XXXIV.

Una serie di giorni che compone

Mesi felici.

Wordsworth.

La casa della signora Warren, che offriva ai dozzinanti un soggiorno comodo e gradevole, fu prescelta da Emilia per passarvi l'inverno con Gertrude. Il signor Graham circa un mese dopo il suo ritorno da Nuova York s'era imbarcato alla volta dell'Havre con la moglie, Isabella e Rina; la signora Ellis era andata a godere un ben meritato riposo da certe sue cugine che dimoravano in campagna, e la villa era stata chiusa. La signora Prime, entrata come cuoca nella pensione Warren, brontolava tutte le mattine per il cresciuto lavoro, e tutte le sere benediceva la sua stella che l'aveva condotta ancora sotto il medesimo tetto con le sue care signorine.

Quantunque il signor Graham avesse ampiamente provveduto al mantenimento della figliuola e della sua compagna, Gertrude era desiderosa d'occuparsi di nuovo in modo proficuo, e riassunse perciò una parte delle sue lezioni nella scuola del signor W. Ed Emilia, per gradita che le fosse la compagnia della giovanetta, se ne privava di buon grado durante alcune ore, lieta del nobile sentimento onde ella era animata, e la incoraggiava con le sue lodi. Nella loro indisturbata intimità, e in mezzo a pochi ma eletti amici, passarono un inverno tranquillo e felice. Leggevano e passeggiavano insieme secondo l'antica consuetudine. Insieme assistevano a conferenze e concerti; visitavano le gallerie di belle arti. Dinanzi ai capolavori della pittura e della scultura Emilia ascoltava attenta la sua guida, che con gli occhi scintillanti e il viso raggiante d'entusiasmo, le descriveva, ponendovi la più minuziosa diligenza, i soggetti dei marmi e delle tele, la maniera in cui l'artista aveva reso il concetto originale della sua mente, gli atteggiamenti, le figure, le espressioni dei visi, il colore dei paesaggi, e infine le impressioni prodotte nel suo spirito e nel suo cuore, i pensieri destativi dalle opere d'arte che esaminava. E tali erano l'eloquenza dell'una e la simpatia con cui l'altra pendeva, intenta, dalle sue labbra, ch'esse medesime in quell'atto offrivano un soggetto pieno di commovente contrasto, se non al pittore almeno all'osservatore della natura umana manifestata in nuove forme e scevra da vanità ed affettazione.

Nelle passeggiate quotidiane, o contemplando la fulgida bellezza d'una serena notte invernale, Gertrude, rapita, lasciava sgorgare dal profondo dell'anima tutta l'ardente ammirazione di cui l'opera del sommo Artefice la colmava; dipingeva all'amica cieca la pompa d'uno splendido tramonto, o al cader della dolce ora crepuscolare, seduta accanto a lei, spiava nel cielo invaso dall'ombra notturna le stelle che s'accendevano ad una ad una: e allora Emilia attingeva alle segrete fonti della sua illuminata natura tali verità della vita interiore che sembrava ch'ella sola godesse la vera luce, e chi vedeva il mondo materiale fosse, al paragone, avvolto nelle tenebre.

Felice e profittevole fu quell'inverno che trascorsero così. E non vivevano per sè soltanto: i poveri le benedicevano, gli afflitti venivano a loro per conforto, i familiari le amavano con predilezione. Gertrude spesso lo ricordò nella sua vita come il tempo in cui Emilia e lei erano vissute in un loro proprio mondo incantevole e beato. Venne la primavera, passò, ed esse s'indugiavano ancora, riluttanti a lasciare un luogo dove si trovavano tanto bene: forse non si sarebbero mosse dalla città neppure nell'estate senza una subita alterazione della salute d'Emilia e l'ordine perentorio del dottor Jeremy, il quale prescriveva l'aria di campagna come il migliore ricostituente.

All'ansietà che Gertrude provava per l'amica s'aggiungeva ora una crescente inquietudine per il lungo silenzio di Guglielmo. Da quasi tre mesi non le era più giunta una parola da lui. Egli certo non l'aveva dimenticata nè la trascurava volontariamente. Questo era impossibile. Che cosa cagionava dunque una così strana sospensione della loro corrispondenza? Si sforzò tuttavia di non lasciarsi turbare l'animo, e dedicò tutte le sue cure ad Emilia che cominciava ad averne veramente bisogno.

Andarono al mare per alcune settimane; ma quell'aria pura e viva non ridonò vigore all'indebolito organismo della cieca. Ella dovette tralasciare le sue passeggiate; una continua stanchezza le toglieva l'elasticità delle membra, il suo spirito così placido ed eguale andava soggetto a insolite depressioni, i suoi nervi erano divenuti irritabili a segno ch'era necessario preservarla con gran cura da ogni causa d'eccitazione.

Il buon dottore veniva di frequente a visitare la favorita tra le sue pazienti; e la trovava sempre piuttosto peggiorata che non migliorata; infine le ordinò di ritornare a Boston dicendo che la signora Jerry aveva una bella camera sul davanti, altrettanto fresca e più comoda che le stanzette anguste della gremita pensione di Nahant, e insistendo perchè Emilia e Gertrude accettassero d'alloggiarvi durante una quindicina di giorni in capo a cui egli sperava d'esser libero di condurre la signorina Graham a cercar salute altrove se non si fosse ancora rimessa.

Ella lo assicurò che a Nahant non ci stava male: temeva di recare troppo disturbo alla signora Jeremy.

— Non parlate di disturbo! — protestò egli. — Credo che oramai dovreste conoscerci bene, mia moglie e me. Venite domani: v'aspetterò alla stazione. Arrivederci! —

E pigliato il suo cappello se n'andò. Gertrude lo seguì.

— A quanto veggo, dottore, — ella disse — non trovate Emilia molto bene.

— No; e non è da maravigliarsene. Fra il ruggito dell'oceano da un lato e il piagnisteo dei bimbi della signora Fellow dall'altro, ce n'è più che abbastanza per estenuare le sue forze. Non posso permettere che seguiti cotesto strapazzo. Nahant non fa per lei. Portatela domani a casa mia, inteso?

— I bimbi non piangono sempre come oggi, — disse Gertrude sorridendo — e quanto all'oceano, Emilia ama tanto il sussurro delle onde che si frangono sulla spiaggia! Sta ore ed ore ad ascoltarlo.

— Me lo figuravo! Mal fatto. Cosa che l'attrista senza ch'ella sappia il perchè. Portatela a Boston, vi ripeto! —

Passarono buoni venti giorni dopo l'arrivo delle sue ospiti innanzi che il rinomato medico potesse sottrarsi a' suoi pazienti e concedersi qualche settimana di vacanza. Per conto proprio egli non avrebbe mai pensato a intraprendere un viaggio di diporto, e la signora Jeremy anch'essa preferiva tanto la sua casa a qualunque altro luogo, che l'idea di partire alla volta di paesi sconosciuti non la seduceva affatto: ma tutti e due erano pronti a sacrificare, e volentieri, le loro antiche consuetudini al benessere delle care giovani amiche.

Emilia stava positivamente assai meglio, e considerava come un piacere, fino per sè medesima, il visitar West Point, Catskill, e Saratoga; se pensava poi al godimento che avrebbe procurato questo viaggetto a Gertrude, si sentiva animata da nuove forze. Certo, la giovanetta abbisognava quanto lei di un cambiamento, e di distrazione. Il caldo eccessivo delle ultime settimane, la reclusione quasi continua nella camera della cara malata, avevano fatto impallidire le rose delle sue gote; le cure e le angosce avevano pesato sul suo spirito. Il grande miglioramento d'Emilia, l'alacrità con cui partecipava ai disegni del dottore, dissipavano adesso i suoi timori; e mentre ella attendeva ai pochi preparativi necessari per il loro vestiario, il suo passo era leggero, e la sua voce gaia, com'erano agili ed attive le sue dita.

A Nuova York fecero la prima tappa: ma l'afa e la polvere della città rendevano assai sgradevole l'andare in giro per le strade, sicchè durante l'unica giornata che vi si trattennero, il dottore fu il solo della comitiva che s'avventurasse fuor dell'albergo, salvo una breve spedizione della signora Jeremy e di Gertrude in cerca di berrette guarnite non avendone, quella, altre che la gialla e la rosa e lilla famose, e temendo che non fossero abbastanza eleganti per Saratoga.

La temperatura, quasi insoffribile, non isgomentava tuttavia il bravo dottore, il quale appena la sentiva tanto era infervorato nelle visite a parecchi suoi confratelli, di cui alcuni suoi antichi compagni di studi, non riveduti da anni. Dopo ch'egli ebbe impiegato così la giornata intera, riannodando conoscenze, ravvivando amicizie, molti dei cordiali amici ritrovati vennero la sera all'albergo per farsi presentare alla signora Jeremy e alle signorine che l'accompagnavano. Il salottino del loro appartamento fu animato fino ad ora tarda dalla piacevole e allegra conversazione d'uomini anziani che ricordando il passato, riandando le scene della loro vita di studenti, si riaccendevano di giovanile ardore. Ciascuno per turno raccontava i suoi aneddoti, e scoppiavano intorno gioconde risate; era un'eccitazione generale. Il dottor Jeremy, a quel tempo uno dei prediletti del loro circolo, rappresentava onorevolmente la parte dell'eroe in quasi tutte le avventure raccontate (fuorchè da lui); e le tre uditrici, segnatamente Gertrude che teneva in alto concetto il suo vecchio amico, godevano trionfanti di questa probativa testimonianza dei suoi meriti.

La conversazione non era di tal carattere da escluderne le signore nè impedir loro di goderne, e la giovanetta che sapeva trattare con le persone d'età, e che il dottor Jeremy si compiaceva di porre in rilievo, contribuì non poco a divertire la compagnia con le sue argute osservazioni e con la prontezza delle sue risposte alle interrogazioni astute e talvolta un po' astruse ed ironiche, scherzosamente rivoltele da un vecchio medico scapolo il quale fin dal primo momento era rimasto incantato di lei.

Emilia ascoltava con diletto quei discorsi pieni di tante e varie attrattive e divideva con Gertrude l'ammirazione degli amici del dottore in cui la sua sventura destava pietà e simpatia; e la signora Jeremy tutta lieta e ridente s'insuperbiva degli elogi retrospettivi prodigati al suo sposo, e troneggiava nella sua poltrona con un'aria così radiosa che Gertrude quando le diede la buona notte le dichiarò ch'ella stava tanto bene quella sera con la vecchia berretta gialla da farle quasi giudicar superflue le nuove.

Il dottor Gryseworth di Filadelfia, già discepolo di Jeremy molti anni addietro, udendo che i viaggiatori avrebbero preso la mattina seguente il piroscafo che risaliva l'Hudson, manifestò grande sodisfazione perchè si sarebbero ritrovati insieme a bordo, ed egli avrebbe presentato alla signorina Flint le sue due figliuole, le quali andavano a Saratoga per passarvi l'estate con la loro nonna già stabilità all'Albergo del Congresso.

Sonò la mezzanotte prima che l'immaginazione di Gertrude, vivissima sempre ed ora quanto mai eccitata dal piacere che il domani prometteva, potesse calmarsi tanto da permetterle di pensare a ristorar le forze nel sonno. Emilia dovette porre un freno alla sua ilarità e alla sua loquacità ricusandosi deliberatamente di far più eco a una risata o ascoltare una parola. Costretta così al silenzio, cadde in un sonno profondo. Non seppe quindi che la sua compagna aveva procurato questo benefizio a lei sola, perchè ella, contro il solito, non riusciva ad assopirsi, e l'alba la sorprese desta ed incerta se avesse mai avuto in tutta la notte un momento di perfetto riposo.

Gertrude dormì saporitamente finchè non fu svegliata dalla signorina Graham. Al vedere questa ritta presso il suo letto e vestita, ella balzò su, attonita, posto che il caso rovesciava l'ordine consueto delle cose: era suo costume annunziare ogni mattina all'amica cieca, con un bacio, che il giorno incominciava.

— Sono le sei, Gertrudina, e il piroscafo parte alle sette! Il dottore ha già picchiato al nostro uscio.

— Come ho dormito! Sarà una bella giornata?

— Bellissima, però assai calda. Ho dovuto chiudere le persiane a cagione del sole che si faceva sentire. —

La fanciulla si dette fretta a fine di riguadagnare il tempo perduto, ma quando vennero a chiamarle per la colazione non aveva ancora finito di vestirsi e le rimaneva da chiudere le valigie d'Emilia e le proprie; insistette dunque perchè gli altri scendessero intanto senza di lei promettendo di raggiungerli tra pochi minuti.

I viaggiatori radunati alla tavola della prima colazione, a quell'ora mattutina, non erano numerosi: due comitive oltre quella dei Jeremy, e alcuni signori soli, quasi tutti uomini d'affari, i quali, mangiato a scappa e fuggi, se n'andarono solleciti pei fatti loro. Tra i pochi che si trattenevano tuttavia quando giunse Gertrude, uno unico fu da lei particolarmente notato durante i brevi momenti che il dottore le concesse per sdigiunarsi. Era un signore seduto dal lato opposto della tavola, a qualche distanza. Terminato il suo pasto egli s'indugiava, come uno che può fare il proprio comodo, divertendosi a tenere in equilibrio il cucchiaino da tè sull'orlo della tazza; e innanzi ch'ella entrasse aveva suscitato l'animavversione della signora Jeremy manifestando una certa velleità d'osservare il gruppo di cui questa faceva parte con occhio più critico che non le garbasse.

— Ve ne prego, dottor Jerry, — aveva ella detto al marito — mandate il cameriere ad invitare quel signore a prender qualche cosa: m'è insopportabile essere guardata mentre mangio.

— Non guarda voi, signora mia.... È la nostra Emilia quella che gli piace. Emilia cara, c'è qui dirimpetto un signore che v'ammira oltremodo.

— Davvero? — fece la signorina Graham sorridendo. — Gliene sono molto obbligata. E posso contraccambiare il complimento?

— Sicuro, è un bell'uomo, di nobile aspetto, quantunque alla signora Jerry non sia simpatico. —

In quel punto Gertrude venne a prender posto accanto a loro, salutandoli e scusandosi gaiamente del suo ritardo. Le fresche rose delle sue gote, il vivido fulgore de' suoi grandi occhi neri che la facevano contemplare con affettuosa ammirazione dalla coppia de' suoi vecchi amici, furono forse la causa per cui lo sconosciuto distolse lo sguardo dall'amabile e commovente viso d'Emilia, per fissarlo su quello più giovanile e tanto radioso ed espressivo di lei.

Ella s'accòrse subito dell'attenzione che attirava, e si sentì un po' impacciata. Fu lieta pertanto quando quegli, lasciato cadere il suo cucchiaino da tè, si rizzò e uscì dalla sala. Nell'atto che le passava davanti ella potè osservarlo un momento, come non aveva osato fare mentre le sedeva quasi di faccia.

Era di statura notevolmente superiore alla media, snello, ben fatto, di portamento grazioso e dignitoso. I suoi lineamenti erano piuttosto rilevati, ma espressivi e anche belli; gli occhi scuri, vivi, penetranti, avevano uno sguardo scrutatore; la bocca, dalle labbra ferme ed energicamente chiuse, rivelava un animo franco e risoluto ed una gran forza di volontà.

Ma la più singolare particolarità della sua figura consisteva nel contrasto dei suoi capelli molto brizzolati d'argento e sulle tempie d'una bianchezza quasi nivea, col fuoco giovanile di quegli occhi, con la leggerezza del passo e la disinvoltura delle mosse; contrasto così strano che lungi dal parere un effetto dell'età e dargli un'aria venerabile, faceva risaltare le apparenze di gioventù e di vigore.

— Che tipo bizzarro! — esclamò la signora Jeremy appena egli fu passato.

— Ma elegante, non è vero? — disse Gertrude.

— Elegante! — ribattè l'altra, — Con quel capo grigio?

— A me pare bello, — replicò la fanciulla. — Peccato che sembri così malinconico: mi rattrista, guardarlo.

— Quanti anni credete che abbia? — domandò il dottore.

— Circa cinquanta, — rispose sua moglie.

— Circa trenta, — rispose Gertrude ad una voce con lei.

— Il divario è grande, — osservò Emilia. — Dottore, dovete decidere la questione, voi.

— Impossibile! Io non m'attenterei a determinare l'età di quell'uomo entro un limite di dieci anni.... Mia moglie certo l'ha giudicato troppo vecchio, ma non sono sicuro che Gertrude non l'abbia giudicato troppo giovane. Affermo soltanto che i suoi capelli non sono imbiancati per opera del tempo! —

Un cameriere venne ad avvertire i viaggiatori che volevano prendere il piroscafo di tenersi pronti, e tutte le vane discussioni sulla probabile età dello sconosciuto furono troncate.