XXXIII.
Lievi dispregi, forse d'odio scevri,
Il mal che non potrebbero col peso
Fan col numero, e i piccoli dolori
A mille ci corrodono la vita.
Anna More.
Gertrude era lungi dall'immaginarsi che mentre ella s'adoperava piamente, con tutte le sue forze, a procacciare la felicità e il benessere morale di Rina, affidatasi al suo affetto e alla sua cura, andava eccitando la gelosia e la malevolenza d'altre persone.
Isabella Clinton, la quale non aveva mai veduto di buon occhio quella fanciulla il cui carattere, la cui condotta parevano un continuo rimprovero alla sua vanità e al suo egoismo, e per giunta rea del delitto d'essere l'amica prediletta d'un giovane che, adolescente, aveva lasciato nel superbo suo cuore un sentimentale ricordo, aspettava con impazienza un'occasione di denigrarla dinanzi alla signora Graham. La grande intimità nata tra Gertrude e Rina non era sfuggita alla sua osservazione e destava in lei un vivo risentimento, sebbene ella stessa la ribadisse e la rafforzasse con la propria freddezza e la propria ingenerosità verso la povera delusa. Ora, rammentando che sua cugina, precisamente la sera della supposta rottura di questa col signor Bruce, aveva disertato la loro camera comune per rifugiarsi in quella di Gertrude, s'affrettò a comunicare alla zia il sospetto che costei avesse suscitato e fomentato qualche discordia tra i due innamorati e fosse riuscita a mandare a monte il matrimonio.
La signora Graham non esitò ad accettare la sua opinione.
— Rina — ella disse — è d'animo debole ed evidentemente si lascia dominare dalla signorina Flint. Non mi farebbe maraviglia che tu ti fossi apposta, cara Bella! —
Così collegate, cercarono di strappare a Rina, per via di sorpresa o d'astuzia, una confessione circa il modo in cui Gertrude sarebbe giunta ad allontanare il suo pretendente e a raggirare lei. La fanciulla negò, indignata, che la sua amica si fosse resa colpevole di questa mala azione, e seguitò ostinatamente a ricusarsi di rivelare ciò ch'era avvenuto alla villa la sera della festa nuziale. Era il primo segreto ch'ella serbava: ma il suo orgoglio femminile vi si trovava coinvolto, e sì l'onore che la saggezza le imponevano di custodirlo con rigorosa cura.
La collera d'Isabella e della signora Graham si rinfocolò. Molto discussero in segreto la questione, molte vane congetture fecero; di giorno in giorno s'esasperavano contro Gertrude, e il loro contegno verso di lei cominciò a manifestarlo. La fanciulla presto s'avvide d'esser fatta segno di meditate scortesie, poichè quantunque non dipendesse dalle loro grazie, non mancavano, vivendo sotto lo stesso tetto, occasioni in cui potessero ferirla con maniere sgarbate, le quali divennero sempre più provocanti e sarebbero state insopportabili senza la severa disciplina morale che frenava il suo temperamento.
Con mirabile pazienza ella mantenne la sua equanimità. Non aveva mai aspettato benevolenza nè riguardi da parte della signora Graham e della signorina Clinton. Fin da principio s'era persuasa che tra lei e loro ci poteva essere poca simpatia, e adesso che le mostravano aperta avversione, lottava strenuamente seco stessa per conservare non soltanto la calma e il dominio dei propri sentimenti, ma un costante spirito di carità. E fu bene che non cedesse a quella prima prova cui veniva sottoposta la sua tolleranza, perchè un'assai più grave e inopinata provocazione le riserbavano le sue maligne persecutrici. Irritate da quella paziente e dignitosa condotta che non avevano preveduta, accese dal dispetto di picchiare a vuoto, risolsero d'attaccarla da un altro lato: ed Emilia, la dolce, amabile, inoffensiva Emilia, fu il nuovo oggetto contro cui diressero le loro ostilità.
Gertrude sapeva soffrire le ingiustizie, i dispregi, perfino le parole ingiuriose e crudeli finchè non colpivano che lei; però il sangue le bollì nelle vene quando vide che la sua diletta amica diveniva la vittima d'una bassa animosità palesata da vergognose piccole trascuranze, da malevoli procedimenti. Rivolgersi alla gentile creatura in termini men che cortesi pareva quasi impossibile; più impossibile ancora trovar qualche cosa a ridire sul conto d'una persona la cui vita era tutta bellezza e bontà; e la sventura che la teneva in certo modo appartata, sembrava doverla mettere al riparo d'ogni aggressione. Ma la signora Graham era grossolana e impulsiva, Isabella egoista e dura. Già molto prima che la cieca s'accorgesse delle loro nemiche intenzioni, Gertrude aveva sentito il suo cuore fremere e ribellarsi dinanzi ad atti e discorsi che tradivano il proposito di dar noia ad Emilia o d'affliggerla, tanto erano propri a ferire, se rilevati, la sensibilità di un'anima delicata. Ed ella vigilava: più d'un colpo veniva da lei stornato; più d'una mancanza riparata a tempo; più d'un disegno ch'esse contrariavano perchè lo sapevano favorito dalla signorina Graham, era portato a compimento grazie alla sua perseveranza e alla sua energia. Così durante alcune settimane Emilia ignorò che vari piccoli uffici servili le erano prestati adesso da Gertrude perchè Brigida aveva ricevuto dalla sua padrona ordini incompatibili col disbrigo di tutte le faccende per conto della signorina.
Il signor Graham era allora assente, avendolo certe difficoltà che intralciavano i suoi affari chiamato a Nuova York nella stagione in cui egli soleva godere ozi beati, libero da ogni cura. La sua presenza sarebbe stata un freno potente per la moglie, la quale ben conosceva il tenero e devoto affetto che egli portava alla propria figliuola e il suo desiderio che il benessere di lei fosse considerato in casa sua come cosa di capitale importanza. E appunto il suo amore e le sue cure per Emilia, il rispetto, l'adorazione quasi, di cui tutti i familiari la circondavano, avevano destato fin dal primo giorno la gelosia della nuova signora Graham; e però ella approfittava di buon grado del pretesto offertole da Isabella, per dare sfogo al suo astio. Infatti ciò che concerneva Rina e la sua diserzione, com'esse dicevano, nel campo nemico, non era che una causa secondaria di diffidenza e d'avversione.
Tuttavia la brusca e misteriosa partenza del signor Bruce, ed il sospetto che Gertrude, appoggiata dalla sua protettrice, avesse messo male tra lui e la fanciulla, forniva loro un motivo ostensibile di risentimento, ed erano determinate a trarre da questa scusa tutto il partito possibile.
Un giorno, poco innanzi il ritorno del signor Graham, mentre Isabella e sua zia sedute nell'atrio cercavano d'ingannare le ore tediose di quell'afoso pomeriggio d'agosto sparlando di tutto il resto della famiglia, fu recata alla signora una lettera di suo marito. Ella ne scorse rapidamente il contenuto e disse con aria di sodisfazione:
— Buone notizie, Bella! Pare che ci sia per noi la speranza di qualche piacere in questo mondo.... —
E lesse ad alta voce il seguente passo:
«Il molesto affare che m'ha costretto a venir qui è già quasi regolato, e nel modo più favorevole ai miei desiderî e ai miei disegni. Non veggo più alcun ostacolo al nostro viaggio in Europa; dunque partiremo nella seconda metà del mese venturo. Le ragazze facciano i loro preparativi. Dite ad Emilia che non risparmi nulla per provvedere dell'occorrente sè e Gertrude.»
Isabella osservò ghignando:
— Parla di Gertrude come fosse una di noi! Confesso ch'io non mi riprometto un piacere molto grande dal viaggiare per l'Europa con una cieca e la sua sgradevole appendice. Non capisco proprio perchè il signor Graham voglia portarsele dietro.
— Magari le lasciasse a casa! — sospirò la zia. — Sarebbe per Gertrude un buon castigo. Ma, ohimè, sta' pur sicura, egli partirebbe piuttosto senza la mano destra che senza Emilia!
— Spero che se mai mi marito, — esclamò la ragazza — non sarà con uno che abbia una figlia cieca! E per giunta una persona così terribilmente virtuosa, che tutti sono in obbligo d'idolatrarla, ammirarla e servirla.
— Io non ho da servirla; cotesto è l'ufficio di Gertrude: non è qui per altro.
— E quest'è il peggio: la cieca ha bisogno d'una camerista, e la camerista è una gran dama che non si perita di sottrarre alle vostre nipoti i loro innamorati e guastarle tra loro.
— E che ci posso fare io, Bella? Puoi credere che io non desidero la compagnia della Flint più di te; ma non so davvero in che modo riuscirei a liberarmene.
— Io vi consiglio di raccontare un po' al signor Graham il male che ha già fatto. Se avete qualche potere su lui, non vi sarà difficile impedirle di partecipare al nostro viaggio.
— Sarebbe soltanto ciò che merita; e non dico che non gli toccherò della sua condotta. Certo rimarrà stupito di quella subitanea fuga di Ben Bruce, perchè non dubitava che avrebbe sposato Rina. —
In quella la signorina Clinton dovette interrompere la conversazione per andare a ricevere visite che arrivavano, e lasciò la signora Graham in una disposizione d'animo feconda di gravi conseguenze.
Mentre Isabella scendeva la gradinata d'ingresso per andare incontro con sorrisi e complimenti agli ospiti che nell'intimo del suo cuore ella desiderava a cento miglia di distanza in quel torrido pomeriggio estivo, Gertrude saliva dalla cucina per la scala di dietro, e attraversava un corridoio conducente nella sua camera. Ella portava sulle braccia un abito di fine mussolina bianca, un buon numero di golette ricamate, di maniche e manichetti a piegoline, e altro, ogni cosa stirato di fresco. Era rossa in viso, e pareva molto stanca. Entrata, depose sul letto, accuratamente, il suo fardello, si scostò i capelli dalla fronte, aprì una persiana, e traendo un respirone sedette accanto alla finestra per godere un soffio d'aria fresca, se c'era. La signora Prime, che passava appunto per il corridoio, sporse la testa dall'uscio socchiuso, e visto che Gertrude era sola venne avanti. Guardò in atto di maraviglia la roba stirata, poi guardò lei, notò gli effetti del faticoso lavoro, e proruppe con indignazione:
— Affemmia, signorina Gertrude, scommetto che avete stirato voi stessa l'abito di mussolina e il resto! —
La giovanetta sorrise ma non rispose.
— Oh, quest'è troppo! — esclamò la buona donna. — Pensare che voi avete lavorato in quella cucina ch'è un forno nelle ore calde, mentre noi si faceva la siesta!... Sono certa che la signorina Emilia non vorrebbe metterselo mai più cotesto abito bianco, se lo sapesse!
— Dite piuttosto che non è quasi da mettersi.... Io non ho pratica di stirare, e ho durato gran fatica; una parte mi s'asciugava prima che avessi finito di passare il ferro sull'altra.
— È una galanteria, invece; ma non so davvero perchè abbiate da far voi il lavoro di Brigida.
— Brigida è sempre tanto occupata, — disse Gertrude evitando una risposta diretta — e poi è bene ch'io impari. Nessuna cognizione è inutile, signora Prime.
— Ma dopo pranzo, con questo po' di caldo, non è il tempo adatto per simili sperimenti. E oso dire che neppur voi l'avreste scelto se non fosse stato il pensiero che la signorina Emilia poteva aver bisogno della sua roba e non trovarla pronta. Che mutamenti in casa Graham! La figliuola del padrone, una volta al primo posto, adesso è ridotta ad aspettare che sia stirata la biancheria degli altri per ottenere la propria. Brigida dovrebbe aver tanto giudizio da non dar retta a quelle villane rivestite quando le ordinano, per esempio, come sentii giusto ieri la signora, di lasciare stare «quel mucchio di mussoline» per occuparsi di faccende «più importanti....» La nostra Caterina non sarebbe stata così grulla: ma Brigida è anch'essa una nuova capitata. E io pensai subito: «Che direbbe la signorina Gertrude vedendo trascurare così la signorina Emilia?» Eh, com'è vero ch'io mi chiamo Prime, voglio che la padroncina sappia quel che succede qui!... Voi non vi scalmanerete più a stirare: se le sue vesti e la sua biancheria fine, e specie la vostra, non possono più esser lavate e stirate in casa, si daranno fuori. Denaro ce n'è, e se ne deve spendere un poco anche per i bisogni delle signore vere. Vorrei pure che l'Isabella andasse a cambiar aria: le farebbe buono! Mi feriscono nel cuore le vessazioni che si commettono contro voi due.... Io non ci reggo più; vo difilato dalla signorina e vuoto il sacco.
— No, che non ci andrete, signora Prime, — disse Gertrude in tono persuasivo — posto ch'io vi prego di non farlo. Voi dimenticate quale dispiacere proverebbe Emilia se risapesse questa mancanza di riguardo della signora Graham. Io vorrei stirare vestiti di mussolina tutti i giorni piuttosto che lasciarle pur sospettare una volontaria scortesia di qualcuno verso di lei. —
La cuoca esitò. Infine disse:
— Signorina Gertrude, io credevo che nessuno potesse amare la nostra cara Emilia più di me, ora capisco però che voi l'amate meglio, perchè usate tanta prudenza e saviezza per amor suo. Io tacerei se non vi andaste di mezzo voi: siete venuta in questa casa ch'eravate ancora una bambina, e tutti v'abbiamo posto affetto e vi teniamo in gran conto.... Io non posso tollerare di veder quella gente mettervi i piedi sul collo come ne ha l'intenzione.
— So che mi volete bene, signora Prime, e ad Emilia pure: dunque tanto per me che per lei non dovete fiatare con anima viva su questi cambiamenti nel governo della famiglia. Facciamo quanto è possibile per risparmiarle il dolore di conoscerli: circa il resto, non dateci peso. Se anche non mi tratteranno con l'amorevolezza e l'indulgenza a cui gli altri m'avevano avvezzata, qui, il miglior consiglio è di non mostrare d'accorgersene: e voi, non vi mettete gli occhiali per veder torbido.
— Dio vi benedica, signorina Gertrude! Quelle persone hanno fortuna d'aver a fare con un cuore come il vostro: nessuno, io credo, sarebbe capace d'una tale pazienza. A me, grazie al cielo, non hanno occasione di dar noia. Io lasciai subito intendere alla signora Graham che non soffro ingerenze di chicchessia nelle mie faccende: i diritti delle cuoche sono privilegiati, e le feci passare presto la voglia d'invadere i miei dominî, ve l'assicuro.... M'è doloroso assai veder le mie care signorine soverchiate così; nondimeno, poichè voi mi dite «zitto!», frenerò la lingua finchè potrò. Ma l'è una vergogna, questo lo dichiaro! —
E la signora Prime se n'andò, borbottando.
Un'ora più tardi Gertrude era allo specchio, intrecciando i suoi lunghi capelli, quando entrò la signora Ellis dopo avere leggermente picchiato all'uscio.
— Ah, — fece la governante — non avrei creduto che s'arriverebbe a questo segno!
— Che c'è di nuovo? — domandò con ansia la fanciulla.
— Pare che ci sfrattino dalle nostre camere.
— Chi?
— Voi, prima, e poi me, mi figuro. —
Gertrude avvampò in viso ma tacque. La signora Ellis le raccontò come avesse ricevuto l'ordine di adattare la camera di lei per due ospiti aspettati il giorno seguente, e fu maravigliatissima d'udire che Gertrude non era stata consultata nè avvertita. La signora Graham le aveva parlato della cosa con aria di così tranquilla indifferenza, mostrandosi anzi tanto sicura che alla signorina Emilia e alla sua giovane amica sarebbe tornato comodo e gradito occupare la medesima stanza, ch'ella aveva creduto la cosa già stabilita di comune accordo.
Profondamente offesa e sdegnata per conto proprio e d'Emilia, Gertrude stette un poco irresoluta, in silenzio. Poi domandò alla governante se avesse già informato la signorina di questa novità. Quella rispose di no. Ella la pregò allora di non dirgliene nulla.
— M'è insopportabile — soggiunse — l'idea di farle sapere ch'io vengo espulsa senza cerimonie dal piccolo santuario da lei preparato per me con amorosa cura. Io dormo spessissimo nella sua camera, è vero: ma ella desiderava ch'io ne avessi una mia dove potessi stare in libertà, leggere, studiare.... Se permettete ch'io porti la mia scrivania nella camera vostra, signora Ellis, e di dormire lì qualche volta sull'agrippina, potremo tacerle la verità. —
La signora Ellis acconsentì subito. Era divenuta molto umile e arrendevole, da qualche mese, e Gertrude le era entrata pienamente in grazia, prima con la sua esemplare pazienza, e da ultimo col cortese e valido aiuto prestatole nelle numerose occasioni in cui si trovava sopraccarica di faccende. Pertanto, non solo le accordò senza obiezioni ospitalità nella propria camera, ma s'offerse d'aiutarla a trasportarvi i suoi vestiti, i suoi libri, il tavolino da lavoro.
Quantunque compiacente e gentile verso Gertrude, che adesso ella considerava come Emilia, la signora Prime e sè medesima, un membro del partito oppresso ed angariato, ritornava però all'antica asprezza per esprimere la sua indignazione parlando della condotta della signora Graham e d'Isabella.
— È tutta una trama! Qualche volta penso perfino ch'è meglio per Emilia esser cieca e non vedere quanto succede in questa casa! Avrei voluto schiaffeggiare Isabella, ieri, quand'ebbe la sfacciataggine di prendere il vostro posto a tavola accanto a lei, e poi trascurare d'aiutarla a servirsi! E quell'angelo sedeva lì inconsapevole del suo vergognoso contegno, e le chiedeva un po' di burro con altrettanta dolcezza che se, per un mèro caso, voi foste stata mandata altrove e lei abbandonata a sè stessa. Davanti a tutti quegli estranei, poi! Io vedevo ogni cosa dallo stanzino della porcellana.... E i vestiti e le golette e i manichetti d'Emilia che stavano nell'armadio della biancheria aspettando d'essere stirati da tanto tempo ch'io credevo che finirebbero con l'ammuffire?... Sono contenta di vedere che Brigida ha potuto finalmente spicciarli, perchè davvero temevo che uno di questi caldi giorni la poverina non avrebbe più avuto roba leggera da mettersi. Ma è inutile discorrerne.... Io desidero soltanto che possano presto andarsene in Europa, e lasciarci respirare. A voi non importa mica d'andar con loro, eh, Gertrude?
— Se ci va Emilia, sì.
— Bene, siete migliore di me; io non sarei capace di sottopormi a un tale martirio neanche per amor suo. —
Molte erano le molestie piccine e maligne a cui Gertrude veniva giornalmente fatta segno, specie dopo l'arrivo degli ospiti attesi: gente del mondo elegante, gaia e frivola, indotta dalla padrona di casa e da Isabella a riguardare lei come un'intrusa, ed Emilia come un noioso ingombro. Nè quest'ultima potè esser tenuta sempre all'oscuro del poco caso che si faceva di loro. Rina, indignata degl'incivili procedimenti di sua cugina e di sua zia, e indifferente verso gli estranei ospitati alla villa, poichè cominciava a discernere la leggerezza di carattere e di mente delle persone di quel genere, non esitò a manifestare alle sue amiche il vivo rincrescimento ch'ella provava nel vederle così indegnamente trattate e il desiderio di difenderle. Ma Rina era un'assai debole antagonista di fronte alla signora Graham, e soprattutto di fronte a Bella, i cui sarcasmi la sgomentavano; depressa di spirito dopo la mortificazione patita, era divenuta codarda, e non osava più, come avrebbe osato una volta, sventare i loro disegni e frapporsi tra chi ella amava e la malevolenza altrui.
Ma la signora Graham, donna avventata, andò tropp'oltre, e s'impigliò nei propri intrighi. Il ritorno imminente di suo marito rendeva necessario un freno alla sua insolenza e a quella d'Isabella, cui era più difficile applicarlo. Quanto a lei, essendo abbastanza accorta da percepire fino a qual punto la tolleranza del signor Graham poteva giungere e la sua perspicacia essere ingannata, sapeva in presenza sua dominarsi e governarsi in modo da non cozzare contro quella imperiosa volontà. Lui lontano, s'era condotta senza ritegno, aveva permesso alla nipote d'empire la casa di gioventù chiassosa e petulante, e chiuso un occhio su molte aperte e flagranti violazioni delle regole di civiltà verso la figliuola dell'ospite assente, e la sua giovane compagna ed amica. Ora però conveniva reprimere questa indecorosa oltracotanza, ed ella lo comprendeva. Sfortunatamente, innanzi che mettesse in opera le sue precauzioni, il capo della famiglia ritornò inaspettato, e in circostanze che non le permisero d'avvertir nessuno nè preparar nulla.
Egli arrivò sull'imbrunire, avendo preso l'omnibus, cosa contraria alle sue consuetudini. Era una serata fresca; finestre ed usci erano chiusi. La splendida illuminazione del salotto gli fece sospettare che sua moglie ricevesse una numerosa compagnia. Ne fu contrariato, essendo un sabato; egli, fedele agli antichi costumi della Nuova Inghilterra, desiderava che la vigilia del giorno del Signore la sua famiglia rimanesse quieta e raccolta. Per di più aveva un forte mal di capo. Non entrò dunque nel salotto, e passò invece prima nella biblioteca, poi nella sala da pranzo. Le trovò l'una e l'altra deserte e fredde. Salì al piano superiore, attraversò parecchie stanze, osservando non senza indignazione la trascuratezza con cui erano tenute, perchè egli amava l'ordine e la pulizia meticolosa, e andò difilato alla camera d'Emilia. Aperse l'uscio pian piano, è guardò dentro.
Un bel fuoco ardeva nel caminetto a un canto del quale era stata spinta un'agrippina su cui sedeva Emilia; la piccola sedia a dondolo di Gertrude occupava l'altro. I riflessi della fiamma guizzavano sulle tende candide; da un panierino di fiori che ornava la tavola si diffondevano intorno soavi fragranze; ogni cosa era al suo posto e splendente di nettezza. L'aspetto della stanza, il viso placido e sereno della figliuola, il raggiante sorriso della giovanetta che alzando gli occhi aveva veduto con sua gran gioia il padre, il protettore della sua amica cieca, contemplarle in atto amorevole di sulla soglia, offrivano al signor Graham un così grato contrasto con quanto s'era offerto al suo sguardo fino allora, ch'egli, mosso da un sentimento più caldo del solito, strinse in un tenero amplesso paterno Emilia stupita dalla sua improvvisa comparsa, salutò non meno affettuosamente Gertrude. Questa avvicinò al fuoco una poltrona dov'egli sedette esclamando:
— Brave ragazze, qui si sta bene e c'è un'aria di pace casalinga che consola! Ma che cosa succede al pianterreno? E perchè tanto disordine, tanta confusione? —
Emilia spiegò che parecchi ospiti soggiornavano alla villa.
— Uh! Ospiti? Me lo dovevo immaginare! — brontolò il vecchio signore con tono di malcontento. — E si direbbe che ciascuno abbia vuotato il suo sacco di cenci nelle camere.... —
Gertrude gli domandò se avesse preso il tè.
Non l'aveva preso, e lo desiderava; era stanco. Mentr'ella s'avviava per scendere e prepararglielo, egli la richiamò:
— Gertrudina, non dire a nessuno che sono ritornato. Ho bisogno d'esser lasciato tranquillo almeno stasera. —
Rimasto solo con Emilia, s'informò dei preparativi per il viaggio in Europa; e con sua maraviglia apprese ch'ella ignorava totalmente le sue intenzioni su questo proposito, perchè la signora Graham s'era dispensata dal comunicarle il messaggio contenuto nella sua lettera. Sebbene sdegnato quanto stupito, egli si represse: non gli garbava confessare a sè stesso, e meno ancora alla figliuola, che sua moglie aveva trasgredito i suoi ordini. Risolse però d'occuparsene poi.
Dopo essersi riconfortato con un tè ben guarnito, tornò di sopra e chiese il Giornale della Sera.
— Vo a cercarlo, — disse Gertrude, rizzandosi.
— No, suona, — fece il signor Graham, imperioso.
A tavola aveva notato che quando la giovane, la quale assisteva al suo pasto, sonava il campanello, non si teneva conto della chiamata, e voleva conoscere la causa di questa strana negligenza.
Gertrude sonò ripetute volte senza ottenere risposta. Alfine udì il passo di Brigida nel corridoio, ed aperto l'uscio disse alla ragazza:
— Brigida, vi prego, cercate il Giornale della Sera e portatelo qui, per la signorina Emilia. —
Quella andò e ritornò presto, rispondendo che il giornale lo leggeva la signorina Isabella e ch'essa si ricusava di cederlo.
Una tempesta si addensò sulla fronte del signor Graham.
— Come! Una tale imbasciata a mia figlia! — esclamò egli. — Gertrude, va' tu stessa, e di' a quell'impertinente che dia subito il giornale, perchè lo voglio io. O che contegno è mai cotesto? — soggiunse borbottando.
Gertrude entrò nel salotto con grande compostezza, e sotto gli sguardi curiosi di tutta la compagnia parlò piano alla signorina Clinton, che, rossa e confusa, le consegnò senz'indugio il foglio. Bella temeva il signor Graham; e quand'ebbe informato sua zia dell'inaspettato arrivo di questi, anche la signora si turbò. Ella aveva fatto calcolo di parlare col marito prima ch'egli vedesse Emilia, come molto le premeva, ben sapendo quanto importasse predisporlo in favore delle sue mire.
Adesso era troppo tardi. Stimò meglio non andare in cerca di lui, e affidarsi piuttosto alla fortuna. Con arte, disperse la compagnia di buon'ora, e diede una capatina nella sala da pranzo dove infatti trovò il signor Graham che fumava.
Egli era di malumore (grazioso come un orso, ella disse poi ad Isabella), ma la signora fu conciliante, evitò d'irritarlo toccando soggetti scabrosi, e seppe fare così bene, che il giorno seguente potè presentare a' suoi ospiti un padrone di casa, almeno in apparenza, affabile e cortese.
Ma la serenità venne turbata assai prima che quella domenica giungesse a sera. Mentre il vecchio signore s'avanzava nella navata destra della chiesa dove stava per incominciare l'uffizio del mattino, conducendo, secondo il suo costume, la figliuola cieca appoggiata al suo braccio, la sua faccia si rabbuiò vedendo Isabella seduta con aria di compiacenza in quell'angolo dell'antica panca di famiglia che tutti sapevano essere da anni riservato alla signorina Graham. Sua moglie, la quale li accompagnava, ammiccò verso la nipote; ma costei era piuttosto ottusa, e però non isfuggì alla mortificazione d'essere da lui deliberatamente presa per la mano e rimossa dal posto usurpato dove egli collocò Emilia. La sfrattata, che già da tre domeniche commetteva la bassezza di privarla, per dispetto, del suo diritto, fu costretta a sedere durante il servizio divino accanto al signor Graham, con le spalle al pulpito, essendo tutti gli altri posti occupati. Ella fremeva di collera osservando i sorrisi mal repressi di parecchie persone delle panche vicine: specie l'afflisse il vedere nella contigua, proprio accosto a lei, Fanny Bruce che gongolava addirittura.
Se Emilia fosse stata consapevole del trionfo ottenuto ne avrebbe sofferto. Ma il suo cuore e i suoi pensieri erano vòlti in alto, e come non aveva sentito nè ira nè pena dinanzi alla prepotenza di Bella Clinton, così non provava ora altra sodisfazione che quella di trovarsi più a suo agio nel posto a cui era abituata da tanto tempo.
In capo a una settimana da che era ritornato, il signor Graham aveva compreso chiaramente i sentimenti di sua moglie e d'Isabella, e i loro probabili effetti sulla sua felicità domestica. Vedeva che Emilia sdegnava di lagnarsi; sapeva che non s'era lagnata mai: notava la devozione di Gertrude alla sua figliuola diletta, e considerava la fanciulla meritevole di tutta la sua stima e di riguardi che nessuno avrebbe potuto contrastarle. E quando la signora tentò con arte sopraffina d'insinuargli le accuse meditate contro la sua giovane protetta, egli le accolse con indifferenza e disprezzo.
Conosceva Gertrude fin da bambina; ella era fiera, e qualche volta l'aveva giudicata caparbia: mai vile nè falsa. Inutile venire a raccontare a lui quelle sciocchezze; se non s'era concluso nulla tra Ben Bruce e Rina, tanto meglio; il giovanotto era un fannullone, e non poteva essere un buon marito; quanto alla ragazza, gli pareva che fosse divenuta più savia e più gentile, e se questo era il risultato della sua amicizia con Gertrude, bisognava anzi favorire la loro intimità.
La signora Graham era disperata.
— Non c'è rimedio, — diceva a Bella. — È saldo come una ròcca, e se andremo noi in Europa, con lui, indubitatamente Emilia e la sua fedele ci verranno anche loro. —
Rimase dunque sbalordita come da un eccesso di gioia, quando seppe che la coppia con cui tanto le spiaceva di dover fare il desiderato viaggio, restava a casa, e per istanza della stessa signorina Graham. Gli scrupoli che avevano rattenuto Emilia dal dimostrare a suo padre quanto poco gradevole sarebbe riuscito per lei il giro all'estero, erano svaniti tosto che s'era persuasa che Gertrude, il cui bene le stava sempre a cuore, avrebbe sofferto ancor più viaggiando sottoposta alla compagnia delle sue nemiche.
Quantunque cieca, ella afferrava e comprendeva quasi tutto ciò che avveniva intorno a lei. Dotata di prontissima percezione mentale e d'un finissimo udito reso doppiamente acuto dalla mancanza della vista, era giunta a conoscere, forse più addentro di ogni altro, gli eventi della scorsa estate. Indovinava il vero stato delle cose tra Ben Bruce e Gertrude, benchè questa non gliene avesse mai fatto parola, e s'immaginava in qual modo vi fosse coinvolta Rina, il che d'altronde non era difficile arguire, date le involontarie ma continue confidenze che l'ingenua fanciulla le andava facendo nelle loro conversazioni.
Poichè gli abusi di potere della signora Graham e di Bella divenivano sempre più aperti e audaci, la governante e la cuoca stimarono tolto il divieto di palesarli alla padroncina: ma il dolore d'Emilia ebbe largo compenso nelle novelle prove che quei fatti le fornivano del devoto affetto di colei ch'ella si compiaceva di chiamare sua figliuola adottiva.
Con perfetta calma, senza esitazioni come senza ira, ella risolse di procedere in guisa che Gertrude fosse liberata dalla servitù a cui s'assoggettava con tale abnegazione. Suo padre s'oppose sulle prime al suo desiderio di non accompagnarlo in Europa: ma egli troppo bene sapeva che quel viaggio, in cui per lei le intime sofferenze dello spirito si sarebbero aggiunte alle privazioni esteriori, non poteva essere che un sacrificio, perchè egli s'ostinasse a obbligarvela; e considerato che, dopo tutto, quella era l'unica via di conciliare gl'interessi contrari e che Emilia gli offriva il partito migliore nelle presenti circostanze, determinò di rassegnarsi alla lunga separazione dalla figliuola e permettere a questa di cercare la propria felicità dove la trovava. Egli aveva veduto durante l'inverno passato nel Mezzogiorno quanto la sua cecità le rendesse penoso il viaggiare, specie senza il soccorso dei vigili occhi di Gertrude, e riconosceva ora che i suoi gusti e il suo costume di vita erano proprio l'opposto di quelli della nuova signora Graham e delle costei nipoti; sicchè, punto voglioso d'esser convinto dai fatti della follia commessa con quel terzo matrimonio che minacciava di diventare per lui una sorgente d'infelicità domestica, apprezzò la saggezza di quel consiglio e si sentì sollevato prendendo una risoluzione che contentava tutti.