullivan. Quando fu partito ella intonò le sue lodi:

— Che differenza dal comune dei medici! — (tutta la classe le destava una inesplicabile avversione). — Così socievole, così amabile! Davvero, Gertrude, con lui mi pareva di poter parlare liberamente del mio male come con te stessa. —

La fanciulla fece anch'ella i più caldi elogi dell'ottimo suo amico, e venne l'ora del tè prima che avessero mutato il soggetto dei loro discorsi. Preso il tè, il vecchio Cooper, stanco delle insolite fatiche di quella giornata, si lasciò agevolmente persuadere a coricarsi, e la signora Sullivan s'adagiò sul sofà. Era, com'ella soleva dire, il suo momento più felice. Gertrude arrischiò allora la proposta di prendere una persona di servizio, secondo che il dottor Jeremy le aveva raccomandato. Con sua maraviglia la malata non oppose alcuna obiezione. Infatti ella riconosceva di non poter più sbrigare da sè le faccende domestiche, nè permettere che Gertrude, già tanto occupata, ne sopportasse tutto il peso come la settimana scorsa. Questa la consigliò di prendere la Giannina Miller, una ragazza che faceva proprio al caso loro; e fu convenuto di mandarla a chiamare la mattina seguente.

Sono le dieci. Tutto è silenzio e quiete nella casa. Gertrude sola veglia ancora. Ha teso l'orecchio all'uscio del signor Cooper, e il rumoroso respiro del vecchio l'ha accertata ch'egli dorme profondamente. La signora Sullivan, grazie all'effetto d'una pozione calmante ordinatale dal dottor Jeremy, è caduta in un sonno tranquillo, benefizio che non godeva da tempo. I dieci uccellini di Calcutta dormono anch'essi tutti in fila serrata, sul medesimo sottile ballatoio, nella spaziosa loro gabbia appesa davanti alla finestra e coperta da un panno di lana a fine di ripararli dall'aria fredda della notte. La giovanetta ha chiuso gli usci, preparato ogni cosa per la mattina appresso, spento i lumi. La casa è in ordine e sicura. Ed ora ella s'è ritirata nella sua camera, a leggere, a meditare, a pregare. Le sue cure si moltiplicano, le prove cui è sottoposta sono sempre più severe. Ella si vede di fronte un grande dolore e una grande responsabilità, ma non rifugge nè dall'uno nè dall'altra. Anzi, ringrazia Dio d'averle dato la forza di rinunziare agli agi ed ai piaceri, nonostante la propria fralezza e l'ira d'un uomo che non avrebbe voluto offendere, per trovarsi là al suo posto, a combattere la battaglia della vita e aspettarne coraggiosamente l'esito. Ringrazia Dio di sapere a chi ricorrere, poichè fra le amare tristezze della sua infanzia e della sua prima giovinezza non le è mai venuto meno il soccorso dell'amore di Colui che muta le tenebre in luce. Nessuna sventura, quantunque grave, potrà più gettare un'ombra in quell'anima che illuminano i raggi emanati dal trono divino. Ma per salda che sia la sua fede, per valoroso che sia il suo cuore, Gertrude è una tenera natura femminile: ed ella piange, mentre siede soletta nella sua camera, piange sopra sè stessa e sopra il giovane che, lontano in paese straniero, conta i giorni e i mesi e gli anni fra cui si confida di ritornare a sua madre ch'egli invece non rivedrà mai più!... Ma col ricordo della sua promessa di tener ella presso quella madre il luogo d'una figliuola la cui mano amorosa deve ora assisterla e servirla nella malattia che la travaglia, le si riaffaccia la necessità di dominare i propri sentimenti; ferrea necessità, alla quale ella ha imparato per tempo a sottomettersi. Raccoglie allora tutta la sua energia, si calma, asciuga le lacrime che le offuscano la vista, e si raccomanda a Quegli ch'è la fortezza dei deboli e la consolazione degli afflitti: poi, confortata dalla comunione del suo spirito col Padre celeste, va a coricarsi anch'ella, e vinta dalla stanchezza, dopo una giornata fisicamente e moralmente faticosa per lei, non tarda a seguire gli altri inquilini della casa nel regno dei sogni.