XXX.
.... gente
Che la terra calcar vuole premendo
Degli umili sul collo il piè superbo.
Miss L. P. Smith.
Gertrude avrebbe voluto rifiutare scusandosi con l'obbligo di tener compagnia ad Emilia; ma Emilia stessa, la quale pensava che un po' di moto sarebbe stato benefico per la fanciulla, intervenne pregandola d'accettar l'invito, in apparenza cordialissimo, di Rina; e avendo questa dichiarato che altrimenti si doveva rinunziare alla gita desiderata, ella acconsentì a prendervi parte. In pochi minuti fu lesta, bastandole mutare le scarpine da casa con un paio di solidi stivaletti; se non che perdette un po' di tempo nella vana ricerca del suo cappello di paglia a larghe tese che mancava dall'armadione del corridoio dove soleva appenderlo.
— Che cerchi? — le domandò Emilia, udendo aprire e chiudere ripetutamente l'armadio.
— Il mio cappello; ma non lo trovo. Vedo che sarò costretta a farmi prestare ancora una volta il vostro. —
Così dicendo prese di sul letto il cappello da sole, di stoffa bianca, che la signorina Graham aveva portato la mattina.
— Ma certo, cara, — disse questa.
— Comincerò a credere che sia mio, — fece Gertrude scappando in fretta — lo porto tanto più spesso di voi! —
Fanny l'aspettava; il resto della compagnia s'era avviato, e le precedeva già d'un buon tratto di strada. Emilia chiamò dalla scala:
— Gertrude, ti sei messa gli stivaletti grossi? Sai, figliuola mia, che i prati sono molto umidi di là dalla fattoria Thornton. —
La ragazza rispose che li aveva messi; ma temendo che le altre fossero state meno previdenti, domandò alla signora Graham se Bella e Rina avessero calzature adatte contro l'umidità, e, forse, la mota, che avrebbero trovato per via.
— Ohimè, no! — disse la signora. — E adesso come si fa? Sono già lontane, fuor di veduta, e sicuro le disturberebbe assai dover tornare indietro.
— Io ho certe soprascarpe di gomma elastica, leggerissime, — disse Gertrude. — Le porterò meco, e Fanny ed io raggiungeremo le signorine in tempo, prima che arrivino al prato. —
Non era difficile raggiungere Isabella e il tenente, perchè camminavano adagio, e non sembravano malcontenti di fare la retroguardia. L'altra coppia, all'incontro, sollecitava il passo, apposta per essere avanti: Rina, mossa dal desiderio d'impedire che venisse interrotto quel dolce tête à tête, Ben smanioso di offrirsi alla vista di Gertrude, affinchè ella osservasse la sua galanteria verso la signorina Ray, galanteria che raddoppiò quando gli apparve da lontano colei che sperava ingelosire.
Avevano oltrepassato la fattoria Thornton, e un solo campo li separava dal prato, il quale sebbene rallegrasse l'occhio con la fresca verdezza dell'erba che lo copriva, era nel mezzo un vero pantano, e non si poteva attraversare, neppur muniti di grosse calzature, se non contornando il margine, strettamente accosto al muro. Gertrude e Fanny si trovavano ancora a non piccola distanza dietro a loro, ed erano quasi trafelate dallo sforzo che facevano per raggiungerli, mentr'essi andavano presto e avevano tanto vantaggio. Nel momento che passavano davanti alla fattoria, la signora Thornton s'affacciò all'uscio e parlò a Gertrude. Questa, prevedendo d'essere costretta a trattenersi qualche minuto, disse a Fanny di proseguire immediatamente ed avvertire suo fratello e Rina della natura del terreno su cui stavano per avventurarsi, pregandoli d'aspettare il resto della compagnia alla barriera. Fanny arrivò troppo tardi, quantunque si fosse sfiatata a correre; i due già s'erano inoltrati nel prato insidioso. Ma procedevano senza pericolo, posto che Ben guidava la fanciulla lungo il muro, facendole tenere il solo cammino praticabile: il che provò a Gertrude, sopraggiunta poco appresso, ch'egli conosceva benissimo il luogo. A metà strada parve che avessero incontrato qualche ostacolo, perchè Rina si fermò con un piede alzato, reggendosi al muro intanto che il suo cavaliere disponeva per terra, dinanzi a lei, alcune pietre. Egli l'aiutò a passare sull'improvvisato ponticello, poi continuarono felicemente la traversata e infine disparvero nel boschetto vicino.
Isabella e il tenente Osborne tardavano tanto ad arrivare, che Fanny, spazientita, consigliò Gertrude d'abbandonarli al loro fato. Quando Dio volle svoltarono il canto della fattoria; ma la superba giovanetta, benchè vedesse che le altre due l'aspettavano, seguitò ad avanzarsi con la stessa lentezza.
— Signorina Clinton, — le gridò la piccola Bruce tosto che furono a portata di voce — o che vi siete azzoppata?
— Azzoppata! — esclamò Bella. — Che intendete dire?
— Camminate così piano! — rispose Fanny. — Credevo proprio che vi foste sciupato un piede. —
Bella s'astenne dal replicare, fuorchè con una sdegnosa scrollata di capo, ed entrò nell'umido prato, discorrendo fitto fitto col suo tenentino, senza degnare d'uno sguardo Gertrude; la quale non mostrò d'accorgersi del suo altezzoso contegno, ma presa per mano la ragazzina, s'avviò per costeggiare il terreno infido invece d'attraversarlo, e disse con tono calmo e disinvolto quanto cortese:
— Pigliate di qua, prego, signorina Clinton: v'abbiamo aspettata a fine di guidarvi, perchè il prato è pieno d'acqua.
— Pieno d'acqua? — domandò Isabella inquieta, guardando le sue finissime scarpine; e soggiunse stizzosamente: — Credevo che conosceste una buona strada, e ci portate invece in un pantano! Io non vo oltre.
— Ebbene, tornate indietro, — disse l'impertinente Fanny. — Nessuno piangerà. —
Gertrude rispose con dolcezza, quantunque le sue gote si fossero accese d'un vivo rossore:
— Non la proposi io la gita; ma posso trarvi da quest'impaccio. La signora Graham temeva che foste calzata di scarpe troppo leggiere, e però v'ho portato un paio di calosce. —
Bella prese l'involto, senza ringraziare, e aprendolo domandò:
— Di chi sono?
— Mie, — disse Gertrude.
— Oh, allora non credo di potermene servire, — borbottò l'altra. — Saranno immense, mi figuro.
— Permettete, — fece il tenente Osborne, prendendo una delle calosce.
Egli si chinò per calzarne Isabella, ma non gli riuscì: era troppo piccola. Ella lo vide, e cercò di mettersela da sè, trattando la proprietà di Gertrude con tale irosa violenza, che strappò la sottile strisciolina di cuoio passante sulla caviglia: nondimeno neppure allora giunse a far entrare perfettamente il piede nella soprascarpa.
Mentre ella stava così piegata in avanti, l'attenzione di Fanny Bruce fu attratta dall'elegante cappello di paglia a larga tesa che portava con graziosa civetteria inclinato da una banda. La ragazzina lo riconobbe per quello della sua amica. Era d'un modello di fantasia che Gertrude non avrebbe scelto ella stessa: ma glielo aveva donato l'estate scorsa il signor Graham, in sostituzione d'un comune cappello da giardino che gli era accaduto di schiacciare in modo irrimediabile, ed essendo semplice e di buon gusto lo usava per le sue passeggiate in campagna. Isabella, scopertolo nell'armadio del corridoio dov'ella lo riponeva solitamente, non aveva esitato ad appropriarselo. A Fanny esso era noto, avendolo osservato nella camera di Gertrude in casa della signora Warren, e anche portato una volta, col suo permesso, per rappresentare una parte in una sciarada in azione: non poteva dunque ingannarsi. E ora, dopo averla udita dire ad Emilia che non lo ritrovava, lo vedeva, con sommo stupore, ornare l'altera signorina Clinton. Ritta dietro a costei faceva segni all'amica spalancando gli occhi, storcendo il viso, indicando l'oggetto usurpato, con una mimica che manifestava eloquentemente l'intenzione di strapparlo dal capo dell'usurpatrice e collocarlo su quello della legittima proprietaria.
Gertrude era in procinto di perdere la sua gravità; rattenendo a fatica le risa, la minacciava col dito, le accennava di smettere; infine, presala di nuovo per mano, affrettò il passo, nascondendo la faccia esilarata sotto il bianco cappellone, e lasciò che Bella e il suo bello le seguissero, se volevano.
— Fanny, — ella disse — non istà bene farmi ridere così; se la signorina Clinton se ne fosse avveduta ne sarebbe stata molto offesa.
— Essa non ha diritto di portare il vostro cappello, e non lo porterà.
— Ma sì, quanto vuole: le sta a maraviglia. Mi fa piacere che se lo metta, e voi non dovete farle intendere che è mio. —
Fanny non promise nulla, e ne' suoi occhi passò un lampo di malizia che presagiva un qualche tiro birbone.
La passeggiata attraverso i boschi fu deliziosa, Gertrude e la sua piccola compagna quasi avevano dimenticato in quel tranquillo godimento che facevano parte d'una gaia compagnia, quando a un tratto videro Ben Bruce e Rina seduti a piè d'una vecchia quercia. La fanciulla aveva intessuto una ghirlanda di foglie ed era tutt'intenta ad ornarne il cappello del suo cavaliere, il quale stava indolentemente appoggiato al tronco dell'albero in un atteggiamento d'indifferenza. Ma non appena egli si accòrse che Gertrude e Fanny s'avvicinavano, si chinò verso Rina, guardò con aria d'ammirazione il suo lavoro, e quando fu sicuro che esse potevano udirlo, si profuse in complimenti e ringraziamenti. L'ingenua li riceveva sorridendo e arrossendo, con manifesto piacere: piacere raddoppiato dal fatto apparente che la temuta rivale non distraeva da lei l'attenzione di Ben, poichè questi seguitava a mormorarle all'orecchio, in atto confidenziale, galanti inezie, lasciando l'altra sedersi a qualche distanza. Pover'anima semplicetta! Ella lo credeva onesto, mentre egli la traeva a' suoi fini con un basso inganno.
— Signorina Gertrude, — disse Fanny — vorrei andare un po' laggiù nella pineta a cercare pine da farne panierini e cornici.
— Se ne trovano in abbondanza, — rispose la giovane.
— Oh, andiamoci, ve ne prego! Saremo di ritorno prima che Bella Clinton arrivi fin qui. —
Gertrude accondiscese di buon grado, e s'allontanarono insieme, dopo aver appeso i loro cappelli ad un ramo. Stettero assenti un certo tempo, perchè le pine infatti abbondavano, e la ragazzina volle farne una scelta e copiosa collezione. Ma adunate che le ebbe, fu molto impacciata per portarle via. Riflettè alquanto, e disse:
— Penso di dare una corsa e chiedere a Ben che mi presti la sua pezzuola; oppure, se non vuole prestarmela, prenderò il mio cappello e ce ne metterò quante ne può contenere. —
Avuta da Gertrude la promessa d'aspettarla, tornò di volo al luogo dove avevano lasciato suo fratello e Rina Ray. Già da lontano scoppi di voci e di risa l'avvertirono che v'erano giunti anche Bella ed Osborne, e che qualche cosa forniva loro un soggetto di spasso. Bella si era impadronita del cappello bianco, lo aveva deformato in modo da farlo parere una berretta da vecchia e guarnito con erbacce e maceroni; infine, appuntatavi una pezzuola in guisa di velo, e tenendolo sollevato con la mazza del tenentino, chiese chi fosse il miglior offerente per il cappello da sposa della signorina Flint.
Fanny la sorprese in quell'atto, e si fermò un momento, nascosta, ad ascoltarla, fremendo d'indignazione; poi venne avanti d'un balzo come se arrivasse difilato dal bosco. Rina l'afferrò per un lembo della veste esclamando:
— Ah, siete qui Fanny! E dov'è Gertrude?
— Nella pineta; e ci ritorno anch'io. Mi ha mandata soltanto a prendere il suo cappello, perchè c'è molto sole laggiù.
— Ah, sì, — fece Isabella — il suo cappellino di Parigi! Prego di presentarglielo coi nostri complimenti. —
E le porse il copricapo da lei reso veramente ridicolo.
— No, — ribattè la fanciulla — cotesto non è il suo, è quello della signorina Emilia. Il suo è questo qui. —
Così dicendo pose la mano sul cappello di paglia che rendeva Bella tanto seducente, come le avevano anche poc'anzi ripetuto i due giovanotti, e, senza cerimonie, glielo strappò dalla testa.
Gli occhi della signorina Clinton fiammeggiarono di collera.
— Che volete dire? — ella gridò. — Piccola petulante! Datemi quel cappello, e subito!
— No, che non ve lo do! È di Gertrude. Lo cercava, dopo pranzo, ma ha finito col concludere che doveva essere perduto o che qualcuno l'aveva rubato, e s'è fatta prestare il cappello da giardino della signorina Graham; sarà contenta però di ricuperarlo. Vo a portarglielo.... Del resto, — soggiunse voltandosi a guardarla di sopra la spalla, mentre correva via — sono sicura che alla signorina Graham non dispiacerà che vi mettiate il suo, purchè abbiate cura di non sciuparlo! —
Bella rimase confusa e adontata; Rina e Bruce ridevano apertamente, Osborne rideva sotto i baffi. Ma pochi minuti dopo videro venire dal bosco Gertrude, a passi affrettati, col famoso cappello in mano. Fanny la seguiva, e approfittando della posizione d'Isabella che le volgeva il dorso, rifaceva la sua pantomima d'accuse e di minacce.
— Signorina Clinton, — disse Gertrude posando il cappello sulle ginocchia di questa — temo che Fanny sia stata assai scortese in mio nome. Io non l'avevo mandata a prender nulla.... Sarò lieta se gradirete di portarlo quando vi può servire.
— Non ne ho bisogno, — ella rispose con accento sprezzante. — Neanche m'immaginavo che appartenesse a voi.
— Lo so bene, — riprese l'altra — ma spero che vorrete consentire a rimettervelo almeno oggi. —
Senza più insistere su ciò, diede il consiglio di proseguire speditamente verso il colle, perchè non sarebbe stato, se no, possibile di toccare la vetta innanzi il tramonto; e corroborandoli con l'esempio s'incamminò. Tutti le tennero dietro: Fanny strappando le grottesche guarnizioni del vituperato cappello bianco, Isabella annodandosi sotto il mento un fazzoletto ricamato, e Ben Bruce dondolando il negletto cappello di paglia che aveva appeso al braccio per i nastri.
Eccettuata Isabella che non smise il broncio, la comitiva godette molto la gita sul colle. Era già quasi buio quando ripassarono davanti alla fattoria. Lì Gertrude s'accomiatò perchè aveva promesso alla signora Thornton di fermarsi per visitare uno de' suoi figliuoli che frequentava la classe da lei tenuta nella scuola domenicale, ed era malato di febbre. Fanny avrebbe voluto restare in sua compagnia, ma ella non lo permise pensando che la signora Bruce non sarebbe forse stata contenta se la ragazzina fosse entrata in quella casa dove c'erano parecchi malati.
Circa un'ora più tardi, la giovanetta che se ne ritornava sola, e un po' ansiosa d'essere arrivata, fu raggiunta nei pressi della villa Graham dal signor Bruce il quale col cappello di paglia sempre dondolante dal suo braccio sembrava essersi appostato per aspettarla. Ella dette un sobbalzo perchè nell'oscurità della notte già scesa non lo aveva riconosciuto e credeva che fosse un estraneo.
— Signorina Gertrude, — egli disse — non v'ho spaventata, spero.
— Oh, no! — fece ella, rassicurata dal suono della sua voce. — Non sapevo che foste voi. —
Ben le offerse il braccio, ed ella lo prese. La corte assidua fatta quel giorno dal giovane a Rina aveva servito a diminuire i suoi timori che le dimostrazioni d'amore prodigate a lei fossero serie, e concludendo ch'egli semplicemente si dilettava di galanteria, accettò di lasciarsi scortare fino a casa.
— È stata davvero una gita deliziosa, — incominciò il signor Bruce — per me almeno. La signorina Ray è una compagna assai gradevole.
— Oh, sì, — rispose Gertrude. — Mi piacciono tanto quelle sue maniere vivaci e franche.
— Temo invece che Fanny vi abbia annoiato: io mi sarei volentieri occupato anche di voi, ma non riescivo a staccarmi un minuto dalla signorina Ray, assorti com'eravamo nella nostra conversazione.
— Fanny ed io siamo abituate l'una all'altra, e ci troviamo benissimo insieme.
— Sapete che ci proponiamo di fare una piacevolissima scarrozzata, domani?
— No, non ne so nulla.,
— La signorina Rina, m'immagino, aspetta che la inviti a venire con me; ma, supposto ch'io vi dessi la preferenza, che rispondereste?
— Che vi sono grata, ma ho già un impegno per una passeggiata in carrozza con la signorina Emilia, — ella disse prontamente.
— Ah! — fece Ben in tono di maraviglia e di stizza. — Io mi figuravo che verreste volentieri. Bene, la signorina Ray accetterà. Entro un momento per invitarla, — soggiunse, poichè erano giunti alla villa. — Ecco il vostro cappello.
— Grazie, — ella rispose facendo l'atto di prenderlo; ma egli lo trattenne per un nastro.
— Signorina Gertrude, — insistette — proprio non volete venire?
— Ho promesso alla signorina Emilia e non potrei posporre quest'impegno a un altro invito, — replicò la fanciulla, lieta d'avere una scusa che giustificava il suo rifiuto.
— Eh, via! Trovereste il modo, se voleste.... In caso contrario, offro il posto nel mio carrozzino a Rina Ray. —
Il peso ch'egli pareva dare a questa minaccia stupì Gertrude.
— È mai possibile — ella pensò — che si lusinghi di pungermi e di conturbarmi? Ma io mi rallegro all'idea di procurare così a Rina il piacere di cotesta scarrozzata! È tanto amante dei divertimenti, e ha rare occasioni d'appagare i suoi gusti! —
Entrarono nel salotto. Ben Bruce cercò la signorina Ray, seduta nel vano d'una finestra; Gertrude, non trovando Emilia, non si fermò a lungo, ma abbastanza tuttavia da vedere le esagerate premure ch'egli ostentava verso la ragazza e che non furono notate da lei sola.
Rina promise di buon grado d'accompagnarlo nella gita divisata per il giorno appresso, e mantenne la parola. La signora Graham, la signora Bruce, Isabella e il tenente, li seguivano in un altro legno. Quanto ad Emilia e Gertrude, fecero attaccare Carlotto, il cavallo bianco, al vecchio buggy e, presa la diversa direzione che già prima avevano scelta, si godettero tranquillamente la loro passeggiata.