XXXI.

Giuoca (e del giuoco fa un'arte)

Con quella povera cosa

Sacra ch'è un cuore umano.

New Timon.

Passarono giorni e settimane senza che nulla accadesse di notevole in casa del signor Graham. La stagione oramai era torrida e non si facevano più gite, nè a piedi nè in vettura. Il tenente Osborne aveva lasciato Boston che nell'estate veniva abbandonata da quasi tutti gli amici della signora Graham e delle sue nipoti. Isabella Clinton, la quale non sapeva sopportare con pazienza nè i calori eccessivi nè la solitudine, diventava ogni giorno più irritabile e più stizzosa.

Per la sua cuginetta invece quelle giornate estive erano piene di commozioni. Il signor Bruce rimaneva nel vicinato, visitava costantemente la famiglia, ed esercitava un grande influsso tanto sul contegno esteriore che sullo stato d'animo della fanciulla, ch'erano fluttuanti e mutevoli a seconda delle sue attenzioni o della sua negligenza verso di lei. Nè può far maraviglia che la povera Rina fosse confusa e turbata dinanzi alla sua condotta, la quale doveva riescire incomprensibile a chi non ne conoscesse il segreto movente. Persuaso che Gertrude cercherebbe di riconquistarlo se temesse di vederselo sfuggire davvero, Ben corteggiava un'altra con l'unico fine d'eccitare un senso di gelosia e di seria apprensione in quella ragazza povera, protetta dai Graham, che osava spregiare le sue profferte d'amore. E però non si mostrava preso di Rina se non sotto gli occhi di Gertrude, o quando era sicuro che questa avrebbe risaputo le premure da lui prodigate all'illusa. Il suo comportamento era quindi oltremodo ineguale, e ora faceva credere all'ingenua ed affettuosa creatura ch'egli sentisse per lei la tenerezza appassionata d'un innamorato, ora le faceva temere d'averlo inconsapevolmente offeso con la sua spensierata gaiezza e il suo franco linguaggio. Per disgrazia anche la zia Graham non mancava in nessuna occasione di motteggiarla o complimentarla sulla sua conquista, ribadendo così nel cuore della semplicetta la fede che la simpatia manifestatale dal signor Bruce fosse sincera.

La finzione di costui cagionava una tormentosa inquietudine a Gertrude, che presto l'aveva indovinata e n'era dolente ed inquieta per la felicità e la pace di Rina che con tenera sollecitudine avrebbe voluto difendere. I sospetti destati in lei fin da principio, dall'ambigua condotta di Ben, erano divenuti certezza, perchè, spesso, dopo aver dato ostentate prove di devozione alla signorina Ray, egli giudicava opportuno di sperimentarne l'effetto sull'altra, tentandola con qualche nuova lusinga, anzi lasciandole chiaramente intendere ch'ella aveva sempre il potere di togliere a Rina ogni diritto alle sue grazie.

Gertrude tutte le volte che le si offriva il destro, non meno chiaramente gli significava ch'egli aveva scelto proprio il vero modo di rendersi odioso ricorrendo a così bassi artifizi per mortificarla; ma il giovane egoista, il quale attribuiva il suo sdegno a quella gelosia che desiderava appunto provocare, persisteva ne' suoi procedimenti folli e malvagi.

Ella, d'altronde, posto che Ben le faceva il galante senza profferirle il cuore e la mano, non credeva affatto alle sue dichiarazioni amorose e le considerava dirette soltanto a sviarla per propria sodisfazione da quella savia condotta in cui si manteneva con fermezza. Ma comprendeva bene che per quanto vani e leggeri fossero i sentimenti da cui veniva attratto a lei, peggio erano quelli che lo spingevano a corteggiare Rina Ray; e la manifesta inconsapevolezza dell'ingenua fanciulla profondamente l'affliggeva.

Cosa strana: Rina, che poche settimane addietro vedeva nella signorina Flint una rivale, ora l'aveva eletta per amica intima e confidente. Sua zia era troppo materiale e rude, Isabella troppo egoista e vana, perchè potesse pensare a farle partecipi delle sue piccole vicende di cuore. Invero neppure a Gertrude confessava apertamente d'amare Ben Bruce, ma la trasparenza del suo carattere era tale, che ella aveva tradito il suo segreto senza immaginarselo.

Fuor di Gertrude nessuno pareva accorgersi del cambiamento avvenuto in lei. La gaia, ridente, spensierata Rina, aveva accessi di malinconica fantasticheria; la sua faccia, una volta raggiante sempre come il sole, si rannuvolava d'improvviso, perdeva tutto il suo splendore; ora ella era briosa e spigliata più del naturale, ora aveva un'aria pensosa, e furtivamente alzava uno sguardo ansioso sul volto del signor Bruce come per studiar il suo umore o spiare i suoi sentimenti. S'ella vedeva Gertrude passeggiare in giardino o la sapeva sola nella sua camera, andava a lei, le metteva un braccio intorno alla vita, s'appoggiava alla sua spalla, e prendeva a chiacchierare sul soggetto favorito. Raccontava, con un misto di semplicità e di follia, le gentili attenzioni del signor Bruce, i suoi complimentosi discorsi; parlava di lui per un'ora interrogando l'amica sull'opinione ch'ella aveva de' suoi meriti e della sincerità di quell'ammirazione ch'egli apertamente le professava. Toccava anche d'un qualche difetto del giovane che ai suoi occhi era quasi la perfezione stessa: ma quando Gertrude ne conveniva, ed esprimeva il suo rincrescimento di quel difetto evidente, ella si sforzava con ingenuo ardore a provarle che tutt'e due s'erano ingannate, e che se mai egli ne aveva uno, era proprio l'opposto. Le domandava se ella credeva che Ben parlasse sul serio, soggiungendo che lei, per conto suo, non lo credeva affatto: erano tutte sciocchezze.... E poi quando Gertrude, cogliendo la palla al balzo, cercava di confermarla in questo parere e la consigliava di non fidarsi delle sue smaccate adulazioni, il viso della povera Rina si rabbuiava tutto, ed ella si diffondeva in sottili ragionamenti per dimostrare che pur qualche volta era sincero: la lealtà, la serietà, si sentivano nel suo accento, nelle sue espressioni....

Era inutile ogni accenno a un pericolo, ogni tentativo di porla in guardia: Ben Bruce l'aveva infatuata.

Un giorno egli pensò di mettere alla prova la saldezza di Gertrude offrendole un ricco anello. Non poco stupita da tanta presunzione, ella lo rifiutò senza esitare nè far cerimonie; ma il giorno seguente lo vide al dito di Rina, la quale si struggeva di raccontarle come e da chi lo avesse avuto.

— E voi lo avete accettato? — fece Gertrude guardandola con un'aria così attonita, che ella non osò riconoscere il fatto, ed eluse subito la domanda, arrossendo:

— Ho acconsentito soltanto a portarlo per qualche tempo....

— Io non avrei acconsentito.

— Perchè no?

— In primo luogo perchè non credo che sia di buon gusto ricevere presenti di valore da uomini: e poi perchè se persone estranee se ne accorgono, possono fare sul vostro conto osservazioni spiacevoli e severe.

— E, allora, voi come vi regolereste?

— Glielo restituirei subito. —

Rina titubava; però, riflettendo meglio, risolse di rendere l'anello al signor Bruce e ripetergli ciò che Gertrude aveva detto. Non mancò di farlo, ma egli, lungi dall'apprezzare la condotta di quest'ultima, vide nel suo consiglio il desiderio di suscitare discordie tra Rina e lui, e prontamente concluse che aveva alfine conquistato il cuore della ritrosa, e che il suo trionfo sarebbe oramai pieno ed intero.

Rimase male, pertanto, quando fatta una visita a villa Graham, per accertarsene, fu da lei trattato con fredda urbanità, come sempre da qualche tempo; ed anzi gli parve che si mostrasse più insensibile che mai alle sue attrattive. Accomiatatosi frettolosamente (con grande affanno di Rina che passò il resto della giornata investigando se avesse detto o fatto cosa che potesse dispiacergli), andò a cercare, secondo l'antico suo costume, quiete, solitudine, sotto il pero, e si diede tutto a ponderare una grave questione.

Avveniva di rado che Ben Bruce si sentisse chiamato a fare considerazioni su qualche soggetto, a raccogliere le forze del suo spirito, e ordinarle al fine d'esaminar deliberatamente i due lati d'un argomento. Vivendo com'egli viveva, senz'alcuna mira più alta che la propria egoistica sodisfazione, si era avvezzato ad approfittare di tutte le occasioni di divertirsi e compiacere a sè stesso, nè rifuggiva da bassi e gretti artifizi per favorire i propri disegni. Nonostante la ristrettezza della sua mente, egli possedeva ciò che suol chiamarsi «un buon colpo d'occhio» e non era facile ingannarlo o defraudarlo de' suoi diritti. Conosceva il valore del suo denaro e della sua condizione sociale, e non soffriva d'essere sacrificato a benefizio di coloro che cercavano di trarre un vantaggio dalla sua amicizia. L'abnegazione era una virtù che egli non aveva mai praticata nè ammirava negli altri.

Ma ecco che inopinatamente era sopraggiunta una crisi, in cui i suoi desiderî e i suoi interessi cozzavano tra loro, e la necessità richiedeva che egli scegliesse ed immolasse questi a quelli o viceversa. E se Ben Bruce, per la prima volta in vita sua, dedicava un intero pomeriggio a una meditazione profonda e all'accurata misura di due forze opposte, il caso va attribuito al fatto che egli dibatteva nella sua mente il più grave problema che mai l'avesse agitata.

— Dovrò io — pensava — sposare quella ragazza che non ha un centesimo? Io padrone d'un cospicuo patrimonio, erede d'altri beni ancora, rinunzierò ai vantaggi d'uno splendido parentado che il mio stato di fortuna m'assicura, per fare partecipe delle mie ricchezze e del grado che occupo nel gran mondo, l'orfana adottata dai Graham, la quale non mi concederà un sorriso se non a prezzo di quanto posseggo? Se fosse appena un poco meno seducente, come vorrei deluderla! Chi sa che proverebbe se sposassi Rina? Ma credo ch'io non avrei il gusto di saperlo; è orgogliosa a segno che sarebbe capace di venire alle mie nozze e dirmi, chinando il suo collo di cigno con la grazia consueta: Buona sera, signor Bruce, nello stesso tono calmo e gentile che usa ora.... Mi fa ira vedere tanta alterezza in una fanciulla povera; ma nella signora Bruce quelle sue maniere mi piacerebbero, ne andrei anzi superbo. Non arrivo a capire come io mi sia innamorato di lei.... no, proprio.... Non è bella: almeno così dicono la mamma e Isabella Clinton. Eppure il tenente Osborne la notò subito, quella sera, quando entrò nel salotto: e Fanny non fa che esaltare la sua bellezza. Quanto a me, non so che io ne pensi.... credo che m'abbia stregato, sicchè non sono più in grado di giudicare. Ma se non è bella, ha dunque un prestigio superiore alla bellezza stessa.... —

Così Ben Bruce discuteva seco medesimo: e sempre ricominciava dall'insistere sull'immensità del suo sacrificio, per finire con riflessioni sui rari pregi di Gertrude, prova chiarissima ch'egli sentiva di avere a soffrir meno deponendo le sue ricchezze ai piedi della fanciulla povera, che cercando di goderne senza di lei.

Durante alcuni giorni dopo presa la gran risoluzione, egli non ebbe opportunità di rivolgere una parola a Gertrude, la quale adesso era doppiamente ansiosa d'evitarlo, e non scendeva quasi mai entro la giornata, salvo che Emilia non la pregasse d'accompagnarla nel salotto; ma anche allora vi si tratteneva pochissimo e aveva cura di non scostarsi dalla sua amica cieca.

In quel mentre la signora Graham e la signora Bruce con le loro famiglie ricevettero un invito per una serata di ricevimento in casa di conoscenti, a circa cinque miglia di distanza. Era nell'occasione del matrimonio d'una antica condiscepola d'Isabella, e tanto questa che Rina desideravano d'assistervi. La signora Bruce, che aveva una carrozza chiusa, offerse di condurre seco le due cugine, e posto che il legno del signor Graham, quand'era chiuso, non poteva contenere se non lui e la signora, la proposta venne accettata con piacere.

L'idea di brillare in una gaia e sontuosa festa rianimava lo spirito depresso d'Isabella, ridestava le sue energie. Tutte le sue ricche abbigliature di gala furono cavate fuori, per scegliere la più elegante e più adatta. Ritta davanti allo specchio ella provava l'una dopo l'altra le sue ghirlande, e appariva con ciascuna così mirabilmente bella, che non sapeva quale preferire. Invano Rina tentava di farsi ascoltare dalla vanitosa fanciulla, ottenere un consiglio circa la foggia e il colore più convenienti a lei. Finalmente, disperando di riuscirvi, corse a consultare Gertrude.

La trovò nella sua camera; leggeva, e posò tosto il libro, vedendola entrare come una folata di vento, pronta a prestarle tutta la sua attenzione.

— Gertrude, — disse Rina — che devo mettermi stasera? Ho cercato di chiederlo a Bella, ma non c'è stato caso che mi desse retta; quando è occupata delle sue gale, non conosce altro.... Oh, è terribilmente egoista.

— E lei chi la consiglia?

— Nessuno. Sceglie da sè.... Ma essa ha molto buon gusto, e io, invece, punto.... Ditemi dunque voi, Gertrude, come mi vesto?

— Io dubito d'essere in grado di rispondervi: non sono mai stata ad un ricevimento in vita mia.

— Oh, non importa! Sono sicura che se ci andaste, fareste miglior figura di qualunque tra noi, e m'affido senza temer di sbagliare al vostro parere perchè non v'ho mai veduta portar nulla che non avesse un'aria di signorilità: perfino la vostra veste di ghingano, da mattina, non manca di stile.

— Adagio, adagio, Rina cara, andate troppo oltre; non dovete eccedere se volete ch'io vi creda.

— Ebbene, senza parlare di voi.... (voi siete superiore ai complimenti lusinghieri, lo so.... qualcuno me l'ha detto....) chi fornisce la guardaroba della signorina Emilia? Chi sceglie i suoi vestiti?

— Io, adesso. Ma....

— Me l'immaginavo, me l'immaginavo! Sapevo che la povera signorina Graham lo deve a voi se è sempre così elegante e bella.

— No, v'ingannate; io non ho mai veduto Emilia meglio vestita che il giorno del nostro primo incontro; e la sua bellezza non deriva dall'arte: è naturale in lei.

— Oh, certo ella è avvenentissima, e tutti l'ammirano; ma non pare verosimile che si dia pena di mettersi così belle cose e portarle con tanta grazia, per sua propria sodisfazione.

— Non lo fa soltanto per sè medesima: è soprattutto per compiacere suo padre che ha cura di vestire lindamente e con gusto. A quanto ho udito, quand'ebbe la disgrazia di perdere la vista si abbandonò da prima a una grande noncuranza del suo esteriore, ma avendo scoperto che con ciò accresceva l'afflizione del signor Graham, si fece animo, aiutata dalla signora Ellis; da allora lo ha sempre contentato in questo particolare. Avrete però notato, Rina, che non porta mai nulla di ricco e di vistoso.

— È vero; ed appunto la sua squisita semplicità mi piace tanto. Ma dunque, Gertrude, essa non è cieca dalla nascita?

— No; fino ai sedici anni ebbe occhi bellissimi che vedevano bene quanto i vostri.

— Che le accadde? Come accecò?

— Lo ignoro.

— Non gliel'avete mai domandato?

— No.

— Curioso! O perchè?

— So che non ne parla volentieri.

— Ma a voi non si sarebbe ricusata di dirlo. V'idolatra!

— Se avesse voluto dirmelo lo avrebbe fatto spontaneamente. —

Rina guardò Gertrude con maraviglia. Era colpita da un tale esempio di delicatezza e di rispetto della sventura, ed ammirava per istinto un ritegno di cui, lo sentiva, ella non sarebbe stata capace.

— Ma il vostro abbigliamento? — domandò sorridendo la sua amica. — Lo dimenticate?

— Ah, sì, avete ragione! Quasi m'era uscito di mente.... E sono venuta per questo! Che mi metto dunque stasera? Un abito grave o leggero? Bianco, celeste o rosa?

— Che ha scelto Isabella?

— Una splendida seta celeste: è il suo colore favorito. Ma a me non va.

— Infatti, preferirei un altro per voi.... Bene, venite, Rina, andiamo nella vostra camera; mi mostrerete i vestiti e vi dirò il mio parere. —

Ispezionata la guardaroba della signorina Ray, Gertrude osservò che per la stagione erano più adatte le stoffe leggiere e vaporose, e la scelta cadde sopra un finissimo crespo bianco. Ma sorse una nuova difficoltà. Nessuna delle acconciature da testa che Rina possedeva era d'una perfetta freschezza, nè, men che meno, poteva sostenere il paragone con la leggiadra ghirlanda, nuova fiammante, che Isabella stava accomodando sui suoi ricci biondi.

— Non ce n'è una ch'io possa portare senza sfigurar troppo accanto a lei! — sospirò Rina. Ma volgendo gli occhi alla toelette dove c'era una scatola aperta, esclamò vivamente: — Oh, ecco quello che mi piacerebbe! Isabella, di dove li hai avuti, questi magnifici garofani rosa? —

Così dicendo prese alcuni dei fiori, i quali erano un vero miracolo d'imitazione, e mostrandoli a Gertrude soggiunse che facevano proprio al caso suo.

— Non toccare i miei garofani! — gridò irosamente Isabella, spiccandosi dallo specchio. — Me li sciupi! —

E li strappò di mano alla cugina, li ripose nella scatola, chiuse questa in una cassetta del cassettone, poi mise la chiave in tasca: atto di cui Gertrude fu testimone attonita e indignatissima.

— Rina, — ella disse — io vi farò, se volete, una ghirlanda di fiori naturali.

— Davvero? — rispose Rina ch'era rimasta male. — Oh, che felice idea! Non ci può esser nulla di più bello! Isabella, vecchia avaraccia stizzosa, tientele pure tutte le tue ghirlande! Peccato che tu non possa metterne due in una volta! —

Fedele alla sua promessa, Gertrude preparò un'acconciatura da sera per la signorina Ray: e seppe contessere con gusto tanto squisito i più bei fiori del giardino, che quando Bella Clinton vide la cugina così elegantemente ornata, grazie ad affettuose cure di cui non soleva essere oggetto, ella, nonostante la superba coscienza della propria singolare bellezza, sentì un acuto morso di gelosia contro Rina e una fiera avversione contro Gertrude.

Per lei, che non poteva sopportare d'essere eclissata, la manifesta corte fatta a Rina da Ben Bruce mentre ella rimaneva negletta, era causa di gran dispetto. Non già che inclinasse ad amare il giovane cui l'altra desiderava piacere; ma la gloria derivante alla cugina dalla preferenza ottenuta, il vivo interessamento della zia, le occhiate significative della signora Bruce, le facevano sentire ch'ella era scesa al secondo posto: e però bramava oltremodo di offuscare quella sera la piccola Ray tanto meno appariscente di lei, attirando l'ammirazione generale. Quando la signora Graham complimentò Rina sulla sua straordinaria eleganza, dicendole che non era mai stata così incantevole e soggiungendo che qualcuno glielo avrebbe provato, Isabella atteggiò le labbra a un sorriso di sprezzo e di sfida. E Rina, col viso invermigliato dalla gioia, si volse a Gertrude e le mormorò all'orecchio:

— Il bianco piace al signor Bruce; me lo disse l'altro giorno mentre appunto passavate per il salotto vestita del vostro abito di mussolina. —