Adsit omnipotens Deus.

Marini Sanuti Leonardi filii patricii veneti de Adventu Caroli regis Francorum in Italiam adversus regem Neapolitanum, anno domini mcccclxxxxiiij, regnante Alexandro sexto pontifice maximo et Augustino Barbadico Venetorum duce. Incipit liber primus.

Carlo octavo re di Franza, da poi la morte di re Ludovico suo padre, successe nel regno, di età di anni XV, et fo incoronado a Paris ne la chiesia de Sancto Dionysio, secondo il consueto regio, ne l'anno di Cristo 1483[32]. Questo, vivente patre, stette scoso in una città ne la Franza, chiamata Ambosa (Amboise), per molti anni; adeo si credeva el re Ludovico non havesse figlioli: et questo fece il padre per dubio che li baroni non el sublevasse contra di lui, come fu facto di esso Ludovico contra Carlo septimo suo padre. Et fu maridato in la fiola de Maximiliano, figlio di Federico terzo imperatore, nunc Re di Romani et successore electo de li sette electori elemani a l'imperio: nata di la duchessa di Borgogna, et per consequente sorella di l'archiduca Philippo, che adhuc in Borgogna regna, chiamata Margarita. La qual donna, non essendo in età perfetta, expetando il tempo dil futuro sponsalicio in la città preditta di Ambosa, sette anni vi stette[33]. Ma esso re Carlo, cupido di augumentar el regno, essendo morto in quello tempo el duca Francesco di Bertagna senza figlioli mascoli, et non era rimasto di lui se non una figlia unica, la qual quello ducato governava, era promessa in moglie a Maximiliano sopranominato, con grande exercito vi andò, et aquistato quel regno del 1490, in l'ultima terra di detto ducato chiamata Rennes[34] trovò ditta madama Anna fia dil duca preditto, et quella volse per moglie, benchè fusse con re Maximiliano promessa come ho ditto, repudiando ex consequenti la fiola di esso Maximiliano, che per esser sua moglie lì nella Franza dimorava. Et mandoe do ambasciatori a Roma a Innocentio octavo pontefice, i quali fue l'abbate di Santo Dionysio al presente Cardinal, et l'abbate di Santo Antonio di Vienna per cagion di spensare e l'una e l'altra promessa[35]. Et celebrate le nozze a Turs[36] ne la Franza, li fo mandati per diversi potentati oratori a congratularse sì de tal felice matrimonio, quam dil paese acquistato di novo. Unde per Vinitiani vi andoe Zaccaria Contarini et Francesco Capello cavalier, i quali ambedoi fonno di militia da esso cristianissimo Re adornati ne l'anno di Cristo 1491[37]. Et volendo mandar la fia di Maximiliano a uno de primi suoi baroni di caxa regia, lei minime volse, nè il padre mai consentì, al qual honorifice, ut decebat, fo rimandata. Et poi con ditto Maximiliano venne gran discordia per tal repudiatione, et toltoli la moglie, pur a la fine, interposti ambasciatori, maxime per il re di Franza el principe di Oringia (Orange), el qual era prima nimicissimo de la casa di Franza et a l'acquisto di Bertagna molto danizoe esso Re, ma poi fu causa di far le nozze sopraditte et etiam di pacifichar fra questi do re le cosse, come di sotto al loco suo tutto sarà descripto, Deo concedente. Oltra di questo, negando di dar al re de Ingilterra el tributo assueto, Englesi non volendo tollerar, el re Henrico che al prexente quella isola domina, armate nave cento a Dobla (Dover), in persona, con non poco exercito di persone, zerca vinticinque milia, et fo ne l'anno 1492 dil mexe di Ottubrio, et dismontati a Cales, ch'è una terra mia trenta vicina a l'isola predicta, et messe campo a una terra chiamata Bologna di esso re di Franza, lontana da Cales zerca mia XVIII, et quella strense. Et venuto exercito franzese, ne fo morti di l'una et l'altra parte assà zente, tamen poi sono pacificadi, et Carlo re promesse dar annuatim scudi sessantamilia, sì come re Edovardo havea[38]: et cussì etiam queste cosse fo conze. Ancora questo Carlo re havendo inimicitia con Ferdinando re di Spagna, el qual in quelli tempi havea da la setta maumecthana de Mori acquistato (non senza grande fatica) el reame tutto di Granata, et ne l'anno 1492 a do di Zenaro intrato ne la città di Granata, et scacciato (Abu Abdallah)[39] lhoro re, et reduto sotto la pristina fede cristiana el suo dominio, che da più de 680 anni Mori lo havea posseduto: et questa inimicitia venne con detto re di Franza (e) questo, perchè esso Re di Spagna tentava di recuperar el contado di Rossiglion et Serdania (Cerdagna), quali altre fiate per don Johanne re di Ragona suo padre fonno impegnati et dati al re Ludovico di Franza, padre di Carlo predicto, sì per danari habuti quam per zente et presidio che li prestoe, quando la Cathelogna si ribelloe, per caxon di recuperarla. Ma, mandati ambasciatori citra ultraque parte, feceno pace perpetua, et libere Carlo re dette et assignoe a Ferdinando preditto la città di Elna (Elne) et Perpignano, con el resto de ditti contadi soprascritti, et feceno accordo tra loro, acciò dil reame di Napoli non se impedisca, et la publicatione di la paxe quivi è posta, acciò il tutto chiaramente intender se possa.

Bando fatto ne la città di Barzellona adi 16 Settembrio[40] 1493 in presentia di uno secretario dil re di Franza et di tre homeni d'arme franzesi, del qual bando el ditto secretario ne ha fatto atto publico lì in Barzellona.

Hora aldì (udite) generalmente che ve fanno a sapere per parte de la Maestà del signor re don Ferando et donna Ysabetha per la gratia de Dio re e regina di Castiglia, de Aragona, de Lione, de Cicilia, de Granata, de Toledo, de Valentia, de Gallicia, de Maiorica, de Sibilia, de Cordovia, de Murcia, de Giaen, de Algarve, de Algezira, de Gibeltar, de le isole de Canaria, conte de Barzellona, signor de Biscaia e de Molina, duca de Athenes et Nichopatria (Neopatria), conte di Rossiglion e Serdania, marchese di Erystain (Oristano) e conte di Gociano, che sono state fatte e promesse e iurate vere alianze e confederatione perpetue infra li ditti re e regina et lo illustrissimo signor don Johan principe de le Esturie e de Girona et cet., figliolo primogenito et legiptimo successore de le sopraditte Maestà, et in li loro regni et terre et de loro successori da una parte, et da l'altra lo cristianissimo signor don Carlos per la gratia di Dio re di Franza, et per lo illustrissimo signor don Carlos principe et delphin de Vienna figliolo legittimo del cristianissimo Re, in lo reame di Franza, terre e signorie di quello et de loro successori da l'altra parte, in questa maniera che hora e perpetualmente le sopraditte Maestà sono e saranno per loro e per li loro sopradetti successori et per li loro reami, terre et signorie, boni fradelli e amici, aliati e confederati, amico de l'amico e nemico de l'inimico enverso de tutti e contro tutti, senza reservatione de persone alcune, de qual se voglia condition o dignità o stato che siano, salvo la Santità del Nostro Signor el Papa. Et altramente, come più stensamente è commemorato ne li articoli e capitoli de le alianze e confederatione promesse fatte e iurate infra le ditte Maestà e per la sopraditta causa, per parte de le sopraditte Maestà se notifica a ogni homo generalmente de qual se vuol conditione e stato che siano de li loro regni e signorie, che liberamente habino a conversar, negociar et contractar con ogni segurità tutti li subditi del cristianissimo re di Franza, vegnando e andando ne li regni et terre de loro Maestà, e cussì per converso li subditi nostri ne le terre e regni dil cristianissimo re di Franza, cussì come si tutto fusse una signoria unita, come per le ditte alianze e confederatione si ha ordinato e facto et jurato.

Et havendo cussì placato le cose de Spagna et de Ingilterra, prima obtenuta la Bertagna, et tasentate le discordie con Maximiliano re di Romani, essendo il regno suo pacifico, volendo imitar le vestigie de soi progenitori cristianissimi chiamati Caroli, però che septe vi fue, maxime di Carlo figlio di Pipino re di Franza et imperatore romano, la cui fama è grandissima, et non immerito fu chiamato Magno; mosso etiam (come diceva) da zelo di la fede, per discacciar Turchi del suo dominio et recuperar la Terra Santa, da Mori tenuta za gran tempo; et visto molte prophetie che chiaro parla come lui doveva far molte cose, le qual per non essere al proposito qui pretermetterò di scriverle; mosse l'animo et fece qualche pensier di venir con grande exercito in Italia, et primo acquistar il reame di Napoli a lui, dicendo, jure hereditario dovea pervenir, la cui historia di sotto sarà scripta, et instigato, immo cotidie sollicitato dal principe di Salerno, uno de' primi baroni dil reame di Napoli sopraditto, el qual fuggite lì in Franza quando Ferdinando re di Napoli discazoe li baroni dil suo reame, i quali insieme si haveano accordato contra di lui, zoè: el gran siniscalco principe d'Ariano, conte di Capazo, principe di Bisignano, principe d'Altemura, marchese di Bitonto, esso principe di Salerno et il conte di Montoro con molti altri, et assà numero di baroni et quelli di l'Aquila, dove fu molta guerra in ditto reame, aiutandoli maxime Innocentio octavo pontifice, el qual assoldoe per capitano de la Chiesa el signor Ruberto di San Severino, tunc temporis uno de primi de Italia in arte militari, et questo andato con gente in reame, dove li venne a l'incontro Alphonso duca di Calavria, che al prexente di Napoli è re[41], fino appresso Roma, et fonno a le mani et durò la battaglia fino la sera: tamen niuno di loro fonno vincitori. Ma li baroni, cussì come da prima erano uniti, cussì poi tra loro hebbeno varie opinioni. Alcuni volevano darsi a la Chiesia Romana, altri a la Signoria di Venetia, altri chiamar Turchi in Italia in suo soccorso, et altri volevano sublevar nel regno Renato duca di Loreno disceso di la caxa de Anzò, che fu nepote di Renato, che za fu Re di la Puja, a cui dicevano ditto reame dover expectare. Ma dapoi molte cede (uccisioni?), pacificato el Pontifice con esso re Ferdinando, con conditione dovesse etiam far paxe con soi baroni e perdonarli le offexe, al qual iureriano fedeltà et omaggio. Unde per questo li baroni preditti sub fide regia andono a Napoli a inchinarsi et dimandar perdono: et venuti, parte in castello de comandamento regio fonno retenuti, parte morti, altri in carcere serrati. Ma questo sapientissimo principe di Salerno, accorgendosi di quello li saria intervenuto, fuggite di Napoli, et di mano di Ferdinando, incognito, con grandissima arte, scampoe dil reame. Et gionto a Roma, d'indi partito, venne a Venecia, demum capitoe in Franza, et fu ne l'anno di Cristo 1486, dove da quello Carlo re et quelli governava quel regno fu benigne et honorifice ricevuto, datoli provvisione et zente, nella impresa di Bertagna fu operato, et valorosamente si portoe. Questo principe insieme con altri baroni subito gionti terminono di metter ogni loro inzegno ad exortar esso Re, e la sua corte et gran parlamento, che volesseno far le vendette de ditti baroni. Questo perchè sotto la fede dil Pontifice, di esso Re di Franza et Senato Veneto, quelli andono a Napoli et messeno gioso le arme, unde mal capitono. Benchè Innocentio pontifice, non volendo patir tal ingiuria, comenzò quasi di novo a far guerra con Ferdinando, et etiam exortoe Venitiani a non patir questo, i quali vi mandoe ambasciatore a Napoli Marco Antonio Morosini, cavalier splendidissimo, acciò vedesse di conzar le cosse[42]. Et già li baroni ritenuti erano stati morti, non vi essendo rimedio, in fine col Pontifice et Re pacificono le cosse. Ma pur esso principe di Salerno non restava di sollecitar in Franza che il Re venir dovesse in Italia, et acquistar ditto reame, mostrando chiaro che alla sua corona perveniva, benchè poco era da quelli baroni primarii gallici audito. Et acciò meglio s'intendi è necessario di scriver il modo che ditto reame è pervenuto alla caxa di Aragona. Questo reame di Napoli o vero di la Puja, alias dominado per re Ladislao che fu figlio di Carlo, el qual Carlo fu chiamato di Ungaria ne l'anno 1380 da Urbano pontefice contra la raina Zuana vecchia, la qual favoriva Clemente suo adversario nel papato, et haveva adoptato per proprio figlio et successore nel regno Ludovico duca di Angioia figliolo dil re di Franza, et per queste cagioni chiamò ditto Carlo, el qual venne con ottomilia cavalli et intrato in reame prese la ditta regina et quella uccise, et superoe li principi. Et l'anno sequente che l'hebbe acquistato, essendo morto Ludovico re di Ungaria senza figlioli, de volontà de tutti quelli principi fu chiamato in Ungaria, et di quel regno incoronato ancora Re, benchè poi per ordinatione di la Regina di Ungaria fusse advelenato et morì. Adoncha successe nel regno di Puglia ditto Ladislao, et regnò anni ventinove. El qual venuto in etade acquistò ancora il regno di Ungaria, benchè per sospetto di non lo poter mantenere poi lo vendesse, et con quella pecunia si conservò el regno di Puglia, et diventò prudentissimo, magnanimo et ne le arme expertissimo. Et dapoi la morte de Gioan Galeazzo duca di Milano acquistoe Perosa et molte altre cittade, et venuto a Roma sotto color di amicitia fu cagione di far levar tutto el popolo in arme contro Bonifacio nono pontefice[43], nel qual tumulto furono morti, come scrive Leonardo Aretino, undece de principali de Roma; et impaurito fortemente il Pontefice, con tutta la corte se ne andò a Viterbo. Et essendo Bonifacio morto, simelmente Ladislao, o vero, secondo alcuni, Lanzilao, prese Roma per absentia di Gregorio duodecimo successore del ditto Bonifacio[44]. El perchè Gregorio preditto, insieme con el collegio de Cardinali, privò Lanzilao di ogni sua dignità, et similmente dil regno, et dettelo a Lodovico figlio già de Lodovico de Angioja: et per questa cagione vendette Cortona a' Fiorentini[45]. Et, infermato a Perosa, fu portato a Napoli, dove fu fatto attossicare da' Fiorentini. Il modo fu che, amando la fiola del medico suo, con la qual spesso si trovava, tamen occultamente, or fu promesso a ditto medico molta pecunia, se teneva modo di far morire Lanzilao. La qual cosa acconsentendo el medico, chiamò con parole dolce uno giorno la figliola, et dissegli: piacemi che te inzegni quanto puoi, che lo tuo padre sia suocero di tanto Re et avolo di stirpe regale: seguita pur che fazi cosa che in contento li sia, ma se farai a mio modo, te insegnarò cosa che lui ti amerà, et saremo tutti felici. Et lei contentissima. Or il padre fece uno veneno, chiamato da medici Nepello, et dettelo in uno fazzoletto finissimo alla fiola, et ordinò, quando dovea esser con il Re, si ungesse con ditto unguento nel luogo suo genitale. Venendo adonque il Re a lei, la giovenetta fece quanto il padre le havea imposto, et in quel modo de subito uccise lei el Re; et il padre di tal male non rimase impunito. Or, venuto a morte senza figlioli legittimi, successe nel regno Gioanna seconda sua sorella del 1413[46], et regnò anni ventiuno et, ben che la fusse di corpo femineo, fu non di meno di animo virile, et nel governo sagace et prudente, et per havere favor nel regno si maritoe a Jacobo conte de la Marca, el qual fra principi franciosi per natione et virtù si diceva esser el primo; ma vedendo lei che 'l marito voleva disponer ogni cosa senza sua saputa, sdegnata si partì da lui, per la qual cosa si divise subito el regno in più parti, perchè altre voleva il governo di lui, altre quello di lei, un'altra parte voleva Lodovico de Angioia, (un'altra) per fin doversi chiamare in quel regno Alphonso re de Ragona, el qual finalmente superando ogni altro fu adoptato per figliolo di essa Giovanna, benchè poi le fusse ingrato, et la scaccioe in poco tempo di Napoli, et la messe in una rocca, dove finalmente morì nel 1434[47]. Adoncha questo Alphonso, fiol de Ferdinando re di Aragona, cupido di acquistar novo regno, essendo vicino, però che dominava la Cicilia oltra Faro, deliberoe di passar in reame, et nel principio volendo esser da ditta raina Gioanna adoptato, sepius fo deluso, per la qual cosa passò con grande armata et exercito terrestre nel ditto regno, et il capitano di la Rocca marittima per forza di danari acquistoe, et cussì hebbe quello castello, non advertendo essa regina, la qual za havea adoptado Renato fratello di Lodovico de Angioia de la fameglia dil re di Franza, come è scripto di sopra, et za la Puglia dominava et era in Italia, et Alphonso preditto comenzò a seguir la ditta impresa. Et unum non praetermittam di scriver, che esso re Alphonso del 1435 combattendo la città di Gaeta, la quale da Zenoesi era fortemente difesa, unde Zenoesi armono dodexe nave et trentacinque galie con volontà et favore dil duca Philippo de Milano loro signore. Capitano de ditta armada uno Biasio Axerato (Biagio d'Assereto) et Helya (Sorleone) Spinola, et fonno a le mani con l'armata di ditto re Alphonso, la qual già era benissimo posta in ordine, et per diece hore duroe la battaglia, a la fine Zenoesi furono superiori et preseno Alphonso con doi frategli, zoè Joanne re de Navarra et (don Henrico)[48], Antonio duca di Sexa (Sessa), Joanne Antonio principe di Taranto et molti altri principi et signori più di 100, et 200 cavalieri, et acquistano di molta preda, i quali dal preditto Biasio capitano fonno presentati al duca Philippo, el qual, essendo liberalissimo, per acquistare fama grandissima gli riceveteno con grandissimo honor, in breve giorni li lassorno liberamente ritornar alle patrie loro, contro il voler de Zenoesi, i quali sdegnati si ribellono dil dominio duchesco, et caccioe fuora Obezino (Pacino Alciati) locotenente dil duca, che lì in Zenoa era, et si reduseno in libertà. Ma, ritornato Alphonso nel regno, obtenne Gaeta. Ma in questo interim sopravenne la morte di la ditta regina Zuana[49], et restoe la guerra tra esso Alphonso et Renato preditto, el qual za nella Puglia quattro anni havea regnato. Ma da poi molte battaglie, ne l'anno 1442 Alphonso Renato superoe et ruppe, el qual introe in Napoli. Dove Alphonso andatovi a campo, longa et durissima obsidione cingete, et vi stette do anni a campo, tandem per una cava subterranea le sue zente introe in la cittade, et cussì have la terra. Ma Renato intrato nel castello fortissimo chiamato Castelnuovo, dove lassoe a custodia uno Antonio Calvo zenoese, el qual di assà summa di fiorini li era debitore. Ma Zenoesi in suo ajuto li mandoe do grandissime nave piene di munitione et de zente d'arme, sopra le qual esso Renato con li suoi franzesi montoe, et venne a Pisa et da poi a Fiorenza, et non potendo più haver soccorso andò in Marsegia (Marsiglia) dove vi stette. Ma in quel mezzo el custode zenoese preditto, che era in Castelnuovo, habuto da Alphonso quella quantità di oro dovea dar a Renato, li dette et consignoe ditto castello, et si ritornò a Zenoa. Adunque habuto Napoli, preso alcuni baroni et ad altri perdonato, che li zurono fedeltà, ita che tutto quello regno non con piccola fatica venne sotto al suo dominio, et tornato in Napoli sopra un carro aureo, triomphoe di tanta victoria. Benchè poi ne l'anno 1453, che fu undeci anni da poi l'acquisto dil reame, Renato di Andegavia preditto, desideroso di recuperar il regno, fatto liga con Francesco Sforza duca di Milano et Fiorentini, venne con domilia cavalli in Italia, et andoe a Fiorenza. Ma il duca Francesco fatto gente, mutoe altro pensier, et venne contra Vinitiani, et nel Brexano et Bergamasco prese alcuni castelli, e fatto molte cede su quel di Pontevico, sopravenendo l'inverno, le zente andono a li allozamenti. Ma questo vedendo Renato lassoe suo fiol Joanne a Fiorenza[50], et si partì con cattivo animo sì contra il duca Francesco quam contra Fiorentini, però che non li haveano atteso alle promesse, e ritornò in Marseia, dove el resto di la vita sua ivi finite. Ma el re Alphonso, havendo regnado nel regno napolitano anni 22, dapoi sedate alcune discordie con Fiorentini, et ancora havendo regnado in altri regni, zoè Ragona, Spagna e Sardegna, accumulato grandissimo thesoro, morite in Napoli, nell'anno 1456[51], et non havendo legiptimi figlioli, el regno hyspano o vero di Ragona pervenne al maggior suo fratello don Joanne, jure hereditario, di qual è disceso questo re don Ferdinando, che al presente domina, però che Alphonso ebbe tre fratelli, lui primo, don Johanne ditto che fu re di (Navarra)[52], don Henrico maestro di S. Jacomo, et don Piero, el qual morite a l'impresa di Napoli soprascritta, et una sorella[53], la qual fu maridata a don Joanne re di Spagna suo parente consanguineo[54], in tempo del padre. Ma il reame di Napoli, il qual esso Alphonso per forza di arme et con sua industria havea acquistato, instituì et lascioe per testamento a Ferdinando suo fiol ex pellice, (quantunque) lo ditto regno dovesse ex instituto antiquo pervenir alla Sedia apostolica. Ma con voluntà di suo barba re don Joanne preditto, ne l'anno 1456, Ferdinando, morto il padre, comenzò a regnar. Benchè Calisto terzo pontefice, di nazione Catelano, di patria Valentiano, el qual alias di Alphonso re suo padre fu primo secretario, et quello incoronoe, essendo esso Calisto di animo excelso et magnanimo, statuì e tentò omnino di voler repeter ditto regno, nè mai Ferdinando volse investir: ma sopravenne la morte et fo disturbato. E da poi successe Pio secondo, di natione senese, el qual, licet reclamantibus Gallis, confirmoe Ferdinando nel regno, et quello a Roma coronoe con gran pompa; ancora in parte il censo antiquo et assueto a dar alla sedia apostolica, zoè fiorini 60 milia annuatim, relassoe[55]. Ma è da saper che prima Joanne Andegavense, olim fiol di Renato, havendo inteso la morte di Alphonso, et che Calisto non voleva investir Ferdinando di questo regno, con ajuto di Jacomo Picenin mosse guerra a Ferdinando, et passò in Italia, et fo a le mani con le zente di Ferdinando preditto, et quelle ruppe et scaccioe al fiume Sarno; ma sentendo tal rotta Pio pontefice, dubitando Franzesi non prosperasse, li mandoe contra Federico di Montefeltro duca di Urbino, capitano di la Chiexia, insieme con el signor Alexandro Sforza di Pesaro, et veneno in Marsos, acciochè Jacomo Picenin, condutto dal duca Joanne de Angioja preditto, non potesse venir contra Ferdinando; per le qual cose, con lo ajuto di Dio, esso re fugoe di la Puja ditti Franzesi, per la qual vittoria molti signori, qui gallica arma sequebantur praeterito, con Ferdinando si accordoe et ebber stipendio, altri sono rotti et fugati. Ancora questo re Ferdinando con Paulo secondo Pontifice, di natione veneto, che a Pio successe, have alcune discordie per caxon del tributo, el qual non solum non voleva ogni anno pagar, ma voleva che li fusse lassato come papa Pio secondo in suo tempo havea fatto. Demum etiam con Venetiani nascete qualche discordia per caxon di la ixola de Cypri, la qual al presente pretermetterò per non esser a proposito. Et poi ne l'anno 1480 Maometh othomano gran sultan et principe de Turchi deliberoe di acquistar la Italia, pacificato le cosse con Venetiani, et mandoe la sua armata in la Puja, et prese Otranto, ch'è fortissima et grande cittade, capo di la Calavria, et quella per alcun tempo tenne. Ma sopravenendo la morte di esso Maometh suo signor, essendo lì a campo Alphonso duca di Calavria, di Ferdinando fiol primogenito, et Turchi non sperando più soccorso, perchè ne li loro paesi era grandissima dissensione tra doi fratelli, che cadauno voleva acquistar el regno paterno, unde si rendeteno a patti: tamen, habuto la terra, sono tutti Turchi presi, parte morti, altri fatti presoni, et altri restoe a stipendio di ditto Alphonso de qua in Italia. Et questa venuta de Turchi fu cagione di cessar le novità di la Toscana, però che il re faceva gran guerra a Fiorentini, et già in Siena esso Duca di Calavria era intrato, et ad libitum disponeva, e de lì se partì con el.... Sed de his hactenus, et ad propositum nostrum redeamus.

E vedendo adoncha esso re di Franza il suo Stato undique pacificato, ne l'anno 1493, fatto più volte a Paris consultatione di quello havesse a far, di tuor l'impresa di Napoli vel ne, tra quelli dil suo parlamento: essendo di animo generoso, di ingegno excellente, di età di anni 24, di corpo robusto et forte, ma di effigie bruttissimo, naso grande, di statura piccolo, et ut plurimum parla poco, mosso prima, come diceva, di volontà di Dio, però che fece far nel suo regno solenne oratione, pregando lo eterno Iddio dovesse inspirarli qual fosse el meglio di venir in Italia, o vero altrove metter il suo pensiero, unde pareva che tutte le oratione et quelli oravano, maxime alcuni heremiti, lo confortavano ad ogni modo a pigliar ditta impresa. Tamen molti signori del Parlamento lo disconselgiava, dimostrando ragioni evidentissime che non era tempo di venir in Italia, narrando come altre fiate Franzesi erano stati rotti, e che li potentati de Italia numquam soffreriano che lui vi venisse a dominar Stado alcuno, nè il vorrebber per vicino; etiam che le vittuarie mancherian, et che in paese a loro non solito nè assueto clima era mal guerrizar, et molte altre ragioni li erano ditte acciò si movesse di tal sua opinione et voluntà. Ma il re preditto a tutto sapientissimamente rispondeva, dicendo non esser maggior gloria che voler lassar memoria di fatti loro, et che era venuto el tempo che esso Carlo dovesse far quello diceva le prophetie, zoè passar in Italia, et andar poi contra Turchi nemici de la Cristianità, i quali za tanto tempo hanno sempre cercato di spenger il nome di Cristo, et ancora recuperar la Terra Santa da Mori tenuta. Le qual cose nel principio diceva voler far, havendo lo exempio di quello havea fatto Ferdinando re di la Spagna, che il reame di Granata ha acquistado, et concludendo li pareva al tutto di metter ogni cura a dover exequire il suo intento. Et essendo instigato, ymo sollicitato dal Principe di Salerno, come ho ditto di sopra, etiam da preghiere dil signor Ludovico Sforza vice conte duca di Bari, che tunc el dominio de Milano governava, et regnava, (quantunque) vi fosse duca Zuan Galeazzo Maria suo nepote, et con quello fece occulti patti et federatione, et dapoi che vi mandoe tre ambasciatori per nome di quello Stato di Milano in Franza a congratularsi di le nozze et acquisto di Bertagna, i quali fonno el signor Zuan Francesco di San Severino conte di Cajazzo, el conte Carlo di Belzojoso et Galeazzo Visconte[56]: ivi appresso il re rimase ditto conte Carlo, el qual, non come oratore ma sollicitatore grandissimo, cotidie con li signori dil parlamento sollicitava questa venuta dil re in Italia, et maxime con monsignor episcopo di Samallo (Saint Malo) et monsignor Stephano di Beucher (Beaucaire), i quali erano amicissimi di esso sig. Ludovico, et quelli che contra tutti oppugnava che il Re dovesse passar in Italia. Or la cagione che questo sig. Ludovico volesse il Re venisse, fu che havendo questo duca Zuan Galeazzo di Milano nell'anno 1489 tolto per moglie la figliola di Alphonso duca di Calavria, di Ferdinando re fiol, chiamata Ixabella, donna di grandissimo inzegno, la qual venuta con gran magnificentia a marito, celebrate le sponsalicie, tamen esso Duca per uno tempo stette che non potè usar con lei, o fusse ligato acciò non generasse, o che se fusse, pur alla fine, volente Deo, la ingravedò, et nacque nel 1490 uno fiol maschio, el qual poi baptizato li fo posto nome Francesco. Et dubitando Ludovico che esso Duca di Calavria, el qual merito era il primo homo de Italia et sulle arme, vedendo el genero suo al modo steva, senza haver libertà nel Stato, non lo volesse liberar et ponerlo solo nel governo dil ducato di Milano, el qual da esso Ludovico era occupato sub nomine gubernationis dal 1479 in qua: et si pensò che movendo Franzesi a venir in Italia contra Napoli, qualche pensier che havesse esso Duca di Calavria sopra di queste cose di Milano fusse disturbato, et attender dovesse a difender el suo regno, come fue. Et ancora ditto re di Franza da alcuni signori italiani era vehementer exortato, e maxime da Hercule da la cha di Este di Ferrara, nemicissimo di Venetiani per le guerre tra loro seguite, cupido di nove cose. Questo messe a soldo dil re uno suo fiol secondo, chiamato Ferante, et etiam ne l'anno 1492 fense di aver voto di andar a San Jacomo di Gallicia; et postosi in ordine, venuto a Venetia con el fiol don Alphonso primario, dimostrando di recomandar el suo Stato a quella Signoria, se ne partì, et con non piccola compagnia andoe fino a Milano, poi ritornoe, dicendo el Pontefice lo havea assolto di tal voto, con conditione andasse a Roma, et cussì ritornò a Ferrara: tamen non senza misterio ditta andata fue, come di sotto al loco suo tutto sarà scripto. Et oltra di questo, etiam cardinali di la Santa Chiesia Romana dette favore et procuroe la venuta di esso Re: come fu el Cardinal di S. Piero in Vincula, sì per esser episcopo di Avignone, quam per la inimicitia havea al Pontefice et odio al re di Napoli. Adonque, terminato el re di Franza di poner ogni diligentia per venir a la expeditione di l'impresa di Napoli, ordinato per tutto el suo regno grande exercito, i quali a ogni suo comandamento fusseno preparati, se ne venne a Lion, et prima deliberoe di mandar a intender l'opinione de li potentati de Italia, et se sariano contenti di tal sua venuta, et mandoe uno suo messo, over ambasciatore, non molto di conditione, chiamato Peron de Basser Mastro dotel (Perron de Basche, maitre d'hôtel) zoè Maistro di casa dil Re, el qual venir dovesse al Senato Veneto et a Fiorentini et ad Alexandro sexto pontifice romano di natione valentino, et nepote che fu di Calisto terzo pontifice, el qual in luoco de Innocentio octavo del 1492 al decimo di Avosto da Cardinali fu creato Papa. Et questo tal ambasciatore venne prima a Venetia, e gionto a 8 dil mese di Luio 1493 allozoe a la Badia di S. Gregorio, et honorifice tractato. Questo portoe lettere di la Maestà cristianissima dil suo Re alla Signoria, dinotando che voleva al tutto venir a rihaver el suo Reame di Napoli, et però questo suo messo havea mandato per intendere l'opinione sua, se si volevano impazzar in dar ajuto a re Ferdinando, o quello volesseno far, et si volevano dar passo et vittuarie, notificando quello haver bona paxe con Venitiani confirmata ne l'anno 1485 per Hieronimo Zorzi cavalier[57], era oratore lì in Franza, et che voleva con justa causa ottenir ditto reame di Napoli, offerendosi etc. Al qual Venitiani, benchè non fusse creto (creduto) volesse venir, pur da poi molte consultatione fatte nel conseglio di Pregadi, per il Principe Serenissimo Augustino Barbadico li fo risposto: Prima che si volevano aderir alla voluntà del summo Pontifice et duca di Milano o vero sig. Ludovico, con li qual havevano liga insieme, la qual pochi mexi avanti fue celebrata, duratura per anni XXV, et dil mexe di April passato, nel zorno di San Marco fue publicata. Ma che pur li volevano dir questo, che Venetiani amavano la paxe, et che non bixognava a loro guerra, havendone habuta assai sì in Italia, quam con Turchi più di 30 anni continui; et che non erano di sorte che si volesse impazzar in quelle cose che a loro non toccavano: et che sapevano ben la paxe con la cristianissima Maestà dil suo Re, la qual al tutto volevano mantenir et conservar, etiam che havevano bona paxe con la Maestà dil re di Napoli, et che non potevano nè dar nè devedarli il passo, perchè non accadeva passar per nostre terre e luogi, offerendosi prontissimi a conservar la amicitia antiqua con la Sua Maestà; et altre parole di questa substantia li usoe. Et ditto mastro Peron contento, ben che volesse in iscrittura, tamen per non esser consuetudine non li fo data, ma ben tal deliberation letta più volte, unde rimaso satisfatto se ne partì, et andoe per la via di Ferrara a Bologna, et dal magnifico Joanne Bentivoy, che al presente quella communità sì come signore dispone et governa, volse etiam saper si era contento di dar passo alla Maestà dil suo Re, però che dimostrava voler far quella via; et ben che ditto magnifico Joanne fusse soldato dil Stato di Milano, pur era a la fin di la ferma; et dimostrò quasi esser contento di tal regia venuta. Or poi ditto Peron andoe a Fiorenza, dove etiam volse intender quello volevano far, ben che fusse in stretta amicitia con il re di Napoli, commemorandoli li beneficii che la città di Fiorenza in diversi tempi havea ricevuti da la casa di Franza, et maxime da Carlo Magno che, come si legge ne le hystorie, essendo Fiorenza ruinata da Totila re de Gothi, la redificoe et amplioe di circuito di mure, et che advertir dovesseno le inimicitie habute con Ferdinando et quella guerra del 1478, li qual danni ancora non erano a pena restaurati, et che sempre in ogni loro adversità lo cristianissimo suo Re et soi antecessori l'haveano defesi come suo protettore, sempre varentando (guarentendo) quella Republica in libertà. Unde Fiorentini li fece risposta, la qual per non la saper, qui non la scriverò, ma è da judicare che da loro havesseno miglior risposta cha di niuna altra potentia. Et questi Fiorentini mandono do ambasciatori a Lion al re, li quali fonno lo episcopo di Arezzo[58] et Piero Soderini. Demum avanti venisse di qua da monti ne mandono do altri, li quali fonno Guido Anton Vespuzi cavalier et Piero Caponi, come di sotto sarà scripto. Ma questo Peron de Basser prenominato, partito da Fiorenza, se ne andò a Roma, et alla presentia dil Summo Pontifice, insieme col Cardinal di Santo Dionisio di natione franzese[59], expose la volontà dil suo Roy, et che voleva intender l'opinione et haver la investisone dil reame, sì come tutti altri Pontifici li ha dato, et etiam questo promesso, perchè jure hereditario a Sua Maestà dovea pervenir, et che l'era stato dalla Signoria di Venetia et da Fiorentini, da li quali haveva habuto risposta grata al suo Roy. Ma il Pontifice li rispose che non era tempo di venir in Italia, perchè Ferdinando chiamerebbe Turchi in suo soccorso, non potendo da altri haver ajuto, sì che saria gran confusione, et che lui voleva conzar le differentie, et cussì fatto la consultatione in collegio de Cardinali, li dette tal risposta: et statim ditto Peron ritornoe in Franza, et riferite al Re la relatione sua.

Or, zonto ditto ambasciator dal Re a Lion, referite le risposte habute, per le qual più el Re se inanimoe, onde continue ordinava preparatione di exercito, de artegliarie portabele su carri, et iterum con li soi dil Parlamento consultoe le cose necessarie a tal e tanta impresa. Vi era con Sua Maestà soa moglie madama Anna; et il suo figliol primario chiamato etiam Carlo Orlando, di età di anni zerca do, rimase a Ambosa, ch'è una terra lige sie luntan da Turs, in guardia et custodia de alcuni primi dil suo Parlamento, et in governo di mons. duca di Borbon suo cugnato, marito di sua sorella madama di Biau (Beaujeu), la qual mentre el Re era in età pueril governoe el reame di Franza, è donna di grandissimo governo et inzegno: et cussì qui a Lion fece molte et varie provisioni; et ordinò a molti baroni si dovessero preparar, che al tutto voleva passar in Italia. Et mandoe a Paris a dimandar cinquanta milia ducati o vero scudi per tal impresa. Ma il consiglio di Paris li mandoe a dir che non erano di opinione, per loro conseglio, che Sua Maestà dovesse tuor questa impresa, perchè l'era pericolosa; et che non si dovesse fidar de li potentati de Italia, nè di el signor Ludovico, et dissuadevano molto: et se pur Sua Maestà volesse andar o mandar exercito in Italia, non li volevano dar alcuna cosa; ma, non andando, li promettevano dar ad ogni suo piacere scudi centomilia. Tamen per questo el Re non ristette, imo deliberò per terra e per mare far grande armata; et in Provenza ordinoe armata; ancora a Zenoa mandoe danari, o vero el sig. Lodovico lo servite, acciò fusse posto in ordine una grossa armata, perchè più presto potesse obtenir il reame. Le qual cose benchè per Italia se intendesse, sì per lettere quam per mercadanti veniva di Franza, ma mai fu creto tal venuta, maxime da Venetiani.

Domente queste cose ne la Franza si fanno, Ferdinando re di Napoli di casa di Aragona, el qual za sentia tal opinione de Franzesi contra de lui, venuto da la cazza di uno loco ditto Tre Pergole, da catarro in do giorni morite, et fo adi 25 Zener 1493[60], a hore 16; et in quel zorno moderno Alphonso suo fiol primario, Duca di Calavria, a cui perveniva il regno, vestito d'oro, insieme con l'ambasciator venitiano, eravi Polo Trivisan cavalier chiamato da la Dreza, quello di Milano, era Antonio Stanga dottor, et quello di Fiorenza, zoè Dionisi Puzo (Pucci), el qual etiam lui morite lì a Napoli avanti la venuta dil Re di Franza in Italia, et con suo fradello don Fedrigo principe di Altemura cavalcoe attorno la terra secondo il consueto, con più di duo milia cavalli, et andoe alli sie Sezi di Napoli, et fece le solemnità si suol far; poi introe nel domo, dove da l'Arcivescovo[61] fu fatto alcune cerimonie; demum introe in castello, dato li signali al castellano, secondo usanza; et subito fece suo fiol, Ferdinando chiamato, di età de anni 27[62], che era principe di Capua, lo intituloe Duca di Calavria; et il zorno driedo fu fatto le exequie dil Re morto, che furono bellissime, et sepulto in la chiesa di san Domenego. Questo re Ferdinando defunto era di età di anni 71, havea regnado anni 36, fu homo molto astuto, di piccola statura ma molto gajardo, dilectavase assae di cazze. Hebbe tra li altri di la prima moglie[63], che fu figliola dil principe di Rossano uno de primi baroni dil reame, quattro legittimi figlioli et do fie: che fu questo re Alphonso, don Fedrigo, don Joanne che fu Cardinal[64], et don Francesco[65]. Ma il Cardinal et don Francesco zà erano mancati di la presente vita. Le figliole: una madama Leonora, maridada in el duca Hercules di Ferrara, la qual in questo anno, dil mese di Settembrio[66], a Ferrara morite; l'altra fu madama Beatrice, maridada in re Mathias di Ungaria, la qual al presente vive, vedoa[67], in una terra lì in Ungaria chiamata Ystrigonia, però che quel regno, morto re Mathias senza figlioli legittimi, con lo ajuto delli baroni quello regno acquistoe Ladislao Re di Boemia, fratello dil Re di Polonia. Ma Ferdinando, morta la sua prima moglie, per cessar alcune discordie nascevano con il Re di Spagna suo cusino, si maridoe in donna Joanna, sorella di questo Re di Spagna[68], di la qual hebbe una unica figliola[69] et è chiamata l'ynfante di Castiglia, la qual manca a maritare. Ma, come ho ditto, Alphonso habuto pacifico el regno, et zurato li popoli homaggio et fedeltà, exortoe Alexandro pontifice che volesse mandar a incoronarlo, et con Soa Beatitudine fece parentado, zoè che maridoe una soa fiola, chiamata madama Sanza[70], di età de anni 17, in don Zufrè fiol dil Papa, di anni 13, et quello venuto a Napoli, fatto le sponsalicie che furon magne, el Re lo fece, esso don Zufrè, Principe de Squillazi, et fo dil mese di Mazo 1494. Nel qual tempo vi venne etiam a Napoli per nome dil Papa, il cardinal Monreal nepote dil Pontifice[71]: licet in concistorio el cardinal mons. di Santo Dionisio, di natione franzese, nomine Caroli regis, protestoe non dovesse mandar a incoronarlo, attento che il suo re pretendeva che ditto reame di Napoli fusse suo, et de jure a Sua Maestà dovea venir. Ma pur el Pontifice per questo non stette, et adi 8 Mazo in Napoli in la chiesia cathedral, overo il domo, con grandissimo triumpho Alphonso incoronoe. Et habuta la regia corona, intendendo per exploratori certo che il Re di Franza preparava di venirli adosso et tuorli il regno, comenzò a far provisione per defendersi. Era liberalissimo con tutti, conferiva beneficii et assoldava gente, catando (procacciandosi) gran quantità di denari, ponendo man al thesoro lassado per il padre, provedendo di munitione et artegliarie a li castelli. Ma prima che scriva alcuna provisione fatta per esso re Alphonso, scriverò il modo de la sua coronatione. Già dil mexe di April adi 13, venne et gionse a Napoli uno ambasador dil Re et Regina di Spagna, chiamato il governador di Cathelogna, el qual stette alcuni zorni, et poi visitato la Raina, sorella dil suo Re, in Spagna ritornoe[72].

Questo è il modo et ordine de la incoronatione dil re Alphonso, fatta in Napoli adi 8 Mazo 1494.

Essendo adi do Mazo venuto verso Napoli el cardinal Monreal con 200 cavalli per incoronar il re Alphonso nomine Pontificis, la maestà dil Re, ambasadori Spagna, Venetia, Milan et Fiorenza, signori, conti, baroni et gentilhomini, assà numero di cavalli, andono contra, et fu scontrato fuora di Napoli mezzo miglio, et lì toccatose le mani, venne fina a la porta, dove aspettava l'Arcivescovo con tutto el clero, con la ombrella, sotto la qual andoe il Re et il Cardinal col clero avanti, con più de 1300 cavalli, con grande honor et pompa. Ne l'Episcopato, dove erali parecchiato honoratissimo albergo, fu accompagnato. Prima intrati nel domo a far oratione, fu poi dal Re accompagnato ditto Cardinal fino ne la Camera, et adi 7 fu fatto le nozze di madama Sanza in don Zufrè fio dil Papa; et il Re li diè in dota il principato de Squillazi, rende de intrata ducati XV milia a l'anno, et cussì fu fatto il contratto; et il novizzo, secondo l'usanza loro, li presentoe primo alcuni balassi, saffiri et perle assaissime, bellissime; poi alcuni cerchi d'oro con diamanti et balassetti ornati, qual le donne soleno portar alle braze, alla castigliana; tre pezze di panno d'oro de sopra rizzo et una restagno; poi molte pezze di raso damaschin et veludo. Tutte queste cose furon iudicate di valuta de ducati diexemilia[73]. Era la novizza vestita con una vestidura di raso cremesin et arzentin alla devisa, di sopra havea una vesta di panno d'oro con una colanna de diamanti, balassi et perle. Don Zufrè con una veste di panno d'oro sopra rizzo, con una cappa di damaschin fodrà di panno d'oro. Et adi 9 ditto forno sposati, et compite le nozze. Et adi 8 ditto nel domo era preparato a sua incoronation soleri nel coro assà a scalini, a forma di theatro, dove poteva star gran quantità di zente a veder. Non si lassava intrar ogni uno, perchè in tre o quattro poste stevano moltitudine de officiali a le porte de la chiesia: a l'altar grando steva el Cardinal, con numero de 50, tra vescovi et arcivescovi, et molti prelati, et li ambasciatori. Da una parte era apparato il loco dil Re, un poco alto, coperto tutto di tapezzarie, dove era una cathedra d'oro aposata a un largo et alto veludo cremesin, lavorato a rilievo de foiame d'oro et d'arzento, cosa molto ricca. Sopra questa cariega do cussini de panno d'oro et uno sotto i piè, e do per banda, da i ladi sie cussini da sentar di veludo, et per mezzo la sedia regal era un scagno da pusarse, coperto con una gran coperta d'oro. Per tutto in terra tappezzarie bancali, et intorno l'altar grando coperte di panno d'oro. Et il Re intrò in chiesa con una vesta in dosso molto ricca di panno d'oro sopra rizzo, fodrà di armellini, et andò a l'altar grando, et lì stato alquanto, da poi alcune cerimonie andò in sagrestia, et si vestì lì un'altra vesta a modo de un pivial de panno d'oro sopra rizzo molto ricca, con le viste da mano lavorate a rubini et diamanti et balassi. Poi ritornò, et ditta la epistola in zenochioni davanti il Cardinal[74], dal qual, come legato del Summo pontifice, foli messo la corona in capo, et coronato. Allora ogni uno a una voce cominciò a gridar: Alphonso, Alphonso! Poi esso Cardinal el menò, et messelo a sentar sopra quella sedia con la corona in capo, stimata da homeni intelligenti di zoje quarantamilia ducati, con la bachetta regal in mano, et una baia d'oro in la sinistra. Don Fedrico suo fratello, vestito de panni negri sopra un cussin abasso, sentava a ladi destro; a sinistra sentava el sig. Verzinio Orsini, capetanio zeneral di questo Re, vestito di panno d'oro sopra rizzo. Poi de lui, da una parte era don Zufrè, con una vesta di panno d'oro sopra rizzo, poi el nepote della Regina vestito di panno d'oro[75], don Alphonso episcopo fratello dil Re[76]. Nel cavar et metter de la corona, don Fedrico ghe la metteva. Poi, udita la messa, andò el Re a l'altar grando, et fece lì alcuni cavalieri. Poi tutte queste cerimonie, el Re venne fuora de la chiesia, ne la qual era un gran populo et non menuto, et cussì vestito come ho ditto, con la corona in capo, montò sopra un corsier leardo bellissimo, con li fornimenti lavorati di perle, diamanti, rubini et balassi; et andò in Castello, passando per li Sezi, et per una via molto longa, per mezzo la terra, dove per tutti i balconi conzati con tappezzarie era gran quantità di donne. L'ordene del passar el Re fo così. Prima venne le nacare et tamburi; poi trombeti al numero de cinquanta, tutti vestiti di seda; seguiva questi, piffari et altri diversi instrumenti al numero de più de cinquanta, vestiti di seda; poi rezenti, zudexi, dottori assai; poi quelli signori baroni et zentilhomeni, vestiti d'oro et di seda, fo numero 34 veste di panno d'oro; seguiva poi uno che, nomine regis, andava sparzendo carlini, zoè danari, al popolo; driedo questi gran copia de scudieri a pè, vestiti tutti a un modo, col zupon di raso verde et la zornea damaschin pelo de Lion; poi questi, seguiva el stendardo portato dal conte di Brienza vestito di panno d'oro; poi el scudo d'arzento portato dal marchese de Martines, vestito d'oro; poi l'elmetto d'arzento; portato dal conte de Mure, vestito di seda; poi la spada d'oro lavorada tutta di perle, balassi, diamanti et rubini di gran precio, portata dal conte camerlengo, vestito di panno d'oro; poi seguiva li do gran senescalchi, vestiti di seda; driedo questi gran moltitudine di homeni a pè davanti el Re, tutti vestiti de seda e d'arzento; poi veniva la Maestà dil Re sopra quel magnifico corsier che ho ditto di sopra, solo, sotto un umbrella, qual era portata da Conti, Duchi et Cavalieri. Alla brena dil cavallo li andava el Duca di Malfi (Amalfi), et altri signori alla staffa, tutti vestiti de oro, che veramente a veder la Maestà dil Re in tal modo era bellissimo veder. Driedo el Re seguiva don Fedrico, con do ambasciatori, Spagna et Venetia; poi do altri, Milan et Fiorenza. Driedo questi era don Zufrè fio dil Papa, con el nepote de la Regina, poi don Alphonso episcopo fratello dil Re, con uno altro episcopo. Veniva driedo questi, menati a mano, tre corsieri bellissimi, et forniti di panno d'oro, et uno di veludo. Driedo seguiva zentilhomeni numero infinito; in tutto judicasi esser stà domilia cavalli. Fu accompagnata la Maestà dil Re con grande honor et pompa in fina in Castello. Ne l'intrar del qual dal molo et dal ditto Castello fu tratto assai bombarde tre sere, et fu fatte gran lumiere per la terra da Castelnuovo, da Castel di l'uovo, da la torre di san Vicenzo, dal molo et dal Castel capuano. Et ancora è da saper che driedo el Re, seguiva el suo gran maistro di stalla, con quattro ragazzi dil Re da driedo vestiti con le zornede (giornee) di seda lavorate a oro, sopra quattro corsieri morelli de gran pretio, forniti di veludo, con li ornamenti d'oro etc. Et adi 14 fu fatto da la Maestà dil Re uno honoratissimo pasto al Cardinal preditto a Pozo real, palazzo dil Re fuora di Napoli, al qual fu solum il Re et il Cardinal a tavola, intorno era signori et zentilhomeni, con una ricca et regia credentiera. El marchexe di Martines sopra uno caval leardo, come gran siniscalco precedeva li ferculi et bandisoni, sopra quel corsier con li fornimenti damaschin bianco, et lui tutto vestito damaschin bianco, sempre con le trombete avanti. Gran zente era ivi, et fu pasto molto honorato[77], et poi el Re donoe a ditto Cardinal nel suo partir do bellissimi corsieri, do bellissime mule fornite di belli et ornati fornimenti, sie muli de cariazi, uno baul et uno vaso d'arzento con ducati domilia alphonsini, et tutti li tapei de panno d'oro adoperati per uso a la incoronation di Sua Maestà, et el Re in persona accompagnoe ditto Cardinal fino a Capua.

Compite le cerimonie et feste di la sua coronatione, continuoe a far provisione per repararsi da Franzesi, fortificando li passi dove li pareva bisogno, ponendovi custodia, et edificoe sopra uno monte lontan da Miseno mia 4 una inexpugnabil fortezza per mezo Pozuol, dove sono li bagni nominatissimi, a defension di Pozuol et dil porto di Baie, ch'è mia 12 di Napoli. Et il Re in persona con l'ambasciator nostro, con 9 galie, adì 14 Zugno vi andoe a sopraveder, et ancora in diverse terre andoe, sopravedendo a quello era necessario: et mandoe diversi ambasciatori in Italia; a Milano, benchè vi fosse Antonio de Zenari doctor, pur novamente vi mandoe suo zerman Ferando di Zenari, a exortar il signor Ludovico non volesse far ni dar favore a la venuta dil Re di Franza in Italia. Et a Fiorenza era Marin Tomazelli suo oratore, el qual era stato zà più de anni X lì in Fiorenza nomine regis, et già si poteva reputar cittadin fiorentino. Ma alla Signoria di Venetia, alla qual vi importava assai vi fusse degno ambasciatore, vi mandoe per starvi uno de soi primi, el qual in vita dil padre zà a tal legatione fue designato, chiamato l'abbate Ruzo (Benedetto Rugio), el qual zonse a Venetia a dì do Marzo 1494, vestito con mantello negro, lui et la soa compagnia, per la morte dil re don Ferando, et andoe a la Signoria insieme con Carlo Rugieri dottor, di patria di Salerno, el qual era stato qui ambasciatore zerca tre anni, et, venuto questo, ritornoe a Napoli, habuto assai bellissimo presente da la Signoria. Questo veramente abbate Ruzo era di poca prosperità, et poco vi stette che si amaloe, et andato a Padoa per mutar aiere, tandem dil mexe di Avosto morite, et il corpo portato a Venetia fu fatto uno bellissimo exequio, con la cassa coperta d'oro, in la chiesa de San Zuanepolo. Fu portato di San Marco, vi andoe la Signoria con il Senato, però che il Principe non era molto gagliardo; et fu fatto la oratione funebre[78] per Marco Antonio Sabellico huomo litteratissimo et optimo hystorico, che zà compose le deche de Venitiani. Ma inteso Alphonso tal morte, ordinoe a uno fratello di ditto abbate Ruzo era qui, dovesse exercitar l'oficio di l'oratore, et vi mandò poi, come dirò di sotto, uno chiamato Anuzo di Andriani, el qual poi revocoe per mandarlo al Turco, et vi mandò uno altro, come tutto sarà scritto al loco suo. Ancora Alphonso ordinò grandissima armata, la qual a l'incontro di quella si facea a Zenoa et in Provenza dovesse esser; capitano di la qual instituì suo fratello don Fedrigo principe di Altemura, et di l'exercito terrestre veramente, benchè havesse capitano generale el sig. Virginio Orsini romano, pur fece capo suo fiol Ferdinando duca di Calavria, di età come ho ditto di sopra di anni 27, el qual non immerito per le virtù et prodezze sue in questa età ha habuto tal titolo. Etiam a Zuan Jacomo di Traulzi, che fu uno di primi dil consiglio secreto di Milano, el qual, jubente Ludovico, si era partito per avanti et accordato a stipendio dil Re preditto di Napoli, dette danari acciò facesse gente, et etiam al conte Nicola di Petigliano, che già fu capitano de Fiorentini, et molti altri conduttieri, et fece capo di fantarie el marchexe di Pescara, et tutto faceva preparare, tamen non si moveva, sperando pur il Re non dovesse mai venir in Italia, et zerca torli tal fantasia operava il suo inzegno.

A Roma veramente Alexandro pontifice mandoe a Venetia uno suo legato chiamato Pietro Episcopo di Calahora[79] di natione hispano, huomo vecchio et di la persona mal conditionato, el qual nel cammino si ammaloe, et dil mexe di Marzo zonse a Venetia, fu portato a la audientia da li soi. Questo venne per starvi fermo. Era ricchissimo prelato, piacevole, liberal et di grande inzegno. Ma in questi giorni venne a Roma discordia grandissima tra il Pontifice et Juliano da Rovere episcopo hostiense et cardinal di S. Piero in Vincula, di natione di Savona, che fu nepote di Sixto. Per la qual cosa esso Cardinal uscite di Roma et andoe in Hostia, terra situada in capo dil fiume dil Tevere, passa per Roma, vicina a la marina et fortissima, la qual terra è di ditto Cardinal, per esser Episcopo hostiense, et quivi si fortificoe, et con Savelli et Colonnesi fece alcuni patti. Ma il Pontifice li mandoe a dir, dovesse ritornar a Roma, et darli Hostia ne le mani, la qual diceva esser de la Chiesia, et lui minime volendo, imo le victuarie venivano per el Tevere in Roma non lassava intrar, onde fu forza al Pontifice di mandar lì zente a campo, et uno legato apostolico ad Hostia si accampoe. Ma prima accadette che ditto Cardinal scrisse al Pontifice voleva ritornar in Roma, però che ancora la sua casa era in ordene, come stanno quelle de' Cardinali, ma non venne lui dentro, et vi mandò uno de' soi episcopi che lo seguiva in Roma. Et credendo fusse venuto il Cardinal, la notte alcuni armati introe in caxa et amazoe ditto Vescovo, con molti de la sua famiglia: la qual cosa inteso dal Cardinal preditto era in Hostia, havendo intelligentia con il Re di Franza, terminò di lassar Hostia con bona custodia; et che da poi fusse zonto in Franza, dovesseno levar le insegne dil Re di Franza, et montato su uno gripo, vestito da frate, venne verso Zenoa, et fo dil mexe di Lujo, et a caso per disgratia questo gripo si scontroe con una galia dil re Alphonso, che andava torniando. Et il paron dil gripo, conoscendo il patron di ditta galia, non li fece danno, tamen poco mancoe non fusse preso il Cardinal, el qual venuto a Savona, poi a Zenoa, dove honorifice fu ricevuto, demum venne a Nizza di Provenza, dove dismontò per andar in Avignon al suo vescovado. Ma quelli di la terra, sapendo era nimico dil Pontifice et di la Chiesia, non volseno l'intrasse. Ma subito spazoe al Re era a Vienna, notificandoli di questo. El qual mandoe mons. Siniscalco de Biocher (Beaucaire) con 30 arzieri, a far l'intrasse in Avignon, et poi venne a trovar il Re, et negli secreti consegli introe. Ma lasciamo questo Cardinal, et di altre provisioni fatte per el Pontifice scriveremo. Ancora esso Pontifice mandoe Zorzi Buzardo per suo ambasciatore al sig. Turco. La commissione che li dette, perchè poi fu trovata, cum dal prefetto di Senegaia fu preso ditto orator, et toltoli 40 milia ducati mandava il Turco al Papa, come al loco suo sarà scripto, et fu trovata dicta commissione, la quale è questa:

Alexander Papa VI.

Instrutione et vigore a Georgio Buzardo nuncio et familiar nostro. Partito serai de qui, anderai a drittura e quanto citius porai, dal potentissimo Gran Turco sultan Baizeth, dove si trova, al quale da poi fate le debite salutatione, divini nominis et amore[80], da parte nostra a quello significherai come il Re di Franza viene con grandissimo exercito terrestre et marittimo, con ajuto dil Stato de Milano, di Bertoni, di Bordegalesi, Normandi et altre generatione, per venir qui in Roma per levarmi Gem sultan fratello di Sua Potentia, et per reacquistare el Reame di Napoli e desphare el re Alphonso, con el quale nui habbiamo stretta parentela et amicitia, et siamo tenuti di defenderlo per esser feudatario e suddito nostro, et per pagare annuatim el censo. Et più che sono anni 63 che fu investito el re don Alphonso[81], li quali per nostri antecessori e poi per noi sono stati investiti et coronati Re di tal reame. Et ancora per questo el Re di Franza si è inimicato con noi, el quale non solum viene per prendere ditto Gem sultan et ditto reame, ma per passare in Grecia et acquistare il paese di Sua Grandezza, come a Sua Maestà debbe esser noto. E dicono che manderanno ditto Gem sultan con armata ne la Turchia, e bisognando a noi resistere et defendersi de tanta potentia di esso Re di Franza, ne bisogna fare grandissima spesa, e ne è forza a ricorrer per subsidio a ditto signore sultan Baizeth, confidandosi ne la buona amicitia habbiamo insieme, che a tale necessitate ne debbia aiutare. El qual pregarete et confortarete da parte nostra, e da vui persuadetelo con ogni grande instantia che 'l ge piaccia quanto citius de mandarme ducati 40 milia d'oro vinitiani per l'annata del presente anno, che finirà adi ultimo Novembrio venturo, acciò con el tempo possiamo provedersi, et di ciò Sua Maestà ne farà cosa grata, alla qual al presente non volemo dar altra fatica, facendoli intender che 'l ditto Re di Franza non habbia habuto alcuna vittoria contra de nui et la Maestà de suo fratello[82], et per esser ditto Re di Franza potentissimo per mare e per terra più de nui, molto bisogneria lo ajuto de Vinitiani, li quali stanno sopra di loro e non voleno esser in nostro ajuto, anzi hanno stretta pratica con nostri nemici, et dubitamo non ne siano contrarii, che saria augumento di grande offensione, e non ritrovamo altra via di ridurli in nostra opinione, excepto che per Sua Signoria, a la quale dinotarai, ut supra, che se Franzesi fusseno vincitori Sua Maestà ne patiria assai interesse, sì per lo levarmi Gem sultan fratello suo, sì perchè seguiteria la impresa sopra Sua Maestà con molto migliore potere, imperò che havria aiuto di Spagna, di Ingilterra, di Maximiano, Ungheri, Polani et Bertoni, che tutti sono potentissimi signori. Persuadereti et confortareti Sua Maestà, a la quale siamo obligati per la bona et vera amicitia che insieme habbiamo, acciò quella non patisca altro interesse, che statim mandi uno ambasciatore alla Signoria di Venetia, ad significarli come per havere inteso veramente moversi el Re di Franza per venire a Roma a prendere suo fratello, poi el reame di Napoli, deinde voltarse contra de lui per terra et per mare, però diga voler fare ogni resistentia de non prestare subsidio et favore a ditto Re di Franza, ma debbia essere ad ajuto et favore et in defensione nostra et del re Alphonso, e voglia haverli per amici, e li nemici versa vice per inimici[83]; e che, promettendo la Signoria al suo ambasciatore di consentire a tal sua richiesta, habbia commissione di non partirse da Venetia che non veda l'effetto, e che i ditti Vinitiani dechiarino esser amici in ajuto nostro et del re Alphonso, e contra li nostri nemici Franzesi e altri suoi adherenti; et che, contradicendo, li significhi detto ambasciatore che Sua Signoria non gli haverà per amici, e poi si parta da loro disdegnato, benchè crediamo che (se) Sua Maestà li astrengerà caldamente, et per sue lettere, debbano condescendere a sua volontate, il nostro desiderio haverà effetto, e cussì persuadetelo assai debbia fare, che questo è il meglior remedio e il modo di ajuto possiamo havere da poter resistere a nostri nemici. Lo ambasciatore sollicitarlo sia presto licentiato, e partase dal Gran Turco avanti de vui, che assai importa la sua partita. Denotate al Gran Turco la venuta a noi di lo ambasciatore del Gran Soldano con lettere e presenti, el qual ne manda a requirere Gem fratello di Sua Grandezza, et large offerte et promissioni ne fa de darne gran tesoro, e molte altre cose, come sapete, (quandoquidem) per vostro mezzo sono praticate, et così si contiene nei capitoli dil ditto ambasciatore ne ha fatto. Et dite et significate a Sua Maestà la intentione nostra esser de mantenir sempre quanto habbiamo promesso, e mai in alcuna cosa non contrafarli, anzi essere nostra intentione di augumentare la nostra buona amicitia in migliore. Bene haveressimo ancora a caro, et a ciò ne pregamo et confortamo Sua Signoria, che per alcun tempo non lassi dare alcuno impedimento a l'Ungaro nè alcuna altra parte de Cristiani, et maxime in Corvatia e in la cittade de Segna, e cussì facendo et observando faremo ancora noi che l'Ungaro non li farà alcun danno, e in questo Sua Maestà harà cagione di compiacersi, attento li movimenti de Franzesi et altri Principi. Che se pur in farli guerra perseverasse, sia certo Sua Grandezza che in loro ajuto saranno molto potentissimi Principi cristiani, che poi a Sua Maestà dolerà non havere fatto li nostri recordi. Li quali facciamo prima per debito nostro, essendo nui padre et signore de tutti li cristiani, poi desiderando di far trovare quiete a Sua Signoria, per la buona amicitia che è tra nui; et che altri mente, quando Sua Maestà deliberasse perseguitare cristiani et molestarli, a nui seria forza pigliare partito, non possendo altramente obviare a li grandi apparati che si fariano contra Sua Maestà. E ve habiamo dati brevi doi, quali appresentarete al Gran Turco: in uno si contiene che vi faccia dare et consignare ducati quarantamilia de l'annata presente; l'altro di credenza, che vi habbia a donare piena fede di tutto quello li referirete da parte nostra. Ricevuti haverete li ducati 40 milia, ne lo libro consueto farete la quietanza secondo la consuetudine, e venite recto tramite in Ancona, e gionto datemi avviso, e lì aspettate nostra risposta. El presente vostro viaggio consiste assai ne la prestezza: sarete adoncha sollicito, così ne lo andar dal Turco come ne lo expedire a vostro presto ritorno. Et mi, Zorzi Buzardo, ambasciatore et familiar de la ditta Santità, per el presente è scritto et sottoscritto di mia propria mano, fazzo fede et confesso tutte le cose sopraditte haver in commission de la bocca de la Sua Santità in Roma nel mexe di Zugno 1494, et ho exequito con lo Gran Turco quanto m'è stà ordinato, ut supra. Et fino qui (ho) ottenuto l'ambasciatore che la ditta Santità richiede al Turco per mandar a Venetia, lo qual incontanente se deve partir da Constantinopoli a XV dil mexe di Settembrio, per metter a effetto la volontà di Sua Santità, che desidera haver da la Illustrissima Signoria di Venetia.

Exemplum Brevis Apostolici.

Alexander Papa VI.

Illustris Sultan Baiseth, veneratione divini nominis et amore, pro quibusdam negociis occurrentibus mittimus ad Majestatem Tuam praesentium exhibitorem, filium Georgium Buczardum familiarem et nuncium nostrum, cui commisimus aliqua nomine nostro Tuae Solemnitati explicanda. Illam exhortamur, ut in eis quae nomine nostro referet, plenam et indubitatam fidem adhibeat.

Romae die Junii MCCCCLXXXXIIIJ

Pontificatus nostri anno secundo.

Copia di una lettera scritta per il Gran Turco a papa Alexandro sexto.

Sultan Baixeth fiolo del Sultan Maometh chan[84], per la Dio gratia imperatore et signore de l'Asia e de la Europa e de le loro marine, al padre et signore de tutti cristiani Alexandro sexto per la Dio gratia de la Romana Chiesia degno Pontifice. Da poi la debita et humana salutatione di buono animo con puro core, significamo a la Vostra Grandezza come per Georgio Buzardo servitore e nuntio di Vostra Potentia havemo inteso de la buona convalescentia di quella, et così quello ne ha referito da parte di Vostra Grandezza; dil tutto mi son allegrato et presone gran consolatione. Fra le altre cose me ha referito come el Re di Franza è inanimato di prendere Gem nostro fratello di le mani di Vostra Potentia, che seria molto contra la voluntate nostra, e Vostra Grandezza ne haverà grandissimo danno e mancamento, e tutti i vostri cristiani ne patiriano detrimento. Però insieme con el sopra ditto Georgio habbiamo pensato che, per riposo et utile di Vostra Potentia, e per mia gran satisfattione, seria bene che ditto Gem nostro fratello, el quale ad ogni modo è sugieto a la morte, e stà in pericolo de esser tratto de le mani di Vostra Grandezza, li fusse fatto accelerare la morte, la quale a lui seria vita[85], et a Vostra Potentia utile e riposo, et a nui di gran contento. Et (in) questo se contentarà la Vostra Grandezza di compiacerne che ditto Gem sia levato di travaglio a quello migliore modo apparerà a Vostra Grandezza, e transitata l'anima sua ne lo altro mondo, dove haverà migliore quiete. Il che facendo adimplere Vostra Potentia, et mandando il corpo suo in qualunque loco de le marine nostre di qua, prometto io sopradetto sultan Baiaxeth chan de mandarvi in qualunque loco piaccia alla Vostra Grandezza ducati trecentomilia d'oro, acciò che la Vostra Potentia de essi ne faccia comprare qualche poteri a soi filioli, li quali ducati 300 milia farò consignare a quella persona ordenarà la Vostra Grandezza avanti che ne sia dato[86], poi alli nostri debba essere consignato. Ancora prometto a la Potentia Vostra, fin che io viverò, con la Grandezza Vostra haverò sempre bona e granda amicitia senza alcuna fraude, et a quella farò tutta quella gratia e piacere mi sarà possibile. Ancora prometto alla Potentia Vostra che per mi nè per alcun del nostro paese sarà dato impedimento nè fatto altro danno a cristiani, de quale sorte o vero conditione se siano, nè per terra nè per mare, excepto se nol fusse che damnificasse a nui o ad altri del paese nostro, e per più satisfattione della Grandezza Vostra, a ciò quella ne sia ben secura senza altra dubitatione di quello tutto che di sopra li promettiamo, habbiamo jurato et tutto firmato in presentia del soprascripto Georgio, per lo vero Iddio el quale adoriamo, e sopra li nostri veri Evangelii, de observare alla Potentia Vostra, nè in alcuna cosa mancarli, senza alcun fallo nè inganno, quanto gli promettiamo. Et ancora più vogliamo assecurare Vostra Grandezza, a ciò ne lo animo di quella non resti alcuna dubitatione, ma sia certissima, et così di novo io sottoscritto Sultan Baizeth chan iuro per lo vero Iddio che ha creato il cielo e la terra et ogni altra cosa, et in lo quale credemo et adoremo, che facendo far la Potentia Vostra quanto di sopra gli habbiamo richiesto, promettemo per lo fatto juramento de observare tutto quanto quello di sopra contiene, et in altra cosa mai contrafare nè intervenire a Vostra Grandezza. Scripta in Constantinopoli in nostro palazzo adi 12 Settembrio 1494.


El Re di Franza in questo mezzo essendo a Lion dove era venuto l'April, et quivi stette zerca mexi cinque, provvedendo a molte cosse era bisogno a questa impresa, et non tanto lui quanto li soi principali, zoè Mons. Samallo et mons. di Beucher, però che el Re stava su piaceri et innamoramenti, secondo el costume di Franza. Et accidit che se innamoroe in una lì a Lion pur di bassa conditione, a la qual volse dar di molti scudi, tamen li fratelli mai volse sopportar questo, et uno mons. de Olerius, è dil Dolphinà, era quello portava le imbasciate acciò il Re fusse contentato; questo facea per essere amicissimo dil re Alphonso di Napoli, perchè il Re pigliando tal pratica, fortasse la venuta in reame saria disturbata, che zà poco mancava: però che non havea denari da pagar la zente, et quelli baroni erano obligati in tempo di guerra di esser in hordine a la richiesta dil Re con tanti cavalli, dicevano la sua obligatione era non si partendo dil reame di Franza e per defension di quello, et non venir in stranie parte, onde bisognava adattar tutto. Et poi sopravenne la peste a Lion, et fo necessario al Re partirse, et quella pratica ditta di sopra lassoe. Ma in questo tempo dubitando pur che Maximiliano re, el qual era eletto in loco dil padre, come dirò di sotto, Imperatore da li elettori di lo imperio, venendo esso Re di Franza in Italia, per l'odio grando et inzurie ricevute, licet fusse adattate, non facesse qualche novità, deliberoe di esser a parlamento insieme, et mandoe ambasciatore a ditto re Maximiliano el Principe di Orangia, el qual vi stette gran tempo, et ha dato l'ordine di abboccarsi. Et perchè l'uno di l'altro non se fidava, el Re di Franza voleva che Maximiliano venisse a Digion in Borgogna, et Maximiliano voleva el Re venisse a Ginevre in Savoia, terra imperial; ma pur non essendo d'accordo de li lochi, ma terminono venir a una fiumana chiamata la Sonna, partisce la Borgogna da la Franza. Et cussì tutti do Re con gran zente venuti, il Re di Franza alozoe a Chinon (?) et Maximiliano a Biacina (?), et benchè fusseno mia cinque lontano l'uno di l'altro, per ambasadori accordono le cose, et Maximiliano rimaxe lì nella Fiandra a quelli lochi di suo fiol. Et il Re tornò a Lion a seguir l'impresa.

Et ritrovandosi el Re a Lion, venne uno ambasador dil Re e Regina di Spagna chiamato don Alonso de la Sylva[87] cavalier casigliano uno di 34 capitani dil Re, el qual exposto la sua ambasada ivi dimoroe et venne con el Re preditto di Franza in Italia fino a Pavia, dove da esso Re li fu detto non venisse più avanti perchè non era bisogno, facendo poco conto, ut mos est Francorum: unde ditto ambasciator si partì et andò a Zenoa per poter meglio advisar di questo el Re suo, el qual li rescrisse dovesse ritornar in Spagna, et cussì fece, et li mandono do altri li quali el trovò a Roma, come di sotto sarà scritto. Et il sig. Ludovico vedendo la dimora dil re a Lion vi mandoe Galeazzo di S. Severino, che fu figliol del sig. Ruberto, et genero suo carissimo, et conclusive il primo appresso di lui, con zerca cavalli 40 benissimo in hordine; el qual per nome dil ditto sig. Ludovico, vel ut melius dicam dil Stato di Milan che lui governava, li offeriva tutto il Stato in ajuto, promettendoli passo et vittuarie et zente, le qual zà havea, come per la liga era obligato, fatte metter in ordine, et datoli prestanze, exhortando Soa Maestà dovesse venir a seguir tal impresa, mostrando esser facile, havendo Milan con lui, et che esso Galeazzo era venuto per essere con Soa Maestà sempre a morte et vita, unde el Re have molto accepto. Et volse lì a Lion intender meglio el voler de Fiorentini, et come fu divulgato da li ambassadori erano ivi, Fiorentini ebbeno bona risposta: et etiam certi danari tolse a cambio da mercadanti lì a Lion, o vero l'imprestassero gratis, o pur sopra zoje. Et zà comenzava far adunar le sue zente, et avviarse parte a poco a poco verso Italia: et il governo veramente di tutto l'exercito nel principio di queste novità dette a mons. di Cordova (Crèvecoeur des Querdes), che era il primo suo marescalco in la Franza. Però che quattro gran marascalchi vi sono: zoè primo era questo mons. di Cordova, mons. marascalco de Giae (de Gié), mons. marascalco de Borgogna et mons. marascalco de Bretagna. Questo mons. di Cordova sempre fu contrario a questa venuta dil Re in Italia, et mentre si poneva tal cose in ordine, esso partito da Lion per andar a casa soa, di età di anni da 80 in suso, si amaloe et morite in uno loco chiamato la Brella (L'Arbresle) lige tre di là da Lion, avanti il Re da Lion partisse, ergo fu necessario di elezer uno altro capitano a sta impresa, che fu mons. di Monpensier. Et mandoe 6 ambassadori in Italia, uno alla Signoria di Venetia, el qual fu mons. de Citem, el qual dovesse star fermo fino el Re fusse di qua da monti, et dinotar alla Signoria al tutto la sua venuta esser prestissima, et intender si erano fermi Venetiani in l'alianza promessa. El qual ambassador zonse adi do April, alozoe a s. Gregorio a l'abacia, et stette quattro mesi fermo, et da Venetiani fu assà honorato. Et a Milan era zà venuto per suo ambassador mons. de Buzagia (Du Bouchage), el qual stette a Milano fino che ditto mons. di Citem passò per venir a Venetia, et stette cerca uno mexe a Milan, poi tornò in Franza al governo dil fio dil Re, signor di Dolphinà. Ma sapiando il Re certo che Alexandro pontifice, benchè a soi ambassadori havesse promesso, zoè a Peron, come ho scritto di sopra, di dar la investisone dil reame, sì come Innocentio suo predecessor et altri 22 Pontifici havea data, tamen al presente era certo per el parentado fatto con re Alphonso non la daria. Unde usoe questa stratagiema gallica, che mandò 4 ambassadori a dimandar a Soa Santità tal investisone; et subito habuta la risposta di no, dovesseno partirsi di Roma et far tutti vari exerciti. I quali oratori sono questi: mons. de Obignì (Stuart d'Aubigny), el general de Bidante[88], lo presidente di Provenza, et etiam Peron di Basser, che prima era scudier di scuria (écurie) dil roy, et è hora chiamato mons. et maistro di caxa dil Re, habuto gran intrada. Et foli ordinato che il general de Bidante et Peron de Basser ussiti di Roma andasseno a trovar il sig. Prospero et Fabricio Colonna, i quali sono potentissimi romani et signori di castelli, a quali dovesseno dar scudi vinti milia, erano stà mandati lì a Roma in banchi per lettere di cambio, perocchè zà Colonnesi erano con il Re di Franza accordati, mediante li Cardinali teniva da Sua Maestà, et che 'l presidente di Provenza restasse ambassador a Fiorenza, et mons. di Obignì venisse a Milan, et restasse in Italia al governo di le zente veniva di qua da' monti, et così feceno.

L'armada a Zenoa si preparava continuamente, la qual, come si divulgava et se intendeva per lettere di Zenoa, era grossissima, et fo comenzata di April. Doveva uscir al principio di Lujo; erano galie 30, nave grosse 12, nave di 8 milia cantari in 25 milia numero 30, galioni 15, albitozi[89] 6, sopra le qual si diceva sarebbe lanze 150 franzese, a 6 cavalli per lanza, et anche 1600 combattenti, cosa che pur ad udirla faceva tremar. Tamen non fu la mità, come tutto di sotto leggendo intenderete. Et prima andoe lì a Zenoa do Baroni dil Re, i quali fonno mons. el gran scudier[90] et mons. de Biamonte (Beaumont) con danari: et era decreto capitano di ditta armada mons. duca di Orliens, zerman cusino dil Re, et quello a chi aspetta el reame di Franza si questo Carlo re non havesse figlioli: el qual venne prima di qua da' monti cha il Re, et andò a Zenoa et ritornò, come di sotto sarà scritto.

Ritorniamo al re Alphonso, el qual in questo tempo sollecitoe molto l'armada soa, acciò dovesse ussir, come ussite, avanti di quella dil Re di Franza si faceva a Zenoa. Et cussì adi 22 Zugno ditta armada partì di Napoli, capitano don Fedrico suo fratello, el qual have el stendardo et ussite dil porto. Il numero di la qual armada qui sarà posto, habuto la verità da chi vi era presente.

Questo è il numero di l'armada di re Alphonso:

Et più altre barze, de botte 400, con homeni 80 per una[93]. Tutti pagati per do mesi, et fornite de artigliarie et vittuarie, più di rispetto tumuli 6000 di grano, corazze 500, zappe, badili et molte altre armadure et monition de rispetto, bombarde piccole et grosse. Sono galie n. 27, fuste 2, galioni 4, nave 4 et barze 14, in tutto vele 51.

Ma lassiamo questa armada, la qual ussite, come di sopra è scritto, et esso re Alphonso mandoe in Spagna ambassadore el conte de Giello (Ajello?)[94] pregando, nomine suo et di sua sorella la Raina, che fu moglie de Ferdinando suo padre, la qual lì in Napoli da esso Alphonso era molto honorata et trattata come Raina: et pregasse el Re et Regina di Spagna volesse dar aiuto alla caxa di Aragona et al suo sangue, rompendo su quel di Franza, acciò el Re, havendo guerra nel suo paese, dovesse ritornar in driedo, ma nulla potè far, per la paxe havea ditti Re et Regina con el Re di Franza. Tamen li promesse di darli ogni altro favore: el qual ambassador ritornò a Napoli, et poi ne andò uno altro lì in Spagna, chiamato Guielmo........... et ivi restoe. Ancora a Venetia vi mandoe uno suo secretario in loco di l'abbate Ruzo era morto, come ho scritto di sopra, chiamato Anuzo di Andriani, el qual gionse di Avosto in Venetia, et si partì poi di Ottubrio per andar al sig. Turco, perchè in quello paese era molto pratico. Etiam prima ne havea mandato uno altro ambassador a Constantinopoli, el qual si ritrovò con quello dil Pontifice, a notificar la venuta di questo Re in Italia, sì per tuorli il regno, quam poi per passar a la Valona a soa distrutione; la qual cosa a Bayxeth othoman gran Turco fu molto molesta, et li offerse aiuto, et honorifice ricevette ditto ambassador, et ne mandoe uno suo a Napoli, come di sotto, al tempo di la venuta sua, che fu di Novembrio, intenderete. Al summo Pontifice non restava re Alphonso di exortar, come capo di la cristianità, et quello che dovea cercar la paxe de Italia, che dovesse aiutarlo, et cussì terminò el Pontifice et Re de abboccarsi insieme, dove fariano qualche conclusione bona. Intravenendo Puzo Puzi (Puccio Pucci), dottor de la republica fiorentina appresso el Pontifice, el qual pochi mesi dapoi lì a Roma morite. Or a la fine dil mexe di Zugno el Pontifice con la sua guardia et tre Cardinali, Lisbona[95], s. Zorzi[96] et Valenza suo nipote[97], etiam in sua compagnia vi andoe Paulo Pisani, cavalier, ambassador de Venitiani, che ivi a Roma si era in questo anno. Et cussì con la guardia preditta venne a uno loco appresso Teoli (Tivoli) mia 7, chiamato Vicoaro (Vicovaro), luntan di Roma zerca mia 22; et per non esser quel loco capace per alozar el Pontifice, mandono fuora li cittadini: et el re Alphonso venne con zerca 1000 persone, et di primi baroni et zentilhomeni dil reame, et Paulo Trivisano, cavalier, ambassador venitiano, senza dil qual, per tuorsi benivola la Signoria, non espediva alcuna cosa, imo tutto con lui conferiva. Et arrivò a una abacia ivi vicina, et Paulo Pisani preditto andoe a inchinarsi a Sua Maestà el qual era in chiesa, et fatto le debite accoglienze, montati a cavallo, veneno a Vicoaro dal Pontifice, el qual era in una sala, et abbrazati andono tutti do a uno balcon apuzati a parlar, et steteno tre zorni a consultar, dove ivi concluseno liga et intelligentia tra esso sommo Pontifice, re Alphonso et republica fiorentina, et suzelono li capitoli. Et poi tolto licenza el Re dal Pontifice, con le debite riverentie ritornono a loro terre, non intendendo per questa romper la liga havia el Papa con Venitiani. Et adi 9 Zugno partino da Milan de comandamento regio li do soi ambassadori erano, zoè Antonio di Zenari dotor et Ferando di Zenari, nominati di sopra, et a Napoli ritornono, vedendo non poter far nulla con el signor Ludovico, el qual era fermo in dar aiuto al Re di Franza. Et ancora fece patti Alphonso con Obietto dal Fiesco protonotario fora ussito di Zenoa; el qual adi 25 Zugno partì da Carpi et andò a Fiorenza, poi a Pisa, per andar su l'armada di re Alphonso; et adi 10 Luio a Milano fu depento ditto Obietto su una tavola a la piazza dil domo, apicato, in zipon, con una chierega, et apicà per uno pè, con uno breve di sotto diceva: io son misser Obietto dal Fiesco mancator di fede; et cussì el Duca ordinò in le altre sue terre fusse fatto cussì; et la sua provisione havea dato a Zuan Alvise dal Fiesco suo fratello, zoè ducati 1500 a l'anno; et do abacie havea, dava de intrada ducati 2000, el signor Ludovico le dette al figliolo del ditto Zuan Alvise dal Fiesco. Tamen, per questo, Obietto nè Paulo di Campofregoso cardinal et arciepiscopo di Zenoa si curoe, imo fonno fermi con re Alphonso. Et inteso questo a Napoli adi 15 Luio el re Alphonso vedendo che 'l sig. Ludovico, licet fusseno stati cugnati, li era inimicissimo, li tolse el contà (de) Caiazo, et questo perchè il sig. Zuan Francesco di Sanseverino era sta creato capitano di le zente italiane per questa imprexa, come dirò sotto. Et messe li soi officiali al ducato di Bari, era proprio del sig. Ludovico lì in reame, et deputà uno dovesse scuoder le intrade, tamen voleva tenisse bon conto, acciò si Ludovico si portava bene, potesse renderle. Et scrisse (ad) Antonio Stanga dottor, era stato lì a Napoli ambassador de Milano, el qual ritornava a Milan, et ancora non era ussito di reame, che dovesse mandar uno suo a governar la casa sua, et mandò a compagnar ditto ambassador fino fuora di reame, et non lassò che 'l parlasse a niuno. El qual, partito, se ne tornò di longo a Milano. In questo mezzo, pratiche grandissime fonno fatte in Italia et a Bologna al magnifico Joanne Bentivoi; et quelli signori bolognesi faceva fortificar la terra, fece cavar le fosse di Bologna, et dil mese di Zugno fe' cavar quelle di s. Zuanne, e fe' far alcuni bastioni, et molto adoperava li villani per guastatori. Era Bologna molto nominata, perchè si credeva el Re facesse quella via. El Pontifice mandoe ambassador al ditto Joanne Bentivoi, et il simile re Alphonso et Fiorentini a exhortar volesse esser da la loro banda. Li promettevano di dar ducati 30 milia, far suo fiol protonotario cardinal, et li mandoe il cappello fino a Bologna, et farlo lui vicario di Bologna per nome di la Chiesia, però che Bologna è terra di la Chiesia, et era in questo tempo legato apostolico el cardinal Ascanio[98], fratello del sig. Ludovico. Item el re Alphonso li prometteva dar a uno altro so fiol chiamato Alexandro una soa figliola per moglie con uno stato in reame, con intrada più de X milia ducati. Etiam fu divulgato el Pontifice li deva do castelli nel Bolognese al ditto magnifico Joanne, zoè Zento (Cento) e la Pieve, tenuti per el cardinal San Piero in Vincula, per esser vescovo di Bologna, tamen, non obstante promissione, mai si volse voltar ditto magnifico Joanne dil stado di Milano et promessa fatta al Re di Franza. Et al principio di Zugno el Duca di Ferrara se ne andò a Bologna, per veder di redurlo col Duca di Milano; et adi 8 tornoe a Ferrara. Pur non lassava intender nel principio con chi voleva esser, et il suo figliol primogenito nominato Annibal era a Pisa soldato de Fiorentini, nè quelli li volevano dar licenza. Et cussì stavano queste pratiche zerca a Bologna.

Et zercò haver la madonna Catharina di Forlì, che fu moglie dil conte Hyeronimo de Riario, nipote di Sixto quarto pontifice, el qual di Imola et Forlì si fè signore, ma mentre tyrannice governasse, fu da li cittadini di Forlì nel suo palazzo morto nel 1488, et butato fuora di le fenestre per più disprecio suo: tamen chiamano per suo signor Ottaviano, figliol primario di detto conte Hyeronimo, el qual era in età di anni X. Adoncha questo Stato la madre governa, la qual fo fia dil duca Galeazzo, padre di questo Duca de Milano, natural. Or questa mostrava voler aiutar Alphonso, et non dar passo nè vittuarie a le zente franzese e ducheschi, dovevano venir di breve in quel contorno. Et zà erano parte adunati, come dirò di sotto, et dil mexe di Luio ditta madonna si amaloe gravemente, et poi el Pontifice mandò per la via di Rimano el cardinal di s. Zorzi lì a Forlì, el qual zonse adi 30 Luio a Cesena, et poi andoe in la rocca di Forlimpuovolo (Forlimpopoli) sotto Forlì, dove era ditta madonna, et conferiteno insieme. Demum esso cardinal andoe a Bertinoro con alcuni cittadini forliviensi, et madonna di Forlì, con li fioli et il suo Jacomo Fea genoese favorito, ritornò in Forlì. Questo cardinal venne per pregar madonna dagi il passo et vittuarie a le zente dil Papa, et il Re dovea venir in quelle parte fra otto zorni. Et la ditta madonna li rispose volea essere amica di Milano, et bona fia di chi li havea dato il Stato; et ancora dal sig. Ludovico li fo mandato uno secretario chiamato Jacomo del Quartier, per veder si essa madonna potesse accordar, et far fusse ferma in opinione, di dar passo et vittuarie a le sue zente.

Fiorentini considerando el fatto loro, et che erano in mezzo de tute queste cose, però che Franzesi conveniva passar per il suo, volendo andar in reame, vedendo le cose andar da dovero, mandono a la Signoria di Venetia doi soi ambassadori, i quali fonno Zuan Battista Ridolphi et Paulo Antonio Soderini, i quali con bella compagnia vestiti con mantelli curti la sua famiglia fino a mezza gamba rossi et barete rosse, tutti a uno modo, arrivono adi 30 Luio, et fo preparato a la Zuecca, et datoli stantia publica. Or questi, habuto audientia, exposeno il fatto loro, domandando cussì come in ogni loro adversità Venitiani li haveano dato favore, cussì al presente li consegliassero quello havessero a fare. A quali, fatte le consultationi debite nel consiglio di Pregadi, li fu risposto erano sapientissimi, et in ogni loro operatione si haveano saputo ben governar, et cussì in questo saperebbono far, et che Venitiani erano disposti non se impazar in tal cose dil Re di Franza et dil Re di Napoli, i quali tutti do li erano amicissimi, che stagando fermi in la liga etc. Et poi dil mexe di Settembrio el Ridolphi, el qual alias fu qui mercadante insieme con Zuan Arfandini (Orlandini?) et faceva gran fatti, andoe a Milan per ambassador a pregar el sig. Ludovico non volesse dar il passo a Franzesi, nè metter la terra loro a pericolo, imo si ricordasse de l'amicitia haveva con Fiorentini, et che era mal esser causa di dar adito a questo Re oltramontan che vegni a dominar et far cede in Italia, et maxime contra re Alphonso suo carissimo parente, sì del Duca ex utraque parte, quam di esso sig. Ludovico. Al qual fo risposto non poteva far altro. Et questo oratore longamente dimoroe lì a Milano, et l'altro a Venetia rimase fino che Piero di Medici fo scacciato di Ferrara, come dirò di sotto. Et è da saper che adi 21 Zugno Guido Antonio Vespuzi et Piero Capponi, ambassadori de Fiorentini, erano andati al Re di Franza, partino da Lion, et Piero Capponi adi 2 Luio venne incognito a Milano, poi andò a ritrovar el compagno andava di longo, et insieme ritornorono a Fiorenza.

Domente tal cose si fanno, a Roma novi rumori succedeva, et venne inimicitia tra Ascanio Sforza cardinal, vice canzelier et fratello dil sig. Ludovico, et il Pontifice. El qual cardinal fu quello che fece questo Alexandro papa, et era il totum. O pur venisse lite, come intraviene, o pur, secondo quel ditto, causam quaerit qui vult discedere ab amico, perchè suo fratello era con Franza, et per consequente bisognava lui etiam vi fusse, unde al principio di Luio si absentò di Roma, et andoe in alcuni castelli di Colonnesi, et quivi con danari fece zente, acciò non passasse el re Alphonso, el qual si divulgava voler venir in persona in qua contra il Re di Franza, et zà era venuto suo fiol Duca di Calavria con grande exercito, come di sotto intenderete. Et a uno castello chiamato Genezam (Genazzano), de Colonnesi, esso Ascanio si ridusse con alcune squadre, et faceva continuamente fanti per dannizar Roma, acciò el Papa si voltasse. La qual cosa al Pontifice fu molto molesta, per la partita di detto cardinal. Ma el Re di Franza, domente in Italia tal cose si facevano, continuamente mandava soi capetanei con zente a poco a poco di qua da monti, et instituì el marascalco de Brandicol (Baudricourt?)[99] et mons. di Obignì, che andò a Roma, come ho scritto, a questi do el governo de le zente d'arme, et a la fin de Zugno mons. Tramoi (La Trémouille) passò per Mongenevre con lanze 50, et cussì in questi tempi, dil mese di Luio, veniva in qua da monti Franzesi, qual per lettere de Zorzi Pixani dottor et cavalier ambassador di Venetiani a Milan se intendeva, tamen non era creto (creduto) mai el Re in persona venir dovesse. Et el Duca di Orliens, al qual era dato la provincia di l'armata si faceva a Zenoa, adì 9 Luio zonse in Aste col Principe di Salerno; et el Duca di Milan, over sig. Ludovico che governava il tutto, mandoe do soi principali fino in Aste a visitar ditto Duca, i quali fonno el sig. Nicolò da Corezo et Galeazo Visconte. Et subito zonto esso Duca lì in Aste, adi 10, che fu zorno driedo che el zonzesse, si partì insieme col principe di Salerno et conte di Chiaramonte, che erano baroni dil reame, per venir a Zenoa. La qual armata si preparava era galie 24, galioni 30, nave grosse 10, dovea menar cavalli 500 et artegliarie, sarà lanze 800 a cavallo in l'armada, a do cavalli per lanza et uno arcier et uno balestrier. Et poi questo Duca di Orliens adi 14 Luio venne a Vegevene (Vigevano), dove è uno palazzo bellissimo del sig. Ludovico, et de indi dovea statim partirsi per andar a Casal a visitar la marchesana di Monferà soa parente, poi andar a Zenoa, et demum ritornar in Aste a far la mostra di le sue zente. Et il Principe di Salerno per il Re fu creato amiraio dil reame di Napoli. Or adi 15 ditto el Duca d'Orliens venne in Alexandria di la Paia, terra pur dil Stato de Milano, era con cavalli 600, dove andoe per visitarlo el sig. Ludovico con Zorzi Pisani ambassador, nominato di sopra, di la Signoria di Venetia, el qual seguiva la corte, et usato le accoglienze debite, lassato ordine al sig. Ludovico di quello havesse a far, andoe di longo a Zenoa.

A Milan si faceva gran provisione di zente, et acciò tutto si intenda, adi 26 Zugno il conte Honorato zentilhomo neapolitano con lanze 50 el sig. Ludovico mandò a Codignola, et in Bolognese cavalcò cavalli 800 dil Stato preditto di Milan; et mandò al magnifico Joanne Bentivoi, per resto vecchio e prestanze nove, ducati 16 milia; et adi 2 Luio zonse a Vegevene dal sig. Ludovico Galeazzo di s. Severino, el qual era stato dal Re di Franza con cavalli 40, et poi adi 19 Avosto partì da Vegevene per ritornar dal Re che veniva et passava monti. Et in questo medemo zorno di 2 Luio, esso sig. Ludovico mandoe a Zenoa Lorenzo di Mozanega (di Mozzanica), facea l'ofitio dil collateral zeneral, per far provision a la securtà di Zenoa, dove era commissario suo Corradolo Stanga protonotario stato gran tempo et ancora vi è. Et è da saper che adi 25 Zugno fo fato la mostra di l'armata preditta su la piazza di Zenoa: li sopracomiti era la mità franzesi et la mità zenoesi; et anche ivi per el Duca di Milano fu mandato el sig. Antonio Maria di s. Severino, fo fiol del sig. Ruberto. Et su ditta armata fu operato, et condusseno Nicolò Griffo da Ferrara, fo col sig. Ruberto da s. Severino, et li dette ditto Stato di Milan cavalli 100 et ducati 400 a l'anno. Et le zente di Milano in questo tempo fonno mandate in Parmesana, et fu decreto de consensu dil Re de Franza capitano di le zente italiane el conte Caiazo, nominato per avanti. El qual adi 5 Luio venne a Milan, et adi 20 ditto etiam el sig. Gaspar di s. Severino, chiamato Fracasso, suo fratello, el qual per alcun tempo el sig. Ludovico licentioe da lui, et hora ritornoe a Milano, et che tutti li Severineschi al presente sono in gratia dil Duca et sig. Ludovico, et operati.

Adi 27 Luio.........[100] el sig. Ludovico a hore 9½, la qual hora volse haver astrologica dal suo maistro Ambrosio De Cerato (da Rosciate) ottimo astrologo, senza il consiglio dil qual non faria alcuna cosa, et molto varda tal hore et ponti, dette el stendardo et baston al conte de Caiazo capitano de 500 homeni d'arme; et adi 28 ditto partì e andoe a la volta di Parmesana, dove dia far la adunation di le zente. Et ancora il sig. Ludovico condusse a soldo di Milano el sig. Gilberto et Ludovico da Carpi fratelli: li dette di condutta homeni d'arme 80 et 25 stratioti et 25 balestrieri a cavallo, et per gratuir l'animo dil sig. Antonio Maria di s. Severino, el sig. Ludovico, adi 29 Luio, li donoe tre castelli: Bassignana è sopra Po su quel di Alexandria di la Paia, et do altre sul lago di Como; rende de intrada zerca ducati 2000 a l'anno. Etiam al sig. Fracasso donoe tre terre o vero castelli sul Cremonese al confin del Mantuan; ha de intrada ducati 2000.

Adi 23 Luio gionse a Milan don Piero de Sylva ambassador dil Re di Portogallo con cavalcature 54, cariazi 7, andava a Roma a dar l'obedientia ad Alexandro sexto pontifice. Parlò al sig. Ludovico; si alegrò nomine regis di le nozze di la nezza maridada in re Maximiliano de Romani, et poi al suo viazo andoe. Et zonto a Siena, havendo in commissione dal Re suo, scrisse a Roma come era zonto per darli obedientia; ma voleva el Pontifice concedesse tal gratia al Re, zoè la legitimation di uno suo fiol natural, acciò quel regno romagnesse in li soi; unde el Papa, parendoli di novo che si pattizasse, et etiam per amor dil Re di Spagna, a chi aspetta ditto reame, se questo Re mancasse senza figlioli legittimi, non volse far nulla; et ditto ambassador non vi volse andar a darli la obidientia, et rescrisse al Re. Et in questo mezzo lì a Siena morite.

El re Alphonso vedendo che 'l Duca de Milan faceva campo, et zà veniva Franzesi di qua da' monti, deliberoe mandar el suo campo a l'incontro in Romagna, el qual era grossissimo, come di sotto sarà scritto, governato per suo fiol Ferdinando duca di Calavria. Et eravi questi signori, i quali cadauno saria sta bastante capitano: el sig. Virginio Orsini non venne, et zà fu divulgato el Re in persona voleva venir et lassar vicerè in Napoli ditto sig. Virginio, ma poi si mutoe di opinione: el conte di Pitigliano, Zuan Jacomo di Traulzi, el Duca di Urbino et el sig. di Pesaro con altri conduttieri, parte soldati per Alphonso, parte per el Pontifice et Fiorentini, sì come erano ubligati. Et dil mexe di Luio el conte di Pitigliano, con squadre 60, venne in Romagna, et squadre 7 dil Pontifice, adi 28 Luio, vennero sopra Farnesino, al loco chiamato el bosco, fra s. Mauro e Gaeta. Et el governador di Cesena facea zente per el Duca di Gandia fio dil Papa, zoè homeni d'arme 20, alozati tamen di fuora di Cesena per dubio di Guido Guerra, el qual è uno capo di parte, et alcuni castelli vicini a Cesena signoriza, come poi scriverò di la prodezza et strenuità sua. Cicogna contestabile al primo di Avosto di Fiorentini era a Castrocaro mia 3 da Forlì, facea fanti 400 per mandar a Pisa, et li capitani si aspettavano in questo tempo lì in Romagna; et come per lettere di Andrea da Lezze podestà et capitano di Ravenna drizzate a la Signoria di Venetia se intendeva i successi che le zente dil Papa et dil Re si aspettava tra Bertinoro et Forlì sul fiume di Meldola; et quelle dil Stato di Milano fra Faenza et Forlì sul fiume de Monton. Et acciò meglio questa storia se intenda, venuto li campi, farò una division di quello a uno tempo facevano: et cussì comenzerò a descriver le cose seguide prima in Romagna avanti il zonzer de li campi a la campagna di zorno in zorno, et non senza grandissima fatica et vigilantia tal cose quivi soprascritte. Ma accade prima de scriver alcune provisioni fatte per Venitiani.

La Signoria di Venetia in questo mezzo inter patres consultaveno saepius quello dovesseno far, essendo dal Pontifice, re Alphonso, Fiorentini et altri pregati et exortati non dovesseno lassar venir questo Re in Italia; et benchè intendevano il passar de' Franzesi di qua da' monti per lettere di Zorzi Pisani ambassador a Milano, pur la verità ad plenum non se intendeva, perchè il sig. Ludovico non li manifestava il vero, acciò Venitiani non facessero qualche pensier a disturbar tal venuta de Franzesi, benchè nel principio deliberasseno non si voler impazar in alcuna cosa, imo esser neutrali, pur inteso di l'armata era per ussir di Zenoa, deliberorno nel consiglio de Pregadi ancora loro metterse in ordene, et star provisti per le cose potevano occorrer, et far armata. Unde tolseno ad imprestedo de patricii zerca ducati 50 milia, con promissione di renderli in fra uno anno, et li obbligorno al deposito dil Sal. Questo fecero per non voler dar angarie alla terra, nè toccar le publiche intrade, nè altri danari de depositi; et adi 22 Zugno nel Mazor Conseglio elesseno capitano zeneral di mar Antonio Grimani, padre dil cardinal Grimani, tituli sancti Nicolai inter imagines, novamente da questo Pontifice creato. El qual libentissime acceptoe, et la domenega proxima messe banco, et habuto con gran ceremonie in la chiesa di s. Marco dal Principe el stendardo, adi 25 Luio, et accompagnato dal Principe, oratori et universo Senato fino in galia, la qual era al ponte di la paia, tolto licentia et offertosi a l'orator gallico et cussì ad altri oratori, montoe in galia; et in eadem hora andoe verso il porto, et poi con do galie insieme armate novamente, sopra comiti Zuan Francesco Venier et Antonio Loredan, verso Corphù navegò, dove era l'altra armata sotto do capetanei del colpho, Nicolò da ca da Pexaro et Hyeronimo Contarini, i quali, zonto ivi el zeneral, restono proveditori di l'armada, et non molto dapoi el Pexaro venne a dixarmar per essere stato assai fuora. Ancora dubitando di novità di Ferrara, mandò zente a custodia sul Polesene di Rovigo 25 cavalli et fanti, et quelli fonno mandati qui sotto sarà scritti, et etiam Ruigo a Domenego Malipiero, era podestà et capitano, scrisseno fosse di novo fortificato, facendo spalti et ogni altra provisione, et etiam a la città de Ravenna perchè li campi pur si appropinquava mandoe zente nominate di sotto, acciò il Ravennese et Zervia difendesse da subite correrie. A le zente veramente d'arme che ditta Signoria havea, ordinoe per le camere fusse dato sovencione, acciò si comprasseno cavalli et stesseno preparati, zoè ducati 60 per uno cao di lanza et 20 per el piatto per ogni homo d'arme.

Zente mandate sul Polesene.

Alexandro dil Turco in Ruigo con cavalli 300
Fio di Antonazo di Dozea in Lendenara » 88
Zuan Griego a la Badia » 50
Zuan Gradenigo patricio veneto a la Badia » 80
Carlo Secco ai Mazi » 100
Antonio di Pigi » 100
Marco da Martinengo cavalier » 200
Summa cavalli 918

Fanti.

Ferigo dal Borgo a Ruigo con fanti 200
Ruberto d'Arimino a Ruigo » 75
Gotiel spagnol a Ruigo » 100
Marco da Rimano a la Badia » 100
Martinel de Luca a Lendenara » 100
Alvise Lanze a Lendenara » 100
Jacomin da Roma a Lendenara » 50
Summa fanti 725

Zente mandate a Ravenna.

El conte Carlo de Pian de Melleto con cavalli 400
Jacomazzo da Venetia » 200
Anzolo Francesco da Crema » 80
Battista Sagramoro » 16
Summa cavalli 696

Fanti.

Jacomo da Tarsia con fanti 200
Alvise Novello » 100
Michiel da Spalato » 50
Pauliza da Catharo » 75
Summa fanti 425

A Zervia.

Collela grecocon fanti60
Vielmo da Cologna»40

Ma Venitiani in questo tempo era in grandissima reputatione, adeo ogni giorno quasi vi andava in Collegio da la Signoria a la audientia el legato dil Papa, oratori di Franza, di Napoli, di Milan, di Fiorenza, di Ferrara, di Mantoa et di Rimano. Questo perchè nostri voleva star in paxe et esser amici di ogn'uno, ma a la fine non poteno star, et el sig. Pandolpho Malatesta di Rimano, che fo fio dil magnifico Ruberto che a Roma morite nostro capitano zeneral et confalonier di la Chiesia, da poi rotto et fugato dil 1482 el Duca di Calavria nunc Re di Napoli, vedendo queste novità et li campi aproximarse apresso il suo Stato, acciò non patisca qualche danno dimandò alla Signoria come sua tutrice instituida dal padre, et etiam era a suo soldo, havea 400 cavalli, che li volesse mandar uno proveditor apresso di lui. Et cussì per el Conseglio di X adi 14 Avosto fu mandato Zorzi Emo fo di Zuane cavalier, fu assà in la ferrarese guerra nominato, el qual statim partito, stette in Rimano fino adi 20 Novembrio, che li campi lì da presso fonno disciolti et mandati per la invernata, zoè quei di Milano alle stanzie, et Franzesi conzonti con la Maiestà di loro Re quando si aproximò in Toscana, come scriverò di sotto. Et adi 2 Avosto nel consiglio di Pregadi, in loco degli ambassadori erano stati il suo tempo et chiedevano licentia, fonno creati ambassador a Roma Hyeronimo Donato dottor, el qual a Innocentio vi fue, ma poi creato Avogador di Comun renontiò tal legatione; a Napoli Zaccaria Contarini cavalier, el qual succedendo queste guerre non fu mandato, et Paulo Trivixan restoe; et a Milan fu eletto Hyeronimo Lion cavalier, el qual pur da poi gran tempo fu mandato, come tutto dirò di sotto.

A Roma, domente tal cose in diverse parti si fanno, Alexandro pontifice havendo le sue zente attorno Hostia fatto alcuni patti di promissione di danari a quelli custodi che erano dentro, quella have al principio di Zugno in suo poter; et intrato il legato dentro, vi messe presidio per nome di la Chiesia, la qual nuova fu molto cattiva al Re di Franza, però che quasi in Hostia consisteva ogni sua vittoria per l'intrar in reame, et far che il Papa se aderisse alla sua voluntà. Ma el Pontifice, intendendo questa certa venuta dil Re, fatto molti concistorii, deliberono al tutto non abandonar re Alphonso. Et cussì continue exortava Paulo Pixani cavalier ambassador de Venitiani che ivi a Sua Beatitudine era, dicendo volesse scriver a la Signoria che insieme con lui et Fiorentini volesseno esser contra el Re di Franza, acciò non si veda tanta ruina in Italia, et che Franzesi venga ad habitar nel reame di Napoli; la qual cosa mai per Venitiani non fo voluto far, per haver terminato non se impazar se non a meter paxe et benivolentia fra le parte. Et pur dolendosi de li cardinali, maxime dil cardinal Ascanio vice canzelier, el qual col cardinal di s. Severino[101] et cardinal di Lonà nuovamente creato a requisitione di detto Ascanio[102], erano, come ho scritto, ussiti di Roma et venuti a Nepi, terra di esso Ascanio per soi beneficii, et volevano questi seguir el Re di Franza, etiam el sig. Prospero e Fabricio Colonna fratelli assoldati col Re di Franza havevano soldato gran zente. Questi Colonnesi sono di primi di Roma, i quali insieme con Savelli sempre sono stati nemici degli Orsini et di quei di Santa Crose. Adoncha queste è do grandissime parte in Roma, Colonna et Orsina, et spesso tra loro fanno gran rumori. A hora Colonnesi è con Franza, et Orsini con il re Alphonso; et per consequente il Papa in Roma molto exaltoe la parte Orsina preditta. Or questi Colonna ha molti castelli di là dal Tevere verso il reame, et Orsini di qua. Et adunate le zente, si puol dir ivi esser uno campo de Franzesi, et scorsizavano fino su le porte di Roma, facendo molti danni, non lassando per terra intrar vittuarie in Roma. Ma el Pontifice in consistoro a la fin d'Avosto fece uno editto, che tutti quelli havevano beneficii in corte di Roma, o cardinali o sia chi se voglia, dovesseno venir a Roma in termene di uno mexe, et ivi habitar, quelli si ritrovava vicini, et li altri più lontani in mexi tre, quelli veramente che era fuora de Italia in mesi 6, alioquin li cardinali fusse privi di cappelli et altri di le intrade, sotto pena a li signori li impedivano di esser excomunicati. Et questa Bolla fo messa a s. Piero et a s. Joanne: tamen non si have copia. Questo fece acciò el cardinal Ascanio et s. Piero in Vincula con altri cardinali ritornasseno a Roma; per el qual editto, molti prelati vi andono et cardinali, excetto Ascanio et San Piero in Vincula, che non volseno obedir al Pontifice, dicendo non era juridice creato, et che lo volevano dismetter. Ancora Zuan Battista Zeno veneto patricio, cardinal de Santa Maria in Portego, el qual in principio di queste novità venne a Venetia, demum a Vicenza al suo episcopato andò, et hora a la Badia di s. Zen di Verona, et hora a la Badia di Carrara in Padoa habitava; et benchè el Papa fusse più volte chiamato a Roma, perchè era ricchissimo Cardinal, et havea grande intrata, tamen si excusoe che laborava di podagre, però che si faceva portar, et che pregava Sua Beatitudine el volesse prima lassar sanar; et mai a Roma vi volse andar.

El successo di l'armada dil re Alphonso.

L'armada dil re Alphonso adì 5 Luio zonse al porto di Livorno de Fiorentini, et adì 16 fè vela et andoe a Portovenere, la qual armada era galie 35, computà 7 per forza, di le qual ne son cinque di Franzin Pastor corsaro, che fu quello soccorse Rodi a tempo de' Turchi, e 2 dil Re, su una è il suo capitano don Fedrigo. Le altre 28 tutte voluntarie. Nave 18 di gabia, di le qual 4, zoè le mazor, da poi andò verso Cicilia per expugnar do nave grosse de Zenoesi, carge di grano. Or questa armada zonta lì a Portovenere, per el cardinal di Zenoa et Obietto dal Fiesco erano su ditta armada fu mandato a richieder tre homeni di quel luogo, che li venisseno a parlar. Li quali venuti, exortorno li volesse dar la terra nè aspettar battaglia, perchè erano de li soi Zenoesi, e non obstante li resposeno ditto loco voleva tenir a requisition de san Zorzi. Et non li zovando parole dolce, veneno a menaze. Ditti tre dubitando, fense di voler consultar con quelli di la terra, et la mattina torneria a darli risposta. Ma la notte si messeno in ordine, et la mattina li feceno intender con bombarde si levasseno de lì. El capetanio don Fedrigo, el Cardinal et Obietto con quasi tutti di l'armada dismontoe in terra, et dette la battaglia al loco per spacio di hore 3: non potendo expugnar la terra se tirorno a drieto, lassando molti morti et altri feriti. Poi el dì sequente ritornò a Livorno, dove stette fin Avosto. Su la ditta armada era zerca fanti 4800, dei quali erano fuziti fin 10 Avosto, chi per viltà, chi per non comportarli il mar, da 600 in suso; unde el capitano feva ivi fanti per le terre de' Fiorentini, eccetto in Fiorenza, et li devano ducati 6 et 8 per paga secondo li homeni, ma con fatica trovava. El Cardinal et Obietto stava in terra, et el Cardinal li venne una febbre terzanella, et attendevano a metter confusion in Zenoa, et do galie continue stava verso Zenoa a sopraveder per guardia. Fiorentini attendevano a fornir Livorno et Pisa et li lochi marittimi di fanterie. Et Cicogna contestabile andò a custodia di Pisa. Et volendo la ditta armada bombardar Portovenere, Zuan Adorno fradello di Augustin Adorno governador di Zenoa, insieme con el sig. Antonio Maria di Sanseverino con assà provisionati, vi andò contra, unde li fanti di la ditta armada erano smontati, se tirorno in armada, et andorno al porto di Livorno, come ho scritto di sopra. Et poi parte di le nave andorno chi per Corsica et chi per Cicilia per assoldar zente, ita che restò che adi 20 Avosto era solum 12 nave di cheba; et in la ditta armada molti si amalava, et a uno tempo più di 600 ne era de infermi, molti morti et molti feriti. Et a Fiorenza per augumentar ditta armada fu fatto 700 fanti, capo Pereto corso, et mandati su ditta armada, et poi adì 8 Settembrio accadette alcune cose fatte per el Cardinal et Obietto dal Fiesco, qual al loco suo sarà scritto, servando l'ordine di tempi.

Seguito di l'armada di Zenoa.

Essendo l'armada fabricata a Zenoa in ordine di galie 25, galioni 13, nave 12, il resto barze fin al numero di 60 vele, et zonta l'armada dil Re di Franza fatta in Provenza a Monaco, demum adi 29 Luio intrata in porto di Zenoa, che era vele 12, et zontovi il Duca di Orliens, el qual però era ritornato in Aste, come scriverò di sotto, ditta armada ussite in poco tempo tre volte di Zenoa. La prima vedendo era a Livorno quella Aragonese, adi 17 Avosto ussite et andoe a Portovenere, ma dubitando di l'armada nemica, se tiroe in Zenoa. Demum un'altra volta adi 28 ditto la ussite, et andò a Santa Maria. Poi la terza volta fu adi 16 Settembrio che l'andò a Hostia nel Tevere, benissimo in ordine, et quella dil Re era zà tirata verso Napoli et Gaeta, et questa comenzoe a prosperar. Questa armada, acciò el tutto se intendi, havea le bandiere dil Re di Franza, et era capitanio.......

Successo di cose seguide in Romagna per li do campi erano dil mexe di Avosto 1494.

Tutta Romagna era in confusion per li campi che ivi si ridusevano. Et adi 4 Avosto madona di Forlì fè uno comandamento che tutti chi havea biave et altre robe fuora a la campagna, quelle subito dovesse tirar in Forlì o altri lochi securi, et quelli non poteva, dovesse condur su quel di la Signoria di Venetia. Ancora a Cesena tutti reduseva i lor mobeli a le fortezze, et Forliviensi, Faventini et Imolesi e terre dil Duca di Ferrara con gran furia adi 6 Avosto reduceano lor robe a le fortezze: Lugo et Bagnacavallo dil Duca di Ferrara fece conzar li arzeri et steccati. Et anche a Ravenna havendo Andrea da Lezzo precepto de la Signoria che dovesse far condur, senza però strepito et con desterità, in la terra tutti li grani dil paese, acciò venendo li campi non facesse qualche danno, et cussì adi 12 Avosto fece; et etiam li fu commesso che a tutti do li exerciti dovesse lassar dar renfrescamenti, perchè Venetiani erano neutrali.

Adi 3 Avosto el conte di Pitigliano era a la Bastia sotto Assisi, con zerca squadre 25 in 30, dove era el Duca di Calavria et Zuan Jacomo di Traulzi, et scrisseno a Città di Castello che adi 4 del presente doveano esser sotto Monton et la Fratta sul fiume dil Tevere, et poi adi 5 venir tra Città di Castello; Borgo e Citerna, demum venir in Romagna. Tamen aspettavano el Duca d'Urbin, el qual summamente desideravano venisse con loro.

Adi 4 el magnifico Piero di Medici fiorentino fue a disnar a Laterina distante da Rezzo (Arezzo) mia 12 con cavalli 60, et alcuni a piedi andava a Rezzo per andar a visitar el Duca di Calavria, offerirse et presentarli; et adi 5 doveano trovarlo tra Castello, Citerna et Borgo mia 16 luntan da Rezzo: et poi esso Duca veniva di longo a Santo Archanzolo et Savignano, lochi sottoposti a Cesena.

Adi 8 zonse a Ravenna madona Malgarita, moglie del sig. Fracasso da Sanseverino, si partì da Jesi et andoe a Cremona; et in questo zorno a Ravenna se intese le zente aragonese haver passate le Alpe, et arrivate a Ronco, distante da Santo Archanzolo mia 30, et cussì fo svisato la Signoria dal Pretor di Ravenna, el qual era molto vigilantissimo in notificar el tutto a quella.

Adi 12 el duca Guido de Urbin zonse su el fiume dil Savio con le sue zente in aiuto dil Duca di Calavria, et ivi aspettoe ditto Duca; et adi 11, 20 squadre del Pontifice et regie zonse su quel di Santo Archanzolo, et come per exploratori se intese el Duca di Calavria preditto, el conte di Pitigliano et Piero di Medici erano insieme in campo al Borgo San Sepolcro et ivi alozati, et li saccomani andava saccomanando a s. Stephano et la Pieve, et saccomanava X in XII mia, et el sig. Virginio Orsini si aspetoe primo verso Cesena.

Adi 14 zonse al campo preditto sotto lo Pene de Bari (Penna Billi), distanti da Cesena mia 30, el Duca di Urbin era con squadre 4, el conte di Pitigliano con squadre 8, Zuan Jacomo di Triulzi con squadre 6, Zuan et Luca Savello con squadre 4, et oltra queste 22 squadre, era zerca 400 cavalli lizieri, tra balestrieri et saettari (saettieri) et alcuni fanti; si aspettava squadre 10 dil Duca di Urbin, et squadre 4 dil fio dil signor da Camarin, squadre 4 dil sig. Virginio Orsini et 6 di la Chiesia: in tutto ditto campo dovea esser squadre 46, et de Fiorentini ancora non era venuto zente alcuna. Era in campo el magnifico Ottavian barba dil Duca di Urbin, el qual un tempo da poi la morte dil fradello governava quel Stado di Urbino. Et ditto campo dovea adi 15 venir a Veruchio mia X luntan dove era, et el zorno driedo a Savignano mia X luntan di Cesena. Et el cardinal San Zorzi era venuto in campo; questo perchè sperava iterum dar un'altra battaglia di exortatione a Madona di Forlì et haverla a le sue voglie, acciò il campo havesse comodi alozamenti et vittuarie, et cussì con ditta Madona et il suo Jacomo favorito si praticava la si accordasse con la Chiesia, Re et Fiorentini: tamen el campo preditto, nel qual era pur penuria di denari, ma ben governado et con gran justitia, venuto a Veruchio, poi al ponte de la Petra distante da Cesena mia 5, et cussì adi 18 zonse in ditto loco, dove dovevano far la massa dil resto di le zente.

Adi 18 zonto el campo al ponte de la Petra, non havendo cussì acque comode come era il loro bisogno, era disposti di venir a camparsi sul Savio più sul ditto territorio; et adi 17 el conte di Pitigliano andò a Rimano con cavalli 40, a visitation del sig. Pandolpho era ammalato: et adi 15 sua moglie, ch'è figliola del magnifico Joanne Bentivoi, andò a le Pene de Bari (Penna Billi) a visitar el Duca di Calavria et offerirli il Stado, et li havea mandato un bellissimo presente. Et adi ditto zonse lì a Rimano Zorzi Emo proveditor, mandato ivi per la Signoria di Venetia, come ho ditto. El campo pur stava vicino a Cesena, et aspettava squadre 8 di Urbino col marchese di Pescara, conte Guido di Gonzaga computà nelle 8 squadre dil conte di Pitigliano, et el sig. da Camarin con altre 8; ancora aspettavano el sig. di Piombino. Et se divulgava ditto campo si fermerebbe tra Bertinoro et Forlimpuovolo terra di Forlì. Li soldati fin qui non havia habuto danari da poi la prestanza, se non ducati do per homo d'arme: et è da saper che Zuan Jacomo di Traulzi havea in casa con lui uno stendardo, con le insegne dil Duca de Milan genero dil re Alphonso.

Adi 19 el preditto campo, zoè el Duca de Calavria, terminoe far 3000 fanti. Tamen fin questo zorno non havea fatto se non 300, con ducati 3 per uno. Et adi 20 se doveano partir per venir sul Savio. Adi 20 su la piazza de Lugo se ritrovoe un nuntio dil Duca di Orliens per far 1000 fanti, con mandato dil sig. Ludovico et Duca de Ferrara, i quali vol farli su quel de Lugo, Bagnacavallo et Cotignola. Et è da saper che a Ferrara a un tempo fu assoldato per Franza et re Alphonso.

A Fiorenza se ritrovava mons. lo Presidente de Provenza, ambassador dil Re di Franza et uno dil Duca di Milan, i quali adi 20 ditto partino et andono a Zenoa, dove era zonto el Prencipe de Salerno con alcuni altri franzesi.

El campo duchesco di squadre 40 fanti 1500, capitano el conte di Caiazzo, adi 18 Avosto era, come per lettere di Milan se intese, tra Bologna et Modena, nel qual era lanze 600 franzese, et adi 22 venne sul fiume di Panaro, mia 16 luntan da Bologna pur sul Bolognese, come per lettere di Ravenna se intese.

Adi 23, squadre 8 dil Duca d'Urbin zonte in campo fè la mostra bellissima: et questi conduttieri le guidavano: conte Antonio di Castazola et conte Antonio fradello di esso Duca.

Adi 25 el conte di Pitigliano venne sul fiume dil Savio a San Martino territorio cesenatico, mia do luntan era el campo, per veder si era bon alozamento, et non si ossava muover ditto campo, perchè non intendeva ancora la ferma voluntà di Forlì.

Adi 26 el campo duchesco, sta notte allozato fra Cantaloro, territorio imolese, et Castelgelfo (Castelguelfo), territorio bolognese, et adi 27 si dovea mover et venir a San Prospero, pur su quel de Imola. Poi adi 28 a Villafranca, ch'è su quel di Forlì. Adoncha li campi al presente sono vicini mia 40, et quando el regio sarà sul Savio et el duchesco sul fiume dil Monton a Villafranca, saranno distanti solamente mia X et non più.

Adi 27 madona di Forlì mandoe bando, che chi si voleva condur a suo soldo, sì da piè come da cavallo, dovesseno andar lì a farsi scriver et pigliar danari. El campo duchesco corse su quel de Imola, fece alcuni presoni, per caxon non potevano haver vittuarie. El campo regio ancora non era mosso, steva su pratiche o di andar a San Martino sul Savio, o vero al fiume di l'acqua appresso Bertinoro, aspettando zente et favor di Forlì, come sperava di haver.

Adi 29 el campo duchesco si dovea levar dal fiume di Castelgelfo, et venir più avanti, et allozar a Madrera sul fiume di Lamon su quel di Bagnacavallo, contermina col territorio di Ravenna et di Faenza; et non essendo d'accordo con Forlì, come speravano di esser per li secretarii mandati lì per el sig. Ludovico, erano terminati venir accamparsi più basso al Barzarin o vero Traversera pur su ditto fiume su quel di Bagnacavallo, con proposito de andar verso el campo regio. Et fo fatto in ditto campo uno editto, non andasse su quel de Imola a far danno, sotto pena di la forca. Et adi 28 da sera, in quello la brigata andava saccomanando, el sig. Zuan Savello con alcune zente corse al campo duchesco, et prese alcuni cavalli, non offendendo però alcun de Imola. Et adi 29 el campo regio dovea levarsi, et andar verso Bertinoro, come ho scritto di sopra.

Adi ditto, Bortholomio di Odasii secretario dil Duca di Urbino, venne a Ravenna, notificoe el campo era pur al ponte di la Petra, et era venuto danari al Duca di Calavria per far fanti et balestrieri a piedi, et che a Urbin ne era preparati 1500, zoè 500 balestrieri, el resto lanzeroli. Aspettavano le zente dil Papa et de Fiorentini, poi si dovevano redur verso Bertinoro sul fiume di Roncon (Ronco); et madona di Forlì li dava bone parole ma non conclusione. Et questa mattina zonse in campo do squadre di quelle dil Duca di Calavria, benissimo in ordine.

Adoncha li campi preditti, el regio era ivi, et el duchesco sul fiume di Castelgelfo, aspettando le zente franzese: di le qual, parte era venute con mandato dil sig. Ludovico di quello havesse a far, et continue si andava ingrossando.

Partita dil Re di Franza da Lion per fino a Susa di qua da monti.

El Re di Franza havendo zà mandà assà soe zente di qua da monti; lassato el duca di Borbon suo cognado con la moglie sua sorella, al quale commesse il governo dil regno; et da lui tolto licentia, esso Duca ritornoe a Molina (Moulins), terra in Borbon trenta lighe luntan da Lion, dove ivi sta con la sua corte. Ma el Re insieme con la moglie adi 24 Luio parti da Lion et venne a Vienna, dove a la campagna a cavallo tolse licenza da la Raina, la qual ritornoe in Ambosie a starvi, havendo recomandato el Roy ad alcuni soi, et datoli certe donne fidatissime, le qual li facesse el suo manzar, lavasse i panni, et li facesse altre cose necessarie. Et el Re poi venne a Garnoboli (Grenoble), demum a nostra Donna Dambrum (Embrun), et gionse a la fin de Avosto a Mongenevre loco dil Dolfinà, dove passò li monti et venne a Susa. El successo poi de soa Maestà più avanti sarà scritto.

Ma el Duca di Orliens essendo stato a Zenoa, ritornò adi 6 Avosto in Alexandria di la Paia per andar in Aste, et ritornoe con questi 6: mons. di Foys (Foix), mons. de Piennes, mons. de Obegni (Aubigny), mons. lo gran scudier, mons. de Sations (Châtillon), mons. de Luxemburgo, con li quali consultava, et poi ritornoe in Aste. Ma un'altra fiata ritornoe a Zenoa, come dirò de sotto, et mons. de Obegni venuto a Milan andoe adi... Avosto in Parmesana, dove era adunati li campi per governo di quella zente franzese. Et el Re di Franza in questo mexe di Avosto mandò avanti la sua persona in Aste el cardinal San Piero in Vincula, el qual era andato a trovarlo, et mons. di Beucher, molto volonterosi a questa impresa. Et adi 16 Avosto el Duca di Orliens stato in Aste ritornoe a Zenoa per esser su l'armada, dove era preparada una nave grandissima, di botte 4000, chiamata la Negrona, per la sua persona, ma poco vi stette, che zonto el Re in Aste, dove si ammalò, esso Duca ritornoe in Aste et li venne la febbre quartana, et convenne star lì fino el Re acquistò el reame.

A Milan fu fatto el principio di Avosto per Franzesi 100 artegliarie a modo serpentine, messe sopra di carrette tirate da uno solo cavallo per mandar in campo in Parmesana. Et adi 13 el conte Alexandro fiol natural fu dil duca Galeazzo, di anni 30, el qual era confinato in Parmesana za anni do per la inimicitia havea con el sig. Galeazzo di San Severino, questo a hora fuzite, et andò in campo dil re Alphonso, al qual el Duca di Calavria li dette 200 elmetti et 100 cavalli lezieri. Et adi 19 pur dil mexe di Avosto, appropinquandosi el Re in Italia, el sig. Galeazzo preditto si partì da Vegevene, dove era el sig. Ludovico, per andarli contro: ma a Milan variamente si parlava, nè se intendeva la conclusion di questa guerra. Unde era sorto un motto: El non è ni savio ni matto che intendi la guerra dil nonantaquattro. Et cussì etiam a Venetia variamente si parlava, nè sapevano quello seguiria, per le varietà di le cose et di campi vicini uno dil altro, et tamen non erano a le mane.

A Roma, Colonnesi con li altri seguazi di la sua parte et el cardinal Ascanio molto dannizava et faceva grande exercito, perchè pur era l'exercito dil re Alphonso ivi vicino, et dovea andar a campo a 25 di Avosto a Frascato, Grottaferrata et Marino. Et l'ambassador di Franza fuzite di Roma, et venne a Neptuno, castello de Colonnesi, dubitando el Pontifice non lo avesse fatto retegnir, però che 'l Papa fece un editto, che tutti li prelati franzesi et altri di quella natione gallica in termene XV zorni dovesseno andar a loro patria. Ma Colonnesi accampatisi a Hostia, quella adi 8 Settembrio have, perchè era mal custodita; et intrati dentro levono le insegne dil Re di Franza, ne la qual vi volse star el sig. Fabricio Colonna in persona, et quella attese a fortificar havendo con lui fidatissime persone. Et questo fo un gran danno a Romani, però che non lassava intrar vittuarie per la bocca dil Tevere in Roma. Et fu molto al proposito dil Re di Franza, et cattivissima nova al re Alphonso.

Successo di cose seguite in li campi di Romagna dil mese di Settembrio 1494.

Zà comenzava a far cattivi tempi, et il campo duchesco continue, come scrissi di sopra, si andava ingrossando di franzesi, et adi 1 Settembrio zonse nel campo regio el fiol natural fo del duca Galeazzo, venuto da la banda di qua, et fuzito di Milan, come è scritto di sopra.

Adi 2 Settembrio zonse sora el porto Cesenatico tre navigli da 100 fin a 200 botte, cargi di orzi et formenti, veniva di la Puia, et artegliarie per bisogno dil campo regio. Madona di Forlì pur non si lassava intender. Vi andoe uno ambassador dil Papa et uno dil Duca di Calavria, et ancora vi era lì uno dil Duca di Milan, et la ditta voleva far 1000 fanti, tamen fin qui non assoldoe se non 70, i quali spazoe per Imola sotto Anzolo Latio da Forlì: et non dava vittuarie ad alcuno de li campi: mandoe uno suo ambassador al sig. Ludovico, chiamato Antonio Boldraccano, tamen li cittadini, per dubito di vasto, la exortoe ad aderirse al Stado de Milan, et cussì stava in tal pratiche.

Adi 3 fu ordinà per la Signoria Andrea da Lezze podestà et capitano di Ravenna dovesse far la mostra di Jacomo di Tarsia de le so page cressute (ne have prima lì 50), et sollicitar la fabbrica di le mura comenzate per Hieronymo Donato dottor predecessor suo, et mandasse dal conte Carlo di Pian de Melleto, era a li soi castelli, dovesse venir in Ravenna. Et cussì mandoe Piero Grosso cavalier cittadin di Ravenna al ditto conte Carlo, acciò vi venisse subito con li soi homeni d'arme et balestrieri a cavallo; el qual zonse adi 5 ditto, et adi 11 ditto conte Carlo si levoe et venne a Rimano, demum in Ravenna, et alozoe in cittadella.

Adi 4 li campi non erano ancora mossi, ma nel campo regio zonse X squadre dil Duca di Gandia fio dil Papa, governador. El sig. di Piombino per non esser in queste parte de Italia, se aspettava el sig. Zuanne di Pesaro, fo fiol del sig. Costanzo et zenero dil Pontifice, con squadre 6. Et adi ditto, questo campo si dovea levar et venir sotto Bertinoro, et lì fortificarse sì de repari come de artegliarie. Adi 3 el conte di Caiazzo, capitano dil campo duchesco, venne a Madrera sopra il fiume di Lamon, territorio di Faenza, et al Barzarin pur su ditto fiume, per deliberar pur de venir col campo o ivi o pur in altro luogo. Et in questo zorno, in ditto campo duchesco fo bandito la guerra fra el Re di Franza et soi adherenti contra el re Alphonso di Aragona; azonto che alcun italiano sotto pena di la forca non ardisca devedare a Franzesi strame ni altra cosa che volesseno per uso suo.

Adi 5 el campo regio venne sul fiume di Ronco appresso a Bertinoro, era squadre 55, computà 4 di Annibal Bentivoi, fiol dil magnifico Joanne, el qual per nome de Fiorentini si aspettava. Et anche se ne aspetta altre 5, oltra li balestrieri et stradioti a cavallo: fanti a piedi, computà balestrieri 600 dil paese et di Urbin, zerca 1500. Et el zorno driedo dovea andar a Villafranca, territorio forlivense, dove ditto exercito sarà poi serrato tra doi fiumi dinanzi et da driedo; zoè quello dil Ronco et quello dil Monton, et saranno sicuri. Ancora è da saper che con el re Alphonso a la fin de Avosto si accordoe Zuane di Gonzaga fratello dil Marchexe di Mantoa, al qual si dette 50 homeni d'arme et ducati 1000 di provision a l'anno. Et, habuto danari, se metterà in ordine.

El campo duchesco, nel qual era el sig. Rodolpho di Gonzaga barba dil Marchexe di Mantoa soldato de Milan, el sig. Galeotto de la Mirandola, conte Borella, Scaramuzza, Visconte et altri conduttieri, steva pur dove era alozato sul fiume di Castelgelfo: et al presente mandoe a sopraveder li allozzamenti di S. Prospero et di Bubano.

Adi 6 madona di Forlì faceva fanti per mandar a Imola, ma molti fuzivano, et fece adì 3 ditto una crida, che chi voleva portar vittuaria nel campo regio potesse portar a suo piacer. Et el suo Jacomo zenoese era stato a Imola, et essa madona ha habuto di la liga ducati 12 milia et 6000 de promission. Et el Pontifice li promette, essendo con loro, di far el fio cardinal et conservarli il Stado; mantenirli il grano al pretio di bolognini 23 la corba per anni 3: la qual corba è di mesura stera uno de lì.

Et el campo regio venne adi 6 ditto ad allozar a Villafranca sul fiume Monton, territorio di Forlì, luntan mia 8 da Forlì et 7 da Faenza: fece le spianate poi per andar in la cerchia verso Faenza, vicino a Imola, per dar favor alla ditta terra, acciò el campo duchesco non la dannizasse. Et in questo medemo zorno essendo fuora alla campagna, su quel di Faenza a presso Russi, alcuni balestrieri et saccomanni dil campo duchesco per tuor strame et far prede, el sig. Zuanne Savello nominato di sopra fo a le man con loro, ne prese 4 balestrieri dil conte di Caiazzo: tamen nemici conduseno la preda, che fo certi bestiami. Et ogni zorno scaramuzzaveno insieme ditti campi. Ma el campo regio, a hora che have le spalle di Forlì, Faenza et Imola, si fece molto audaci, et deliberorno di far forzo di partesani et farse più avanti.

Adi 7 ditto campo regio si levò di Villafranca, et mandoe li carriazi per la via di la Cosina va a Samoggia, et fo questa mattina, et andati a la Bonegaliga (Brisighella?) passato lo fiume di Lamon, et andato al Campo di le mosche, dove alias allozoe Bortholomio Coglion, memoratissimo capitano in Italia, et maxime di la Signoria di Venetia; la memoria dil qual fue a Venetia in campo di san Zuanne Polo operà et novamente ivi posta: or questo loco di Campo di le mosche è sul fiume di Senio fra Faenza, Salarolo et Castel bolognese; et poi subito si levò de lì.

Adi 8 essendo mosso el ditto campo, el duchesco etiam venne a la Frascada, et in questa mattina si levoe et andoe per il fossà di Ziniul per la riva dil Po, fino al fiume dil Panaro, per precluder la via al campo regio che non passasse oltra et andasse a farsi forte sul Modenese.

Et el campo regio etiam si dovea levar, per andar in Parmesana: et l'uno et l'altro campo celerar il cammino; el duchesco havea la via più longa et cattiva, ma lo regio più breve et expedita, essendo Bologna con loro, come si divulgava fusse: tamen non era il vero.

Adi 9 el campo regio, deliberato di andar a trovar el duchesco, vedendosi potente più di quello, fece comandamento uno homo per casa di Imola, Faenza, Valle di Lamon et Forlì et per quelli territorii: et adi ditto venne ad Onegalia (?). Ma el campo duchesco se distese da cà di Lugo fino a Po, in quelle case di Troti; per la qual cosa, essendo in loco sicuro, el campo regio non potè venirlo a trovar. Et la movesta dil ditto campo duchesco fu per do respeti. El primo, perchè era voler dil Re di Franza et comandamento dil sig. Ludovico non si dovesse appizzar, nè far fatto d'arme, ma redursi in lochi forti, fino non seranno venute le zente dovevano esser, zoè squadre 40 italiane et 50 lanze franzese: la seconda perchè el regio era superior di fanteria, et poteva haver favor de li convecini: et però ditto campo si messe ivi fra Lugo et Po, et in quelli lochi vicini stetteno, zoè la Massa et Santa Agata, lochi forti in valle.

Adi 10 havendo ducheschi mandà a Bologna per haver passo, quelli resposeno non voler esser damnificadi, come era stadi per el passar di zente preditte nel principio.

Et andati cavalli 40 de franzesi verso la Massa a sopraveder, venendo el conte Antonio di Urbin fratello dil Duca con cavalli 80 verso Cantalovo (Cantalupo) territorio imolese, pur per sopra veder, havendose visti fonno a le man; fo morti 7 et presi 3 di quei dil ditto conte, et condutti li cavalli nel campo loro: et de franzesi fo morti 2; et questo fo adi 9. El campo regio era sotto Imola, fra el fiume et Imola, dove si attrovoe Jacomo preditto, favorito di Madona.

Essendo stà tolto per Franzesi uno paro di bue con il carro a uno cittadino di Ravenna, subito Andrea da Lezze pretor scrisse al conte Caiazzo, et mandoe uno messo pregando volesse far restituir, perchè la Signoria voleva li soi pascoli non havesse danno, non havendo guerra ma bona paxe; et lo fece restituir. Et li scrisse, la qual lettera mandoe per uno trombetta, come esso Podestà vogli alcuni cavalli et muli fonno tolti nel levar dil campo, et comprati da uno di Val di Lamon, l'altro di uno saccoman regio, da quelli di Ravenna, farli restituir: et cussì fonno pagati per non haver causa di far movesta di danari di la Signoria.

Adi 10 da mattina el campo duchesco si mosse da la Frascada, zoè balestrier franzesi in gran quantità in uno squadron, poi franchi arcieri et schioppettieri a cavallo in uno altro squadron; in tutto zerca 800; poi squadre 20 italiane et el conte di Caiazzo: et se drizzoe per la via verso la Massa con proposito de andar a trovar el campo regio, et preseno le spie de Aragonesi; poi ritornono ditte zente al sito (?) dil campo, al suo loco di la Frascada a le ca' di Troti et nulla fece.

Ma el campo regio adi ditto da mattina passò Imola, et andono verso Castel san Piero sul Bolognese, et ivi si affermoe a canto a la montagna de la Dozza sull'Imolese, mia 2 luntan de Imola: dove andarà scriverò poi.

Et adi 10 a hore zerca 15, a Mordano, Bubano et Bagnara, lochi de Imola, fo sentito sonar campana martello; et questo fo per fanti passavano de lì, et dubitaveno di haver danno.

Adi 12 el campo aragonese, allozato sul fiume appresso Castel san Piero mia uno, et per el comessario di quel luogo fu fatto prohibitione che niun non ardisca di portar vittuarie sotto pena etc.; tamen fo portà uno presente per li homeni di quel loco a Annibale Bentivoi fiolo dil magnifico Joanne, di pane, vin et carne viva: et tutta la notte precedente el Duca di Calavria con altri capitani et il campo stetteno a cavallo per dubito de li nemici non li venissero a saltar. Et in quella sera medema, zonse danari in campo, che molto confortoe quella zente; et poi la mattina si levoe et venne ad allozar al sopraditto loco, zoè squadre 62, oltra certi cavalli lezieri et balestrieri; et mandoe alcuni balestrieri in Mordano per custodia di fanterie; era zerca 4000 mal regulati; et il forzo paesani. Et adi ditto passò di fuora via di Imola do squadre dil sig. di Pesaro, per nome dil Papa andava in campo.

El campo duchesco stava pur alla Frascada; et, zonte che siano le zente i aspettano, erano terminati venir a la via di Concorda al Bonden, et poi per la riva dil Po fino in campo.

Bologna fin qui dimostrava neutrale; et adi 12 ditto Annibal Bentivoi partì di campo, et andoe a Bologna per praticar accordo col padre che quella terra regge et governa: in campo regio era pur abbondanza di vittuarie, ma pochi danari: li fanti si partivano et ancora qualche homo d'arme: et el parlamento et pratiche menava esso Annibal Bentivoi col Duca di Calavria, che voleva suo fratello protonotario fusse dal Pontifice creato cardinal, perchè si no Bologna non era con loro ma gli era contra: et vittuarie per comun non era portade in ditto campo, ma per private persone de ogni sorte. Et a Bologna ogni notte si facea la guarda al palazzo et piazza per li cittadini con il magnifico fiol dil magnifico Joanne protonotario, zerca persone 1500: et a la casa di ditto magnifico Joanne Bentivoi vi è a custodia 500. Et in la terra fece venir tutte le so zente d'arme, et fanno la guarda a le mura la notte et a le porte.

Adi 13 el campo duchesco era ove ho ditto di sopra, penurioso de danari, excetto li Franzesi che pur ne havevano assà, et aspettavano per Po un gran maistro di Guasconi a pè, et si dovea levar, et venir a Villanova sul fiume de la Rafanara dil territorio di Bagnacavallo. Et in questa notte fo tratte assà bombardelle et spingarde in ditto campo, et fo per la rotta have Obietto dal Fiesco, la qual di sotto sarà scritto: et aspettava assà numero de Franzesi a pè et a cavallo, et artegliarie venivano per Po. Unde el campo si ristrense per dar loco a quelli dovevano venir, et adi 12 zonse 90 homeni d'arme franzesi, hanno principiato di far uno bastion sul fiume di Imola, sul qual sono allozati dal cao di Lamon verso Lugo, a la custodia dil qual messeno Nicolò Maria contestabile, con do bocche di bombardelle discoverzea la strada va verso la Massa. Ma pur tutti si lamentavano contra el conte Caiazzo, disendo non haver danari; et el conte si doleva dil sig. Ludovico non li mandava li danari, acciò desse le paghe, come era ragione; et poi ditto campo dovea andar ad allozarsi a Cantalovo sul fiume appresso Imola mia 5, et andando li campi sarieno distanti uno da l'altro solum mia zerca 7.

Adi 14 el campo aragonese, nel qual zonse do zorni avanti 8 squadre dil sig. da Pexaro per nome di la Chiesia, et do squadre di Bajoni da Perosa, et si divulgava dovea venir nel ditto Francesco Secco barba dil Marchese di Mantoa, el qual havea stipendio con Fiorentini da poi che scampoe di Mantoa, et habitava a Pisa: et ancora aspettavano Piero de Medici con danari.

A Ravenna adi ditto zonse Paulo Davissi veniva dal Cardinal San Piero in Vincula, andava a Sinigaja dal fradello dil ditto Cardinal, prefetto di Roma, el qual in quello tempo havea compito la condutta havea con Venitiani. Referite esser X giorni partiva da Turin, dove havea lassato la Maestà dil Re di Franza.

In questa notte a la Rocca dil porto Cesenatico fo applicate le scale, et essendo per el baiar di cani svegliato el castellano, comenzò a gridar; et quelli scalavano ditta Rocca fuzite, nè se intese chi fusse. Fo visto cavalli 40 armati da la parte va verso Rimano; et tamen poi se intese esser stà Achille di Tiberti nepote di Polidoro, con alguni partesani, per esser di principali di Cesena; et questo feva a requisition dil conte di Caiazzo per tuor la comodità che 'l soccorso et vittuarie veniva per mar al campo regio, et etiam haria fatto bon buttino di biave, sali et munitione, le quale erano stà condutte in quella Rocca ne li preteriti zorni.

Adi 15 el campo regio se reduse a Legnaro, loco incolfato in una valle fra Dozza et Tussignano, distante da Imola do mia; loco fortissimo da sè medemo, per haver per scudo Imola, et havea vittuarie da Imola.

Lo duchesco si redusse a Santa Agata, terra dil Duca di Ferrara, et ivi si fortificoe con fossi, foraggi, sbarre alle strade verso Imola, con artegliarie: et a li repari per più custodia allozava le fanterie, e tutta la notte fece lavorar a li guastatori a lume di luna, pagati a uno carlin per uno al zorno. Adoncha li campi sono distanti mia 8; ma in questo ancora non era venuto danari, ma aspettavano.

Adi 16 zonse in ditto campo duchesco a Santa Agata la squadra di Fracasso, et fo fatte le spianate su la riva dil Po, a longo el Polesene di San Zorzi, da la banda verso Imola.

In questa mattina el conte de Caiazzo con uno squadron et balestrieri a cavallo si partì dil campo, et andoe verso el campo aragonese. Stette fora 4 hore, poi ritornò et a mezzo dil ditto campo si levoe et andoe verso Po; et questo perchè dubitavano el campo aragonese non venisse ad allozar a Mordano, pur loco de Imola, mia do vicino al duchesco, et credevano esser a le mane.

In questo zorno el campo aragonese, fatto di le fanterie tre squadroni che sono il forzo, balestrieri multi con curazzina, il resto lanzaruoli con curazzina tutti, pochi con targete, per numero zerca 3000; et fatto de tutte le zente d'arme squadroni 16, se avviono su la campagna, et venne fino a presso el campo duchesco zerca uno mio et mezzo. Et el Duca di Calavria con el primo squadron, con lo elmetto in testa et la lanza su la cossa, con proposito al tutto di far fatto d'arme. Ma vedendo che alcun non ussiva dil campo nemico, mandoe alcuni balestrieri lizieri a invitarli fino mezzo mio a presso el campo, et mai alcuno si appresentò. Tamen el campo duchesco si messe in ordine, et tutto in arme et le fanterie a li repari. Ma el Duca di Calavria, aspettato a la campagna per do hore, se ne tornoe a Bubano, et li stette el campo tutto in arme fino fo allozato le fanterie. Et fatti li allozzamenti per li saccomani, ivi si puose ad allozar, et hanno per riparo el canal dil molino dinanzi, da l'altra parte el fiume, et da driedo Imola. Et li campi sono distanti l'uno da l'altro mia zerca do, et scaramuzeranno saccomanando insieme.

Adi 17 el conte de Caiazzo condusse fuora dil suo campo 14 squadroni, con li elmetti in testa et lanze, in una pradaria vicina al campo, et messe sbarre do attorno li repari ben forniti de artegliarie, et stetteno cussì. Si divulgoe Aragonesi era in arme, ma non seguite altro.

In questa mattina li saccomani ducheschi corse in su li confini di la Signoria al loco di Santerno sul territorio di Ravenna, et alcuni...... torse di strame. Ma inteso questo dal Podestà, scrisse al conte di Caiazzo, et adi 18 li mandoe do cittadini di primi con lettere credentiali in campo, lamentandosi di questo insulto.

Adi 18, li campi heri stetteno in arme tutti do, da hore 16 fino 21, et per el Duca di Calavria fo mandato uno trombetta al conte di Caiazzo, si voleva venir romper qualche lanza. Li fo risposto venisse mò a la campagna, dove si potesse operar li cavalli, et non star in questi paduli. Ma cadauno stete su el suo. Poi ditto trombetta tornò e invidò mons. de Obergnia (Auvergne) capitano de Franzesi, volesse elezer uno o più de li soi, et esso duca elezeria tanti de li soi calavresi, et che questi avesseno a experimentarse insieme. Ditto monsignor accettò lo invito, ma el conte de Cajazzo disse non voleva se facesse tal prova, perchè fra pochi zorni se farà dil tutto. Et tornato el trombetta dil duca di Calavria, el conte fè metter et venir balestrieri, schioppettieri et arzieri a cavallo et lui con lo elmetto in testa, presente ditto trombetta corse la lanza, et fece discargar a un tratto tutti schioppettieri, et li cavalli se reculavano, et da poi tornoe ditto trombetta un'altra volta, et disse che 'l duca era smontato et che lui poteva smontar: unde a hore 21 tutti do exerciti se disarmono.

El magnifico Joanne Bentivoi a Bologna et in Bolognese faceva preparatione di strami per la venuta di Franzesi.

Adi 19 el campo aragonese zonse questa mattina a Barbiano sotto Codignola, et el conte Carlo di Pian de Melleto soldato di la signoria, el qual adi 13 ditto zonse a custodia di Ravenna, fu in questo dì nel campo aragonese. Et accidit che li cavalli lezieri di campi si attaccorno, et le fanterie, al loco dil Molinazo: fo morti 5, et 4 Franzesi, et poi si separono. El campo aragonese adoncha era fra Codignola et Santa Agata, fra doi fiumi, et el duchesco in quello di Santa Agata. In questo tempo molti patri ivi venite, et altri subditi di la Signoria andono in tutti da li campi; et da tutti erano ben visti, perchè Venitiani erano neutrali, ma molto più carezzati nel campo aragonese.

Adi 20 el campo aragonese levato da lo allozamento, avviato prima li cavalli lizieri, poi li squadroni, uno dil qual governava el duca di Calavria, l'altro Astero barone, da poi veniva le fanterie et di man in man le altre squadre, si redusseno a presso el fiume di Santa Agata con li soi corradori, et lì fonno a le man con li ducheschi che haveano passato el fiume predetto, et tuttavia passava le squadre fino numero 12 con el conte di Caiazzo; et per li cavalli lezieri et parte di fanti fu fatto una baruffa per spacio di una hora senza mesedarsi (?) in alcuna squadra, et in questa baruffa con spingarde, schioppetti et passavolanti fo morti di aragonesi 7 et feriti zerca 20; ducheschi morti 3 et doi presi, tamen feriti: li Colonnesi fonno condutti in Lugo a medecarsi. Il duca di Calavria da poi instoe de attacarsi, per esser superiore dil campo nemico di squadre zerca 20 et fanti 3000. Ma li Ducheschi si scusavano, dicendo aspettar zente franzese et italiane; danari era divulgato veniva de Milan, et erano in Modenese. Et el campo aragonese dovea hozi partirsi, et andar ad allozar a una villa di Lugo ditta el Pulentano distante dal campo duchesco uno mio, per tuorli la via delle vittuarie; et fece far la spianata, tamen non tenne tal via.

Adi 21 el duca di Calavria mandoe uno trombetta dal conte di Caiazzo a invitarlo a far fatto d'arme, et li rispose: sia con Dio. Tamen non venne.

Et in questa notte aspettavano Fracasso dovesse zonzer in ditto campo duchesco con alcune squadre, et si ingrossava di fanterie. Li danari erano zonti, et fece una cria, chi voleva danari, etiam si fusse fuziti, dovesse venir li sariano dati.

El Pontifice per causa di la ribellion fatta iterum di Hostia, come scrissi per avanti, in questi zorni scrisse al Duca di Calavria li mandasse le sue zente a Roma.

Et zonto el campo a Barbiano, el Podestà di Ravenna gli scrisse non lassasse far danno a quel territorio, perchè facendo, faria dispiacer alla Signoria. Unde el Duca rispose per una lettera sapientissima, concludendo era disposto prima lassar morire il suo exercito, che fusse fatto alcun danno a li subditi di quella excelsa Signoria.

Fo ordinato per la Signoria che 'l castellan di Ravenna non dovesse ussir di castello, et che la terra fusse custodita: unde Andrea Da Lezze podestà duplicoe la custodia alla piazza (era Jacomo di Tarsia et Alvise da Novelli, contestabeli), et la notte ordinoe andasse le guardie deputade attorno le mure di la città; et cussì etiam a Cervia, dove era prima Alvise Bellegno, fo fatto, et custodito per dubito de subite incursion.

In questo zorno fo inchiodato uno passavolante a li ducheschi.

Adi 22, essendo el zorno avanti el conte di Pitigliano, Duca di Urbin, sig. di Pesaro, Zuan Jacomo di Traulzi andati a veder a presso Lugo el Molinazo, per volerse redur con alcune squadre in sua compagnia, se avviono verso el campo duchesco; ma li ducheschi non si mosseno di la riva dil fiume, dove havevano fatto uno revellin alveado, per el qual possano, a voler, venir a trovar calavresi, et ivi poseno 10 passavolanti, sì che niun vi po appresentarsi, sì che conveneno ritornar.

Adi ditto da mattina, pensando el campo duchesco che Aragonesi dovesseno venir ad allozar al Molinazo, si messono in arme; tamen se disarmono poi, perchè Aragonesi stetteno a Barbiano, pur erano volunterosi di precluder la via di le vittuarie a Ducheschi, et veder di redurli in loco habele a far fatto d'arme.

Adi 23 li campi stetteno in arme, ma stanno a le difese.

Adi 24 al porto Cesenatico a hore 9 fo un gran rumor, cridando: arme! arme! et le barche erano in porto da paura si levono confusi, lassando poi i soi corredi in terra. Et questo fo che la notte, da poi la luna levata, che fo a l'hora ditta, quelli di la rocca vete (videro) certi armati, et cridono: arme! arme! al qual cridar quelli fuzino. Li cittadini di Cesena stavano con gran dubito et timidità, si sforzava liberar le moglie et figli et lor bene, e portar fuora su quel di la Signoria, di Cervia et Ravenna.

Adi 25 el campo aragonese fece cavar certi fossi per tuor l'acqua al fiume, a presso dil qual era allozato el campo duchesco, acciò li fusse tolta la via di le vittuarie veniva per ditto fiume, et a hora ditto campo non pol haver vittuarie se non da Ferrara. Et questo campo aragonese stevano molto di malavoglia, zoè li principali, per causa dil perder di Hostia, dubitando el Papa non vogli le so 18 squadre.

Nel campo duchesco venne incognito et stravestito el sig. Antonio di Ordelaphi, fo de li signori de Forlì, per metter paura a madona di Forlì, acciò si voltasse da loro.

In questa notte ditto campo si levoe dal loco dove era allozato, et andato verso Bologna; ma etiam in questa notte medema cavalcoe 8 squadre de Aragonesi verso el campo ditto, et trovato che quello era levato, ritornono indriedo; et etiam questo si levoe per andar seguitando el campo nemico. El qual se redusse verso el Fosso di Ziniul (Fossato del Genivolo); questo perchè, dove era, mancava vittuarie, perchè nè da Lugo, Bagnacavallo, Fusignano, Cotignola et Santa Agata non ne poteva haver, et li era tolto le acque, li molini propinqui non poteva masenar. El loco dove a hora sono redutti è di sito fortissimo, per haver da un canto el fiume, da l'altro li paludi ch'è drio el Po, zerca do mia et mezzo, davanti si fortificoe con fossi, repari et artegliarie, et per Po senza obstaculo haveranno le vittuarie.

El campo regio o vero aragonese, levato per seguir questo, si affermoe in quelli medemi lozamenti, dove era partito el duchesco, a Santa Agata su la strada maistra, et eran distanti mia 4 in 5 uno di l'altro. Le strade di andar in li campi in questo tempo erano rotte, et da saccomani si faceva gran danni.

Adi 26 el campo duchesco, essendo stà do zorni in extremità de viver, preso le spie et scolte de Aragonesi, fece comandamento secreto a homo d'arme per homo d'arme, che si dovesseno metter a li so ordeni per cavalcar a hore 7 di notte, el mercore venendo la zobia. Avviato prima li carriazi, cavalcono di trotto et non di campo et confusamente verso il fosso di Ziniul, et si allozoe di là dil fosso preditto a longo Po, fino per mezzo arzere. Ma l'Aragonese, intendendo questo, gli detteno driedo con li cavalli lizieri, et a le coazze preseno alcuni cavalli che non potevano cussì camminar, ma poco numero. Hanno mancamento ducheschi di strami per li cavalli, ma si ajutano con foje di salgaro, per esserne gran copia. Ma ditto campo regio si allozoe tra Lugo et Fusignano sul fiume dil molino, et havea abbondantia di vittuarie.

El conte di Pitigliano in questo tempo era ammalato fuora dil campo; tamen poco dapoi varite.

Et acciò el tutto se intenda, questo è il modo si levoe el campo duchescho di Santa Agata con gran taciturnità, non facendo motto alle scolte, acciò non fusse scoperte. Fo prima un bon squadron con una parte di la fantaria, poi li carriazi, poi le zente d'arme con li elmetti in testa et lanze su la cossa, poi le artegliarie con le soe carrette, driedo uno grosso squadron con el resto di la fantaria. Et una gran parte di balestrieri a cavallo andono per la strada, passò uno ponte sul quale fo bisogno a passar cavallo per cavallo, et si lo Aragonese lo havesse de subito seguito, per la dimora dil passar, senza dubbio li haveriano rotti.

In questa sera, fo 26, zonse per Po 4 burchi di vittuarie et 4 squadre di Fracasso, et alcune lanze franzese, num. 600, et 4000 Sguizzari a piè; et el zorno avanti zonse tre squadre di ditto Fracasso, et 200 fanti condutti per uno contestabile bolognese: sì che questo campo se ingrossava.

Adi 27 el campo aragonese havea deliberato levarsi questa mattina, et andar allozar a le caxe di Troti, ma non andò, et le zente dil Pontifice si dovea levar et tornar a Roma.

Adi 28 da mattina zonse a Ravenna el sig. Zuane di Pesaro, partito di campo dil duca di Calavria, andava a Pesaro chiamato dal Papa con la sua compagnia, la qual pur era rimasta in campo. Subito montò a cavallo, et andoe senza altra dimora a Pesaro.

In questa mattina, el ditto campo si levoe, et andò a le caxe di Troti vicino al duchesco mia uno et mezzo.

Accadette in questi zorni che venendo di Venetia uno patricio chiamato Francesco Da Lezze, fiol di Alvise, insieme con uno cittadin di Ravenna in la sua barca, fatto la via di Ferrara per venir poi per Po a Ravenna, credendo questa fusse più sicura; et inteso Franzesi che veniva uno Venitian et uno secretario ragonexe[103] da Venetia per quella via, et portava, ut dicitur, ducati 60 milia nel campo a loro nemico, da uno capitano de Franzesi chiamato monsig. Baylo de Trevi (?) et Filippo de Monton fue lì a la riva dil Po, dove era el ditto campo, retenuti, et diligentemente examinati et cercato per tutta la barca. Et letto le lettere havea fatto paura a li famegli, et trovato non era alcuna cosa, licentioe ditto patricio, pur dubitando sempre non andasse a far qualche mal contro di loro: et gionse a Ravenna.

Adi 19 el campo aragonese deliberoe con 50 squadre et cavalli lizieri et parte di le fantarie andar trovar li nemici fino al fosso di Ziniul, oltra dil qual erano allozati; et mai ditto campo duchesco si vuolse muover: per la qual cosa questi ritornono a li primi alozamenti, et aspettavano el fradelo dil marchese di Mantoa con 50 homeni d'arme, et alcune zente de Fiorentini.

Essendo el sig. Fracasso allozato in una villa in Bolognese, per venir in Annibal Bentivoi con do squadre de homeni d'arme et certi cavalli lezieri con alcuni fanti a pè, vi andoe per svalizarlo, et precluderli la via, ma non potè far nulla. Et zonse in campo adi ultimo ditto con alcuni cavalli lizieri.

In questi zorni ritrovandosi do franzesi di primi dil campo ammalati, el duca di Calavria li mandono a dimandar a quei di Lugo; i quali resposeno non voleva senza comandamento dil duca di Ferrara loro signor. Et iterum li mandoe a dir che, non dagandoli, le daria el guasto: unde quelli, timendo, fè compagnar li ditti in campo preditto; et habuto el duca con loro colloquio, li remandoe in Lugo a risanarse senza farli dispiacer.

Adi 31 ditto, essendo zonto el sig. Fracasso in campo, et facendosi far certo riparo e taiata dinanzi al fosso di Ziniul verso il fiume per più fortezza, Fracasso disse: non vò star in questo seragio, et ho ditto al Re di Franza non vò obedir niun, salvo mio padre, duca di Ferrara. El conte di Caiazzo diceva nel suo campo: state contenti, che fino 8 zorni sentirete uno schioppo che 'l duca di Calavria convegnirà tornar indriedo.

Et cavalcando adi 30 Zuan Jacomo di Traulzi con do squadre, et zerca 40 fanti con el marchexe di Pescara per sopra veder, si scontrò in Zuan Filippo vice collateral a Ravenna, et li disse: son di vostri, et servitor de quella Illustrissima Signoria, a la qual mi raccomandarete; et li fece bona et perfetta compagnia.

Et V ultimo dil mexe di Settembrio preditto, el campo aragonese si levò dil loco dove era, et se ridusse sul fiume di Santa Agata in li propri allozamenti dove allozava Franzesi, ch'è tra il fiume et Santa Agata.

Seguito di l'armada aragonese a Rapallo.

In questo tempo l'armada dil re Alphonso, andata innanzi et indrio, et hora a Pisa hora altrove, et qualche danno sul mare a Zenoesi fece. Or adi 8 Settembrio, dismontati di la ditta armada Obietto dal Fiesco prothonotario, Orsino fiol dil cardinal Orsini, et Fregosin da Campofregoso fiol dil cardinal di Zenoa, el qual etiam lui ivi si ritrovava, et dismontati in terra a Rapallo, ch'è una terra de Zenoesi verso levante assà grossa ma non ha castello, lontano di la città di Zenoa zerca mia XX, et dismontato ditto Obietto capo di parte, però che in Zenoa sono do grandissime parte principali de zentilhomeni, che sono signori di castelle, zoè Spinola et Doria, a le quale seguita tutto il resto de zentilhomeni, et cadauna parte ha la sua de capellazi, i quali convien di tal sorte esser doxi, come poi più avanti tutta la hystoria et perchè scriverò di sotto. Or la parte Doria ha Fieschi, Grimaldi et Montaldi, et è per capellazo Fregosi; la parte Spinola ha Lomellini, Pallavixini.... et altri, et per capellazo li Adorni. Adoncha hora domina li Adorni, hora li Fregosi el ducato. Al presente li Fregosi erano scacciati, et però el preditto Obietto dal Fiesco era contrario a la parte che regnava, zoè Agustin Adorno, al presente governador di Zenoa, benchè de quella el duca de Milan habbi el dominio, et se intitola signor di Zenoa. Ma, al proposito nostro, dismontati questi partesani, haveano modo di haver uno ponte et una torretta. Ma inteso in quel zorno medemo a Zenoa tal nuova, subito Antonio Maria di San Severino, Zuan Adorno capitano di le fanterie, fradello dil governador, et Zuan Alvise dal Fiesco, fradello de ditto Obietto, el qual tien dal duca di Milan, et con alcuni Sguizzari ivi erano col duca di Orliens, che si ritrovava a Zenoa, et a le hore 24 a la sera assaltono li nemici, zoè 500 fanti di ditta armada, et quelli ruppe et fugoe, et poco mancò non prendesse ditto Obietto, el qual fuzite su l'armada solo, ut dicitur, in zipone: fo preso Orsino fradel dil cardinal Orsini, et Fregosino nominato di sopra, et menati a Zenoa; et li fanti fuziteno chi in qua et chi in là. Ma li Sguizzari andando seguitandoli, inteso in uno hospedal di San Lazzaro ivi erano redutti zerca 60 de ditti fanti, introno dentro, et quelli altri feriteno, altri fonno morti, ammazzando etiam de li poveri era in ditto hospedal; et vedendo quelli di la terra questo, deliberò di non sopportar tal insolentia, et se messeno in arme, et fonno a le man con ditti Sguizzari, de quali ne fo morti zerca 25, ma fuzito Obietto su uno bregantino, et andato a Livorno a l'armada aragonese. Fregosin fo portato al duca di Orliens, lo qual lo mandò in Aste: preso taia ducati 8000, nè mai volse renderlo per cosa niuna, ni per lettere dil Re di Franza quando si pacificò a Napoli con suo padre cardinal di Zenoa, et è ancora ivi presone. Orsino veramente fu donado al signor Ludovico, et poco da poi lassato. Et è da saper che in questo tempo, adi 8 Settembrio, l'armada dil Re di Franza ussite di Zenoa, zoè galie 24, una galeazza, 8 nave et 17 galioni; et in questo tempo ivi era el duca di Orliens, el qual andò per terra[104] con Antonio Maria di San Severino et persone 6 milia, et si ritrovò alla movesta scritta di sopra. Ma da poi ditta armada ritornò in Zenoa, et el Re, venuto in Aste, scrisse al duca di Orliens ritornasse, et cussì ritornò, et li venne la quartana, come ho scritto di sopra.

El viazo dil Re di Franza da Susa fino in Aste, et quello fece in Aste.

Zonto el Re al primo di Settembrio a Brianzon, poi a Olso (Oulx) mezza zornada distante da Susa, dove el zorno seguente venne, et è di qua da monti, in la Savoia. Le zente soe zà erano venute avanti, et etiam bona parte le seguitava de varie generatione, zoè schioppettieri et arcieri anglesi, bertoni con lanze longe, sguizzari, normandi, piccardi et di altri paesi, come a la descriptione dil suo esercito sarà scritto, con 40 carrette di artegliarie tirate da molti cavalli. Or venne a Vegliana (Avigliana), demum adi 5 intrò in Turin, dove habita el duca di Savoia: tamen quello Stado è a lui raccomandato. Questo duca presente fu figliuolo dil duca Carlo, che morite nel 1490, è di età de anni zerca 5, et la madre governava quello Ducato insieme con Felippo mons. di Bressa in Savoja, el qual venne con el Re in Italia, et era di primi capitani, ma molto nemico di mons. Samallo. Ma zonto el Re a Turin fu molto da quella madona, per esser suo parente, honorato. D'indi partito, venne a Moncalier, et poi adi 9 ditto intrò in Aste a hore 24; ma prima adi 5, el sig. Ludovico parti di Vegevene et venne in Alexandria di la Paia, et adi 8 el duca Hercules di Ferrara, suocero di esso Ludovico, etiam venne con cavalli 200 lì in Alexandria, et in quel medemo zorno tutti do questi signori si partino, et andorno a Non (Annone), ch'è alli confini di Aste, pur dil Stado de Milan, et quivi si allozono. Et adi 6 ditto, Zorzi Pisani dottor et cavalier, ambassador di la Signoria, venne da Vegevene in Alexandria di la Paia per seguitar el sig. Ludovico, perchè cussì haveva in commissione de seguitar la corte, et ivi si puose, dove stette fino che ritornò a Milan: et questo fo perchè a Non (Annone) non era alozamenti d'avanzo, essendo lì allozati chi vi era.

Adi 8 el Cardinal S. Piero in Vincula intrò in Aste avanti el Re, et allozò in la terra in uno Priorà di San Zuane. Hor el zorno driedo, che fo adi 9, la persona dil Re intrò, li andò contra mia do di là di Aste el duca di Ferrara, havendo butato el corrotto di la moglie morta di breve, et el sig. Ludovico suo zenero. Questi, visto la Maestà dil Re, volseno dismontar da cavallo, et il Re non volse; ma cussì a cavallo si toccono la man a la franzese, et in mezzo di loro el Re intrò in Aste, con zerca 6000 persone.

La duchessa di Bari, madona Beatrice, moglie dil sig. Ludovico et figlia dil duca di Ferrara, venne da Milan con 20 sue damiselle et 20 zentildonne da Milan a Non (Annone), et cussì adi 10, che fo el zorno driedo che intrò il Re, a hore 20 andò con el marito a far riverentia al Re, con le qual donne el Re stette insieme serrati per hore 3, nè vi era altri che il Re, esso sig. Ludovico, mons. Felippo (de Bresse?) et il marchese di Salucio (?), et ditte donne, per esser l'ora tarda, restono lì in Aste quella notte con el sig. Ludovico. Questo loco di Aste, con alcuni castelli circonvecini, è dil duca de Orliens, altre volte li soi habuto in dota da li signori de Milano. Et è da saper, che esso duca s'intitola duca di Milano, dicendo, jure haereditario, lui dover haver tal dominio. Questo duca è zerman etiam dil Re, figliuolo di la sorella dil Re, et per altra linea è di prole regia, adeo, morendo Carlo senza legittimi figlioli, li vien la corona, come ho scritto di sopra. Et al presente si ritrovava a Zenoa, et il Re subito zonto li scrisse dovesse ritornar da lui. A consultar el qual, adi 15 Settembrio passò per Alexandria di la Paia; era con lui Fregosin fiol dil Cardinal et Orlandin Fregoso, presoni nominati di sopra. Et adi 21 ditto, da poi etiam che el Re si ammaloe, ditto duca si ammalò di doppia quartana, et convenne restar in Aste a curarse, a tempo che era volonteroso di far gran cose.

Ma el Re havea con lui molti baroni di Napoli o vero dil Reame, parte di qual qui sarà notadi. Era el prencipe di Salerno zà andato a Zenoa, el marchese di Cotron, conte di Chiaramonte, conte di Celano fratel dil duca di Melfi, tre figlioli dil principe di Busignano etc., i quali erano molto alliegri, vedendo la cosa andar da dovero. Era ordinato per il Re di mandar a Zenoa per l'impresa marittima 600 lanze, capitano monsig. di Mompensier, questo è cugnato dil marchese di Mantoa presente, et 3000 fanti tra Sguizzari et Guasconi; ma poi, consultato meglio, non mandò. Monsig. de Citen, era ambassador a la Signoria, nel principio che intese el Re esser di qua da monti, andato in collegio expose la venuta dil suo Roy, et come voleva tuor licenza per andarli incontra: et cussì partite di Venetia, et zonse dal Re, al qual riferite el voler de Venetiani, et bona compagnia si haveano fatto, laudandoli summamente; ma ben diceva l'aiere non li comportava di star quivi.

El Re adi 13 Settembrio si ammalò; le porte dil suo palazzo era serrate et sbarrate le strade, perchè li venne uno subito et cattivissimo mal, con gran freve. Havea con sè molti medichi, tra i quali uno maistro Theodoro da Parma, al qual li prestava gran fede, et nel principio parse fusse ferza, ma poi si discoverse in verole, li qual li duroe zorni 14.

La duchessa di Bari havea ordinà, el zorno el Re si ammalò, di far una bellissima festa a trombe et piffari, con quelle donne era in sua compagnia, benissimo adornate: ma seguite tal egritudine, et non potè far, et retornò a Vegevene.

El marchese di Monferà, di età di anni 10, che fo fiol dil marchese Bonifacio, che successe Guielmo suo fradello morto senza heredi nel 1482; el qual da poi la morte dil padre da li populi fu chiamato per signore: et la madre, che fo figlia dil despota di Servia, di età giovene licet fusse in uno vecchio maridata, quello Stado per il fiol governa, insieme con el sig. Constantin Arniti (Arianite), che fo figlio dil sig. Arniti Concino (?) suo parente, venne in Aste con 300 cavalli benissimo in ordine, per invidar el Re a Casal da la marchesana sua madre, la qual el Re summamente desiderava di veder, per esser bellissima. Zà era venuto contra el Re el prefato sig. Constantin Arniti fino a Turin, a offerir el Stado di quella madona a esso cristianissimo Re, et invidarlo a Casal. Et zonto in Aste ditto marchese adi 17, andò a visitation dil Re era in letto ammalato, stette un quinto di hora, et usato poche parole tolse licentia, et ritornò in Monferà.

Adi 14 essendo el Re ammalato, Franzesi pur mormorava di dover venir in Italia, et molti volevano ritornar in Franza; per la qual cosa monsig. di Sammallo, et monsig. di Beucher erano molto di mala voia, che i loro pensier non avesse effetto. Et cussì in questo zorno, questi con 4 altri, zoè monsig. di Sammallo ditto, monsig. di Tiens (?), monsig. di Beucher, el gran Siniscalco de Giae et monsig. di Camperoso (?) veneno in Anon mia 5 distante de Aste, dove era allozato el sig. Ludovico, per consultar quello havesseno a far, zerca a l'impresa. Et qui consultato gran cose, zoè el duca de Ferrara si fece baron dil Re, e tramava di esser capitano di questa impresa, licet andava contra el cugnado, dal qual, al tempo di la guerra have con la Signoria di Venetia, fo aiutato, et per questo.... promesseli pavioni (padiglioni) 100 da campo, i quali el Re libentissime acceptoe, dicendoli si volevano pagar, tamen mai li dette nulla. Questi franzesi soprascritti consultono con el sig. Ludovico, qual via dovesse tenir el Re, o andar a Zenoa, o andar in Toscana dove era bisogno menar le man, non havendo Fiorentini con lui, et si divulgava che el Re voleva andar a Zenoa, et voleva la Castellina ch'è la principal fortezza di quella città; la qual per Zenoesi, con voluntà dil sig. Ludovico, non fu voluta dar. Pur el mal cresceva al Re, et questi dubitavano non seguisse qalche cosa, per la qual fusse disturbato questa impresa. Et el sig. Ludovico adi 17 mandò in Aste a veder el Re maistro Ambrosio de Rosate (Rosciate) suo medico et ottimo astrologo, et visto, conoscete esser varuole, le qual zà se discoverzivano su la persona; per la qual cosa tutti comenzono a star di bona voja, perchè saria mal breve, come fu. Et adi 21 el Re levò di letto; nel qual zorno el duca di Orliens si butò al letto con doppia quartana, come ho ditto. Consultavano ancora insieme el sig. Ludovico, duca di Ferrara et sig. Galeazzo di Sanseverino, nè altri de soi consiglieri vi intrava a tal consultatione: et pur spazava franzesi a la volta di Parmesana, provedendo de alozamenti, perchè lì in Aste non vi poteva capir tanta multitudine quanta era. Et el sig. Ludovico preditto andava di Anon in Aste spesso in questi zorni era ammalato, per visitarlo.

El duca de Ferrara vedendo non esser fatto quel cavedal di lui dal Re, che si credeva, nè potendo obtenir el baston d'esser capitano di l'impresa, deliberò ritornar a Ferrara; et volendo tuor licentia dal Re adi 22 Settembrio, non potè ma la mandò a tuor per suo fiol don Ferrante, era con il Re; et cussì assà mal contento in questo zorno partite di Aste con il n.º di cavalli, zoè 100, perchè zà adi 13 havea rimandati a Ferrara altri 100 cavalli, era venuti in sua compagnia. Et è da saper che Ferraresi comenzono a levar habiti franzesi, con cappelli in capo, et cussì usono tal foza, et usa fino al presente.

El Re tolse danari a Zenoa docati 100 milia, et a Milan 50 milia a usura et interesse, con pegno di zoie; piezò el sig. Ludovico; tamen fu divulgato esso sig. Ludovico haverli fatto prestar questi denari da li soi, sotto nome de altri: or, quomodocumque sit, el Re have questa quantità. Et adi 22 li have, et adi 26 ordinò di dar una paga alle sue zente adi primo Ottubrio: et cussì fece et dette. Et vedendo non esser ambassador a Venetia, dove grandemente bisognava, per esser advisato dil progresso di quella Signoria, et per mantenirla a sè benivola, elesse et mandoe uno de soi primi, chiamato monsig. di Arzenton, homo di grande inzegno et bella presentia. El qual adi 25 Settembrio partì dal Re et venne di longo a Venetia, et gionse adi 2 Ottobrio: al qual li fo mandato contra le peate fino a Lizza Fusina con molti patricii, et fo assà honorato. Alozoe a san Zorzi Mazor, et sempre li fo fatto le spexe, dato barche, et provisto a quello li bisognava. Questo dimandoe prima audienza publica. La qual data, disse come la Mayestà dil suo Roy era in Aste, venuto per seguir l'impresa tolta per rehaver el Reame de Napoli, tenuto contra ogni razon da Aragonesi, et che voleva haver sempre la Signoria per boni amici, offerendo el Re in ogni cosa; et che di tutto el suo progresso faria participe essa Signoria, perchè era certissimo ogni suo felice prosperar sarà contenta. Al qual per el Principe li fo usato in risposta parole accomodate, et cussì ditto ambassador qui restò; et poi, dimandato auditori, li fonno dati per Collegio questi: Andrea Venier consiglier, Lunardo Loredan procurator savio dil Conseglio, et Alvise Damolin savio di terraferma. Venne ancora con lui uno suo cognato con alcuni franzesi per veder la terra, la quel vista, ritornono dal Re.

In questo mezzo, adi 22 Settembrio, venne in Alexandria di la Paia Zuan Battista Redolphi orator fiorentino, per esser a parlamento con el sig. Ludovico in Anon. Et uno secretario dil sig. da Pesaro era lì dal sig. Ludovico, el qual voleva acordarsi con il Stato di Milano, si partì. Et questo perchè el suo sig. era accordato col Papa. Et ditto sig. Ludovico mandoe uno collateral in Parmesana a far 3000 fanti, per mandar nel suo campo.

La Signoria de Venetia scrisse a Zorzi Pisani ambassador, dovesse andar in Aste, et far riverentia nomine Dominii al Re, et alegrarsi di la sua valitudine. Et cussì adi 26 Settembrio partì di Alexandria di la Paia, et andò in Anon dal sig. Ludovico, per causa non poteva star in Aste, per non esser alozamenti. Et ivi era col Re 6000 franzesi, tra i quali 500 vasconi. Ma in questo medemo zorno el cardinal San Piero in Vincula partì di Aste per andar a Zenoa a expedir l'armada, non potendo tornarvi el Duca de Orliens per l'egritudine havea: et l'ambassador preditto deliberoe andar in l'abitation dil ditto Cardinal, la qual era vuoda. Et cussì adi 28 intrò in Aste. Li venne incontra monsignor de Sations (Châtillon?) zamberlan cavalier, lo episcopo di... et il conte Carlo di Belzojoso nominato di sopra, che era presso il Re per nome del sig. Ludovico: et questi veneno fuora di Aste con cavalli 80, et zonto l'ambassador ditto ivi, el conte di Celano, fora uscito di Napoli, el qual molto sollicitava il Re andasse a Napoli, lo venne a visitar. Et poi adi 30 ditto, lo episcopo di...., presidente dil parlamento di Paris, con 4 zentilhomeni franzesi, fonno a visitation di l'ambassador preditto, excusando la Majestà dil Re che fina hora non li havea data audientia, per causa non si havea sentito molto gaiardo, ma che di breve gliela daria. Et cussì al primo de Ottubrio fu deputata la audientia, ma li venne al Re dolor di stomaco, et fo remessa fino adi 3. Et è da saper che il Re prima stava in uno palazzo; ma, varito, andò a star a uno monasterio de frati de San Zuanepolo, chiamato le Madalene. Or in questo zorno venne lo episcopo di.... presidente dil parlamento di Garnopoli (Grenoble) con 4 altri baroni franzesi per ditto ambassador, et lo menò a la presentia dil Re, el qual era presso una fenestra, sentado, vestito de veludo negro, et eravi el sig. Ludovico, el qual continuamente andava zoso et suso da Anon in Aste, tamen veniva a dormir la sera in Anon dove era la moglie. Or, presentate le lettere credentiale di la Signoria, volse el sentasse ditto ambassador a dextris su una cariega, et a sinistris era sentato el sig. Ludovico. Et fata una oration latina, el Re li feze risponder latine per ditto presidente nominato di sopra; poi esso medemo disse: nui vi habbiamo veduto veramente volentieri, et amemo molto quella Illustrissima Signoria, et si heri non ve aldissemo, habbiatine per escusato. Et tolto licentia, ritornò l'ambassador al suo allozamento. Et adi 5 iterum tolse licentia per partirsi di Aste, et ritornò in Alexandria.

Era con il Re in Aste don Alphonso de la Sylva, ambassador dil Re di Spagna; et adi 26 Settembrio zonse uno ambassador di lo episcopo di Vallese capitano de Sguizari; et adi 3 Ottubrio venne Jacobo de Andria ambassador dil marchese di Mantoa, pur per visitar el Re, et offerirli el Stato suo, et allegrarsi de la sua sanitade.

In questo mezzo la Raina de Franza era in Ambosa, et el Duca di....... da Molins (Moulins) scrisse lettere al Re che dovesseno ritornar, disconsegliando molto el seguir de l'impresa. Per la qual cosa et monsig. di Beucher et Samallo stavano molto di mala voja, vedendo etiam el Re non haver danari; pur Constantin (?) provedeva al tutto. Era zà de qua da monti, come se intese, lanze 1900 a cavallo, 6 per lanza, et il Re havea alla guardia sua 200 balestrieri, 400 arcieri et 200 zentilhomeni; havea 8 carrette con 8 passavolanti sopra, tirate da X cavalli; et la sua guardia de dì et de notte steva armada. Et adi 29 Settembrio 100 lanze franzese fece la mostra fuora di Aste, che fo bellissimo veder; ma erano molto insolenti. Et adi 6 Ottubrio Anon si levò in arme per la insolentia de Franzesi, perchè havevano amazzati zerca 50 di quelli lochi vicini, ma poi fu pacificate le cose.

Ma il Re di Franza, essendo exortato dal sig. Constantin Arniti per nome di la marchesana di Monferà, si volse degnar di venir fino a Casale, deliberoe di andarvi, et cussì adi 7 Ottubrio partì di Aste et andò a Casal. Ma lasciamo quivi el Re, et a quello fece li campi de Romagna, et prima dil re Alphonso, le operationi sue.

Quello fece re Alphonso in Reame.

El re Alphonso, domente el Re si propinquava in Italia, andò in diversi luoghi dil Reame, confortando li popoli, promettendoli et facendo molte gratie, fortificando li passi. Et adi 11 Settembrio ritornò a Napoli, che era stato in Apruzo. Et adi 22 partì, et andò alla volta di San Zermano, et l'ambassador Venitian rimase a Napoli; et adi 2 Ottubrio havendo precepto di la Signoria di seguitar el Re, si partì per andar a trovarlo, et trovò el Re era allozato a Mola, città a marina, di qua dil fiume Garigliano, sopra dil qual el Re havea fatto far in quelli zorni uno ponte sopra otto navilioti, per passar le zente d'arme, et etiam poco più distante da questo ne fece far un altro per passar le artegliarie; et a...., loco denominato da una città lì presso ruinata al mare, et adhuc par le vestigie, era allozato el campo dil preditto re Alphonso mia 3 luntan da Mola; el qual campo fu fatto a l'impeto de Colonnesi.

Adi 4 el Re partì da Mola con l'ambassador preditto, et intrò in Gaeta. Fece honorata intrata, li venne incontra el clero con il pallio, iuxta morem, et adi 5, fo di Domenega, cavalcò per la terra, poi verso sera al porto; et fu fatto gran luminarie per le case, et dai navilii et nave in honor et leticia dil Re.

Et adi 6 partì per Fondi, passando per il castello de Itri, per andar a Terracina, dove ne l'andar quella via salizata per Appio Claudio Ceco eodem lapide ditta Fondi, ch'è cosa bellissima. Et adi 8 ditto, veneno vicino a Terracina, città dil Papa, la qual el Pontefice concesse a esso re Alphonso, che vi ponesse custodia, et quella come sua fortificasse per conservation dil suo Reame; la qual è a confin de ditto Reame, et mia 40 da Roma. Et quivi venne el campo ad allozar ben in hordine, di squadre 16, partito in 30 parte tra balestrieri, fanti, galuppi et homeni d'arme: poi el Re andò a Terracina et l'ambassador veneto ritornò a Fondi ad allozar, che era mia X luntano. Et poi adi 5 Novembrio, havendo da conferir con esso re Alphonso, partì da Fondi, et venne dal Re, el qual era a la campagna in mezzo dil campo allozato in una chiesetta, et el dì seguente Sua Maiestà con il campo partite, et venne a Fondi, et i 20 carri de artegliarie che havea ivi fatto condur da Napoli con gran fatica fino a Terracina, comandò ritornasse indriedo, et la caxon non se intese. Et cussì adi X ditto, con el campo che era stato uno mese a Terracina, venne a Mola, castello olim ditto Formiano, distante da Fondi mia 10. Et adi 12 el Re con l'ambassador andò a Gaeta mia 5, et la sera ritornò a Mola. Et adi 13 partino da Mola, et andono a uno castello in monte chiamato Traietto, dal qual è una amena e grata prospettiva, et mia do de lì vi passa el fiume Garigliano, et poco luntan de lì è uno monte battuto dal mare, ditto Monte Arzento, dove fu una terra ditta Monte Arzento, la qual fo derelitta per le incursion de Mori, et andono ad habitar su uno altro monte mia 4 luntan, si chiama Traietto quasi Traitto etc.

Successo di quello seguiteno li campi in Romagna di Ottubrio et Novembrio 1494.

Come ho scritto di sopra, li campi de Romagna, lo Aragonese che era alla fin di Settembrio più potente del Duchesco, era allozato sul fiume di Santa Agata sul Ferrarese, et il Duchesco al Fosso di Ziniul in su la riva di Po. Quello seguirà qui sotto sarà scritto in questi tempi.

Adi 2 Ottubrio gionse a Ravenna el sig. di Pexaro, per ritornar in campo. Notificò Camillo Vitello dovea venir con suo fradello con squadre 5, et era accordato con el re Alphonso: tamen poi si accordò con el Re di Franza.

In Cesena fo ritenuti tre per trattado, el qual fo discoverto nel campo franzese. Adi primo Ottubrio zonse da Modena per primo 200 fanti ben in ponto et lì aspettava de ingrossarsi. Ne l'aragonese si fortificava di bastioni et ripari, et forsi haveano abundantia de vittuarie, et brusoe li strami di Lugo et Fusignano, verso le case di Trotti, et ogni zorno facevano qualche scaramuzza fra fanti et balestrieri col campo nemico che li era molto vicino.

Et Nicolò di Marcheselli da Rimano, cao di squadra di 40 balestrieri, andato per redur qual cosa nel campo, fo discoperto da Franzesi et preclusa la via di ritornar. Unde li fo forzo andar a Cothignola, et passar per il territorio de Ravenna, si volse ritornar nel suo campo.

Et in questo zorno zonse nel campo franzese X squadre italiane, zoè el sig. Antonio Maria di Sanseverino, era stato a Zenoa con 5 squadre sue, et cinque dil sig. Galeazzo suo fradello.

In Cesena adi do di notte a hore 4 intrò dentro la terra el conte di Petigliano con cavalli 50, partito dil suo campo, et subito zonto fo retenuti questi cittadini di Cesena: Tiberto Brandolino fo fiol di Sigismondo, con alcuni altri. El qual confessò, lui, Guido Guerra, Pulidoro Tiberti et Achille suo nepote erano daccordo de dar la terra al sig. Lodovico; el qual Tiberto era a li stipendi dil Papa, ma essendo casso, era stato in Cesena senza altro soldo, solum con tanse per curaze X. Or el ditto conte fece chiamar el consiglio, et manifestar la ritention, et quello havevano concertato di far, et come hozi a hora di disnar dovevano in palazzo amazzar el governador per nome dil Pontifice, che ivi in Cesena era amico molto di ditto Tiberto, et questo dovea far hozi adi 3, per esser zorno di mercato, per haver el favor de li contadini, et volea levar le insegne dil sig. Ludovico, et questo confessò senza tortura. Et parendo molto stranio questo al conseio, volevano al tutto ditto Tiberto fusse morto, strassinato et squartato: ma el governador dimandò di gratia al conseio li volesse perdonar; et loro resposeno non voler sopportar per niente. Ma il conte di Petigliano, lassato 30 ballestrieri a custodia di Cesena, ritornò in campo subito, et mia do distante di la terra trovoe do cavalli veniva verso di lui a notificarli che 'l ritornasse, perchè Fracasso era partito con alcuni cavalli lizieri di campo per piarlo. Et ritornò a Cesena, et ordinò non fusse dà recapito a questi adversarii dil Pontifice. Pur a la fine partite de lì 3 zorni, et zonse nel suo campo. Et Cesena era custodita; non si averzian le porte se non tardi, et seravano molto per tempo, mutavano guardie di zorno in zorno: et il governador adi 8 deliberoe mandar in campo dil duca di Calavria Tiberto Brandolin preditto, et uno altro chiamato el prete bolognese, acciò facesseno quello li piaceva.

Adi 6 Ducheschi o vero Franzesi feceno, et fue compito, uno revellin attorno la hostaria dil Fossà di Ziniul, per metter li fanti a custodia di quello passo.

Adi 7 zonse nel ditto campo do burchii di fanti forestieri di Parmesana, zerca 400, et attendevano a fortificar el revellin, aspettando con desiderio più Franzesi. Et poi adi.... ditto, zonse i 500 provvisionadi italiani in cinque burchi, sì che continue si andava ingrossando.

Adi 8, etiam el zorno avanti, nel campo aragonese fo fatto conseio sotto el pavion dil duca di Calavria, di quello havessero a far, perchè intendevano el campo franzese doversi levar per venir più avanti. Et in questi zorni in questo campo l'ambassador dil re Alphonso veniva a Venetia, chiamato Zuan Battista Spinelli, dottor et cavalier; el qual, fatto la volta di Ferrara, venne a Venetia per starvi. Fu molto honorato, et provisto di caxa preparata per la Signoria sul campo di San Polo, dove zà erano stati do altri oratori napoletani, et fu assà honorato, et andava spesso in Collegio, exhortando la Signoria a moversi per il suo Re, et conclusive fu detto fidelissimo ad Alphonso fino in fine, come dirò al loco suo.

In questo zorno zonse a Cesena Mariano et Paulo Savelli, zoè padre et fio, con 8 squadre per andar nel campo regio, et in Porto Cesenatico zonse uno navilio cargo di orzi et formenti, venuto di Reame per subsidio dil campo.

Adi 10 da matina, el campo aragonese si levò per allozar ad Onegalia, dove alias allozò Bartolomio Coglion, come ho scritto, et sul fiume di Lamon, in mezzo Solarolo territorio di Faenza, Castello Bolognese et Faenza. Et mandò a brusar nel borgo di Cothignola li strami, ma fono sentiti, et non potè far, ma per il meglio deliberano d'allozarsi sotto Faenza verso Imola, et cussì fece. Et si dovea levar el zorno driedo per Bertonoro terra dil Pontifice.

Adi 9 el conte di Caiazzo, Fracasso con molti cavalli andono a San Paulino, loco di Bagnacavallo sul fiume di Cothignola, et questo fo per sopraveder il loco; et zonse adi X nel suo campo 700 Sguizari fra balestrieri et lanzaruoli, et 400 provisionadi di Parmesana, et 12 burchi de artegliarie. Madona di Urbin, zoè la duchessa et el sig. Ottavian so barba, fece 3000 fanti dil paese, per obstar a Camillo Vitello et Paulo suo fratello, non andasseno contra el Re di Franza: i quali venivano con X squadre, computà do de balestrieri, et fanti 1500. Et questa nova si have per lettere dil Vicario dil conte Carlo di Pian de Meledo.

Adi X ditto fo preso uno secretario dil sig. Ludovico venia da Forlì, et menato nel campo dil duca de Calavria, confessoe Madona esser in stretta pratica di accordarse con il Stato de Milano et il Re di Franza.

Adi 13 el conte di Caiazzo, havendo opinione di levarsi dove era col campo, mandò il bando tutti dovesseno levarsi; ma monsig. di Preran capitano de Franzesi non volse, dicendo volea aspettar zente fresche, le qual di breve sariano lì. Et la note avanti a hore 7, cavalli 150 lezieri, et 150 fanti pur franzesi et italiani mescolati, veneno al loco di Santa Agata; et inteso questo per spie el duca di Calavria, che ancora questi non credeva dovesseno saper nulla, et mandò per el doppio de cavalli et fanti, et quelli assaltono ne li allozamenti, et preseno tutti li cavalli et fanti, et brusò li allozamenti. Ne fo morti et feriti assà, et parte fono spogliati et lassati andar secondo il costume dil guerrizar italiano, altri menati in campo presoni.

Adi 16 el campo franzese si levò da Fossà di Ziniul, et venne a Santa Agata in quelli aizzamenti, i quali fono refatti: et aspettavano el marchese di Salucio con squadre 20; et le artegliarie adi 17 fono cargate su carrette de do ruode l'una, et con assà cavalli lì a Santa Agata tirade, et lassò custodia al bastion dil Fossà di Ziniul.

Adi 19 el campo aragonese era sotto Faenza, mal conditionato per li fangi, aque et freddi, con poca vittuaria et manco strami. A Faenza el formento valea bolognini 50 la corba, ch'è uno staro, come ho scritto.

El campo franzese fece uno assalto a Mordano, loco ymolese ma non lo poteno ottenir; pigliò alcuni cittadini et bestiami, et quelli condusseno in campo: ma dal conte di Caiazzo fono relassati liberamente, et pur li erano a torno ditto loco de Mordan. Ma li cittadini tolseno termene per tutto doman a rendersi, non li venendo soccorso: et subito spazoe a Madona a Forlì.

Adi ditto volendo pur al tutto Franzesi haver qualche luogo per lozamento, venendo l'inverno, voleva pur questo Mordano et Bubano, ch'è lochi sotto Ymola. Et in questo zorno el conte di Caiazzo venne a parlamento con li homeni de ditti lochi, per veder si dovesseno render al Re di Franza, el qual prosperava felicemente. Ma li risposeno, volevano star a l'ubidientia de Madona da Forlì soa signora. Ma poi partito, fo brusà li strami era di fuora di la terra di Mordano, acciò non si venisseno a comprarli, et franzesi pur vi andoe et comenzò a bombardar.

Adi 20 a hore 23 Franzesi ha vendo principià a bombardar Mordano, dimandando si dovesseno render, mandò contestabeli ivi era a custodia, uno per nome di Madona, l'altro per il duca di Calavria, con volontà di quelli di la terra; recusoe, ma Franzesi seguite il bombardar; et non potendo resister si volseno render, ma Franzesi non li volseno acceptar pur a discreptione. Et non essendo più niuno a la difesa, et la fantaria scampata, li contestabeli con pochi se tirono su la torretta; ma Franzesi, a hora ditta di sopra, se buttò a le fosse, et con scale, senza obstacolo, scalò li muri, et introno in la terra, taiò a pezzi homeni et donne quante gli venne avanti nel primo ingresso, et messe la terra a sacco, fece altri presoni, et vergognò le donne et haveno la torretta con li contestabeli, et quasi per sacchizzar, Franzesi veneno a le mano. Et fatto molta crudeltà, brusò et ruinò 8 caxe, adeo non rimase se non la chiesa con poche caxe in piedi, che adhuc si vede. Poi deliberono di andar a Bubano et Bagnara, et, non rendendosi, far questo medemo. Continuamente zonzeva Franzesi in campo, perchè el Re si approximava: li Italiani erano nel suo campo molto mal contenti, et perchè i erano tortizati da Franzesi in ogni cosa, maxime ne le prede.

Adi 21 havendo mandato el duca di Calavria a dimandar trieva per 6 zorni al conte di Caiazo, et non l'habendo habuto, si levò dove era, et andò più vicino a la montagna fra Faenza, et ivi si fortificoe.

In questo zorno, tardi, Franzesi hebeno Bubano a pati, et cussì poi Bagnara si accordò, si per tutto el seguente zorno a terza non havea soccorso, di rendersi, et cussì fece; ma la rocca vi era custodia, tamen poi etiam l'have.

Accadette che per discordia et Taliani et Franzesi, come scrissi di sopra, fo brusato la terra di Mordano, con bona parte di la robba: et fu tanta furia, che sul ponte per il cargo di le persone vi era, si venne a romper, et alquanti ne le fosse si annegoe.

Adi 22 al magnifico Johanne Bentivoi per el Pontifice fo mandato el capello per el fiol, et Fiorentini li deva el baston di lhoro capitano si volevano esser con re Alphonso et loro; ma non volse accettar.

Adi 23 il Podestà de Ymola venne in campo franzese, et parlò al conte di Gayazo, nè se intese fusse venuto per nome di Madona o di cittadini de Ymola: ma il conte de Petigliano per custodia de Ymola voleva andar ivi, ma poi per quello che seguite, che Madona si accordò con Franzesi, non vi andò, et Madona preditta era in la rocha de Ymola con Jacobo dil Quartiero, secretario del sig. Ludovico. Unde il populo de Ymola si levò, et andono da ditta Madona dicendo non volevano patir più extorsion, et che 'l campo li era vicino, et che si dovesse accordar, altramente che loro li averzeriano le porte di la città. A li qual cittadini et populo essa Madona rispose: stesseno di bona voia che non haveriano più alcun danno. Et cussì mandò a dir a Forlì, et si accordò con Franzesi et Stato di Milano, et deteli vittuarie et ogni cosa necessaria. Li pati non se ne intese, ma fu divulgato Milan consentiva tolesse il suo D. Jacobo per marito, et li danno di provision per anni 5, et uno di rispeto, ducati 20 milia a l'anno; la qual cosa fo molto contraria al duca di Calavria, et comenzò la sua ruina. Et el sig. Zuane di Gonzaga, fratello di questo marchexe di Mantoa, assoldato da re Alphonso, come ho scritto avanti, dovendo venir con cavalli 600 per augumentar l'exercito, venendo sul Ferrarese per andar verso Bubano dove era il campo, et inteso l'accordo di ditta Madona, et che 'l sig. Fracasso era posto in ordine, sapendo di la sua venuta, per precluderli la via, per il meglio deliberoe di ritornar a Mantoa, et più non andò in campo.

In questo zorno Franzesi corse a Solarolo, Granarolo et Ruffi, lochi di Faenza, la qual Faenza è di uno sig. chiamato Astor di Mamphredi, che fu figlio dil sig. Galeotto et di la figlia del magnifico Johanne Bentivoj: el qual ne l'anno 1488, nel suo palazo fu ammazzato di voluntà di la moglie, et rimase questo Astor di età di anni X, et el populo lo elesse, et chiamò per Signore; ma la madre andò a Bologna, et se remaridò in uno Torello, che alias fu prete. Et è da saper che questo Joanne Bentivoj ha 4 figlioli et cinque fie maridate. Li figlioli Annibal, Hermes, el prothonotario Galeazzo et Alexandro: le fie, la prima fu maridata nel conte Nicolò Rangon, la seconda nel sig. Gilberto da Carpi, la terza in questo sig. Galeotto di Faenza, la quarta nel sig. de Rimano, et ultima nel sig. Zuane di Gonzaga, fratello dil marchexe di Mantoa. Or ritorniamo al nostro proposito. Questi Franzesi corse come ho ditto, prese homeni et bestiami in gran numero, perchè quelli non si guardavano, et do di quelli de Russi volendosi difender fonno morti; et con la preda Franzesi ritornono in campo; et zonse in questo zorno 500 Sguizzari a piedi benissimo in hordine, et si andava molto ingrossando sì da pie' come da cavallo.

Adi 24 el campo aragonese era sotto Faenza mal contento, et principiò a mandar li carriazi verso Cesena, et el campo poi dovea andar a redursi verso Bertonoro et Cesena, lochi dil Papa. Et si divulgava el re Alphonso in persona dovea venir in qua; et questo fevano per inanimar quelli dil suo campo, che stavano con gran paura. Et poi ditto campo el zorno driedo, fo di Sabado venendo la Domenega, a hore 7 di notte con pioza et gran scurità, si levò di Faenza, et andò ad alozar a Castrocaro de Fiorentini sopra Forlì, distante mia 5 dove era, nè se intendeva qual via volesse pigliar di ritornar in Reame, non potendo resister a Franzesi, o per Toscana o vero per la Marca.

Et adi 24 uno m.º Luca da Napoli bombardier scampò di ditto campo, et venne a Ravenna, el qual venia chiamato maistro di pavioni. Et il duca di Calavria li mandò drieto a pregarlo ritornasse, et no volse.

Adi 25 Franzesi col campo si levono dove era di Bubano, et andò a Solarolo loco di Faenza, zoè voleva andar ivi ad accamparsi, ma venne alcuni cittadini di Faenza per trattar accordo. Unde ditto campo non si mosse, et restò a Mordano, et fo fatto comandamento in ditto campo, sotto pena di la vita niun habi a dannificar lochi di la madona di Forlì, cussì come fusseno di loro propri.

Et adi ditto, a hore 22 a Ymola fo proclamado, presente ditta Madona, ambassadori dil re di Franza et dil duca de Milan, o ver sig. Ludovico, che ditta Madona et el sig. Ottaviano so fiol erano fatti amici dil Re di Franza et sig. Ludovico, a danno et distruzion de li loro inimici. Et in questo medemo zorno fo assà bombardato in campo per allegrezza. La causa fu perchè el sig. Ludovico si havea fatto duca. Et è da judicar mandasse a notificar la morte dil cugnato et sua creatione. Quello poi seguite, et come piaque a Maximiliano et la moglie, di sotto ordinate sarà scritto. Et ancora per gratuirse el populo levò el quintello, zoè una certa angaria che lui havea imposto prima al populo, per el qual levar par alcuni cridasse: Duca! Duca! viva el duca Ludovico! Et questo fo in chiesa, quando dal Arciepiscopo ricevete le insegne ducal. Et oltra di questo deputò 6 zentilhomeni di primi di Milano, do sopra le biave et vittuarie, do sopra li criminali, et do sopra le cazze, per causa de li porchi cingiali dannizava il paese. El qual fece certi editti, uno de li qual, per esser sta butato in stampa a Milano, qui sarà scritto.

Questo è uno editto fatto a Milano adi 28 Ottubrio 1494 per el Duca nuovo.

Benchè la intentione dell'illustrissimo et excellentissimo sig. nostro sig. Ludovico Maria Sforza Visconte duca etc., che Dio lo salvi et mantegna, sia sempre stata et sii de non mancare de cosa alcuna per conservare in bona quiete et tranquillità li subditi de questo suo Stato, et che li buoni siano preservati securi da la malignità de li cativi, niente di manco per fare Sua Excellentia che ogni uno senti qualche leticia de questa nova assumptione sua al Ducato de Milano, et declarare però non piacergli li maleficii, per non lassare opinione ad alcuno che 'l preditto Sig. sia per comportare il mal fare, si notifica Sua Excellentia havere comesso alli magnifici M. Baptista Vesconte et M. Iohanne Francesco da Marliano sui conseglieri, che, insieme con li deputati suoi a le cose criminali, se ordinasse la forma di publicare una gratia et remissione de molte sorte et qualità de delitti. Per li quali conseglieri et deputati, examinato bene il tutto, s'à divenuto per loro, con partecipatione et bona voluntà di Sua Excellentia, a la forma di la gratia infrascritta, videlicet che 'l prefato illustrissimo et excellentissimo sig. nostro Duca etc. per tenore de la presente crida ad ogni uno notifica et manifesta volere che tutti et singuli malfattori subditi suoi, così mediate come immediate, cioè così de li immediati subiecti a li officiali de Sua Excellentia, como de' suoi feudatarii apartati seu inquisiti vel condemnati aut altramente in alcuno modo culpati da qui indrieto de alcuno maleficio o mancamento, etiam che 'l nol fusse sequita imputatione alcuna ex eo che 'l ditto delitto fusse incognito, et per causa di monete, sale, biade, portatione de arme, receptation de banniti, o vero alcuna altra sorte de maleficio sia quel se voglia, pur che 'l non sii criminis laesae majestatis, nè de sacrilegio, nè de morte de homeni actualmente sequita, debano esser et siano per tenore de la presente crida liberati et in tutto absolti de omni poena corporale o reale, spectante così alla camera della Excellentia Sua, como suoi feudatarii, salvi et excepti quelli fosseno componuti, et ogni denuntia, inquisitione, banno et condemnatione et processi pendenti per causa de tutti et singuli preditti maleficii siano cassati et anullati, como per la presente crida se cassano et anullano; et se comanda ad qualunque officiale, notaro et altri a chi spetta, le debbano cassare et penitus anullare senza pagamento alcuno, etiam se fussero de animo deliberato occidendi, con questo però che segua la pase con li offesi tantum, cioè con li insultati o battuti, o vero se dinante al giudice ordinario... idonea securtà a li ditti offesi, de non offendendo in re nec in persona.... arbitrio de esso judice, considerata la qualità et facoltà del offendente et del offeso: el qual judice ordinario possa torre ditta securtà etiam in renitentia et contumatia del ditto offeso senza pagamenti, salvo de le tre specie de delitti, quale siano exceptade de la presente crida. Et insuper che, cerca li banni de le morte de homeni actualmente sequite, intervenendoli la pace cum li offesi, se possa poi venire a la concessione de la gratia. Et ex nunc se declara che cum primum sia sequita ditta pace, se intenda esser concessa la gratia, senza altra impetratione de la Excellentia Sua. B. Maleus, cum sigillo. Cridata super platea arenghi et in broleto novo comunis Mediolani, per Jacobum de Parma, tubetam duchalem, die suprascripto 28 Octubris, sono tubarum premisso.

Et il Duca de Milan preditto, da poi corso la terra et fattosi Duca, deliberò non star più se non tre zorni in Milano, et andar a trovar el Re di Franza, el qual era zà partito di Piasenza come intenderete di sotto. Et adi 25 Ottubrio, la mattina, chiamò li cittadini de Milano, et li disse come voleva andar dal Re, et lassava vice duca suo nepote marchese Hermes di Tortona, fratello fo dil duca morto; et tamen in castello, cum custodia che non potesse ussir, et lo chiamava vice gerente. Et a ore 17 con la duchessa sua moglie, la qual era graveda in mexi cinque, tamen per tutto lo seguitava, se partì de Milano con assà compagnia, et Antonio Maria di Sanseverino, deputato alla guardia sua, et andò la sera ad allozar a San Columban, distante da Piasenza mia 16, et l'ambassador venitiano l'andò seguitando, per esser appresso Sua Excellentia, et partite quel medemo zorno, et andò dreto ad allozar a Lodi, per ritrovarsi poi col Duca a Piasenza. Ma el Duca adi 26, che fo el zorno driedo, per essere cattivo tempo non si partì di San Columban fin non fusse bonazato, ma la sera andò mia 7 a dormir a uno loco ditto Sena, poi la mattina a Pontenovo et el zorno a Borgo San Donin ch'è su la via romea, distante da Piasenza mia 20, propinquo a Fornovo mia 10, dove el zorno avanti, che fo adi 26, era arrivato el Re di Franza, et ivi era restato quel zorno per non esser consueto cavalcar la Domenega, tamen le sue zente erano avviate verso Pontremolo. Et adi 28 zonse a Borgo San Donin el duca di Ferrara, el qual venne per congratularsi di l'assumption dil ducato con suo zenero et sua figliola, et poi che ebbe parlato assà insieme, esso Duca di Ferrara si partì per andar a Milano, dove dovea aspettar la tornata dil Duca, la qual fu prestissima, et in questo mezzo governar Milano; et cussì fece. Ma ritorniamo al Re di Franza, el qual il lassiamo a Piasenza.

El Re di Franza adoncha, ritrovandosi a Piasenza, quando seguite la morte di suo cusino duca de Milano, et la creatione del sig. Ludovico, et perchè era consueto quando muor qualche signor, in ogni sua terra, subito che intendeno la morte li fanno funebre exequie, et metteno una cassa, o vero fanno la sua imagine vestita, et quella come fusse il vero corpo fanno le cerimonie; or lì a Piasenza, avanti il Re si partisse, volse ritrovarsi a queste cerimonie dil suo carissimo zermano.

In questo mezzo mandò il Re a Venetia uno suo chiamato m.º Joan Bernardo franzese, et insieme con monsig. di Arzenton suo ambassador andò in collegio, et dimandò da parte dil Roy a la Signoria duc. 50 millia in prestedo, et che 'l Roy ne havea grande bisogno, et che aspettava di brieve li dovesse zonzer danari di Franza, et assà scudi et de l'argent, concludendo li daria zoje per cautione. Unde cerca a la risposta, inter patres, fonno consultato; poi li fo risposo: che questa terra al presente non poteva, con molte excusatione, et che volendo armar havevano tolto in prestedo da soi cittadini con altre excusatione; ma che fariano provisione di trovar danari. Et poco da poi messe quattro decime, come di sotto scriverò. Et ditto messo havendo tal risposta, si partì et al Re ritornò.

Adi 20 Ottubrio zonse a Piasenza dal Re do ambassadori di Lucchesi, con lettere credentiale sottoscritte: Antiani et vexillifer justitiae populi et comunis Lucensis. Et el zorno sequente hebbeno audientia, et offerse il Stato et loro facultà a' comandi di Sua Maestà, et che dovesse venir a Lucca, che tutta la città lo aspettavano con desiderio. Et subito uno de ditti ritornò a Lucca a far preparar per la venuta dil Re. L'altro chiamato Nicolao Tegrimi adi 23 partì di Piasenza, et per venir a Milano a visitar il Duca, dolersi di la morte dil nepote, et allegrarsi di la sua assumptione, el qual dal Duca, exposto che have la sua imbassata, fu fatto cavalier, et creato dil suo consejo. Et il Duca disse verso l'orator fiorentino Zuambattista Redolfi: Nil miremini, domine orator, che per le condition sue et bona compagnia ne fece, quando eramo in exilio a Pisa, li habbiamo voluto far questo. Et poi ditto ambassador adi 25, el zorno medemo partì el Duca, etiam lui partite di Milano et ritornò molto contento a Lucca.

El Re di Franza adi 23 Ottubrio, essendo stato zorni 6 in Piasenza, partite per andar a Pontremolo, loco pur de Milanesi, et passo fortissimo et vicino a terre de Fiorentini; et zà el suo exercito era sviato avanti: el qual sarà notado quivi, secondo la tariffa fo mandata a la Signoria, di la quantità dil exercito havea. Et adi 25 zonse a Borgo San Donin, et ivi restò el zorno driedo.... a Fornovo per esser Domenega, et adi 29 zonse a Pontremolo, dove volea star zorni cinque per metter ordine a quello havea a far, et veder come Fiorentini si movevano, et voleva andar di longo a Lucca. Et è da saper, che quando Sua Maestà partì di Piasenza, era armato di tutte arme, excepto la testa, perchè essendo di debol complessione, non vi puol portar elmetto; la qual cosa di armarse, dapoi partito di Franza non havea fatto: et fo bellissimo veder, et sempre dove andava voleva, iuxta il solito, le chiave di le fortezze.

Tariffa de la comitiva che si trova a Pontremolo con la Maestà del Cristianissimo Re di Franza, videlicet sua corte per servicio et custodia de sua regal corona, ricevuta adi primo Novembrio 1494.

Primo la Maestà dil Re con 200 zentilhomeni alla sua guardia, cavalli N. 200
Franchi arcieri a cavallo » 400
Balestrieri a cavallo » 400
Fanti da piedi et provisionati » 1200
Homeni d'arme 400 (?) a cavalli 6 per uno » 1800
Camerieri di Sua Maestà » — —
Monsig. di Lorangia (Orange) con cavalli » 50
Monsig. lo Maraschalco di Giae con cavalli » 50
Monsig. di Tramoglia (de la Tremouille) con cavalli » 50
Monsig. lo Maraschalco di Beucher con cavalli » 70
Monsig. di Pienes con cavalli » 35
Monsig. de Miolans (Myolans) con cavalli » 40
Monsig. Maraschalco di Bertagna con cavalli » 120
Zente dil Principe di Lorangia (Orange) con cavalli » 120
Zente dil Duca di Orliens con cavalli » 200
Monsig. de Val de Homon (Vaudemont) con cavalli » 30
Monsig. de la Spara (de Lesparre) con cavalli » 400
Il consiglio con la cancellaria, cavalli » 200
Li pensionarii con cavalli » 400
Li muli » 100
Li corsieri » 100
Li varleti et pazi de camera » 300
Li mastri di stalla et li officiali » 400
Summa N. 9505 (?)

Queste sono zente d'arme deputate per mandar su l'armada di Zenoa con Monsig. Duca di Orliens dil mexe di Avosto, et per haver memoria di tutto, qui ho notà.

Primo lo illustrissimo Duca di Orliens con cavalli ha in casa N. 300
Monsig. de Fois, cavalli » 50
El sig. Fracasso, cavalli lezieri » 50
Homeni X d'arme con cavalli » 20
In casa sono cavalli » 30
Cap.i 20 ha cavalli 4 per uno di le galie » 80
Summa N. 530
Li homeni d'arme 800 a do cavalli per homo d'arme N. 1600
Arcieri a cavallo » 1000
Arcieri a piedi » 6000
Cavalli per l'artegliarie » 300
Summa cavalli N. 2900
Summa a piedi » 6000

Cavalli de Francesi passati per lo Novarese guidati dal conte Borella.

Monsig. di Pienes cavalliN.400
Monsig. de Smoda»350
Monsig. de Mompensier cavalli»350
Zente dil principe di Orangia»50

Questi altri è passati per lo Alexandrino guidati da Scaramuzza Visconte.

Monsig. Doyson cavalli N. 460
Monsig. della Tramoglia cavalli » 300
Monsig. de Guisa cavalli » 300
Monsig. lo Gran Scudier cavalli » 300
Monsig. de Vienon cavalli » 300
Monsig. don Zuliano cavalli » 920
Summa a tutti N. 2580
Summa summarum, tutti cavalli N. 7160
a piedi » 6000

La qual poliza fo mandata per quei de Milano, tamen non fo vera, come più avanti a la descrittione di tutto lo exercito di esso Re, habuta la verità, sarà scritto.

Questi sono li nomi de molti capitanij et Gran Maestri venuti col Re in Italia, i quali tutti è stà nominati per lettere in diversi tempi.

El Re zonto a Pontremolo deliberoe di andar più di longo, et zà le sue zente, redute su quel de Fiorentini, facevano de gran danni, come più avanti sarà scritto. Et andò a uno castello dei marchexi Malaspina, recomandati al Stato de Milan, chiamato l'Aulla, mia X distante da Serzana, loco de Fiorentini, el qual el Re mostrava di voler acquistar. Et el sig. Ludovico duca di Milano, zonto a Villafranca vicino dove era il Re, adi 31 Ottubrio andò a visitar Sua Maestà, et usò le parole li parse. Fatto li secreti consegli, ritornò ad allozar la sera pur nel ditto castello de Villafranca, et poi andò a Fornovo, et qui stette alcuni zorni visitando spesso el Re. Et adi 13 Novembrio ritornò a Milano con l'ambassador nostro, essendo stato col Re zorni tre, et avanti partisse di Pontremolo fè zurar a quelli dil loco fedeltà, et receverlo per suo signore et duca.

Adi ultimo Ottubrio passò per Pontremolo 1000 Sguizzari dil Re, et andava in campo, et per le sue insolentie la terra fo in arme, ne ammazzorno 18, feriti assai, li expulseno di la terra; et questo perchè volevano metter a sacco quel loco, ma quando fo il ritorno dil Re in Franza feceno le loro vendette, come nel terzo libro sarà scritto ordinatamente.

Le zente dil Re, andate scorsizando su quel de Fiorentini, preseno le infrascritte castelle n.º 24, zoè: la Rocca Sigillina, Bagnone, Castiglione (del Terziere), castelli fortissimi; Corvarola, Furnolo, Pastina, Caprigliola, Navola, Capo de Ponte, Monzone, Agello, Equi, et questi tutti si reseno a Franzesi a patti, et levono le insegne dil Re; Albiano, Falcinella, La Verrucola, Fivizzano, Lamone, Montecharo, Gropo San Piero, questi sono messi a sacco, et fatto presoni perchè non si volseno render; Castelnuovo bruzò et sacchizoe, el qual facea fuoghi 150; Ortonuovo, Pietrasanta, Serzana et Serzanella poi have come dirò di sotto. Et d'indi Franzesi si comenzono a inrichirsi, et fece prede de valor de ducati 40 in 50 milia, come scrisse l'ambassador de Milan era a Fiorenza, per la descrittion fatta al suo Duca. Era con il Re, come per lettere di Zorzi Pisani ambassador a Milan Venitiani fo certificati, su quel de Fiorentini, Franzesi X milia, Sguizzari 5000, bocche da fuogo 900.

Adi 7 Novembrio el conte de Maza ambassador dil Re Maximiliano venne con cavalli 14 dal Re di Franza a Pontremolo. Zonse in questo zorno, parlato col duca Ludovico, expose al Re la imbassata dil suo Re di Romani.

Fiorentini, domente tal cose si fanno, considerando il fatto loro, et come il Re li haria mandato a dimandar di novo passo et vittuarie, et che le haveano denegate et altre volte promesse; vedendo Franzesi in gran reputatione, et che de li soi castelli gran numero erano stati presi, sacchizzati, et malmenati li habitanti; et pensandosi che sopra di loro el fatto andava, et erano li primi tocchi, havendo zà a Piasenza mandato Anzolo Niccolini loro ambassador et Piero Alemanni stravestidi per esser in colloquio col Re, et non havevano potuto operar alcuna cosa; et che Lorencin de Medici, che havea rotto el confino, era molto honorato apresso Sua Maestà; et che Senesi, Lucchesi et altre comunità erano disposte di darli passo et ogni altra cosa; che 'l campo dil re Alphonso già era disciolto; et ultimo, che bona parte di le sue mercadantie erano a Lion et altri luogi de Franza, et che lì in Franza Fiorentini sempre fevano bene li fatti loro; et molte altre ragione che tra loro fonno consultate: deliberono adi 2 Dezembre nel Conseglio di 300 di mandar 8 ambassadori al Re preditto di Franza, li nomi di quali è qui sotto scritti. Tra i quali volseno vi andasse Piero de Medici, che tunc in Fiorenza era primario, et quasi quella terra, licet fusse cittadino privato, governava, facendo in effetto il tutto. Et la Signoria, che sono otto, et uno confalonier, nove, niuna cosa expediva senza saputa sua. Come in diversi tempi questa caxa de Medici lì in Fiorenza havea habuto tal potere, del 1432 in qua, che Medici fonno revocati, che erano fora ussiti, Cosma suo avo nominato in molte historie et ricchissimo, et sopra di la sua sepultura è tal epitafio: Cosma Medices, Pater patriae. Poi successe Piero suo fiol, che have gran potere; demum ne li nostri tempi Lorenzo padre di questo Piero, et Juliano, et Joanne di la Romana Chiesa cardinal fatto per Innocentio pontifice. El qual Lorenzo novamente del 1492 era mancato di la presente vita. Questo Lorenzo varentoe la Republica al tempo di la guerra di Toscana del 1488, quando Ferdinando re vi voleva poner le mano, et Sixto pontifice li erano contra; tamen la Signoria de Venetia et Stado de Milano li deteno gran favore. Sei de his hactenus. Li ambassadori electi fonno questi: Angelo Nicolini dottor, Domenego Bongi dottor, Piero Alemanni cavalier, Juliano Salviati, Piero Soderini, Francesco Valori, Brazo Martelli et Piero de Lorenzo de Medici. El qual volse prima lui partirse da Fiorenza, et andar dal Re di Franza, et adattar le cose; et accordò poi che questi li venisseno driedo, et confirmasseno ogni accordo fatto per lui. Et cussì fonno Fiorentini contenti, perchè Piero li prometteva de conzar con honor e ben loro. Et cussì ditti ambassadori partino di Fiorenza, dimorando a Pisa, et Piero de Medici venne avanti a trovar il Re.

Adi 8 Novembrio adoncha, esso Piero zonse dal Re preditto, el qual era a una badia mia do lontan de Serzana, et voleva metter campo a ditta Serzana, et al tutto ottenirla. Et zonto Piero de Medici, fatta riverentia come a tal Re si richiedeva, visto la sua potentia, non solum li seppe nè volse contradir, ymo aderite ad ogni suo voler; et inzenocchiato davanti el Re, li presentò Serzana, Serzanella, Pietrasanta, el porto di Livorno et Pisa in le sue man, a sua discretione, dicendo: Vostra Maestà mandi con mi, che tal luogi haverà in suo dominio. La qual cosa non havea in commissione di far da Fiorentini; et fu molto accetta al Re. Et poi che le sue zente introe in Serzana, essendo cussì el voler di Piero, esso Piero disse al Re volea tornar in Fiorenza, a poner ordine di la sua felice intrata. Ma li altri ambassadori li venivano driedo, inteso questo accordo havea fatto Piero, havendolo molto a mal, ritornono a Fiorenza, et non volseno andar di longo.

Adi 9 tornato Piero in Fiorenza, et zà lo suo palazzo era preparato di molte tapezzarie per la posada dil (Re), benissimo in hordine. Ma Fiorentini ebbeno a mal quello havea fatto Piero contra il voler loro, et erano molto sdegnati contra di lui, et volendo andar Piero al palazzo di la Signoria per riferire tal accordo, el qual zà si sapeva, con alcuni provisionati secondo il consueto, et Piero si havea armato, sentendo il mormorar di la terra, tamen di sopra si puose el suo mantello di coroto portava per il padre ancora; et credendo andar di longo in palazzo li soi provisionati, come erano assueti di andarvi senza diponer le spade haveano, trovano a la porta dil palazzo predetto Jacomo di Nerli cittadino, fratello di Bortolomio de Nerli, che a Venetia è gran mercante et ha gran fatti. Or questo Jacomo per esser deputato, volendo intrar uno provisionato di Piero avanti in palazzo, li disse: metti zoso (giù) le arme. El qual volendo contrastar, li bastò l'animo di metter man su la spada, perchè li non era tolta, et disse: tu non vi entrarai. Et Piero meravigliandosi di questo, esso Jacomo li disse certe parole, per le qual Piero cognobbe la Signoria esser sdegnata contra de lui, et che lì in palazzo vi era custodia; unde deliberoe di andar attorno la terra, cridando: Libertà! per veder come il populo si moveva. Zà su le porte di Fiorenza suo cugnato sig. Paulo Orsini, el qual era soldato de Fiorentini, et havea 500 cavalli, veniva in suo ajuto. Et cussì andato attorno la città, cridando lui et li soi come ho ditto: Libertà! Libertà! ma il populo era admirato di questo, et ritornò a casa, dove li soi facevano gran festa, butando confettioni, acciò il populo li fusse amico. Ma la Signoria, visto questo, sonò una campana che di raro si sona, se non quando intravien qualche gran cosa, come fo questa, di andar uno privato cittadin attorno la terra; per la qual cosa tutta Fiorenza si levono in arme, et correno su la piazza. Ma li amici et partesani de Piero preditto lo consigliono, perchè il populo li era molto contrario, che per il meglio dovesse subito partirsi; havendo visto quando andò attorno la città cridando, che niuno fece segno alcuno in suo favore. Unde esso Piero con li do fradelli, Zuane cardinal, tituli Sanctae Mariae in Dominica, et Juliano, etiam el sig. Paulo Orsini preditto suo cugnato, vestiti incogniti se ne partiteno di Fiorenza, et veneno a Bologna, lassando alcuni de soi che dovesse tuor quello potevano di l'aver sottil, maxime alcune medaie d'oro et zoje, le qual medaie era di gran precio et le prime cose de Italia, che fu di Lorenzo suo padre, et che li dovesseno venir driedo. La moglie, chiamata Alfonsina di Orsini, rimase lì in Fiorenza. Et zonti a Bologna, el cardinal rimase nel monasterio de San Domenego: Piero, Juliano et Paulo Orsini veneno a Venetia, come dirò sotto. Ma in questo mezzo la Signoria de Fiorenza, chiamato el consiglio, inteso el ditto fuzer, feceno molte provisione, detteno taglia a Piero et Juliano de Medici, che chi li presentasseno vivi havesse ducati 4000, et 3000 morti; et alcuni corseno al suo palazzo volendo metterlo a sacco, el qual era, come ho scritto, preparato di molte tapezzarie per la venuta dil Re. Et a ciò non fusse disconciato, vi andò alcuni deputati per la Signoria a custodia, et non lassò di sopra fusse toccato alcuna cosa: ma ben di sotto, zoè vini de le soe caneve, formenti et altre cose fonno sacchizzate. Et Fiorentini, consultato quello dovesseno far, perchè il Re si approximava, elexeno quattro ambassadori, i quali insieme con uno frate, Hieronimo di Ferrara, di l'ordine di San Marco, frate predicatore, homo molto religioso et di gran sanctimonia, el qual lì in Fiorenza era adorato per santo, et, come Fiorentini dicevano, questo havea preditto la venuta dil Re et tal confusione: et a questi cinque commesseno che andasseno dal Re, et si accordasseno con gli miglior patti potevano. Et inteso questa nuova a Venetia, Antonio Soderini, era ambassador de Fiorentini a questa Signoria, essendo il Consejo de Pregadi suso, battè a la porta, et tolse licentia da la Signoria, et statim partite, et ritornò a Fiorenza.

Ritorniamo al Re di Franza, el qual habuto la fortezza di Serzana, vi messe a custodia monsig. de Citem, che fo a Venetia ambassador, et li commesse quello loco governasse, et fece levar le sue insegne. In Livorno mandò monsig. di Biamonte di Normandia; et partito di Serzana intrò in Pietrasanta, dove vi messe uno altro suo barone in governo, et pur fece levar le bandiere di Franza. Qui venne etiam Lucchesi, che con desiderio aspettavano la sua intrata: onde il Re terminò, prima andasse a Pisa, di andarvi a Lucca.

El Re di Franza adonca, adi.... Novembrio, intrò in Lucca, dove honorifice fu ricevuto. Li venne contra alcuni cittadini vestiti di bianco, con l'arma dil Re nel petto, et intrò sotto uno baldacchino: in summa li fo fatto grandissimo honor da Lucchesi. Allozò nel vescovado. Et quivi stette un zorno et mezzo. Lucca è città antichissima in Toscana, da Greci edificata: fu colonia de Romani, et, come scrive Strabone nel quinto libro di le molte cose, et Livio nel duodecimo. Et da poi Paulo Guinigio che del 1400 tyrannice Lucca governava. El qual in questo anno, essendo Lucchese, con favore di Galeazzo duca de Milano si fece totalmente signore, et regnò anni 30; et edificoe ivi uno palazzo degno et superbo, et poi, per ordinatione de Fiorentini et soi cittadini, fo preso et menato a Milano in prigione al duca Philippo con li figlioli; el qual sì lo confinò in perpetua carcere: et cussì perse el dominio di Lucca et grandissime ricchezze che havea. Ma poi Lucchesi che hebbeno tal tiranno scacciato, si redusseno in libertà, et fino al presente stanno governandosi a populo, facendo il suo governo tra loro. Di Lucca vi fue Lucio pontifice maximo, et zà Lucchesi ottenero da Federico imperatore che in Toscana non fusse lecito usare altra moneta che lucchese, con certi segni de l'imperio; et Lucio pontifice concesse privilegio a Canonici de San Martino, che è la chiesa cattedrale, che potesseno portare in coro le mitre ad uso di vescovo. Ancora Alexandro Secundo pontifice fo lucchese. Questa città, dicono alcuni, fu chiamata Lucca dagli scudi d'oro i quali rilucevano essendo in su le torre de ditta città altissime, li quali vi sono stati molti tempi. Et la ymagine dil Volto Santo, cussì da loro chiamato, ch'è uno crucifixo vestito, el qual havea scarpe d'oro, una di le qual dette a uno povero che era molto calamitoso, et d'indi è posto una lezenda di sotto questo pè è senza scarpa. Et meteno tal ymagine nelle loro monete et ducati, è in gran veneratione, et fa molti miracoli. Et questo el Re volse veder.

Et essendo el Re qui a Lucca, zonse el Cardinal di Siena, homo de gran reputatione et dottrina, el qual da Alexandro pontifice era stà mandato a esso Re per legato, per veder si poteva adattar le cose con el re Alphonso. Et volendo aver audientia dal Re, quello non li volse parlar, perchè fo nepote di papa Pio, che a la bona memoria dil Re suo padre fu contrario, et coronò Ferdinando dil Reame di Napoli, come ho scritto di sopra. Et li mandò a dir a Sua Signoria per alcuni suoi baroni, che come Cardinal lo havea in gran reverentia, ma come legato non li voleva dar audientia. Et habuto tal risposta, se ne tornò a Siena, et ivi stette fino el Re vi entrò. Questo partì di Roma adi 17 Ottubrio.

Venne qui a Lucca tre ambassadori de Senesi, i quali fonno Nicolò Burgese cavalier, Bortolomio Sozino dottor famoso, et...... ......... a congratularsi con el Re di la sua venuta, offrirgli el Stato de Senesi, et che l'aspettavano volentieri, promettendo passo et vittuarie, i quali fonno ricevuti molto volentieri dal Re, et fattoli bona cera. Et el Sozino andò a Milano et zonse adi 22 Novembrio, per congratularsi col sig. Ludovico di la sua creatione, come dirò di poi, scrivendo de Milano.

Li ambassadori de Fiorentini nominati di sopra zonseno dal Re et exposeno la loro imbassada, et che Fiorentini erano contenti di la soa venuta, et che Sua Maestà non si maravigliasse di quello haveano fatto a Piero e fradelli de Medici, perchè sempre contra la soa Republica mal si havea portato, concludendo volevano conzar li capitoli in miglior forma. Et el Re li respose che non era venuto per far alcun danno a Fiorentini, et che si meravigliava di questo, et che avanti loro dovea venir a darli il passo et ogni altra cosa necessaria, come zà al principio di questa impresa li haveano promesso: et che voleva intrar in Fiorenza dove conzeria li capitoli. Et questi partiti, ritornono a Fiorenza, essendo stati dal Re.

Et el Re volse da Lucchesi imprestedo ducati 20 milia, et cussì li fonno presentati; et ancora volse la fortezza di Montegioso in le sue mano, et Lucchesi gela detteno, dove messe custodia de soi Franzesi. Qui in Lucca Franzesi feceno molte violentie a donne, però che sono zente molto lussuriose, et fino hora erano stati su quel di Milano, et non havea osato far nulla per l'amicitia havea el Re. Ma quivi, come fo ditto, feceno assà disonestà, et tra le altre el Re, piacendogli una donna......... bellissima, la qual era, ut dicitur, de Guastalla, sì la mandò a tuor, et habuto el suo desiderio, la lassoe qui; tamen poi che zonse in Napoli per ditta mandò, et appresso Sua Maestà tenne.

Adi 8 ditto, essendo el Re partito da Lucca a hore zerca 24, introe in la città de Pisa. Li andoe contra el suffraganeo Arciepiscopo, el qual era vicegerente dil cardinal San Zorzi e arcivescovo di Pisa, et con tutta la chieresia apparata, Francesco Secco, nominato di sopra, che ivi stanciava, et Annibal Bentivoj, figlio dil magnifico Joanne, era soldati de Fiorentini, et el sig. Francesco Cibo, fo fiol di papa Innocentio, el qual etiam lui havea soldo da Fiorentini: et cussì riceveteno el Re dentro la terra; benchè Pisani poco honor li potesse far, perchè era supposti a Fiorentini. Questo Re era vestito di veludo negro, con uno cappello in testa: li và da presso sempre cavalcando monsig. de Brexe et monsig. de Lignì so cusini, di una età de anni 24, et sempre dormiva con Sua Maestà: etiam do episcopi monsig. de Angier et uno altro. Monsig. episcopo di Samallo et monsig. di Beucher erano governadori apresso la sua persona de l'impresa, come ho scritto di sopra. Et ne l'intrar in Pisa havea 500 arcieri attorno, et 200 zentilhomeni franzesi li va dintorno, et lui in mezzo, per la sua guardia. Monsig. di Mompensier, ch'è capitano a tal impresa, è il primo di andar con le sue zente in le terre, avanti vi entra la persona dil Re. Et el Re allozò in la caxa di Piero de Medici, dove li era preparato. Et è da saper che qui in Pisa, entrato monsig. di Mompensier, volendo visitar Francesco Secco, che era suo barba, per sua moglie ch'è sorella dil marchese di Mantoa, zoè di ditto Mompensier, non volse parlarli per esser stato rebello dil suo cugnato, ymo più che alcuni de li soi. Partito che fu Francesco Secco di Pisa, et venuto a Lucca, dove havea mandato il bon et miglior dil suo, per dubio di quello l'intravenne, Franzesi andono alla caxa sua per metterla a sacco, et cussì la messe di quello trovono, che furon vittuarie et poche robbe. Annibal Bentivoj andò a Fiorenza, et el sig. Franceschetto a Zenoa.

La Domenega, fo 9 dil mexe, andò per la terra il Re, vedendo le do cittadelle, el Domo, el Campo Santo, el sito di la terra, et ogni altra cosa; sempre a cavallo. Et per seguir il mio consueto, alcuna cosa di Pisa qui voglio scriver.

Pisa è città in Toscana dignissima, et zerca 1700 anni avanti lo advenimento di Christo fo edificata da Greci, i quali veneno da Pisa de Archadia, come (dice) Strabone; et edificono questa Pisa in Italia. Et zà fu potentissima, non a tempo de Romani, ma poi che Populonia et Luna città furono guaste, comincioe, et in tempo di Carlomagno imperadore havea sotto il suo dominio molte isole et la cittade de Jerusalem. Ma poi per soe discordie nel 1400 da Fiorentini soi emuli fue sottoposta, et d'indi fino al presente sempre è stata. Et Fiorentini, per trattato di uno Joanne Gambacurta, essendo col campo attorno stati gran tempo, el zorno de Santo Dionixio, ch'è adi 9 Ottubrio, intrò; nel qual zorno ogni anno in Fiorenza si fa sollemnità grandissima, dannosi pecunia deputata, vestissi duodecim giovenette povere, si fà processione, et ciò in memoria di tanto beneficio et vittoria, et si corre uno bellissimo palio. Or qui in Pisa la chiesa cathedral di Santa Maria è bellissima, il cimiterio chiamato Campo Santo, dove è di quella terra di Jerusalem, et ivi è posti li corpi de morti, et in termine di tre zorni non vi si trova più ossi, e tutti vanno in polvere.

Pisani, desiderando molto la libertà, per la subietione havevano da Fiorentini, deliberono provar si potevano ridursi in libertà, et prima praticato con li sig. Gran Maestri et Baroni dil Re allozati in diverse caxe, dove li patroni de ditte caxe exortaveno quelli li dovesseno esser propicii, et etiam col sig. Galiazzo di Sanseverino, che poi tornato dal Re mai si partì da Sua Maestà, et steva quasi come ostaso di la fede dil sig. Ludovico; et ancora praticò con Don Alphonso fiol dil Duca di Ferrara primario, che, zonto el Re propinquo a Pontremolo, venne da Sua Maestà, et con quello andava verso Roma, et etiam con suo fratello don Ferrante, che stava in corte di esso Re.

Ma lasciamo questi Pisani praticar, et quello successe questo zorno scriviamo.

Adi 12 ditto, Fiorentini mandò 4 ambassadori al Re, i quali fonno lo episcopo di Volterra, Francesco Soderini, lo prothonotario Capponi et do altri lo nome di qual a mi è incognito; et venuti dal Re a Pisa li exposeno quattro cose. La prima li apresentò el fio, fo dil sig. Carlo di Faenza. La secunda per ricercar la liberation di Marino Tomaselli, orator dil re Alphonso, el qual era stato lì a Fiorenza gran tempo, et in questi zorni con la fede de Fiorentini publica era uscito de Fiorenza, et stava in uno castello, et Franzesi lo prese et menò dal Re, taia ducati 400. Questo fevano Fiorentini per dubito, Alphonso non facesse questo medemo al loro ambassador si ritrovava a Napoli, et etiam per le mercadantie havevano in Reame. Et tertio per sollicitar la sua intrata in Fiorenza, et satisfar il desiderio dil populo, advisando Sua Maestà di la carestia di vittuarie vi era. Quarto et ultimo, perchè si provvedesse a li danni et disordini nel paese fatti. A le qual richieste el Re rispose: primo quanto al sig. Carlo li era molto a grato, et voleva per suo; secondo poteva tenir Marino Tomaselli, per esser orator dil suo inimico, appresso di lui, per haverlo preso fuora di la terra di Fiorenza; tertio che l'entreria presto; et quarto che daria remedio a li desordini. Et cussì, habuto tal risposta, ditti ambassadori ritornò a Fiorenza.

Ancora zonse 4 ambassadori di Zenoesi al Re, venuti per la reintegration di le terre sue teniva Fiorentini, le qual era ne le man dil Re. Ai quali fo deputati li auditori, et expediti ritornono da poi a Zenoa.

A dì 10 Fiorentini bandite la caxa di Orsini, et svalisono la compagnia dil sig. Paulo Orsini nominato di sopra.

Ma Pisani, che erano pur vigilanti al fatto loro, la Domenega de sera, che fo 9 Novembrio, li principal cittadini andono a caxa a trovar il Re; et uno di loro fece le parole, pregando Sua Maestà Christianissima li volesse difender et cavarli de man de Fiorentini, dimostrando la subietion havevano: concludendo, volevano esser in libertà, et che dovea bastar a Fiorentini del 1406 in qua haver quella povera terra posseduta, et che volevano esser sempre suposti a soa regal corona. Unde el Re, mosso a compassione, exhortato da li soi che lo consigliava, fo contento di farli quanto domandava; et cussì tutti li Pisani in quell'hora medema, che erano molti reduti per udir la voluntà dil Re, comenzono a cridar: Franza! Franza! facendo per la terra grandissimi rumori in quella notte, et luminarie de fuogi, et corseno al ponte vecchio, ch'è uno dei tre ponti è sora l'Arno, ch'è uno fiume nominatissimo passa per Fiorenza, et qui mette in mar, et rumpeteno una colonna sopra la qual era uno marzocco di pietra, ch'è la insegna de Fiorentini, et quello rotto di la colonna, lo ligono con corde et strassinò per la città, et poi fense de brusarlo mettendovi fuogo intorno; demum lo buttò ne l'Arno, et cussì molti marzocchi per Pisa ruinorono et spegazono, et era uno bellissimo veder l'allegrezza dimostravano Pisani, sì donne come homeni. Ancora quella notte, davanti la casa dove era il Re, fo fatto grandissime feste et fuogi pareva zorno. Et il Re stava a la finestra, et ne havea grande piacer. Et il capitano de Fiorentini era lì in Pisa, chiamato Serristorio de Serristori, et li tre consoli fiorentini, i quali devano ragion, fonno discacciati, et andono via con il resto de li custodi dil Stato Fiorentino. Et conclusive si reduseno in libertà, et mandono a tuor a Lucca li soi ordini, per governarse come facevano Lucchesi. Et da poi che il Re fo partito di Pisa, el zorno medemo che fo 10 Novembrio, Pisani si redusseno in consiglio, et fece 6 signori antiani, et X signori di la Balia et il Confaloniero: mandò compitamente fuora le gente de Fiorentini, tamen fece uno edito quelli rimaseno per il Re al governo di Pisa, che nominerò di sotto, che a Fiorentini nè a loro nè al suo haver fusse fatto alcun dispiacer; ma libere dovesse andar et uscire di la cittade. Et ancora in Pisa dove era marzocco di piera, al ponte ditto di sopra, messeno una bandiera con l'arma dil Re di Franza; et etiam a la gabella dove si levava il stendardo con el zio (giglio), ch'è l'arma de Fiorentini, levono l'arma dil Re con tre zii (gigli) et di sopra la corona. Qui in Pisa el Re lassò do commessarii franzesi, chiamati uno monsig. Zuan Rabot, uno di signori dil Parlamento de Garnoboli, et monsig. Zuan Fier dottor in leze, suo consier; et ancora volse el Re tenir la cittadella nuova, ch'è la più forte, et Pisani tenisseno la vecchia, et ivi lassò uno de soi capitani, chiamato Sariachi, che fu quello vardava el castello di Perpignano, al qual commise fusse capitano de Pisa, de Livorno et Pietrasanta, dove etiam era alcuni franzesi in governo de quelli lochi.

Et essendo stato el Re uno zorno et do notte in Pisa, el luni da mattina montò a cavallo e partite per Fiorenza, et andò ad allozar a Empole, mia 25 lontan de Fiorenza, poi a Ponte Segna, mia 20 lontano, dove stette 6 zorni, zoè fino a l'altro luni, che fo a dì 17 Novembrio, che intrò in Fiorenza: questo perchè voleva aspettar che 'l suo esercito si ponesse in hordine, et che armati intrasseno in la terra per più magnificentia. Et el zorno da poi partì el Re di Pisa, vi gionse in Pisa, partito di l'armata di Zenoa, el cardinal San Piero in Vincula, che veniva a trovar el Re. Et come per lettere di Zenoa se intese, questo a dì primo Novembrio partì di Zenoa con do galie, et venne a trovar el Re. Etiam el Principe de Salerno a dì 3 partite, et venne a parlar con Soa Maestà, et subito tornò a Zenoa per montar su alcune nave si preparava, et andar a dismontar in Reame. Or questo Cardinal, per haver le gotte, si faceva portar da quattro persone, allozò in Pisa al monasterio di San Michiel, poi andò a trovar el Re a Ponte Segna, et con lui intrò in Fiorenza, et seguitollo fino che 'l Re intrò in Napoli. Et mentre che el Re dimorava lì a Ponte Segna, Pisani li mandono alcuni ambassadori, pregando Soa Maestà volesse confirmar el Studio in Pisa, cussì come prima era et Fiorentini lo tenevano, et dil suo pagavano li dottori lezenti. Unde, mancando il dominio loro, ex consequenti mancò el lezer et stipendio di dottori: la qual cosa per honor suo Pisani volevano pagar loro, a ciò vi fosse il Studio. Ma el Re, per esser implicito di altre faccende, allora non deliberò cosa alcuna. Et è da saper che quivi veneno li quattro ambassadori ultimi de Fiorentini, li quali scrissi di sopra che andono dal Re a Pisa, ma la verità è che fonno qui a Ponte Segna. Ma lassiamo qui el Re, et a le cose intervenute in questo tempo in altre parte de Italia scriveremo.

Quello seguite a Roma in questo mezzo.

A Roma el Pontifice, vedendo el prosperar dil Re, era molto di mala voglia; l'armada di Zenoa si approximava al Tevere, come dirò di sotto; terminò di far alcuni fanti per custodia di Roma; et vedendo Fiorentini li davano passo, et quello seguiva in Toscana, non sapeva che farsi: et però cum Paulo Pisani ambassador veneto spesso consultava, pregando scrivesse a la Signoria non lo volesse abbandonar. Molto dubitava di esser privato dil Papato, o ver da li cardinali teniva dal Re fusse eletto uno altro Papa, et seguir scisma, come in diversi tempi in la chiesia sono state, per numero 23, dal 234 fin 1444, secondo si leze ne le historie: et però feva il tutto per haver li cardinali con lui, et con monsig. Ascanio vice cancellier spesso lo mandava ad exortar volesse ritornar a Roma, et cussì esso Ascanio deliberoe venir in Roma, ad abboccarsi col Pontifice, et veder si poteva conzar le cose, che desse il passo al Re di Franza. Et venuto a Marino, castello de Colonnesi, mia X da Roma, per ostaso el cardinal Valenza, nepote dil Papa, Ascanio a dì 2 Novembrio intrò in Roma di sera. Li andò contra el cardinal Monreal, nepote etiam dil Pontifice, et la fameia di Sua Beatitudine, et andato dal Papa stette in colloquio fino a mezza notte, poi il zorno driedo andò in concistoro, et, statim disciolto, si partì et tornò a Marino, havendo dormito quella notte in palazzo dil Papa. Et qui a Marino erano le zente de Colonnesi redate, et aspettavano Antonello Vitelli soldato dil Roy con squadre dodexe.

In questi zorni lì a Roma el banco de Medici fallite per ducati 100 millia, et fo dapoi el cazzar Piero di Fiorenza. El cardinal di Siena fra i altri have botta di ducati undese millia; et el Papa fece salvoconduto a Medici per mexi 6.

Come l'armada dil Re di Franza andò nel Tevere a Hostia et ritornò a disarmar.

Sì come scrissi di sopra, l'armada dil Re di Franza era uscita di Zenoa, et, in questo mezzo che 'l Re prosperava in Toscana, venuta a Neptuno, da la longa si veteno (videro) con quella dil re Alphonso, tamen non si volseno apizar (attaccare) dubitando forsi una di l'altra. Et questa dil re Alphonso prese do galie de Franzesi, come dirò scrivendo quello faceva el Re preditto, et andò in porto a Gaeta. Ma quella di Franza, per lettere di Roma di primo Novembrio, se intese esser zonta a San Severo, fra Civitavecchia et Hostia, dove dovea metter le zente in terra: et poi, per lettere di 3, ditta armada si divise in tre parte: galie 18 intrò nel Tevere fino nelle fosse di Hostia, et ivi messe zente nova franzese, adeo che fo perso la speranza di rehaver Hostia più indriedo; etiam altre zente per terra andò a trovar el campo de Colonnesi. L'altra parte, che era 4 nave grosse, rimase a Monte Arzenton. El resto a uno porto vecchio, lontan de Neptuno mia 4. Et di gran zente de ditta armada dismontò in terra, et a dì 4 Novembrio la nave Salvega, con le altre do nave che, come di sopra è scripto, andono alle Specie, ritornono a Zenoa, dove si preparava 7 nave per il Principe di Salerno. El qual a dì 11 ditto montò su ditte nave con fanti 3500, e verso Calavria navigò, perchè era molto amato da tutta quella riviera, et li soi di Salerno lo aspettavano con gran iubilo: et poi a dì 17 Dezembrio ditta armada ritornò a Zenoa et disarmò, nè restò in mar salvo le nave andate in Calavria con el Principe di Salerno, tra le qual la nave Salvega che era grandissima di botte....

Cose seguite a Milano da poi la tornata dil Duca dil mexe di Novembrio 1494.

Et a Milano essendo ritornato el Duca, è da saper che a dì 9 Novembrio el Pontifice li scrisse do brievi, congratulandosi di la sua creatione, dolendosi di la morte dil nepote; et cussì scrisse prima al cardinal Ascanio, vice cancellier, dolendosi et allegrandosi dil fratello, esortandolo volesse scriverli che fosse quello mettesse paxe in Italia. Item cardinali molti li scrisseno al Duca lettere congratulatorie, et a dì 11 el re Alphonso li scrisse, date in campo a Mola, si dolse etiam di la morte di suo zenero, et si congratuloe dicendo volea mandar suo ambassador di brieve.

A dì 17, a hore 17, el ditto sig. Ludovico duca, per hora astrologica habuta dal suo maistro Ambrosio, scrisse di sua mano el titolo volea li fosse dato et subscritto nelle lettere, el qual diceva: Ludovicus Maria Sforcia Anglus Dux Mediolani Papiae Angleriaeque comes ac Genuae et Cremonae dominus. Et è da saper che in questo titolo variò di quello faceva li altri, et suo padre duca Francesco, suo fratello Galeazzo et il nepote Zuan Galeazzo; però che questi tutti se intitulono vicecomes et non anglus, zoè di la caxa de Viceconti. Ma questo Duca, volendo imitar el titolo del duca Filippo suo avo materno, si chiamò Anglo. Di dove vien tal nome di Anglo, saria longo qui descriver; pur a ciò el tutto se intenda, scriverò una epistola venuta de Milano, la qual tal cosa dilucida assà bene.

Epistola Caroli Barbavarae Mediolanensis ad Bernardinum Figinum Veneciis commorantem.

Scribis eleganti epistola, quam ab te hodie accepi, fuisse non paucos ex patriciis Venetis, a quibus es interrogatus quid causae sit, cur novus Princeps noster excellentissimus Ludovicus, suppresso Vicecomitis familiae nomine, Anglum se appellet; et Unde dictio illa emanet, tibique propterea gratissimum fore, si quod in ea re a nobis sentiatur literis aperuerimus, ut amicorum postulationibus, cumulatius quam forte hactenus egeris, facere satis queas. Tibi primum debeo non mediocriter, qui ex tui in me amoris magnitudine multo magis quam par sit mihi deferendum existimes; non ego enim ex parte vel minima is sum quem tu opinaris, et esse non dubito pro bonitate tua cuperes, quia quicquid essem, tuo semper nomini affectissimum, sicut virtus egregia qua praestas exposcit, offenderes. De re autem quam intelligere expetis, etsi certi nihil tam apud nos non dilucide magis quam apud vos scribi possit, tamen quid in hominum corona de re ipsa loquencium dici hactenus diversis judiciis audiverim, tibi nequaquam reticendum puto. Quod Anglum se appellet Princeps noster, facta nominis familiae Vicecomitis soppressione, ea est ratio communi omnium opinione, quod in hoc ducem Philippum emulari, qui et Anglum se appellabat, nulla familiae Vicecomitis facta mentione, decreverit. Qua autem de causa Anglum Princeps ille se vocaverit, alii aliud pro cujusque ingenio et rerum cognitione sentiunt. Sunt enim qui dicant in Anglia regione oppidum Anglum nomine per comites nonnullos olim possessum, cuius regimini nequeuntes ipsi aliis rebus impliciti vacare, aliis vices suas in eo regimine demandabant, ac propterea eos non Anglos solum, sed Vicecomites etiam tamquam vicarium comitum gerentes in loco illo appellari se curasse, ex quibus postea majores ducis Philippi natalem traxerunt. Alii ducem Philippum ex eo Anglum appellatum autumant, quod vel Princeps ipse vel ejus praedecessores cum Rege tum Angliae imperanti affinitatem contraxissent, ac propterea in eius rei memoriam Angli cognomen illis retinere visum est. Quidam vero longo secum dissentientes, ajunt cum Antenore qui ex Trojae excidio in Italiam concedens, Patavium condidit, quemdam Anglium nomine virum clarissimum ad partes has quoque profectum extruxisse Angleriam locum, a quo tum comites, qui Mediolanensium duces fuere, appellati sunt, voluisse ex eo ducem Philippum se Anglum nuncupari. Quorum omnium opinionem neque laudandam neque improbandam mihi censeo, etsi nulla earum digna ratione inniti videatur. Sed ubi tu vel patricii isti aliquam ex illis non rejiciendam prorsus censueritis, ex parte aliqua satis vobis fecisse, postquam veritas rei ex nullis litterarum monumentis quae extant intelligi potest, plurimum gaudebo. Ad haec illud tibi quoque declarare nequaquam omittendum sum ratus, ut quicquid in re fit teneas, non defuisse ex plebeis nostris aliquos temere et non ratione ut nosti dicere quicquid velint solitos, qui principem nostrum ex eo se Anglum appellari velle, supresso vice comite, asserant, quod non tanto illos posthac quanto hactenus sit facturas. Verum, quid dicant, tanquam prorsus delirantes, nesciunt. Nam ex quo ad Ducatum hunc et imperium promotus est, Vicecomites nonnullos et senatoria dignitate et magistratibus aliis decoravit. Adeo quod eos ab illius Excellentia non minores fieri quam antea perspicuo pateat. Vale. Ex Mediolano X Decembris 1494. Vester Carolus Barbavara. A tergo. Venerabili decretorum doctori honor. Domino Bernardino Figino, dentur Venetiis.


A dì 17 Novembrio el Duca di Ferrara, essendo stato 17 giorni in Milano, tornato el zenero dal Re è stato con lui 4 zorni, havendo fatto far a maistro Zanin, fiol dil quondam maistro Albergeto, tre modelli de passavolanti, uno al modo franzese et do a diversi modi; habuto in dono dal Duca 100 miera de metallo, el qual era sta comprà per construir el cavallo in memoria dil duca Francesco, el ditto rame fece condur a Pavia, poi per Po a Ferrara, et etiam ditto maistro Zanin, vi andò con lui per far artegliarie, se partì de Milano, et ritornò a Ferrara per Po nella sua ganzara. Ma non pretermetterò di scriver, licet non sia in proposito, quello a dì 18 ditto a Ferrara accadete: che la notte in la loza, dove el Vicedomino di la Signoria (per antichi capitoli, confirmati da novo da poi la guerra have con ditta Signoria) dà ragione, et è uno San Marco depento, et alcuni scapestri vi andò dentro ditta loza, cavò li occhi a ditta imagine di San Marco, et fece alcune altre poltronerie, dimostrando el cattivo animo avea verso la Signoria. Ma la mattina inteso questo da Zuan Francesco Pasqualigo dottor et cavalier vicedomino era lì in Ferrara, si andò a doler al sig. Sigismondo fratello dil Duca, che tunc in Ferrara era rimasto governator. El qual mostrando haver a mal, ordinò fusse fatto una crida e dato di taglia ducati 25 a quelli accuserà li malfattori. Tamen non se intese. Et zonto el Duca a Ferrara, a ditto vicedomino fece gran dimostratione di benivolentia, che era cosa mirabile; et questo faceva vedendo che 'l Re non li havea atteso a le promesse, però che sperava far qualche novità et rihaver el Polesene.

A dì 18 ditto a Milano fo fatto le exequie dil Duca morto, però che ivi è tal consuetudine, et uno si fa nel settimo, l'altro nel XXX zorno. Vi fu el marchexe Hermes suo fratello con li oratori et consieri dil Duca, et tutti cittadini de Milano.

A dì 19 Novembrio zonse in Milano el tesorier di Bertagna, ambassador dil Re di Franza, con cavalli 14: fo judicato venisse per danari dal Duca, li qual è da creder che li fusse dati.

A dì 20 venne Bernardo Rucellai ambassador de Fiorentini a Milano a congratularsi col Duca, et poi ritornò a Fiorenza.

A dì 23 venne el sig. Constantin Arniti con tre altri ambassadori dil Marchexe di Monferà a congratularsi con ditto Duca.

A dì 22 venne Anzolo Serragli, secretario de Fiorentini, et con el Duca parlato lungamente etiam ritornoe a Fiorenza.

A dì 25 zonse un fio del magnifico Zuan Bentivoi da Bologna a Milano per congratularse, sì per nome dil padre quam per Bolognesi.

A dì 24 in Milano arrivò madonna Chiara di Gonzaga, sorella di questo marchexe di Mantoa et moglie di monsig. di Mompensier, con cavalli 50; veniva da Lion per venir a Mantoa. Allozò in castello, fo molto honorata dal Duca et Duchessa; et poi, partita, andò a Mantoa, sì per starvi quam per esortar el fratello fusse cum el Re de Franza, el qual era al soldo di la Signoria za anni avanti, et havea ducati 30 millia a l'anno, come sarà scritto di sotto scrivendo di lui. Questa stette sempre a Mantoa honorata assà dal fratello, et el marito seguiva l'impresa di Napoli. Quello di lei seguirà scriverò poi.

Quello faceva re Alphonso in questo tempo.

El re Alphonso, come ho scritto di sopra, andava per Reame promettendo privilegii, facendo concessione, carezzando li populi, et provvedendo a li passi necessarii. Et essendo a Trajetto a dì 15 Novembrio si partì con l'ambassador di la Signoria pur in compagnia, et andò a Gaeta, essendoli venuto nova che don Fedrigo con la sua armata di 40 galie esser ivi arrivato, havendo preso do galie franzese che stevano forte per mezzo una rocca de Colonnesi; qual erano scorse lì per fortuna. Fo tratto gran colpi di bombarde di la rocca et di ditte galie, ma li nemici si butono a l'acqua e nudarono in terra, et le galie fonno prese vacue de homeni, salvo cerca 25 che erano rimasti per non saper nudare. Or ne l'intrar dil re Alphonso in Gaeta, li venne contra don Fedrigo do mia fuora di la terra, et ne l'intrar fo tratto assà bombarde di le galie era nel porto: le qual allora era galie 38, fuste 3, arbatoza una et do galie disarmate prese da i nemici, et Villamarino corsaro homo dil Papa con tre galie. Et qui el Re stette 6 zorni.

A dì 21 el ditto se partì di Gaeta e tornò a Trajetto. El zorno sequente fo gran fortuna, si ruppe nel porto di Gaeta do galie et andono a fondi; et in quel dì etiam per disgratia se impizzò (accese) fuogo in la polvere di bombarda di una altra galia, et quella brusò con zerca 40 homeni tra quelli erano in ferri e sotto coverta: il resto si butò a l'acqua, et scapolono la vita. Et la furia dil fuogo durò zerca mezza hora. Fu cosa miserabel et di gran compassione et gran augurio al povero re Alphonso. Et in breve zorni ditta armada disarmò.

A dì 26 uno ambassador dil Turco, homo di gran reputation, intrò in Trajetto, dove era el Re, con 40 cavalli et 10 zentilhomeni turchi tutti vestiti di seda a fiori d'oro, benissimo in ordine. Li andò contra l'ambassador de Venitiani, con molti baroni dil Re et tutta la corte, uno mio fuora. Questo era dismontato però che passò da la Valona, et a cavallo venne che fo una maraviglia. Et exposto la sua imbassada come il suo Signor li voleva dar ajuto, et che stesse di bona voia. Tamen il soccorso non venne mai, perchè Turchi non se fidava de passar in Italia. Et fo divulgato el re Alphonso li voleva dar ne le mani Otranto et Brandizo. Or ditto ambassador andò di longo poi a Napoli, dove stette qualche zorno fino have risposta dil suo Signor.

A dì 30 el Re si partì di Trajetto, passò el Garigliano, poi per rocca de Monte Ragon (Mondragone), venne a Castellamar del Volturno mia 20 da Trajetto, et a dì 1 Decembrio partì de qui et andò a disnar a Patria, dove è uno passo con uno ponte longo de legnami e una torre, et è ditto il lago di la Patria. Et a dì do andò a Cime mia 8, poi a Pozzuol dove sono li bagni assà nominatissimi, et andò per barca mia 3 a veder una fortezza feva far el Re in cima de uno monte, come di sopra ho scritto; poi per la Grotta ritornò in Napoli, dove questo tempo era rimasto al governo uno Vicerè, essendo stato fuora do mexi compiti.

A dì 5 Decembrio el cardinal di Zenoa Paulo de Campofregoso venne a Napoli contra el Re. Questo era stato su l'armada, et poi a Roma, et stette in Napoli sin a la intrata dil Re di Franza, et poi con esso Re si fece benivolo.

In questo tempo el re Alphonso fece far una fortezza sopra el monte San Martino, et cavar le mure si aggiongeva a Napoli, qual abbrazavano tutto el monte de San Martino sino al Castel novo: gran cavamenti et muraglie fece far in pochissimi zorni.

A Venetia quello seguite.

Gionse a Venetia a dì 18 Novembrio Piero et Juliano de Medici, et el sig. Paulo Orsini cugnato di Piero, vestiti incogniti con curacine indosso. Arrivò in casa di Lippomani dal Banco patricii veneti, con i qual havevano gran amicitia: et la sera andono in palazzo dal Serenissimo Principe, con el qual conferito, dimandò licentia di poter menar con loro X armati per caxon di la taja havevano su le loro persone, la qual ancora non era stà levata, come fo di poi a requisitione dil Re, et cussì per el Consiglio di Diese fo concessa licentia. Unde si vestirono in habito assà honesto, con veste curte di zambeloto negro et cape paonazze, con capironi di velluto di sopra, berrette in testa et la spada cadaun sotto, et cerca X provvisionati soi fidatissimi con spade driedoli. Et a dì 20 ditto da mattina andono in Collegio da la Signoria, dove, secondo el consueto di quella, fonno ben visti et carezzati. Demum volseno venir a veder el Gran Conseglio, et venneno con li soi armati, et loro con le spade sotto sentono presso el Principe su el mastabè. Or zonto ditto Piero qui, subito monsig. di Arzenton, ambassador dil Re di Franza, lo andò a trovar a caxa di Lippomani, col qual conferite molte cose. Li fo portato da soi ancora assà zoje, danari et alcune medaje d'oro, le qual lui molto stima. Et etiam vi zonse una baila con uno puttin de anni do, fiol de ditto Piero, el qual fo trasforato de Fiorenza; tamen la madre era lì in uno monasterio, et non molto da poi el Re li mandò uno de soi fino a qui a trovarlo, et notificarli dovesse andar a trovar Soa Maestà con lettere di salvocondutto, et cussì da poi alcuni zorni esso Piero partite di Venetia con il cugnato, et andò a trovar el Re presso Roma, et Juliano restò a Venetia, come dirò di sotto, et poi lo andò a trovar.

Vedendo Venetiani questo Re di Franza prosperar felicemente, et che Fiorentini erano accordati, et havea gran exercito, li padri dil Collegio se ridusevano diuturnamente, et nel Conseglio di Diese tramavano gran cose, et per vedere si potevano pacificare le cose et operarsi in metter paxe in Italia, come voleva pur el Pontifice. Terminono a dì 20 Ottubrio, et elexeno nel Conseglio di Pregadi do ambassadori a ditto Re, et che andasseno con lui fino a Roma: i quali fonno Antonio Loredan cavalier, che za alias a suo padre re et a tempo di la sua incoronatione in Franza vi si trovò ambassador, et ricevette da questo Carlo re le insegne de la militia. L'altro fu Domenego Trevixan cavalier, i quali, benchè fusseno dil Consiglio di Diese et si potevano excusare, pur per servire la Republica libentissime acceptono, et fu decreto nel Conseglio di Diese non menasseno niun patricio con loro, et de lì a zorni IX partiti, fatto la via di Ferrara dove dal Duca li fo fatto grande honor, erano cavalli 40, et Francesco da la Zuecca secretario, et zonseno a Fiorenza dove era el Re a li 21 Novembrio; nel qual zorno lì in Fiorenza seguite certa commotione dil populo, et però non fonno ne l'intrar honorati, come dirò di sotto.

Ancora deliberorono di mandar do solenni ambassadori al Duca de Milano, sì per allegrarsi di la sua creatione, quam per conferire con lui in secreto alcune cose, et operar quello poi uno di loro operono. Et a li 13 Novembrio nel Conseglio di Pregadi elexeno Battista Trevisan, era Avogador di Comun, et Sebastian Badoer cavalier, era Savio dil Conseglio, patricii di gran reputatione et dottrina: i quali a uno tempo a la gubernatione di la città patavina fonno rectori integerrimi. Et partiti a dì 21 ditto, zonseno a Milano a dì 7 Decembrio, et dal Duca preditto fonno molto honorati. Li venne contra et li allozono in Castello, dove era benissimo preparato: ai quali fonno presentate le chiavi dil castello, offerendo el Duca et tutto el Stato a comandi della illustrissima Signoria. Et poi, data grata audientia, el Duca partì et andò a Vegevene, et ditti ambassadori restono a Milano; tamen Zorzi Negro loro segretario andava da Milano a Vegevene a conferir con el Duca, fino che 'l ritornò in Milano, come scriverò più avanti. Ma Zorzi Pisani dottor et cavalier era lì a Milano prima ambassador, habuto licentia de ripatriar, ritornò per Po a Venetia, et zonse a dì 20 ditto, et espose quello in la sua legatione havea fatto, oltre le publiche lettere continue scritte di quello succedeva. Et Battista Trevisan preditto, di uno catarro che li discese, in breve hore si soffegoe, et a dì 24 de ditto mese di Decembrio, a Milano, morite in hore 10, che fo la vezilia de Nadal, et fo fatto le esequie, come dirò più diffusamente al loco suo. Et il corpo poi fo mandato a Venetia a San Stephano. Adoncha rimase solo ambassador Sebastian Badoer, el qual benissimo si portò, ita che reduse el Duca a far quello volse la Signoria.

Oltra di questo, a dì 14 Novembrio, nel Conseglio di Pregadi messeno quattro decime: do al Monte vecchio, le qual son donate a la Republica; et do al Monte novo, et di queste si ha ducati 5 per cento a la camera d'imprestidi de utilità a l'anno, fina sia restituido el capitale, secondo el consueto. Et fo astretto fusse pagate una dil Monte vecchio et una dil Monte novo per tutto el mese presente; le altre do per tutto el mese di Decembrio, et, passado el termine, quelli non havesseno pagado dovesseno pagar con pena di X per cento. Et cussì fonno ritradi assà danari, li quali fonno posti a le Procuratie di San Marco, per spender a li bisogni. Questo è uno ordene se observa per trovar danari a Venetia da li soi cittadini, senza toccar le publiche intrade: zoè pagano la decima di la intrata che hanno, et quelle decime dil Monte novo non sono perse ma hanno utilità, et con tempo li soi danari se restituiscono, et questo cavedal si puol vender et vendesi 90 et più ducati el cento, et hora più et hora manco secondo li tempi. Et za è stà visto con decime sole poste haver sostenuto guerra contra molti, maxime quella del 1482 col Duca di Ferrara aiutato da tutta Italia, che durò tre anni; nel qual tempo fo poste decime: come tutto ne la ferrarese guerra per mi descritta et intitulata al Serenissimo Principe Jo. Mocenigo nostro, chiaro el tutto se vede.

Ancora feceno molte provvisione per recuperar danari; le qual per non esser in proposito pretermetterò de scriver. Et fo preso di augumentar al tempo nuovo l'armada marittima era fuora, capitano Antonio Grimani, et armar XV galie sottil, zoè X in Candia, una a Retimo, una alla Cania et tre a Corfu; etiam nave grosse di Comun et altre vele. Et preseno di far 2000 stratioti, et commesseno al zeneral li scrivesse in la Morea, dove sono gran copia; et li fo mandati danari. Fo ordinato a li patroni di l'arsenal dovesseno preparar li arsilii per mandarli a tuor; oltra di questo preseno di far 3000 cavalli, per augumentar fino al numero de X millia cavalli, et fo scritto in diverse parte per assoldar zente. Et fo scritto a li capitanei di le terre dovesseno far con Hieronimo de Monte vice collateral zeneral, el qual da poi la morte de Mariotto suo padre exercita tal officio, le mostre a li soldati allozati in quelli territorii: et cussì inteseno la verità dil numero di cavalli havevano la Signoria; et fo preso di crescer uno piatto per lanza, che prima era tre soli cavalli per homo d'arme. Le sovvention fonno date, come ho scritto di sopra: a quelli mancava cavallo grosso ducati 60, et per li piatti ducati 25 per uno. Mandono li Savii di terra ferma in diversi luoghi in terra todesca a comprar cavalli, per dar a nostri condottieri. Oltra di queste provvisione, feceno pratiche per condur qualche valente homo per capitan zeneral, Zuan Jacomo di Triulzi o el Conte di Petigliano. Alcuni patricii voleva altri: uno maior Blas ongaro, che fo gran capitano dil re Matthias di Ongaria, et etiam uno so fiol de ditto re Matthias, chiamato el bastardo de Ongaria, homo illustre et de grandissimo inzegno et dal Governo in exercitii bellici saepius experimentado in quelle parte contra Turchi: ma non fo concluso nulla. Tamen condusseno el conte Antonio, fiol dil duca Federico de Urbin, natural, de anni cerca 45, con cavalli 400 et 40 balestrieri a cavallo, et uno altro chiamato Zulian de Carpi, etiam homo di età, con cavalli 400. Questi Signori da Carpi alias fonno per soi meriti creati nel numero del Mazor Conseglio de Venitiani. Hor questi do condottieri, habuto la conduta et danari, si messeno in ordine, et fece zente per tempo novo, et venneno ad allozar in Brexana.

In questo mexe di Novembrio a dì 21 zonse a Venetia uno ambassador del sig. Bayzeth, Gran turco, el qual a dì 27 andato in collegio al Prencipe presentò alcuni presenti mandava el suo Signor a la Signoria, zoè panni d'oro alla turchesca, de li qual fo fatto paramenti di preti et panni di altar a San Marco. Et expose, da poi presentato la lettera di credenza, come era stà mandà dal so Signor per visitar la Signoria, come so buon amico, et per intender la verità di questo Re di Franza, et che al so Signor era stà referito che non solamente veniva in Italia contra el Re de Napoli, ma poi per venir contra di lui, benchè poco lo stimava, et simile parole usò. Unde li fo risposto sapientissimamente per el Principe; et poi lo vestiteno d'oro, donatoli altre veste di seda, et la sua famiglia vestita di scarlatto secondo il consueto, si partì et ritornò a la Porta dil suo Signor a Constantinopoli. Questo ambassador partì et venne insieme con do altri ambassadori dil suo Signor: uno che andò al re Alphonso, come ho scritto di sopra; et l'altro al Papa, a portarli il tributo li mandava ogni anno, ch'eran ducati 40 millia d'oro venitiani, per causa el tenisse con custodia suo fratello Gem, el qual da li soi populi era molto desiderato, per esser huomo bellicoso imitante le vestigie paterne. Or ditto ambassador, insieme con Zorzi Buzardo orator dil Pontifice era stato al Turco, smontato in Ancona per andar per terra a Roma, a presso Senegaja, adi 20 Novembrio, dal prefetto di Roma, fratello dil cardinal San Piero in Vincula, el qual era a soldo di la Signoria con cavalli 400, fo assaltato et toltoli li ditti ducati 40 millia, et alcune lettere trovò in le man dil preditto Buzardo, el qual etiam lui fo preso, et conclusive fece un bon butino. Ma ditto ambassador dil Turco, per esser ben a cavallo, fuzite et ritornò in Ancona, et scrisse a la Signoria et a Roma quello li era intravenuto. Ma el sig. Francesco di Gonzaga marchese di Mantoa per esser molto so amico, zoè del sig. Turco, et etiam spesso l'uno et l'altro si manda presenti, et la insegna di esso Marchexe è uno turco, et fa cridar a li soi: Turco! Turco! ancora che in specialità con ditto orator havea grande benivolentia, mandò uno di suoi a tuorlo fino in Ancona et menarlo a Mantoa, dove stette alcuni zorni et honorato assà; fattoli bellissimi presenti, venne a Venetia et ritornò dal suo Signor, come dirò di sotto. Ma questo intendendo Venitiani, haveno molto a mal che quelli fusse a loro soldo facesse tal cose, sì per el tributo aspettante a la Santità dil nostro signor Pontifice, quam per la paxe hanno col signor Turco: et li scrisseno in bona forma volesse restituir ditti danari. Etiam mandò a ditto prefetto Alvise Sagundino secretario, a veder si poteva operar. Ma il prefetto rispose prima che, come suo soldato, non havea preso alcuna cosa, ma come signor che era di Senegaja, fatto per Sixto pontifice, et che dovea haver ditta quantità dal Pontifice per suo stipendio li avanzava, et che mai non havea potuto haverli; concludendo non volevano restituir cosa alcuna; ma che el suo Stado et la sua persona era a comandi di la Illustrissima Signoria. Et inteso questa risposta, Venitiani lo cassoe di la conduta havea, la qual zà era quasi finita et no volsero più havesse loro soldo. Et ditto prefetto si accordò con el Re di Franza, et, fatto zente lì in Romagna, fo fatto capitano di l'Apruzo, et andò con le sue zente, et fu causa lì in l'Apruzo di far rebellar molte terre a re Alphonso. Et per questa via si trovò la lettera etiam che el Pontifice mandavi al Turco, o vero instrutione, la quale è scritta di sopra, verificata per mano dil Buzardo sopra nominato.

A Venetia per queste guerre venne gran carestia de biave, unde per li Provedador a le biave, erano Lorenzo de Priuli, Nicolò da Molin et Hieronimo Capello, fo fatto alcune provvisione. Mandono a tuor formenti in Turchia, et ebbeno le tratte dal Signor, et di stera 100 millia; etiam have dal re Alphonso di poter trar di la Puia, et cussì mandono navilii a tuorlo, et poco da poi fo grande abbondantia. Et è da saper, come a dì 9 Novembrio in fontego de la farina mandata la poliza juxta l'editto in Collegio, fo visto non esser più di stera 5000 farine, et a Mestre el zorno avanti si havea venduto lire 7 el ster; unde li padri di Collegio li parse molto di novo, cercando di far ogni provvision acciò ne fusse abbondantia in la terra. Et a caso re Alphonso scrisse al suo ambassador, el qual andato in Collegio offerse a la Signoria la tratta di stera 60 millia di formento di le terre di la Puia, et per questo subito li formenti padovani, valevano ducati uno il ster, calò a lire 5 e soldi 12, et cussì la farina in fontego; ita che da poi fo assà più abbondantia.

A dì 3 Novembrio fo preso nel Consiglio di Pregadi di desarmar 8 galie di Candia, do di Corfù, et quelle de Nicola da cha da Pexaro provedador de l'armada: in tutto numero 12, per essere stato assà fuora. Etiam la nave di Comun, patron Pangrati Zustignan, armata, di botte 1500, e questo per esserli brusado l'alboro da la saetta. Item la barza di Andrea Loredan capitanio di la nave di botte 400, et la barza di Quarner di botte 500, capitano Piero Malipiero. Ergo restava in mar el capitanio zeneral, Antonio Grimani, con 19 galie sole; et cussì fonno disarmate. Et a dì 14 Decembrio Piero Malipiero sopra detto zonse qui, et a dì 17 Nicolò da cha da Pexaro sopra nominato. Et da poi, al primo di Decembrio fo decreto di dar ducati 1000 per uno di sovventione a le galie vecchie erano venute a disarmar, et che si tornasseno in armada, perchè pur era bisogno di armada per queste cose dil Re di Franza, che assà prosperava. Ancora in questo mese nel Conseglio di Pregadi fo preso di condur zente d'arme, et haver a tempo novo cavalli XV millia, et stratioti 2000, come dirò di sotto, et pedoni 10000.

El Re de Franza è da saper havea a la guardia sua sopra carrete 6 falconi, pesava lire 1000 l'uno et trazeva ballotte de lire 8 l'una. Et nel suo exercito havea su carri 20 falconi, et 8 serpentini: et cannon de peso de 7 miara trazeva lire 50 di ferro. Item colovrine 12 di lunghezza piè 4, trazeva lire 32 di ferro. In tutto havea 40 carrette. A Castelcaro era 22 pezzi di artegliaria su 22 carri, zoè 12 falconi, 5 cortaldi et 5 colovrine et ivi era per el Re..... fameio di Michiel Vasier, chiamato controllore et uno Basilio da la Scola vicentino et il gran maestro di l'artegliarie dil Roy etc.

Clarissimo et praestantissimo viro Antonio Grimani procuratori Sancti Marci et classis venetae generali imperatori meritissimo Marinus Sanutus Leonardi filius patricius venetus salutem.

Havendo più volte considerato a cui queste nostre lucubratione dovesse dedicar, et pensandomi di le conditione et qualità tue, clarissime Senator, ho voluto antiponerte ad ogni altro nostro patricio, et el secondo libro di questa gallica historia intitolarti, potissimum per doi rispetti. L'uno perchè in questi tempi al governo di la classe marittima sei stato generale capitano et operasti in augumento di la Republica, maxime nel combatter et acquistar la città di Monopoli in Puia, che era in le mani de Franzesi; dal qual principio seguite a nui per ben de Italia la degna vittoria contra di loro. El secondo rispetto è stato per le dote di Toa Magnificentia, perchè non manco honore mi sarà di haver tal fauctore, che libenti animo legga l'opre mie, quam di haver insudato con grandissima fatica nel componere di questa, licet in lingua materna sia. Et quando mi penso quello sei, non posso star che non dichi qualcosa, a ciò memoria sia sempiterna. Tu primario senator et di età a pena sexagenario, tu a la procuratione di San Marco, tu al governo di la Republica, Savio dil Consiglio sempre in Collegio sei stato, tu in mar Generale Capitano; ergo, terra marique sei operato; tu ditissimo di facultà, la qual cosa istis temporibus sopra ogni altra cosa è extimata; tu padre di quattro figliuoli, che cadauno imita le vestigie paterne; praecipue il maggiore, reverendissimo Dominico, cardinal di la Romana Chiesia, tituli Sancti Nicolai inter Imagines, nuncupato cardinal Grimano; el qual licet zovene sia, non solum in ecclesia è stà honorato, ma etiam in la nostra Republica, sì ne li consigli secreti quam in legatione alla cesarea maestà di Federico terzo imperatore, dal qual ricevette la militia: et essendo dottissimo et non immerito in urbe patavina a le insegne dottoral in una et l'altra scientia assumpto. et in gratia non parum de nostri patricii, volse più presto darsi a la Chiesia, andato a Roma, dove potesse il cristianesimo et la patria sua juvare in omni eventu. Adoncha, quanto gloriar ti dei haver generato questo honore di la zente Grimana, el qual, si Dio li dona vita, spero vederlo nel grado sublime, quod Deus oro id faciat. Degli altri, Vicentio, Hieronimo et Piero non mi extenderò in lodarli, perchè sono conossute loro optime conditione. Quid plura dicam? Experti siamo dil tuo sapientissimo governo in questa pretura marittima, di l'animo grande, volonteroso esponer la vita per honor di la Republica et patria tua. Teste è Monopoli, et chi fu in armata, di quello Toa Magnificentia in quella impresa si operò, come in questo libro etiam lezendo si vedrà. Et se Iddio havesse voluto, come non volse, che nel principio quando in Puia con l'armata a Brandizo ti transferisti, havesti habuto mandato dil Senato di rompere guerra contra Franzesi per la quiete et ben de Italia, come da poi ti fo mandato, sine dubio, con l'armata havevi, con la optima voluntà tua, aresti recuperato brevi tempore tutta quella provincia, con occisione de quegli che contra si fussero opposti. Unde Ferrandino non seria tanto occupato in reacquistare il suo regno. Concludendo adoncha, et pretermettendo più lode di Toa Magnificentia, che in vero longo saria si tutte volesse explicarle, questa nostra veramente fatica di la gallica hystoria, partita in cinque libri, uno di qual a Toa Magnificentia ho dedicato, receverai et lezendo vedrai varie cose et novità seguite in Italia, domente al governo marittimo ti ritrovavi; et sopra tutto la verità senza alcuna adulatione. Longa materia et più longo il descriver, benchè habbi cercato abbreviarla quanto mi è stato possibile. Et si l'opera a Toa Magnificentia piacerà, tanto più mi accrescerà il desiderio di continuar, mentre sarò in vita, quello fortasse da poi questa ne li tempi futuri succederà. Et per non tediare più quella nel leggere questa mia inornata epistola, a Toa Magnificentia infinite volte mi recomando, pregando Iddio vedere a uno tempo, tu a l'ultimo grado nostro, dil qual sei propinquissimo, et il Reverendissimo figliol alla Sede Apostolica, perchè io per la affinità è fra noi etiam degli honori preditti ne parteciparia. Vale, vir clarissime, et me ama, si tuo amore me dignum esse censes. Venetiis, in aedibus, ultimo Decembris M CCCC LXXXXV.