Marini Sanuti Leonardi Filii Patricii Veneti de Adventu Caroli regis Francorum in Italiam adversum Regem Neapolitanum. Incipit liber tercius feliciter.

Essendo sta ordenato qui a Venetia, quando fo sigillato li capitoli di la liga, a ciò tutti li colligati in uno zorno potesseno far publicar solennemente ditta federatione, che la Domenega di le Palme fusse publicata, et spazati li corrieri in diverse parte a notificar a li colligati cussì dovesseno far; etiam comandò a tutti li Rettori nostri, si da terra come da mar, però che da dì ultimo Marzo fino a dì 12 April haveno assà tempo. Et venuto el zorno constituito, essendo sta el zorno avanti mandato a dir per el Prencipe a Mons. di Arzenton orator dil Re de Franza, che li piacesse de voler venire la matina seguente a una solenne processione; el qual, conclusive, rispose non se sentir ben, et non volse venir, et fense di esser amalato, tamen era visto per la terra, et non andò in Collegio dal zorno li fo notificato la liga fino a questo zorno che andò, come dirò di sotto. Et a ciò non manchi in niuna cosa, ho deliberato descriver l'ordene di le cerimonie fo fatte in questa terra in tal zorno. Prima sopra la piaza di San Marco fo fatto a torno legni, con li panni di sopra per schivar el sol, sì come se suol far el zorno dil Corpo de Christo; la qual cossa in altri tempi de liga et paxe non fo fatto. Et fo messo mazzi a torno li legni etc. Item fo messo sopra la chiesia de S. Marco, zoè a la fazzà, do stendardi sopra altenele, uno per banda, i qual erano uno de Marco Barbarigo fo prencipe, l'altro de questo presente Serenissimo; zoè quelli che portano sopra el Bucintoro. Etiam fo messo questi altri stendardi de capetani zeneral da mar... El primo era quello de re Zacho de Cypri; quello de Christofolo Moro doxe, quando andò in Ancona; quello de Orsato Zustignan; quello de Vettor Capello; quello de Triadan Gritti; quello de Piero Mocenigo; quello de Vettor Soranzo, de Jacomo Marcello, et uno da ca Moro, videlicet de Damiano fo capetanio in Po. Item stendardi de provedadori di l'armada in mezo, zoè de Nicolò da ca da Pexaro et altri. Et fo messo olivo mazzi ligati sora la Chiesia. Ancora fo messo panni d'oro a le colonnele di la Chiesia da una banda a l'altra sopra la piazza, cossa nuova et numquam più fatta. Sora el campaniel fo messo bandiere de galie, et trato de molti schiopetti, che era una beleza a veder, a sentir, con gran soni. In piazza era grandissima quantità de zente, adeo non se poteva passar nè andar a torno; per tutto era pieno. Fo indicato esser tra piazza, sul palazzo, balconi et in Chiesia, n.º 68 milia. Dil palazzo dil Prencipe fo messo fuora de balconi sora la corte li 8 stendardi porta quando va con le cerimonie li zorni ordinati et solenni, et tutti sì li ambassadori quam patricii veneno a bonhora. Prima venne el legato, el qual andò in Chiesia ad apararsi et disse la messa; et l'altro, zoè D. Aloysio Becheto, andò con la Signoria: poi venne Ferrara, poi li tre de Milano, poi Spagna et ultimo Maximiano. Et cussì adunati, venne la Signoria zoso dil palazzo, et intrò in Chiesia, dove era tanta moltitudine di persone che non se poteva intrar, sì venuti per la indulgentia, quam per veder le cerimonie. Vi era etiam el Patriarca nostro, et ditto l'officio dil zorno, et dato le palme, veneno fuora pur col Prencipe et oratori, et butato more solito le corone zoso di la Chiesia, in segno di leticia de l'intrar de Christo in Hyerusalem, ritornono in Chiesia dove solennemente fo ditto la messa per ditto legato, et nunciato la bolla dil perdon in tal zorno concessa, sì come è notata avanti nel secondo libro, senza offerir pecunia.

Comenzò poi andar a torno la piazza la processione, zoè intravano in Chiesia presentandosi al Prencipe, poi andava a torno la piazza et l'ordene quivi sarà posto. Prima la scuola di la Charità con 40 dopieri in aste dorate, et 16 anzoli con varie cosse et arzenti in mano, una ombrella con una † sotto, dove è dil legno di la † de Christo in una ancona a la greca donata a ditta scuola per el Cardinal Niceno. Poi un'altra con una ancona di nostra Donna assà miracolosa. Un'altra con una cassetta lavorata benissimo de crestallo et smalto, ne la qual era la camisa de Christo et altre reliquie. Poi alcuni anzoli con le arme di collegati in mano; prima Milan, Venetia, Spagna, Maximiano et Papa, poi S. Marco. Poi uno carro portato da fachini, sora el qual era vestiti da Davit propheta et Abigail con una navicella bellissima et de gran valor de crestallo, piena de fermento, davanti. Venne poi sopra uno altro carro Italia et Venetia con altre provincie a torno pur de Italia, et putini havea brievi dicea: Liguria, Feraria etc. Dopo queste cosse venne de quelli di la scuola vestiti n.º 500 con candele in mano. La scuola di la Misericordia, dopieri, ut supra, n.º 66 dorati, do anzoli, puti picoli seracini, fo bel veder; poi 5 anzoli con arme di la liga in man, poi 6 altri con corni de divitia, un'ombrella con una cassetta de reliquie et una ancona d'arzento davanti, un'altra con la man de S. Theodosio sotto, et alcuni dopieri grandi portati a man; una ombrella et sotto uno presepio d'arzento, et altre reliquie: et le mazze di le umbrelle d'arzento, cossa che niuna scuola ha, e tutti con palme in mano. Li batudi de questa scuola n.º ut supra. La scuola di San Rocho con dopieri 30 doradi avanti el Crucefixo; poi anzoli con arme di la liga, et el Doxe nostro; poi una Justicia a piedi con la spada et balanze in man; poi 20 dopieri su aste d'oro, 10 davanti et 10 da drio l'ombrela, sotto la qual era el deo de S. Rocho in un tabernacolo, et avanti era portato un gran cierio beretin, batuti n.º ut supra. La scuola di S. Marco con dopieri 40 dorati, anzoli con corni de divitia 9, et 12 con le arme di colligati. Venne poi uno carro portato da homeni, su el qual era el Duca de Milano vestito d'oro con el bisson davanti a li piedi, et do vestiti da mori negri, con casacche moresche, de driedo, perchè questo è 'l suo cognome di Lodovico Moro; et era scritto davanti el carro queste lettere: Pervenerunt Principes conjuncti. Poi venne una Justicia con uno specchio in mano et uno lion davanti, et era scritto: Dissipa gentes quae bella volunt. Poi venne el Re et Raina de Spagna sentati, con do vestiti a la castigliana da driedo, con spada in mano et era scritto: Dies super dies regis adjicies. Poi venne Maximiano come Imperator con l'aquila, vestito a la Todesca, et queste lettere davanti el carro suo: Cuius Imperii nomen est in aeternum. Poi venne el Pontifice con la mitria in testa et le chiave, et diceva: Credentium erat cor unum et anima una. Et è da saper che tutti questi, come fonno davanti la Signoria, fo refferito questi versi in significar chi erano quelli. Primo Milano: Questo è colui che 'l sceptro justo in mano — Tien dil felice stato de Milano. Signoria de Venetia: Potente in guerra et amica di pace — Venetia il ben comun sempre ti piace. Re et Raina di Spagna: Questo è il gran Re di Spagna e la Regina — De infedeli hanno fatto gran ruina. Maximiliano: Viva lo Imperator Cesare Augusto — Maximian re di Romani justo. El Pontifice: Questo è papa Alexandro che corregge — L'error dil mondo con divina legge. Oltra di questo venne un'ombrella sotto la qual era l'anello di San Marco. Poi un'altra con una anconeta adornata di zoie bellissime, d'arzento dorato, la qual era di Domenego di Riero. La scuola di S. Zuanne venne poi con dopieri 40 dorati et anzoli XI portava arzenti, poi uno Christo portado da uno anzolo, una fontana butava aqua odorifera, poi el mondo tutto in una balla de carta, poi 6 anzoli con arme di la liga, un'ombrella con uno San Zuanne antico, poi cinque altre ombrelle con varie reliquie portate da sacerdoti. I tabernaculi poi, sotto uno el capo de Santa Maurina; poi dopieri grandi a man, el primo de S. Martin sotto un'ombrella, et poi una ancona greca da Constantinopoli, et dopieri 40 la mità avanti et la mità da driedo su aste piccole dorate; poi la ombrella d'oro, sotto la qual era la Croce Santissima ch'è molto miracolosa. Et quelli di la scuola havia dopiereti in man, in loco de candelle, et fo gran numero.

Poi venne li frati. Prima li Jesuati. Poi li frati di S. Sebastiano con caleci in man. Poi de S. Maria di.... con corparuoli, calesi et pennelli in mano, et el piè de San Paulo primo heremita inarzentado. Poi li Crosechieri con assà reliquie, et la cossa di San Christofalo portata su uno edificio da homeni, et la testa di Santa Barbara su uno soler. Poi li frati di Servi apparati: la testa d'arzento di S. Zuanne papa et di Santa Maria Cleophe. Poi li frati di Carmini con assà teste de Santi et 20 fratoncelli vestiti da.... anzoli. Poi li frati di San Stephano con fratoncelli 14 con confetiere in mano, et li frati belli aparamenti con pianete di perle lavorate et assà arzenti. Poi li frati di S. Francesco: prima Santo Jopo (Giobbe) et S. Francesco di la Vigna, Observanti et fratoncelli vestiti da anzoli, uno di qual portava S. Marco fodrà di varo: demum venne li Conventuali con fratoncelli con pennelli in mano; uno soler sora el qual era el duca de Milan sentado, con una cadena in man, era incatenada tutta la liga; poi venne Venetia con l'arma dil Doxe et una vera bareta ducal; poi el Re over Raina de Spagna; poi l'Imperatore et el Papa con lettere diceva: Fides Apostolica; apparati frati n.º 38. Poi venne li frati di S. Zanepolo, con fratoncelli con candelieri d'arzento et pennelli: et prima era S. Domenego et S. Piero Martire, zoè tutti insieme; poi le arme di colligati portate su corni di divizie assà aparati; et do candelieri grandi d'arzento. Frati di S. Salvador et Santo Antonio con una † ornata di seda benissimo, con reliquie in tabernaculi; item el brazo de S. Luca d'arzento, con una penna in mano, assà teste de Santi portate in mano, ancone con assà reliquie dentro, inarzentade, la.... et mitria dil suo abate per esser abazia. Poi li frati di Santo Spirito con bei apparamenti, li frati di la Charità et San Chimento (Clemente) a uno, li frati di S. Zorzi mazor et S. Nicolò de Lio, la man de S. Zorzi et una man de arzento de Santa Lucia, et la testa de San Jacomo, poi l'abate con la mitria et baston pastoral avanti. Poi venne li frati de Santa Maria de l'Orto co S. Zorzi di Alega, con cotte di sora da canonici.

Da poi successe li preti, et prima la Congregation de S. Salvador, sono 9 congregation et in tutte preti 36 et non più. Poi S. Canzian, ne la qual era el brazo de S. Zuanne Grixostomo et altre reliquie. Poi San Silvestro, poi S. Marcuola et el brazo de S. Anna, et una ombrela de veludo biavo fo de uno Doxe da ca Memo lassata a ditta Chiesia, et la man destra de S. Zuanne Battista in uno tabernaculo, portata sopra uno edificio. Poi venne la congregation de S. Luca et el pè de S. Triphon inarzentado. Poi Santa Maria Formoxa et il pè de S. Dimitri inarzentado. Poi Santo Anzolo, poi S. Polo. Et S. Maria Mater Domini fo l'ultima, con el brazo de Santa Agata inarzentado.

Et compito ditti frati et preti, venne fuora de Chiesia, sonando campanon, la Signoria. Come fu a presso la piera dil bando, la qual è di porfido, et in quelli zorni fo alzata, sonando prima trombetta assà, poi per Battista comandador fo publicata ditta liga, la qual publication sarà qui sotto scritta. Et compito, fo sonato iterum trombette et campanon, et trato assà schiopeti et bombarde dil campanil.

Poi seguite la processione. Prima trombete de galie n.º 32; do dopieri d'arzento avanti la †. Poi el capitolo de S. Marco. Comandadori dil Dose vestiti de biavo con barete rosse in testa col marchetto n.º 24. Li scudieri di Maximiano, zoè di soi ambassadori, con calze tutti a una divisa, et zuponi che fo bel veder. La fameglia dil Legato et oratore dil Pontifice, quelli di la cancelleria, li canonici de Castello alcuni aparati, el Patriarca dagando la benedition con la mitria in testa. La bolla di la indulgentia portata avanti aperta su una maza, el legato aparato con la mitria et andava dagando la benedition, et canonici de S. Marco aparati a torno sì de lui come dil Patriarca. El Canzelier grando con alcuni secretarii de Collegio, zoè Zuan Zacomo di Michiel, Alvise Manenti secretarii dil Consejo di X; Gasparo di la Vedoa et Zaccaria.... Bernardin di Ambrosii de Collegio. Una palma bella portata davanti, el Prencipe vestito de restagno d'oro, l'orator dil Papa de veludo paonazo, l'orator de Maximiano, zoè el decano, de veludo cremesin, et l'altro cavalier pur de veludo con catena al collo d'oro, l'orator yspano de veludo cremesin con cadena, l'orator de re Ferando etiam de veludo, ut supra, con cadena, lo episcopo de Como, orator de Milano, domino F.º Bernardin Visconti con una vesta corta d'arzento sopra rizo et cadena ligada per non esser cavalier, et domino Thadeo de Vico marcà, terzo orator, damaschin cremesin et una cadena molto grossa al collo, l'orator de Ferrara et quello de Mantoa, Piero Dandolo primicerio de S. Marco, et magistro Joachim Venitiano Zeneral de Frati Predicatori, poi D. Tuciano baron de Hongaria, habita qui a Venetia, et don Consalvo fiul di l'orator yspano con cadena al collo. Demum un corsier et uno procurator, li consegieri è nominati di sopra, zoè quelli fo a la conclusione di la liga, et questi procuratori: Nicolò Mozenigo, Fedrigo Corner et Domenico Moroxini, Christofol Duodo, Felipo Tron et Lunardo Loredan; poi li Cai di XL, fiuli dil Prencipe, et Avogadori; tra i qual Bernardo Bembo dottor, avogador, vestito d'oro; poi li Cai dil Consejo di X; demum li cavalieri et quelli haveno veste d'oro: noterò Thoma Zen, Piero Balbi con manto bellissimo, Zorzi Corner, Polo Pisani venuto in questi zorni da Roma, et cadena sora la vesta, Zaccaria Contarini, etiam con cadena, Battista Trivixan, Marco Dandolo dottor et Francesco Capello; et questi cinque havevano manto d'oro sopra la veste, zoladi sulla spalla, che era bellissimo, altri cavalieri et dottori vestidi de seda tutti, et poi per età de li altri senatori numerati tutti n.º 180, vestiti d'oro come ho ditto, n.º 8 cavalieri, et de seda, 80 altri de scarlato et sarebbe stato assà più se non fusse sta la nova di le galie de Fiandra, la qual do zorni avanti fo verificada, et tutti levono corrotto, et in piazza era assà veste di scarlato, præter solitum, perchè se usa negro. Compita la processione et accompagnato el Prencipe in palazzo, tutti andono in caxa, et l'hora era molto tarda, et tutto quel zorno fo sonato campanon a S. Marco et ancora per tutta Venetia. Et in questa mattina Bartholomeo Zorzi proveditor di l'armada messe banco, et etiam Marin Barbo soracomito. Questo fo fato, a ciò si vedesse nostri dava principio a voler far fatti, et la sera drio se partì Piero Bembo soracomito et andò a Corphù. In questo medemo zorno venne lettere de Napoli molto desiderate, di la risposta dil Re, quando li nostri oratori li notificò la liga, et el zorno drio li oratori di la liga veneno in Collegio, et fo mostrato ditte lettere et consultato.

La sera veramente fo fatto su la piazza de S. Marco do gran fuogi de assà legne de carra 20, mandate per la Signoria, et fo messo, oltra le legne brusavano, per puti quelli legnami potevano trovar lì in piazza, et ancora per ogni colonna dil palazzo era una lumiera ita che fu n.º.... a torno a torno tutte impiate a una botta, et si andava refrescando che pareva fusse zorno, et era bellissimo veder. Sopra el campaniel fo messo assà lumiere, trato di molte rochete et schiopeti, sonando campanon et assà moltitudine de zente fino 6 hore steteno in piaza. Ancora sopra altri campi fo fatto fuogi, et per li campanieli di le chiesie, et a San Bortholomio per Todeschi assà lumiere, etiam a caxa de li ambassadori di la liga. Et questo basti quanto a queste cerimonie, et cognosco esser stato molto longo, ma ho voluto el tutto descriver et la publicatione fo a questo muodo: la qual fo butata in stampa con cinque virtù: al Papa, fides; Imperator, justitia; Re de Spagna, fortitudo; Venetiani, prudentia; et duca de Milano, amicitia.

Questa è la publicatione di la liga

El Ser.mo et Exc.mo Prencipe nostro, d. Augustino Barbarigo a tutti dechiara et fa noto che in nome dil Summo Creator e di la gloriosissima madre Verzene Maria et dil protetor nostro misser S. Marco et de tutta la corte celeste, in questa nostra città, fra el santissimo et beatissimo in Christo padre et sig., sig. Alexandro per la divina provedentia papa VI, el Ser.mo et Exc.mo sig. Maximiliano Re de Romani sempre Augusto, li Ser.mi et Exc.mi Sig.ri Ferdinando et Helisabetha Re et Raina de Spagna, esso nostro Ill.mo et Exc.mo Prencipe et l'inclita Signoria nostra, et lo Ill.mo et Exc.mo Sig. Ludovico Maria Sforza anglo duca de Milano etc. etc. et gli successori, adherenti et ricomendati de cadauna di le parte preditte a honor dil nostro Sig. Dio, a fin de pace et tranquillità de tutta Italia, ben et comodo di la Republica Christiana, felicemente è sta conclusa, fata et fermada bona, vera, valida et perfecta intelligentia, confederatione et liga, duratura ad anni XXV et ultra ad beneplacito de esse parte, per conservatione di la dignità et autorità di la Sedia Apostolica, protetion di le raxon dil Sacro Romano Imperio, et per defension et conservation de li Stadi de cadauna di le parte et soi adherenti et recomandadi, la qual confederation et liga per le ditte parte è sta deliberado che in questo zorno per tutto el dominio, et in ogni cità de cadauna di le parte preditte solenemente publicar se debbi, a gaudio universal et consolatione di tutti. Eviva S. Marco!

Et in questo medemo zorno a Milano fo fatto solenne procession et gran feste per la terra, et per tutto el suo dominio, et fo publicata, et fo invidato Mons. di la Ruota orator dil Re de Franza, el qual non volse esservi, ni etiam, Joan Baptista Redolphi orator fiorentino; et come fo publicata, de lì a pochi zorni el Duca andò a Vegevene, et in Milano rimase Sebastian Badoer cavalier ambassador veneto.

A Roma etiam fo fatto in tal zorno gran solemnitade, perchè, havendo benedetto le palme, andò el Pontifice a S. Piero, et el card. Benevento, fo nepote de Innocentio, disse messa, et mostrato uno legno de quelli fo ficato el Redemptor nostro su la †, con molta devotione, et in chiesia tutti oltra l'olivo haveva una candela in mano. Et fo fatto una oratione per el vescovo de Concordia, vicentino de caxa Chieregato, in laudatione di tal liga; la qual qui sotto sarà scritta, et poi publicata. Tutto quel zorno in Roma sonò campane, et in castel Santo Anzolo trombe, et in caxa de Cardinali grande alegreza, et in caxa di l'ambassador veneto fo tenuto corte bandia, con confetione etc.; tutti cridava: Marco! Marco! Et a questa processione non vi volse venir el Cardinal di S. Dionisio franzese, nè l'orator de Franza. Et poi la sera et in castello et caxa de Cardinali, prelati et ambassadori fo fatto gran fuogi et lumiere, et dil veneto più di 100 lumiere a torno la sua caxa, et fatto do gran fuogi in segno de consolatione. Et el zorno driedo, fo a dì 13 April, l'ambassador ditto dil Re de Franza partì da Roma mal contento, et ritornò a Napoli.

Sermo habitus Rome in ecclesia Sancti Petri in die palmarum anno domini 1495 coram Sanctissimo in Christo Patre et Domino nostro D. Alexandro divina providentia Papa sexto in publicatione confederationis inite inter ipsum ac Romanorum et Hyspanie reges, Venetorumque atque Mediolanensium duces per reverendum dominum Leonellum de Chieregatis decretorum doctorem episcopum Concordiensem ac Sanctitatis sue referendarium domesticum[128].

In terra todesca dal Re di Romani fo publicata a Vormes, dove el re Maximiliano feva la dieta, et havia principiata a dì... ditto con gran cerimonie per tutta la Elemagna. Et quam primum che a Venetia fo publicata, el zorno drio, fo a dì 13 April, li do altri soi Ambassadori tolseno licentia da la Signoria, dicendo voleva andar contra el suo Re. Ai qual el Prencipe li usò benigne parole, digando: Fate pressa a Soa Majestà che 'l vegni, che li daremo ogni favore, et quello in Italia molto desideremo. Ancora li nostri ambassadori a Soa Majestà presto expediremo. Et habuto li presenti, prima se partì el decano, et don Leonardo Felz rimase per essere amalato; tamen, el dì driedo Pasqua, etiam lui si partite.

Quello acadete a Venetia, Roma, Napoli, Milan et altre parte dil mexe (di Aprile) 1495, zoè da poi la publicatione di la liga.

Domente tal cose si fanno, in mar essendo fuzito di le man di Zoan Francesco Venier soracomito nostro volonteroso di haverlo et prenderlo, Camalli turco, come scrissi ne l'altro libro, a hora venne sul mar insieme con uno altro corsaro chiamato Richi, pur di natione turco, et haviano una nave di botte 400, una barza di botte 200, do fuste grande et do gripi tutti armati. Unde Hieronimo Contarini proveditor di l'armata con do altre galie dalmatine li andò contra per investirli, et haver di lui vittoria, et cussì fonno a le man, et ne fo morti de la sua galia, che investite, assai, et feriti zerca 70, et se le altre galie dalmatine havesse seguito, senza dubio Camalli saria sta preso, overo in mar anegato et in battaglia morto; ma si excusono non haveano bone vele. Et questo fo in l'Arzipelago, sora Schiati Scopuli. Et havendo assà combattuto, sopravenendo la notte, ditta galia dil proveditor al meglio potè se slargò, et con le altre ritornò a Modon et Camalli andò via, nè qual volta tenisse non se intese. Ma non molto da poi essendo Antonio Grimani procurator capetanio zeneral a Sapientia a presso Modon, visto di lonzi una fusta, mandò Antonio Loredan soracomito con do galie, zoè istriana et zaratina, a investirla, et cussì la galia zaratina, per esser bona, do volte investite, et quella fusta averze per mezo, la qual era de ditto corsaro, et Turchi fonno in aqua; tamen pur zerca 95 era su ditta fusta, li qual prima fusse investiti, con archi et freze sagittavano nostri. Et de ditti fo morti et anegati, et 25 solamente presi vivi, et quelli portati a presentar al capetanio zeneral era a Modon venuto per complir de far li stratioti. El qual ordinò fusse ligati le man et li piedi, et butati in mar per anegarli; et cussì fo fatto: unde el capetanio loro, quando era ligato se la rideva; et li fo dimandato da quelli sapeva la lengua la cagione dil suo rider. Rispose io ne ho anegati tanti christiani con le mie man, che l'è raxon sia anegato ancora mi da christiani. Et cussì fonno butati in mar, et benchè fusseno ligati, uno d'essi si desligò et andono alcuni con le barche di le galie et quello con la spada amazò lì in acqua; et lui a modo di un pesce se aiutava de nuotare e fuzir. Ma Camalli preditto, partito che 'l fo di le man di le nostre galie, andò nel porto de Garipoli, dove trovò sorta una nave de zenovesi, di quelle da Scyo, et esso Camalli volendo intender de chi fusse, disseno era de Scyo, unde li disse non dubitasseno, che sora la sua testa non li farebbe danno, essendo raccomandato e tributario Scyo dil suo Signor; ma pur che havendo bisogno, li era forzo dimandarli ducati 50. Et el patron li disse, che non li havea; ma lassasse vender alcune merze, che era contento di dargeli: et cussì fermono l'accordo. Ma inteso ditto patron, come una nave de essi zenoesi era a l'altro cargador, li mandò a dir dovesse venir in so aiuto contra questo corsaro. Unde ditta nave cussì fece. Ma Camalli, vedendo venir questa nave verso de lui, fuzite de lì, et lassò la sua barza grande, la qual la nave di Scyo ebbe, et mandò in sua malhora via, non restando però di far danni sul mar, come dirò di sotto. Et questo basti zerca a Camalli.

A Venetia li ambassadori di la liga, Papa, Spagna et Milano andavano spesso in Collegio, ai quali erano lette le lettere, et inter eos desputato quid fiendum, et maxime zerca le cose di Aste, però che 'l Duca de Milano faceva molto facile impresa. Et sopravenendo la Settimana Santa, andando secondo el consueto el Prencipe con la Signoria a li oficii in chiesa di S. Marco, et invidato Monsignor di Arzenton, pur vi venne, et accidit che il Mercore santo, passando davanti le preson per andar a la soa barca ditto orator, per presonieri stanno a quelle finestre li fo ditto assà mal, dispriciando Franzesi. Et ancora el populo, sapendo la cativa ciera era fatta a Napoli a li nostri ambassadori per Franzesi, a questo li mostrava cattivo volto; tamen el Prencipe l'honorava assà, et più se li feva le spexe, et li nostri loro si fevano le spexe. Et ancora uno conte Antonio, che andava per le terre come matto, la cui pacìa era il voler danari n.º assai da banchi, dicendo dover haver etc. nè voleva per resto ma ben per parte; et questo da alcuni fo vestito con zii (gigli) zalli sora una vesta negra. Et mons. de Arzenton andò a lamentarsi sì de li presonieri, quam di questo, a la Signoria. Unde el Prencipe ordinò fusse serati ditti carzerati, et colui spogliato di tal veste. Et pur dicendo Arzenton, che 'l popolo, quando veniva qualche prosperar dil suo Re erano mal contenti, et quando veniva al contrario dimostravano alegra ciera, come spesso lui havea visto, et era in effetto la verità. Ma el sapientissimo Prencipe li disse: non vi meravigliate; in questa terra nostra el popolo è libero e liberamente parlano et hanno gran ragione: perchè prima era gran abondantia, et dapuò venuto el vostro Re in Italia, hanno habuto carestia; et si non provedessemo, el popolo menuto staria molto mal. Et è da saper che el zorno drio che fo fatto la liga, calò g. 6 la farina el ster in fontego. Et el zorno de Pasqua, da poi stato la Signoria a San Zaccaria, secondo el consueto con le cerimonie ducal, ditto orator fo chiamato a l'audientia, al qual el Prencipe se dolse di la cattiva compagnia era a Napoli a li nostri ambassadori. Et è da saper che el Sabato Santo fo Pregadi per far consultatione si importaveno le cose volevano far.

Venne in questa terra incognito el conte Bernardin de Frangipani, signor de Modrusia, Segna etc.; et secondo altri fo uno suo barone, el qual alozò a S. Nicolò de Lio, et più volte a caxa dil Prencipe. Fo divulgato voleva soldo, per esser valentissimo ne l'arte militar. Et habuta la risposta, la qual era et fo secreta, si partì, et ritornò ne li soi paesi. Et per questo se intese el conte Zuane, fo fio di re Mathias, venne in questo tempo in Corvatia a li soi luogi con assà zente.

A Napoli, per lettere de 9 April, erano in gran consultatione, et stavano molto tardi fino do et tre hore di notte, faceva grandi apparati di zostre e torniamenti per far queste feste di Pasqua, nè metevano precio alcuno. Fece disfar el Re l'armada voleva poner in ordene per andar a tuor Yschia. Item el Stato dil Marchese de Pescara, perchè per avanti havia donato al prefetto di Roma, havia nunc suspeso, et altri privilegii et concessione pur suspese, et poi per lettere dil 16 se intese come era zonte ivi do galeaze de vituarie venute di Provenza overo Marseia. Questo perchè el re Ferandino era partito de Yschia per menar la Rayna in Sicilia. Et la verità fo, che a dì 17 April zonse a Messina, et ivi puose la Rayna. Et li oratori nostri a Napoli non erano ben visti, imo fu spento Francesco da la Zueca suo segretario, volendo andar in castello dal Re, in fango, dimostrando poca riverenza, benchè poi si excusasseno non lo havia conosciuto; tamen è da saper che da poi la liga Franzesi comenzono a perder la reputatione. El Re non havia danari ma ben Franzesi, perchè de tutto zercavano venir su danari, vendendo per li luogi infino le munitione de li castelli, et al tutto el Re, passato queste zostre, voleva aviarse a la volta de Roma.

Da Napoli non veniva lettere cussì spesso come prima, et questo perchè le strade erano rotte, nè potevano venir li corrieri securi, et accidit che uno nostro corrier fu intercepto a Teracina da alcuni Franzesi, dicendo haviano in commissione dil Roy di voler veder tutte le lettere, et che non faceva per far alcun oltrazo a la Signoria, et aperseno le lettere de li oratori, le qual per esser in zifra non le intendendo fonno restituite. Et fo ditto a questo corrier: benchè si fa a la gran ville de Venetia, hai paura che 'l Roy non vegni a metterli fuogo et a brusarla? Et el corrier rispose: Monsignor, se tu mi da licentia, te risponderò. Et lui gela dette. Et disse: l'è tanta aqua a torno le fosse di la gran ville, che stuarave (spegnerebbe) questo et ogni altro mazor fuogo, sì che non temeno alcuna cossa. Le qual parole, ridendo, esso corrier referite al Prencipe; et fo laudato la sua risposta. Et zonse qui questo corrier a dì 15 April.

In questi zorni venne lettere di re Alphonso de Aragona, era a Mazara in Sicilia, al suo ambassador era in questa terra, licet non fusse più suo ma dil fiul Re; et molto comendò la fede sua, pregando dovesse perseverar, et exhortar li Signori Venitiani a dar aiuto a suo fiul, promettendoli di far sarà remeritato a qualche tempo. El qual re Alphonso prima se judicava fusse morto, ma a hora, per il messo portò le lettere, fonno certificati come era vestito di bianco, con alcuni frati in compagnia, et faceva vita quieta. Et ditto ambassador andava in collegio spesso, solicitando molto ogni proficuo et utilità havesse a ridondar al Re suo; visitando molto l'ambassador de Spagna et de altri collegati, et era pur honorato come ambassador di Re andando al loco suo; et con Mons. de Arzenton etiam parlavano assà.

Venne a Venetia nel mexe 4 April ad habitar con la moglie et sua fameglia quello era castelano in Manferdonia, chiamato Hieronimo Michiel, di natione cathellano, et portò grande haver, et era stato assà anni castellan ivi, et quando Franzesi si aprossimò a la terra, volendo el populo levar le sue insegne, questo fuzite et andò a Ragusi, et el Re de Franza lo mandò a domandar a Ragusei, i quali non gel volse dar, ma ben lo licentiò. Et cussì venne in questa terra, et, per più securtà sua, volse uno salvoconduto per el Consejo, el qual a dì 24 ditto li fo concesso, et da poi andò con alcuni fanti in Puia, in favor dil suo Re come scriverò più avanti.

A Roma essendo partito l'ambassador de Franza, a dì 13 April, de lì assà mal contento, et zonte le lettere de cambio di ducati 4000, l'ambassador Veneto comenzò a far provisionati, perchè cussì fo ei voler dil Papa, etiam la Signoria fo contenta. Et zonto che fo el capetanio di la cittadella de Verona, Francesco Grasso, el qual menò assà fanti overo provisionati con lui, et per camino de Ravena verso Roma tutti cridava: Marco! Marco! nè per Romagna se aldiva altro. Et da poi le feste de Pasqua li dette danari a li contestabeli n. 6, però che fece 600 provisionati. Et a dì 16 ditto zonse lì el Cardinal Curzense venuto da Napoli, et trovato l'orator nostro in capella dil Papa, li disse: Domine Orator, el Roy molto vi ama, questo per esser stato ambassador in Franza. Et poi disse di questa liga; voglio che vui et mi femo far una gran paxe in Italia, e far che 'l Roy vadi contra infedeli, et voglio pacificar el Roy con la Signoria etc. Tamen non havia alcuna commissione, et diceva queste parole da lui.

Ancora questi zorni lì a Roma arrivò Antonio Stanga ambassador dil Duca de Milano, el qual alias fo al re Alphonso a Napoli, come ho scritto nel principio di questa guerra, sì che erano doi, zoè questo et Stephano Taverna, benchè el cardinal Ascanio fusse quello faceva el tutto et era in grande amicitia col Pontifice. Et poi a dì 22 ditto se partì per andar a Napoli dal Re el cardinal di San Dyoniso, franzese: la causa non se intese, ma fo judicato el Re lo havesse mandato a chiamar per haver el suo consejo. El qual andato a tuor licentia dal Pontifice, si offerse di metter ogni paxe et pacificar le cosse. Pur Franzesi in Roma erano mal visti, maxime da Spagnioli, et el zorno de Pasqua do Franzesi fu butadi zo dil Ponte nil Tevere per Spagnioli, uno de li qual morì. Li cavalli lezieri mandava la Signoria verso Roma erano propinqui, et a dì do feno la mostra di provisionati benissimo in ordine. Tamen quelli de Milano non era ancora comenzati a far, benchè el Duca scrivesse a suo fratello cardinal Ascanio li facesse, et diceva di farli. Ancora el Pontifice voleva assoldar 600 homeni d'arme, et era in accordo con la parte Orsina, et a quelli dette stipendio, solicitava la Signoria ad acordar suo fiol Duca de Gandia, el Duca de Urbino et suo zenero sig. Zuanne di Pesaro, el qual havia compito la ferma et condutta havia di la chiesia, pagato tamen per nui, secondo li capituli di la prima liga. Etiam voleva el sig. de Camarino, alias essendo nostro governator di le zente de Romagna, et chiamato a la guerra se havea col Duca de Austria fo casso et privato dil soldo. Unde, fatto consultatione inter patres con li ambassadori di la liga, ditti Signori fonno acordati, zoè el Duca de Gandia et sig. di Pexaro, zoè al Gandia ducati 30 mila et a Pesaro ducati 16 mila et tengi 400 cavalli, pagati proportione tra Venetiani et Milano, come più diffusamente dirò di sotto. Et con el duca Guido de Urbino fo praticato de acordarlo, però che era in questa terra uno so secretario chiamato Piero Antonio Perolo, el qual con Marco Zorzi et Paulo Pisani cavalier, Savii di Terra Ferma, praticava de condurse, et li volevano dar la liga ducati 18 milia et tenisse 800 cavalli, ma non fonno d'acordo, et si acordò ditto duca de Urbino con Fiorentini, come dirò poi.

In questo tempo mezo, a dì 6 April, li oratori erano al Re de Romani dil Duca de Milano, zoè Baldissera de Pusterla et Joan Francesco di Marliano nominati di sopra, a Vormes, et non senza gran quantità de oro oteneno da esso Re la investisone dil Ducato de Milano in persona de ditto sig. Ludovico et soi heriedi; et ivi fo fatte le cerimonie debite et jurato fedeltà a l'imperio, ditti oratori per nome dil Duca, però che Milano è camera de Imperio. La qual investitura ni el duca Francesco so padre, ni el duca Galeazo so fratello, nè Zuan Galeazo so nepote mai da Federico padre de esso re Maximiliano la poteno ottenire. Et inteso el Duca tal nova, havendo grandissima alegrezza subito che la intese, che fo a dì 14 ditto, a dì 16 in questa terra si seppe, et con gran festa li soi oratori el Zuoba Santo andono in Collegio a notificar a la Signoria questo, con i qual fo allegrato. Et etiam mons. de Arzenton li tocò la man a ditti oratori, dicendo: me ne alliegro di ogni cossa, purchè sia per metter paxe et union in Italia.

Et dovendo venir do ambassadori de dito Re de Romani a Milano, a far le debite cerimonie di tal investitura, a dì 27 April nel Consejo de Pregadi a compiacentia dil Duca fo creato ambassador a Milan, el qual dovesse andar a queste feste, Marco Zorzi era Savio di Terra Ferma, et tamen poi non fo mandato, perchè terminono nostri de dar licentia de ripatriar a Sebastian Badoer, et in suo loco andar dovesse Hieronimo Lion cavalier, era za assà tempo creato a ditta legation, etiam de mandarvi insieme li do ambassadori andavano in Spagna, i quali fusseno a queste solennità, et cussì fo fatto, come intenderete. Ancora esso Duca scrisse una lettera al Re de Franza notificandolo de questo, et invidando Soa Majestà a questa alegreza a Milan, la qual questo mexe de Mazo doveva far, et questo fece con consentimento dil Pontifice et la Signoria. Pur era lì a Milan l'ambassador dil Re preditto de Franza, sì come in questa terra Arzenton, zoè mons. di la Ruota.

De l'impresa de Aste veramente essendo andato el sig. Galeazo di San Severino con li altri condutieri, et fatto el campo, el qual ogni zorno se ingrossava, et el Duca de Orliens, vedendo questo, feva molte provisione de zente, et li zonse 300 lanze franzese di novo. Ma el campo duchesco stava cussì, nè li succedeva el disegno pensato, et havia 3000 cavalli et 4000 fanti. Et accadette che XXV de li homeni d'arme de ditto campo, essendo alozati in uno loco di la Marchesana de Monferà, la notte fonno assaltati da Franzesi, et de questi presi 16, i qual fonno spogliati; et fo per tradimento.

Ancora zonse in questi zorni a Milano do ambassadori dil Re et Raina de Spagna, zoè quelli fonno al Re de Franza, nominati de sopra, et andavano di comandamento dil loro Re al Re de Romani; et dal Duca fonno molto honorati. I quali li notificò di breve doveva venir uno ambassador de Spagna, creato per starvi con sua Excellentia, et za era in camino. Et poi, stati alcuni zorni, verso Elemagna andò, et, per lettere venute a Milano di Savoja, se intese quel corrier andava in Spagna, a portar la nova di la liga, era sta retenuto a Brianzon terra dil Dolphinà da Franzesi, et toltoli le lettere; tamen non fo il vero, et pur andò in Spagna.

A dì 22 April zonse a Venetia, et fo el zorno che la matina fo fatto le cerimonie di la Ruoza d'oro venuta di Roma, come ho scritto, el primo arsil de stratioti, patron Alegreto di Budua, con cavalli 107 de Coron. Et dismontati a Lio ivi fece la mostra, che fo uno bellissimo veder; et ne andava assà persone, et con desiderio aspettavano el resto: i quali veneno tutti, come dirò di sotto. Et fo preso in Pregadi de mandarli a Ravenna, et ivi dovesse star. Et a dì ditto fo creato loro capo, et priore de tutti li stratioti vegneranno, con ducati 100 al mexe, Piero Duodo era Savio a Terra Ferma, et fo spazato in Istria a li altri arsilii dovesseno andar a dismontar a Chioza; et cussì parte andò, altri venne di longo. Stratioti sono grechi, vestiti con casacche et cappelli in capo: varii portano panciere, ma una lanza in mano, una mazoca et la spada da lai (a lato); corono velocissimamente, stanno continuamente sotto di loro cavalli, i qual non manzavano fieno come questi italiani. Sono usi a latrocinii, et continuamente esercitano in la Morea tal exercitii; stanno a l'impeto de Turchi, sono optimi a for corarie, dar guasto a paesi, investir zente, et fedeli sono al suo signor ut plurimum assà... ....; et non fanno presoni ma taglia la testa, et ha per consuetudine uno ducato per una dal capetanio. Manzano poco, et di tutto si contentano, purchè li cavalli stia bene. Et de questi grandissima quantità è sotto el Dominio di la Signoria nostra, et desiderano venir servirla; et questo perchè, portandosi bene, vien fatti cavalieri, et datoli provisione perpetue, morendo li danno a loro figlioli.

In questo medemo zorno, vedendo nostri che niuna potentia de colligati havea più oratori a presso el Re de Franza, et che li nostri erano mal visti, et dimandava licentia; i quali è da saper feveno grandissima reputatione a esso Re; et cussì, a dì 22 ditto, preseno in Pregadi che dovesseno andar a tuor licentia dal Re, e ripatriar per la più secura via potesse, et venisse a Roma. Tamen le strade erano mal secure et li corrieri spogliati, come fo uno dil Pontifice, et l'altro nostro in questi zorni; pur fo expedito la sera el corrier a Napoli, benchè da poi ditta licentia fusse sospesa, per el Consejo di X, et comesso li dovesseno far alcune cosse dil successo sarà scritto di sotto. Et a dì 25, el zorno de S. Marco, che el Prencipe havia fatto solenne pasto consueto a tutti li oratori et zerca 60 patricii, zonse in questa terra Paolo Trivisano cavalier, chiamato da la Dreza, era sta ambassador a Napoli, et era sta tanto a venir per essere stato a la madona di Loreto, per voto havia. Questo al Senato riferite molte cose di quello Reame et successo contro Re Aragonexi, con li qual era sta oratore, Ferando, Alphonso et Ferandino, et etiam di questo Re de Franza. Partì de qui a dì 6 Novembrio 1493, et zonse a dì ditto 1495: ergo era sta fuora mexi XVIII.

A Napoli, el Re de Franza feva preparamenti per partirse, et fece cargar le artegliarie sopra le do galeaze venute con vittuarie da Marseia, come ho ditto, et dove volesse mandare era varie opinione. Altri diceva le remandava in Franza, altri a Yschia. Item fece levar le porte di Castelnovo, che era de bronzo, bellissime, et voleva farle cargar su ditte galeaze per mandarle in Franza et metterle a Paris, a ciò se vedesse queste spoglie ivi a eterna memoria; le qual cosse manifeste indicava si voleva partir. Le zostre e torniamenti era dato principio a dì 20 April, et comenzò a provarsi li zostradori per alegrar el populo; et volevano zostrar a lanza con ferri moladi, tamen se judicava el Re faria taiar le ponte, a ciò li zostradori non si facesseno mal. Ancora in questi zorni zonse lì a Napoli una nave di botte 600, di Andrea Bragadin da San Severo patricio nostro veneto, carga di orzi, la qual fo molto in proposito, perchè li cavalli de Franzesi non haveano che manzar se non erbe, et non potevano più durar. La qual cosa a Venezia fo molto biasemata, licet era andata ditta nave sine consensu di la Signoria nostra, et li orzi fo cargati in Puia. Et è da saper che lì a Napoli se ritrovava mercadante Zuan Bragadin, fiul dil suprascritto Andrea, et vadagnò assà, maxime comprando carne salade in gran quantità e zoie (?) per assà summe de danari et ogii et altre merce. Et ne la Paia era uno altro fiul, chiamato Marco, sì che ditti Bragadin fenno ben. Et Napoletani comenzavano adatarsi con Franzesi; da poi el concluder de questa liga per Franzesi li era fatto bona compagnia, et se niun li feva oltrazo alcuno, subito li deputati per el Re faceva impicar li malfactori, nè più soportava come havia fatto nel principio. Et el Re conclusive feva bona justitia, divulgava non voleva nel ritorno andar a Roma ma passar di sotto via, venir in Romagna, in Parmesana, poi in Aste; tamen tra loro varie opinione era. El cardinal Samallo consejava che 'l Re non se partisse da Napoli, essendo in uno bon Reame, fino le cosse se adatava. Altri variamente lo consejava. Et in questo tempo lì a Napoli se ritrovava oratori veneti, de Fiorentini, de Sanesi et de Lucca venuti a dimandar li ducati X milia che l'imprestono. Et poi a dì 23 ditto dette principio a le zostre. Et era decreto de far tre zostre, italiani, franzesi et sguizari, li qual volevano far loro uno torniamento, et comenzono a zostrar franzesi con lanze molade, taiada la ponta. Et el Re con li Cardinali et soi baroni stava a veder sopra un soler, et non invidò li nostri ambassadori, li qual steteno in caxa. Et corso alcune bote et come erano a presso l'uno zostrando di l'altro, si dovano con spade senza ponta. Ma mentre zostravano Franzesi con Sguizari veneno in parole, sì che messeno man a le arme, et si volevano amazar, onde Napolitani tutti subito fuziteno in le loro caxe et si feceno forti. Questo perchè dubitaveno la terra non fusse messa a sacco, sì come era sta ditto, dubitando non fusse una stratagema. Adoncha dove se zostrava era grandissimo romor; adeo che el Re, vedendo che nè per soi capitani nè per comandi si poteva quietar le cosse, imo se ne amazavano, et fo morti 3 Franzesi et altri feriti, etiam de Sguizari, el Re medemo dismontò di soler e montò a cavallo con alcuni insieme et el capo de Sguizari, et andono tra loro et al meglio potè cessò che non combateno più; et per quel zorno non volse più si zostrasse. Ma pur Italiani tra loro corseno alcune bote, et Italiani zostrono fo questi: Camillo Vitello, don Ferante fiul dil Duca de Ferara, Principe di Bisignano, Duca de Melfi et altri baroni; et a queste zostre non era alcun priexio, ma zostravano per l'honore et alegreza di la victoria dil suo Re. Et el Re vedendo non era Napolitani per la terra, mandò a dir a li capi di Sezi non dubitasseno di alcuna cossa.

Oltra di questo havendo fatto cargar le artegliarie era in Castel, zoè boche 18 de bombarde grosse su le galiaze, come ho ditto, elexe 2000 Sguizari et alcuni Franzesi, et voleva mandar queste do galiaze, 6 nave havia, et altri navilii, a tuor Yschia, mia 18 lontana de lì, et havia tratado dentro, el qual fo discoverto. El re Ferandino za era in Sicilia andato, tamen dovea tornar a Yschia, et per questo el Re non ossava mandar detta armada a Yschia, imo quella retene, nè volse so partisse de Napoli. Ma Ferandino, trovato l'armata de Spagna a Messina, di... caravelle, et lui con 20 galie passò su la Calavria in questo mezo, et in uno loco chiamato la Piana de Terranuova messo le sue zente in terra, prese molte terre, le qual se rendetteno volontarie, tra le qual una terra chiamata Monte Lione et assà altre. Et questa nuova intesa a Napoli, el Re stette molto suspeso, et fu causa de l'indusiar alquanto a partirsi de lì. Et el sig. Virginio Orsini et Conte di Petigliano in questi zorni ebbe la sententia in suo favore, disputando de jure che non fusseno presoni, ma fusse in loro libertà. Et el Re non li volse per questo dar licentia, ma praticava de darli conduta de homeni d'arme 200 per uno, et menarli in Franza. Ancora el cardinal S. Piero in Vincula fu tentato di acordarsi et pacificarsi col Pontifice, et si menava tal pratiche perchè non era in quella amicitia bona con el Re come da prima. Etiam la liga volevano a soldo loro el sig. Prospero Colona con suo fratello, per haver la parte Colonnese, che za era partito di Napoli con parte di le sue zente, et venuto a li soi castelli dolendosi che 'l Re non li attendeva a le promesse; tamen non volse per questo romperli la fede. El Prefetto era amalato a Napoli et el Cardinal de Zenoa vene a Roma a dì... April, et el cardinal san Dionisio zonse a Napoli. Et è da saper che mandando lettere la Signoria a li soi ambassadori a Capua, iterum fonno aperte per Franzesi, sì che le strade erano rote. Quelli di l'Aquila non volse dar el dacio di le piegore al Re di Franza, imo li ribellò; sì le cose comenzava andar contrario.

In Puia acadete che volendo Camillo Pandon, era vicerè per re Ferandino, ussir de Brandizo per scaramuzar con l'altro vicerè francese stava a Misagne mia 8 de Brandizo, et andato più avanti de li altri, corando la lanza, in le fosse de Misagne fo amazato; et cussì morite.

Domente queste cose se fanno, Hieronymo Contarini provedador di l'armada retrovandose a Corphù, et habuto lettere di la Signoria che li comandava a lui et al capetanio zeneral che, statim adunato l'armada, se dovesse redur al Saseno, et mandasse alcune galie verso Puia per inanimar quei populi et sopraveder come si faceva. Unde esso provedador, essendo el zeneral verso Modon, et andato a sopraveder el muolo faceva far al Zante Piero Nadal provedador ivi, et ordinar come havesse a far, etiam andato per far cargar stratioti su li arsilii, li mandò lettere di la Signoria, a ciò si reducesse con l'armada al Saseno, et lui con galie 6 se ritrovava, una di le qual era soracomito Antonio Loredan, et le altre dalmatine, se ne venne di longo verso a Brandizo, et fo la Settimana Santa. Unde, zonto la sera a Brandizo, quelli di la terra cognoscendo era galie di S. Marco fece gran feste, sonando campanon, et la matina poi li vene in galia don Cesare fo fiul di re Alphonso, natural, con alcuni governadori di la terra, usando assà parole, rengratiando assà, però che credevano fusse ivi venuto per far dismontar la zurma et darli soccorso; et che erano presti a far quanto lui comandava, o di levar S. Marco o quello voleva, et che aspettava etiam le galie dil Re suo, et che lui si ritrovava haver 400 cavalli lizieri, et havendo altri 600 cavalli overo 200 stratioti, li bastava l'animo di far voltar tutta la Puia et rebellar a Franza, però che intendeva esser ne le terre 6 over 7 Franzesi per luogo, et che Puiesi si haveano resi per non haver el vasto. A le qual parole el Provedador rispose che l'era venuto a sopraveder, confortandoli etc. Et partito ditto don Cesare di galia, li mandò a presentar alcune cose a le galie. Et è da saper che tra le altre cosse che li disse el Provedador, fo come el capetanio zeneral era con 20 galie et altre vele al Saseno per venirli a dar aiuto, et che advisava dil tutto la Signoria, et ritornò in quel zorno medemo al Saseno, ch'è mia 80 lontan. La qual venuta fo optime, perchè molti di la terra che si volevano render a Franzesi, vedendo galie di la Signoria, deliberorno tenirsi; et cussì si terminò, nè mai si rese. Ma el Provedador mandò di Brandizo Antonio Loredan soracomito con do altre galie dalmatine verso el Faro de Messina, per andar a trovar l'armada dil Re di Spagna ivi era. Quello fece et ivi operò, più avanti intenderete lezendo.

Ma l'ambassador di Napoli era in questa terra, volendo dimostrar vera fede al suo Re, trovò certi danari da Puiesi habitavano quivi, a la summa di ducati zerca X milia, et comenzò a far fanti qui a Venetia, et darli paga di uno mese per uno. Et uno chiamato Hieronimo da Cividal, et Tonin stampador (?) venetiano fece capi di detti fanti. Etiam 200 schiopetieri todeschi con uno loro capo. Et cussì mandò in Histria a far fanti; et fo divulgato voleva far 2000; tamen era la fama, l'efetto fo solum n.º 300. Et nolizò uno gripo de Bernardo Contarini, et una caravella de botte 200 de Puiesi. Et fatto depenzer targete su la piaza di S. Marco con l'arme dil Re con la corona, et di sotto do altre arme. Et le bandiere di ditti navilii era l'arme dil Re con la corona, et di sopra uno Christo che ressuscita, in modo di quello è su li ducati feraresi, in segno et demostratione che per questa liga, mediante la Signoria, el suo Re era ressuscitato. Et fatto che ebbe ditti fatti, andò in Collegio domandando una lettera, che li fusse fatto bona compagnia a questi navilii, et che l'havia fatto qui 1000 fanti, li qual voleva mandar a Brandizo. Unde nostri stete molto admirati, et fatto consultatione preseno in Pregadi di lassarli andar, ma non con navilii nostri; et cussì a dì primo Mazo questi fanti n.º 300 si partite de Lio, et andono a Brandizo.

Et a dì ultimo April zonse in questa terra uno ambassador di re Ferandino, partito al primo dil mexe de Yschia dove era el suo Re, dovendose partir per andar in Cicilia; el qual orator nomeva Joan Charaffa cavalier. Et questo dismontò a presso Hostia, et poi per terra se ne venne di longo. Et a dì primo Mazo insieme con l'altro Zuan Battista Spinelli, andando tamen di sotto, andò a la Signoria, et molto racomandò el Re. Et la causa, per la qual era venuto, fu che era sta ditto a Ferandino, come el suo ambassador qui se ne era partito, et a ciò non restasse la Signoria senza, mandò questo altro, o fusse per altra cagione, non se intese altro. Et poi che stete alcuni zorni, andò dal Pontefice a Orvieto, come dirò di soto, et ivi restò ambassador.

In questi zorni per uno arsil de stratioti zonti quivi, patron Andrea Cingano, cargati a Napoli di Romania, se intese come ditto arsil era capitato a Otranto, el qual novamente si havia reso a l'araldo de Franza; dove li era sta fatto bona compagnia, dicendo quella terra esser al comando di S. Marco, facendoli molti presenti; et che el patron li disse erano XXX arsilii cargi de stratioti che venivano a Venetia, et loro molto alliegri voleva dismontasseno, li dimostrando bona voluntà a San Marco, et che si haviano resi al Re de Franza per paura di non haver el guasto: nel qual loco di Otranto ne la roca era tre Franzesi et in la terra quattro. Questo arsil discargò li stratioti su Lio, et ivi fatto la mostra, et habuto le lor page, andono verso Chioza dove erano altri stratioti che continuamente zonzeva. Et volendo passar a Ravena per le boche di Po, le qual sono cinque mettono im mar, zoè Fornaxe, Frixi, Goro, Volane et Primer; di le qual do è dil Duca de Ferara, zoè Goro et Volane. Or la Signoria scrisse al Duca de Ferara se li piaceva di darli el passo; el qual respose: non solum passo per li stratioti, ma tutto quello voleva et comandava ditta Illustrissima Signoria voleva obedir come bon fiul. Et el zorno de S. Marco a Ferara, nel qual zorno è consueto de far gran cerimonie, vi va il Vicedomino con la bandiera di S. Marco con gran solenità, et el Vicedomino preciede tutti. Et questo anno el Duca in persona vi andò, dimostrando grande amor a Venetiani. Et essendo venuto lì uno secretario de Napoli de suo fiul, subito el Duca lo remandò indriedo, se divulgava per far venir a Ferara don Ferante suo fiul, tamen non fo per questo. Et come per lettere di esso Zuan Francesco Pasqualigo, ditto el cavalier, vicedomino ivi, date a dì 25 April se intese, come sul Ferarese era accadesto una cossa stupenda de notte tempo sora certe possessione, maxime Riam (Ariano) et Crespin, era sta scorzato assaissimi arbori, parte tagliati, et le vide rotte, ch'era cossa mirabile el danno fatto, et in uno loco più di uno altro; unde per Ferara et el Ferarese stavano molto admirati. Et come poi per persone degne di fede havia udito, che molti havia la notte fatto la varda in ditti campi, et pareva vedesse una ombra a modo di homo che andava facendo tal cosse, unde dicono esser una fantasma, et altri volontà de Dio per li peccati cometeno Feraresi, licet nescio qua de causa. Verum est che cussì fo scritto a la Signoria, et letta la lettera in Pregadi, confirmata etiam per lettere di Domenego Malipiero podestà et capetanio di Rovigo, narra che sul Polesene su alcune possessione questo esser accaduto, nè se poteva saper da chi fatto fusse; tamen judicio meo, non era fantasma, ma homeni disposti a far tal danni, come era. Ma ritorniamo a li stratioti. Li quali, zonti che fonno a Lio, de mandato di la Signoria, per Piero Duodo loro provedador li fo dato di prestanza do page per uno, zoè ducati 3 tra loro e 'l cavallo, al mexe, eccetto li provisionati, che hanno ducati 4 over 5 al mexe, i quali fanno provisionati per soi meriti a la guerra di Ferrara del 1483. Adoncha questi stratioti fin qui hanno toccato 4 page, do dal capetanio general quando fanno fatti, et do quivi. Li capi veramente haveano ducati 8 per paga, et questi fece la mostra su Lio, dove vi volse venir a veder Monsignor di Arzenton ambassador dil Roy, et ben tutto considerava. Poi fanno mandati per Lio a Chioza. Ai qual per la Signoria le era, oltra le page, data la biava per li soi cavalli, secondo l'ubligatione era.

A Milano in questo mezo el Duca andò a Vegevene, et con lui vi andò Zorzi Negro secretario, era con l'orator nostro, el qual rimase a Milano. Et el sig. Galeazo di S. Severino col campo era pur vicino a Aste, et voleva accamparse et piantar le bombarde. Et mandò uno trombeta dentro la terra. Dove el duca di Orliens disse: Ch'è di quel traditor di Ludovico? Et el trombeta risponde: Signor, di breve el sarà qui. Et lì in Aste era venuti nuovamente assà Franzesi, intra li qual 2000 cernide fatte ivi vicine; et conclusive erano dentro assà persone, et quella impresa non era sì facile come si judicava. Et per spie mandate ivi di questo fo certificati, et per lettere di Domenego Benedeto, podestà et capetanio de Crema, se intese come havia mandato uno cremasco a inquerir quello in quelle parte si faceva; el qual fo preso, et tandem fo lassato mediante alcuni suoi zuramenti, dicendo andava a Santo Antonio di Vienna. Questo notificò come ne la Franza, Franzesi se preparava, et che la Raina de Franza sì per causa di questa liga, quam vedendo el Duca de Milano haver mandato zente verso Aste, et che faceva zente in quantità grande, et voleva venir de qua da monti. Et cussì per tutta la Franza se faceva gran preparamenti de arme; questo perchè el Duca di Orliens havia scritto al Parlamento di Paris et al Parlamento di Garnopoli et in altri luogi, et al Duca di Borbon, come el Duca de Milan era venuto per tuorli Aste, et che dovesseno venir ad aiutarlo, perchè voleva, havendo Aste, serar el Re di mezo, a ciò non potesse ritornar in Franza. Et el Duca de Milano questo intendendo, etiam lui scrisse a ditti Parlamenti et Signori, excusandosi che lui non havia mandà zente per tuor Aste, nè serar i passi al Re, ma che era sforzato, perchè lì in Aste el Duca di Orliens se ingrossava molto et minazava de venirli adosso a tuorli el stado, et per conservar el suo ivi havia mandato, per obstar et non per muover guerra. Et cussì per alcuni mandò ditte lettere ne la Franza, et havendo grande amicitia con la marchesana di Monferà, el qual stado li era recomandado, esso Duca le scrisse che le dovesse dar aiuto et favore a le sue zente, bisognando, et pur se la non voleva esser con lui, dovesse esser neutral, nè mostrarsi sua nemica. La qual gli rispose, voleva esser con el Re de Franza. Si che è da considerar, quelli 25 homeni d'armi alozati nel suo territorio, i quali la notte da 400 Franzesi fo assaltati et presi, sì come è scritto di sopra, fusse di suo consentimento. Ma el Duca di Orliens era pur in Aste con assà Franzesi, et ordinò a quelli castelli circumstanti che non si movesseno niuno di paesani, ma lassasse solum scorsizar a Franzesi a danni de Milano; et cussì andava quelle cosse.

Zonse a Milano in questi zorni, o vero a Vegevene, uno ambassador dil Duca di Loreno, che alias fo a soldo nostro in Italia a la guerra de Ferara, et poi partite per andar al governo de Franza, perchè era morto el re Ludovico padre di questo re Carlo, et ivi fo de' primi, benchè poi fusse privato dil governo, et andò ne li soi paesi. Nome, Renato, disceso di la caxa de Andegavia. Et za del 1480 essendo morto Renato duca de Andegavia et za Re de Napoli, successe per testamento in quel ducato Carlo suo nepote, et negli privilegii et ragione ch'egli avea nel Reame preditto. Unde ditto Duca di Loreno vedendo esser escluso, andò a campo a Marseia con le zente dil re Ludovico de Franza per tuorli quel Ducato, et tamen non potè far nulla et si partì de l'impresa. Or al presente mandò ditto ambassador qui in in Italia, et expose al Duca de Milano come, non volendo Franzesi tenisse el Regno di Napoli, meglio saria che lui vi venisse in Italia a dominarlo, havendo la ragione havia in ditto Reame; tamen non li fo risposo ad vota.

Ma la zente di esso Duca de Milano mandò uno trombeta in Aste, notificando al Duca di Orliens come el voleva haver Aste, non per romper guerra ma per assecurarsi. Et li fo risposo che 'l se deffenderia valentemente. Ma dopoi iterum mandò a dirli che mandasse via Franzesi di Aste, che etiam el signor Galiazo manderia li suoi alozamenti. Tamen era di opinione di alcuni oratori di la liga, che ditto campo dovesse far el tutto per haver Aste, la qual se divolgava era debol cossa; però che, havendola, et ponendo pressidio a li passi, Franzesi starebbe mal, et le cosse de qui andrebbe mal per el Re de Franza. Ma questa impresa andava molto pegra. Et in questi zorni accadette che, essendo ditte zente acampate vicino a Aste, et volendo tenir uno bastion lì a presso, Franzesi di Aste ussiteno et a quel bastion fonno a le man con ditti Ducheschi, et combatendo virilmente Italiani, messeno Franzesi in fuga, et assà ne fo morti, presi 17, i quali fonno mandati a Vegevene dal Duca de Milano. Et le cerimonie de la investitura se preparava, et fo decreto a dì primo Mazo nel consejo di Pregadi, di mandar li do ambassadori electi in Spagna insieme con Hieronimo Lion, i quali si dovesseno ritrovar a queste investisene, et poi andar di longo a Zenoa con li do oratori eletti per el Duca, come ho scritto di sopra. Et fo ordinato a Sebastiano Badoer cavalier dovesse repatriar, havendose optimamente portato in questa legatione, et laudato da tutti, et che ivi rimanesse con el successor Georgio Negro secretario suo, per haver la pratica di quel stado, come fece.

Da Mar, per lettere dil Capetanio zeneral si have come si havia habuto lettere da Costantinopoli da mercadanti in enigma, che 'l signor Turco armava; la qual saria compita per tuto Mazo: tamen si divulgava non usciria per questo anno. La qual cossa fu optima nova a Venetiani, et ogni loro pensiero messe alle cosse de Italia, però che prima pur si dubitaveno non volesse questo Turco far qualche movesta.

In questa terra continuamente se faceva consultatione con li oratori di la liga, et fo terminato in Pregadi de far ogni provisione necessaria a star preparati a la guerra, non volendo però romper alcuna lianza al Re de Franza; ma pur se il volesse far qualche novità, se dovesse resister gagliardamente. Le decime se attendeva a scuoder, li stratioti zonzeva; et ancora fo ordinato di far la mostra zeneral a dì X Mazo de tutte le zente d'arme, et fo mandato Hieronimo da Monte, vice collateral zeneral, a poner ordine de tal mostra. Et fo dato prima soventione a tutti li soldati, a ciò fusseno in ordene; et fo ordinato de far di le zente erano in Friul et in Trivixana la mostra a Sacil: et scritto a Leonardo Mocenigo fo del Serenissimo Principe, luogotenente di la Patria di Friul, et a Thoma Mocenigo podestà et capitanio a Treviso, ve dovesse andar. Et de quelle de Padoa et Polesine, a Montagnana; Marco Antonio Morosini cavalier capitanio di Padoa, et Domenego Malipiero podestà et capitanio di Ruigo. Di le zente di Veronese et Bressana, a Monte chiari; Polo Barbo capetanio de Verona et Nicolò Michiel dottor capetanio de Brexa. De quelle erano in Bergamasca, a Martinengo; dove fo ordinato vi andasse Alvise Mudaxo capetanio di Bergamo et Domenego Beneto podestà et capetanio a Crema. Quelle di Romagna fo fatto la mostra a Ravena. Oltre di questo venne in questa terra Taliano da Carpi conduto nuovamente, et venuto a le stantie et andò a la Signoria offerendosi etc. Et anche non molti zorni avanti vi vene el conte Carlo de Pian de Meleto conduto al principio de questa guerra. Et essendo mancati do condutieri nominati di sopra, havia cavalli 300 per uno, et cavalli 150 che restava senza capo, che fo dil prefetto di Roma che fu cassato, unde nel Consejo di Pregadi, a dì 29 April, fo partito questi cavalli 750 tra undexe condutieri partiti pro portione, come qui di sotto sarà notadi, zoè cressuto di le condute haveano.

Al conte Zuan Francesco di Gambara cavalli 40
Al conte Alvixe Avogaro » 40
A Domenego Alexandro Coglion kav.r » 40
A Domenego Tadeo della Montella » 40
A domino Marco da Martinengo kav.r » 90
A Jacomazo da Venetia » 40
A domino Tucio de Costanza de Cipri kav.r » 40
A domino Antonio de Pigi » 70
A domino Piero de Cartagenia » 40
A domino Carlo Secco » 60
A Vicenzo Corso » 60
A Alexandro Beraldo » 38
A Zuan da la Riva kav.r » 28
A Zuan Gradenigo veneto » 20
A Alvixe Valaresso veneto » 20
A Ruberto Strozzi » 28
A Anibal da Martinengo havia 100 » 28
A Federico Scharioto havia 80 » 28

Ma questi do ultimi non volseno accettar la conduta, dicendo non volevano più far l'exercitio dil soldo.

Vene a Venetia in questi zorni al principio de Mazo el signor Zuan Francesco di Gonzaga, barba dil marchexe di Mantoa, el qual era al soldo dil Re di Franza za uno anno. Etiam vene so moier madonna Antonia, che fo fiola dil prencipe di Bisignano baron dil Reame di Napoli, et sorella di la moier di don Fedrigo di Aragona, con una so fia chiamata Barbara et altre donne in so compagnia per numero XX. In tutto erano persone zerca 90, et alozate in caxa dil signor Ruberto di San Severino, tenuta per ditto Marchexe di Mantoa, dove vi habitava el so ambassador. Et zonto che 'l fu, el zorno driedo esso signor Zuan Francesco si fe' portar, però che ha le gotte nè puol operarsi, a caxa dil Prencipe nostro, dove molto insieme parlò. Dapoi vi andò sua moier, et dimandò una lettera de passo, però che volevano andar in Reame. Questo perchè una sua sorella vedoa li havea renonciato la parte dil suo stato che fo dil padre; et andando lei ivi al Re de Franza, havea promesso a do soi fiuli era con Soa Majestà a soldo suo, di età zoveneti, et ha homeni d'arme 50 di conduta, che venendo ditto suo padre ad habitar in Reame, li daria el so stado, et per questo voleva andar a tuorlo. Ma el Prencipe molto la disconsigliò che non vi andasse, per questi garbugli. Ma lei rispose havia fatto gran spesa, et sperava di haver quel stado, et al tutto volevano andar, racomandandosi a Soa Serenità. Et li fo fatto le lettere patente, et con 4 gripi nolizati per ducati 100 l'uno fino in Puia, ditto Signor se partì a dì ditto, et verso Napoli andò. Ma è da saper che nulla fece, nè potè ottener alcuna cossa; et a la fine di Avosto ritornono a Mantoa, come dirò di sotto.

Et a dì 3 Mazo zonse etiam in questa terra uno messo dil signor Turco, mandato al Marchexe di Mantoa, el qual alozò in casa dil so ambassador, poi verso Mantoa andò, et expose la soa commissione a ditto signor Marchexe.

A Cesena terra di la Chiesia in questo tempo, essendo pur discordia tra Tiberti et Martinelli, che sono le principal caxe di Cesena et cai di parte; unde, dubitando di movesta, el governador che ivi era per nome dil Pontifice scrisse a Andrea da Leze podestà et capetanio di Ravena che li dovesse mandar alcuni fanti in suo soccorso come colligati col Papa etc. Unde ditto Rettor advisò di questo la Signoria, la qual li rescrisse dovesse mandar Jacopo da Tusia contestabile era lì a Ravena alozato con 200 fanti, et mentre che ditto nostro contestabile si adviava per andarvi verso Cesena, ditto governador rescrisse non esser più bisogno. Questo perchè a dì 28 April era ivi entrato Guido Guerra da Bagno, et havea acordato quelle parte et fatto inter eos matrimonio; unde volevano tutti esser fidelissimi della Chiesia, et in benivolentia con la Signoria nostra; sì che per questo ditti fanti non andò di longo et fo sedate le cosse.

In questo mezo Monsignor di Arzenton ambassador dil Re de Franza andò in Collegio a l'audientia, et disse 4 cosse a la Signoria. La prima, che l'havia inteso che 'l Pontifice non havia voluto dar la investisone et coronatione a la Maestà, et che di questo, per essere cosa pertinente a la Chiesia, poco se ne curava. Secondo, che l'intendeva di la investitura obtenuta per el signor Ludovico dal Re di Romani dil Ducato de Milan, et che anche di questa al suo Re feva poco danno, nè si havia a impazar. Tertio, che ditto signor Ludovico havea mandà contra el Duca di Orliens verso Aste zente, et che non sapeva la razon. Quarto, che 'l Re voleva passo et vittuarie per poter ritornar in Franza, et che l'era certo che la Signoria Nostra li vorave mantenir la lianza. A le qual parole, sapientissime per el Prencipe nostro fo risposto. A le do prime proposte, si passò, sì come esso orator si havia poco curato. Ma quanto a Aste, che 'l Duca de Milano havia mandà per defenderse, et forzato per le zente de Franza, che ivi el Duca di Orliens havia fatto venir per passar ai soi danni; et che ex nunc el Re facesse partir di Aste et quelli confini ditte zente, che cussì prometevano nostri de far che Milano lasserà quella impresa, come etiam esso Duca havia mandato a dir al Duca di Orliens preditto, al Parlamento di Paris et di Garnopoli, et al Duca et Duchessa di Borbon. Ulterius, che zerca al passo, Venetiani erano contentissimi, venendo praticà senza far danno nè dispiacer a niuno di colligati; et che erano fermi in mantenerli la lianza.

A Napoli el Re de Franza, havendo compito le zostre, reduto le soe zente in Napoli, fece uno matrimonio dil fio dil Prencipe di Salerno di età de anni X in una fia di Monsignor di Mompensier eletto vicerè a Napoli; et ordinò de far uno parlamento, et far el triumpho di l'entrata, et partirsi con cavalli 8000 et 4000 pedoni, venir verso Roma, lassando in Napoli et Reame Franzesi cavalli 5000 et 4000 pedoni, et 4000 fanti taliani fatti novamente; le zente inutele menava con lui, zoè quelle seguite el campo de Franza fino a qui. Et etiam Zuan Jacomo di Traulzi veniva con lui, uno di principal capetanei; l'Orsini et Petigliano li menava et voleva condurli in Franza. Fece ancora el Re molte provisione per segurar quel Reame, le qual qui non scriverò; se non che volse tutte (le armi) erano in Napoli in man de Napoletani, et quelle fece metter in castello.

Minazava di andar verso l'Aquila, et quella città meter a saco per haverli rebellato, nè li volse dar il dacio come ho scritto di sopra. Et divolgava pur partirsi de Napoli a dì X Mazo, per essere a Roma a dì XX, poi a Fiorenza et Pisa. Tramava acordo con Zenoesi, promettendoli assà cosse, di renderli li soi luogi lui haveva ancor ne le mani, ch'era de Fiorentini, et questo per remuoverli dil stado de Milano. Etiam è da considerar mandasse ad altri potentati et Signori, facendo occulti pati et provisione, maxime al Pontifice; et li mandò uno so ambassador o vero messo in questi zorni. Tamen si preparava a Napoli uno triumpho, di far le cerimonie de intrar come Re, zoè ussirà di la terra, poi intraria con le magnificentie. Et questo diceva voler far al primo di Mazo, et poi dar una paga a le soe zente; et el Re tamen non havea molti danari, imo havia bisogno, benchè alcuni soi baroni fusse danarosi. Et li ambassadori nostri erano a Napoli, quam primum haveno la lettera di la licentia de ripatriar, andono dal Re e tolse licentia; el qual volentiera ge la dete, et etiam per non esser le vie segure, li dè uno so capetanio con 100 cavalli che li accompagnasse vicino a Roma, et comesseli alcune cosse dovesse dir a la Signoria, et volse uno de la fameglia de ditti oratori restasse, perchè voleva mandar insieme con uno suo secretario a Venetia, el qual venne come dirò. Et questi ambassadori a dì primo Mazo se partì, et fece in uno zorno mia 60, et a dì 5 zonseno a Roma non senza grande alegrezza, havendo scorso li pericoli de Franzesi insolenti. Et accidit che una volta... .... quasi non fu morto uno de ditti a Napoli, et questo fu in un passar, benchè se excusasseno che non li vedeva.

Et partiti di Napoli li ambassadori, le cosse de Franzesi era molto secrete, et non se poteva intender molto dil suo successo. Nè li oratori nostri, da poi li notificò di la liga, più parlò a la Majestà dil Re, se non quando tolseno licentia.

A Roma a dì primo Mazo zonse Jacomazo da Venetia, Zuan da Ravenna et altri cavalli lezieri, che la Signoria mandò in aiuto dil Pontifice. Et el Pontifice mandò uno suo comessario incontra a farli dar lozamento a Vitrali mia 20 lontan de Roma. Li provisionati 600, con X contestabeli era fatti, alozò in Roma a S. Gregorio in uno monasterio, et faceva la mostra cridando: Marco! Marco! Unde el Papa have grande alegrezza, et consultava con el nostro ambassador, dicendo si el Re de Spagna, zoè le sue caravelle, ha rotto in Calavria, etiam romperà di sora, come l'intenda el concluder di la liga. La qual cossa mai volse far; et perchè era di opinione che Venitiani et Milano rompesse di qua, et cussì stava in queste consultatione.

Or intendendo l'opinione dil Re de Franza esser al tutto di voler venir a Roma, el Pontifice stava molto di malavoia, et per lettere de primo Mazo se intese come el chiamò li ambassadori di la liga, zoè Spagna, Venetia et Milan; ai qual li disse che 'l vedeva esser lui el primo ponto; digando non voleva perder el papato, et vedeva solum Venetiani lo aiutava, in haverli mandà quelli cavalli lezieri et fatti li provisionati, ma che Milano ancora non havea mandà nè fatto nulla. Unde el cardinal Ascanio li disse, come lui havia za scritti bona parte di provisionati et li cavalli lezieri era in camino. Et pur el Pontifice se lamentava non era condutto el Duca de Urbin, Signor di Pexaro, et so fiul Duca di Gandia; et che la liga la era molto pegra; che Maximiano dovea venir in Italia, et era ancor su le cosse dil Duca de Geler (Gueldria) et di far dieta, unde non sperava la soa venuta; che etiam de Spagna era tanto lontano, che non sapeva che dirsi; et che venendo el Re non sapeva che farsi, havendo li populi contrarii, quasi dicendo li saria forzo piar partito per non perder el Papato. Ma ditti oratori molto lo confortò, facendoli bon animo, prometendo per nome di la liga di non lo abandonar mai, et far ogni cossa in difension di la Chiesia. Et a questo assà si affaticò Hyeronimo Zorzi kavalier ambassador nostro, dicendo a Soa Beatitudine come la Signoria havea X milia cavalli de soldati in ordine et 2000 stratioti za parte venuti a Ravena, l'armada al Saseno di galie 36; tutte queste cosse a comodo de Soa Santità, pur che quella stesse constante, et havendo paura si dovesse levar di Roma. Ancora l'ambassador di Spagna li diceva el suo Re romperia certo ne la Franza, et che doveva venir più grossa armata in augumento di quelle charavelle era in Cicilia. Etiam el cardinal Ascanio et l'ambassador de Milano lo confortò, promettendo cosse assà. Per le qual parole el Papa fo molto ralegrato, et deliberò de voler star fermo in la liga et portar ogni affano più presto che romperla. Et a dì 4 Mazo chiamò concistorio de Reverendissimi Cardinali ad consultar quid faciendum, o vero levarsi di Roma et andar in loco sicuro, o pur star ivi venendo el Re. Et par che mentre erano in queste consultatione, Romani fe' tra loro consejo, perchè za se divolgava come el Papa era in spavento, nè sapeva che farse et che 'l se voleva levar de lì. Unde li caporioni con assà di principali Romani, più de 300, veneno al palazzo dil Pontifice, et fo lassati intrar, et davanti dil Papa domandono quello voleva dir le voxe che sentivano. Et el Papa rispose dubitava di star ivi, maxime per non saper che voler era quello de Romani, et che li era forza de levarsi. Et questo disse per intender l'opinion loro. Li quali unanimi tutti risposeno: voler prima morir che esser contro la Chiesia nè la liga; et che Soa Beatitudine non dovesse temer, che li sariano fidelissimi, et che li dariano ostazi in castello di primi di loro; ma ben chiedevano do cosse: arme et vittuarie, zoè formenti, et lassasseno far a loro. Unde el Pontifice li disse palam, come la Signoria havesse X milia cavalli aparati per venir in suo soccorso et 2000 stratioti. Unde quel populo fo molto contento, promettendoli ogni fedeltà et cussì li caporioni; et quei si partino. Caporioni sono 13 de li primi officii et è uno per rione, cussì come Venetia è partida in 6 sextieri, cussì loro è partiti in XIII parti. El nome di qual caporioni sarà scripto di sotto.

Unde el Papa più si confirmò in voler star fermo et mai adherirsi al voler dil Re preditto; et scrisse uno brieve a la Signoria dimandando aiuto et consiglio, et che l'era certo el Re di brieve dovea venir; et cussì è da judicar scrivesse a Milano, solicitando pur el condur dil Duca de Gandia et el Signor de Pesaro, et etiam el duca de Urbin, che ancora non si sapeva certo si 'l fusse acordato a soldo de Fiorentini. Etiam voleva el Signor de Camarin, sì per haver le sue zente quam el suo stado. Et Venetiani, inteso questo successo a Roma, consultato con li oratori di la liga, risposeno molto dolcemente al Pontifice, ringratiando di la sua constantia, prometendo nostri ogni ajuto, et dette libertà per el Consejo de Pregadi de condur ditto Duca de Gandia, licet fusse in Spagna, et darli per metà col Duca de Milan fiorini 33 milia a l'anno; et fo mandata la commissione a l'ambassador di questo. Et etiam a dì 7 Mazo preseno di mandar Piero Duodo provedador con 500 stratioti, era za venuti, verso Roma; el qual a dì 13 ditto de qui se partì, et andò a Ravenna dove za era venuti et ivi era li stratioti; poi andò a la volta de Roma, come dirò più avanti.

A dì 3 Mazo accadette che Colonnesi volendo ajutar la sua parte di Oddi da Perosa contra Orsini, et uno Antonio Sarsello con X squadre venendo verso Perosa et alozato in Vetrali mia 20 di Roma, essendo ivi tre di Orsini capi di la parte gelfa sua contraria, quelli amazò senza che facesseno alcuna difesa. La qual cosa el Pontifice have molto a mal, di la crudeltà usada.

In questo mezo, oltra li preparamenti si faceva a Venetia, etiam li collegati tratavano acordo, et questo medemo faceva el Re de Franza, et per via de Roma se tratò acordo col cardinal Sanpiero in Vincula, come ho ditto, con Colonnesi, con Zuan Jacomo Traulzi, el qual pur mostrava voler meglio a Taliani che a Franzesi: etiam al principio de questa impresa mandò soa moglie via di Reame, in Piamonte. Ma tanto era l'odio havia al Signor Ludovico, che nunquam volse acordarsi, et non mancò el Re de Franza. Trattava sì, come ho ditto, con Zenca, quam col Duca de Ferrara, benchè fosse suo caro dil Duca de Milano et fiol ricomandato a questa Signoria, et se divolgava li daria passo et vittuarie al suo esercito nel passar. Et in questi zorni esso Duca si mutò di habitatione di castello dove stava, et venne ad habitar in uno altro palazo a li zardini; nè se intese la cagione; et pur in Ferrara molto si straparlava contra sta liga, cridando Franza! Franza! ecc. Oltra di questo per lettere di Zuan Bentivoi primario di Bologna se intese come esso Re li havia mandato a dimandar passo et vittuarie dil bolognese, et che li voleva dar soldo. Et per la Signoria nostra li fo rescritto non si dovesse partir dil stipendio havia col Duca de Milano, nè prometerli per niente passo nè vittuarie, offerendoli darli ogni aiuto. Et cussì fece, benchè vi venisse do oratori, o vero messi dil Re fino lì a Bologna; et questi fonno repudiati, dicendo voleva essere al soldo de chi era, el qual have ducati 16 milia a l'anno di provisione, et era fiul di la liga. I quali messi habuto cattiva risposta, a Napoli ritornò.

Domente queste pratiche si fanno, Fiorentini volendo pur al tutto rehaver Pisa et altri castelli li erano rebellati, fatto zente dil paese, direttore domino Francesco Secco, andono contra Pisani col campo. Ma Pisani, pur volonterosi di mantenirse in libertà, li fonno a l'incontro. Era loro capitano Lucio Malvezo, et fece insieme alcune battaglie; pur ne fo morti assà, et poco mancò ditto domino Francesco Secco non fusse preso da Pisani, et questo fo in uno loco ditto Libra fratta. Fatto fo che per ricuperar do rocche si teniva per Pisani, Fiorentini vi mandò ivi 200 cavalli et 1000 fanti; eravi commissario loro Piero Vetturi, et Pisani li venne a l'incontro et comenzò la battaglia a hore 20, et durò fino a hore una di notte; unde, sopra venendo la notte, fo necessario separarsi. Et non venne sì presto in favor de Fiorentini, come era ordinato, et tardò assà a venir Francesco Nerli commissario de Pistoia con 3000 fanti: che, si venuto fosse, fortasse, come dicono Fiorentini, Pisani harebbe habuto assà a repararsi. Et cussì passò quelle cosse. Et Fiorentini consultando el fatto loro esser in molto pericolo, venendo el Re per Toscana, et pur si voleva pacifice accostar a lui, ai qual è da creder dimandasse passo et vittuarie; dummodo esso Re non intrasse in Fiorenza se non con 3000 cavalli, il resto dil esercito dovesse alozar di fuora. Et cussì facevano li preparamenti per alozar ditti Franzesi, et feceno la descritione dil populo de Fiorenza da fatti, et trovono assà numero; et etiam fece dil contado, et pur stavano vigilante, volendo rehaver Pisa al tutto.

A dì 5 Mazo l'ambassador dil Re de Franza monsignor di Arzenton andò a Lio a veder la mostra di stratioti, et darli le page, per Piero Duodo proveditor. Li quali stratioti feceno la mostra corando per la marina, et, nel correr sul Lio, uno cavallo di uno stratioto subito cadè morto, che fo mirum quid; et secondo el consueto, per la Signoria nostra li fo pagato uno altro cavallo, et dato ducati 15. Se aspettava uno araldo dil Re deputato in questa terra, era za partito di Napoli, et se stava con desiderio de intender quello richiederla el Roy.

In questo medemo zorno nel Consejo di Pregadi fo messo XI galee grosse, secondo el consueto, a li viazi di Levante; zoè tre al trafego, 4 in Alexandria, et 4 a Baruti; et, incantate a Rialto, trovato li patroni, fo detti li loro capetanei: al trafego, Sebastian Contarini, che investì Chamalli corsaro, come ho ditto di sopra; Alexandria, Alvixe di Priuli; et a Baruti, Marco Orio. Et ancora per avanti fo messo do al viazo de Barbaria, capetanio Jacomo Capello. Quelle de Fiandra non andò, ni etiam fo messo galie al viazo di Acque morte, per causa non intervenisse qualche danno dovendo mercadantar in le terre dil Re de Franza. Le qual cosse erano segnali di voler venir a la guerra.

A dì 6 ditto venne in questa terra uno ambassador dil Re di Romani, chiamato domino Philiberto, natural, di natione bergognon, et prothonotario et preposito di certa chiesa; el qual havia etiam commission dil Duca di Bergogna, fiul di esso Re de Romani, et era stato a Milano, andava al Pontifice. Li fo mandato contra con li piati fino a Lizafusina assà patrici, alozò a San Bortholomio in caxa di Piero Pender mercadante tedesco, a spexe pur di la Signoria. Et a dì 8 andò a l'audientia. Fo divolgato dimandò danari in prestedo per venir el suo Re in Italia. Poi a dì 20 ditto se partì, et verso Roma andò, ma trovò el Papa a Perosa.

Ancora per lettere di Hyeronimo Gritti podestà et capetanio a Roverè, nostri (furono) certificati come a Trento si faceva gran preparamenti, expetando el Re de Romani veniva in Italia, et era 9 zornate lontano, havendo conzo le cosse del Duca di Geler (Gheldria) et altri baroni, et che 2000 cavalli era venuti, et cussì erano in da far. Per le qual nove, nostri expedì li oratori eletti a Soa Majestà, i quali a dì 4 ditto se partì de qui per andarli contra, tamen non fo nulla; et ditto Maximiliano volse star a Vormes a far la soa dieta, come dirò di sotto, et non venne questo anno in Italia, benchè mandò alcune zente poi in soccorso di la liga.

A Milano el Duca ritornò a dì 4 Mazo da Vegevene per far le cerimonie di la investitura; et a dì 7 ditto partì de qui Hieronimo Lion kavalier eletto a Milano, et li altri do andavano in Spagna, i quali, insieme con Sebastian Badoer, si dieno ritrovar a questa solennità, el qual poi dea repatriar. Et ancora zonse el conte di Caiazo, era stato a Napoli col Re de Franza, et dette optima informatione dil tutto al Duca. El signor Galeazo col campo seguiva la impresa de Aste, et andono per haver uno loco ivi vicino chiamato Staze, et quello preseno, et Franzesi ussite di Aste et fonno a le man. Ne fo morti molti di una parte et di l'altra; qual havesse la pegior non se intese, ma pur, judicio meo, Franzesi fonno quelli dil manco danno. Tamen dimandavano trieva per acordarsi, et Milanesi non gela volseno dar, et in Aste era grandissima carestia: se divolgava molti manzava gramegna, per esser assà zente venuta, et è da creder vi fusse penuria, per esser piccola terra et di passo, et za tanto tempo continue andar inanzi e indrio Franzesi, et Milano haver devedato vi vadi vituarie, che prima vi andava assà dil milanese. Ancora fo divolgato di là da le Alpe esser assà zente franzese per passar di qua, le qual per le acque venivano di le neve si descolavano de li monti, non potevano passar. Et el Duca de Milano, deliberato de mantenir la liga, et informato come el Re vegneria a Pisa et forsi a Zenoa, come diceva el Conte de Caiazo, dito Duca fece armar le X galie che 'l Re voleva prima farle armar lui, et ancora quattro nave, come ho scritto; et volse Venetiani contribuisse a la spexa, et cussì li fo mandà alcuni danari a Zenoa, et consultato di far presidio a Pontremolo in Parmesana, passo principal dove el Re dovea passar ritornando per la via andò. Et però esso Duca dimandò 100 elmeti et 500 cavalli lezieri et 2000 fanti et etiam 2000 sguizari, et ha vendo queste zente con le sue lui meteria, erano bastante a tenir quel passo, et za lui havea mandato alcune zente ivi a redurse. Et inter patres disputatum quid faciendum, preseno di darli quello domandava; et ordinò a certi condutieri si redusesse a li alozamenti in Brexana; ancora li offerse 1000 cavalli erano in Romagna, et che li sguizari, potendo haverli, erano contenti di pagarli. Et le mostre fo fatte, come ho ditto di sopra, a dì X Mazo tutte in uno zorno. Et a dì 4 ditto nel Consejo di Pregadi, bisognando haver danari, fo messo do decime al Monte nuovo, a pagarle tutte do in termene di uno mexe, zoè XV zorni la prima, et poi la seconda; et fezeno altre varie provisione, volendo al tutto star preparati.

Al principio di questo mese di Mazo, nel nostro colpho, sopra la Muranela et il Sorzador in mar fuora di do castelli zerca mia 7, pescadori trovono tre pesci grandissimi, chiamati Cai di oio, uno grande come una galia et cussì largo, et altri do più picoli. Questi ha la testa grande, et occhi più grandi assai dil suo dovere, ha una schena molto grossa, piena di pantane etc.; adeo che fo dà, per cadaun pescador che pescavano, di una giavarina, et non li nosete (nocque), imo la giavarina si storzè, tanto è dura la sua pelle: par uno scoio in mar. Con grandissima fatica si pigliano, et pericolosi, si navilii trovano, però che, movendo la coda, fa grandissimo mar, et trazeno l'acqua molto in alto; pur se ne piglia qualche uno, perchè con syroco è mandati a terra, et toccando terra, maxime sabion, non puol partirsi et è amazati, et a pezo a pezo vien taiati et messo a brusar, che vien a modo oio, el qual è posto in botti, et, ut dicitur, di uno cao di oio alias fo tratto a presso 100 botte di oio. Or ditti pesci, poichè steteno in questo mar alcuni zorni, et in Venetia tutti parlavano, desiderando venisse syroco per poterli piar, perchè di raro, imo nunquam in questo mar adriatico è visti tal pesci (benchè dicono alcuni pescatori za anni XXV ne venne uno altro cao di oio, fo judicato venisse driedo le galie di Barbaria venute in questo tempo, capetanio Francesco Bragadin), ma poi andono via, nè più se vedeno et ritornono in altri mari a dimorar.

In Puia, per lettere de primo Mazo se intese come la Rocca de Bari havia levato le insegne dil Re di Franza a questo modo. Che essendo castellan ivi uno napoletan chiamato Bernardino Podorico, et uno suo fratello Zuan Antonio Podorico che era thesoriere di re Alphonso se ritrovava in Napoli con la moier et fiul, unde el re de Franza fecelo retenir in castello, dicendo al tutto voleva suo fratello li desse la Rocca di Bari, et lo mandò con custodia fino a Bari, con conditione, si in termene de tante hore non facesse di haver la Rocca, lo faria impicar. Per la qual cosa el fratello castellano, vedendo el termene era el fratello, si rese et levò ditte insegne... montò con la sua robba su una nave, et andò a Brandizo. Questa città de Bari era dil signor Ludovico nunc duca de Milano, et a lui fo donata insieme con do altri luogi, zoè Modugno et Pallo, et de queste tre terre scodeva le intrade et havia il titolo Duca de Bari: ma in queste novità re Alphonso non li volse dar el dominio di la Rocca, et etiam lui scosse le intrade, come ho scritto di sopra. Ma poi questo Re de Franza li fece privilegii de ditti luogi, ma a hora ha habuto la Rocca che prima non havia; tamen in le terre era governadori di Ludovico.

Da mar el capetanio zeneral a dì primo Mazo ritrovandose a Corphù con 12 galie, et feva conzar et impalmizar le galie per andar al Saxeno, dove era Hyeronimo Contarini provedador di l'armada con 7 galie, et adunade tutte sarebbe galie n.º 36, con quelle tre ve andava de qui et quelle si armava in Candia. Et scrisse a la Signoria che lì staria ad aspettar il mandato di quello haveva a far. Et Antonio Loredan, el qual con do galie dalmatine andò in Calavria a sopraveder quelle cosse et trovar l'armada di Spagna, in questi zorni ritornò a Corphù et notificò al zeneral haver visto lì in Sicilia ditta armada, caravelle 54, una di le qual di botte 2000, dove stava el capetanio, el conte de Trivento, et zerca 12 di botte 400 in suso. Item ditta armada non esser molto in ordine di zente. Et ancora havia visto 12 galie et 5 nave di re Ferandino con la ditta armada, sopra le qual era esso Re, et li fece optima compagnia per l'amor et afetion portava a la Signoria, raccomandandosi a quella.

A dì 11 Mazo, Luni da mattina, el Prencipe con questi oratori, legato et orator dil Papa, di Maximiliano, dil Re de Franza, di Spagna, tre de Milano, de Ferrara et de Mantoa, con la Signoria et assà Senatori, andono ne li piati a veder varar una barza fatta di novo, bellissima, di porto di botte zerca 1800, costa di spesa a la Signoria ducati XXV milia, et fo assà numero di persone in barche a veder. Et comenzò a venir un poco gioso, ma poi si retenne, unde el Prencipe, essendo in quello venuto uno gripo con lettere dil zeneral, la continentia di le qual ho scritto di sopra, non steteno più aspettar, et ritornò con li oratori a S. Marco. Et poco da poi fo compita di varar. In questo varar è da saper si suol far certe cerimonie: prima far dir una messa dentro; poi, mentre la si vara, li vien tratto da galioti assaissime inghistere di late et vino dentro, significa latte bonaza et vino vittuarie. Et tamen questa non andò fuora questo anno, per non esser di bisogno, et pareva un castello in acqua. Fu menata per mezo S. Marco, et stete fino il compir di la Sensa. Ancora altre barze et nave fonno raconzate. Et Thoma Duodo, capetanio di le nave armade, havia za messo banco et poco da poi andò in armada.

A Milano el campo dil Duca era pur vicino a Aste, et etiam quello dil Duca di Orliens venne a la campagna molto forte in uno loco vicino a Non. Et come vidi una istrutione habuta da exploratori mandati per la comunità di Bergamo a inquerir el successo di quelle parte, et Marco Sanuto podestà et Alvise Mudazo capitanio de Bergamo la mandò a la Signoria. Et prima, che non veniva zente de Franza, che in Aste el Duca de Orliens havia cazado fuora li parenti di Avogari per dubito di tratado, et toltoli assà formenti pagati a raxon de lire 5 la mesura. Item, che quando fo preso quelli XVI homeni d'arme su quel de Monferà, el zorno de poi el signor Antonio Maria andò dove i fonno presi sul Monferà, et fece assà butini de bestiame; ma la marchesana mandò a dolersi de questo, et che non havendo guerra con Milan li fusse fatto tal danni. Et di comando dil Duca li fonno restituiti li animali et il butino fato. Item che li campi erano vicini, et si divulgava di brieve se doveano apizar. La fiera de Verzei in quelle parte assai nominatissima si fazea non obstante queste guerre, et che le zente dil campo de Milano molte si partiva per non haver dinari. Ma per lettere da Milano de l'ambassador, el Duca feva gran preparamenti per la investitura dovea far a dì 17 Mazo, et aspettava li oratori dil Re de Romani, feva provisione di assoldar zente et far far arteglierie, et tutto quello li scriveria la Signoria era contento de far, et perchè la pecunia è quella che in tempo de guerra conserva li stadi et in quella consiste el tutto, volse far una descriptione di quello in uno bisogno troveria da li cittadini ricchi de Milan, et trovò ducati 295 milia, tamen con conditione de renderli; et a ciò non stesseno senza utilità li dette per cautione possessione et altre intrade, et a raxon de ducati 5 per cento a l'anno, sì come nui al Monte nuovo o la Camera de imprestidi, et per questo trovar danari se inimicò molto el populo. Et accidit che uno orese, el qual havia ducati 200, volendoli, come fo divulgato, ditto orese se apiccò lui medemo. El campo veramente suo se tirò X mia più indrio dove era, et messesi in forteza da una banda l'acqua, da l'altra assà repari et artiglierie; pur scaramuzavano; et volendo andar a rehaver uno castelleto tolto per Franzesi, lo nome dil qual ignoro, Franzesi li fonno a l'incontro, et ne amazò assà Milanesi, et li rebattè. Et non molto dapoi feceno trieva per 8 zorni, et tuttavia el campo del Duca di Orliens si andava ingrossando.

Vedendo Venetiani non esser tempo de demorar, et de far ogni provisione per difender el Pontifice, et consultavano la matina con li oratori di la liga, comunicando con quelli tutte lettere. Et a dì 7 Mazo nel Consejo de Pregadi preseno che 'l capetanio zeneral da mar dovesse andar ne la Puja verso Brandizo con l'armada, et ivi star fino havesse altro mandato. Et la sera a hore 5 di note spazò el gripo. Fo scritto al Marchexe di Mantoa si dovesse preparar, che volevano farlo cavalcar in Brexana, la qual nova fo molto grata a ditto Marchexe, et fo ditto donò ducati 50 a chi li portò la lettera. Questo per operarsi et dimostrar la fede havia, però che mai, za anni cinque è nostro soldato, è caduto operarsi. Et rescrisse esser lui et suo barba presti a' comandi di la Illustrissima Signoria nostra. Fo mandato danari per tutte le camere, et a dì 9 ditto mandò Zuan Borgi secretario in Romagna a far metter in ordene el Signor de Rimano et Signor de Pexaro nuovamente conduto. Ancora fo decreto, oltre li cavalli lezieri provisionati et stratioti andava verso Roma, etiam a ogni richiesta dil Pontifice mandarli zente d'arme, et fo fatto il numero di le compagnie, le qual, perchè non bisognò, lasserò de scriver chi fusse. Item si faceva conzar XX redeguardi in l'arsenal, li arsilii tornati con li stratioti si riconzavano, et oltra li patroni a l'arsenal era do provedadori, Zuan Morosini et Antonio Trum, i qual molto se exercitavano in proveder a quello era bisogno a l'arsenal. Et in questi zorni zonse a Lio 4 arsilii de stratioti 520, venuti da Napoli de Romania benissimo in ordene, fatti per Luca Querini ivi rettore, capetanio de parte, uno Piero Busichio cavalier, che alias per soi meriti a la guerra de Ferrara fo di militia decorato, et datoli provisione a' fiuli. Et smontati a la Signoria li capi domandono cinque cosse: primo che havesseno 12 page a l'anno, zoè pagati ogni mexe; 2.º che tutti quelli erano qui venuti, nel ritorno se dovesse scriver a Napoli per stratioti, però che quelli sono scritti stratioti hanno certa immunità et exemptione; 3.º che morendo quelli hanno provisione, li loro figlioli succieda in ditta provisione; 4.º che morendo li cavalli, li siano pagati; et quinto che li fusse dato el pan ogni zorno da S. Marco, et etiam la biava per li cavalli secondo el consueto. Et tutto li fo concesso, excepto di darli el pan. Et poi fo mandato Bernardin Loredan, savio ai ordeni, per Collegio a darli le sue page, non vi essendo el suo provedador, et za era andato a Ravena; ma ditti stratioti non volseno nè tuor danari nè far mostra alcuna; unde, tornato, riferite a la Signoria che era in Pregadi questo. Tamen stratioti medemi do zorni dapoi si dolseno di tutto haveano fatto, dicendo non havia fatto per altro, in star renitenti in voler el pan, se non perchè el Doxe havia tocà la man a Piero Busichio et non a li altri capi, i quali erano cussì servidori de S. Marco come lui. Et veneno dal Prencipe a dir volevano far quello comandava, et li fo dato la paga di ducati 3, et a li capi ducati 4, zoè do page, et mandati verso Padoa et alozati in Padoana, come dirò di sotto. Et ancora con una nave venne XX stratioti, i quali etiam li fo dato soldo, a ciò non fusse venuti indarno; sì che fin questo zorno di 20 Mazo era di qua stratioti n.º 1200, tolto da Modon, Coron, Zante, Lepanto et Napoli di Romania, tutti luogi di la Signoria. Et a dì 14 ditto questi oratori li fonno a veder correr: quello dil Papa, zoè D. Alvise Becheto, perchè a dì 13 el legato episcopo de Chalaor era partito et andato verso Roma, essendo stato quivi legato più di uno anno; quello di Spagna, li do di Napoli et tre di Milano, li quali steteno molto admirati di la sorte et qualità de stratioti et dil suo veloce correr. Et a dì... Mazo con barche fonno tragetati a Lizafusina et a Padoa, et per quelli castelli haveano i loro alozamenti. Et in collegio a dì ij ditto fo cressuto page a molti contestabeli benemeriti de S. Marco, ita che qui a Venetia in corte dì palazo era pieno de soldati che dimandavano stipendio, et poi a dì 25 ditto in collegio fo ballottati tra molti contestabeli, et eletti 8 capi de provisionadi, li nomi dei qual saranno qui sotto scritti, zoè prima a

Pietro Schiavo contestatele di provisionadi200
Zuan Alvise Cigogna100
Zanon da Colorgno100
Bernardin da Como100
Piero Grosso100
Perin da Bergamo100
Zuan Agnolo da Urbin100
Paulo Albanese100

Zonse a dì ij Mazo a Venetia uno corrier venuto di Spagna, partito una zornata avanti zonzesse quello portava la lettera di la liga, et il suo ambassador fo a la Signoria, et notificò come el Re havia ordinà grande exercito per mandar a la volta di Perpignano, et, se nostri rompesse, senza dubio el Re di là romperia; tamen non fo nulla. Et che quel corrier andò per terra in Spagna fo ben intercepto a Brianzon, ma non fu averte le lettere, dicendo non havevano guerra col Re de Spagna. Et che zonto a Madrid, el Re et la Raina havia habuto una gran consolatione di la liga, et volse, essendo zonto la nuova el Zuoba Santo, indusiar a publicarla per tutti soi regni el zorno de S. Marco, a dì 25 April, con gran cerimonie et il successo scriverò di sotto.

A Roma el Pontifice vedendo la voluntà dil Senato Veneto et di Milano esser di dar conduta secondo el suo desiderio al Duca de Urbino, et come ho scritto di sopra era partito di qui el suo secretario, et lui aconzo con Fiorentini; et il Pontifice li mandò a dir che havea fatto gran mal a non voler esser al soldo di la liga, maxime sapiando el testamento dil duca Federigo suo padre, che vol che nunquam lui si aconzi con niuno senza licentia dil Papa, nè mai esser contra la Chiesia; et che, non volendo esser soldato nostro, lo spoglieria dil feudo et investisone come nemico di Santa Chiesia. Et el Duca rescrisse per niun modo voleva esser contra la Chiesia, et che, havendo dato una volta la fede a Fiorentini, quella voleva mantenir, et mandò un so secretario a la Signoria, chiamato Ludovico di Odaxij padoano, et a dì 9 Mazo zonse in questa terra, et si mandò a excusar con la Signoria, et che non havendoli voluto dar conduta condecente a la soa persona, si era assoldato con Fiorentini, offerendosi tamen fiul etc. Et detto secretario stete do zorni et andò via.

A Napoli, essendo partiti li nostri ambassadori, mal se intendeva el successo dil Re, nè quello voleva far. Ivi era tre cardinali, S. Piero in Vincula, S. Dyonisi et Samallo, et se divulgava per tutto questo mexe de Mazo non partiva di Napoli, perchè li cavalli erano a l'herba, et venendo per camino non troveria strami. Ma pur tramava pratiche sotto man, et con Zenoesi, come ho detto, per mezo de S. Piero in Vincula, prometendo dar in deposito a lui Serzana, Serzanella et Piera Santa fin el Re stava in Italia, poi siano dati a Zenoesi. Col Duca de Ferrara era d'accordo, benchè la liga li mandasse a dir alcune cosse. Li oratori fiorentini, senesi, luchesi et de' Pisani erano pur ancora a Napoli. Et è da saper che sempre vi stette un orator de Pisani, chiamato Piero Gripho, a presso Soa Majestà, et novamente ne mandò uno altro chiamato Alvise de Christofaro, et questo per le discordie haveano con Fiorentini.

A Roma, come scrissi, el populo era volonteroso de defenderse. Fenno la descriptione de li homeni da fatti, a ciò a uno bisogno se potesse operarsi. Li conservatori et caporioni fenno 3000 fanti, li 600 provisionadi di la Signoria con li X contestabeli haveano do page per uno, zoè di do mexi. Li Zudei, a ciò non havesseno i danni come prima, assoldò alcuni fanti facesseno guarda a le lor caxe. El Pontifice domandò imprestedo a Cardinali ducati 20 milia, et assoldò el signor Paulo Orsini et el sig. Carlo fiul dil sig. Virginio Orsini; et conclusive tutta Roma era in moto. Et el Papa intendendo che al tutto el Re veniva a Roma, li mandò a dir che volendo venir pacifice senza arme el fusse ben venuto, et volendo venir con l'exercito andasse di fuora via. Et a dì 8 Mazo venne a Roma el cardinal Samallo partito da Napoli, et alozò in palazo dil Papa. Si divulgò tratava accordo. Et a dì IJ ditto chiamato consistorio terminò di mandar do Cardinali contra esso Re de Franza, zoè el cardinal Santa Nastasia et el cardinal Carthagenia, et non ostante che erano in queste pratiche, sollicitava el Pontifice el cavar di le fosse dil castello. Et cavando in questi zorni trovono 6 teste de alabastro bellissime, et altre antiquità, maxime alcune caverne subteranee, cossa de gran spesa; et forniva el castello de artegliarie et munitione. In Roma era gran romori per la discordia di le parte, et Spagnoli con Romani assà volte si amazavano; la notte non se poteva andar per Roma, che erano spogliati, et quasi ogni giorno amazato qualche uno: li prelati scampavano fuora di la terra.

Et a dì 15 ditto, a hora di nona zonse lettere in questa terra de Hyeronimo Zorzi kavalier orator in Corte, date a dì 12 ditto, et venute prestissime, unde fo chiamado Pregadi. Ma prima se redusesse, da poi disnar, la Signoria mandò per li oratori di la liga, eccetto quello dil Papa, et consultava insieme; andono in Pregadi. Per queste se intese come el Re a dì 12 dovea partirsi de Napoli per venir a Roma, et che el Pontifice quasi non era fermo etc.; per la qual cosa Venetiani steteno molto di malavoia, et fo comandato grandissime credenze et streture, et feceno molte provisione, et el Principe parlò in Pregadi et exortò a la difensione di la Republica, et si dovesse pagar le decime volentieri. Et spazò la sera uno corrier a Roma, el qual andar dovesse in hore 40; et comesse a l'ambassador dovesse far ogni cossa che 'l Pontifice se levasse di Roma. Etiam mandò uno gripho al capitanio zeneral, el qual se judicava fusse in Puia, che dovesse star lì intorno quelli scogi de Brandizo, et andar fino a Otranto con l'armada, tamen non metter in terra, nè far altra movesta se non li scriverà altro. Al Pontifice ancora fo scritto non dovesse temer di cossa niuna, confortandolo dovesse star saldo, promettendoli di darli ogni aiuto, et che Venitiani soli li bastava l'animo a difenderlo, non che essendo li altri colligati, maxime el duca de Milan volonteroso assà contra esso Re de Franza; et altre parole de questo tenor li scrisseno, dubitando non si acordasse col Re. Questo perchè non feva alcuna provisione, ma diceva cercaria el suo meglio a li oratori. Et però nostri li promise di mantenirlo nel Pontificado. Fo divolgado el Re promesse de dar el Principato di Taranto a suo fiul duca de Gandia, et altre promissione secrete. Et in questi zorni zonse tre oratori o vero messi di esso Re a Roma; i quali a dì 12 ditto partino: uno andava a Fiorenza, l'altro a Milan, et l'altro a la Signoria nostra, chiamato Joam Boierdino, el qual a dì 23 ditto zonse a Venetia. La soa richiesta et quello volse scriverò poi di sotto. Et a Roma in questo mezo monsignor Samallo dimandò al Pontifice la investitura dil Reame al suo Re, sine præjudicio tercii, e che li fosse dato el passo che 'l voleva venir come amico a visitar Santa Chiesia, perchè in ogni tempo è stato bon fiul et ha difeso quella. Unde el Pontifice li rispose publice: pro nunc non voler darli alcuna investitura; et che volendo venir el venisse di fuora via, et che volendo el Re parlarli, lui andaria in una terra, dove insieme havendo voja Soa Majestà li poteva et poria parlar. Ma ditto Cardinal et l'ambassador dil Re preditto, adunato li conservatori et caporioni di Roma, li expose come el Re li mandava a saludar; et che 'l voleva venir a Roma, et che si ne l'andar a Napoli haveano habuto Romani alcuna cattiva compagnia, era processo per la moltitudine dil gran exercito havia; ma che a hora voleva venir con assà manco zente, et che restauraria tutti chi fusseno stati offesi. Ai quali, Romani, fatto loro consigli, li risposeno che erano atti a mantener la voluntà dil Pontifice, et che essendo Soa Santità et li reverendissimi Cardinali di opinione che la Majestà dil Re non dovesse più intrar in Roma, che cussì etiam loro erano disposti; tamen volevano esser servitori di Soa Majestà. Et habuto tal risposta, el messo dil Re se partì et tornò a Napoli, et el cardinal Samallo rimase. Ma Hyeronimo Zorzi andato dal Pontifice, et presentato le lettere di la Signoria persuadendo Soa Beatitudine a doverse partir de Roma; ma el Papa rispose volerse defender et star fermo; et voleva far 3000 fanti, et con li 1000 provisionadi nostri et quelli de Milan et li 1000 cavalli lizieri, etiam lui havia 600 homeni d'arme ai quali havia dato paga, li bastava a doversi difender; et che staria in castello, et havia per lui il populo, che, come ho fatto la descriptione, era XX milia homeni da fatti; sì che non dubitasse de nulla. Et a Napoli acadete, essendo dismontato re Ferandino in la Calavria a presso Turpia con alcune zente, havendo reaquistato alcune terre, et dove si apresentava tutto si rendeva; unde el Re terminò di mandarli zente a l'incontro, a ciò più non prosperasse. Et mandò mons. de Obegnì con lanze 200 et 1000 Sguizari. Et in questo tempo venendo 6 zentilhomeni franzesi a Capua partiti da Napoli, in uno bosco furono assaltati da alcuni dil paese et amazati, et per più disprecio li fu cavato el cuor dil corpo, che fo cossa crudelissima, et messe gran paura in Franzesi. Etiam el zorno avanti de questo, in Napoli fo morto uno Franzese, et cavatoli el cuor. Queste cose dimostra el mal voler hanno Napolitani a Franzesi.

Venne in questa terra a dì 17 Mazo per Po la madre de madona Maria marchexana de Monferà, et olim mojer dil marchexe Bonifacio di Paleologi. Questa era vedoa, et fo moglie dil dispoti di Servia preso et morto da Turchi, la qual za uno anno da poi la morte dil zenero venne dil suo paese per veder soa fiola, et al presente ritornò con ganzare et burchii et zerca persone 100. Aloxò a S. Trovaxo, in caxa di domino Andrea Sench, olim orator dil Re de Romani; et la sera andò a caxa dil Principe; et habuto lettere di passo, poi che stette alcuni zorni, con uno gripo passò a Segna, demum per terra andò in l'Hongaria, et fo a dì ultimo ditto. Et ha uno fiul capitano de esso Re de Hongaria, tamen per la Sensa stete qui.

Ancora in questi zorni vi venne madona Paula di Gonzaga, fo sorella dil marchese Federigo di Mantoa, padre di questo presente, et moglie del conte Bernardo di Goricia. Alozò a la caxa di ditto Marchexe; poi, visto la Sensa, a dì 2 Zugno andò a li bagni a Padoa; et ritornò a Goritia. Poi etiam vi venne la niora dil signor Sigismondo di Este, fratello dil Duca de Ferrara, con alcune donne; alozò a la sua caxa; et uno fiol secondo dil magnifico Joanne Bentivoi, chiamato Alexandro, con alcuni tutti vestiti a un modo a la todesca, con penachi in testa, veneno incogniti a la Sensa.

A dì 17 Mazo zonse in questa terra Domenego Trivixan et Antonio Loredan cavalieri, erano stati ambassadori a Napoli al Re de Franza; et el zorno driedo riferiteno nel Consejo di Pregadi la loro legatione, et come el Re era mal in hordine sì de zente quam de danari; ma Franzesi inrichidi; et non havia più di 12 milia persone, zoè cavalli, et 8000 pedoni, et cavalli taliani 3000, et alcuni fanti de li qual conveniva lassar parte in Reame. Item che tutto Napoli se doleva di le insolentie de Franzesi, di le cative compagnie haveano da loro, et che Napoli non si poteva più dir quello Napoli era prima; et che 'l Re al tutto se voleva partir, havendo cargado su le galeaze et alcune barze bona parte di le cosse dil castello: porte di bronzo, re Alphonso vecchio di bronzo etc., per mandar in Franza; et che esso Re havea mal animo contra Venetiani, concludendo li havia fatto pessima compagnia; et questo fo da poi el Re intrò in Reame, che prima erano assà ben visti. Et volendo a Napoli haver audientia, convenivano star tre hore aspettar, et ancora, parendole, li licentiavano; et che el Re continue zuogava su una sala con uno suo muleto, et li coreva drio, et con una soa favorita niora di la duchessa di Malfi, la qual molto amava: etiam un'altra tolta a Guastalla. Narrò quelli erano dil suo consejo, nominati di sopra, et homeni di gran inzegno, et che Franzesi non servava alcun ordene; et che uno capitanio comandava una cossa et l'altro non voleva; tamen, verso il re erano fidelissimi et tutti attendevano a uno fine; et che dal concluder di la liga fino a loro partir, non erano ditti oratori ussiti di casa se non quando andono a tuor licentia; et che el Re gela dette volentiera; poi disse che tornasseno, che li havia a dir alcune cosse. I qual tornati, ordinò al suo consejo li dovesse parlar, et cussì li disseno: Domini oratores, direte a la Signoria che vogli mantenir al Roy la lianza, et che non saria venuto in Italia se non havesse habuto la lianza sua, et che in Aste venne el so ambassador ad alegrarse di la venuta di la Maestà Soa, poi a Fiorenza voi fosti mandati; ne l'entrar in Roma et ne l'intrar in Napoli vi avete alegrato del suo prosperar; et che non voglia essa Ill.ma Signoria in questa sua tornata far altro che mantenir la vera promessa, con altre parole. Et concludeno ditti oratori al Senato che Franzesi non per altro modo haver acquistato questo Regno se non che el Reame hanno acquistati loro, ch'è cossa mirabile; et che si dovesse far ogni cossa perchè non erano molta quantità, et havevano assà odio a Venetiani, dicendo erano stati causa di ogni loro infortunio. Et poi che hebbeno refferito, ambidoi introno Savii di Terra ferma, et il luogo li era sta servato; et mentre erano a Napoli fonno creati, licet avanti fusseno stati.

Et intendendo li padri di Collegio questo, deliberorono metterse in ordene, et venendo di qua dimostrar el poter de Venetiani. Et sopra tutti fenno provisione de danari, et benchè fusse messe 6 X.me, do al Monte vecchio et 4 al Monte nuovo, terminono a dì 18 ditto in questo Consejo di Pregadi, de impegnar le volte et bottege de Rialto di la Signoria a rason di ducati 8 per cento, et chi depositava in termene di do zorni havesse do per cento di dono, et quelli li havea affitto in termene di zorni XV dovesse depositar a l'oficio dil Sal, et che fusseno exempti di ogni X.ma per angaria di le ditte intrade, come etiam fo fatto per la guerra de Ferrara; di le qual volte et bottege in questo mexe et in ditto termene, per Marco Bragadin era Provedador al Sal a la caxa fo scosso et trovato ducati 60 milia.

Ancora fo deliberato de mandar a li confini di Oio cavalli 5000 et Stratioti 600, et ivi star, a ciò venendo el Re per la via de Pontremolo potesseno resister non passasse, con la zente dil Duca de Milan, però che etiam lui lì in Parmesana adunava zente; oltra de questo in Romagna vi dovesse a Ravena star cavalli 2000 et Stratioti 600, i quali bisognando presto si conzonzerebbe con questi. Quelle zente dil Polesene non fonno mosse. Et in questo medemo zorno, a dì 18 Mazo, col nome dil Spirito Sancto elexeno per scortinio nel Consejo di Pregadi do Provedadori zenerali in campo, con pena grandissima non potesseno refudar, i quali fonno Marco Antonio Morosini cavalier era capetanio di Padoa, et Marchiò Trivixan fo podestà a Padoa. Ancora preseno de assoldar 2000 Sguizari et far 2000 provisionati oltra li fanti si havia, et ancora zerca 60 Stratioti, erano venuti driedo li altri senza esser soldati, fonno tolti et datoli la paga et mandati in Padoana. Etiam fo assoldato el fiul di Johanne Bentivoi, per do anni, primogenito, chiamato Hannibal, con homeni d'arme 80 et 40 balestrieri, da esser pagato per mità col Stado de Milano; et cussì li fo mandati danari si mettesse in ordene: el qual era in pratica de acordarsi con Fiorentini. Et el conte Bernardin Brazo, fo fiul dil conte Carlo conduttier fidelissimo, vene a Venetia, et habuto danari si andò a levar le sue zente era in Friul et venne in Brexana. Ancora molti cogioneschi, di la compagnia di Bortolomio Cogion capetanio zeneral da terra, chiamate lanze spezade cogionesche; et cussì erano expediti ditti soldati.

A Milano in questo mezo zonse do ambassadori dil Re de Romani, venuti per far le cerimonie di la investitura, chiamati d. Marchio Mechz episcopo di Brixenon et consiglier dil Re, et d. Corado Sturcem primo cancellier dil Re. Etiam vi zonse uno dil Re et Raina di Spagna, nominato mons. Joan Claver aragonexe, et el Duca perlongò de far questa investitura a dì 24 Mazo. Etiam sul Milanese vi zonse in questi zorni uno capetanio de Sguizari o vero Elemani, mandato per Maximiliano in so aiuto. Et esso re Maximiliano si aspettava, perchè per lettere di Hieronimo Gritti da Roverè se intendeva a Trento el vin era montato ducati 6 la botta; ma per lettere di ambassadori nostri andava da Soa Majestà, date in Yspruch, dove era et l'archiduca Sigismondo di Austria homo veterano, licet al presente non habbi alcun dominio per haverlo renonciato a ditto Re di Romani, et se intese ancora la dieta non era compita a Vormes, et non era per venir in Italia cussì presto.

A Ravena accadete che Stratioti alozati a uno monasterio de frati chiamato Santa Maria in Porto, unde veneno a parole con ditti frati, ita che 7 frati ussite fuora, et ferino alcuni Stratioti, et amazò uno cavallo di valuta di ducati 50. Unde Stratioti si messeno contra questi frati, et li feriteno, et poco mancò non li amazasse. Era ivi Piero Duodo loro provedador, et pur fo tasentate le cosse, essendo stati prima causa di tal movesta li frati.

A Roma, per lettere di 18 zonte a dì 21 Mazo, nostri fonno certificati... come era venuti a Roma, et voleva la investisone dal Pontifice dil Reame a lui pertinente de jure. L'altro a dì 18 ditto se partì per andar a Napoli a trovar el Re de Franza, chiamato misser Zanon de Molins, el qual alias fo a soldo di la Signoria nostra a la guerra de Ferrara, quando vi era el suo Duca. Et ancora in questo medemo, ditto orator partito per andar a Napoli, mandando li soi cariazi avanti, in Roma, a una piaza ditta la piaza Judea, fonno assaltadi et tolto ditti cariazi et robe con li cavalli, et fo soldati romani, cridando: Marco! Marco! Et l'ambassador ditto, tornato, fo ricevuto in caxa da Hyeronimo Zorzi orator nostro, et stete do zorni facendoli bona compagnia, et andono dal Papa dolendose de questo. Et li caporioni fece tuor le robbe et messe in salvo; tamen mancò uno cavallo di valuta di ducati 100. Et l'ambassador nostro fece uno edito, si era soldato di San Marco fusse apicato. Et oltra di questo venendo tre oratori dil Re al Pontifice, zoè el cardinal S. Dyonise, mons. de Brexa et Frances mons. de Lusemburg, et alozati mia X di Roma, et etiam veniva el cardinal San Piero in Vincula, ma pur non volse venir di lungo, ed andò a Grota ferata mia 25 da Roma. Ma questi tre venendo per venir a Roma, et el Pontifice ordinò a la soa fameglia dovesse andarli incontra, etiam vi volse andar contra el Cardinal preditto, do cardinali San Clemente et Santa Anastasia. Ma mentre questi andavano, acadete che ditti oratori mandò avanti uno araldo di mons. de Brexa, el qual arente le porte fo spoiato; et ancora el zorno avanti havia mandà el so cuogo per metter ordene a quello era di bisogno, et alcuni Spagnoli di la guarda dil Papa el trovò et lo amazò. La qual cossa intendendo ditti oratori, non volseno venir di longo, et subito spazò al Re notificandoli questo, sì che quelli erano andati contra convenne ritornar, et non vi venne quel zorno. Unde, inteso questo, el Papa have molto a mal, et fece inquisitione chi havia fatto questo, et mandò per piar (pigliare) alcuni i quali erano fuziti a dir al cardinal S. Dyonise non dovesse dubitar de niente, et intrasse liberamente, et poi intrò come più avanti intenderete. Zonse ancora a Roma Sonzin Benzon da Crema zentilhomo nostro, agregado per li meriti del padre l'anno 1483, con 50 cavalli lizieri; et era altri 500 cavalli lizieri alozati a Vitrali, et a dì 24 ditto doveano far la mostra in Roma.

A dì 19 ditto intrò in Roma li ditti tre ambassadori dil Re di Franza a hore 23 bene in ordene. Li andono contra la famiglia dil Papa et de Cardinali, et come vidi una lettera di Roma, mons. de Brexa havea più di 60 mule carge di robe, et zerca 40 pulieri zoveni de Reame, et assà zente d'arme conduceva le ditte robe. Alozono in palazo dil cardinal S. Clemente, et al zorno driedo have audientia. Et Colonnesi erano in Roma praticava con li primarii romani volseno lassar intrar el Re, et che non vegniva per far alcun mal; ma quelli li rispondevano: prima manzerebbe sui fiuli, che consentir mai la sua intrata, et quando ben el Papa consentisse, loro erano fermissimi. Et davano gran pressa, sì in racoglier qualche biava che ancora non era mature, quam in far provisione in la terra. Le porte era partite a custodia de fanti, et fo ordinato li nostri provisionati con Francesco Grasso capitano loro vardasse la porta di San Paulo, et un gran spatio de muro, che fece bastioni, ripari, revelini, et altre cosse necessarie; frustra fece, come dirò di sotto.

Antonio Grimani procurator capetanio zeneral, in questo meze per lettere di 7 di questo, se intese era a Corphù con galie 19, et feva impalmizar per andar in la Puia, et con desiderio aspettava le tre galie partide de qui, zoè dil provedador Zorzi, la galia Bembo, et la galia Cornera, et etiam el resto di le galie se armava in Candia n.º 12, et havia retenuto do nave, zoè quella di Stefano et Theodosio Contarini, patron Zaneto da Muran, et quella de Piero Sagredo et compagni, patron Antonio Amai; et etiam alcuni gripi meneria da Corphù per far più grossa armada. Et Hyeronimo Contarini provedador era al Saseno. Et è da saper che 3 galie era a l'isola de Cipro, zoè Cabriel Barbarigo, Zorzi Cabriel, et la tragurina. Quello poi di ditta armada seguite, più avanti scriverò.

A dì 19 ditto venne a Venetia Zuan Bragadin patricio nostro, era stato mercadante a Napoli, et partito de lì el zorno driedo si partì li oratori nostri, et andò in Puia, et andò la matina in Collegio et referite molte cosse a la Signoria, maxime come tutta la Puia desiderava de esser sotto S. Marco, et, non volendo la Signoria tuorli, chiameria Turchi, però che per niente non volevano più Franzesi, et che a Leze era el vicerè mons. de la Spara con zerca 200, el qual stava in castello, et li populi li era contrarii per certe manzarie havia fatto, et volevano esser restauradi; et lui stava con paura, come se intese per Marin Morosini venuto mercadante stato in Leze; tamen da poi se partì, et andò ad habitar a Misagne mia 8 a presso Brandizo. Item come quelli di l'Aquila non havea voluto pagar el dacio di le piegore al Re, et andono in Puia et tolseno li soi bestiami et li menò su el suo. Ancora in Manfredonia acadete certa novità contra Franzesi. Item che Franzesi erano zente poltronissisima, sporca et dissoluta; prima sempre stano in pecai (?) et in atti venerei; le tavole sta sempre preparate, nè mai si cava mantili, nè si scova sotto; che intravano al principio in le caxe in Napoli, tolevano le miglior camere, et in la pezor mandava el patron di la caxa; andavano in caneva, toleva vini et formenti, et mandavano a vender in piaza; sforzavano le femene, non havendo alcun rispetto: poi le robavano et toleva li anelli di dedo (dito), et quelle feva resistentia, li tagliavano li dedi (dita) per haver li anelli; stavano molto in chiesa a loro oratione; havea 12 milia cavalli et 500 Sguizari, et el resto era zente inutile, osti, meretrice, arte di ogni sorte; et che tutte le arte in Napoli era lavorato per Franzesi: el Re cavalcava per la terra hora con 100, hora con manco di XVI cavalli, senza servar alcun ordine nè decoro regio; che el Re era liberal, ma non havia danari, et li soi erano richi, vestiti di seda etc.; che l'ultimo zorno che 'l se partì, vide disficar et averzer alcuni magazeni de mercadanti zenoesi, et tuor la roba et cargarla su le galeaze insieme con le altre arteglierie; et che el Re voleva far un fontego a Segna per Todeschi, a ciò specie non havesse spazamento a Venetia; item che Franzesi lievano assà vanie, et conclusive fevano pessima compagnia a Napolitani: et che vorebbeno Napolitani più presto esser sottoposti a ogni altra generatione che a questi; che non vi sono ivi porte nè fenestre, ma brusate per non comprar legne; li cittadini al meglio potevano si partivano de lì, lassando la roba et la caxa in le man de Franzesi, et loro habitava in le ville; et che a le donne era sta usato gran violencie, prima usato con quelle contra il voler suo, de li mariti, padri et fratelli. Et accidit che uno barone franzese, intrato in caxa di uno cittadino che havia una bellissima fiola, et volendo ivi far bona ciera et disnar, volse fusse presente la ditta figlia; et poi disse al padre che al tutto lui la voleva haver, promettendoli etc. Et el povero padre rispose voleva dimandar a la moglie et a uno suo fiul. La qual per niente non volendo soportar tal inzuria, et non potendose defender in altro modo, el fiul disse: ordinate el venghi et dateli l'hora, et cussì fo ordinato. Et venne dito franzese, et andò in camera con lei, et avanti lui la tocasse, vi entrò ditto suo fratello, et amazò quel franzese et scapò via. El padre medemo andò con lagrime a notificar tal caxo al Re; el qual mostrò molto dispiacerli, et haver meritato la morte. Et disse: fate venir vostro fiul dentro qui, che li perdonarò. El qual venuto, a pena si butò a piedi dil Re, che da alcuni franzesi fo amazato; et el Re non fece altro. Le donne erano ne li monasterii; pur fo divolgato al Re cavò una munega di uno monasterio, Santa Chiara, et usò con lei, non li bastando la favorita di Malfi; et ancora molte altre che li era menate per soi Franzesi.

A Milan, a dì 18 Mazo zonse Hieronimo Lion et Francesco Capello kavalieri, con Marin Zorzi dottor, nominati di sopra; de li qual, do andavano hora in Spagna. Li vene contra prima 4 del consejo secreto, consejeri dil Duca, poi Sebastian Badoer kavalier, cum altri pur dil Consejo. Demum, fuora di le porte de Milan venne el Duca con zerca cavalli 700, et el Marchexe de Mantoa, el qual ivi in questi zorni era andato per ritrovarse a la investitura; etiam venne li do oratori dil Re de Romani, uno di Spagna, uno di re Ferandino, uno di Fiorenza, uno di Ferrara, uno di Monferà et uno de Luchesi. Item el signor Galeoto di la Mirandola, el conte de Caiazo, el signor Fracasso di San Severino et Hannibal Bentivoi fiul di messer Joanne da Bologna, con altri di la corte, et accompagnò ditti oratori per mezzo la terra, con grande honor fino a lo alozamento a loro deputato, et per el Duca facto ornar. Et la sera li fo fatto le spexe, poi el Duca li mandò ducati 50 da farsi le spexe. Et questi do andavano in Spagna per questi 8 zorni, et a Lion dimorava ivi, li dette li ducati 100 secondo el consueto, sì come si dà al suo in questa terra. Et el zorno sequente, che fo a dì 19, andono a l'audientia vestiti d'oro, et Marin Zorzi con uno manto di seda, per non esser cavalier. Et volendo esso Marin Zorzi far l'oratione, per esser el più zovene, latina, el Duca volse la facesse vulgari sermone, et cussì fece. Et in questo medemo zorno el Duca con el Marchexe et tutti li oratori andono contra don Alphonso da la ca' da Este suo cognato, fiul primario dil Duca de Ferrara, veniva a questa investitura, et alozò in castello, et la investitura era ordinato di far la Domenega proxima a dì 24.

Ancora in questo zorno venne lettere al Duca dil suo campo di Aste, come haveano habuto uno castello mia do lontano di Aste a discretion, chiamato Aliano, et seguitavano vigorosamente l'impresa, tamen haveano inteso zente franzese passar di qua da monti, et esser passato el Bastardo de Borbon et 800 franchi arcieri. Sul Milanese era comenzato a zonzer zente alemane et Sguizari, et altri volevano soldo, i quali capitono nel ditto campo. Oltra di queste, se intese che el Re feva sollecitar la sua armata a Provenza. Aspettavano ancora a Milano oratori de Fiorentini, et il vescovo Angelo legato dil Pontifice per intravenir a ditta solennità, tamen non ne veneno.

Fiorentini continuamente fevano consigli per difenderse di la venuta dil Re, et fo divulgato volevano intrar in la liga, et li soi oratori erano a Napoli più volte al Re dimandono licentia de repatriar, ma el Re non ge volse darge, dicendo volea venisseno con lui a Fiorenza; et pur esso Re eccitava Pisani, et fo divulgato in questi zorni haver mandato a Pisa 800 Bertoni meschiati con Sguizari, et tre nave de formenti. Et etiam, Pisani acquistarono la fortezza di Librafratta, Fiorentini l'havia recuperata. Et el duca de Urbin, accordato a soldo de Fiorentini, se metteva in ordene: et quello acordò ditto Duca fo Francesco Gadi secretario de Fiorentini, el qual altre volte venne in questa terra per causa de certi contrabandi de panni trovati a Vegia, come orator de quella comunità. Ora a dì 24 April condusseno in Augubio l'accordo di darli ducati 30 milia a l'anno, tenendo elmeti 220, et non li potè dar titolo de capetanio[129], et non volevano quelli romper. Et in questi zorni acadete a Fiorenza certe novità, però che fonno retenuti do Fiorentini di caxa di l'Antella, et folli opposto volevano far novità in la Republica, et uno di XX acopiatori, chiamato Juliano Salviati, refudò l'ofitio suo; unde in elezer in loco suo uno altro fo qualche discordia, et molti non volevano mandar suoi ambassadori a Venetia et a Milan, licet vi fusse uno per praticar de intrar in sta liga; et tanto ebbeno paura dil Re che mai volseno esservi.

A Roma essendo zonto li oratori dil Re di Franza, come ho ditto, et deputata dal Pontifice l'audientia, andono tutti tre, el cardinal San Dyonisio, mons. di Brexa, et Frances mons. de Lusemburg. Et essendo per intrar dove era el Papa, se ritrovò esser lì el Cardinal Curzense, et volse intrar con loro, dicendo era stato primo havia praticato per el Re col Papa. Et ditti oratori non volse vi entrasse, unde fenno di gran parole, tamen non intrò, et d'indi se inimicò col Re. Or intrati dimandò tre cosse: la prima la investitura dil Reame et coronatione, promettendo pagarli ogni anno ducati 50 milia di censo, secondo il consueto primo, et darli ducati 100 milia che restava debitori di più censi a la Chiesa el re Ferando et Alphonso; seconda, che 'l voleva venir a Roma come bon fiul di Santa Chiesia, et esser a parlamento con Soa Santità, et pur volendo fuora di Roma l'era contento, et che 'l dicesse qual terra li pareva, et non volendo che 'l voleva vegnir con tutto l'exercito in Roma et non con puoca zente; et che ivi poneriano qualche conclusione zerca a la expeditione contra Turchi. Unde el Pontifice volse far concistorio; et cussì a dì 22 Mazo chiamò concistorio, et rispose a ditti oratori che manderia do ambassadori a Soa Majestà, et che 'l venisse in Roma; ma di la investitura lui era zudexe, et bisognava intender le raxon di queloro dimostrava haver action in ditto Reame, et che non mancheria di raxon: etiam voleva haver l'opinion de li soi colligati, et comesse dovesse scriver al loro Re questa risposta. Et a dì 21 ditto Hyeronimo Zorzi orator nostro andò a visitar ditti oratori, dimostrandoli bona ciera.

A dì 20 zonse lì a Roma Piero di Medici partito da Napoli non con molta benivolentia dil Re, et Juliano suo fratello era in Civita de Castello col Cardinal.

A Napoli per lettere di 17 Mazo, di Lunardo di Anselmi veneto consolo nostro, in zifra, venute a dì 23 ditto, se intese come Franzesi erano mal visti in Napoli, et ogni zorno seguiva qualche inconveniente, et Franzesi dubitavano di non esser taiati a pezi, et che, judicio suo, non partiria questo mexe el Re, perchè le artiglierie fece cargar su le galeaze havia fatto discargar, benchè da po' le fo iterum cargate; et che havia fatto un per di noze di mons. de Ligni suo cuxino in la fia fo dil Gran Siniscalco, a la qual apartien el principato di Alte mura ha don Fedrigo, et quello ge lo dete in dota privando don Fedrigo di quello; et che era zonto uno messo dil Signor turco al Re a dimandarli el corpo di suo fratello Giem sultam, prometendo darli reliquie de Santi a l'incontro, che saria assà acete a esso Re, per haver nome de Christianissimo. Item che havendo più volte fatto conzar in Napoli, per intrar come Re con triumpho, pur a dì 12 ditto intrò sotto una umbrella d'oro con la chieresia, che li andò contra, et li Sezi era conzati con bancali et altri adornamenti.

Ferandino veramente zonto a Messina, che fo a dì 17 April, dove vi messe in terra la Raina et fo honorifice ricevuta come sorella dil loro Re, et li veneno contra esso Re col palio d'oro, et li promise darli 2000 fanti pagati per loro fino guerra finida et fusse ritornato in Napoli, con questo li prometesse di farli liberi et exempti Messinesi de ogni angaria, dacio etc. sì de Napoli quam de ogni altra terra di Reame; et cussì li fece privilegio. Et trovato le caravelle de Spagna, era smontato in la Calavria, operato come ho scritto di sopra, et molte terre havia rilevato la soa insegna. Et el re Alphonso suo padre, partito de Mazara con le so cinque galie havia et do barze, a dì 20 April, fo el zorno de Pasqua, andò a Palermo dove da don Joam de la Nuze vicerè de Sicilia per el Re de Spagna fo con grande honor ricevuto, et lui non volse dismontar, ma su la pope di galia fe' XII cavalieri. Quello di lui et di re Ferandino poi successe, scriverò di sotto.

Maximiliano re de Romani in questo mezo compite la dieta, tamen le cosse di Elemagna era in gran combustione, nè poteva esser la soa venuta in Italia presta come se sperava. Questo perchè molti soi baroni et el Conte Paladin et altri erano sdegnati sì per haver tolta moglie del parentado de Milan, la qual cossa senza il suo voler fece, quam per haver dato la investitura a questo duca Ludovico presente, et non li volevano dar alcun aiuto a venirsi a incoronar. Et in questo tempo passò per Roverè et per Veronese uno so ambassador andava a Roma dal Summo Pontifice, et cussì passavano quelle cosse.

Da mar, per lettere di 9, venuto uno gripo prestissimo, per le qual nostri fo certificati come el Capetanio zeneral era con galie 19, et preparava l'armada, facendo impalmizar, et restato per causa di biscoti, i quali lui faceva far a Corphù, di non esser andato in Puia, et più presto poteva se expediria passando in Puia juxta i mandati; et tamen haveva qualche dubitatione di l'armada de Turchi che non uscisse, la qual era quasi in ordene, et molto grossa, ut dicitur vele 200. Et mandò lettere, da Costantinopoli di 20 April de Alvise Sagudino secretario nostro ivi zonto, et notificò esser zonto et recevuto con grande honor et festa, quanto mai altro orator vi andasse. Et andato a la presentia dil Signor, quello si levò da seder dil suo mastabè, et feceli gran festa, et referita la sua imbassada, havendo salutato per nome di la Signoria Soa, li dechiarite la morte certa di suo fratello a Napoli; la qual nuova el Turco hebe molto a grata et disse: Ela certa? benchè da altri avanti l'havemo intesa, ma non la credevemo. Et perchè è stà tanto quella Signoria a mandarme a dir tal bona nova? Et el secretario si excusò che el tempo et le fortune dil mar lo havia tenuto, et che subito che la Signoria intese la verità lo spazò per notificarli questa consolation. Et el Turco poi li disse: Havemo bona paxe con la Signoria. Li rispose: Bonissima. Et poi esso Signor si messe la man a la testa, dicendo: Allà! quasi rengratiando Dio di la morte dil fradello, et disse voleva haver sempre bona paxe con la Signoria, et che 'l suo stato fusse di quella. Item che 'l voleva mandar a dimandar al Re de Franza el ditto corpo, e darli reliquie, come mandò et ho scritto di sopra. Et volse intender come el Re de Franza era venuto in Italia, et la Signoria lo havea lassato tanto prosperar. Et ditto secretario li rispose che era certo, nostri fin quel hora havrebbe provisto a ciò el non prosperasse più; et altre parole tra loro usono, volendo sopra tuto esser grande amico nostro. Item che sperava obtenir che vi tornasse Baylo, come prima. Narra etiam come 60 galie era butate in acqua, et altre palandarie, fuste et navilii, a la suma di zerca vele 200 havia la sua armada, nè si sapeva dove volesse andar; tamen era da ussir, altri diceva a Scyo altri a Rhodi. Ancora notificò el Signor haverli dimandato la causa la Signoria feva grande armata, come l'havia inteso. Li rispose: Per questo Re de Franza, a ciò per terra e per mar se potesse, volendo, farli guerra, e disfar li soi pensieri. Et el Signor disse: Sta ben. Et dimandò poi che exercito ha ditto Re. Rispose: Persone da 30 in 40 milia venute con lui, poi le zente di Reame et la soa armada. Et el Signor disse: Hallo bona paxe con la to Signoria? Li rispose: Bona. Et alcuni bassà disse: Come si è bona paxe, perchè la Signoria fa tanta armada et ha mandà a tuor Stratioti? Et ditto secretario rispose: Per star preparati, per poter obviar a quello puol occorrer, perchè quando l'intra lo fuogo in caxa dil vicino, si vuol haver l'acqua preparata li circostanti. Oltra di questo el Signor mandò per Camalli turco, corsaro assà nominato di sopra, et li dete salvo conduto: si judicava el volesse farlo capitano di parte di la sua armada, et lui non volse andar, per dubbio di la vita: ymo sul mar si fece forte, et habuto uno schierazo dal Bassà di Nigroponte, sì che havia zerca 200 in sua compagnia.

Et pochi zorni da poi queste lettere da Corfù, venendo uno altro gripo con lettera dil general dal Saseno, di 16 o ver 19, et zonto a Parenzo volendosi partir per Venetia, nel colpho di Trieste sopravenne fortuna et rebaltò el gripo et anegò homeni XV, scapolò solum do, i qual tolse le lettere veniva a la Signoria, et le portò bagnate, et li fo donato ducati 10 per uno. Etiam era lettere di Constantinopoli di 30 April, notificava come el Turco feva lavorar l'armada di 90 galie, 60 fuste, 4 nave, 4 palandarie et altri navilii per numero vele 200, et che voleva far uno exequie molto honorevol a suo fradello, per la qual cossa i panni d'oro et d'arzento era in gran pretio, et tutti ne comprava, et fece dar barili do di aspri, che era assà milia, per l'amor di Dio per l'anima de so fradello preditto; et havia gran alegreza.

A dì XV Mazo zonse Piero Bembo soracomito a Chasopo. Item è ha saper come per avanti zonse a Corphù 7 barze di Spagna carge de Zudei vegneva di Reame, armade benissimo, et voleva metter in terra; et el zeneral non volse lassar dismontar, e loro andò su la Turchia, et ivi le discargò: era de teste n.º 1000 in suso.

A dì XV el zeneral si levò da Corphù, e zonse quel di Chasopo con galie 12 et una fusta; et a dì 16 zonse el gripo armado, la Signoria li commetteva dovesse passar a Brandizo.

A dì XVI ditto zonse lì uno ambassador di Brandizo per nome di la comunità volea dar le chiave al zeneral, el qual non volse accettar se prima non scriveva a la Signoria.

A dì XVII ditto zunse al Saseno, dove era andato el zeneral, uno ambassador de Garipoli, dimandando soccorso di zente et vittuaria; et el zeneral rispose avisaria etiam, ut supra.

A dì 19 passò dil Saseno in una fusta di 17 banchi di Turchi, con uno ambassador di la Porta andava a Brandizo con lettera dil Signor al re Ferendo, et l'ambassador era homo molto sagace, et cussì andò di longo a Brandizo.

A dì ditto venne uno gripo da Constantinopoli con lettere, come el Turco feva grande armada, za galie XXV impalmade, con molte bombarde, passavolanti et artegliarie.

Item el capetanio zeneral mandò Zuan Francesco Venier in Arcipelago, era soracomito, con comission di poter retenir nave et galie quanto li pareva bisogno, per tenir securo el mar de corsari, et altra cossa potesse ocorrer.

A Corphù rimase 5 galie, le qual se impalmizava, con ordene de venir drio a Brandizo el capetanio, et comesso al Baylo de retenir et armar ogni nave capitasse de lì et mandar in Puia.

Domente queste cosse in Italia se fanno, fo divolgato el Re Federico de Dacia, el cui titolo è Dacie, Suetie, Norvegie, Gothorum, Alanorumque Rex, haver cridato la guerra al re Henrico de Inghilterra el cui titolo è Anglie et Francie Rex ac dominus Hibernie. Ancora el Duca de Yorch, fo fiul di re Edoardo, essendo stato ne la Fiandra con suo zerman cusino archiduca de Bergogna, al presente dovendo, ut dicitur, de iure esser Re di l'isola de Inghilterra, deliberò passar con aiuto de alcuni populi. Et la causa perchè ditto Regno a lui li aspetta, et il modo fuzite de l'isola, più avanti, quando passerà ne l'isola, lezendo vedrete. Et ditto Re de Inghilterra scrisse una lettera a la Signoria, alegrandosi di la liga, et che, havendoli dato noticia, etiam lui forsi sarebbe intrato, et che era amico, offerendosi etc.

A dì 23 Mazo zonse a Venetia quello messo nominato de sopra dil Re de Franza, chiamato Joam Boierdim, et alozò a S. Zorzi con mons. di Arzenton, et a dì 24 andò a l'audientia con ditto ambassador; et prima vete (vide) gran quantità de soldati, chi volevano conduta, chi erano expediti. A li qual ditto araldo usò alcune parole bestial, et per ditti soldati li fo risposto. Hor, intrato da la Signoria, notificò in conclusione el suo Re voleva la lianza li era sta promessa, et che cussì como a l'andar per la Signoria non li era sta dà alcun impazo, ymo aiutato, cussì pregava facesse nel ritorno, però che 'l vuol tornar in Franza. Et li fo risposto sapientissimamente; la qual fu assà secreta.

Venne ancora in questi giorni el conte Ranuzo di Farnese et altri condutieri, sì per intender el voler de quella, quam per offerirse, havendo fatto le sue mostre; et a questo fo cressuto, oltra li 400 cavalli havia, altri cavalli 200. Etiam venne Febus di Gonzaga, cusino dil Marchexe di Mantoa, et con Antonio Triumpho ambassador suo, et andò a la Signoria, però che li era fatto comandamento facesse cavalcar la zente verso Oio; el qual Marchexe havia cavalli 1700, in tempo de pace, et in tempo de guerra con suo barba cavalli 1200. Et questi volse soventione, et li fo dato, oltre le page ordinarie, ducati... milia subito.

Venne etiam uno secretario dil signor de Pexaro, chiamato Lorenzo da Siena, et ditto Signor fo condutto con cavalli 400 a soldo di la liga. Et a dì 20 ditto venne Bartolomio di Rossi bolognese, secretario de Hanibal Bentivoj, per ringratiar la Signoria di la conduta habuta, et haver danari per potersi metter in ordene; et el stado de Bologna era con nui, perchè el magnifico Joanne havia stipendio et provisione de Milano di ducati 16 milia a l'anno.

Et vedendo nostri el Pontifice pur star constante in volerse mantenir a Roma, fo terminato a dì 23 Mazo nel Consejo de Pregadi de far cavalcar a Roma el Signor de Rimano con la soa conduta, et quello di Pexaro, et la zente dil Duca de Gandia. Et fo dato ad Alvise Becheto orator dil Papa ducati 2000 per ditte zente, et fo scritto a Piero Duodo provedador de Stratioti a Ravena, dovesse transferirsi verso Roma, et fo scritto a Roma de queste provisione, prometendo mai mancarli de ogni aiuto. Et a dì 25 ditto feceno alcuni capi de provisionadi, nominati di sopra, et scrisse a li rettori di le terre nostre de terra, che per tutto se dovesse far la descriptione de li homeni da fatti, et quelli volevano soldo, però che fama era Venetiani voleva far X milia provisionati. Et scrisse a Lunardo Mocenigo, luogotenente in la Patria dil Friul, dovesse con Nicolò Savorgnan cavalier et azonto a la dignità dil Mazor Consejo per soi meriti, veder facesse 1000 provisionati lì in la Patria, li qual ad ogni bisogno fusseno preparati. Etiam per Collegio elexe Piero Michiel da San Polo provedador al levar le zente de Romagna, zoè Rimano et Pexaro, et quelle condurle a Roma. Fo mandato 200 curaze di l'arsenal a li Stratioti a Ravena, a ciò fusseno armati, et altre provisione a la zornata nostri faceva, preste, optime et necessarie; et el Collegio se reduseva molto a bon'hora.

A Milan a dì 26 Mazo fo fatto la solennità di la investitura: la qual, el modo et come sarà qui sotto scritto. Et è da saper che prima fo fatta uno venere, secreto, in camera dil Duca con tutte le cerimonie, et queste per esser bona hora, habuta dal suo Maistro Ambrosio, astrologo, dil consejo del qual nunquam si parte, imo tutto fa per ponto di astrologia. Et poi publice si doveva far la domenega, a dì 24; ma ditto astrologo non volse, et fo dimorato fino a Luni, nel qual zorno fo tanta pioza, che pareva el mondo venisse a terra; et cussì fo fatta el Marti, a dì 26 ditto.

Ordine et cerimonie usate a Milano in la investitura dil Duca a dì 26 Mazo 1495.

Prima fo conzato tutte le strade veniano dal castello fin a la piaza dil Domo, con certi corni de dovicia fornidi d'erbe et in mezo le sue arme. Et a l'intrar nel campo dil Domo era uno edificio di legno con tre porte a la romana, conzado con depenture et erbe. Et passado ditte porte, et zonti su la piaza, era un soler tanto largo quanto la presentia di la chiesia, alto... de' gradi, con colone, el cielo dil qual era coperto di raxo cremexin con stelle d'oro fatte a man. A l'incontro dove si montava suso era questo medemo pur coperto di raxo, ma con arbosseli d'oro per dentro. Nel loco preditto era un altar con certi santi, non grandi, d'arzento di sopra; vi era una credentiera d'arzenti, sopra la qual vi era tra vasi et secchii grandissimi, pezi 58; item figure di santi, 35, coppe et altri vasi a compimento più di cento e undexe grandi et magnifici; valea zerca ducati 30 in 35 milia. Da la banda era aparechià do loze da sentar, a banda destra per la Excellentia dil Duca, sopra la testa e a le spale d'oro a la sua divisa, che è bianco et paonazo; el cancello davanti era coverto de restagno d'oro con tre cussini pur di restagno. Da la banda zanca, dove dovea star li Ambassadori, era di sopra a le spale pur di drapo d'oro, sì come ho ditto, el canzello davanti coperto di raxo cremesin; in terra tapedi e bancali, e poi molte banche per sentar diverse persone. Et a l'hora deputata, el se partì de Castello i Ambassadori dil Re de Romani con 50 trombeti, acompagnadi da zerca 100 cavali tra la sua fameglia et altri cortesani e signori, i quali condusseno al Domo su el ditto soler, al luogo destro deputato a la persona dil Duca. Da poi non molto, a hore zerca 16 venne la compagnia e corte sua a do a do, numero 388, tutti vestidi di seda, d'arzento et d'oro, la mazor parte a la longa, su boni e belli corsieri, tra i qual era più di 130 vestiti d'oro, più di 80 d'arzento, el resto de seda. Driedo i qual venne el Signor in mezo di l'ambassador di Spagna et di Napoli, driedo lui era la Duchessa in mezo di Sebastian Badoer et Hyeronimo Lion oratori veneti, poi altri do che andavano in Spagna, Francesco Capello kav.r et Marin Zorzi dottor; driedo loro Fiorenza, Ferrara, Bologna e Zenoa et altri; poi donne 58 a cavallo driedo la Duchessa, vestite a la castigliana, ben in ponto, et la mazor parte d'oro con belle perle et altre zoie. Poi 4 carete: una bellissima dorada, coperta di restagno, et cussì i collari di 4 cavalli liardi la tirava; et le altre tre coperte una di arzento et do di seda, ne le qual era donne di la corte sua con bellissimo ordine. Et zente assà per tutto, sì per i balconi come per la terra; i frati de ogni ordene tutti suso le strade a lai (a lato) i muri sì nel andar come nel ritorno. Apresentadi suso el soler, cadauno ai luogi soi, a banda destra li Ambassadori dil Re de Romani, et el Duca in mezo; a banda zanca tutti li altri Ambassadori et signori, zoè el Marchexe de Mantoa, don Alphonso fiul dil Duca de Ferrara, misser Hannibal Bentivoj fiul dil magnifico Joanne, e cadaun sentadi secondo i suo luogi. Era su quel soler più de persone 1000, tra li altri era 160 dottori vestidi di scarlato con colari et bareti di varo. Da poi sentadi el venne l'arzivescovo de Milan, zoè quel va orator in Spagna, con molti prelati e calonegi ben vestidi, et lui aparato per dir li officij, et cussì quello per lo evanzelio et epistola. Ditto l'introito et cantado do epistole et l'evanzelio et altre cerimonie fatte a l'ambroxiana, cantono le litanie et certe laude per raxon benissimo, per esservi boni cantadori in Milano. Et poi si levò in piè uno misser Corado, uno de li Ambassadori dil Re de Romani preditto; el qual fece una oratione a tutti, et presentato al Duca la lettera dil suo Re con alcuni capitoli, quali el Duca letti in publico, li fu apresentado uno messal et in pie', coram omnibus, zurò di observarli. Poi li fece cavar uno suo vanto (guanto), digandoli certe parole, li messe uno anello in dedo (dito). Poi si fece dar uno manto di raxo cremexin foderà di armelini e con un colar largo 4 dea pur fodrato, aperto sopra le spalle, sopra el qual disse etiam alcune parole, et sì gel messe indosso sopra una vesta lui havea a mezza gamba pur di raxo cremixin. Indi poi li fo portato una bareta, fatta a modo una celada, con una ponta da driedo longa, e davanti con un revoltin, con uno filetto de varo, et di sopra un centurin d'oro a torno. Dopoi li fo apresentado uno stendardo tutto rosso in la man zanca, picolo, in segnal di sangue, con le arme. El Duca havia bolzegnini biavi in piedi. Or poi li fo dà uno stendardo grando d'oro con l'aquila negra, el bisson inquartà, ne la man destra. Dà questo, el tolse el rosso et butollo al populo con molte altre bandariole di l'arma sua fatte di tela. Poi li fo apresentato la spada nuda in man, la qual dete a tegnir al conte di Melzi, et el stendardo fo dato a portar al conte Galeazo de San Severino. Dopoi li dette il sceptro, zoè una bacheta, la qual ditto orator gela presentò con una reverentia fin in terra; la qual in cima havia uno pomo d'oro. Et fatto questo, se conzò a sentar tutti, et montò su uno solaruol misser Jasom del Mayno jurisconsulto famosissimo et dil consejo secreto de ditto Duca, et fece una oratione in ringratiar quelli oratori per nome dil suo Signor de la investitura habuta, et fo molto longa. Poi compita, et levato el Corpo de Christo, et finita la messa, hauta la beneditione era hore XX, et li fo apresentà per li dottori uno baldacchin damaschin bianco torniato de vari; e quelli lo portono tutti a torno el cavallo dil Duca insieme 4 di primi di Milano, che era a le staffe, vestiti d'oro fin in terra. Era portata avanti el stendardo et la spada, portata da li sopraditti. La Duchessa driedo con le damisele, oratori etc. tutti a cavallo, in tutto n.º 400, cridando i soi servitori: Duca! Duca! ma pochi dil populo. Et cussì ritornono in castello, con soni di trombette, pifari, campane et bombarde; sì che, tornati li oratori a caxa, era hore 22. Et è da saper che a torno la piazza dil Domo era soleri, et in tutti zerca persone 50 milia vedeva. Poi la sera el Duca mandò a donar a li do oratori veneti andavano in Spagna do privilegii, per i quali li donava la soa insegna che la podesseno usar come loro propria in segno di grande amor et benivolentia. Et poi a dì 27 dopo disnar esso Duca, con ditti oratori dil Re de Romani et Hyeronimo Lion orator veneto et altri, cavalcò a Pavia per far certe cerimonie e tuor quella contrà, et tornò poi a Milano a dì 31 ditto come int.... Tornato el Duca in Milano fece provision de haver danari con ogni suo forzo, mandando per cittadini in Castello, et da loro voleva danari. Item have lettere di Vormes da li soi Ambassadori era al Re de Romani, come era aviati 2500 fanti elemani, parte venivano per la via di Trento, et parte per la via di Cuora; etiam de brieve doveva aviar cavalli 3000 in favor di la liga. Ancora have lettere da Monferà, come passava i monti cavalli franzesi 1500, franchi arcieri, dil campo di Aste. El Duca fece far ogni diligentia niun non andasse nè venisse di Franza; et nel tempo di la sua investitura fo preso uno corier veniva di Franza con lettere di diversi signori drizate al Re, che li aricordava dovesse ritornar in Franza, et che non feva per lui star in Italia, et quanto più l'indusiava el feva pezo.

Come el Re de Franza se partì di Napoli.

El Re veramente di Franza, havendo messo ordine al reame di quello era de bisogno, et acquistato tutte queste terre grosse a la marina da uno cao a l'altro, zoè Ortona, Manferdonia, Barletta, Trane, Molfetta, Giovenazo, Bari, Manopoli; in la Puia, Otranto, Taranto, Rossano, Cotron, Squilazi, Rezo, Salerno, Malfi, Castelamar, Mola et Gaeta, mancava solum a la marina haver Brandizo, Galipoli, Torpia et Lamantia; acquistato etiam fra terre et castelli numero grandissimo, et tutto senza arme, deliberò più non dimorar in Napoli, ma venir et ritornar in Franza, et compir li soi disegni. Et lassò in Calavria vicerè mons. di Obegnì, in Puia mons. di la Spara, et in Napoli vicerè mons. di Mompensier; el qual rimase in Castello nuovo. Et in tutto rimase in reame cavalli franzesi 6000 et pedoni 4000, et con lui menò cavalli 8000 et 6000 fanti et altre zente inutele. Et a dì 19 Mazo 1495 mandò la soa guardia avanti fuora de Napoli a Aversa, mia 8 de lì; poi lui a dì XX, che fo el zorno de San Bernardin, venne lì a Aversa ad alozar quella notte, et partì a hore XXI di Napoli. Poi el zorno sequente, fo 21, venne a Capua, et la sua zente aviò verso Roma. Demum andò temporizando a zardini et piaceri fino a Gaeta, però che avanti più non vi era stato. Ma lassiamo qui el Re, et di le cosse fece el Pontifice a Roma scriviamo.

Come el Pontifice se partì di Roma per la venuta dil Re de Franza et andò a Orvieto.

El Pontifice, vedendo che 'l Re al tutto volea la investitura, et venir a Roma dicendo haver a vodo de visitar la chiesa de San Piero, et exhortato continuamente da li oratori di la liga, maxime dal Veneto, dimostrando el pericolo portava Soa Santità restando in Roma, venendo il Re; unde, a dì XXV Mazo deliberò in concistoro de doverse partir de Roma con li Cardinali tutti, et andar mia 60 lontan in una terra chiamata Orvieto, situada sopra uno monte, vicina a Siena, et loco fortissimo. Et doveasi partir a dì 27 ditto, lassando tamen in Roma el cardinal Santa Nastasia, di natione zenoese, locotenente, con grandissima autorità, rimanendo tutti li officii di la corte cussì come ivi fusse el Pontifice, potendo conferir et sigillar etc. Oltra di questo el zorno avanti, che fo a dì ditto, se partì de Roma el cardinal Grimani veneto, eletto dal Pontifice legato nel ducato spoletano; et questo a ciò visitasse quelli lochi di Perosa vicini. Ma poichè el Papa andò in quelle parte, non usò la sua legatione. Questo cardinal è fiul di Antonio Grimani procurator, capetanio zeneral da mar nostro. Ancora a dì 25 ditto el cardinal S. Dyonise con li do altri oratori franzesi se partì de Roma e andono contra el Re, non havendo potuto obtenir la investitura, et con loro andò do oratori dil Papa: lo episcopo de Concordia Chieregato, et frate Gratiano, sì per riferir al Re la volontà soa, quam per poter esser advisato di ogni suo successo, et tenirlo in amicitia. Et poi a dì 31 Mazo, per lettere di l'orator nostro se intese, date a dì 28 in Civita Castellana, come a dì 27 di Mercore da mattina, el Papa se partì di Roma con 20 Cardinali in compagnia, zoè questi: el Cardinal de Napoli, el Michiel, Lisbona, Recanati, San Clemente, Parma, Benivento, Monreal, Orsini, Alexandro, Cartagenia, Siena, San Zorzi, Sanseverin, el qual era capetanio di le zente di la chiesia, Ascanio vice canzellier, Cesarino et Grimani, de Lonado et Valenza, et ancora el Curzense che prima era in amicitia col Re. El cardinal Farnesio era legato in Viterbo; el Medici se ritrovava a Petigliano et ivi restò; li altri Cardinali non venne col Pontifice et era però fuora di Roma, et teniva dal Re, zoè San Piero in Vincula, Savelli, Colonna; e col Re era San Dyonise, Sammallo et el cardinal de Zenoa. Et oltra questi Cardinali venuti col Pontifice, venne tutti li oratori se ritrovava in Roma. Et cussì a dì ditto, fo la vizilia di la Sensa, a hore 12, con li 600 cavalli lizieri di la Signoria et li 500 provisionadi, li 500 cavalli de Milano et 400 provisionati, et altri provisionati di esso Pontifice et altre zente d'arme di la Chiesia et veneno mia 28 a Civita Castellana ad alozar; tamen el Papa fece mia 36, et slongò la via, et questo per non passar per terre de Colonnesi et Savelli, et qui si ripossò quel zorno, per esser di la Sensa. Et in camino come el Papa vete (vide) tanta zente, a presso X mila cavalli, disse: Nui semo pezo che femene, et si havessemo saputo de haver tanti valenti homeni, non saressemo partidi di Roma. Et chiamò l'ambassador veneto, el qual li disse: Beatissime Pater, sempre ho ditto la verità a la vostra Santità. Et el Papa disse: Vui sete nostro carissimo amico, et volse li cavalcasse a lai (lato). Era, come ho ditto, el cardinal Sanseverin capetanio di le zente di la Chiesia. Et poi, el Venere a dì 29, se partì de Civita Castellana et andò mia 12 a uno loco chiamato Orta, et ivi alozò do zorni. Poi el Sabato zonse a Orvieto, et questa nova fo molto accetta a Venetiani di la partita dil Papa da Roma, che mai non se credeva dovesse partirse; et molto fo laudato l'ambassador nostro Hieronimo Zorzi in haverlo saputo exhortar a questo. Et è da saper che 'l primo zorno se partì de Roma el Pontifice, a hore 3 di notte, zonse a Civita Castellana; et poi a dì 30, el Sabato, zonse, come ho ditto, a Orvieto a hore do di notte con li Cardinali et oratori; et ne l'andar da Orta a Orvieto le zente d'arme si conzò in una certa pianura, ita che fo bellissimo veder, maxime le zente di la Signoria, et praecipue li cavalli dil marchexe di Mantoa. Et el Pontifice chiamò l'ambassador nostro, et li disse voleva che queste zente se alozasse sotto Orvieto, et che fusse le guarde di la soa persona. Et cussì l'ambassador ordinò, benchè el Pontifice havesse 1000 provisionadi. Et qui a Orvieto steteno, tamen con paura, per essere vicini venendo el Re, el qual era a Marino mia 12 di Roma lontano, et però era de opinione de partirsi de lì el Pontifice et andar a Perosa, etiam per caxon di le vittuarie. Ma el Re, inteso la partita dil Pontifice de Roma, molto se dolse dicendo che lui voleva andar a Roma per devotione et non per far (danno) a Santa Chiesia. Et con li oratori dil Papa era con lui molto si doleva, et etiam scrisse una lettera a Orvieto al Papa. Ma lassiamo (questo), et altre provisione scriviamo.

Quello seguite a Venetia in questo tempo.

A dì 27 Mazo, fo la vizilia di la Sensa, nel qual zorno a Venetia ne la chiesia de San Marco, comenzando a vespero fino a l'altro zorno a vespero, è il Perdon plenario et jubileo, senza offerir danari, perpetualmente concesso alias per papa Alexandro terzo quando fuzite di Roma per la persecutione di Federigo Barbarossa di l'anno 1177, et venne a Venetia incognito, dove, ritrovato da Sebastian Ziani doxe, et vestito come Pontifice, esso Doxe andò contra l'armada di Federigo predetto, di galie 75, et nostre era solum 30, et ita, volente fato, a la ponta di Salbua in Istria, rupe et fracassò ditta armada, prese el capitanio Othone fiul di l'imperador preditto, et quelo menato a Venetia dove poi esso Imperador se transferite, et fo pacificato le cosse, et el Papa per causa di Venetiani ritornò a Roma nel pontificato. Et non ingrato di questo, concesse al Doxe tutte queste cerimonie: bollar le lettere in piombo; la spada e 'l cussin d'oro; la cariega d'oro; uno cirio bianco; l'ombrella sopra el capo; li tromboni d'arzento; 8 stendardi de diversi colori; le qual tutte cosse el Prencipe li zorni solenni porta avanti. Item concesse el Perdon preditto, et che ogni anno el zorno di la Sensa el Doxe dovesse andar in mar a sposar quello con uno anello, come veri signori di quello; et però hanno certa jurisditione in questo colfo. Et in ogni anno in questo tempo si fa sopra la piaza di S. Marco una bellissima fiera, chiamata da nui la Sensa, et el Doxe è consueto de andar con le cerimonie ducal in Chiesia a vespero, et sta sopra el pulpito. Et questi oratori a hora fo con lui: dil Pontifice, Franza, Spagna, poi quello altro de Franza venuto ultimamente, et Napoli, zoè Ferandino, tre de Milan, Ferara, Mantoa et Pesaro, domino Tuciano baron di Ongaria et don Consalvo fiul di l'orator yspano. Demum la matina andò nel bucintoro con ditti oratori, eccetto Spagna era amalato, et con el Senato fino fuora de li do castelli, dove vi vien el Patriarca, et sposò el mar, et quello benedì, et udite messa a San Nicolò de Lio, juxta el consueto. Et tornati, esso Prencipe menò tutti li oratori, la Signoria et zerca 60 patricii a disnar con lui; el qual pasto fo bellissimo, sì come è assueto de far. Poi disnar se redusse con li oratori di la liga in Collegio a consultar.

A dì 29 ditto, fo el zorno drio la Sensa, li do oratori de Milan, zoè el Vescovo de Como et domino Francesco Bernardin Visconti, tolto licentia da la Signoria, se partì de qui et andò a Milan. Andò per la via de Padoa et Verona et Brexa, dove fo molto honorati; rimase tamen qui Thadio de Vicomercà, orator era prima.

A dì 30, essendo andato in Collegio el zorno avanti mons. di Arzenton con quello altro Joam Boierdin, oratori dil Re de Franza, tolse licentia per andar via dal suo Re, usando assà comodate parole, ringratiando el Prencipe di la bona compagnia gli era stà fatta in questa terra, et che l'haveva causa sempre d'esser amigo de questa Signoria, et cussì prometteva con el Roy in ogni tempo de far, offerendose etc. Al qual el Prencipe li rispose sapientissimamente. Et cussì a dì ditto tutti do se partino insieme, de mandate Dominii, con Alvixe Marzello era official a le raxon vecchie, et andò a Padoa, poi a Ruigo, dove fonno assà honorati et fatoli le spexe. Et andati a Lago scuro sora Po venne alcuni comessari del Duca de Ferrara contra, et el Marzello tolse combiato et ritornò a Venetia, et ditto Arzenton andò di longo a Ferrara. Li venne contra el Duca con assà cavalli, et li fece grandissimo honor, cridando tutti: Franza! Franza! Alozò in castello, stette tre zorni, et li fo dimostrato grande amor et benivolentia. Poi se partì et andò a Bologna dove etiam stette alcuni zorni, vedendo di poter voltar el magnifico Johanne Bentivoi. Demum andò a Fiorenza, poi dal Roy, come dirò di sotto. Et le parole usate a Soa Majestà per lui sarà scritte di sotto; le qual fo molto varie.

A dì 29 ditto, havendo habuto nostri lettere di Constantinopoli et dal Capetanio zeneral da mar, conclusive come el Signor Turco armava a furia, nel Consejo de Pregadi preseno che restasse col Capetanio lì in Puia a quelli scogi de Brandizo galie 20, solamente retenendo, se a lui pareva, nave et navilii per far summa de vele, et dovesse mandar uno di provedadori, qual li pareva, in l'Arcipelago, con libertà potesse retenir le altre galie XVI, et dovesse ivi star per confortar quelle galie, a ciò non dubitasse de Turchi, retenendo ancora ditto provedador nave etc.

Ancora fo ordinato che l'exercito terrestre se dovesse redur, come ho ditto, sora Oio: cavalli 5000 et fanti 2000. Et a dì 30 ditto era partito Marchiò Trivixan provedador, et andato a Padoa, poi in ditto loco. Et fo fatto comandamento a le zente nostre, in termine de X zorni dovesseno, sotto pena di la disgratia di la Signoria, tutte ritrovarse in Brexana, zoè quelle deputate. Et el Marchexe de Mantoa, partito de Milano, venne a Mantoa, et habuto danari, dette paga a li soi soldati, et quelli aviò in campo.

Et a dì ultimo Mazo se partì Piero Michiel provedador a levar el Signor de Rimano et de Pexaro et altre zente lì in Romagna, zoè cavalli 1200, et quelle menarle verso el Pontifice, perchè, volendo venir in qua, havesse compagnia. Etiam Piero Duodo provedador, con li stratioti 500, se partì a dì 7 Zugno, et uno Nicolò da Nona stava a Zara, el qual con 25 cavalli venne de mandato di la Signoria per andar pur verso Orvieto. Et per lettere de Milano di li oratori se intese come era capitato ivi molti Sguizari, i quali volevano soldo, et che el Duca havia tolto quelli li bisognava, et el resto volevano o vero partirsi o haver soldo; et però el Duca confortò la Signoria quelli tolesse, maxime volendo 2000 Sguizari. Et za nostri havia mandato in terra thodesca uno secretario, chiamato Zuan Dolze, el qual era a Trento et ne assoldava ditti Sguizari era sul Milanese, a ciò non andasse da li nemici, et darli fiorini di Reno 4 al mexe per uno. Et fo scritto a li oratori a Milan li dovesseno tuor, et li fo mandati li danari. Era ancora a Milan Sebastian Badoer, licet havesse habuto licentia; questo perchè per le cosse occorrevano li fo scritto ivi restasse: poi a dì 4 Zugno li fo data piena licentia de ripatriar. In questa terra concorreva grandissima zente, sì homeni d'arme quam capi de fantarie et provisionadi, che volevano soldo; tra i qual Andrea dal Borgo, olim capetanio di le fanterie sì alla guerra de Ferrara quam di Thodeschi; ma poi fo casso, et andò dal re Alphonso. Et in questa guerra fo operato etiam Mathio Mazor ferarese et altri assai; tamen questi non haveno soldo alcuno. Provisione cotidiane de danari se faceva, et le decime si scodeva sì a la Camera d'imprestidi quam a le Cazude; et Venetiani era su grandissima spesa de ducati 80 milia al mexe; et in questi do mexi havevano speso, come viti (vidi), ducati 200 milia: era cassieri di Collegio Carlo Valier et Piero Barbo. Et a dì do Zugno in Collegio elexeno pagador in campo Daniel Vendramin, nepote che fo dil Serenissimo Prencipe; et a dì 12 ditto de qui se partì e andò a Senigà, dove si reduceva el campo, come tutto scriverò di sotto. Et quelle zente d'arme erano sul Polesene di Ruigo fo ordinado vi andasse in Brexana; et sul Polesene fo mandato zente nova, zoè el signor conte Felippo di Rossi, cavalli 450; misser Piero de Carthagenia, cavalli 100; et Brazo, fratello dil conte Bernardino, cavalli 75: in tutto cavalli 625. L'andata di le zente a Roma et di stratioti, perchè non era bisogno, fu revocata; et li stratioti pur erano ancora in Padoana et a Padoa alozati in cittadella. Et per haver gran numero de zente et grosso campo, scrisse la Signoria a li Rettori di Terraferma dovesseno far la descriptione de quanti provisionadi si potrebbe haver: quello trovono scriverò di poi. A Nicolò (?) Savorgnan solicitato il far de 1000 provisionadi in Friul. Et la comunità de Brexa mandò a offerir homeni da fati X milia, de Bergamo X milia, de Verona 5000, et de Vicenza 5000. Padoa ni Treviso non fonno experimentadi. Fo mandato Francesco da la Zueca secretario da Paris da Lodron, signor de alcuni castelli in la Val d'Agre, et per soi meriti zentilhomo nostro, dovesse far 1000 provisionadi et venir in campo. Et volevano Venetiani haver un grosso exercito preparato al bixogno di le persone apresso 50 milia, perchè el Re, si nel venir volesse far alcuna movesta, li potesseno contrastar gaiardamente. Et pur in Aste el Duca de Orliens se ingrossava. Et in questi zorni fo preso uno corrier dil Re andava in Aste, con lettere che 'l Re scriveva, dovesse redurse tutte quelle zente in uno, et non esser a le man con el campo dil Duca de Milan, fino che lui non li scrivesse altro. Et cussì passavano le cosse a Venetia.

Per lettere di 24 da Napoli, zonte a dì 31 Mazo, dil consolo nostro, se intese come el Re, partito el vicerè, rimase in castello, et che Napoli restò molto povero et quasi ruinato, et li cittadini mal contenti, et re Ferandino era smontato in la Calavria et prese Rezo (Reggio) per forza, dove vi era zerca 200 Franzesi i quali fonno tagliati a pezzi. Et intrato in la terra, dette la terra a sacco, per poi, da compassione mosso, comandò a li habitanti li fusse perdonato. Etiam have Cotron, et cussì andava prosperando, reacquistando molti lochi; et Franzesi partiva di la Calavria et fuziva a Napoli; et che Taranto si voleva dar et levar le insegne aragonese, et el populo voleva ma li baroni non volevano: questo perchè si dubitavano di Ferandino per esserli stato ribelli. Tamen lui li perdonava, et mandò a dirli sora la fede sua. Quelli di l'Aquila havia levato le sue insegne dil Re, et straciate quelle de Franza; tamen li oratori di l'Aquila erano sotto el Re de Franza. Et per queste bone nove di re Ferandino, ditti soi oratori la sera fo 31 ditto, sul campo di San Polo dove habitavano, el qual l'anno avanti per li provedadori de Comun fo salizato et è grande et belissimo campo, fece do gran fuogi et gran feste in segno di leticia.

Di Maximiliano per lettere di 23 Mazo di oratori andavano a Soa Majestà, et era date a Ulma zornate 6 da Vormes, notificò come voleva far un'altra dieta, et che pur era qualche differentia tra loro con il Conte Paladin, et che le terre franche pur mandava ambassadori a ditta dieta, et tutto quasi era conzo, excepto con il duca Zorzi de Baviera, el qual era in inimicicia con esso Re de Romani; et se divulgava in quelle parte che 2000 cavalli doveva passar in Italia, et che solicitavano el suo cammino. Ma per intender la verità di questo Re, come da molti intesi, maxime da uno Cherson hebreo stava a Roverè et spesso advisava la Signoria di progressi di esso Maximiliano, come non era per venir in Italia; sì che ogni suo aiuto sarebbe tardo, et però Venetiani convenivano esser quelli facesse el tutto.

A dì ultimo Mazo la notte fo retenuto per el Consejo di X maistro Nobele franzese bombardier, era provisionato a Brexa et havia ducati 25 al mexe di provision; et la mattina primo di Zugno fo Consejo di X a bona hora, et fo collegiato et sbarato el palazo. Tocò a questi: Andrea Querini conseier, Francesco Barbarigo cao dil Consejo di X, Bernardo Bembo dottor et cavalier avogador di comun, et Francesco Mocenigo inquisitor dil Consejo di X. Et li fo dato assà strepà de corda. Era oposto, a quel fo divulgato, che per amicitia el teniva con mons. di Arzenton, et quello etiam havia acompagnato, li havia dato cognitione et modelli di le fortezze di la Signoria, et have falsificato a Brexa la polvere di le bombarde, ita che, traendo, le bombarde veriano a schiopar. Altri diceva con fuogi artificiali voleva brusar l'arsenal. Tamen quel che fosse, non se intese; ma è da judicar per haver ditto qualche parola; et fo spazato di Collegio, et chiamato el Consejo di X, fo expedito et lassato star dove era, in Toreselle; et fo ditto ivi staria fino che queste cosse dil Re de Franza qui in Italia havesse fine: et cussì ivi sta.

A Milano el Duca tornato di Pavia feva provisione ma non spendeva molto, o fusse perchè el non avesse, o non volesse spender; pur dimostrava volonteroso contro questo Re de Franza, et diceva a li oratori nostri tutto quello li comanderia la Signoria era preparato de far. Et dolendose nostri de haver grande exercito et non haver in Italia da tuor per capetanio zeneral da terra, esso Duca si offerse di andar in persona in campo et far ogni cossa, la cui reputazione havria molto zovato in uno exercito. Le cosse de l'impresa di Aste andavano a la longa; tutti steva su le difese, et meglio saria stato mai non si havesse mandato zente ivi per quello intravene da poi. L'exercito duchesco, zoè de Milan, si dubitava; molti se partiva per non haver danari; tamen teniva i passi che non vi potesse nè andar nè venir lettere de Franza. Et in questi zorni fo preso uno corrier con lettere dil Duca di Barbon al Re; poi ne prese uno altro con lettere in zifra; tamen, iudicio de molti, fu gallico stratagema, perchè advisava in Franza se feva gran preparamenti etc. Ma ben è vero in Aste Franzesi se ingrossava, come per lettere de Marco Sanudo et Alvixe Mudazo rettori de Bergamo se intese, venute prestissimo; et haveano loro exploratori di quella comunità. Et ancora ussite 400 lanze di Aste, et recuperò uno castello che Milanesi havia preso, et tagliò li custodi a pezzi, forestieri. Et dubitandose molto Venetiani, etiam el Duca de Milano, che 'l Re non venisse a la volta de Zenoa, et con quelli acordasse, restituendoli Serzana et Serzanello et Pierasanta, et senza contrasto havria l'adito di andar et venir in Franza al suo piacer, et per mar et per terra; deliberorno di far ivi ogni provisione: et le X galie si armava, et 4 nave; oltra di questo el Duca volse armar do altre nave, et nostri contribuite a la spesa. Questo fece per dar danari a Zenoesi, a ciò stesseno contenti. Et el Re de Spagna terminò de mandar ivi uno suo ambassador a confortarli, et proveder et mantenir ne la fede Zenoesi, però che sotto el suo regno Zenoesi molti vi sono. El qual orator fo divolgato esser eletto uno, chiamato el dottor bazilier De la Torre, fiscal, ma poi fo uno altro, come dirò di sotto. Tamen Augustin Adorno governador de Zenoa era fermissimo; pur fo mandato fanti ivi a custodia.

Et a dì 24 Mazo, per lettere di Pisa, zonse al porto de Livorno l'armada dil Re de Franza, venuta de Provenza, zoè galie sotil 7, 3 fuste, 2 nave et do galioni et uno brigantino; in tutto, legni XV, benissimo armati de homeni. Quello poi de ditta armada seguirà, scriverò di sotto.

Intrata dil Re di Franza in Roma, de ritorno, et quello fece, et come poi si partì.

Vedendo Romani la partita dil Pontifice et Cardinali, chiamato loro consiglio, considerando el Re esser propinquo a Val Montona, elexeno 9 ambassadori i quali dovesseno andar contra Soa Maestà offerirli la terra, et pregar non facesse intrar Sguizari. Et cussì a dì 28 Mazo, a hore 15 si partino; zoè questi: d. Dominico di Maximini, d. Mario Melino, d. Doniso Matruo, d. Stefano da lo Buffalo, d. Incoronato, d. Hieronimo Porcaro, d. Francesco Leno, d. Camillo et d. Evangelista de li Rossi. Et questi andono contra el Re; tamen se divulgava per Roma non voleva venir, non vi essendo el Papa. El castello Santo Anzolo in questo mezo fo coperto di botte piene de terra, zoè el muro lavorato di novo, et fevano grandissime guarde. Li quali oratori, zonti a Marino dal Re, li expoxeno la loro imbassada; et el Re li rispose poche parole; poi zonse Sammallo cardinal, et suplite, nomine regio. Et a dì 29, a hore 23, do de ditti oratori, zoè d. Dominico di Maximini et d. Francesco Leno ritornono in Roma con el sig. Prospero Colona, per metter ordine de li alozamenti et vittuarie da esser date a questi Franzesi; li altri 7 oratori rimase col Re. El Re era arivato a Val Montona, et la Domenega, per non esser uso a cavalcar, ivi riposò, et volse venir pacificamente senza molestia de alcuno, et fo contento non intrasse Sguizari in Roma, et disse voler star 3 o ver 4 zorni et non più in Roma, et diceva haria habuto grato di parlar col Papa. Era zonto per la via di Hostia vituarie in Roma di grani, vini et orzi. Et poi la matina, fo 30 ditto, questi do oratori con li governadori, conservatori et il signor Prospero si congregò insieme a consejo, dove fo chiamati li fornari, mazillari et quelli vendevano vittuarie, et ivi messe ordine per il modo dil viver de questi Franzesi, a ciò che senza danno nè molestia di alcuno potesseno passar, sì come era la volontà regia; nè volseno alcuno habitasse in caxa de Romani, ma solum de prelati et in caxe vuode; et questo per non far dispiacer al populo; et ancora con el reverendissimo cardinal Legato fo decreto el Re alozasse in palazzo dil Papa, et tutta l'altra zente in borgo; et el signor Prospero rimase a disnar con Soa Signoria.

In questo zorno, a dì 30 Mazo, intrò in Roma el cardinal San Dyonise, et tutto quel zorno non fece altro che intrar Franzesi 24, 60, 100, 200 et 250 al trato, benissimo in ordene; et veneno quietamente: et in quell'hora fo mandà uno bando che, sotto pena di la vita, non entri alcuno in caxa di persona niuna, senza licentia di ditto Cardinal S. Dyonisio. Don Ferante fiul dil Duca di Ferara intrò el zorno avanti sul tardi, et alozò in caxa dil cardinal Ascanio; et la notte, Sabado a dì 30, alcuni Sguizari andorono (fo ditto non esser di la compagnia dil Re) et messeno a saco certe caxe de Roma a presso la caxa dil cardinal di San Severino et a presso San Jacomo di Spagnoli, et hanno morto uno medico spagnol. Li Spagnoli si scondevano, et la terra era in gran spavento. Introno in la segrestia di la chiesia di Santa Maria Mazor, et fece assà danno d'alcuni arzenti. Ma la Dominica mattina el sig. Prospero, inteso questo, montò a cavallo con alcuni Franzesi, et mandò a cercar quelli havia fatto tal danni, et fece drezar un gran paro de forche in campo di Fior, et ordinò fusse impicati do, dicendo la volontà regia era non fusse fatto violentia nè danno a persona alcuna, et, si alcuno farà, saranno apicati. Et cussì a hore 23 fonno li ditti do apicati. Franzesi diceva non era ben fatto far in Domenega justicia, et lui rispose: di ogni tempo si vuol et diesi (si deve) castigar li ribaldi.

A dì primo Zugno da matina comenzò a intrar zente franzese, et durò fino a hore 21; el forzo passò per campo di Fior, per Castello parte et Ponte Sisto transtyberim, et carete 60 de artigliarie di ogni qualità, grande, mediocre et piccole; et come vidi una lettera di Roma, l'exercito dil Re tra Sguizari et pedoni, homeni de fati zerca 4000, homeni d'arme 800 in 900, arcieri con li cavalli lizieri et la sua guardia fino a la summa di 5000, fin 6000 persone inutele. Li Sguizari erano bandiere X et mal contenti non havea habuto danari za do mexi, et el Re li promise de farli ricchi in questo ritorno, mettendo a sacco qualche città; in tutto non passava cavalli 12 milia. Et col Re veniva el sig. Virginio Orsini et conte di Petigliano con grandissime guardie, bona custodia, per condurli in Franza; et a hore 21 el Re intrò in mezo di do cardinali San Piero in Vincula et San Dyonise; poi driedo el cardinal di Zenoa in mezo di do signori. Era vestito di restagno d'oro et uno cappello in capo; fece la via per Ponte Sixto, et volse alozar in palazo di San Clemente et non in quello dil Papa, dicendo non voleva far despiacer al Pontifice; et prima dismontasse a lo alozamento andò a visitar l'altar di S. Piero. Li venne contra verso il borgo el cardinal Legato et li offerse el palazzo a Soa Majestà, dicendo el Pontifice era contentissimo, et che per questo Soa Beatitudine era partita per darli ogni comodità; ma lui non volse, et questo fo de Luni; et fo dato ordine la matina de far cantar una solenne messa in la chiesia di S. Piero: se divulgava la canteria el Legato predito. Or el Re, pur dolendose di l'absentia dil Pontifice, subito mandò a Orvieto do soi ambassadori, come dirò scrivendo dil Pontifice, a dimandar li voleva parlar; et prima li mandasse, mandò a tuor salvo conduto di mandarli. Et benchè el Re havesse promesso di non lassar intrar Sguizari, pur li introno, et Franzesi comenzò a perseguitar Spagnoli, adeo che non si vedea uno Spagnol in Roma; et Franzesi andò a la caxa dove habitava l'ambassador nostro, et voleva averzer la stalla per tuor el feno et metter li soi cavalli. Ma el patron de chi era la caxa, di primi de Roma, difese; et intervenendo el sig. Fabricio Colonna, che fece star davanti la porta alcuni de soi, dicendo ditta caxa era data a lui; et cussì Franzesi restono di far altra movesta. Era con el Re Zuam Jacomo de Traulzi. Or el zorno driedo, a dì 2 Zugno, el Re mandò parte di le sue zente a Isola, che è uno loco dil sig. Virginio Orsini, et la notte a hore cinque principiò per la Via dil Populo et parte per la via di San Piero, zoè di la porta. Ma Romani in questo mezo, el Marti da sera, feceno ogni cossa pregando el Re dovesse liberar el sig. Virginio et conte di Petigliano. Et el Re li rispose voleva menarli con lui fino in Aste, poi li libereria. Et il Mercore a dì 3 Zugno a hore 10, el Re, aldito messa in San Piero, venne a li gradi de S. Piero acompagnato dal Legato, dove tolse licentia, et montò a cavallo et ussite fuora per la porta di San Piero, per andar a la volta de Viterbo, poi a Pisa. Demum se divulgava lì in Roma anderia a Zenoa a remetter el Cardinal et domino Obieto nel Stado. Et 4 cardinali el seguite, zoè S. Piero in Vincula, Zenoa, S. Dyonise, et Samallo. Or el Re andò alozar a Bachano, poi andò ad alozar el Zuoba a Viterbo mia 40 da Roma et 60 da Siena. Et è da saper che 'l sig. Prospero e Fabricio Colona rimaseno con le sue zente a Roma, et poco da poi Prospero voltò al Re preditto. Tamen Fabricio stete fermo con esso Re a suo soldo. Li cardinali Savello et Colonna erano a' loro castelli; li Vitelli nel Apruzo, et il Prefetto a Sinegaia; et el Re celerava molto el suo camino; et al tutto se judicava volesse andar a Zenoa. Et quello di lui seguirà, scriverò. Ma dil Pontifice scriviamo.

Partita dil Pontifice et Cardinali da Orvieto et come andò a Perosa.

Essendo el Pontifice partito da Roma et venuto a Orvieto con 20 Cardinali, et il Re intrato in Roma, a dì 4 Zugno venne ivi uno ambassador dil Re preditto, chiamato Peron de Basser, el qual fo quello che essendo in corte dil Roy venne in Italia et a la Signoria nostra, come scrissi di sopra, a dimandar el passo et la lianza; et per questa impresa venuto in gran reputatione a presso el Roy et dil suo consejo. Et dito Monsignor venne con trenta cavalli benissimo in ordine dal Pontifice, et habuto audientia, expose dapoi la salutatione che 'l suo Re havia molto a caro di parlar a Soa Beatitudine, et se doleva di la sua partita, et voleva esser bon fiul di Santa Chiesia, sì come era sempre stati li soi passati. Ma el Pontifice li rispose sapientissimamente, et poi con reverendissimi Cardinali considerando et oratori, il meglio esser partirsi de lì et negarli di voler parlarli, el qual Re era mia XX lontano de lì, a Viterbo, perchè venendo con exercito harebbe convenuto far quello el dimandava di la investitura, et non li volendo parlar, in Orvieto non erano molto sicuri, etiam per la carestia, et cussì deliberò de partirsi da Orvieto et venir a Perosa terra fortissima. Et a dì 3 ditto a hore 22 zonse lì a Orvieto do ambassadori dil Re de Romani, zoè uno di qual è qui stato in questa terra, et havia commissione di l'archiduca di Bergogna suo fiul.

Venerdì 5 ditto el Pontifice et Cardinali con tutta la corte de matina a bona hora se partì da Orvieto per andar verso Perosa, et cavalcò el Papa zerca mia X parlando con l'ambassador dil Re de Franza, el qual lo andava persuadendo non si dovesse partir etc. Ma pur (vedendo) el Papa constante, ditto orator tolse licentia, et ritornò dal suo Re, el qual in questo zorno a hore 22 era intrato in Viterbo, et dovea star fino el Luni, però che, per esser la Domenega el zorno de Pasqua, zoè la Pentecoste, non cavalcava et stava a riposarsi lì in Viterbo.

Ma el Pontifice seguite el suo camino, et alozò la sera mia 15 da Orvieto, a uno loco ditto el Castel di la Pieve, et le zente d'arme veneno ad alozar a Monte Lion; poi la matina, fo Sabato, se partì et venne in Perosa; et le zente d'arme (per) mia do si messeno per ordine su la strada, et fece do ale che fo bellissimo veder, et el Papa zonse a hore 22. Poi tutti se aviono a montar su la terra, la qual è montuosa et difficile ad ascender; andono processionaliter a San Piero, dove era tutto el clero, et el modo fo questo. Li primi fonno Alexio Becaguto capetanio de li Stratioti di Mantoa con 100 Stratioti, Zuannato Bardella capo di balestrieri di Mantoa con 100 balestrieri, Zuan Greco con 100 balestrieri, Jacomazo da Venetia con tutti li soi. Poi Cesare Conte et altri di la Chiesia con cavalli lizieri; poi le fantarie o provisionadi di la Signoria, poi quelle de Milano, tertio quelle di la Chiesia; poi le zente d'arme dil Papa sotto diversi condutieri, zoè Bortholomio Dalviano, Zuan Battista Conte, el fiul dil conte di Petigliano con alcuni altri, zerca homeni d'arme 300; poi venne la guardia dil Papa con li soi capetanei, fo di le persone da 7000 in suso in tutto; et venne da San Piero fino al palazo di Signori in piaza. Successe poi li XX Cardinali et el Papa sotto uno baldachino condutto, circondato da tutti quelli di la terra; et prima li oratori, juxta el solito. Fo bel veder: era le fenestre piene de done, et le piaze di populo. El conte Zuane Drivandino et Soncin Benzon restono da driedo, perchè erano a la custodia dil Pontifice; et cussì el Papa alozò in palazo; li altri Cardinali, oratori et prelati in diverse caxe in la terra.

A dì 7 Domenega, fo el zorno de Pasqua, el Papa ussite di palazo. Prima venne fuora di la camera aparato in pontifical, tenendoli la coda Hieronimo Zorzi orator nostro. Zonto in sala con li Cardinali, montò in cariega, et fo conduto in capella, zoè in chiesia; et ivi fo cantà una solenne messa. El Papa havia al montar in cariega el pivial et la mitra, ma non el regno. Finito la messa, volendosi partir, molte donne perosine, ornate al loro modo et assà formose, andono a voler basar el piede a Soa Santità; el qual persuaso dal cardinal S. Severin et Valenza stete fermo. Et cussì le andono a una a una, circumdate de preti etc. Poi fo publicà la indulgentia, che chi era stato a quella (messa) contriti et confessi, havesse plenaria indulgentia di soi peccati. Et è da saper che nel intrar in Perosa, el Papa era portato et avanti de lui el corpo de Christo, juxta il consueto de Pontifici, che sempre dove cavalca porta el corpo de Christo con lui. Et fo fatto grandissima festa per Perosini, benchè el zorno avanti quel populo era stato in arme per causa di le parte, come ho scritto di sopra, zoè Bajoni et Odi al presente sono fora ussiti. Capo et principal in la terra è il signor Simoneto di Zuan Paulo Baioni, et, si non fusse queste parte, Perosa sarebbe perfettissima terra, ma sempre stanno in remori et portano spade nude sotto li mantelli. Li Bajoni sono favoriti da Orsini et Odi da Colonnesi; et ogni zorno corono fino su le porte, adeo non lassava intrar vituarie, et però vi era gran carestia, sì etiam per esservi le corte. Et el Pontifice terminò de non partirse fino non vedeva di assettar quele discordie. Questa legatione havia habuto el cardinal Grimani, ma, essendovi el Pontifice, non potè usar alcuna sua jurisditione. Za non era zonto a l'orator nostro la deliberation dil Senato, quando el Papa se partì da Orvieto, che li offeriva ogni terra nostra, et dovesse venir in qua, dove li piaceva, et fino a Ravena, si pur el Re lo volesse perseguitar. Et questa nova dil zonzer a Perosa venne a Venetia a dì X ditto.

Quello successe in diversi luogi.

Fiorentini in questo mezo feceno molte provisione secrete in Fiorenza, sì de far star homeni per le caxe, quam altre. Et li 4 soi oratori erano col Re ritornono a Fiorenza, et restò solum Neri Caponi. Et elexeno tre oratori a Soa Majestà, i quali fonno questi: Domenego Bonsi cavalier, Juliano Salviati et Pandolfo Ruzelai; uno di qual, zoè questo Pandolfo Ruzelai, essendo vedoo et in la Republica de primi, si convertite da uno frate Hieronimo da Ferara de l'ordene de Frati Predicatori, el qual come sancto in Fiorenza era reputado, et predicava in favor dil Re. Or questo cittadino se vestì frate de ditto ordene, et in loco suo fo creato ne' loro consegli uno altro oratore al Re de Franza, Andrea de Pazi, novamente venuto mercadante di Franza. Et questi tre, a dì 5 Zugno partino da Fiorenza et andono a trovar el Re. Et fo divulgato li dimandava li soi luogi, promettendo darli assà danari; et el Re li disse che, venendo a Fiorenza, li faria cossa li sarebbe in piacere. Ma Fiorentini per questo non restono de metterse in ordene de arme: per via de Milano trasse assà numero de curaze per armar el populo, adeo cussì come prima erano rudi nel mestier di le armi, cussì al presente tutti erano forniti de armature; et, como loro dicevano, al bisogno sariano più di XXX milia curaze. Cercavano ancora de intrar in liga, ma non ossavano per tema dil Re, perchè erano li primi, qual, per la dissensione tra loro per causa dil modo dil governo, .... et quasi si poteva dir el suo Stato esser etc., havendo perso Pisa con molti castelli, et Librafrata, Serzana, Serzanello e Pierasanta in man dil Re, et Monte Pulzano rebelatosi a Sanesi, sì che bona parte dil loro Stato è alienato.

A Venetia consultatione molto cotidiane si faceva; et a dì 4 et a dì 5 fo Pregadi et steteno molto tardi. Se divulgava volesseno romper, tamen mai la Signoria volse, se prima non haveano justa causa; et pur spendevano de molti danari. Le zente cavalcava verso i Orzi, et a dì ditto zonse Marchiò Trivixan provedador zeneral in campo a Senigà, et per le strade di Brexana ogni zorno s'incontrava soldati. Et perchè Marco Antonio Morosini kav. capetanio de Padoa, eletto provedador etiam in campo, per invalitudine di la persona si excusò, unde a dì otto ditto, nel Consejo di Pregadi fo eletto in loco suo, provedador in campo, Luca Pisani, fo consejer, et alias in la guerra de Ferara et de Todeschi operato, et partì de qui a dì 17 ditto, et verso Oio dove con le zente andò; tamen trovò el campo passato, et esser sul Cremonese, et avanti zonzesse fo eletto capetanio a Verona.

Et considerando nostri le zente andar in campo, et non vi esser alcun capetanio o vero governador, unde poi molte disputatione; a dì 5 ditto, nel ditto Consejo presono che lo illustre Francesco di Gonzaga marchexe di Mantoa fusse governador zeneral di tutte le zente sì da pie' come da cavallo, et fo subito expedito a Mantoa uno corrier con la lettera, chiamato Panegeto, el qual zonse a Mantoa a hora che 'l signor era a tavola; et letto la lettera, ringratiò Iddio che fusse venuto el tempo de mostrar la fede havia alla Illustrissima Signoria, et se con tutto el cuor et vera fede non era disposto de servir quella, che mai non havesse ben etc. Et con grandissima alegrezza, sonando campanò a Mantoa, donò al corrier tutto quello se ritrovava indosso, zoè calze, zipon, vesta de veludo verde et bereta.... et li fece donar ducati 50 d'oro; et rescrisse ringratiando la Signoria, et che a dì X se partiria de lì et vegniria in campo insieme con suo barba sig. Redolfo, dal consejo dil qual non si voleva partir. Et in quella sera medema che 'l fo creato governador, fo uno Sabato, in la caxa dove stava el suo orator Antonio Triumpho, zoè quella dil sig. Ruberto a la Carità, fo fatto fuogi con lumiere fuora di balconi, et gran feste; et li fo dati ducati X milia a ciò el si ponesse in ordene. Et a dì 9 ditto nel consejo di Pregadi fonno creati do patricii a portarli el stendardo et baston de governador, zoè Piero Marzelo fo di Jacomo Antonio fiol, era stato prima a Vicenza, et Zorzi Emo era ai X Savii. Ma poi fo fatto altre deliberation, et dove doveano andar a portar el baston de Governador, portò de Capetanio zeneral da terra, come dirò di sotto.

A dì X ditto se partì de qui Thoma Duodo, capetanio di le nave armade, con una barza di botte 1500; et verso Brandizo andò a trovar el capetanio zeneral et el resto di l'armada.

A Milan a dì 5 Zugno se partì, tolto licentia dal Duca et accompagnato da lui, Sebastian Badoer kav. orator nostro, et zonse in questa terra a dì 13 ditto, come scriverò di sotto. Rimase adoncha Hieronimo Lion kav. et Zorzi Negro secretario, et el Duca in questo tempo feva provisione de trovar danari per far do eserciti, uno in Parmesana, l'altro augumentar quello de Aste, perchè se divolgava el Duca de Borbon dovea venir qua da monti con assà lanze, ut dicitur, 6000 et 4000 pedoni; tamen non era il vero, et il suo campo era assà mal in ordene e mal pagati, et assà soldati e fanti se partiva. Antonio Maria di San Severino fece far do bastioni, et Franzesi se ingrossava; tamen havia in mandato dil Re di non se apizar, come se intese per uno corrier intercepto, et però schivavano el scaramuzar, come da prima erano assueti. Et el Duca voleva andar in persona in Parmesana a sopraveder quelle cosse; et lassava governador in Milan el Duca de Ferrara so suocero. Et el sig. Fracasso di San Severino stava in Milan et praticava de haver conduta da la liga, zoè la Signoria et Milan 200 elmetti, et don Alphonso fiul dil Duca de Ferrara, el qual era a stipendio di esso Duca suo cugnato, et havia elmeti 200, et habuto la imprestanza era ritornato a Ferrara; unde el Duca lo mandò a chiamar dovesse venir con la soa zente, el qual rispose non poteva esser in ordene fino mexi tre. Et el Duca, dolendose molto, mandò a Ferrara per acqua, venuto in do zorni uno so ambassador chiamato Baldissera de Pusterla kav., el qual zonse a dì 8 Zugno, et exposto la sua imbassada, sì che esso Duca de Ferara volesse venir a Milan, quam esser constante in non dar passo al Re, et etiam che 'l mandi suo fiul don Alphonso a Milan, et non essendo in ordene di le zente vogli dar di le sue zente, unde fo contento di darli le zente, et che di brieve el si partiria ditto so fiul. Ma quel zorno se dovea partir, li assaltò la febre, et convenne indusiar alquanti zorni; zerca a la sua andata de Milan si excusò et non andò. Et ditto ambassador habuto tal risposta, et altro, che il tutto non se puol intender, essendo sta do zorni, ritornò a Milan. Et per lettere dil Vicedomino nostro da Ferrara se intese che 'l magnifico Johanne Bentivoi et la comutà de Bologna havia mandato a dimandar al Duca vastadori per fortificar Bologna, et che 'l Duca li havia risposo li bisognava a lui, benchè securo fusse dil suo Stado, essendo in mezo de Venetiani, Milanesi, Bologna et Mantoa. Et questo fece per mal animo havia contra nostri, per il veterano odio di Ferraresi; et etiam vedendo che sul Polesene era a custodia 625 cavalli et molti fanti.

A dì 5 Zugno a mezo zorno zonse uno corrier di Londra con lettere di XVI dil passato, nara come la nave Zorza, che fo ditto esser rotta con le do galie de Fiandra, quella esser zonta in Ingilterra..., havendo però scorso grandissimo pericolo, et stata mexi 4 et zorni 12 che non si sapeva nulla, e tutti credeva fusse rotta. Questa nova fo molto grata a la terra, et più a li parcenevoli; et più presto si harebbe voluto intender di le do galie; tamen se intendeva esser perite. Et per consejo di Pregadi ditta nave fo tolta a far compagnia a la galia restava Bragadina, insieme con la nave Malipiera, et questa havesse ducati 1200 di la marcadantia fino a...; et cussì subito fo expedito uno fante con lettere dil zeneral.

A dì 6 ditto zonse una nave di Puia con lettere dil zeneral de dì 25 Mazo, notificava haver scrito per avanti, et come a dì 19 ditto essendo al Saseno col provedador Hieronimo Contarini et 12 galie et una fusta, et partiti con prospero navegar, a dì 20 zonseno juxta i precetti di la Signoria et sorzeno a uno scojo vicino a Brandizo mia do, dove era uno casteletto. Et quei di la terra trete assà bombarde la notte, et fece fuogi in segno di grande alegreza, et li fanti erano ivi, contestabele uno Hieronimo da Cividal, zoè quelli mandati di qua, cridava: Marco! Marco! Era col capetanio tre barze de Spagna menate da Corphù, et el resto di le galie fino al n.º 19 dovea vegnir driedo; le qual rimaseno per conzarse. Or el capetanio fece far una crida, che niun non dismontasse di galia, nè andasse a la terra senza soa licentia; tamen il dette licentia a molti. Et el zorno driedo venne a galia dal capetanio, don Cesare fo fiul natural di re Ferando, con uno fiul fo di Camillo Pandon era vicerè in la Puia, et uno fra' Lunardo, che za fo capetanio di le galie di Cathelani di esso re Ferando, et governador che era in Taranto et quello de Manferdonia con molti altri de Brandizo principali: et, fatto le debite acoglienze, era reduto el Provedador con li Soracomiti in galia dal capetanio, et ditto don Cesare molto ringratiò la Signoria poi esso capetanio di la sua venuta, et, che non venendo, Brandizo haria scorso manifesto pericolo, perchè li cittadini tumultuava et erano cupidi di novità. Et el capetanio rispose esser ivi venuto per confortar quelli populi stessono constanti in la fede a caxa di Aragona offerendosi etc. Unde ditto don Cesare molto contento ritornò a la terra, et mandò al capetanio uno bellissimo presente de vituarie, el qual el capetanio partite con le altre galie, et dismontò in terra per veder quel castello in bocca dil porto, fortissimo, con artiglierie e munitione per anni 5. Era lì in porto una fusta de Turchi, la qual, come disse don Cesare, era uno ambassador dil Signor con lettere a re Ferandino, et, dicitur, li offeriva Turchi 18 milia era a la Valona, et esso don Cesare li havia risposto non bisognava al presente, ma pur manderia advisar el Re, et che ditto ambassador ritornasse che, bisognando, el suo Signor sarebbe dil tutto advisato. Ma pur ditta fusta stava ivi in porto, judicava volesse veder quello feva l'armada di la Signoria. Tamen a dì primo Zugno se partite, come dirò di sotto. Et zonta ditta armata a Brandizo tutti quelli lochi si teniva per re Ferandino più si rifermò nella loro volontà; et quelli si haveano reso a Franza, voleva comenzar a rebellar et darse a San Marco; et, sine dubio, si el capetanio havesse habuto commission de aquistar tutta la Puia, sarebbe stata di la Signoria al presente.

Et a dì 23 ditto alcuni Franzesi essendo assueti de venir fin su le porte de Brandizo danizando, li quali erano reduti a Misagne mia 8 lontani de lì; or in questo zorno zerca 500 tra i fanti et quei de Brandizo si messeno in ordene con la vigoria di l'armada, et andono fino al ditto castello di Misagne, et parte si andò ad imboscar; et mons. di la Spara vicerè, era ivi con zerca 200 cavalli, venne fuora, et quelli fanti fenze di fuzer, et si venne reculando tanto che Franzesi fonno messi di mezo, et fonno a le man; et questa fo la prima baruffa fatta in Reame, Taliani con Franzesi, et ne fo morti 9, presi zerca 80 de Franzesi, et esso vicerè fo preso con tre feride su la testa; el qual fo menado in Brandizo, et el resto, al meglio poteno, fuzite in Misagne. Et don Cesare subito mandò a notificar questa vittoria al zeneral, dicendo che per sua causa la havevano habuta. Et messo questo vicerè in fondi di una torre, el qual si dette taglia lui medemo ducati 15 milia; era richissimo et havia più de ducati 30 milia de contanti, come se divolgava, et lì in Puia era inrichito. El qual mandò dal capetanio nostro a dirli come el suo Re havia bona paxe et lianza con la Signoria, et lui grande amicitia fata a Roma con so fiul cardinal, et per tanto li voleva parlar. Unde el capetanio mandò el suo capelan a parlarli. Quello conferite fo secreto, et quivi non sarà scritto. Et volse el capetanio li mandasse el suo miedego a medegarlo;el qual li promesse, ut dicitur, ducati 1000, si lo variva; sì che quelli el preseno fece un gran botino. Quello di lui seguite, intenderete poi.

Ancora se intese come don Cesare voleva armar una galia per forza, sopra la qual voleva metter suso questi Franzesi presi, et altri vilani de lì che erano stati rebelli al suo Re. Et el zeneral a dì 25 ditto se ritrovava haver galie 19, et aspettavano di hora in hora una galia candiota, sì che in tutto a quella impresa era 20 galie. Li Sopracomiti nominerò di sotto. Et do nave, zoè quella de Stefano et Theodosio Contarini, patron Zaneto da Merrani, de botte 550, et quella de Piero Sagredo e compagni, de botte 300, patron Anteo Amai, etiam el capetanio mandò a Corphù ne dovesse mandar di altri. Et etiam se have lettera da Constantinopoli, la continentia di la qual scriverò di sotto. Hor, zonto questa tal nova a Venetia, la Signoria mandò a notificar questo a li oratori di la liga, et ancora a li oratori di re Ferandino; et la sera per Pregadi spazò uno gripo a ditta armada, che comandava al capetanio non dovesse far altra movesta. Et in questi zorni quel Zuan Caraffa orator di Ferandino, era venuto in questa terra, se partì et andò a trovar el Pontifice a Perosa, et ivi restò orator.

Da Constantinopoli, per lettere dil secretario di 12 Mazo, se intese che el Signor non credeva ancora certo la morte di suo fratello, et però voleva saper meglio da la Signoria la verità, et di che morte era mancato, o di morte natural o violenta, et che desiderava haver el suo corpo per via di la Signoria, per metter le sue ossa arente quelle de li soi passati et farli solenne esequie. Item che esso secretario lo havia advisato di la liga fatta, et che parlando con 4 soi Bassa di primi zerca questa liga, ai quali pareva molto di novo, et cadauno da per si li parlò, dicendo: come va queste cosse? El signor Ludovico lo ha fatto venir el Re de Franza in Italia, et a hora ha fatto liga? La Signoria, si la voleva, nel principio poteva ostar a la venuta et l'ha lassato venir et prosperar; et a hora è stati causa di sta liga. El Papa prima era in amicitia con el Re de Napoli, poi dette el passo al Re de Franza, et pur è dentro. El Re de Spagna li ha promesso fede et bona paxe, et have do contadi; et pur è contra esso Re de Franza. Et l'Imperador era pur so amigo etc. A le qual parole saviamente ditto secretario rispose, dicendo havevano fatto questa liga per conservatione di stadi loro, et senza nuocer a niuno; ma loro concludeva le cosse de Italia hora era piova hora era sol etc. L'armada si poneva in ordene et faceva gran pressa a expedirla, non però sì gran numero come diceva de far prima; et che l'era molto sfredito el Signor. Pur judicava che ditta armada usciria, et che Christiani marangoni et calafai lavorava etiam le feste contra el so voler, di comandamento dil Signor, et altre nove scrisse in zifra, le qual fonno secrete, et zonse qui a dì 6 ditto.

A dì 7 ditto per una nave, patron Piero Alvise, et scrivan uno Dimitri de Michali, la Signoria nostra fo certificata, et el patron et scrivan questo referite in Collegio, come, venendo con la soa nave da Serviza carga di sal, a dì 24 April, tra Maiorica et Menorica discoverse una grande armada, la qual era zerca 40 caravelle o vero barze de Spagna, capetanio uno Consalvo Fernandes di Agilar castigliano nominato di sopra, et che era zerca XV da botte 400 in 500, el resto da 200 in zoso, con cavalli et zente armate suso; et che el capetanio volse ditta nave calasse. La qual calò, et andò dal capetanio, et inteso come era nave de Venetiani, li fece bona compagnia, et velizono insieme alquanti zorni. La qual armada andava in Sicilia. Et che li fo ditto el Re voleva mandar ancora altre caravelle presto, et questa zonse a Messina a dì 24 Mazo dove era le altre barze, capetanio el Conte de Trivento, con grande piacer di re Ferandino et di re Alphonso che ivi se ritrovava. Narrò ancora come re Ferandino prospera in la Calavria, et era dismontato a Rezo, et habuto per forza la terra, et el capetanio franzese menato a Messina li fece taiar la testa.

A dì 9 ditto venne uno corrier de Spagna, zoè el primo portò la nova di la liga, con lettere di ij Mazo, el qual venne per mar da Barzelona a Zenoa, et portò lettere al so ambassador, et etiam a la Signoria dil Re et la Raina, in castigliano, scritte molto dolcissime, dimostrando l'amor havevano a questa Signoria, et el contento di la liga fatta, la qual loro l'havevano fatta publicar per tutti li regni la Domenega drio San Marco, a dì 26 April, et fatto processione (et questo perchè el zorno de San Marco non se varda in Spagna), a ciò fusse con più solennità. Et, come l'ambassador disse in Collegio, il Re feva grande exercito; tamen non voleva romper se prima qui in Italia non se rompeva; tamen Venetiani fevano ogni cossa che se rompesse in Spagna.

In questo medemo zorno zonse lettere di Zenoa di 5 Zugno de Francesco Capello kav. et Marin Zorzi dottor, andavano oratori in Spagna insieme con li do oratori dil Duca de Milan. Notifica come a dì primo ditto erano partiti de Milan, accompagnati dal Duca fino fuora di le porte, et da Sebastian Badoer et Hieronimo Lion kav. oratori più de longo. Et la sera alozono a Pavia, dove venne li do oratori milanesi. Et el Marti poi a Tortona, el zorno driedo a Borgo di Forni, et al Zuoba a Roverillo, fo el 4 dil mexe, ch'è una villa di Zenoa mia tre lontano, dove Bernardo et Thomaso Salvago con alcuni altri zenthilomeni zenoesi li accompagnò. Verso Zenoa li venne contra prima Zuan Adorno fradello dil governador et capetanio di le fantarie, poi etiam venne Augustin Adorno governador di Zenoa et Coradolo Stanga prothonotario comessario dil Duca de Milan con molti cavalli, et fatte le debite acoglientie introno in Zenoa con gran magnificentia, et li acompagnò fino al palazo di Polo Palavesin situato sopra la marina, benissimo ornato di panni d'oro, veludo, rasi et razi finissimi. El populo tutto su le strade e balconi, le bottege erano serrate, però che fo fatto comandamento sotto pena de ducati 100 dovesseno serar, per honorar li ambassadori venetiani. Le galie sottil erano in porto se movevano in segno de allegrezza, salutando ditti oratori, et fonno assà presentadi: et conclusive molto honorati. Item come in Zenoa era 20 galie et 21 nave, di le qual galie 9 era armate et 4 nave grosse benissimo in ordene, et che li era sta parechiato una nave di botte 3000, chiamata Jansilla, per passar a Barzellona a mia 600; che esso governador pur se dubitava de Zenoesi, per esser cupidi di nove cosse, che non ribellasseno al Duca de Milan et aderirsi al Re de Franza, et che non era fatto alcuna provisione per el Duca; tamen lui et li soi erano fermissimi et constanti, et prima voranno morir che partirse di l'ubidientia de Milan et in amor con la Signoria nostra. Et cussì a dì 8 ditto tutti 4 oratori con la so fameglia montono in nave, et andono a loro viazo, et zonseno a dì 13 a Barzelona, et trovato l'Alteza dil Re et Raina erano partiti di Madrid et venuti a Burgos, come tutto sarà scritto de sotto. Et ancora advisò la Signoria haver inteso da alcuni mercadanti, che havia habuto lettere di Barzelona, come a dì 19 Mazo era morto el re don Joanne di Portogallo, di malatia longiqua, zoè idropesia, de età de anni 43, et non havea figlioli legittimi, però che uno solo havia, chiamato don Alphonso, era maridato in donna Isabella fiola dil Re de Spagna presente, la qual adhuc de età de anni XXV vive a presso el padre, con provisione tamen di esso Re de Portogallo per el so viver annuatim. Adoncha ditto don Alphonso morite l'anno 1491, corando sora uno cavallo, de età de anni 17; cadete et morite in la città di Santarre (Santarem).

Questo Re de Portogallo ha moglie una zermana chiamata Lionora, sorella di don Emanuel duca de Viseo, che fo fiol de don Ferante infante fratello di esso Re, et per sangue regio a ditto Duca de Viseo li vien la corona, el qual è zerman suo et dil Re de Spagna; ma fo divulgato el Re haver fatto testamento, et lassato el regno a uno so fiul natural, chiamato don Zorzi, di età de anni 13, in governo tamen e protetione dil Re de Franza, non havendo nominato el Re de Spagna suo parente et vicino, però che Portogallo è in mezo di la Spagna. Et una mattina per tutto in questa terra se rasonava di tal nova, dubitando el Re de Spagna non fusse impazato in quelle cosse, et non potesse attender a romper al Re de Franza. Tamen dopoi se intese ditto Re star benissimo, sì che non fo.

A dì 10 ditto venne uno gripo di l'armada di Puia, con lettere dil Capetanio zeneral di do Zugno, notificava esser ivi a li scogi de Brandizo, secondo li comandamenti di la Signoria, et che niuno di l'armada havia fatto movesta, nè niuno si poteva lamentar. Erano galie XXI, se aspettava di zorno in zorno Bartholomio Zorzi provedador di l'armada dovesse zonzer, et che tutta la Puia, volendo nostri, leveria S. Marco, et che re Ferandino et le sue galie havia habuto Rezo, et tajato li Franzesi a pezi, come ho ditto di sopra, et etiam havia rehabuto Cotron, et che Otranto, dopoi el zonzer di l'armata nostra ivi, havia levato le insegne aragonese, et li Franzesi erano lì se havia reduto in castello, tamen el zorno driedo a patti se reseno, e andono fuora di la terra; et etiam uno castello mia 7 di Otranto, chiamato Robia, havia levato le ditte insegne.

Item erano venuti da don Cesare a Brandizo alcuni di primi di Leze per far trieva, et volevano patizar de non star più sotto Franzesi; che sperava fra tre zorni hariano Leze. Et a dì primo dil mexe, alcuni Franzesi erano a Misagne ussite fuora, et fece corraria fino a presso Brandizo, ma don Cesare con alcuni altri tra cavalli et fanti n.º 700 ussiteno di la terra, e come i fo fuora non trovono li nemici, et tornono in Brandizo. Et in quel zorno zonse uno gripo con lettere di la Signoria, comandava al capetanio non se partisse sino non li scriverà altro.

Item come havia mandato, a dì 26 dil passato, Francesco Valier soracomito con un'altra galia dalmatina verso Monopoli, per intender qual cossa di novo; et zonto ivi mandò el Copano in terra, et Franzesi li disse: che vegniva a far qui? Risposeno quello li accadeva. Et loro digando: vui sete nemici dil nostro Re, et venite in le so terre. Et nostri ge rispose: non era el vero. Tamen non volseno dismontar, et ritornò queste galie a Brandizo. Ancora a dì 2 Zugno mandò Piero Bembo soracomito con la so galia verso Messina a trovar l'armada de Spagna et el re Ferandin, et intender come andavano quelle cosse. Et quello nel ritorno referite sarà scritto più avanti. Et come per una lettera venuta in questo zorno di ditta armada vidi, come re Ferandino era passato con alcune barze et galie in la Calavria con 12 milia persone, et havia fatto render assà castelli: Rezo dove eran 150 Franzesi tutti amazati, et al capo fece taiar la testa. Item come quelli di l'armada desideravano di poter far fatti, altri per acquistar fama, altri per farse richi mediante el dar a sacco.

In questi zorni se intese come el gran maistro de Rodi, cardinal de natione franzese et nominato di sopra, havia a requisitione dil Re de Franza armato la sua barza de botte 3000 benissimo in ordene, et quella havia mandato verso Napoli, la qual voltizava de lì via, et venne a Porto Pisano, et cussì restò a servigi di esso Re.

A Venetia in questo mezo consultatione quotidiane se faceva, zerca el campo, a solicitar le zente vi andasse, et dar danari fuora. Fo rivocata l'andata di Piero Duodo con li Stratioti verso Roma, et ancora era a Ravena. Tamen a dì 7 se partì con li Stratioti di Ravena, et de li altri Stratioti erano alozati a Padoa, Monselese, Este et Montagnana per n. 537 in tutto. Per Collegio a dì 6 Zugno fo decreto vi fusse loro capo et diretore Bernardo Contarini, alias a la guerra de Ferrara in simel exercitii de Stratioti operato, homo de grandissimo cuor et governo, come per el so successo, lezendo le opere fece in Milanese, intenderete. Et fo fatto senza niuna utilità, ma con cavalli cinque libentissime accettò. Et partito de qui a dì 8 ditto, et andando li Stratioti tutti, lui con 187 cavalcò verso Verona dove tutti se redusse in uno; et a dì 12 andò a Peschiera, poi verso el campo era sora Oio a Seniga, mia 8 lontan di Brexa, et Marchiò Trivixan provedador li ordinò dovesse andar ad alozar a Asola, et cussì andò et fece li Stratioti stesse a la campagna per non far danno a li cittadini, dove ivi era alozato el conte Bernardin Brazo con la so compagnia.

Ancora Chozanderle thodesco andato in Collegio se offerse di menar in queste parti 1000 Theutonici, parte schiopetieri et parte provisionadi, et in questo termene de zorni X, nè volse altro cha ducati 1000 pro nunc; et cussì fo expedito a dì 6 ditto, et a farli in terra thodesca subito andò.

Fo ordinato guastadori et cernide, non però ni de Padoana ni Trivixana; et fatto le mostre di schiopetieri erano nel paese nostro, zoè villani, però che alias fo fatto un bel ordine, che per ogni villa fusse scritti do schiopetieri, et quelli volesse esser a tal exercitio fusseno exempti de ogni angaria personal; tamen al tempo di guerra fusseno ubligati de andar in campo; et questo è numero di 8000.

Item a ciò che oltra le spexe ordinarie per le Camere di Terra ferma, retrovandose molti debitori, fusseno li danari sovrabondanti mandati in questa terra, a dì 9 ditto per Collegio elexeno do provedadori dovesseno andar per ditte Camere a solicitar el scuoder, et far quanto di sopra è ditto. I quali fonno Luca Trum et Zuam Battista Bonzi (?) ma poi essendo andato quello scortinio con desordene, et non volendo el Trum accettar tal fatica, a dì 10 ditto poi fonno creati Marin Moroxini et Zuam Battista Bonzi; et cussì el Bonzi solo partite de questa terra et andò per le Camere exercitandose; et mentre vi stete fuora, usando ogni diligentia in mandar danari a Venetia, in mexi.... mandò tra campo et questa terra ducati.... milia. Et etiam unum non praetermittam, che a li bisogni di la terra ditto patricio prestò de contadi ducati 3 milia; tamen se conzò come a li altri li fo restituido al suo tempo.

Et a dì 9 ditto, nel Consejo de Pregadi, essendo redutto le zente sora el fiume di Oio a Senega, che dovesseno passar di là, et etiam fatto far uno ponte per el Duca de Milan sopra Po, passavano in Parmesana, dove con le zente di esso Duca le nostre se dovesse redur et star ivi. Et per lettere di Marchiò Trivixan provedador in campo date a Seniga, se intendeva el campo ingrossarse sì de zente d'arme come de fanterie et provisionadi. El marchexe de Mantoa governador de lo exercito, a dì 13 ditto se partì de Mantoa con parte de li soi, et zonse a la dreta in campo a dì... come dirò di sotto, lassato so barba Redolpho di Gonzaga che veniva driedo con el resto di la conduta. Et a ciò con più anemo ditte zente nostre passasse de là, fo mandato a dì 12 ditto Daniel Vendramin pagador in campo con ducati 20 milia, et etiam per camino ne have de li altri per dar una paga. Et non solum quelli erano per el stipendio ubligati vi andono in campo, ma molti a sue spexe; et fo fatto su burchiele sora Oio, lì a Seniga, uno ponte per passar in Cremonese. Se judicava, come fo, che 'l Re venisse a la via de Pontremolo; et però ditto campo se reduseva in Parmesana per obstarli nel descender de li monti. Dubitavano ancora non facesse la volta de Zenoa, et el Duca de Milan ne havea gran paura, et vi mandò mille fanti; et el Conte de Caiazo con alcune zente era venuto in Parmesana dove dovea adunar la massa di le zente, cavalli 2000, come appar per la tariffa mandata per el Duca in questa terra; et etiam el Duca diseva voleva venir lui medemo in Parmesana a sopraveder quelli passi, non restando de far ogni provisione perchè l'andava per lui. Tamen Venetiani spendeva, et feva grande exercito, el qual sarà qui sotto scritto. Pur esso Duca havia paura di non perder el Stado, con inzegno et astutia aquistato, et tutto quello faceva con Hieronimo Lion kav. orator nostro consultava, et obediva ogni consiglio di la Signoria, vedendo maxime esser in ordine di zente.

Exercito di la Signoria[130].

Havendo descritto queste zente, ritorniamo al primo nostro instituto, de descriver el successo di tempi. Et el Re de Franza, intrato el Zuoba a dì 5 del presente in Viterbo, ricevuto honorifice da Viterbesi et dal legato cardinal Farnesio, et quivi stette Venere et Sabato, et per essere le feste di le Pentecoste volse etiam star la Domenega. Poi a dì 9 partì, et andò a Bolsena; poi verso Acquapendente per andar in Siena, et mandò mons. di la Guisa con alcune zente d'arme avanti. El qual arivato a Toscanella, che è una terra di la Chiesia, et volendo Franzesi intrar in la terra, quelli dentro non volseno, dicendo stesseno di fuora li dariano vittuarie; et loro non contenti voleva pur intrar; ma li cittadini serono le porte. Unde Franzesi deliberò di darli la battaglia; et loro difendendose, pur Franzesi introno dentro per forza, et usò gran crudeltà: ne amazò più de 800 senza le femene et puti, et quella terra messe a sacco; et fo divulgato fo morti in quelle baruffe zerca 200 Franzesi. Ancora, non contenti di questo, andono a Montefiascon, dove è scritto esser i miglior vini di Toscana; el qual loco messe a sacco, senza tamen occisione; et cussì San Lorenzo, tutte terre di la Chiesia. Et questa nova venuta a Perosa, al Pontifice et cardinali haveno molto a mal, et subito spazò l'ambassador nostro lettere a la Signoria a dì 9 ditto; et zonse a dì ij a nona a Venetia, et advisò questo; benchè per un'altra scrivesse adviseria meglio la verità. El Re veramente venne la sera ad alozar a Montefiascon, mia 20 lonzi da Viterbo, et mostrò haverli dolesto tal cosse, et terminò de mandar a excusarsi al Pontifice el cardinal S. Dyonise era con lui, come dirò di sotto. Pur fo usata tal crudeltà.

A Ferrara el Duca havia pur cattivo animo et veterano odio contra Venetiani, et, pochi zorni è, vi venne uno ambassador dil Re de Franza a conferir con lui, el qual passò per la via di Ravena, poi ritornò al suo Re. Et questo fo avanti mons. di Arzenton vi andasse de qui. Et per lettere del Vicedomino nostro, venute prestissime, a dì ij Zugno zonte, se intese esso Duca non haver voluto andar a Milan; pur havia mandato don Alphonso so fiul, et datoli zente: el qual ancora non era partito, doveva partirsi a dì 9, et che mandava molti corrieri con lettere al Re de Franza, sotto scusa scrivea a so fiul don Ferante. Et a dì 9 ditto expedite uno so orator a esso Re, chiamato domino Antonio di Constabeli kav., el qual partite molto celeramente, andando verso Fiorenza. La cagione perchè, non se intese; ma è da judicar tramasse qual cossa insieme; et benchè nostri vedesse chiaro el so cattivo anemo, mostrava di non veder, aspetando el tempo.

A dì ij ditto zonse lettere de Vormes de Zaccaria Contarini et Benedetto Trivixan kav., oratori al Re de Romani, i quali zonseno a dì 28 Mazo molto honorati, et have audientia dal re Maximiliano. Dove Benedetto Trivixan, per esser più zovene, fece l'oration elegantissima, et poi have un'altra audientia secreta, exhortando sua Cesarea Majestà a dover venir in Italia, et che dimostrava esser contento, expedito havesse la dieta, la qual atendeva a expedir, et ancor non era compita, et che voleva mandar zente in Italia come era ubligato per li capituli di la liga, et poi venir a tuor la corona: tamen, judicio suo, sarebbe longa questa venuta. Speravano solicitar almeno le zente fusse mandate, le qual anderia a la volta de Milan. Et a ciò el tutto se intenda, qui sarà notado tutti che si ritrovavano a la dieta, sì come ditti oratori mandò a la Signoria, tutti elemani, come vedrete.

Principi, Signori, Prelati, Duchi, Marchesi, Conti et Oratori stati a la Dieta fatta a Vormes[131].

In questo mezo, a Venetia Zuan Battista Spinelli, orator dil re Ferandino, sul campo di San Polo dove habitava, assoldò et scrisse assà provisionadi, zerca 1000, et fece li caporali per mandarli in Puia in aiuto dil suo Re, et dette paga ad alcuni ducati do per uno. Li pagava le arme, a quelli non havevano, a suo conto. Tamen li faceva far le spese fino a Brandizo, et prometteva avanti dismotasseno di farli dar quattro page per uno, et che andando a recuperar terre tenute per Franzesi, quelle aquistasseno per forza, intrati questi in la terra, qual caxa che voleva podesse signar, et tutta la roba ivi ritrovasse fosse sua. Per la qual promission molti si andò a far scriver, adeo ogni zorno su ditto campo era assà zente. La qual cossa fo fatta senza saputa di la Signoria; ma, inteso questo, a dì 14 Zugno per i Cai dil Consejo di X li fo mandato a dir a ditto orator non assoldasse nè greci schiavoni nè albanesi; ma, volendo, assoldasse lombardi. Unde l'ambassador ubedendo depenò molti, et ne rimase solum 200 scritti. Et cussì, fatto al n.º di...., mandoli via con Thomaso so fradello, el qual era stato dal Re suo, et ritornato in quelli zorni, etiam vi andò el castellan de Manferdonia, come ho scritto di sopra.

Et dubitando nostri el Re non venisse a la volta de Bologna, per mantenir el magnifico Joanne Bentivoi et quella comunità ne la fede data, a dì ij Zugno per Collegio fo mandato uno secretario, chiamato Antonio Vinciverra, homo dotto et molto exercitato in diverse legatione, el qual portò con lui ducati 18 milia, el qual, fatto la volta de Ferrara a Bologna andò, et fo molto honorifice ricevuto, come dirò di sotto. Et mandò a offerir li 500 stratioti erano per andar a Perosa, et ancora bisognando 300 homeni d'arme; et elexeno governador di le zente de Romagna esso magnifico Joanne, non come capetanio ma come nostro patricio; el qual l'anno 1488, 14 Marzo, venuto in questa terra fo creato, ed io mi ritrovai a la soa creatione. Se dubitava de novità, perchè li Malvezi erano confinati lì sul Bolognese, haveano rotto li confini loro, et andati dal Re, et però continuamente faceva fortificar Bologna. Et fo scritto a Piero Duodo provedador, era in camino per andar dal Pontifice, dovesse andar sul Bolognese. El qual se partì da Ravena a dì 7 ditto con Stratioti 500, et Nicolò da Nona venuto da Zara con 22 Stratioti verso Cesena, ma da quei de la terra li fo serate le porte, licet fusse terra di la Chiesia, et non fo lassati intrar. Et poi, andati a Bertenoro, pur fonno assà carezati et presentati, et, inteso el decreto dil senato, verso Bologna se aviò.

Come el Duca de Orliens tolse Novara al Duca de Milan.

Domente queste cosse se fanno, Franzesi i quali per ogni via cercano de venzer, sono homeni astuti et atti a la guerra, unde havendo fatto occulti patti con Opizin Cazabianco primario cittadin de Novara, terra dil Duca de Milan, mia 25 da Milan et 50 da Aste et X da Verzei, el sito et conditione di la terra scriverò di sotto, de dar la terra al Duca di Orliens; questo, per l'odio grandissimo havia al Duca de Milan, però che, ut dicitur, li era imposto ditto Opizin havia fatto amazar uno, et li era voluto manzar ducati 14 milia, etiam per esser da la parte Gelpha et havia gran parte et seguazi in Novara; el qual Opizin era zenero di uno di Visconti. Or a dì X Zugno a l'alba, Franzesi venuti secretamente per alcune vie de sora, passato Po et Tesin, habuto el passo da la Duchessa de Savoia, introno in Novara per la porta di S. Stefano cavalli 250, poco da poi ne subgiunse altrettanti, ita che fonno 500, et preseno el dominio di la terra per esso Duca di Orliens, el qual ancora non era intrato, ma era in Aste. El castellano dil castello vedendo questi Franzesi, pur deliberò de tenirse. Et inteso questa nova a Milan, che mai dubitava perchè era straman, et però non li havia posto custodia, in quella matina medema per esser così propinqua, dolendosi molto, subito expedite Filipin dal Fiesco con 40 provisionadi, et lo mandò in la rocca, et a hore X intese questa perdeda, et mandò etiam statim a notificar a l'orator nostro, el qual spazò lettere a la Signoria, et zonse a dì 12 a mezozorno qui. Ancora esso Duca scrisse al signor Galeazo di S. Severino, che era col campo fra Vegevene e Biagrasso di là da Tesin et lontano di Novara, che li dovesse andar o mandar zente a socorerla, et fece in Milan provisionadi in quel zorno, et comenzò a spender danari, et divolgava voleva far 6000 provisionadi, et con uno grandissimo forzo andar in persona a Novara et receverla. Et in una notte venne tre corrieri de Milan a Venetia, tamen le provisione fo sì tarde, et non andò nè el signor Galeazo nè esso Duca, adeo che 'l Duca di Orliens con assà zente intrò dentro, et non fo possibile ad haverla, et si convenne mandar tutte le... zente di persone a presso 30 milia, come lezendo se intenderà di sotto. Ma Franzesi comenzò a fortificarse, et fece uno ponte sora burchiele per passar le fiumare bisognava da andar et venir in Aste, et messe custodia a li passi, sì che 'l Duca de Milan fo ferito dove mai el si credeva, et era comissario dil Duca intrato el zorno avanti Francesco Goro. Questa città de Novara, secondo si leze, fo edificata da Geodone et da Elicio su un certo monte non molto discosto dal fiume Tesin, et da lui quel monte fo chiamato poi Elicio, et poi Novara quasi Nova ara, zoè altare, perchè ussendo quivi Elicio con Venere sua madre, feceno un altar et offeritene gli sacrificii a li Dei; poi la cresceteno Franzesi, Insubri, come scrive Ptolomeo et Plinio, et era quasi una villa; ma per la bontà dil paese sin... quasi inhabitato, perchè son monti et valle. Di questa città fo episcopo Santo Gaudentio, etiam in tempo di Clemente papa quinto vi fu Dulcino heresiarca, heretico crudelissimo; et conclusive questa terra è antiquissima, grande et di poca fortezza, licet el castello sia fortissimo; et di questa città ancora più avanti qual cossa particularmente, a Dio piacendo, scriveremo.

Oltra di questo perder di Novara, ancora Franzesi havia un'altra pratica a la man, de entrar in la rocca de Alexandria di la Paia, però che retrovandose in ditta rocca alcuni Franzesi presoni, et el campo de Milan de lì vicino si levò per venir a soccorrer et rehaver Novara, la notte venne alcuni Franzesi per intrar in la rocca con el tratado havia concertato, ma da certi frati, o vero uno preosto vicino a la rocca fonno sentiti, et cridando, ditti Franzesi essendo discoverti, parte fuzite, altri fonno presi.

Venitiani in questo mezo, consultando esser de bisogno de aiutar etiam el Duca de Milan, havendo mandato a dimandar 300 Stratioti per mandarli a Novara, unde a dì 13 Zugno preseno nel Consejo de Pregadi de mandarvi Bernardo Contarini era poco lontano dil nostro campo con Stratioti 500; et cussì li fo scritto dovesse andar subito verso Milan. El qual, inteso a dì 16 tal volontà dil Senato, se aviò con li Stratioti, di Asola dove era, a Crema, et ivi fo dato una paga a ditti Stratioti et a Milan andò. Ancora in questo zorno a dì 13 fo decreto nel Consejo di Pregadi capetanio di le fantarie Jacomazo da Venetia, havia 200 cavalli et era a Perosa, come ho ditto di sopra, et la sua conduta fo data a Cola so fiul; et za li era sta scritto dovesse venir in campo. El qual a dì 12 se partì de Perosa, et a dì 15 ditto arivò in campo, et se exercitò capetanio di le fantarie; cossa che a molti parse de novo, perchè più non era stato sopra fantarie; ma per la soa vera fede fo creato.

Fo expedito etiam lettere al capetanio zeneral, ordinato a li rettori di Terraferma quello havesseno a far; et perchè pur se intendeva el Pontifice voleva partirse el zorno drio el Corpo de Christo, che seria a dì 18 Zugno di Perosa e andar a Sisi (Assisi) mia 9 de lì, poi a Fuligno et Roma, fo scritto a l'ambassador in Corte dovesse persuader Soa Beatitudine dovesse, per securtà soa et per quelo poteva accader, venir in Ancona et non voler cussì presto ritornar a Roma. Et fo mandato el corrier che dovea esser a Perosa in hore 40, essendo però altri a le poste; et cussì fonno fatte molte provisione; et per Collegio fo ordinato de far solenne et diuturne oratione a l'eterno Dio, pregando inspirasse nel cuor de quelli governava la Republica a dover terminar qual fusse el meglio per questa terra, però che dal Pontifice et Duca de Milan nostri erano exhortati a dover romper per ogni via al Re de Franza, havendo lui rotto a essi collegati; et di questa opinione era etiam l'ambassador de Spagna; et per questo implorono el divino auxilio, mandando danari la Signoria per li monasterii de frati et donne religiose de questa terra.

A dì 13 ditto zonse qui Sebastian Badoer kav. era stato orator a Milan mexi 8, et la mattina expose la soa imbassada in Collegio, et intrò Savio grande, che el suo luogo fo resalvato, zoè poco da poi fo creato. Et da poi disnar in Pregadi etiam referite sapientissimamente, et fo da tutti la sua legatione laudata, zoè che 'l Duca molto si racomandava al Prencipe et Serenissima Signoria, di la qual era fiul, narò la vita di esso Duca et el suo governo, et come è zerca 40 dil suo Consejo, che l'ha in tutto homeni d'arme 1600, tra i qual don Alphonso et Hanibal Bentivoj, che havia de intrada de Milan ducati 160 milia et 160 milia del territorio et altre sue terre; havia de spesa ordinaria in Milan ducati 18 milia, la sua corte 18 milia, et la Duchessa vechia di sua provisione ducati 18 milia; tamen di questi el deva come li piaceva. Che 'l marchexe Hermes, fradello fo dil Duca morto, steva in castello amalato con la quartana, et cussì la Duchessa zovene et il putino, el qual era zentilissimo puto, con custodia in castello. Che l'era mal voluto da li populi per causa di le angarie, et etiam toleva danari da chi ne havea, ubligando tamen li dacii di do anni: et fin qui era debito ducati 800 milia. Dimostrava non haver dinari per tre raxon: la prima per haver fatto disfar alcune † d'oro et mandato zoie a Zenoa per far armar. Item per haver desfatto et messo in zeca le medaie d'oro de li soi passati, che era bellissime. Et tertio per haver dato in dote a sua neza maridada nel Re di Romani ducati 400 milia, et 200 milia prestati al Re de Franza, et 120 milia li havia costado a otegnir la investidura. Che non feva niuna cossa senza consejo di mistro Ambrosio suo astrologo, fino del darli licentia. Che 'l dormiva poco, et la matina vestendose, ditto certe oratione, lezeva tutte le lettere, et quelle expediva la risposta a diversi cancelieri; ma tutte le voleva reveder. Che spazava molte suplication et gratie andando a una Santa Maria di le Gratie. Che molto amava sua moglie, havia do figliuoli; el mazor nomeva Hercules. Che dimostrava haver gran paura dil Re de Franza, tamen havia gran fede in la Signoria, et feva di lui gran extimatione venendo a caxa a tuorlo e menarlo in castello, poi a compagnarlo; et nel combiato li disse voleva lassar in testamento a so fiuli sia sempre in amor con questa Signoria, et cognosceva non esser altro Stado simile al mondo. Et altre parole disse, le qual ad plenum non fo divolgate.

A dì 14 Zugno da mattina, fo el zorno di la Trinità, zonse lettere di Perosa di XI, nara et dechiara la verità di metter a sacco Toscanella, et usato la crudeltà, et Montefiascune sì come di sopra ho scritto. La qual cossa seguite a dì 8 ditto. Et come el Pontifice pregava la Signoria non stesse più a proveder, et che si aspettava a dì 12 el cardinal S. Dyonise per venir a excusar el Re, che di questo non era stato conscio. Et havendo la Signoria in questo zorno ordinato et fatto sonar Gran Consejo, juxta el consueto, per non esser tempo de demorar, imo de far ogni provisione, et molti Savii de Collegio erano di openione de romper, et per lettere ancora de Milan erano solicitati, dismesseno consejo, et chiamò Pregadi; et consultato hore 7 fo disciolto el consejo, et comandato gran credenze; tamen per tutta la terra se divolgava, come era la verità, fusse preso de romper guerra al Re de Franza per ogni via, sì da mar come da terra et scrisse subito a Perosa al Pontifice, zoè a l'orator, tal deliberatione, et mandò le lettere in hore 40, et fo decreto spazar un gripo al capetanio zeneral a Brandizo, el qual, si possibel fusse, andasse in zorni 6, che dovesse con tutta l'armada partirse de lì et andar lì in Puia a le terre si teniva per el Re de Franza, et quelle combatterle non si volendo render, et acquistarle per forza, trattando Franzesi per inimici. Tamen, quelle volevano ritornar sotto caxa di Aragona, non li fusse dato alcun impazo. Et essendo fatte le lettere e tutto, parse ad alcuni Savii de Collegio de suspender l'andata di ditto gripo pro nunc; la qual cossa fo molto mormorato da tutti i patricii; et fo bona causa che si perse de acquistar bona parte di la Puia per la dimora fece. Tamen pur a dì 17 ditto fo spazate le lettere et el gripo andò a suo viazo con lettere etiam di l'ambassador di Spagna era qui, drizzate al conte de Trivento capetanio di l'armada dil suo Re in Sicilia, che dovesse romper, perchè cussì era la voluntà dil signor Re et Raina. Oltra di questo, nostri scrisse a Milan di la deliberation fatta dil romper et però era bisogno de far ogni provisione per acquistar vittoria contro Franzesi; et el Duca fo molto aliegro de questo. Ancora fo expedito lettere in Elemagna al Re di Romani et in altri luogi, provedendo a quello era necessario; et in questo Venetiani dimostrò se, quando volevano, poteva far le cosse preste; che fece tante provisione et un grande exercito in poco tempo.

Et per intender l'opinione in queste importante materie de Fiorentini, i quali, per quanto se intendeva, per parole osate a Milan per el suo ambassador, che volentiera vorebbeno esser in acordo con la liga, et essendo a hora el tempo de unirse quasi tutti i potentati de Italia contra Franzesi che quella volevano subiugar, se non li fosse sta per nostri remediato, come è la verità; et el Re havia cattivo animo contra ditti Fiorentini, però che, essendo a Viterbo, usò alcune parole a soi oratori di volerli render Pisa, Serzana, Serzanello, Pietrasanta et el porto de Livorno, ma che raxon era che Piero de Medici, el qual era a presso di lui et descaciato de Fiorenza per soa causa, dovesse ritornar; et etiam voleva ducati 20 milia da loro ad imprestedo. Et Fiorentini erano in gran spavento, pur fevano provisione le qual saranno di sotto scritte, nè sapeva si el Re volesse, da poi stato a Siena, venir a Fiorenza o andar a Pisa o vero per la marema de Siena altrove, et non sapevano che farsi. Era lì in Fiorenza quel fra Hieronimo da Ferrara di l'ordine di S. Marco de frati Predicatori, nominato di sopra, el qual el populo lo reputava per santo; et come frate Hieronimo diceva una parola, non bisognava contradirli. Questo predicava publice in favor dil Re de Franza, dicendo era un messo da Dio mandato, con molte parole; adeo che comoveva gli animi de Fiorentini ad adherir a esso Re, che fortasse, come ragion voleva, li sarebbeno stati contrarii, havendo ricevute molte inzurie. Unde nostri in questi zorni expedite, et si partì a dì 10 Zugno, uno frate Piero Dolphin, zeneral di l'ordine camaldulense, zoè di San Michiel di Muran, et patricio veneto, homo di grande autorità, bontà et reverentia, et molto amato, a Fiorentini dove era stato gran tempo, et tolse di andarvi in tre zorni a Fiorenza et esser con quella Signoria, et intender la volontà loro; si vogliono Franzesi siegua la vitoria usando le crudeltà usavano, o vero esserli contra et far quello hanno altre volte fatto li loro passati, che elexeno acquistar et non perder.

A Bologna el magnifico Johanne feva molti preparamenti, et suo fiul Hanibal era quasi in ordene per venir in campo, et a dì 14 Zugno zonse ivi Antonio Vincivera secretario nostro ben visto et honorato, et exposto a quella comunità quanto li fo comesso, trovò Bolognesi esser gaiardi et volonterosi a difendersi. Et offerto, oltra li Stratioti, etiam el signor de Rimano et el signor de Pesaro con loro condute, si Franzesi ivi venisse. Et come se intese, esso magnifico Johanne scrisse a la Signoria, offerendo X milia fanti al bisogno, benissimo in ordine, di Bologna et Bolognese. Li Stratioti 500 con Piero Duodo provedador erano zonti, et alozati mia 12 da Bologna a uno loco chiamato Castel San Piero. Et zonto ditto secretario, haveno una paga; et ditti Stratioti steteno lì in Bolognese zorni 13, et poi veneno in campo in Parmesana, come dirò di sotto. Et 21 Zugno, facendosi certa festa a Bologna di San Raphael, et si mette tre palii, panno, una bandiera et una spada con un per de spironi, et correno li cavalli barbareschi; et Stratioti alcuni volseno correr, et havene uno di loro el terzo premio, et cussì passavano quelle cosse.

In questo mezo a Venetia molte provisione necessarie fonno fatte, et el Prencipe con li Padri di Collegio ogni mattina se reducevano molto a bon'hora in Collegio, haveano lettere prestissime de ogni banda, maxime di Perosa et Milan, et li corrieri haveano le poste, et perchè fusse presti steva do barche a la riva di palazo, et do a Lizafusina dil Consejo di X, a quatro remi per barca, le qual menavano ditti corrieri. Et fo mandato ducati 2000 a Corphù per far zente passasseno in la Puja, et scritto per la Dalmatia a li rettori dovesseno mandar li Stratioti ivi era in armada dal zeneral, dove ne era n.º 50, zoè a Sibenico 50, Traù 40 et quelli di Catharo non fo voluto muoverli per esser vicino a Turchi. Et ancora Zuan Dolce secretario era andato a soldar schiopetieri alemani, havendo fatti alcuni, mandò in campo Francesco da la Zueca solicitava Paris da Lodron facesse li 1000 provisionadi, et venisse in campo. Et a dì 16 Zugno per lettere di Roverè se intese esser de lì passati 300 schiopetieri tedeschi, fatti per el nostro secretario che andava in campo. A Lionello dal Nievo vicentino fo ordinato facesse 500 provisionadi da Vicentina. Le terre de Terraferma mandò a offrirse per do mexi de mandar zente in campo a soe spese, zoè di Vicentina fanti o vero provisionadi 2000, Brexani 1200, Veronesi 2200 et Bergamaschi 2300; sì che bisognando, come fo fatto la descriptione, si havia da persone 30 in 40 milia in campo. Et a Roma fo scritto, zoè a Perosa dove era el Pontifice, che non era più tempo de demorar, et che Soa Santità con li rimedii opportuni di excomunicatione et altro dovesse proveder, et non ritornar cussì presto a Roma, perchè, ritornando, Colonnesi faria forsi qualche novità, dove si aritrovava el sig. Prospero e Fabricio Colonna ivi rimasti, pur in amicitia col Re, et erano stati dal Re a Viterbo; et ancora perchè se podesse haver in campo li 1000 cavalli lizieri nostri et de Milan, et le zente dil signor di Pesaro doveano andar in aiuto dil Pontifice. Et benchè questa deliberation di Pregadi andasse velocemente a Perosa, pur a dì 16 da matina si have lettere di l'orator in Corte, date a dì 13 Zugno in Perosa, advisava el Pontifice con reverendissimi Cardinali volevano al tutto, passato el Corpo de Christo, ritornar a Roma; come aspettavano lì in Perosa el sig. di Pesaro zenero dil Papa, el qual dovea venir a dì 16; et a dì 12 a hore 22 era zonto ivi el cardinal San Dyonisio, et uno altro episcopo, chiamato mistro Adamo, per nome dil Re de Franza a excusarse de quello era sta fatto a Toscanella et Montefiascon; et ancora eran tornati lo episcopo de Concordia et frà Gratiano, erano stati legati a presso esso Re; et che el Pontifice el zorno avanti era cavalcato per la terra, vedendo monasterii, et con Soa Beatitudine ditto nostro ambassador havia gran benivolentia. Et che a dì ij ditto volendo audientia, ritrovandose in letto, lo fece intrar; cossa che a niuno altro assueta de far. Et etiam a dì 9 zuogando alcuni a la balla su la piazza, el Papa era al balcon, et volse l'ambassador li stesse a presso, concludendo era Soa Santità in grande amicitia con la Signoria nostra; che erano in una terra dove non si trovava danari per le parte, et voleva tuor ducati 400 a cambio per i banchi per dar paga a le zente, et non catava; unde forzo li saria de mandar a tuorli a Roma. Le qual zente erano alozate mia cinque de lì, in uno loco chiamato La Frata, dove era un bosco.

A dì 15 Zugno venne uno corrier di Spagna con lettere di 20 Mazo, el qual corrier era stato 7 zorni in Barzelona ad aspettar passazo; per le qual se intese el Re et Raina in quel zorno esser partiti con la corte di Madril, et venuti a Burgos terra vicina a Navara, dove aspettava oratori dil Re de Romani venivano per contrazer parentado, come se divulgava, di la fia di esso Re de Romani in el Principe primogenito dil Re, et etiam l'archiduca Filippo di Bergogna in la principessa donna Johanna relita dil fio dil Re di Portogallo; le qual noze è assà zorni se divolgava: quello seguirà sarà scritto di sotto. Item come si faceva gran preparamenti di zente mandate a la volta di Perpignano per romper al Re de Franza, et che la Raina de Franza et Duca di Borbon governava el Reame de Franza, inteso che ebbeno di la liga, et che in Spagna si facea zente, havea mandato alcune lanze a quelli confini per custodia di suoi luogi; ma el Re et Raina de Spagna al tutto volevano romper, come disse el so ambassador in Collegio haver lettere da tre parte: prima che havia ordinato l'armada de Byscaia se dovesse redur insieme tutti quelli navilii, et se metesse in ordene perchè voleva mandar in Bertagna a danizar a quelli passi: tamen per lettere di Londra se intese ivi in Bertagna el Re de Franza faceva far grande armata, et armavano ogni legno a la suma de più de 100 vele. Item che el Re de Spagna preditto havia fatto far comandamento a le zente de l'Andalusia, zoè Yspania ulterior et dil Regno de Aragona et de Valenza, che dovesseno adunarse a uno, perchè da quella banda dil Mar Mediteraneo voleva etiam dar adosso Franzesi verso Linguadoca, et che la sua persona con la Raina era venuto a Burgos principal terra de Castiglia per esser più vicino a Fontarabia, per romper a Baiona terra de Franza nel mar Oceano, sì che da tre bande voleva romper, oltra l'armata sua era in Cicilia in ajuto di re Ferandino. Et se divulgava voleva mandar el Duca di Alve capetanio di gianiseri (gendarmi) con zente in Cicilia, et il Re scrisse al capetanio che dovesse far quello la Signoria nostra et el so ambassador era qui li ordenava. Et nostri credevano che ad ogni momento la Spagna dovesse romper, et però erano inanimati molto; ma mai rompete, come dirò di sotto.

El zorno avanti, che fo a dì 14 Zugno, venne in questa terra domino Christoforo Crispo Serovestaner orator dil Re de Romani, el qual havia assà benefici in terra thodesca senza cura, et ha la expectativa dil Vescovado di Trento dal Re, dopoi la morte di questo Vescovo, dove il temporal et spiritual.... Or questo za do anni era stato in studio a Padoa, et venne per la via de Trento a Roverè, poi a Verona, Vicenza et Padoa; et ivi se ritrovò a tempo dil Santo, zoè di Santo Antonio a dì 13 Zugno, dove si fa solenne processione e fiera bellissima. Et li fo mandato contra alcuni patrici. Et questo ambassador venne per star in questa terra con zerca 12 persone, alozò a San Bortholomio in caxa di Piero Pender mercadante tedesco pur a spexe di la Signoria; poi fu messo habitar a la Zueca, demum a Santa Maria Zubenigo in ca Pasqualin.

El zorno da poi che 'l zonse, a dì 15, el zorno de San Vido, essendo consuetudine dal 1310 in qua per una liberatione have in tal zorno la Republica da uno Baiamonte Tiepolo si voleva far signor di questa terra, et fo discoverto; per questo ogni anno el Prencipe cum la Signoria et alcuni patricii invidati vien da San Marco per terra fino a la sua Chiesia, la qual per esser situada di là dil Canal grando si fa uno ponte sopra galie grosse vecchie sono in l'arsenal, et ivi alde messa, poi ritorna con li piati et fa pasto a quelli lo compagnano et oratori, et va con le cerimonie ducal. Or ditto orator fo invidato, et cussì vi venne l'orator dil Papa, lui, di Spagna, Napoli, Milan et Mantoa, e domino Truiano di Hongaria. Et a dì 16 poi have audientia, et expose la soa imbassada, et come era sta mandato da la Cesarea Majestà dil Re Maximiliano suo, per confirmation di la amicitia havia con questa Illustrissima Signoria, notificando la sua venuta, sarebbe presto compita la dieta.

Et a dì 16 zonse lettere de li nostri ambassadori a esso Re di Romani, de 6 del presente mexe, narra come lì a Vormes si seguiva pur la dieta, et che li elettori de l'imperio non lo consigliava a dover venir questo anno in Italia a coronarse, et che el Re attendeva andar a caze et piaceri, et che erano zonti do ambassadori dil Re de Scocia, i quali venivano da la Majestà dil Re, poi in Italia dal Re de Franza, i quali ex parte regis sui pregò esso re Maximilian non venisse in Italia a dar danno nè fastidio al Re de Franza molto amico di loro Re, offerendosi etc. Item come erano ditti nostri oratori stati a visitation de li elettori de l'imperio, et narratoli l'operation dil Re de Franza, et che Italia haveva bisogno di esser subvenuta, però dovevano exhortar el Re a venir a coronarse. Et questi li risposeno non haver saputo da niuno, nè inteso dal Papa el bisogno de Italia, che saria bon proveder. Ancora el Re preditto disse a nostri oratori che 'l Duca de Milan li restava a dar ducati 80 milia, per resto di la sua dota, et che lui non havea danari, et che esso Duca de Milan li havia promesso di dar ducati 100 milia venendo in Italia, sì che saria bon che la Signoria nostra li mandasse altri 100 milia ducati, perchè lui vegniria di qua con 5000 cavalli et X milia pedoni, et li ambassadori li disse come di questo scriveria a la Signoria. Item come li haveano dimandà una patente di poter far et assoldar 2000 Sguizari a soldo nostro, et che el Re li havia risposo non vi era più Sguizari, sì perchè el Re de Franza ne havea molti con lui, quam per quelli che lui mandava a Milan, havendoli richiesti el Duca.

Qui saranno notati li Franzesi di conditione che restono in Reame.

A ciò el tutto se intenda, volendo ritornar el Re de Franza, da poi acquistato el Reame, verso Franza, o vero verso Milan, come ho scritto di sopra, lasciò questi Franzesi di conditione, ai quali dette grandissima autorità nel Regno: mons. di Belcher marescalco dil Regno; mons. di Mompensier vicerè in Napoli; mons. de Obegnì governador in Calavria; mons. di Persì locotenente in Calavria; mons. di la Spara vicerè in Puja; a Taranto governador d. Juliano, el qual el Duca lo fece Duca di Santo Anzolo in Calavria; in Manferdonia Gabriel de Monfalcon; a l'Aquila, Bale de Vitrì con 50 lanze. In tutto rimase in Reame cavalli franzesi.... et pedoni, computò Sguizari,... Item in Hostia rimase capetanio M.... de Guerra, et in Reame suo fratello Gratian de Guerra. In Pisa veramente, al governo dil qual era Serzana, Serzanello, Pierasanta et Livorne, uno chiamato mons. Dandragesi (d'Entragues).

Come el Re de Franza de ritorno intrò in Siena.

El Re de Franza pacifice et cum grande honor intrò in Siena a dì 13 Zugno, de Zuoba, dove deliberò de star fino passato el zorno dil corpo de Christo, ch'è a dì 18 di questo, sì per consultar meglio tra quelli dil suo consejo i soi progressi et camino havesse a far, quam per metter sesto et ordene, come diceva, a quella republica senese. Poi voleva venir a Fiorenza, però che da Siena è distante solum mia 30. Et è da saper che, come fo intrato in Siena et visto su la piaza zerca 1200 fanti ch'erano a guarda di la piaza, el Re ordinò fusseno spogliati, toltoli le arme, et scazoli fuora di la terra in camisa, dicendo non bisognava a Senesi questa spesa. Et el populo levato in arme, el Re fece retenir, come fo divulgato, zerca 50 de primi zentilhomeni de Siena, et tolse el dominio de man di la Signoria che tunc governava, et stavano juxta el solito nel palazzo di Signori. Et a ciò el populo non li fusse contrario, non volendo tuor el Dominio in sì, quello messe in le man dil populo, che governasseno quel stado come a loro pareva, et el populo voleva el Re fusse loro Signor. Et el Re, per non innovar altro in Italia, havendo da far assà, non volse; ma ben lassò 500 cavalli a custodia di quella terra, et partito che 'l fo, liberati li retenti, el stado et dominio de Siena ritornò come prima, pur in varie parte, che avanti era assà pacifico stado; come tutto dirò di sotto.

Questo Re havia con lui oratori 9 de Fiorentini, li nomi di quali ho scritto di sopra, et pur dimostrava voler intrar et venir in Fiorenza, non se curando de observar li capitoli. Et questo voler andar a Fiorenza parse molto di novo a Venetiani, et che prima el Re divulgava de andar a Pisa, poi a Zenoa, dove si dubitava havesse intelligentia; ma, andando come amico a Fiorenza, segno sarebbe stato che saria sta d'accordo con Fiorentini, et essendo d'accordo con ditti Fiorentini, ex consequenti conveniva renderli Pisa, et esser in inimicitia...[132] per la via era venuto, dove in Parmesana si adunava l'exercito di la Signoria nostra, et vi era etiam qualche zente dil Duca de Milan; ma quello di la Signoria era molto grossissimo, come dirò di sotto, et el doppio di zente di quello havia esso Re, sì de zente d'arme, fanti, stratioti, elemani, schiopetieri, provisionadi, zente di Bergamo, Brexa, Verona et Vicenza, adeo più de 30 milia persone sarà in ditto campo, bastanti a esser vittoriosi non che a resister che non passino nè vadino a danni dil Duca de Milan, benchè Franzesi siano zente molto destra, et assueta nel mestier di le arme; et non fanno presoni, come se fa in Italia, ma tutti mandano per il fil di la spada; et tanto più prenderanno forza, quanto combatteranno per uscir de Italia et ritornar ne le patrie loro, dove erano da le so zente aspettati.

Ma Fiorentini, come etiam qualcossa di sopra ho scritto, fece molte provisione: prima de adunar zente dil contado in la terra, et con arme stesseno in le caxe preparati, adeo a uno bisogno saria stati armati da 20 milia persone in suso; fece metter travi per le strade, per poter sbarar, molto grossi; le finestre di le caxe suspecte fonno fatte murar, et assà altre provisione fo divulgato; detteno taia a Piero de Medici, ducati X milia vivo et 5000 morto, et tutto il suo, salvo la dote di la moglie, messeno nel Comune, sotto però scusa de voler vender et pagar sì la Republica di quello Medici li havia tolto, quam altri creditori di esso Piero e fradelli che volevano esser satisfacti; et el palazo de ditto Piero, bellissimo, messeno a l'incanto per venderlo, ma non trovono se non ducati 6000, el qual val più de ducati.... Ancora mandono oratori novi al Re, tra i qual vi andò Hieronimo de Ferrara predicava ivi, nominato di sopra, et in gratia dil Re, et molto so amico, et per lui et in suo favor publice predicava. Et Fiorentini mandono a dir al Re di le provisione haveano fatte, et che 'l populo era su le arme, et si pareva a Soa Majestà di voler intrar, che vi intrasse, senza però danno di la Republica; ma che haveano fatto consejo, et che tutti erano de opinione Soa Majestà li observasse li capitoli jurati sul Corpo de Christo, zoè renderli Pisa, Serzana, Serzanello, Pierasanta et Livorne, essendo christianissimo, li volesse far render a Senesi Monte Pulzano; ma la risposta dil Re non se intese. Ma è da saper che 'l Re, avanti intrasse in Siena, a Motrone loco de Fiorentini, et ivi fo onorato assà, et era ritornati in Fiorenza do ambassadori dil numero di nove, zoè Lorenzo Morelli et Lorenzin di populani, olim de Medici; li altri sette rimaseno col Re, benchè poi tutti si partino da lui. Et benchè questi ambassadori andasse inanzi e indrio, non restono Fiorentini de far di molte provisione; fece redur le sue zente d'arme erano a la campagna contra Pisani zerca cavalli 3500, in Fiorenza, zoè el Duca de Urbin, el qual intrò con grande honor con le sue zente, et alozò nel palazzo di Julian Gondi, et Francesco Secco, conte Ranuzo di Marzano, Hercules Bentivoj et altri condutieri.

Ancora la Signoria de Fiorenza feceno 5000 fanti a custodia dil palazo et di la libertà; dette segno al contado con segnali et soni di campane, volendo Franzesi far novità dovesseno venir in la terra; messe fanti in diversi luogi di la terra, maxime in uno palazo de quelli di Pazi, situado a uno contado di la terra dove vi habitava mons. zeneral di Bertagna, di natione Perpignano, era lì per nome dil Re, et quello la Signoria lo messe in una altra caxa più dentro la terra, et qui messeno 500 fanti ad alozar; etiam in le caxe di Piero de Medici, et cussì in diverse caxe, chi X et chi XX fanti per una; et in el palazo di Piero sopranominato, dove habitava soa moglie madonna Alphonsina Ursini, fo messo 1000 fanti, et lei mandata fuori, et andò a starvi in uno monasterio, et mandono Fiorentini a dir al Re che per niente non volevano più Medici in Fiorenza, et za haveano comenzato a vender dil suo, sì che Fiorentini al presente non feceno quelli preparamenti a Franzesi nel ritorno che fece quando veneno, zoè scritto sopra le caxe bolletini: questa caxa sarà per mons. tal etc. Et in questi zorni li acopiatori nominati nel secondo libro, che Fiorentini haveano creati per uno anno a dover dar gli ufficii loro, erano solum 19, perchè uno refudò per avanti. Or questi, vedendo el populo non li piaceva l'autorità sua, refutono quelli, et messe tal libertà haveano nel consejo a crear la Signoria, et d'indi si farà per consejo la Signoria de Fiorenza per sorte et ballote, et non si saprà più chi deve esser; et quelli primi fonno creati, più avanti sarà scritto. El qual consejo de Fiorentini fonno zerca 2400, et per non haver sala vi capissa tanta quantità, hanno decreto de partir questi in tre volte, zoè 800 per volta, i quali stagano mexi 6, et poi succieda li altri, ita che in mesi 18 tutti fonno stati dil consejo de Fiorenza.

Monsignor di Arzenton era stato qui ambassador dil Roy, partito de Bologna andò a Fiorenza, dove stette fino a dì 13 de questo, et poi se partì et andò a trovar el Re a Siena. Al qual, dopoi le debite reverentie, et riferito la soa legatione et molte cosse de Venetiani, consultato col Re li disse: Christianissimo Re, io vi dirò, la mia opinione saria che Vostra Majestà facesse cussì. Io son stato a Venetia, ho visto grande potentia, e sopra tutto assà danari, e tutti paga volentiera le sue angarie, ch'è cossa incredibile. Cognosco ancora Venetiani mal volentiera vien a la guerra con toa Majestà, per esser homeni pacifici, pur non ti vorebeno più vicino; fanno grande exercito, et hanno grande armata, et continue quella ingrossa, et non è dubio, havendo Venetiani con toa Majestà, haverai quello vorrai in Italia, et con le bone si otien da loro el tutto. El parer mio saria che tu mandassi 4 ambassadori a Venetia, a dirli come tu vuol venir a Venetia a veder la terra, et visitar la Signoria et el Doxe to carissimo amigo. Venetiani, che amano la paxe, son certo saranno contentissimi, e ti faria più honor che mai fece a niun Imperator che vi venisse, et spenderia più di ducati 20 milia in honorarti, perchè è terra honora molto forestieri, maxime la toa Majestà, et de guerra più non se parlerà in quella terra. Ti veramente andarà con che zente ti parerà a Venetia, et el resto avierai a la volta di Pontremolo per andar in Aste. Si Venetiani non volesse che le passasse, tu porà dir che tu vuol conzar le cosse a Venetia, et saranno contenti; unde, stato alquanti zorni, porai tornar in Aste, et poi far et seguir el pensier de toa Majestà; et cussì haverai indubitata vittoria. Unde, facendo el contrario, bisognerà menar le man, et de chi sarà la vittoria è dubio: uno ti dico, che Venetiani fa grande exercito. Ma el Re et altri consultori non li parse de far questo, et intravene la rota et vergogna soa al Taro. El Re essendo a Siena mandò a dir a quelli di Ascole, terra subposta a la Chiesia, li dovesse dar 9000 ducati erano debitori al re Alphonso, come a quella persona che era successo nel Regno di Napoli. Quello seguite non so.

Domente queste cosse el Re de Franza et Fiorentini fanno, el Duca de Orliens, havendo la via al suo piacer di venir di Aste a Novara, et fatto uno ponte su Tesin, passato Po a Verzei, terra dil duca de Savoia mia X da Novara, partito de Aste con 3000 cavalli et 4000 pedoni, et a dì 13 Zugno intrò in Novara, dove se ritrovava in tutto con lui zerca X milia persone tra Franzesi et homeni paesani di esso Duca di Orliens, et ancora la rocca si teniva per el Duca de Milan, dove era intrato Filippin dal Fiesco capetanio dil castello de Milan con alcuni provisionadi per il soccorso da driedo, come ho scritto di sopra, tamen non vi era molte artiglierie nè vituarie. Unde Franzesi le dete termene uno zorno a renderse, altramente più non li vorebbe li custodi a pati, ma li dariano la battaglia, benchè non avesseno bombarde. Ma quelli di la rocca, sapendo certo la volontà dil Duca de Milan esser di venir in persona a darli soccorso con assà zente, fonno a parlamento con Franzesi, che li dovesseno dar termene do zorni, et si non li veniva soccorso promettevano renderse, et cussì fermono tal acordo. Et subito expediteno lettere al Duca de Milan a notificarli quello haveano fatto, et el Duca dete fama di voler assoldar X milia provisionadi, et scrisse al signor Galeazo di San Severino suo capetanio, el qual era col campo tirato di verso Aste venne a Vegevene, mia 14 lontan di Novara, era homeni d'arme 700, fanti 6000 et altre zente paesane, che dovesse andar a soccorer Novara, zoè la rocca. Ma parse al ditto sig. Galeazo de non metter l'exercito suo in pericolo, rescrivendo al Duca era meglio perder la rocca che l'exercito, et che, si ben andasse, nulla potrebbe far, per esser Franzesi assà numero, cavalli 3000 et pedoni 5000, et haviano bona parte dil populo da loro, mediante quel Opizin Cazabianco, richissimo citadino de Novara, con la parte Gelfa. Et inteso questa nova de l'intrar dil Duca di Orliens in Novara et successo, a dì 16 ditto, in questa terra nostri fonno molto di malavoia, pensandosi quello havesse a seguir, che in recuperarla poi bisogneria gran spexa, come fu.

Oltra di questo el Duca de Milan dubitava molto de Zenoa, che non se accordasse col Re de Franza, et mandò danari per far alcuni fanti lì a Zenoa al suo commissario Coradolo Stanga, et Agustin Adorno governador di Zenoa era molto fidelissimo a esso Duca, et Zuan Adorno suo fratello, capetanio di le fanterie, era solicito in ogni cossa et poner custodia a li passi de quella riviera. Et in questi zorni fo divolgato Baptistin de Campofregoso, olim doxe di Zenoa, el qual è di primi di la parte contraria Adorna, che adhuc domina, questo steva in Franza, or venne con zente, et intrò in Monaco, ch'è uno castello di Alberto Grimaldo sul Zenoese, et quello dominio agiustò per nome dil Re de Franza. Ancora Zenoesi dubitavano dil Cardinal de Zenoa, olim doxe et arzivescovo, et di Obieto dal Fiesco prothonotario, i quali cercavano de tramar nove cosse, et seguivano el Re de Franza. Et per remover li sospetti parse al governador, con aiuto dil Duca de Milan, de mandar pro nunc fuora de Zenoa molti cittadini numero 600, di varie caxe di la parte di Campofregoso, tra i qual fu Zuan Doria, che venne ad habitar a Venetia, et alcuni altri i quali fortasse qui più avanti saranno nominati. Et scrisse el governador preditto una lettera a la Signoria nostra, data a dì 19, come era lui con el resto de quella comunità deliberati de star sotto la fede de Milan, et non si acordar col re de Franza, et che ivi erano 6 nave armate et X galie, et che havia el suo capetanio in ordene, chiamato Bricio Justiniano, homo veterano et in mar et cosse marittime assà exercitato, et che ditta armada era in porto in ordene, che a uno segno saria in mar per andar dove piacerà a la Signoria nostra, et che li patroni di le galie erano Zenoesi, tutti cai de parte. La qual armada de galie 9 et do nave uscite poi et andò a la Spezia, come dirò di sotto.

In questo mezo per lettere di Hieronimo Lion kav. orator nostro a Milan se intese, le qual lettere venne prestissimo perchè le poste era duplicate, hor el Duca non faceva quelle debite provisione se conveniva a la recuperation de Novara, sì perchè el non havea danari, quam perchè el populo de Milan li era inimicissimo, et non usciva di castello imo de la rocheta, nè ossava andar per la terra, per dubito dil populo. Et a questo se puol conoscer l'odio Milanesi li portava, che a tanta cossa quanto è haver Franzesi mia 25 lontan in Novara, lori medemi tutti unanimi dovevano andar col so Signor a ricuperar quella terra, ma non solum (non) si mosseno nè se offerse, imo volendo el Duca assoldar provisionadi, non catava; per la qual cossa stava molto sospeso, et havia gran paura, perchè el populo usava di stranie parole contra di lui. Et per haver danari fece disfar alcune medaie d'oro havia, et arzenti lavoradi, et fece bater in questi zorni ducati 150 milia d'oro con la sua testa suso, et 50 milia de moneda, et nel suo campo, che diceva era persone X milia, chiaro se comprese non vi esser ditta quantità, imo assà manco. Or concludendo, el Duca scrisse a suo fratello cardinal Ascanio dovesse andar a Milan, perchè quodammodo non sapeva che farse, et per alegrar el populo et quello farsi benivolo, levò el quintello a Milan et per tutto el suo dominio, che era una angaria havia per avanti in tempo del Duca defonto posta, zoè de pagar el quinto più ai dacii; la qual cossa fo principiata de usar al tempo dil duca Francesco; et cussì al presente la levò, eccetto quella di le mercadantie, zoè el quintello. Ancora levò l'addition dil sal, che era soldi 30 di più per ducato, la qual lui la instituì ne l'anno 1490. Oltra di questo strazò et anichilò tutte le condanne di Cremona et Cremonese, et revocò li exuli di quella terra, a ciò li fusseno fedeli, contra el Re de Franza si aproximava in quelle parte. Et el Duca aspettava con desiderio li Stratioti nostri, guidadi et governadi per Bernardo Contarini, el qual a dì 16 era partito di campo sora Oio per venir verso Milan, et benchè Stratioti volesseno la soa paga avanti cavalcasse, tamen con destrezza li condusse fino a Crema; et pur Stratioti non volse andar di longo, et convenne ivi darli la sua paga, et li levono garbuio, dicendo non volevano andar in paesi alieni, se non haveano uno ducato di più di la soa paga al mexe per uno. Et fo necessario di questo ad visar la Signoria, et però dimoravano tanto ad andar. Or, concludendo, el Duca a l'ambassador nostro dimostrava che se la Signoria nostra non li deva aiuto, non sapeva che farse, dubitando non l'intravenisse a lui come a re Alphonso, et rechiedeva aiuto et consejo, et che li fusse mandato qualche patricio, a ciò el populo havesse cagion di star quieto, vedendo la Signoria voleva aiutarlo. Et zonte tal nove a Venetia, chiamato el consejo di Pregadi, a dì 17 Zugno, deliberorono di far ogni cossa in suo favor, benchè poi rendesse mal merito, et licet vi fusse ivi uno ambassador, pur per confortarlo elexeno, con pene grandissime, do patricii di primi senatori, Luca Zen et Andrea Venier, i quali erano stati consiglieri, con condition la mattina dovesseno risponder si volea andarvi o vero sottozazer (sottogiacere) a le pene; et accettando si debino partir in termene de tre zorni. Ma questi do patricii, la matina che fo el zorno dil Corpo de Christo, nel qual dì et a Venezia et per tutta Christianità si fa solenne processione, andati in Collegio renonciò tal legatione; el Zeno per esser in uno officio chiamato al luogo di procuratori sopra le cosse di Sopragastaldi, et non poteva esser astreto; et el Venier si excusò per non esser molto sano. Et in questo zorno fo chiamato Pregadi, che di raro, sive numquam, el dì dil Corpo de Christo se fa Pregadi, et fo balotado la sua excusatione et preso di accettarla: tamen tutta la terra mormorono, che a tanto bisogno non fusse andati a servir la Republica. Et fo creato in loro loco do altri patricii integerrimi, Marco Zorzi era Savio a Terraferma et Benedetto Sanudo fo provedador al Sal. Questi, considerando el ben publico et che per la patria cadauna fatica era minima, libenti animo, eodem instanti andono a la Signoria et accettono libentissime, dicendo erano pronti et presti a doverse partir quando quella li comandava. Et poi venne di Milano tal nova, che parve al Collegio di non mandarli, et cussì non andono: tamen da loro non mancò di andarvi.

Or in questi do Pregadi fo fatto molte provisione, maxime a trovar danari. Et a dì 17 fo preso parte che quelli voleva metter arzenti in zeca per far monede, fusseno fatti creditori de li lavoradi a ducati 6 la marca et in peza ducati 6 et ¼; l'oro veramente a ducati 76 la marca: sì che veniva haver di dono quelli metteva, a rason di ducati 12 per 100; et quelli mettevano in termene de zorni XV habi un certo don, oltra la utilità, et li obligavano el deposito dil sal ogni mexe ducati 8000; i quali li provedadori portano a li Camerlenghi, nè de quelli puol far alcuna cossa, sotto grandissime pene limitade per el Consejo di X, comenzando el deposito in Novembrio proximo et successive; oltra de questo, li obligano le XXX et 40 per cento se scuode a li Governadori di le intrade. Item si possino scontar in decime si meterano per zornada; tamen questa provisione a dì 24 ditto poi fo sospesa, et non seguite, perchè trovono altra miglior via de trovar danari presto. Et in questo zorno essendo Pregadi suso, venne lettere de Milan notificava come el Duca de Orliens era in Novara con zerca persone 8 in 10 milia, tamen non voleva uscir di la terra nè venir a la campagna a l'impeto dil campo duchesco. Pur Franzesi scorsizavano fino a presso a Vegevene, dove era ditto campo, et a Mortara, castello mia 8 da Vegevene, fece molte corarie. Et a dì 18, pur essendo Pregadi suso, zonse altre lettere di 17, narano che a dì 16 hore 19 haveano a Milan lettere dil campo, come essendo venuto 150 cavalli de Franzesi per danizar verso Vegevene, el signor Nicolò di Corezo soldato et consier del duca de Milan li era andato con alcuni dei soi soldati contra, dei qual ne havea amazato 60, li altri fugati, parte feriti, ritornono in Novara. Questa nova molto piacque a nostri, perchè Franzesi comenzasse a sentir le arme de Italiani, desiderando che come Stratioti zonzerebbeno ivi, fariano dir di loro, come con effetto fue. Et el signor Galeazo de San Severino capetanio del campo mandò a dir al Duca de Orliens venisse a la campagna et non stesse come stava in Novara serato. Et esso Duca non vi volse venir, atendendo a far repari a quella città. Et poi a dì 19 venne lettere di 17 di l'ambassador nostro a Milan, scritte a hore 24, come el populo de Milan era alquanto acquietato per el venir de li Stratioti, et el Duca ancora; tamen non usciva dil castello; et che alcuni principali di quella terra erano andati in rocca a parlar al Duca, dicendo Soa Excelentia non si desse fastidio, che per niente non erano disposti de veder non che tener dal Re de Franza nè dal Duca di Orliens, ma morir sotto la caxa sforzesca; et che per queste parole el Duca se era alquanto consolato, aspettando li Stratioti, li qual dovevano zonzer a dì 19; et poi lui in persona voleva andar in campo con grandissima zente. Et intendendo non volevano Stratioti partirse di Crema se non haveano uno ducato per uno di più al mexe, come ho scritto de sopra, el Duca li mandò a prometter lui quel ducato; et più che li voleva dar la soa usanza di uno ducato per ogni testa de Franzesi portavano in campo. Et li mandò contra uno suo secretario comissario, per farli dar alozamenti per camino, et farli far bona compagnia. Item come era zonto a li soi confini 600 Sguizari li mandava el Re de Romani, tamen a suo soldo; et el Duca confortava molto la Signoria a far passar el suo exercito in Parmesana, dove havia za mandato el Conte de Chaiazo con alcuni altri condutieri et fanti a custodia de Pontremolo; et fece far uno ponte sopra Po tra Cremona et Parma sopra burchi numero 33, a ciò comodamente le nostre zente passasse, come dirò di sotto. Ben mandò a pregar la Signoria per el so ambassador, che le zente nostre nel passar facesse manco danno potesse, per caxon di non commover li populi a qualche novità; et etiam mandò comissario lì in Parmesana Francesco Bernardin Visconte, che fo qui oratore, et nominato di sopra.

Et da Zenoa si have lettere dal governador Agustin Adorno, che nostri non dubitasse di la fede di Zenoesi, et che le pratiche dil Re de Franza non havia sortito effetto, per le bone provisione lui havia fatte; et che lo casteletto era in man dil Duca de Milan, et messovi fanti in custodia, et che nel suo consejo haviano deliberato non partirse di la liga; et che, parendo a la Signoria, le nave 6 et X galie armate et in ordene uscirebbe per andar a trovar l'armada franzese al porto de Livorne, et che volevano mandar do nave carge d'artiglierie et munitione a Scio dubitando de Turchi, perchè minazava de andar con l'armada a soi danni, et che quelli de Scio haveano mandato uno ambassador al signor Turco, et però pregavano la Signoria se volesse interponer a far Turchi non desse fastidio a ditta isola de Scio. Et cussì, a dì 19 ditto, nel Conseio de Pregadi fo decreto et scritto al secretario nostro a Constantinopoli che andar dovesse a la presentia dil Signor, et pregarlo non vogli dar impazo a Zenoesi per le cosse occorrevano in Italia, perchè, non dagando fastidio, Zenoesi sarebbe con nui contra el Re de Franza, el qual se non se gli opponeva, voleva dominar tutta Italia et poi andar contra Soa Signoria. Et non andando a Scio, Zenoesi non darà el passo al Re, el qual se lui l'havesse saria molto contrario a la quiete et paxe de Italia. Et fo expedito subito el gripo a Corphù.

A Bologna in questo tempo vi venne uno araldo di mons. di Bressa a dimandar al magnifico Johanne Bentivoi et quella comunità passo di dover passar con le soe zente. Unde Bolognesi li risposeno non volevano Franzesi su el suo, per non patir più danni, come al principio di questa impresa haveano patito per el campo dil Re alozato ivi vicino; et che era assà altre vie da passar. Demum vi venne uno secretario dil Re, pur a dimandar passo et vittuarie, promettendo, a ciò non havesse alcun dubio di haver danno, di mandarli ostasi in Bologna. Et fatto conseio per farli risposta, dove volseno Bolognesi vi entrasse Antonio Vincivera nostro secretario; et scrisse esso magnifico Johanne a la Signoria quello dovea risponder. Et per nostri li fo rescritto non dovesse per niente darli nè passo nè vittuarie; et cussì era l'opinione dil Duca de Milan; et che dovesseno licentiar ditto secretario. Unde Bolognesi cussì feceno; et dimandò a la Signoria per loro difensione 1000 cavalli, i qual non venisse sul Bolognese ma stasse a quelli confini. Et fo (scritto) pro nunc a le zente erano in Romagna, dovesseno star preparate per questo; et ancora a loro compiacentia scritto a Piero Duodo, provedador di Stratioti alozati vicino a Bologna, non dovesse lassar far niun danno a Stratioti a quel paese.

A Ferrara el Duca pur mostrava cativo animo, et el Vicedomino nostro non era ben visto, imo per Ferrara et tutto el Ferrarese cridavano: Franza! Franza! Et in questi zorni ritornò Antonio di Contestabeli kav., era stato orator di esso Duca al Re de Franza, et partito molto contento da Soa Majestà; et se divolgava per Ferrara el Signor esser in grande amicitia con el Re. El qual signor et duca Hercules havendo za ditto per niuna cossa più se voleva armar, al presente, nescio qua de causa, fece far nette et imbrunir le soe arme; i qual signali era de volerse armar. Et don Alphonso suo fiul tandem era partito de Ferrara con 60 cavalli, et andato a Milan dal cugnato, tamen el padre lo serviva de alcuni homeni d'arme soi, a ciò havesse la so conduta.

A Perosa el Pontifice era volonteroso de ritornar a Roma, et cussì tutti li Cardinali; tamen l'ambassador nostro persuadeva, nomine Senatus, Soa Santità non havesse sì gran pressa, et vedesse prima qual via tegnerà el Re. Se ritrovava lì in Perosa el cardinal Sancto Dyonise, et uno altro episcopo, come ho scritto di sopra, havendo fatto la excusatione dil Re di non esser sta suo voler fusse messo a sacco niun loco dil Pontifice o vero di la Chiesia, et che Soa Beatitudine ritornasse con la Corte a Roma, et non haver alcuna paura di lui, perchè 'l voleva esser fiul di Santa Chiesia et render le terre lui teniva di la Chiesia per soa securtà; et dette li contrasegni a ciò fusse mandato a tuorle nel pristino dominio, uno per nome dil Papa. Oltra di questo el sig. Prospero Colonna scrisse una lettera al Pontifice che dovesse ritornar a Roma, che li prometteva non seguiria più danno alcuno, et che Roma pareva deserta non vi essendo la Corte. Unde più el Pontifice se inanimava, et terminò al tutto, passato el zorno dil Corpo de Christo, partirse; tamen, a requisitione di la Signoria nostra stete tre ziorni più lì in Perosa, dove le parte erano su le arme, zoè li fora ussiti Odi con li Bajoni erano dentro; nè el Pontifice potè conzar quelle cosse. El camino voleva far el Pontifice in ritornar a Roma era andar a Foligno, Spoleti, et per zornata si governeria; ma una volta voleva partir di Perosa. Et a dì 16 dil presente mexe di Zugno, a hore 22, intrò in Perosa el sig. Zuane di Pesaro con madonna Lucretia soa moglie fia dil Pontifice con zerca 100 cavalli. Li andò contra li oratori et la fameia dil Papa, et ne l'intrar esso Pontifice era a la fenestra, et li dete la benedition, et poi stete ivi 4 zorni, et ritornò a Pesaro. Et havendo nostri mandato a dimandar al Pontifice la zente havia sì di la Signoria quam de Milan, a ciò venisseno in Parmesana a ingrossar el campo, perchè Soa Santità non havia più bisogno; et, exposto questo, el Pontefice volse tre zorni de rispetto per veder come andava le cosse dil Re. Et inteso in questo mezo la nova dil perder de Novara, di la qual cossa con reverendissimi Cardinali have gran dolor, et fo contento ditte zente ritornasse, come per lettere di l'orator di 16, zonte a dì 19, se intese; et non solum quelli cavalli lezieri havia mandà, etiam el Signor de Pesaro suo zenero fo contento vi venisse, sì come era ubligato per il stipendio havia, ma non venne: ben mandò el sig. Galeazo suo fratello con la soa conduta, qual di sotto scriverò, in campo a Novara. Tamen el Papa volse tenir 500 provisionadi nostri a presso de sì; et li cavalli lezieri, zerca 1000 in tutto, in quel medemo zorno a dì 16 si aviono a la volta de Parmesana, facendo la volta de Romagna, perchè el Re era in Toscana. Et è da saper che 'l cardinal Ascanio vicecanzelier, fratello dil Duca de Milan, havendo habuto lettere di venir a Milan, dimandò licentia de portarsi da Perosa al Papa insieme col cardinal de San Severino per el bisogno occoreva a Milan, sì per confortar quelli populi quam per operarsi; ma el Pontifice non volse che lo abandonasse, adeo convenne..., ma poi sopravenne lettere ivi de Milan, che non bisognava, et che restasse col Pontifice et cussì fece. Et el Papa disse a l'orator nostro, che la Signoria attendesse pur a esser gaiarda contra el Re, che lui anderia dove a quella piaceva, o in Ancona, o altrove; ma dubitava a hora di promover questo, perchè li Cardinali tutti volevano ritornar a Roma, maxime non havendo paura dil Re el qual andava a Pisa; et era contento Soa Santità al bisogno etiam lui aiutar la liga con le censure, et altre cosse necessarie. Conclusive dil Papa non si temeva alcuna cossa, et era fermo in opinione.

El Re de Franza in questo mezo non restava de tentar tutte le vie et modi per tirar qualche uno con lui. Prima con Zenoesi, promettendoli gran cosse, ma non potè far. Or con Fiorentini, et benchè li desseno el passo, pur vedeva haveano contra di lui mal animo, et non vi volse andar a Fiorenza. Con Bolognesi, però che, havendo habuto Bologna, Ferrara era con lui, et al suo piacer poteva venir fino sul Polesene di Ruigo et in Padoana non havendo habuto contrasto; ma Bolognesi non li volse dar nè passo nè vittuarie, imo el suo secretario de Bologna, el magnifico Joanne licentiò, dicendoli: dite al Re non solum è per non haver quello el dimandava, ma venendo di qua provereti le nostre arme come le tagliano; el qual secretario nel venir gioso dil palazo di Signori su la scala usò assà bestial parole. Ma el Re non potendo far quello el desiderava, terminò venir a Pisa et a Pontremolo; et a dì 23 aviò el suo exercito da Pisa a Poggibonzi, loco de Fiorentini, mia 12 da Siena, 18 da Fiorenza et 28 da Pisa, situado sopra strade di le qual si pol andar e a Pisa e a Fiorenza, et però non se intendeva ben dove volesse andar. Ma per lettere di Perosa se intese havia aviato li soi cariazi cargi de spoglie et di gran valuta per numero zerca X milia some, benchè Franzesi dicevano molto più, che dil Regno di Napoli et quasi di tutta Italia, eccetto il tenir di la Signoria, riportavano in Franza. Queste eran aviate verso Pisa, dove poteva parte cargarle su la soa armada, era zonta al porto de Livorne, et parte menar con sì per terra. Li qual cariazi haveno mal fin, come dirò di sotto; et però avanti el dì de l'ultima partita un beato chiamar non si conviene, sì che la fin fa tutto. Et cussì come nel principio el Re de Franza prosperava et era fortunato, cussì da poi li venne assà cosse contrarie, et però si puol (dir) exitus acta probat. Sed de his satis.

L'exercito veramente nostro era radunato a Seniga sora Oio, et continuamente zonzeva condutieri et fanti. Et a dì 15 Zugno el marchexe de Mantoa governador con cavalli 500 ivi zonse, et fo ricevuto da Marchiò Trivixan provedador, honorate molto. El sig. Redolfo so barba, et Phebus di Gonzaga so cusino veniva de indi con il resto di le zente. Jacomazo da Venetia capetanio di le fantarie ivi era venuto da Perosa; le mostre el provedador voleva fosse fatte avanti passasseno di là da Oio. Et Daniel Vendramin pagador con danari da far la paga, a dì 18 Zugno, fo el zorno dil Corpo de Christo, in campo zonse.

El ponte sora Oio, era fatto su burchiele lì a Seniga, passa alla Bina sul territorio dil Duca de Milan. Demum uno altro per el Duca era fatto sora Po, in uno loco ditto la Giara; sì che, passato Oio, l'exercito era sul Cremonese. Or zonto el Governador in campo, scrisse a la Signoria come havia diligentemente col provedador Marchiò Trivixan examinato sì l'exercito quam el passar; et havia ordinato el modo dil campo, desteso trabache et pavioni (padiglioni) a la campagna, et fatto li cai di colonello, et che se ritrovava fino quel zorno cavalli 5500 et zerca pedoni 6000, il resto cernide et guastadori, schiopetieri etc. Et come era zonti in campo fanti 1299 (sic) da Bergamo, fatti et pagati per quella comunità, mandati ivi per Marco Sanudo podestà et Alvise Mudazo capetanio de Bergamo. Per lettere di qual rettori, la Signoria fo certificata dil ben voler de Bergamaschi, et de questo numero parse al provedador o vero capetanio di le fantarie di tenir solum 800, el resto mandono indrio a Bergamo. Et che mancava zonzer alcuni condutieri. Et col nome del Spirito Santo, a dì 19 ditto comenzerebbono a passar Oio le zente d'arme, però che za di fanti 6000 erano di là passati, et che li soldati dimostravano volonterosi di apizarse con Franzesi, et haveano habuto la paga. Et inteso questo, fo scritto in campo statim dovesseno solicitar el passar, et publicar tra soldati come el Re venia con assà richeza; et li mandono le copie di le lettere, che de li X milia cavalli de cariazi che menava con lui advisava, a ciò lezesse publice al provedador in campo per inanimar le zente andasse con bon cuor a tal butini. El campo se andava per zornata ingrossando. Sguizari o vero Elemani, fatti in terra thodesca per Zuan Dolce, za per Roverè ne erano passati 300 che veniva. Nicolò Savorgnan con li 1000 provisionadi de Friul era partito de Udene; et a dì 20 si era a Vicenza Cazanderle thodesco ne havia 500 a Mestre, aspettava tre zorni el resto. Paris di Lodron, al qual se ritrovava Francesco da la Zudeca, soldava provisionadi a ducati 3 al mexe, Lionello dal Nievo et altri. Et in questa terra fo fatto a dì 21 ditto X altri capi de provisionadi, li qual saranno qui nominati[133].

Et cussì a tutti fo dato danari, a ciò andasseno a far li fanti. Et fo decreto nel Senato che le zente di Romagna venisse a conzonzerse con l'exercito in Parmesana, perchè el Re, facendo la via di Pisa, non era più bisogno de custodia in Romagna; et solicitato Piero Michiel facesse cavalcar el signor di Rimano etiam lui in Parmesana. Et a dì ditto, Marchiò Trivixan provedador volendo andar dove habitava el Governador per consultar de passar, el qual passar non pareva al ditto Governador, dubitandose etiam per andar in paesi alieni, licet el Duca de Milan fusse suo cugnato; et esso Governador fo più presto, et venne a trovar ditto provedador, et erano alcuni condutieri. Et ivi Marchiò Trivixan comenzò, come la Illustrissima Signoria per la fede vedeva et conosceva era in la sua persona, lo havea eletto Governador dil suo exercito a tanta impresa, et reliqua, che longo saria a scriver tutte le parole. Et el Marchexe rispose, ringratiando la Signoria Illustrissima di la bona opinione havia fatto di lui, promettendo di farla esser certa di la fede si tempo acadeva, et che voleva li fatti fusse quelli la dimostrasse, et le opere sue, le qual per zornata si cognosserebbe. Et poi el conte Ranuzo del Farnesio, uno di primi nostri condutieri, havia cavalli 600, disse che, per amor portava a la Signoria Serenissima, l'era contento de portar ogni honor, et recever ditto Marchexe per suo capo, et tanto più quanto saria el consiglio dil sig. Redolfo expertissimo nel mestier di le arme. Et questo medemo disse el conte Bernardino Fortebrazo et altri principal condutieri. Et poi el Governador fece alcuni editti in campo, ut mos est; et el sig. Redolfo andò di là di Oio a la liziera a sopraveder el ponte, dove el comissario dil duca Francesco Bernardin Visconte havia fatto far sopra Po; et explorato el tutto, ritornò in campo, et si preparavano a dover passar Oio con tutto l'exercito.

A dì 20 Zugno venne lettere di Fiorenza di Piero Dolfin zeneral de Camaldole narra de l'intrar dil Re, di successi de Siena, et a dì 17 era partito et venuto ad alozar a Pogibonzi, poi a dì 21 ditto intrò in Pisa, come dirò di sotto, et che era stato con molti di primi di Fiorenza, i quali non volevano far altra novità contra el Re al presente per esserli molto vicino, et vedevano la liga far le provision pegre, et non era altri che Venetiani facesseno nulla, et però volevano cercar di star in paxe col Re, cercando de plano de haver li soi luogi; tamen che non daranno aiuto di zente a esso Re. La qual cossa fo mal fatta, et Fiorentini ebbeno mal consiglio; che si havesse aderido a la liga, al presente havendo fatto le provisione come havia in Fiorenza, saria stato buono per loro, et tutte le sue terre havia rehabuto. In questo zorno venne lettere da Brandizo di 6 dil mese dal capetanio zeneral, narrava ritrovarse con galie 25 ivi, et che a dì 3 era zonto Bartolomio Zorzi provedador di l'armada con la galia, soracomito Nicolò Corner, benissimo interzata et in ordine, et do altre di Candia; et che juxta i precepti manderia uno provedador in l'Arcipelago, tenendo solum 20 galie. Che Piero Bembo soracomito nostro non era ancora ritornato di Messina, et pregava la Signoria non volesse lassar quella armada lì a quelli scogi involirse, et però che ancora non havia habuto la licentia dil romper, et che quelle rive di Puia erano volonterose di non star più sotto Franzesi nè ritornar sotto casa di Aragona, ma darse a S. Marco, et che queste terre si teniva in Puia ancora per el Re de Franza, aspettando però vi andasse qualche uno a tuorle, zoè Manferdonia, Monopoli, Barletta, Trane, Molfetta, Bari, Leze et assà altre. Item che don Cesare in Brandizo havea ubedientia poca, tamen l'esser di l'armada havea confortati quei populi per re Ferando.

A dì 21 ditto da mattina andò in Collegio da la Signoria Cazanderle thodesco dicendo: Serenissimo Prencipe, l'è 9 zorni che manco di qua, et ho 400 schiopetieri et 600 fanti; ordini Vostra Serenità dove li piace faci la mostra, et volentiera l'arebbe fatta in questa terra. Et fo ordinato la facesse a Mestre, et andasse di longo in campo. Et lui disse: si ne volete altri 2000, datime 2000 ducati, et li anderò di subito a far. Et in questa matina medema feceno li capi di provisionadi et fanti per Collegio, sì come ho scritto di sopra, et questo perchè el Duca de Milan havia mandato a dimandar nel nostro campo 500 fanti per mandarli con 500 soi a Zenoa, havendoli richiesti Agustin Adorno governador, et cussì fo scritto al provedador in campo dovesse mandarli, et per questo fo fatto questi altri fanti.

In questo zorno a nona zonse lettere di 19 da Perosa, come el Re a dì 15 havia fatto consignar a uno messo dil Papa el dominio et fortezza di Civitavecchia, et quelli custodi franzesi ivi erano montò su con loro robe, et de lì se partino; etiam Teracina rendette; et che ancora se ritrovava a Perosa el cardinal Sancto Dyonisio, con l'altro episcopo ambassador dil Re de Franza; et che ditto nostro orator havia molto exhortato el Pontifice non ritornasse cussì presto a Roma, ma venisse in Ancona, juxta la intention nostra; ma al tutto, a dì 22 si voleva partir et ritornar a Roma. Et che el zorno avanti, fo el dì dil Corpo de Cristo, ivi fo fatto solenne processione; et in quel zorno di 19 havea fatto concistorio, et terminato al tutto tra reverendissimi Cardinali de ritornar con la Corte a Roma, et non andar a Foligno nè altrove, ma venir a Orvieto et alla distesa a Roma. Et che Colonnesi con Orsini, zoè le parte in Roma, fevano qualche novità insieme, et essendovi la Corte se remederia a molte cosse. Et dil Re, havendo tolto la volta di Pisa, più non temevano. Item che don Gracilasso di la Vega orator yspano havia habuto lettere, come XV barze de Spagna, di l'armada era a Messina, veniva a la volta de Livorne per andar a Zenoa, a ciò Zenoesi stesseno saldi. Item che l'armada de Franza, partita de Napoli, era zonta a Pisa sì come ho scritto di sopra, dove era l'altra soa armada de legni numero XV, venuta de Provenza; tamen la verità fo tutta una sola armada.

A Milan el Duca feva batter monede a furia, et diceva voleva andar in persona a recuperar Novara e tuorli li ponti et acamparse a la terra; tamen che intendeva in Aste si aspettava el Duca de Borbon con assà zente franzese veniva in soccorso et aiuto dil Duca de Orliens. Item che Sguizari 700 dil Re de Romani erano zonti a Como, et veniva nel suo campo, solicitava molto a far passar l'exercito in Parmesana avanti el Re vegnisse a Pontremolo; et che el suo campo a l'impresa de Novara era homeni d'arme 700, et 80 homeni d'arme era a custodia de Alexandria di la Paia, el resto Sguizari provisionadi e fanti a presso persone X milia, et con desiderio aspettava li Stratioti; et che 'l Duca li havia mandato ducati 500 a ditti Stratioti per quello ducato de più volseno, et non volevano passar a Crema, a ciò fusse presti; et desiderava venisseno per poter mandar a dar el guasto a Novara et Aste a li formenti erano in campagna et za erano maturi, a ciò Novaresi non li accogliesseno et havesseno vituarie da tenirse; et intendeva in la terra esserne poche, et per zorni XV, et che 'l Duca de Orliens voleva uscir con le so zente a la campagna vicino al so campo. Et madona marchesana de Monferà, essendo in amicizia col Stado de Milan, havia fatto romper uno ponte chiamato di la Siesa, sora l'acqua di la Siesa, a ciò per quella via non potesseno ritornar nè haver soccorso di Aste. Et cussì zercava esso duca Ludovico de tuor li passi, et poi assediarli in Novara, benchè molto se dubitava dil Re non venisse a conzonzerse insieme con tutti do campi dil Re et Duca di Orliens. Et però faceva pressa a la Signoria, l'exercito andasse in Parmesana. Sguizari veniva per zornada, ita che haveria 2000 Elemani nel suo campo, et che havia lettere da Zenoa quelle cosse passavano bene, et era uscito di Zenoa le 9 galie et do nave armade, et andate verso Portofin contra l'armada franzese; et questo istesso se intese per lettere di 19 da Zenoa dil governador drizate a la Signoria. Et a ciò la verità de quelle cosse se intenda, a dì 22 ditto nel Consejo di Pregadi fo decreto che Zorzi Negro, era secretario a Milan, andar dovesse a Zenoa subito, et ivi star exequendo quello li sarebbe comandato; et ancora vedendo come fino a dì 20 l'exercito non era passato Po, et che 'l Governador pur have qualche rispetto a passar, unde, disputato inter Patres, a dì 22 ditto, che al tutto dovesse passar, perchè el Re sollicitava di venir a Pontremolo, come scriverò de sotto.

In questa notte di 22 Zugno, Agustin Barbarico prencipe nostro, di alcuni dolor colici gravemente si amalò con agitation di febre, et a hore 8 scrisse a Padoa li fusse mandati li medici lezevano publice ivi, zoè M.º Zuan da l'Aquila, et M.º Hieronimo di Verona. Et cussì a hore 20 el zorno driedo fonno qui, et curono Soa Serenità di tal egritudine in brievi zorni. Pur la terra se doleva di la sua absentia in collegio in tanti bisogni et necessità di la Republica, et in tanta rerum perturbatione. Et questo mal li venne da tanti strachi, perchè non cessava mai di faticarse, la matina in Collegio, da poi disnar audientia, Collegio, Consejo di X, Pregadi o Gran Consejo, adeo non havea una hora de riposso, et voleva far tutto; tamen piacete a Iddio di presto liberarlo, et fo sanato.

Essendo sta preso in Pregadi una parte, de vender tanto Monte Nuovo per ducati 50 milia de boni danari, a ducati 75 el cento, zoè di quelli erano debitori di decime, et che fusse li ultimi danari de ditto Monte Nuovo francati da la Signoria, perchè, compito le guerre, vanno difalcando ditto Monte Nuovo; et fo confermata a dì 21 nel Mazor Consejo. Or a dì 22, per Alvixe Loredan era a le Cazude, fo fatto principio a scuoder ditti danari, et era uno miracolo le persone erano ivi con sacheti de ducati et monede per depositar. Et el primo zorno scrisse ducati 32 milia, et restò ducati 18 milia, et in do carte dil so zornal solamente, et ancora ne avanzava più de 100 milia, tanto era le persone volevano depositar, sì che è da considerar per questo, esser in questa terra assà danari, perchè tutti questi erano di vedoe, scuole, pupilli etc., et non de richi nè mercadanti. Et havendo scosso di più dil dover ducati 12 milia, unde vedendo questo modo facile de trovar danari, el Collegio detteno licentia dovesse tuor ancora fino a la summa de 40 milia ducati, ma non con el dono de tanto per cento, sì come li primi; et fo sospeso la parte de li arzenti in zecca, et era termene zorni XV a depositar questi danari; et in do zorni fonno expediti. La utilità era solum a raxon di ducati 6½ per cento, sì che fo una bella invention a trovar danari, senza angarizar li cittadini. Fo ancora provisto, tutti queloro erano tansati a pagar a li governadori per tutto el mexe, dovesseno pagar senza pena; et questo feceno per dar comodità a li botteghieri et arte; ma passato el mexe, pagasseno poi con la pena.

A dì 22 ditto fo retenuto per el Consejo di X uno Joan Martinis, cathelano di Barzelona, el qual era venuto pochi zorni avanti in questa terra, partito di Roma avanti el Re v'intrasse, et el Papa se spartisse. Questo andava vestito assà bizaramente per Rialto, con gran seguito de Patricii et altri, perchè lui publice rasonava molto di queste guerre et perturbatione de Italia, dicendo era stato con XVI Re, 4 Pontifici, 70 Cardinali et con molti Re et Signori havea grande familiarità, come era il vero, per esser faceto, era di bon parlar, mostrava haver gran inzegno. Or dubitando i Cai di X non fusse spion, con bel modo fo mandato per lui dove alozava, a caxa di alcuni spagnoli, dicendoli venisse a parlar col Prencipe. Et, venuto, fo retenuto et collegiato, et tocò a questi: Francesco Foscarini da San Lorenzo conseier, Lorenzo Venier cao dil Consejo di X, Lunardo Grimani Avogador de Comun, et Polo Trivixan kav. inquisitor dil ditto Consejo. Et andati in quel'hora in camera, et examinato, et cussì la mattina cognossendo non esser in dolo, a dì 25 ditto fo lassato, admonendolo non parlasse più de Stadi. Questo stete alcuni zorni in questa terra, poi si partite.

In questo zorno venne lettere di Spagna di 29 Mazo da Burgos dove era el Re, et se intese la nova di la morte dil Re de Portogallo non esser vera, imo stava benissimo; et che in Spagna se feva preparamenti a la guerra, et che rompendo nostri di qua loro romperiano di là.

Ancora zonse lettere di Elemagna, de li oratori nostri al Re de Romani, di 12 di l'instante, narra come la dieta non era ancora compita, et che era capitoli 120, de li qual mancava 40 a consultar, tamen li più facili; et di brieve saria expedita. Et compita, el Re faria pensier de vegnir in Italia, et voleva mandar el Duca de Saxonia con 500 cavalli et pedoni in Italia in aiuto di la liga, et za erano partiti do soi capetanei per venir a la volta de Milan; uno chiamato d. Sigismondo Belsperger, l'altro d. Federico Chapeler, i quali fevano el camin de Cuora. Item che tutti Sguizari erano venuti a Milan, havendo stipendio dal Duca et non dal Re de Romani come si judicava, sì che poco aiuto ebbe la liga da Maximiano. Item come esso Re et quelli consultori, havendo trovato un modo de haver ducati 800 milia con picola angaria universal in Elemagna, et ditta quantità haveria questo anno, sì che, havendoli, porà venir in Italia.

Da Bologna venne lettere come el magnifico Johanne Bentivoi era fermissimo in far ogni cossa, non atendendo a quello li mandava a dir el Re de Franza; et suo fiul Hanibal con la sua conduta era in ordene de partirse a dì 27 et vegnir in Parmesana, et cussì etiam li Stratioti 500 et le zente di Romagna vegneria in Parmesana, et non havea ivi più bisogno; tamen intendeva in Bolognese dovea vegnir alcune squadre franzese; le qual venendo, esso magnifico Johanne medemo voleva andar a investirli; et per tutta Bologna se cridava: Marco! Marco! Al contrario de quello fevano Ferraresi, i quali usavano stranie parole contra nostri, come per lettere del Vicedomino se intese. Item è da saper che Stratioti erano lì in Bolognese alozati in una pianura a presso Castel San Piero sora una acqua chiamata la Scheza mia 12 lontan da Bologna, et ivi steteno 13 zorni. Hor habuto lettere, Piero Duodo provedador di la Signoria dovesse quelli condurli in Parmesana, unde subito montò a cavallo, et con li Stratioti numero 800, a dì 21 Zugno intrò in Bologna, et fo honorifice ricevuto con grande alegreza di la terra. Et in questo medemo zorno li altri Stratioti con Bernardo Contarini intrò in Milan, come dirò di sotto. Et est mirum che in le terre cussì fatte, como Milan et Bologna, uno die, varietà de Stratioti intrasse in le ditte città, e tutto el populo de Bologna corse a vederli, et, fato la mostra, ricevuto le paghe, veneno verso Parmesana el zorno da poi, non havendo fatto alcun dispiacer dove erano stati; et Bolognesi se laudavano.

Adoncha a Milan, a dì 21 ditto, zonse Bernardo Contarini con Stratioti numero 635, et con gran fatica li condusse, et se partì de Crema, però che volevano dui ducati de più per uno; et el Duca li mandò a prometter ducati uno de più, sì come scrissi di sopra; ma Stratioti non volseno promesse ma danari; et fo necessario a Bernardo Contarini loro ductore impegnar li soi arzenti per darli quel ducato de più per uno, et haveno la paga a Crema, et se partino insieme con quattro siniscalchi dil Duca erano venuti a solicitar la soa venuta, et partì da Crema a dì 21 ditto, veneno mia X ad alozar a Lodi, et benigne dal commissario de Lodi fo ricevuto, offerendose da parte dil Duca; poi, disnato, se partino a hore 18, et a le 22 hore introno in Milan, che era mia 20, et zonti a presso el borgo, li venne contra quatro de primi dil Duca con do nostri patricii erano andati a veder quel campo, zoè Piero Bragadin et Homobon Gritti, et in tutto el borgo era pien de populo venuto a veder Stratioti a loro inusitati et novi a vederli. El Duca et la Duchessa montono a cavallo con la soa Corte et veneno su la piaza per veder ditti Stratioti, et fece gran carezze a Bernardo Contarini; et volendo quello tuor licentia, el Duca li fece dir havia a caro Stratioti corresse un poco. Et cussì fo fatto correr con le lanze et maze de ferro con gran piacer dil populo. Poi andò a li alozamenti nel barco, dove era preparate tavole a torno per dar a manzar a li Stratioti; et Bernardo Contarini alozò in caxa di l'orator nostro; et poi el zorno driedo a hore 4 di notte se partì per andar a Vegevene insieme con li do patricii sopra nominati con grandissima pioza, che arivò a hore 18; li venne contra el capetanio sig. Galeazo di San Severino et sig. Fracasso et Antonio Maria di San Severino, el sig. Nicolò da Corezo, el conte Hugo di San Severino, el conte Scaramuza di Visconti et altri cortesani, et con gran festa receveteno Stratioti et acompagnò Bernardo Contarini fino al suo alozamento nel borgo de Vegevene. Et el campo franzese era za venuto in campagna, alozato tra questi lochi... nel qual, come se divulgava, era homeni d'arme 350, arzieri a cavallo 1000, cavalli lezieri 1000, et fanterie zerca 8000, et scorsizavano prima fino a presso Vegevene. El campo duchesco, come per lettere dil preditto Bernardo Contarini se intese, era homeni d'arme 800, fanterie 3000, cavalli lizieri 100 et li nostri Stratioti; i quali zonti detteno gran reputatione a ditto campo; et Franzesi si hebbeno paura. Ancora aspettava 3000 Elemani, et a dì 23 ne zonse 400 benissimo in ordene.

In Novara era gran carestia, et el Duca de Orliens volse metter una angaria dil sal a li populi de Novara; ma Opizin Cazabianco, fo quello lo havea introdotto dentro, li disse: Signor, non far, per non te tuor el populo nemico; et cussì non fece altro. Tamen se intendeva era volonteroso de poner angarie a Novaresi, et el Duca de Milan feva al presente el contrario; usava umane parole a li cittadini, et fece uno editto, che tutti quelli che conducevano in termene di 3 zorni vittuarie in Milan, zoè vini, formenti, et altro, potesseno portarle senza pagar nè dacio gabella nè intrada. Et questo fece a ciò vittuarie fusse menate in Milan per quello poteva occorrer, havendo i nemici propinqui; i quali in questi zorni preseno do lochi dil Duca preditto vicini a Novara, chiamati Villa nuova et Caxicol, non però molto da conto, et si reseno a patti. Et benchè non sia a proposito pur qui voglio scriver, che uno maistro Ambrosio de Rosate, medico et summo astrologo dil Duca de Milan, dal consiglio dil qual el Duca nunquam se parte, imo tutte le sue cosse fa per hora astrologica data per ditto maistro Ambrosio; et è mirum quid la fede li presta. Or questo disse al Duca, come a dì 29 Zugno el Re de Franza harebbe una gran rotta, la qual cossa poco radegò; che a dì 6 Luio seguite la battaglia, et fo fugato dal nostro exercito, come scriverò di sotto.

A dì 23 ditto venne lettere di Marchiò Trivixan provedador in campo, date di là di Oio; et se intese come la Domenega passata, fo 21 dil mexe, col nome de Christo le zente d'arme havia dato principio a passar Oio, et alozati sul Cremonese in uno loco ditto Larzira, eran squadre 55 et fanti 5000; et che 'l provedador Pisani non era ancora zonto in campo, et el Governador con alcune squadre non era passato e temporizava de passar, aspettando el resto di le zente, perchè el campo se ingrossasse più; le qual zente di hora in hora zonzeva, et non solum li soldati stipendiati, ma etiam molti altri senza alcun stipendio, per far vadagno et per aquistar fama, a loro spexe andono in campo, et questo per li gran butini conduceva con lui el Re de Franza. Adoncha el campo nostro a dì 22 seguite tutto a passar Oio lì a Seniga, el Governador et Provedador con tutto el resto, et andono a la riva de Po dove era fatto el ponte per el Duca de Milan de sotto de Cremona zerca mia 5, et fatto in quel zorno mia 28, zoè perchè la riva de Po è mia 22 di Oio, et Fontanelle di là di Po, dove andono ad alozar, è mia 4; et cussì el Governador volse in quel zorno passar etiam Po. Et mentre passavano l'exercito, el Provedador notificò di questo la Signoria; et come el conte Ranuzio del Farnesio et el conte Bernardin Fortebrazzo erano con le loro condute benissimo in ordene andati un poco avanti di là de Po degli altri, et volevano andar a trovar el Conte de Caiazo a Pontremolo per essere più presto loro ivi che 'l Re, et che haveano ditto, si sarebbono avanti el zonzer de Franzesi, sine dubio prometevano al Governador di haver vittoria. Di la riva di Po a Pontremolo, era mia 40 et più. Et che tutte le zente andavano molto vigorosamente per causa di haver li cariazi dil Re, come speravano. Et poi, a dì 28 per lettere di 25 da matina, nostri fo certificati come per tutto quel zorno harebbe l'exercito passato, andando più propinquo a Pontremolo che podesseno, et che erano cavalli 6000 et 6000 fanti, aspettando con desiderio le zente di Romagna et li Stratioti, et che 'l Conte de Caiazo havia mandato a dimandar 600 fanti, parte per meterli a quelli passi di Pontremolo, parte per mandar a Zenoa; el qual li havea mandati. Et che esso Conte, per quanto intendeva, non havea più di 7 squadre. Adoncha la Signoria nostra bisognava esser et fusse quella che a tanta impresa et a Franzesi con il suo exercito ostasse.

Et da Milan in questa matina di 23 ditto venne lettere scritte di 20 di Zenoa, che a dì 19, zoè el zorno avanti, acadete a la Speza, ch'è una forteza su quella riviera, che venendo 500 cavalli et 200 fanti di quelli erano a Pietrasanta, Serzana et Serzanello, pur de Franzesi et sequazi dil Re, insieme con Alexandro de Campofregoso, fiul secondo dil Cardinal di Zenoa, però che 'l mazor, chiamato Fregosino, era preson in Aste con taia de ducati 8000, come ho scritto di sopra; hor ditta zente, havendo qualche intelligentia con la soa parte, contraria de quella al presente domina Zenoa, veneno per tuor ditta fortezza, la qual era ben custodìa, ma non potè haver effetto loro disegni; imo li custodi fonno a le man con quelli, et li rebatete, morti zerca 40 cavalli. Et questo fo segno di la fede de Zenoesi. La qual Speza è lontan di Zenoa mia 60, et cussì tornono senza haver operato nulla. Et ivi, tra la Speza et Porto Venere, era di Zenoesi nove galie et do nave armate con li danari nostri et de Milan. Et, seguito tal cossa dil rebater de li nemici a la Speza, el Governador et comissario dil Duca advisò a Milan, et cussì per lettere di l'ambassador nostro di 21 a hore 16 se intese, et zonto qui a nona, et che Zuan Alvixe dal Fiesco, fratello di Obieto prothonotario, era in Zenoa, havia scritto al Duca voleva esser fidelissimo, et Soa Excelentia non dubitasse per esser suo fratello col Re de Franza; et se divulgava el Re voleva mandar mons. di Brexa con alcune zente contra di loro; li qual se difenderiano gajardamente. Et el Governador dimandò 500 Sguizari et 1000 fanti; et questo perchè dubitava di certo passo, et però voleva ponerli custodia. Et el Duca scrisse in campo, vi andasse 500 fanti. Et el provedador, parendoli haverli dato assà, scrisse a la Signoria che era mal desminuir le forze di l'exercito. Pur deliberò che Piero Schiavo contestabele, a dì 27 ditto, de campo se partisse, et andasse a la Speza, mia 30 lontan de lì: tamen, per quello successe poi, non andò.

A Bologna lettere continuamente zonzeva di la vera fede dil magnifico Joanne Bentivoi et Bolognesi, el che 'l Re havia mandato da Pisa lì uno messo a dimandar consejo a esso Bentivoi, qual via havesse a tenir; et che gajardamente li havia risposo che dovesse pacifice amicarsi con la Illustrissima Signoria et Stado o vero Duca de Milan: conclusive, che Bologna era prontissima a far ogni cossa contra Franzesi, et el secretario nostro ben visto et molto carezato.

A Ferrara el Duca, vedendo el grande exercito preparava la Signoria, dubitando che, compito ste cosse de Franza, non fusse quello havesse a patir danno per li portamenti soi cattivi, in questi zorni scrisse a suo zenero Duca de Milan, come, vedendo la tyrania dil Re de Franza usata in Italia, maxime a Siena, et metter di lochi di la Chiesia a sacco, era disposto di darli ogni aiuto, et li prometteva mandar in campo, per recuperation de Novara, homeni d'arme 100 dil suo, et bisognando anderia in persona in campo contra esso Re, et che non dubitasse non li daria passo nè vittuarie, tamen non era da fidarse. Et pur el presidio nostri teniva sul Polesene mai volse cavarlo, dubitando esso Duca non facesse qualche novità; et ben che 'l promettesse di esser contrario al Re, pur so fiul don Ferante era con ditto Re. Et quello fece a tempo della battaia, lezendo intenderete di sotto. Et pur se divulgava li daria passo per la via de Grafignana vicino a Lucca, dove el Re se trovava. Et intendendo questo, el Duca mandò per Zuan Francesco Pasqualigo dottor et kav. vicedomino nostro lì in Ferrara, dicendo come l'intendeva de qui se diceva le tal parole, ma che la Signoria non dubitasse di alcuna cossa, che mai li daria passo nè niun aiuto, imo, volendo nostri, si armeria, cossa che za havia deliberato più de non exercitar; et che lui et le sue zente offeriva a comodi di questa Illustrissima Signoria, di la qual voleva esser bon fiul.

Per lettere de Fiorenza se intese che li oratori loro erano stati dal Re de Franza, et tornati, et che 'l Re non era voluto venir in Fiorenza, ma andò a Pisa, havendo però fatto quelle novità in Siena. Et che havia privato el Sig. de Piombino, era capetanio de Senesi, dil suo soldo, et Zuan Savello, el qual havia con Senesi 200 cavalli et 20 balestrieri etiam privò di la conduta, dicendo a Senesi non bisognava tener zente d'arme nè altra fantaria; et che la spesa facevano in ditte zente d'arme, che era ducati 20 milia a l'anno, voleva desseno ditta quantità a suo cuxin, mons. de Lignì, el qual custodirebbe quella città, et che 'l dominio fosse di loro Senesi come prima.

A dì 25 Zugno, fo el zorno di la apparition de San Marco, Hieronimo Zenoa capetanio de Rialto, el qual fo fatto capo de 300 fanti, come scrissi, a hore 12 su la piazza de San Marco fece la mostra di la soa compagnia benissimo in ordene, tolti tutti di questa terra; et fece uno fatto d'arme tra loro, che fo bel veder; et era assà zente. Et el zorno da poi partì et andò a Padoa, poi verso el campo nostro.

Ancora fo mandato Alvixe da la Polvere, maistro di bombardieri, con zerca 200 in campo, per conzar le artiglierie su li cari era preparati a Verona et Bressa con passavolanti.

In questo medemo zorno zonse una fusta di Brandizo, di l'armada, la qual ancora non havia habuto le lettere col mandato de romper, ma ben se judicava, per esser stato boni tempi, hozi saria zonto ivi. Et per lettere di 18 dil mexe se intese, come a dì X havia mandato el capetanio zeneral, juxta i precetti, Bartholomio Zorzi provedador con do altre galie, zoè Marin Dandolo et Antonio Loredan soracomiti, a la volta dil Arcipielago, per custodia di quelle ixole, con comissione potesse retenir tutte galie scontrava, zoè quelle se armava in Candia, et quelle tre erano in Cypro et veniva verso Brandizo, soracomiti Zorzi Gabriel et Cabriel Barbarigo; in tutto saria galie 14. Et etiam li avia dato expresso et amplo mandato, potesse retenir ogni navilio, come a lui pareva, per ingrossar l'armada, sì che ditto provedador era partito, et lui rimasto con 20 galie; et a ciò el tutto se intenda, qui sotto sarà scritto el numero di l'armada nostra, et li soracomiti rimaseno col zeneral, et quelli fonno col provedador in Arzipielago, per dubito di l'armada dil Turco. Item come era ritornato Piero Bembo di Messina, et havia portato lettere di Ulixes Salvador, date in Messina a dì X de l'instante, la copia di le qual mandava a la Signoria; la substantia di ditte qui sarà descritta. Primo, come a dì do di questo era partito de lì el re don Alphonso, per andar ad habitar a Monreal lontano di la città di Palermo mia 4, nel qual loco voleva far la soa residentia, fino che a Dio piacerà, et con lacrime et poca fameglia se partì. Item come era molti mesi che de lì arrivò el Conte de Trivento, capetanio zeneral dil Re et Raina di Castiglia con barze et caravelle 22. Poi a dì 26 dil passato ne zonse, barze et caravelle di le preditte Majestà, numero 39, et con quelle cavalli zanetti 500, et pedoni 1500; et el zorno sequente ditti cavalli et pedoni furono discargati a Rezo in la Calavria, et fin qui l'armada non ha fatto nulla; ma questa notte partirà per Napoli: sarà barze et caravelle numero 55, et galie sottil de Ferando numero 12. De qui se divulga, apresentati che saranno nel colfo de Napoli, rehaveranno la terra. Et a dì 4 de l'instante, el re Ferando con so exercito assaltò le zente dil Vicerè de Calavria franzese, et durò la battaglia zerca hore 6; Ragonesi et Casigliani fonno vincitori; presi cavalli zerca 40, pedoni 200 tra morti et presi. È stato per questo illustrissimo sig. Vicerè comandato a tatti li baroni et feudatarii di questo Regno, che siano per li XV di questo mese con cavalli et arme che sono obligati, et saranno zerca 1200, i quali si dice dieno passar in Calavria a l'acquisto dil Reame et fo fatto el comandamento molto stretto, con gran pene et perdition di loro baronie. Questi Re et Raina de Napoli hanno pochi denari, et mandò in questi zorni a Roma et a Zenoa molte zoje per esser serviti sopra quelle de danari. L'è venuto de qui Piero Bembo soracomito; tutti se ha maravigliato di la galia soa era benissimo in ordene, et de qui hanno più speranza in la Illustrissima Signoria, mediante li Stratioti et l'armata marittima, di la recuperation dil Reame, che di nulla altra potentia. Et questo è quanto si conteneva in ditte lettere. Or el capetanio zeneral comesse et ordinò a Piero Bembo preditto, che dovesse deponer quello havia visto in Cicilia; et cussì deponete; et quello depose sarà qui sotto scritto. Scrive etiam el capetanio che Brandizo non era cussì fermo ne la fede dil suo Re, come doveria; et che don Cesare dubitava non facesseno qualche novità li cittadini; et che a dì 13 era partito de lì la Prencipessa mujer de don Fedrigo, montata su do nostre galie, per andar a Otranto a governo di quella terra; et che l'armada pur stava a uno scoglio senza far O, et le zurme erano volonterose de far qualche cossa.

Relatione de Piero Bembo soracomito al Capetanio zeneral de quello fece in Cicilia.

De comandamento dil magnifico misser Antonio Grimani provedador capetanio zeneral dignissimo, depono io Piero Bembo soracomito tutto el successo de l'andata mia a Messina, de comandamento de Soa Magnificentia. Et prima dico che 'l partir mio de qui fo a dì 2 Zugno; et a dì 4 a hore 22 zonse in Garipoli et lì fece licenziar do navilii cargi de fomento de rason dil magnifico misser Andrea Bragadin; tamen el governador de ditto loco de Garipoli me disse voler tuor certa quantità de ditto formento per bisogno di la terra, et quello pagar cortesemente; la notte poi, che partì. Et a dì 9 ditto, a hore 8 di zorno, zonse a Rezo, nel qual loco trovai el prencipe don Fedrigo con un'altra galia in conserva et immediate feci calar et sorzer, et andai in terra a far reverentia; el qual molto mi accarezette, et intrato in la casa con Soa Signoria mi tenne per spacio di una hora a rasonar de diverse cosse. Da poi le zeneral offerte et congressi, domandai a Soa Signoria dove se trovava la Majestà di re Alphonso et Ferdinando. Me rispose: don Alphonso esser partito de Messina con 3 galie et andato a Palermo, et la Majestà dil re Ferdinando esser passata da Calavria in una terra chiamata Semenara, lontana da Mexina mia 12, la qual novamente si havea resa a Soa Majestà, et lì era passato con cavalli 1000 di zente d'arme benissimo in ordene, fra li qual ne era mandati di Spagna con l'armada ultimamente venuta, per la Majestà dil Re et Raina di Castiglia; et ancora haveranno fanti 4000, fra li qual ne erano 1500 pur mandati de Spagna per la Majestà ut supra; li qual cavalli et fanti, per quanto io ho possuto intender, erano benissimo in ordene et zente fiorita. Et ancora come el Marchexe de Pescara, el qual se trovava in campo con Soa Majestà, era sta a le man con certe zente di la Majestà dil Re de Franza, et ha tra morti et presi da persone 400, a presso a una città nominata Terranova, lontana mia 12 dal ditto loco de Seminara fra terra, ne la qual feva residentia del Vicerè (del re di Francia). A presso intesi da Soa Signoria, come de contento di la Majestà di re Ferando, el Marchexe de Pescara era sta do volte a parlamento col preditto Vicerè per contratar acordo, ma le cosse erano redute che 'l volea esser a parlamento con la Majestà dil Re, dove el sperava che fino a quella hora fosseno rimasi d'accordo, ciò è che ditto Vicerè se ne andasse a la bona hora; salvo lo haver et le persone. Domandando poi mi a Soa Signoria di la condition di l'armada, la qual se trovava in porto de Messina, mi disse esser barze et caravelle armade numero 60, galie numero 17, computò le tre erano andate a Palermo, et che era altre 40 fra barze et caravelle disarmate; di le qual le zente soe erano andate in campo con la Majestà dil Re. Ancora me disse Soa Signoria come tutta l'armada era preparada per partir subito, come facea tempo, per andar verso Napoli con la Majestà di re Ferando, et questo perchè da tutta terra de Napoli era chiamato Soa Majestà. Et me disse haver habuto tal intelligentia per bona via; et me disse Soa Signoria se io voleva andar a trovar la Soa Majestà de ditto Re, che era poco lontano. Li risposi haver comission andar a trovar el Capetanio di l'armada. Et spazato, Soa Signoria me disse: ancora tu venirai a Messina, dove troverete la Majestà di la Raina. Et domandò dove se trovava la Magnificentia dil capetanio et con quanta armata. Resposi a Soa Signoria: a Brandizo con galie 23 et nave 4, et come se aspettava la magnificentia dil Provedador di hora in hora con galie 3, et di Candia et di Corphù et di Cypro di zorno in zorno, et altre galie, le qual tutte ascenderanno a la somma de 40, benissimo in ordene, et ancora el capetanio di le nave armade da Venetia, et, di molte altre bande, nave et fuste armade per modo che Vostra Magnificentia sarà molto potente; la qual stava di bon et gaiardo animo, per far tanto quanto li fusse comandato per la Signoria nostra. Et tolsi licentia da Soa Signoria. La qual immediate cavalcò a la marina, et montò in la galia, stando con la conserva a Messina. A hore 23 la matina sequente, che fo a dì X, andai a visitation di la Raina, la qual trovai molto mesta in una camera picola, ornata de pani negri, et Soa Majestà vestita de uno manto negro con uno velo baretin in testa. Con Soa Majestà era el prencipe don Fedrigo, et la mojer che fo di Scandarbeio. Facto reverentia et basciata la man a Soa Majestà, li presentai alcune lettere diretive a la Majestà dil Re, le qual mi erano state date qui a Brandizo, et parte di Garipoli. La Majestà Soa molto mi acarezò; et, ancora che io non volesse, me fece sedere, et da poi le zeneral offerte fatte per nome di la Majestà dil Re, et similiter Soa Majestà mi offerse tutto el poder suo ad ogni beneplacito di la Magnificentia Vostra. Tolsi licentia da Soa Majestà, et andai a visitar el sig. Vicerè. Et da poi le zeneral offerte, Soa Signoria similiter offerendose, la qual molto acarezò et honorome et teneme per spacio di una hora, narando tutto quello che io havea inteso dal prencipe don Fedrigo, ma più che la Signoria Soa havea voluto andar con li piè de piombo, et esser novo in quel Regno, et non have altro comandamento da la Majestà dil Re et Raina de Castiglia, salvo che si alcun loco se teniva per nome di la Majestà de re Ferando, darli ogni aiuto et favor; et che la Majestà di la Raina soa sorella desiderava molto de corer in pressa; et che Soa Signoria si havia trovato in molti travagli et che 'l sapeva certo che la Majestà dil Re et Raina sua,... esser conforme con la volontà de la nostra Serenissima Signoria... fosseno più resguardate che le proprie de Soa Majestà. El qual Signor è magnifico, liberal et molto benigno et gratioso. Tolsi licentia da Soa Signoria, et andai alla barza grossa a trovar el signor capetanio di l'armada de Spagna. Zonto a la barza, Soa Signoria mi venne contra, insieme con el patron di la ditta barza, et me condusse a la soa camera; al qual presentai lettere consegnatomi per Vostra Magnificentia. Soa Signoria, quelle lette, me tirò da una parte et volse farme sentar a presso Soa Signoria, narrandome tutto quello che per el sig. Prencipe mi era sta ditto; et disse di le condition di la soa armada, come de l'andar suo a Napoli non aspettava altro che 'l tempo. Volse intender Soa Signoria le condition di l'armada nostra; informai Soa Signoria dil tutto, come feci al signor don Fedrigo. Me disse Soa Signoria el Vicerè, come in Spagna el signor Prencipe se trovava a li confini de Franza con 30 milia persone, fra le qual ne erano 15000 cavalli, et che 'l teniva per certo che fin quel'hora l'havesse rotto a la Majestà dil Re de Franza. Tolsi licentia da Soa Signoria, la qual molto se offerse. Magnifica zeneral ho inteso tutte le sottoscritte cosse da Isepo de Zovan, patron de una nave de portada de botte 250, carga de noselle, de raxon dil magnifico misser Andrea Bragadin, venuta da Napoli in zorni 5, et era zonta el zorno avanti al mio zonzer a Messina. El qual me disse come la Majestà dil Re de Franza era partito de Napoli a dì 22 dil passato, con persone numero 12 milia; et havea lassato in Napoli 2000 persone, fra le qual el forzo era Sguizari, et non tropo ben in ordene in la terra et ne li castelli; et come Napolitani chiamavano la Majestà di re Ferando, et che pochi zorni avanti dil suo partir era zonto galie 8 et barze 12 franzese molto mal in ordene, armate in Provenza. Et vedendo venir questa armada, Napolitani si levorono a romor, pensando che fusse l'armada de Spagna, et comenzono a cridar Ferando! Ferando! Et fonno a le man con Franzesi et Sguizari, et fonno taiati da zerca 50 a pezi di l'una et l'altra parte. La qual armada, per quanto el ditto patron me disse, era venuta per cargar artegliarie et munition de Napoli; el qual patron havea portà molte lettere et certi homeni da Napoli, li qual in effetto chiamavano la Majestà di re Ferando. Et ancora come, el zorno avanti el partir suo da Napoli, era zonto el corrier da Roma, el qual disea la Majestà dil Re de Franza havea passato Roma con le soe zente per andar a trovar la Santità dil Papa per esser con lui a parlamento.

Da ser Ulixes Salvador, Magnifico Zeneral, ho inteso le sottoscritte nove. Et prima tutto quello che me fo ditto per el sig. Prencipe, Vicerè et capetanio di l'armata, et a presso come tutti i lochi se haveano habuti per la Majestà di re Ferando, comenzando da Rezo e tutte le altre terre et lochi erano presi, hanno levato do bandiere, una de la Majestà dil Re et Raina de Spagna, l'altra di re Ferando. Et a presso come la Majestà di re Ferando havea fatto un presente a Messinesi in perpetuo del trato de carra 50 milia de formento ogni anno senza alcun pagamento, e tutti Messinesi, per tutto el regno suo fosseno franchi d'ogni gabella, si de intrada come de insida, et e converso li Messinesi havea ottenuto nel suo consejo de far fanti 1000 per mexi 4 a soe spexe a servitio di la Majestà dil ditto Re, in recuperation del suo Stado. Et ancora me disse el ditto ser Ulixes, che tutti li baroni de l'ixola haveano hauto comandamento dal Re et Raina de Spagna de andar in campo con la Majestà de re Ferando, li qual za erano cavalli numero 1500, fior de zente et benissimo in ponto, i qual, per quanto lui me disse, esser ubligati a servir per mexi 4 a soe spexe, et come ditta zente passeranno in la Calavria et anderanno a trovar el Marchexe de Pescara, et li resterà con lui ne la Calavria; et come la Majestà dil Re, con li cavalli 1000 che lui tien et fanti 4000, montarà sopra l'armada per andar verso Napoli; li qual in effetto za do zorni era per partir, restava solum per el tempo, et per quanto lui intendeva che, senza alcun dubio, zonta che la fusse a Napoli, immediate haveranno la terra, perchè tutto homo de Napoli lo chiamano; et come ditta armada desiderava molto de partir presto, per poter trovar quella di la Majestà dil Re de Franza, per svalizarla di le artiglierie et altre robe che i cargava de Napoli. Ancora me disse come la Majestà di re Alphonso, molto disfavorito et mal visto da tutti, come disperato et mal contento era partito da Messina con 3 galie, et andato a Palermo ad habitar a Monreal. Ancora come do galie era andate a Zenoa per impegnar zoie di la Majestà dil re Ferando; concludendo tutti li signori et baroni et ogni altra persona, che alcuna cossa se haveria fatto nè potuto far in recuperation dil Stado di la Majestà di re Ferando, senza aiuto et voler de la Illustrissima Signoria nostra; et questo me fo ditto per el signor don Fedrigo, la Raina et Vicerè et capetanio di l'armada et molti altri signori et baroni et cittadini, i qual fonno sopra la galia a visitarme nel zonzer mio a Messina, per modo che fino a hore 4 de notte ne era brigato; et poi similmente el zorno da poi disnar fino al partir mio, che fo la sera, molto fo honorado et visitado et carezado da tutti, per nome di la Vostra Magnificentia. Me partii la sera. La mattina se messe el vento a siroco, per modo che io ebbi una bona zornada, che è sta quanto bon tempo ho hauto in questo viazo; per modo che io tegno certo che quella matina l'armada se levasse da Messina per andar verso Napoli. Da poi el navegar mio è stato con bonaza fino al zonzer mio qui a Brandizo.

De la Magnificentia Vostra, a la qual humilmente mi racomando.

A presso Brandizo, a dì 15 Zugno 1495.

Questo è il numero di l'armada, capetanio Antonio Grimani, procurator di San Marco[134].

A dì 26 Zugno da matina zonse uno gripo da Corphù con lettere di Alvise Sagudino secretario a Costantinopoli de li 26 Mazo, narra come l'armada dil Turco non era per uscir questo anno fuora, et che 'l feva lavorar le galie, ma non con quella sollicitudine el faceva per avanti, et che molti homeni che erano venuti a la Porta per tuor paga et andar su ditta armada, i quali el Signor li havea licentiati, et havia fatto vender le farine et biscoti era sta preparadi per ditta armada; concludendo pro nunc nostri non dubitasse de armada turchesca. Et che 'l Signor havia inteso che 'l Marchexe de Mantoa havea dà certa rotta al Re de Franza. Demum che ditto Re havea preso Ravena, et danizava la Signoria, di la qual cossa molto se doleva. Et mandò per ditto secretario, et li disse quello havia inteso, et che li dispiaceva summamente, et che lui offeriva in aiuto nostro 25 milia cavalli et 50 galie ad ogni richiesta contra questo Re de Franza, et li comesse cussì scrivesse.

Come el Re de Franza partito di Siena andò a Pisa et Lucca, et quello fece.

El Re de Franza in questo mezo partito di Siena, come ho scritto, venne a Pogibonzi, loco di Fiorentini, et ivi per li soi fo fatto assà danno a li habitanti. Et a dì 20 Zugno, prima che 'l Re, intrò in Pisa el cardinal Samallo, ma non....; ancora intrò in Pisa el Cardinal de Zenoa et monsignor di Brexa con alcune zente; et questi tre veneno per andar verso Zenoa come dirò di sotto. Et el Re poi, a hore 20 a dì 20 che fo el Sabo, intrò in Pisa con grandissimo honor de Pisani; et le soe zente messe a sacco la caxa dove habitava in Pisa Lucio Malvezo capetanio de Pisani ivi mandato per el Duca de Milan; questo perchè avanti el Re vi intrasse, ditto Lucio dubitando di quello li saria intervenuto, venne col suo meglio che potè ad habitar a uno castello sul Pisano chiamato Cassino et ivi stete fino el Re partì di Pisa; tamen have danno assà de questo metter a sacco. Adoncha el Re non volea andar a Fiorenza, et in questi zorni li mandò a richieder a Fiorentini do cosse: la prima che li mandasseno in suo soccorso, per augumentar el suo exercito, Francesco Secco era a loro soldo con homeni d'arme 100; secondo li dovesseno prestar ducati 30 milia. Et mandò uno so ambassador a dimandarli li danari, che almanco li desseno ducati X milia, et di questi danari pagar 200 muli da soma per li soi cariazi. Ma Fiorentini, fatto loro consegli, risposeno: prima, che non haviano zente da mandarli, ma che volendo Francesco Secco per soldato de Soa Majestà, ge lo concederiano; et che danari non havea, et la terra era in gran bisogno, et manco vi era muli; ma ben pregavano Soa Majestà li volesse render le sue terre, come la razon et li capitoli voleva. Et poi, per lettere di 22 da Fiorenza dil zeneral camaldulese a la Signoria, se intese che Fiorentini havia mandato al Re ditto Francesco Secco con 80 homeni d'arme; el qual era andato molto volentiera; et che 'l Re pur voleva li ducati X milia, ma Fiorentini non li voleva dar, pur havia etiam mandato alcune some, et che a hora che 'l Re era passato senza venir in Fiorenza nè darli noia, haveano licentiato le zente di la terra, zoè quelle dil contado, che ritornasseno a loro habitatione; et che Fiorentini si adherirebono a la liga, si vedesse quella tutta esser d'un pezo.

Et el Re, deliberato de starvi poco in Pisa, subito aviò le sue zente verso Serzana, per vegnir a la volta de Pontremolo; ma in questo mezo volse prima andar a Lucca, et era openione de molti che a Pisa facesse cargar li soi cariazi su la soa armata ivi era, et etiam le 8 galie conzate a Napoli per monsignor di Mompensier vicerè, come per lettere di Lunardo Anselmi consolo nostro in Napoli date a dì primo Zugno se intese, et d'indi non si hebbe lettere da lui fin questo zorno, per esser le vie rote; la qual armada era lì in porto de Pisa. Et per saper quello è necessario, questo Re, inteso el grande exercito faceva Venetiani, et passato in Parmesana, el qual saria de persone più de 30 milia, molto celerava el suo camino per esser a Pontremolo avanti tutto el campo nostro fusse in ordene, ma non potè esser sì presto che nostri fonno avanti; qual via volesse tenir non se intendeva, per non esser oratori nè dil Pontifice, nè di la Signoria, nè de Milano; et essendo a Serzana poteva far tutte queste vie per andar in loco securo verso Aste. La prima quella de Zenoa, però che tutta questa cossa consisteva in haver Zenoesi, li qual fonno fidelissimi a la liga; pur dubitaveno nostri di la Speza molto, ch'è mia 12 da Serzana. L'altra era una via in Lucchese, a Castelnuovo et Grafignana, dil Duca di Ferara, per vegnir in Modenese; la qual via non era molto bona da condur exercito per li monti assà aspri. L'altra via era una fece el signor Ruberto di San Severino, quando col signor Ludovico, al presente duca de Milan, ritornono in Milan, i quali erano in Toscana, andono prima in Lunesana, poi in Valmagra, e dismontono li monti a la Fraschea sul Tortonese, la qual via si chiama Monte 100 †, et pol etiam referir a le capane; ma questa è molto saxosa, arida et angusta, nè si poi passar ditti monti senza gran pericolo, et maxime a uno monte chiamato....., et a questa via el Duca de Milan mandò alcuni fanti a certi passi, però che X fanti sono bastanti a tenir ogni gran exercito. L'altra via è quella de Pontremolo, et questa elexe el re per la miglior, ch'è lontano Pontremolo da Pisa mia 60, dove era una forteza che si convegniva passar per mezo, et el Duca li havea messo a custodia 2000 fanti et soi comissarii, etiam el conte de Caiazo vi dovea esser, come ho scritto di sopra, et passato Pontremolo el Re conveniva vegnir mia.... per monti, fino al descender in uno loco ditto Fornovo, per andar poi su la via Romea va a Piasenza et in Aste: sopra i qual monti era tutti questi castelli Berce, Belforte, Petra, Mogliana, Caxego, Tarenzo et Fornovo vicino a Carona etiam borgo in una valle chiamata la Sporzana; ma pur qual via volesse far el Re non se intendeva per nostri, tamen per essere questa de Pontremolo la miglior, el nostro exercito ivi si pose, alozati a la Gierola, come dirò di sotto.

Da Bologna lettere di 24 zonte a dì 26, venute in hore 30 per le poste, notificava aspettavano le zente de Romagna per mandarle in Parmesana, et etiam la conduta dil Duca de Gandia, et Signor di Rimano, el qual era in camino et veniva di longo, et che era venuto lì uno ambassador de Fiorentini a ringratiar Bolognesi et il magnifico Johanne di la offerta li haveano fatto di aiutarli bisognando, et che esso nostro secretario era stato a parlamento con ditto Bentivoj insieme con l'ambassador de Milan, dove se ritrovò questo de Fiorentini; el qual disse che Fiorentini sarebbeno con la liga vedendo far qual cossa, et che 'l magnifico Johanne volse ditto nostro secretario parlasse. El qual disse come la Signoria nostra havia in campo in Parmesana cavalli X milia et X milia fanti, et li mostrò la lista, et come le zente de Romagna veniva per esser in uno, et che haveano 1200 stratioti, dei qual 600 ne era a l'impresa de Novara, et che nostri facevano el suo dover et più dil dover, et che di brieve harebbono uno campo che za molti anni in Italia (non) era stato el simile. Item haveano armada di 40 galie, nave etc., et che col Pontifice se havia zente et provisionadi; concludendo Venetiani fevano quello sempre hanno fatto, più di quello imprometevano. Le qual parole fo molto accepte a ditto ambassador, et cussì ritornò a Fiorenza, dove a dì 18 di questo era in Fiorenza zonto un ambassador dil Pontifice, chiamato Alberto Magalotto, per exhortarli a non voler dar favor al Re de Franza, et se dovesse adherir a la liga. Item se intese come per exploratori mandati da Bologna a Pisa che 'l Re era ancora in Pisa, et voleva venir a Lucca, non si sapeva qual via volesse tenir, et che Senesi li havia dato ducati 20 milia, et ivi rimasto monsignor de Linì con 300 lanze, et che 'l Cardinal S. Pietro in Vincula et el Cardinal de Zenoa con Obieto dal Fiesco doveano andar con zente verso Zenoa, et che za erano venuti a Serzana, et tramavano acordo con alcuni Zenoesi; tamen non poteno far nulla, et Zenoesi fonno fermissimi et constanti.

El campo nostro veramente, passato Po, era alozato in uno loco detto Fontanelle, dove havevano assà penuria de vittuarie, per la gran quantità erano, et che sarebbono a li passi avanti el Re venisse a Pontremolo; et che fin quel zorno di 24 Zugno erano più de X milia persone, et che 'l Duca non havia fatto proveder de vittuarie, ma che li havea mandà a dimandar altri 500 fanti per mandar a Zenoa, et che avanti li havesse dati esso Marchiò Trivixan provedador, volevano haver dato noticia a la Signoria. Et questa richiesta medema fo fatto a la Signoria per l'ambassador de Milan, pregando cometesse a li provedadori, che, bisognandoli zente, li devesse mandar senza altra dimora. Et cussì a dì 26 ditto per el Consejo de Pregadi li fo scritto a ditti Provvedadori che, acadendo al duca alcuna cossa, dovesseno consultar col sig. Governador, sig. Rodolpho, conte Ranuzo, conte Bernardin et altri principal condutieri insieme col conte di Caiazo, et senza scriver altro di qui dovesseno far quello deliberavano tra loro, perchè el bisognava celerità et non metter tempo in queste provisione, havendo però a mente l'honor et utilità dil stado nostro.

A dì 26 ditto venne lettere di Elemagna de li nostri oratori al Re de Romani, date a Vormes a dì 15 dil mexe, notificava la dieta non esser ancora compida, et che el Re restava per non haver danari de venir in Italia, ma voleva mandar el Duca de Saxonia con cavalli 2500 et 400 pedoni, ma che esso Duca dimandava tre cosse: la prima ducati 70 milia per la sua persona; et che fosse pagà le zente; item fusse assegurado de rescuoderlo, casu quo fusse preso in battaglia da Franzesi. La qual cossa el Re volea pur adatar, et cussì stevano in queste pratiche; ma altro a nui ce bisognava. Et che ancora erano ivi li oratori dil Re de Scocia, et era venuto novamente uno orator dil Duca di Borbon cugnato dil Re de Franza, et che el Re considerando che non senza suspetto di la liga sarebbe stato, si ditto orator havesse dimorato lì a Vormes, unde, aldito quello el dimandava, li dette licentia dovesse andar via.

Da Milan di Hieronimo Lion kav. orator nostro continuamente veniva lettere, come el Duca era di bona voja vedendo li provedimenti faceva nostri, et che spesso lo veniva a trovar fino a caxa, et di ogni banda havia bone nove, et era molto aliegro; che 'l nostro campo saria avanti a Pontremolo cha Franzesi, et che esso ambassador li dete la lista di le zente sarà in campo; lo qual molto laudò la Signoria, usando grandissime parole, et con li altri oratori se ritrovava, laudava molto questa Signoria. Et de campo suo da Vegevene havevano come era zonti alcuni Elemani o vero Sguizari, i quali prima però passono per Milan, et che zonti Stratioti lì a Vegevene havea dato gran vigor a le soe zente, et donde el Duca de Orliens correva tutto el zorno fino vicino a Vegevene, al presente, ch'è a dì 25, Stratioti se haveano fatto sentir, che fo el zorno drio zonzesseno a Vegevene, et come per lettere de Bernardo Contarini se intese che quella mattina montò a cavallo con li stratioti, et etiam le zente d'arme, per veder se li nemici li bastava l'animo di vegnir a combatter, et mandato le guarde avanti uno mio, se scontrono ne li nemici, zoè 40 homeni d'arme, 100 balestrieri, et tra arzieri et ditta guardia fo a le man con loro, ne preseno Franzesi tra vivi et feriti numero 26, et morti 9 et 12 cavalli, et se il resto dil campo li trovava, overo li stratioti, niuno sarebbe fuziti. Adoncha Franzesi comenzono ad haver contrasto, et ogni zorno Stratioti feva qual cossa, come dirò di sotto; et con questa vigoria ditto campo si levò da Vegevene, et venne mia tre più propinquo a li nemici, in uno loco chiamato Caxuol, a dì 28 di questo, come al suo loco tutto sarà descritto.

Ancora da Milan si have come el Pontifice havia dato licentia al Cardinal Ascanio, fratello dil Duca, potesse venir a Milan, ma che el Duca, non havendo più bisogno de lui, li scrisse Soa Reverendissima Signoria facesse quello li pareva, et cussì non venne.

A Perosa el Pontifice havendo a dì 19 fatto concistorio et terminato de ritornar a Roma, nè andar a Foligno et Spoliti, sì come voleva esso Pontifice, ma per la più curta a Roma; et statim 6 Cardinali se partino; tamen disseno de aspettar Soa Santità propinquo a Roma, per intrar insieme et farli compagnia. Et a dì 22 a bon'hora con el resto de Cardinali et oratori el Papa partì da Perosa et venne a Orvieto, et per lettere di l'ambassador nostro, zonte a dì 25, date a dì 22 et 23 in Orvieto, questo se intese; et come a dì 24 dovevano partir et andar a Viterbo, et esser ad ogni modo a dì 27 in Roma. Item che 'l Pontifice havia habuto lettere del suo ambassador andato a Fiorenza, il tenor di quella dil camaldulense, et cussì havevano risposo Fiorentini a esso ambassador come fece a nostri; et che 'l Papa havia voluto esso ambassador nostro cassasse 200 provisionadi, et era restati solum 320 a custodia di Soa Beatitudine fino a Roma; et che havendo notificà a Soa Santità la deliberation de romper al Re de Franza, era molto contento, et li havia ditto come sarebbe bon de tuor in liga re Ferdinando per remetterlo nel stado, et che di la excomunica non era tempo di promuover alcuna cossa, fino non fusse zonto a Roma. Ancora che de lì intendevano el Re havia hauto da Senesi ducati 20 milia, et era a Pisa, et voleva andar a Lucca per haver danari per dar paga a le sue zente che li bisognava.

In questo mezo a Roma seguiva le discordie de Orsini et Colonnesi, et tra loro se dannizavano; et accidit in questi zorni che Colonnesi andati a campo a uno castello de Orsini, da li custodi fonno maltratati, et molti di loro morti, tra i qual uno Julio Porcharo, di primi di Roma, et uno vicentino valentissimo nel mestier di le arme, chiamato Mazel Fiochardo, et altri capi per numero X; et cussì confusi et territi Colonnesi fonno repudiati. I quali non molto da poi tra loro fenno trieva per alcuni zorni, per adunar le biave di la campagna; tamen partesani in Roma se occidevano, et li Orsini prosperava assà; et per questo el Pontifice celerava la soa andata in Roma, per cessar questa novità.

A Fiorenza è da saper come el Re de Franza, essendo a Pogibonzi a dì 18 de questo mexe de Zugno, se partì de Fiorenza fra Hieronimo da Ferrara nominato di sopra, con zerca 50 soi seguazi, però di boni de Fiorenza, et andò a trovar el Re, non però con comissione alcuna di la Signoria soa ma motu proprio, et causa visitandi regis. Or, zonto a San Cassano, visto havea gran seguito, volse quelli licentiar, ritornasseno in Fiorenza; ma loro non volseno tornar, dicendo erano venuti a farli compagnia, et cussì zonse a Pogibonzi, et andato a la presentia dil Re, fo da Soa Majestà visto molto volentieri, et volse venisse con lui fino a Castel fiorentino, dove conferiteno insieme, et quello confessò et comunicò di soa mano con gran devotione; et el Re, in segno di esserli grata la soa venuta, a ciò non tornasse a piedi li donò el suo muleto picolo, el qual a Napoli tanto li era caro; et cussì questo frate, tolto licentia, a dì 20 ditto ritornò a Fiorenza, essendo stato col Re tre zorni. Et el Re venne di longo a Pisa, et Fiorentini havevano Neri Caponi et li tre altri oratori novi pur a presso esso Re, i quali, come per una lettera venuta di Fiorenza intesi, exposeno che l'intrar in Fiorenza era a comando et piacer de Soa Majestà, et sarebbe ricevuto con quel honor come mai; ma ben era vero havevano fatto di gran provisioni; et questo perchè Piero de Medici loro ribello era con Soa Majestà, a ciò non intravenisse alcuna novità, perchè pur havea molti fautori in quella terra, et che si Piero fusse sta licentiato da Soa Maiestà, sarebbe cessato tutti questi provedimenti, i quali però non erano fatti, se non a fin de ben. Item pregavano li fusse reso Pisa, Piera Santa, Serzana, Serzanello et Livorno, secondo la forma de li capitoli zurati de observar; ma el Re li respondeva bone parole, tamen però non li rendeva alcuna cossa. Et ancora non pretermeterò de scriver questo, licet qui non sia il suo loco, seguendo i tempi de la historia: come monsignor di Arzenton el qual, come scrissi, stete a Fiorenza alcuni zorni, et partito per andar dal Re era a Siena, intendendo el Re andava a Pisa, et li soi cariazi da alcuni villani fo presi et tolti; et inteso questo, Fiorentini li mandono driedo zente, et quelli ricuperono, et preso quelli haveano comesso tal cossa, et remandono ditti cariazi a esso monsignor di Arzenton, notificandoli quello era sta fatto non esser sta di voler loro; et cussì Arzenton rehebbe li so cariazi. Et a Fiorenza preparavano, a dì 28 de questo, de far el so consiglio, et elezer nova Signoria, per novo modo nè mai più usato, nè sapevano quelli dovesse esser, perchè fevano a sorte electione, poi ballotavano, et li eletti di sotto saranno descripti, a ciò in ogni tempo se veda li primi. Et a dì 23 dil mexe, fo la vizilia di San Zuane Baptista protetor de Fiorentini, nel qual zorno in Fiorenza si suol zostrar et far gran feste; or vedendo loro che Monte Pulzano se teniva pur per Senesi, et che 'l Re non havia voluto fargela render, mandono certe zente a recuperarla, zoè Francesco Secco, conte Ranuzo de Marzano, Hercules Bentivoj con loro condute, et alcuni fanti; et se messeno a campo. Et in questo zorno andati certi fanti per far corsa, zoè dar el guasto a le campagne, a ciò se dovesseno render, non volendo patir el danno; ma in Monte Pulzano era un capetanio di Senesi, chiamato Zuan Savello romano, el qual havia 200 cavalli di conduta, et venne fuora di la terra; et quelli fanti fense di recularsi et fuzir, et loro li veniva seguendo, unde vi sopravenne zente dil campo preditto de Fiorentini, et fonno a le man con Senesi, et fo preso ditto Zuan Savello da uno Francesco Gerardi fiorentino de soa man, et menato in campo, presi et morti assà di una parte et l'altra, et etiam qualche Franzese militavano per Senesi. Hor era comissario in campo de Fiorentini Gulielmo Pazi, et cussì ditto capetanio con alcuni presoni fonno mandati a Fiorenza. Et el duca de Urbin dovea venir in campo per rehaver al tutto quella terra, la qual li habitanti se difendevano gaiardamente per Senesi, et pur el campo vi stete alcuni zorni, ma non poteno far nulla; et pigliono l'impresa de recuperar Pisa. Et voglio qui notar uno capitolo di una lettera scritta in questi giorni a Venetia per uno Fiorentino. Nui siamo a campo a Monte Pulzano, habiamo stretto, habiamo preso lo capitano, fin pochi giorni sentirete el botto; si aderisseno a la liga, ha tropo vicino el lupo; si si scoterà, si scoprirano li agnelli; ancor non è posto el barzello nè pichiata la campana; tal si trova in stato, che fin poco haranno carestia di bon partito.

Fiorentini con el Re intrinsece haveano grande odio, benchè non mostrasseno perchè non era tempo; et havea gran ragione, perchè lui havea visto quella Republica bellissima, et tuttavia al Zeneral camaldulense, nomine Venetorum ivi, deva bone parole; ma meglio per loro sarebbono stato li fatti. Et el zeneral de Bertagna era lì in Fiorenza per nome dil Re, in questi zorni si partite, et andò a trovar el Re, adeo al presente non vi resta più Franzese in Fiorenza, tamen poi ne venne uno altro chiamato Monsignor...

Piero veramente de Medici rimase a Siena quando el Re partì per Pisa, et poi fo divolgato tornato a Brazano, et la soa facoltà era venduta ogni zorno per Fiorentini.

A Bologna el magnifico Johanne faceva molte provisione sì de zente quam de mandar exploratori a Pisa a inquerir li progressi dil Re, et so fiul Hannibal benissimo in ordene, fece la mostra a Bologna, dove vi era Antonio Vincivera secretario nostro, et l'orator de Milan, et lui sopra uno cao di lanza con le barde con San Marchi etc. cridando Marco! Marco!, et benchè havesse etiam soldo dil Duca de Milan, pur non haveva troppo bissoni. Et fece una polita mostra; et a dì 27 se partì, et venne in Modenese, poi in Parmesana, dove era el nostro campo, et zonze a tempo de operarse ne la bataglia; et parte di le zente erano a Ravena etiam zonse lì a Bologna, et venne de longo in campo, menate per Piero Donado tunc camerlengo di Ravena. Item se intese per lettere dil secretario nostro, come l'ambassador de Milan havia scritti mille fanti, et li dava tre fiorini per uno al mese, che son ducati do e mezo nostri, et che li 2000 fanti la Signoria li havia comesso dovesse far, non havia ancora principiato a farli, perchè voleva prima Milan fusse fornito, et più lui era certo haver el fior di la zente, et che ivi ne era gran quantità, et in do zorni li compirebbe di far. Item che zerca 50 Sguizari, di quelli era cum el Re a Pisa, havendo nostri modo de desviarli, pur per via de Bologna se partino dal Re, et veneno in campo nostro a tuor soldo; i quali fonno benigne ricevuti, et ancora speravano ne vegnirebbe; et che alcuni esploratori erano tornati referivano come la Domenega, a dì 21 Zugno, essendo el Re a Pisa a vespero ne la chiesa principal, udite certe voce che cridava Misericordia! Misericordia! Unde el Re domandò ad alcuni quello voleva dir questo. Li fo risposto erano Pisani che non volevano più tornar sotto Fiorentini, ma restar in libertà. Et el Re messe la man a la testa sul capello, dicendo: Sora la mia corona, state Pisani di bona voja, che vi prometto et zuro di mantenervi in libertà, et lasserove qui zente a custodia et difensione vostra. Per le qual parole tutto quel populo si ralegrò et molto ringratiò Soa Majestà, cridando: Viva! Viva el Re de Franza! Et tutto quel zorno feceno feste de balli et soni di campane assà. Et che in quel zorno el Re mandò a dir a Fiorentini non se pensasseno de haver Pisa.... venir a Lucca, et che Luchesi lo aspettavano con grande jubilo, benchè si judicava volesse danari da loro, non li havendo ancora resi li ducati X milia have quando da prima vi fue; et che le sue zente, parte erano andate verso la Speza con el cardinal S. Piero in Vincula et Felipo monsignor, zoè monsignor di Bressa a sopraveder quelle cosse, et tramaveno de redur Zenoesi con loro, li qual havendo, sarebbe sicuro de poter ritornar in Franza; et parte etiam di le zente era aviate verso Pontremolo, che è una forteza dil Duca de Milan fortissima. Et è da saper che 4 forteze ha il Duca preditto su quatro passi molto forte, zoè Trezo, Picigoton, Rebecho et Pontremolo. Et questo passo el Re molto desiderava haver, et però havia celerado molto el suo camin di Roma in qua; ma poi, intendendo l'exercito nostro era passato Po et redutto a Gierola in Parmesana, alquanto stete sopra de sè, et tentò de haver el passo da Zenoesi; non restando etiam de haver questo, come lo hebbe, qual di sotto sarà scritto.

Da Zenoa lettere di 24 drizate al Duca de Milan, come erano più constanti che mai, et che era necessario provisione preste et mandar fanti ad alcuni passi a la Riviera de Levante, dove pur ne era qualche dubitatione, perchè tutta quella Riviera era partesani di caxa Fregosa; et che era venuto uno araldo dil Re de Franza a dirli come el Re era loro amico, et che per l'amicitia havevano, li voleva far rehaver Serzana et Serzanello, che furon soi, che Soa Majestà se ritrovava haver ne le mano tolti da Fiorentini, et assà altre parole, concludendo de haver el passo. Et che el Re mandava in Zenoa tre soi ambassadori, i quali erano a Serzana za in camino, i quali era certo sarebono accepti a quella comunità, zoè il reverendissimo Cardinal San Piero in Vincula el cardinal de Zenoa di caxa Fregosa, et Obieto dal Fiesco prothonotario, do Zenoesi et uno di Savona, et verebono a tratar cosse in benefitio di quella communità. Ma Agustin Adorno governador scrisse al Duca quello voleva li rispondesse; et el Duca subito mandò a dimandar el voler di la Signoria; et cussì li fo rescritto che per niente non volesse acettar ditti ambassadori per esser Zenoesi, et che mandasse a dir al Re, si piaceva a Soa Majestà de mandarli oratori, vi mandasse Franzesi, et non Zenoesi, i quali sarebono ben visti, confortando esso Governador et Zenoesi in la fede promessa, et non si acordar per niun pato con Franzesi. Et è da judicar li fusse promesso per la liga di farli rehaver li suoi luoghi, si de jure li vegnivano, compita questa guerra. Et Zorzi Negro nostro secretario era a Milan, ricevuto el mandato de andar a Zenoa nomine Dominii, a dì 24 ditto se partì de Milan, et andò a Zenoa, dove fu honorifice ricevuto, come dirò poi.

Domente in queste parte tal cosse seguine, a dì 28 Zugno zonse lettere di Lunardo di Anselmi consolo nostro a Napoli, di 11, 12, 13 et 14 di l'instante, narava come in Napoli seguiva ogni zorno assà rumori et custion (questioni, baruffe), et se trovava Franzesi morti per la terra da Napolitani, cussì a hora era el contrario; et che volendo el Vicerè armar certe galie lì in Napoli, essendo sul molo Napolitani, si messeno in arme et amazò alcuni Franzesi, et che non desideravano altro cha che zonzesse l'armada di re Ferando ivi con la sua persona, la qual di brieve se dovea partir di Sicilia et venir de lì, et che era certo Napolitani li receveriano con grande piacer. Item come l'armada franzese, zoè 8 galie, fuste et brigantini, zerca numero di vele XV, la qual fo quella zonse per avanti a Pisa, armata in Provenza et venuta a Napoli, tolto in conserva alcune galie lì a Napoli, era in quelli zorni partita per andar a tuor Yschia; ma li custodi virilmente se haveano difeso, et fo necessario la ritornasse a Napoli; et che una barza di re Ferando era passata in mezo di ditta armada, dimostrando non se curar; et Franzesi non have animo o vero modi di darli fastidio: ma che scompagnò una galeaza franzese carga de artiglierie un pezo fuora de Napoli et de quelli scogli, et la lassò andar al so viazo; ma ditta armada da poi se partì de Napoli, et venne a Pisa, sì come ho scritto di sopra.

Da Ferrara ogni zorno veniva lettere dal Vicedomino nostro, non però molto da conto, imo piene de busie dicevano Ferraresi, et pur el Duca mostrava de dolerse de portamenti de Franzesi. Don Alphonso era andato a Milan, et le sue zente in campo nostro in Parmesana, zoè dal conte de Caiazo, per esser soldato dil Duca, et la soa persona el Duca non volse vi mandasse, ma lo ritene a presso di lui a Milan in castello. Et è da saper che esso duca de Milan, havendo cussì abuto da la Signoria, scrisse al Duca de Ferrara suo suocero, che 'l vardasse in tanto pericolo de non dar passo a Franzesi nè alcun aiuto, perchè pur l'intendeva el Re voleva vegnir a la volta de Modenese sotto el so dominio. Ma el Duca li promesse, non solum de non dar passo, ma esser sempre cum la liga ubidientissimo, et cussì prometteva de far.

Da Milan lettere a dì 27 che 'l suo campo ancora non era partito de Vegevene, ma vedendose a hora più potenti de li nemici, essendo zonto alcuni Elemani et Stratioti 660 con Bernardo Contarini, volevano andar ad alozar mia 3 propinquo al campo nemico, et di breve esser a le man; et andati 50 cavalli de homeni d'arme con 50 Stratioti a sopraveder dove el campo se dovea alozar, et Stratioti desiderava pur de veder Franzesi et provarli che homeni erano; et che do fradelli de Piero Busichio capetanio de Stratioti, i quali erano assà ben a cavallo, andeno più ben verso li nemici, i quali erano montati a cavallo, una parte, zoè 17 Franzesi, li veneno contra, et erano venuti fora de li stecadi, et questi do soli Stratioti dete dentro, et quelli 17 investite, adeo che li separano, et a la prima ne hebeno amazati do, et do menò vivi in campo, li altri fuziteno in li stecadi. Per la qual cossa el signor Galeazo capetanio con Bernardo Contarini et altri conduttieri volse examinar ditti Franzesi vivi, per intender come stava el campo nemico; et inteso el tutto, et dove stavano le scolte, donato el ducato per testa a li do Stratioti, el zorno drio, fo a dì 25, parte di queste zente de Milan si messe in ordene per andar a scaramuzar, et Bernardo Contarini montò a cavallo con alcuni Stratioti, et si aviono verso i nemici; et Franzesi veneno parte fuora a scaramuzar, et Stratioti se andò a imboscar et dete in mezo, et ne amazono 9, presi zerca 30 vivi, li quali li menò in campo; la qual baruffa etiam ho scritto di sopra. Ma occorse che uno Stratioto, fiul di Piero Busichio sopra nominato, corendo contra i nemici, non potendo retenir el cavallo, fo portado fino ne li stecadi, et quello fusse de lui seguito non se intese; benchè speravano, non essendo sta amazato in quella furia, di rehaverlo per contracambio di qualche uno di questi Franzesi presi, come fo, che deteno certi Franzesi per haver questo Stratioto. Et el Duca, intendendo tal nuove, havea grande piacer, et ordinò fusse dato a loro regalia in campo a ditti Stratioti; et pur esso Duca non se partiva de Milan, ma feva ogni provision adherendose sempre a li voleri di la Signoria nostra, temendo però molto de non perder el Stado.

A dì 27 in Venetia morite Antonio Triumpho ambassador dil Marchexe de Mantoa, essendo stato zorni 12 amalato di dolor colici. Questo era stato 5 anni orator a questa Signoria, et per honorar chi esso rapresentava, el qual era nostro Governator in campo, li fo dato solenne exequie in chiesia di la Charità, et el corpo poi fo mandato in Mantoa, dove fo sepelito. Et el Marchexe non molto da poi vi mandò uno altro per suo ambassador a star in questa terra, chiamato Zorzi Brognolo.

In questo zorno venne lettere da Viterbo da l'orator nostro, date a dì 25, narra come a dì 24 el Pontefice se partì da matina da Orvieto, et in quel zorno era ivi zonto; et che a dì 27, sì come havia deliberato, voleva intrar in Roma, et che esso ambassador anderia avanti, per poter venir contra Soa Beatitudine; et che Romani lo aspettavano con desiderio; et che di le censure el Pontefice diceva non era tempo. Di progressi dil Re poco intendevano, et manco di le cosse di Napoli. Et per el Senato li fo scritto, zonto el Papa a Roma, cazasse el resto di provisionadi, non havendo più bisogno; et dette licentia a Francesco Grasso loro capo, el qual a dì 4 Luio di Roma partite per qui.

In questi zorni zonse in questa terra uno messo di Beatrice raina che fo di Hongaria, muger di re Matthias et sorella di re Alphonso di Napoli; la qual al presente, da poi la morte dil marito, habita in Ystrigonia terra in Hongaria con suo nepote Cardinal, fiul dil Duca de Ferrara, el qual è di ditta città episcopo, nominato di sopra. Et questa ha annuatim da questo Ladislao re di Boemia et Hongaria, successo nel regno da poi la morte dil marito, la sua provisione. Hor ditto messo menò con sè bellissimi cavalli di pelo baio, i quelli essa Raina mandava a donar a Napoli a suo fratello Re, non sapendo che dil regno era privato; et etiam fo divolgato li mandava ducati 30 milia d'oro. Et zonto che fo questo messo quivi, parlato con l'orator napolitano qual via havesse a far, a dì 23 Zugno montò a cavallo, et andò per Rialto a San Marco, per dimostrar a la terra la bellezza de ditti cavalli; et si faceva menar do cavalli a man, coperti di una cossa havia el pelo assà lungo, poi lui homo mostrava di qualche condition, hongaro, et la sua fameglia driedo con lanze et banderuole, che fò assa' bel veder. Et cussì havendo l'ambassador de Napoli fanti 300 per mandar in Puia, tolto una caravella, a dì ditto montò li ditti fanti, contestabele uno Anzolo Romano et Domino Thomasio Spinelli fratello di l'ambassador medemo, et questo messo di Hongaria con li cavalli: et verso Brandizo navigono; poi che si fusse et che seguisse, ignoro.

Di campo veniva lettere continuamente, notificando a la Signoria ogni loro progresso. Et a dì 25, a hore 23 zonse in campo Luca Pisani Provedador zeneral designato, insieme con Marchiò Trivixan, el qual stete a zonzervi, da poi partito de qui, zorni 9. Et el campo nostro era posto mia 4 vicino a Parma, chiamato Ponte di Tharo, essendosi levato di Ponte di Lenzo, et quivi venuto l'exercito ad alozar, et qui trovò el conte de Caiazo, governador di le zente dil Duca de Milan, le qual erano pochissime. Et avendo mandato li Provedadori de andar di lungo verso Pontremolo col campo, parse al Marchexe de Mantoa nostro governador zeneral di non andarvi, per bon rispetto, el qual di sotto sarà scritto. Et cussì scrisseno a dì 25 ditto, a hore 4, ditte lettere al Senato, dove erano messi col campo, et che in quel zorno essendo stati a parlamento con el conte de Caiazo, quello era partito per andar a custodia de Pontremolo, dove intendevano el Re havia mandà a sopraveder quel passo, el qual, per quanto se divulgava, era ben custodito. Ma questo non andar di longo di le zente, havendo passà Po, parse molto di novo a tutta la terra nostra, et dette molto da suspectar falsa materia, ma tutto era a bon fine, per non andar a metter tanto exercito tra monti, dove non si havesse potuto operar. Et a dì 25 fo Consiglio di Dieci, 26, 27, 28, 29 et 30 fo Pregadi, consulendo a quello era di bisogno. Et a dì 27 da matina venne lettere di campo di 26, date pur al ponte de Tharo, come el conte de Caiazo da Pontremolo havia mandato a dimandar in campo li fusse mandato 1000 fanti; et questo perchè ivi fusse bona custodia, perchè quelli fanti erano prima comenzavano a partirse, et che dovendo venir lì l'antiguarda dil Re, dubitava Franzesi non havesse quella fortezza, et che li haveano mandati. Item come in quella matina era sta preso, per nostri, tre sacerdoti et uno layco vestiti a modo pellegrini, i quali disevano vegniva de Roma, andati per expeditione di certe bolle, et fonno examinati, et cognosceteno chiaro erano preti, et dubitavano non fusse spioni dil Re: questo perchè certi nostri balestrieri diceva aver cognosciuto uno di ditti sacerdoti balestrier a cavalo dil Re de Franza, et havealo dispogliato verso Ravena, in principio de questa guerra, quando el Re andava in Reame; ma che erano sta licentiati, non essendo spioni come parse a li Provedadori, et andono al suo viazo. Item che aspettavano li Sguizari erano a Ponte Vigo et venivano in campo. Et cussì poco lontano era Piero Duodo provedador con li Stratioti, et anche la zente de Romagna, le qual con desiderio aspettavano a ciò el campo fosse più grosso. Item come questa notte a l'alba se dovevano levar col campo et andar verso Fornovo, al principio di monti, mia 20 lontan di Pontremolo; tamen non si levono. Queste lettere di campo dette a pensar a nostri, et tutti erano di malavoia, dubitando per le parole dil conte di Caiazo, che Pontremolo non si perdesse facilmente, che prima diceva era passo, volendosi tenir, inexpugnabile. Et el zorno drio, a dì 28 venne lettere, ditto passo ancora si teniva, le qual lettere fo di 27, date pur al ponte de Thar vicino a Parma mia 4. Et per quelle se intese come la notte passata, dormendo li Provedadori, veneli al letto domino Phebo di Gonzaga cuxin dil Governador, dicendo come Franzesi havia habuto Pontremolo, et che el Marchexe era de opinion de non si levar de lì, come haveano messo l'ordene de levarse la mattina, si pareva però questo a ditti Provedadori: et questo perchè, andando col campo a Fornovo, sariano mia XV distanti da li nemici, et buono sarebbe aspettar de ingrossarse con le zente de Romagna, Stratioti, Sguizari, et altri mancavano; et cussì deliberorono non si levar. Et la matina poi venne el conte de Caiazo con Francesco Bernardin Visconte comissario dil Duca de Milan da li Provedadori, domandando altri 300 fanti per fornir i soi luogi, et cussì fin qui ne ha habuto 1300, et li Provedadori vedendo el tempo non esser de dimorar, in quella matina spazono molti cavalieri per diverse vie, ai qual concesseno che tutte le zente trovaveno per via li dovesse far comandamento da parte di la Serenissima Signoria et soa, che dovesseno non dimorar ma cavalcar in campo; con una lettera averta cometeva questo, et che li Stratioti erano zonti in campo in quel zorno, et che intendevano Hanibal Bentivoi veniva in campo era mia 20 lontano, et doman lo aspettavano con desiderio, et cussì quelli de Ravena, zoè el conte Carlo di Pian di Meleto, Talian da Carpi et Anzolo Francesco da Santo Anzolo; al qual per la Signoria in questi zorni li fu cressuto fino al numero de 100 cavalli; etiam aspettavano Sonzin Benzon, Zuan del Drivandim, Zuan Griego et altri cavalli lizieri erano stati a Perosa col Pontifice; et che era zonto certe carete de artiglierie, però che di Verona et di Brexa fo ordinato fusse mandato carete de artiglierie in campo.

Intendendo tal cosse, Venetiani non cessavano de consultar; et in questo zorno mandono danari in campo per dar paga a le zente di Ravena, le qual in campo andò senza haver danari avanti se partisseno, dimostrando la fede portavano a la Signoria, et che non era tempo de dimorar a far mostra, essendo el Re sì propinquo. Et è da saper che nostri erano su gran spexa da terra, oltra l'armada era in mar, sì a Brandizo quam in Arcipelago; et el campo voleva al mexe, oltra l'ordinario di le Camere, ducati 60 milia; et za haveano trovati et con bel modo, senza danno di la terra, danari per tegnir l'exercito tutto el mese de Avosto senza metter altre decime, et questo per li 8 milia ducati di la provision nova a la Camera di imprestidi; et oltra li ducati 50 milia primi dil Monte nuovo, ne tolseno per altri 30 milia, et con grandissima pressa etiam questi ultimi, licet fusse senza don, in tre zorni fo compito de depositar a le Cazude. Li debitori di la Signoria per tutti li officii erano solicitadi a pagar, et maxime quelli di le Cazude, sì de Monte nuovo quam vecchio, et le decime dil clero li governadori di le intrade scuodevano; quelli erano a le casse de li 8 officii hanno dacii, erano solicitadi da la Signoria a scuoder, licet per queste guere la terra era quasi suspesa, et in magnum quid: li qual dacii sono questi: Dacio del vin, Tavola de l'intrada, Tavola di l'insida, Messettaria, Ternaria vecchia, Ternaria nova, Justitia nova et Beccarie; li qual dacii hanno de intrada a l'anno sottosora ducati......; sì che per questo si puol conjecturar la magnanimità de Venetia. Oltra de questo fo mandato ducati 7000 a Bologna a Antonio Vincivera secretario nostro, a ciò facesse li 2000 fanti; artiglierie di l'arsenal per Po fo mandate in campo, schiopeti, spingardi et passavolanti; benchè le nostre artigliarie traze ballote di piombo, et quelle di Franzesi traze ballote di ferro, et sono passavolanti assà longi.

Adoncha Franzesi, sì come ho scritto, a dì 26 Zugno introno in Pontremolo senza haver alcun contrasto. El modo fo, che intendendo li custodi el Re col suo exercito havia habuto S. Stefano, loco pur dil Duca de Milan vicino a Serzana, et che alcuni Franzesi veniva verso Pontremolo, alcuni fanti ussite per scaramuzar con loro, ma inteso erano 2000, havendo paura che quelli habitanti ne li monti signorizava Pontremolo, ch'è posto il passo in una valle, cridava: Franza! Franza! deliberorono partirse, et lassar quel passo a Franzesi, et loro venir a la fin de monti a uno altro passo chiamato Fornovo, et lì fortificarse, ch'è mia 20 di Pontremolo, et 9 dove era el nostro campo; et quivi el conte de Caiazo con le soe zente stete con 1000 cavalli et 200 fanti, benchè a nostri fusse scritto da Milan ivi era 30 squadre et 5000 fanti. Ma parse al Governador de mandar a custodia de quel passo de Fornovo, et a li Provedadori, Piero Schiavo contestabele con 3 altri contestabeli con 3000 fanti; el qual, sì come scrissi di sopra, dovea andar a li 26 a custodia di la Speza in la Riviera di Zenoa, mia 30 dil ponte di Thar dove era el campo nostro. Ma mentre era in camino, acadete che Franzesi haveno ditta Speza da Zenoesi tenivano da li Fregosi, pacifice; i quali, vedendose potenti più de li Adorni, con lo aiuto di Franzesi scaziati li custodi era per il Duca messi, levono le insegne de Franza et feceno gran comotione et novità in quella Riviera, come dirò di sotto. Or, inteso questo, li nostri fanti vi andava....; et Franzesi non solum la Speza ma molti castelletti de quella Riviera de Levante oteneno, per causa di le parte de zentilhomeni Capellazi, et populo. Questa nova di la Speza zonse a Venetia la verità a dì 28 ditto da matina, benchè prima nostri ne dubitasse molto, per le lettere viste quatro zorni avanti, scritte al Duca de Milan per el governador de Zenoa, che ditta Riviera era in manifesto pericolo se non se li se provedeva in mandar fanterie; tamen che lui a Zenoa se defenderia. Et in questo medemo zorno etiam se intese de Pontremolo. Adoncha a dì 26 di questo Franzesi otteneno do passi, quel de Pontremolo et quello di la Speza senza combatter, a loro molto necessarii et, ut dicam, la chiave de Italia: quel di la Speza per haver l'adito di far voltar Zenoa: et questo per tornar in Aste, et conzonzersi col campo dil Duca de Orliens, et dar fastidio al stado de Milan. Questa forteza di Pontremolo dette molto da pensar a nostri, et li padri de Collegio stette assà de malavoia. El Prencipe pur era amalato, et per queste cative nove più li cresceva el mal; et tanto più dolse a nostri, quanto per poca cura era perso ditto passo; et el Duca scriveva esser cossa inexpugnabele, et vi havia messo bona custodia, et che non si temesse; tamen veteno (videro) la experientia al contrario, et la pusilanimità de li custodi, havendovi voluto mandarvi in la fortezza uno nostro patricio, et meglio sarebbe stato; et per questo erano in gran pensier. Et a dì 30 Zugno nel Consejo di Pregadi feceno molte provision, et scritto lettere in diverse parte, et fo comandato gran credenze, et più di l'usato, adeo non volevano dir si Pontremolo era perso; et preseno de mandar danari in Dalmatia per far zente, et far altri 2000 cavalli de Stratioti, però che in Stratioti havevano gran speranza et fede; et scrisseno in campo dovesse haver gran diligentia di non si apizar con Franzesi, et solicitasseno, le zente vi veniva, venisse.

Ma el Re de Franza in questo mezo, a dì 22 Zugno intrò in Lucca, ricevuto con grande honor da quella comunità, sì come a la prima feceno, et atendeva pur di far voltar Zenoa, e far trame occulte, come è da judicar facesse. Poi venne a Pietra Santa, demum a Serzana; et essendo la sua persona lì, mia 12 da Pontremolo, le soe zente have San Stefano, loco del Duca de Milan, et etiam Pontremolo, come ho scritto; dove li Sguizari fece gran crudeltà, qual scriverò di sotto et per che cagione. Et pur ancora non se sapeva el certo, qual via volesse tenir, o venir contra el nostro exercito o andar per la via de la Speza. Et cussì etiam Franzesi stavano tra loro a consultar quid fiendum, havendo con lui Zuan Jacomo di Traulzi et Francesco Secco degni capitani italiani, li quali menava con lui in Aste per privar Italia di tal homeni. Et el Re mandò uno suo ambassador a Bologna, el qual zonse a dì 27 da sera; et la mattina ebbe audientia. El qual, da parte dil suo Re dimandò al magnifico Johanne Bentivoj conseglio, che via dovesse far Soa Majestà per ritornar in Franza, però che Zenoesi non li voleva dar el passo. Li rispose che per Lombardia non bisognava Soa Majestà passasse, perchè coreva pericolo di esser taiato a pezzi, come era la verità; notificandoli el grande exercito havia la Signoria in campagna in Parmesana. Et ditto messo rimase assà sora de sè, et poi li disse che 'l Re venisse amicabiliter a dimandar passo a la Illustrissima Signoria et al Duca de Milan, li quali per soa benignità li concederia, volendo ritornar in Franza et non far novità in Italia più; et che pur volendo passar per forza, la soa miglior via era quella de Zenoa. Et habuto tal risposta, ditto orator ritornò al suo Re. Et questo se intese per lettere dil nostro secretario in Bologna a dì 29 ditto da matina in questa terra.

Da Milan lettere di 28 et 29 ditto da matina, come el Duca molto si havia dolso dil perder di Pontremolo; et di campo, che volendo Franzesi di Novara far uno certo ponte sopra un'acqua per poter haver vituarie, uno fiul fo di Zuan Piero dal Bergomino, capetanio di fanti, insieme con alcune altre zente paesane, ivi era andato et scazò Franzesi di tal opera, disfacendo el ponte, et menò via le burchiele, sì che Novaresi et quelli stavano dentro patirono assà, non sperando haver vittuarie da altro loco che di Verzei, et altre terre dil Duca di Savoia, et che mandava madona Beatrice duchessa moglie dil Duca, era partita lei sola senza el marito, in compagnia de molte donne di castello de Milan, et andata a Vegevene, essendo prima andata per la terra de Milan con gran pompa, tamen era mal vista da ogni uno, per l'odio haveano a suo marito, el qual stava in castello et lì faceva li soi provedimenti, con bona custodia di la persona soa, et molto dimostrava amar la Signoria. Or che ditta Madona era andata in campo, el qual era lì a Vegevene a dì 27 ditto, et zonse a hore 2 con alcuni comessarii dil Duca, sì per sopraveder le cosse, quam per inanimar el capitan suo facesse qual cossa. Item che intendeva che a Novara Opizin Cazabianco et el Negro et li altri primarii cittadini che fonno causa di dar Novara a Franzesi, dubitando el Duca di Orliens non se acordasse con Milan, era andati, col suo miglior poteno portar, ad habitar a Verzei, et era per numero zerca 50; et questo era signal consideravano nunquam el Duca di Orliens poteva tenir quella terra, et dubitavano di la vita loro. Et per lettere di Bernardo Contarini sora i Stratioti se intese che a dì 28, a hore 12, di comandamento dil Duca et hora astrologica, col campo si levò da Vegevene et venne mia 4 ad alozar in uno loco chiamato Caxolo. Et come fonno partiti di Vegevene tutto el campo in ordene mia uno lontano, fo posto el campo come havesse a far fatto d'arme, zoè partino le zente d'arme in cinque squadroni: le fanterie elemane inanzi, le fanterie italiane a drieto, cavalli lizieri et balestrieri, et da uno canto li Stratioti, et dall'altro ditti cavalli lizieri; di qual fo fatto do ale a le zente d'arme; et che la Duchessa volse venir a veder l'ordene dil campo, et poi lei ritornò a Vegevene, et el campo venne di longo ad alozarsi a Caxuol. Et el numero di le zente sì de Milan quam de inimici, di sotto sarà scritto. Et alozato che fo el campo, Bernardo Contarini mandò alcuni Stratioti a discoprir le guardie dei nemici, insieme con certi thodeschi, et corseno fino su le porte, et lontan li do alozamenti mia 3, preseno 9 pedoni che trovono et uno homo d'arme franzese, et ne amazono tre pedoni, et ritornò in campo. Et quella matina seguente, fo a dì 29, andò 25 Stratioti verso uno castello chiamato Villanova, lontan da Caxuol mia 4, el qual Franzesi lo teniva, et presentati ditti Stratioti con uno balestrier dil Duca per guida, li fanti erano dentro per numero 12 si deteno, salvo l'haver et le persone, et Stratioti introno dentro. Et poi per el capetanio, inteso questo, qui fo messa custodia, laudando molto la probità de Stratioti. Et in questo zorno poi, intendendo Franzesi erano messi in fuga, et haveano abbandonato do lochi, zoè Cerano et Tracano, castelli dil Duca de Milan per loro aquistati, li Stratioti montò a cavallo con li cavalli lizieri italiani, et corendo mia 4 introno dentro ditti castelli, dove fo lassato per Bernardo Contarini 200 Stratioti et molti pedoni a custodia, et el resto de Stratioti corseno fin su le porte de Novara, et non trovò niuno, però che i nemici erano reduti in la terra; et cussì ritornono in campo, dove fo terminato la matina levarse col campo, et andar alozar a Trecano, lontan de Novara mia 3, per poter meglio far correr ogni zorno fino sule....

Or qui scriverò la conditione di campi, sì come fo mandato a la Signoria.

Zente d'arme le qual se atrova nel campo dil Duca de Milan a l'impresa de Novara[135].

Zente dil Duca di Orliens in campo[136].

A dì primo Luio venne lettere di Roma di 27 Zugno di sabato, nel qual zorno el Pontifice intrò dentro Roma con grandissimo triumpho, a hore 22, però che fonno coperte le strade dove el passava de panni, fatto soleri con feste; et molti cardinali che erano intrati el zorno avanti, et cussì Hieronimo Zorzi kav. orator nostro, el qual el venere etiam era intrato, tutti ussiteno fuora per venir a honorar Soa Beatitudine, et cussì esso Pontifice con XXI cardinali et assaissimi episcopi et li oratori ritornò in Roma, essendo stato fuora zorni... perchè a dì... Mazo se partì, et a dì 27 Zugno ritornò, et Romani fonno molto aliegri che la corte fusse tornata. Et in quella sera l'orator nostro spazò lettere a la Signoria notificando questa tornata, et come a dì 18 de l'instante in Gaeta el popolo et zentilhomeni erano stati a remor, et questo per causa di certa novità voleva far Franzesi, zoè di metter angarie ivi praeter solitum al populo, et li zentilhomeni consentiva. Or adunato esso populo in uno, si messeno in arme et deteno driedo a Franzesi et zentilhomeni, i quali si reduseno, per fuzir tanto furor, tutti al meglio poteno in la rocca, et mandò a Napoli et a li lochi vicini di Colonnesi a dimandar aiuto. Et a dì 24 ditto, fo el zorno di San Zuane Baptista, intrò per la via di la marina in la terra monsignor di Beucher, el qual era rimaso gran siniscalco dil Regno, in Napoli habitava. Et ancora vi entrò el cardinal Colonna con zerca 3000 persone in tutto, et con quelli Franzesi erano in rocca, et zentilhomeni ussiteno fuora contra el populo, el qual havia cridato: Ferro! Ferro! Aragona! Aragona! et di quelli Gaetani ne amazono numero 1500 et più, che fo una crudelissima cossa veder in quella città tanti corpi morti per la terra, et etiam li puti; et le donne veramente non volseno amazar, ma le vechie fonno mandate a Napoli, et le zovene cargate et poste su certe galeaze per mandarle in Provenza; ma, ita volente Deo, poi da Zenoesi ditte galeaze fonno prese et le donne liberate: sì che Gaeta a questo modo fo trattata, et fatto quel che nunquam più fo audito, che contra uno populo si usasse tanta crudeltà senza ragion. Item che re Ferandino in Calavria prosperava felicemente, come per lettere de Ulixes Salvador havia inteso, date in Sicilia a Messina, drizate a esso orator, et che in uno loco ditto Terra nuova havia serato in obsidione monsignor de Obegnì vicerè franzese, et che in quelli zorni erano stati a le man, et el Re havia preso 50 cavalli et 300 Franzesi, et questa nuova è quella di sopra ho scritto. Ma al presente è da considerar certo, re Ferandino sia sopra l'armada soa aviata verso Napoli; et come vidi per una lettera scritta a Zuan Bragadin, per uno suo patron di nave era a Messina, come l'armada deputata a venir a Napoli in tutto era questo numero: caravelle et barze 45, galie 18, galioni 2, barzoti 2, el resto tra fuste e bragantini 20; in tutto vele zerca 70 (?), la qual armata se partì da Messina, a dì... Zugno, et la lettera vidi era di 21 ditto. Quello de ditta armada seguirà, scriverò poi. Ma da Roma etiam scrisse ditto orator che 'l Pontifice trovandose con 21 cardinal, secondo el consueto dovea a dì 3 Luio far l'ultimo concistorio, et poi, fatta la celebration de San Piero, per el cativo aere era a quelli tempi in Roma, li reverendissimi Cardinali dovea partirse et andar per quelle terre vicine a star fuora per tutto el mexe de Avosto, a ciò passi quei tempi pericolosi di egritudine per li gran caldi. Item che Colonnesi con Orsini erano su le arme, et una parte con l'altra si danizava.

In questa matina medema di primo Luio venne lettere di 30 Zugno da l'orator nostro a Milan, come el Duca havia habuto lettere di Zenoa dal Governador, el qual benchè quella Riviera de Levante si fusse rebellata et venuta in favor dil Re de Franza, tamen che in Zenoa erano fermi in la fede data, licet del populo ne era qualche dubitatione, et che haveano dato quella risposta a l'araldo dil Re di non voler vi entri li do Cardinali et Obieto dal Fiesco per ambassadori dil Re; et cussì ditto araldo era partito; i quali tre erano a la Speza et per quella Riviera.

Item che el campo, a dì 29 da matina, quello era levato da Caxol et andato ad alozarse a Trecano mia 4 da Novara, et che Stratioti havia corso fina su le porte, et Franzesi non si haveano mossi, tanto erano in fuga et spauriti per Stratioti, et che feceno di gran butini de animali et ritornono in campo. El qual a dì primo Luio se doveva levar de lì et andar ad alozar in Arcano più vicino ancora a Novara, et che la Duchessa era a Vegevene, el Duca a Milan, et che in campo ne era opinion de andarsi a campar di là da Novara, in uno loco chiamato Agaglia, però che Franzesi non erano più col campo a la campagna ma tirati in la terra. Et è da saper che ditto campo dil Duca de Orliens era alozato tra Trecano et Cerano. Et inteso de Stratioti si tirò via de lì, i quali Stratioti dette in le coaze, et prese zerca 25 di chariazi, et alcuni Franzesi fo morti, et de Stratioti uno solo, et el cavallo dil Stratioto ritornò in campo, però che questo costume hanno i loro cavalli, et le teste portate a presentar al capetanio et a la Duchessa ebbeno uno ducato per uno, et questo fo nel principio, benchè sia qui scritto. Et el campo preditto duchesco era al presente assà ben in ordene, et fortissimo, et superior de Franzesi; et di breve speravano de haver vittoria, et che Stratioti haveano menato assà villani presoni in campo, i quali per esser dil contado fonno lassati andar.

Et in questi zorni fo preso certe lettere scriveva el Duca de Orliens al Re, come era venuto contra di loro certa qualità de zente che non sapeva quali si fusse, i quali haveano messo tutta la so zente in fuga, et che erano homeni senza arme, con barbe, lanze, mazoche et spade, et cappelli in testa. Et mentre Pregadi era redutto, però che 6 zorni continui fo Pregadi per far provision a tanta importantia et pericolo quanto era, per esser el Re cussì vicin al nostro campo; et zonse lettere di 30 di campo come era zonto Hannibal Bentivoj con 9 squadre di zente d'arme benissimo in ordene, et una de cavalli lezieri, et una de balestrieri a cavallo et 800 fanti con lanze longe, le qual havea in cima una bandiruola, et con rodete, dei qual 400 era balestrieri a piedi, et 400 fanti; in tutto zerca persone 2300, adeo in campo era al presente più di 20 milia persone. Etiam zonse el conte Carlo de Pian de Meleto con el resto di le zente di Ravena, zoè squadre 20. Item che 'l nostro campo con le zente dil conte di Caiazo erano reduti insieme, et diviso le squadre et squadroni, fatto li colonnelli, li qual di sotto saranno notadi; et che la matina seguente doveano levarse di ponte di Thar, et andar ad alozar più propinquo a la montagna, a la badia de Gierola, et che erano in campo a hora 12 milia cavalli, et 5000 fanti, et oltra li 1500 mandati a Zenoa et ancora mancava assà fanterie a zonzer. Et che 'l Governador, Provedadori et condutieri haveano fatto consejo, et terminato de portarse vigorosamente, venendo Franzesi di qua da monti, et che erano volonterosi de apizarse con loro, et dicevano, si el Re venisse di longo, che promettevano a la Signoria indubitata victoria. Et per exploratori mandati in su quei monti et in campo dil Re erano certificati Franzesi esser a Pontremolo, et Sguizari havea brusato quella forteza, et amazati molti di la terra; questo perchè quando da prima de lì passono per andar in Reame, da li habitanti fonno morti alcuni di la soa compagnia, sì come nel primo libro è scritto; et però haveano voluto far la vendeta.

Item che la persona dil Re era ancora a Serzana mia 12 di Pontremolo, et che Zuan Jacomo di Traulzi molto in favor dil Re se adoperava, et che Franzesi erano venuti in su per questi monti, et havia habuto a pati un'altra forteza chiamata Berce et cinque altri castelli pur dil Duca de Milan, i quali fonno alias dil signor Piero Maria di Rossi, et per el Duca toltoli el Stado, l'anno 1482 a tempo di la guerra de Ferrara, che li tolse 22 castelli. Et morto in quel tempo esso signor Piero Maria, Guido suo fiul et fradelli veneno da la Signoria, fo data condutta et provisione, et fo valentissimo capetanio et fidelissimo, et za in la guerra de Todeschi strenue si portò. Ancora fonno azonti nel numero di zentilhomeni de questa terra, et nell'anno 1490, 10 Ottobre, esso signor Guido in questa terra morite, et la sua conduta fo data a so fiul conte Filippo di Rossi, el qual al presente è a custodia di Ruigo. Questi Rossi erano di primi di Parma, però che sono 4 parte in Parma principal: videlicet Rossi, San Vidali, Palavicini, et Corezesi; una di le qual è estinta et ch'è questa di Rossi; et in Piasenza ancora ne son altre quatro: Anguisoli et Landesi, i qual son gebelini, Scotti et Fontanelli gelfi. Et questa digressione basti, et ad rem redeamus.

Item per lettere di campo se intese come Luca Pisani provedador era stato quel zorno in Parma a sopraveder, dove era lì Governador el signor di la Mirandola, et le soe zente erano in campo a soldo dil Duca col conte de Caiazo, et in quella sera discoverseno uno tratato dil castellan de Parma, el qual havia concertato con Franzesi de darli la terra venendo, et fo preso et mandato a Milan. Et ancora in quel zorno era zonto in campo Nicolò Savorgnan kav. da Udine et zentilhomo nostro con 1000 furlani, homeni disposti a ogni cossa. Et conclusive tutti, ex uno ore, dicevano mai non haver visto in Italia a tempi nostri simel exercito et sì fiorita zente: tutto in laude di la Signoria. Se ritrovava in questo tempo, oltra li provedadori et pagadori, 4 patricii andati per veder lì in campo, zoè Piero Donado camerlengo de Ravena, Homobon Gritti, Piero Bragadin et Vettor Pixani dal banco; el qual Pixani se ritrovò in campo al tempo di la battaglia. Et in questo zorno di 30 Zugno a hore 23, do balestrieri a cavallo dil conte de Caiazo menò dal Governador uno Franzese buffon, et dimandato dal ditto Governador dove eran li provedadori et condutieri quello andava fazendo, rispose era venuto a Fornovo et per quei lochi a far comandamento da parte di la Majestà dil Re sotto pena dil fuogo, che dovesseno preparar vittuarie et far dil pan, perchè Soa Majestà voleva venir con tutto lo exercito. Et domandato come nomeva.... mons. dil Cornet. Et el signor Marchexe ordenò li fusse dato da bever, et lui disse non beveva vin. Et el Signor disse non li podeva dar di l'acqua perfino a meza note. Et lui disse: la caxon? Et el Signor rispose: perchè i nostri cavalli va a beverar e turbia l'acqua, adeo fino a meza notte non se puol bever. Et questo Franzese disse: El fatto mio va mal! Et cussì rasonando fo menato dal Marchexe fino sotto la forca, et li disse: Vedistu questi do Signori? Lui disse: Che fanno? Et el Signor disse: Questi ti faranno dir la verità. Et tandem havendo gran paura, riferite el Re havia una bella compagnia, et volevano al tutto venir di qua da monti, non havendo paura dil nostro exercito. Et el Governador li disse: L'ha pur perso el regno de Napoli? Et lui: Non è vero. Li procuratori disse: L'ha pur perso Gaeta. Et etiam non volse consentir. Unde, non potendo haver altro da lui, fo dato a quelli l'haveano preso. Et è da saper che a dì 28 zonse in campo 300 elemani, bellissima zente, et cussì se andava ingrossando quello.

Queste lettere venute in Pregadi tutti comenzono a star di bon anemo, vedendo el bon cuor haveano sì el Governador signor Rodolpho et altri condutieri et soldati. Et in quella sera scrisseno lettere assaissime in diversi luogi, et alli rettori di le terre nostre, dovesseno star preparati per li bisogni, et far far bona custodia, et mandar quelli dovevano mandar in campo. Et in campo fo scritto, ringratiando del bon voler haveano.

Ancora è da saper che per ditte lettere di 30 da Pisa, zonte el zorno di Nostra Donna a dì 2 Luio, se intese esser zonte 50 carete de artigliarie, et che Hannibal Bentivoj subito zonto volse far la mostra, et li fanti 800 havea con lui era quelli assoldati per l'orator de Milan, et che soldati, per haver li X milia cavalli de cariazi, erano più volonterosi de apizarse con Franzesi che quasi de haver la loro paga, di la qual era tempo; et che preso alcuni de quelli monti, confessono a la tortura Franzesi veniva di longo, erano mal conditionati, li cavalli magri et molti per caldi strachi et amalati, non haveano che manzar, et che per questa causa al tutto come disperati verebbeno zoso, et per paura de Franzesi li custodi de Fornovo haveano abandonato quel passo, et che nostri havendo inteso ivi erano venuti poco lontan a sopraveder 300 Franzesi, in quella notte medema li Provedadori havia mandato li Stratioti et 1500 fanti lì a Fornovo, et la matina a dì primo Luio el campo si levava per andar a Gerola, come ho scritto de sopra; et che intendevano la guarda dil Re havia ordinà le squadre, et che la Signoria non dubitasseno, li dariano vittoria grandissima, et aspettavano con desiderio el Signor de Rimano era in camino, et Paris de Lodron et Cozanderle.

Adoncha, inteso tal nuove per li padri de Collegio, et che al tutto venendo di longo si conveniva menar le man, benchè molti teniva non venisse, et facesse stratageme, e tolesse altra via, tamen ragione era assae dovesse venir di longo, et la grandissima penuria, et come se intese uno pan valeva mezo raynes, et venendo, si caso fusse, quod Deus avertat, che rompesse el nostro campo, sarebbe stato signor de la campagna, et con l'odio portavano li populi al Duca de Milan haria acquistato quel Stado, et sarebbe seguito mal assae, et per non metter in tanto sbaraio, molti patricii erano de opinion che 'l nostro campo, nisi coacti, non dovesseno far fatto d'arme; et cussì scrisseno in campo. Ma li Provedadori rescrisseno che non solum li soldati, venendo Franzesi, volevano esser a le mano, ma che andando per altra via, però che havia una via da Borgo per li monti, che poteva andar, erano nostri disposti di seguitarli, et che anderebbono a Piasenza, sì che si stasse senza pensier, che speravano in Dio per il buon cuor di tutti haver vittoria. Unde per questo in Collegio, non vi essendo el Prencipe el qual era amalato, deliberorono de implorar l'auxilio divino, juxta quel ditto: nisi Dominus custodierit civitatem, in vanum vigilant qui custodiunt eam, et ordinò fusse fatto special oratione per tutti li monasterii de questa terra de religiosi, et a poveri monasterii 32 li fo donato 300 stera di farine quando preseno di romper, et al presente ne mandono altri 300 stera, pregando Iddio donasse vittoria a nostri, combattendo maxime per difensione de Italia et ben di la Christianità. Et ancora fo dato a madona Fiordelixe Zorzi et Beatrice Capello, donne che fonno dedite a procurar per la pietà, per presonieri et povertà, li fo dato stera 600 de farine che dispensasseno, 100 stera per sestier, a povere persone. Et a dì 3, 4, 5 Luio fo fatto processione a torno tutte le chiese, cantando le litanie, et ditto messe a ciò per queste vie el nostro protetor Iddio volesse donar a nostri vittoria contra Franzesi.

Per lettere di Alemagna, da li oratori al Re de Romani di 20 Zugno, se intese come esso Re era occupato a la Dieta, et che ivi se ritrovava nel suo Consejo uno baron di Bergogna, el qual era etiam con l'ambassador di l'archiduca, et per esser homo de gran inzegno et desiderar el ben di esso Re, non solum confortava dovesse venir in Italia, ma che, non possendo cussì presto expedirse, dovesse far romper al Re de Franza al suo signor Duca de Bergogna, sì per far quello è ubligato come colligato, quam per l'odio dovea portar al ditto Re de Franza per le inzurie ricepute; tamen che altri poi disconsegliava, si che de Maximiliano non se sperava alcun aiuto come in effetto fu.

A Ferrara di primo Luio, Hercules duca de Ferrara con cavalli zerca 400 se partì de lì, et andò verso Serzana; dove volesse andar non se intendeva, ma ben con lui portò assà cariazi de tapezarie et arzenti. Se divulgava andasse per dar el passo al Re, et per questo portava questi adornamenti, per poter recever honorifice Soa Majestà; ma esso Duca diceva andava per veder di conzar le cosse, et che el Re tornasse in Franza senza dar impazo a suo zenero Duca de Milan. Tamen per nostri tal sua andata era di gran suspetto, et se divulgava per la terra di far un capetanio in Po, et mandar galioni et barbote, non tanto per offender, quanto per haver armada in Po, per li bisogni potevano acader. Et questo Duca mandò vittuarie al Re, etiam polvere, come se intese.

Da Milan el campo dil Duca da Novara a dì primo Luio a hore X si levò in ordene di Trecano, et si apresentò mia uno lontano di Novara con ordene di battaglia, et inimici non li bastò l'anemo de ussir di le porte. Feceno nostri dar fuogo a 12 passavolanti drizati verso la terra, et ivi steteno fino a le XV hore; ma vedendo che haveano serato le porte et tagliato le strade, a caxone non se potesse correr su le porte, et visto questa fuga, Bernardo Contarini comandò che alcuni Stratioti coresseno di là de Novara mia X; i quali subito corseno, et non trovono scontro niuno, ma fece de gran butini de bestiame, et con gran terror dil paese Stratioti tornono in campo. Et poi el campo venne ad alozar a una villa ditta Perna, uno mio et mezo lontana di Novara, et volevano tajarli le acque a ciò non potesseno masenar; et far provisione siano assaltate le vittuarie venivano da Verzei et assediarli. Et in questo zorno, disnando, in campo fo cridà: Arme! Arme! et in meza hora el campo fo in ordene et veneno fuora, ma fo una dimostratione de inimici, però che ussite solum 700 arzieri a cavallo di Novara, et Bernardo Contarini con 300 Stratioti cerniti et 200 cavalli lezieri dil Duca deliberò di esser a le man. I nemici, oltra li 700 arcieri, era 100 homeni d'arme et 1200 fanti, et non venendo molto lontano de li borghi; et cussì per redurli in qua, Stratioti apizò una scaramuza, et mandò 1200 cavalli lizieri verso i pedoni per tenirli in exercitio, et esso Contarini con li Stratioti se aviò verso li 700 arzieri et fonno a le man, et per esser in luogo circondato di fossi non li poteno far Stratioti tropo mal, pur ne fo morti 12 et portate tre teste sopra la lanza, ritornono a li alozamenti. Et soldati se meravigliono di tal crudeltà, et esso Provedador per dimostrar la Signoria voleva se facesse guerra da dovero, li dette la regalia del suo ducato uno per testa, et intendevano el Duca de Orliens havea mandà bona parte di le artiglierie a la volta de Aste, sì che Stratioti messe in reputation quelle cosse, et Franzesi in gran fuga et pavento.

A dì 3 ditto, inteso Stratioti per le scolte i nemici erano ussiti fuora, questi se aviono con el loro Provedador a la volta de ditti nemici, et trovato 40 pedoni imboscati, tutti fonno presi senza snudar spada. Li altri stevano serrati in la terra, et el Duca de Orliens fece buttar uno ponte sora Po, distante da Novara mia 36 verso Aste, a ciò per quello potesse venirli soccorso di Aste. Et per obviar questo, el capetanio signor Galeazo mandò 60 Stratioti et 40 balestrieri per brusar ditto ponte, a ciò etiam potesseno libere nostri corer fino in Aste senza impazo. Et ancora in quella matina, per ordene dil Duca, mandono a la volta di Zenoa 70 homeni d'arme et 100 cavalli lezieri, perchè cussì el Governador de Zenoa li havea richiesti; et el Duca de Orliens per quanto intendevano feva far spalti in la terra de Novara. Et in questi zorni fo preso uno corier con lettere di ditto Duca, drizate al Re in zifra, rispondeva come havea inteso et habuto lettere di Sua Majestà, et che l'era obsesso in Novara, nè si poteva partir nè ussir per causa de Stratioti. Et a dì 4 Luio, per nostri dil campo preditto duchesco, fo preso 12 villani et 8 sacomani con loro cavalli; et molti castelli ivi dintorno, che prima haveano ribellato di Milan et datosi al Duca de Orliens, al presente si rendevano voluntarie a nostri; et come per una lettera di Bernardo Contarini vidi, fin questo zorno havea fatto restituir a instantia dil Duca da 600 fin 700 cai de anemali grossi et assà altre robe et danari de butini havia fatto Stratioti, dicendo erano de li soi dil paese.

El campo veramente nostro di Parmesana a dì primo Luio se levò di ponte di Thar, et tutto in arme come havesseno a far battaglia, et veneno mia 2 più propinqui a la montagna, in uno loco ditto Gierola, et qui si poseno a li alozamenti, essendo stato zorni 6 al ponte di Thar. Et, fatto consejo, non volseno andar più di longo per manco pericolo, et per esser qui a la discoperta et quasi in fortezza. Et era in campo assà abondantia de vituarie, et, come de patricii che vi fu a veder se intese, pareva de esser in una città, per ritrovarvi di ogni cosse, et ogni arte, et tutti danarosi, perchè li danari di S. Marco corevano, et tutti stavano aliegri et di bon animo. Et è da saper che li Provedadori mandono a dimandar a Parma alcuni guastadori per bisogno dil campo, et quelli cittadini, fatto loro consegli, risposeno non li voler dar, per non angarizar el so paese. Or, avanti descriva altro, l'ordene dil campo voglio scrivere.

Ordene di l'exercito di la Illustrissima Signoria et colonnelli partiti a dì primo Luio.

Squadra prima:
Stratioti greci sotto Piero Duodo provedador cavalli 700
Zuan Griego con soi balestrieri cavalli 100
Sonzin Benzon e Zuan di Ravena balestrieri cavalli 100
Stratioti dil Governador zeneral cavalli 100
Stratioti dil signor Talian da Carpi cavalli 25
Stratioti di Hannibal Bentivoj cavalli 10
Balestrieri dil Governador preditto cavalli 200
Balestrieri dil signor Ranuzo dil Farnese cavalli 33
Balestrieri dil signor Antonio da Montefalco cavalli 20
Balestrieri dil conte Bernardin Brazo cavalli 25
Balestrieri dil conte Zuan Francesco di Gambara cavalli 10
Balestrieri di Piero Schiavo Contarini cavalli 25
Balestrieri dil Conte de Caiazo cavalli 50
Balestrieri di Hannibal Bentivoj cavalli 55
Balestrieri dil signor Galeoto di la Mirandola cavalli 50
Balestrieri dil signor de Carpi cavalli 40

La persona di lo illustrissimo signor Marchexe de Mantoa Governador et di signori Provedadori et Conte de Caiazo.

con el squadron de li alozamenti.

Colonnelli.

Jacomazo da Venetia capitano di le fanterie, tutti li elemani, marchesi et ducheschi per uno colonnellocolonnello1
Nicolò Maria Giacomo albanese»1
Li fanti di la guarda dil signor Marchese e Zuan Mato»1
Piero Schiavo contestabele»1
Li bolognesi fanti»1
Gorlino»1

Colonnelli di le zente d'arme con le fanterie.

El conte de Caiazo et mirandoleschi squadre 14
Hannibal Bentivoj et signor Ludovico da Carpi » 11
Lo illustrissimo signor Marchexe Governador zeneral » 11
Signor Antonio di Montefalco et Zuan Francesco di Gambara » 14
Conte Bernardin et Marco da Martinengo » 17
Signor Ranuzo dil Farnesio et conte Alvise Avogaro » 16
Alexandro Coglion et Tadeo de la Motella » 13
Conte Carlo di Pian de Meleto et Talian da Carpi » 13
Sono squadre 109

De le quali ne restano do squadre per antiguarda di le artiglierie et cariazi.

Da poi sono zonte le infrascripte zente.

La zente di d. Alphonso fiul dil Duca di Ferrara, homeni d'arme 160, cavalli lezierinum. 100
Balestrieri dil Marchexe de Mantoa»100
Stratioti del ditto, cavalli»100
D. Nicolò da Savorgnan, con fanti»100
Zenoa fanti»300
Zuan Bernardo Pellegrin fanti»100

Questi se aspetta in campo

El signor Pandolpho de Rimano concavalli400
El signor de Pesaro o ver el fradello con»400
D. Paris da Lodron con provisionatinum.1000
Lionello dal Nievo fanti»500
Cozanderle todesco, elemani el resto»700
Fanti fatti a Bologna per el secretario»200
Item le zente dil Duca de Gandia cavalli»....

Et poi che fo el campo reduto a Gierola, et zonte parte di le ditte zente in campo, feceno di nuovo li colonnelli, li quali saranno di sotto al loco suo descritti.

Qui comenzano baruffe seguite in campo con Franzesi venivano zoso di monti.

Et sì come ho scritto di sopra che el campo nostro venne ad alozar a dì primo Luio a Gierola, et in quel zorno intendendo per una spia come zerca 2000 Franzesi, zoè 500 cavalli lezieri et resto pedoni, se doveano calar zoso di monti per piar (pigliare) el lozamento de Fornovo, ch'è a la fin di la montagna, a ciò el nostro campo non vi andasse ad alozar ivi, et Stratioti andati contra costoro trovono uno squadron di zerca 1600 che venevano zo del monte, unde Stratioti deteno dentro a pe' dil monte, et fonno a le man, et quelli rupe et fracassò metendoli in fuga, che ebbeno de gratia de ritornar indriedo, et ne amazò quelli Stratioti zerca 30, et prese 12 vivi, et le teste portono in zima le lanze a li Provedadori, et li presoni menono in campo; tra i qual era uno gran maistro sguizaro con 5 ferite, et franzese uno homo da conto, el qual volevano pagar assà danari et fusse lassato, et havia una ferita arente la bocca da la banda dreta, et un'altra sopra la gamba, et judicaveno li Provedadori havesse a morir. El capo sguizaro menato in campo fo assà honorato da li Sguizari nostri, dicendo era homo di farne extimation, et quello andavano a visitar. Adoncha Stratioti cazò Franzesi fin a la montagna, dove erano certi passavolanti soi, et loro diseno uno, el qual azonse a uno Stratioto da Coron et quello amazò; et in quella fiata Stratioti feceno carne et non volse più presoni; et etiam uno Stratioto fo ferito da una lanza et do cavalli feriti. Et Stratioti feceno assà bene di questa prima baruffa, però che questi Franzesi presi et quelli fonno amazati haveano assà danari, et tal dà ducati 200 in suso et anelli molto grossi da ducati 25 l'uno d'oro, i quali haveano in dedo; et presentò le teste a li Provedadori, basandoli la man a la greca, ai qual fo dato uno ducato per testa, secondo el consueto, et li anelli recolti ne le sue bezasse (bisacce) presentono etiam a li Provedadori, et al so Piero Duodo; i quali fonno pesati, era di oro ducati 1500 et più.

Ancora uno balestrier bolognese prese uno Franzese solo di 400 balestrieri che erano, et Stratioti fece quello è di sopra scritto, et li soldati tocavano la man a Stratioti, cridando: Marco! Marco! Et è da saper che 'l primo Stratioto apresentò una testa de Franzese al Marchexe, li donò ducati X, et basolo per mezo la bocca; la qual cossa Stratioti molto stimano di esser carezati. Oltra di questo, Stratioti prese tre mercadanti fiorentini vestiti a la franzese, havea uno fameio et uno corier in loro compagnia per guida, venivano de Franza et andavano a Fiorenza; et fonno menati da li Provedadori, et examinati, visto non erano homeni de mal afar, fonno lassati andar via.

Questi Franzesi venivano zoso di monti erano l'antiguarda dil Re: cavalli 2000, 1600 Sguizari et 400 cavalli lizieri. Et nostri che li andono contra fonno 1200 cavalli lezieri et non più, tra i quali 600 Stratioti con Piero Duodo loro Provedador; et questi messeno Franzesi in fuga a ritornar indriedo. Ancora Stratioti preseno cavalli X de Franzesi. Et si Stratioti li havesseno lassati venir di longo et non fusseno stati cussì presti a investir, sine dubio tutti erano presi o tajati a pezi; ma fo tanta la fogosità per la morte dil suo Stratioto, che non volseno star a indusiar; et questo seguite a hore 16. El Franzese se tolse de taja lui medemo ducati 1000, et el Sguizaro havea ducati 500 adosso, et 4 anelli in dedo (dito) de ducati 25 l'uno d'oro; et se tolse de taja ducati 500. Et Stratioti referitono in campo, Franzesi esser valenthomeni; tamen che de ditti non temeno, et speravano diman, venendo zoso, haver altra vitoria che questa. El campo nostro, el qual era za di le nostre squadre 100 et 20 de Milan, cavalli lizieri et Stratioti zerca 2000, et fantarie assà numero, alozato pur a Gierola, stevano preparati facendo far bone guardie a li passi, a ciò Franzesi non venisseno zoso di monti a trovarli disproveduti. Et messeno custodia a Fornovo, et ordinò li colonnelli, li quali più avanti saranno descritti, et quelli prima avesseno a investir i nemici, venendo a la campagna; sì che li Provedadori scrisseno che soldati erano de bon animo, et desideravano Franzesi venisse, et che si dovesse star aliegri, perchè erano certi de haver victoria. Et per paura de Parma, perchè Zuan Jacomo di Traulzi con la parte gelfa tramava pur novità, fo mandato ivi 400 provisionati, et Francesco Bernardin Visconte comissario dil Duca de Milan. Et è da saper che nostri tramavano pratiche secrete con ditto Zuan Jacomo di Traulzi, venisse da la banda di qua; et andava messi su et zo de questo; tamen promise de venir et non venne. Franzesi veramente si tirono a li monti; quello facesse non se intendeva, o volesse el Re venir di longo, o pigliar altra via; et necessario era de prender partito per la grandissima carestia haveano su quei monti sì de vittuarie quam de strami. Et qui è da considerar el Re facesse molti consigli con li soi, qual via havesse a tenir, ma pur fo advisato (non voglio scriver da chi, ma da chi era nemico de questa Signoria) che nostri per niun modo non volevano el campo fusse a le man con loro, ma li lassasseno andar; et però volse venir di longo.

Questa nova zonse in questa terra a dì 2 Luio, el zorno de San Marcilian, a hore 3 de notte, nel qual zorno da nostri è celebrato per haver habuto gran victoria per i tempi passati; et le lettere fo fatte a dì primo a hore 21. Ergo in 28 hore venne le lettere. Et inteso tal nova in quella sera medema, fo mandato a notificar questo a li Savij de Collegio, a caxa, per Zacharia Davit uno di Secretarii de Collegio, et la matina non sapendo far altro, se non ordinò el continuar le oration a implorar el divino auxilio, et da poi disnar per Pregadi fo scritto in campo, laudando la fede dil Governador et bona voluntà di l'exercito et portamenti de Stratioti. Et cussì tutti stevano in expectatione de haver lettere, che Franzesi siano venuti, et che se havesse fatto d'arme.

Ma molti, come ho scritto, questo apizarse non gli piaceva, per il pericolo et danno potea seguir: volendo più presto el Re prendesse altra via o vero dimorasse a venir, tanto che le zente mancavano a venir in campo fusseno zonte, zoè signor de Rimano et de Pesaro, et conduta dil Duca de Gandia, Paris di Lodron, Cozandorle todesco, Nicolò Savorgnan, licet di sopra habbi scritto fusse zonte, ma zonse parte, et lui era poco lontan; sì che, fatta la descriptione, mancava siemile persone, le qual per zornata zonzevano, et etiam Zenoa el qual era propinquo, con 300 fanti; et pur nostri stava con desiderio de haver lettere de campo, et a li Provedadori comesseno dovesse scriver do lettere al zorno almanco, una la mattina et l'altra la sera, et le poste erano redopiate per haver avisi presti; ma per tutto questo zorno, nè etiam el 3 Luio fino a la notte non venne lettere. Et poi venne lettere di 2 del mese a hore 24, narava come el campo era stato tutto quel zorno in arme, aspettando el venir de Franzesi, ma che fino quell'hora non veniva nè era parso niuno; et che non trovavano spie de poter mandar a veder quello faceva Franzesi su quei monti; et che in quell'hora era venuto do homeni d'arme di la compagnia dil Traulzi per haver soldo di qua, fuziti dal Re, i quali portò uno pan di quelli se vendeva in campo di nemici, assà picolo et negro; et che non haveano più vittuarie, et era 4 zorni l'exercito non havia vino; et che erano Franzesi per el rebatter de Stratioti molto confusi, et stavano sopra de sè, havendoli rotto li soi disegni: et el Re era ancora a Pontremolo, et parte di le soe zente a Terenzo et a Bordan, el qual Bordan è assà forte, fo castello di Rossi, dove molti judicava qui havesse a lassar le loro some et cariazi in ditta forteza, la qual bisogna bombardarla volendola haver, per poter venir più lezieri a la battaglia; et che parte de ditta zente erano andate a la via de Borgo per tuor strame et sopra veder quelle vie assà estive da condur exercito, et è la via fece el signor Ludovico et signor Ruberto Severino, come ho scritto de sopra, va a Tortona. Et è da saper che in questi castelli, dove sono Franzesi al presente, hanno 4 vie: o vero tornar in driedo a Pontremolo; o andar in Tortona per monti assà aspri, ma non puol menar cariazi; o venir di longo contra el nostro exercito; o vero andar per quelli monti in Rezana (Reggiano) passando questi fiumi o vero torenti, zoè Baganzan, Parma, Lenza et Crostolo, et discender a Montechio o vero Torrechiara, et andar a Rezo, havendo però el passo dil Duca de Ferrara, el qual nostri molto sospettava non lo havesse; questo per esser andato esso Duca lì in Rezana, come ho scritto de sopra. Tamen molti era de opinion dovesse venir di longo, et esser a le man con el nostro campo; et el tardar faceva, era perchè havia mandà Felippo mons. con alcuni cavalli et 1500 Sguizari verso la Speza et quella Riviera de Zenoa, et che aspettava ritornasseno nel suo campo, perchè havia mandato per lui. Et ancora scrisse al Prefetto signor de Sinegaia et Colonnesi, dovesse venir con zente in augumento dil suo exercito, non restando de mandar zente a Fiorentini, come dirò di sotto; pur pativa assà sinistri su quei monti, con poche vittuarie.

Et a dì 3 Luio, come se intese a dì 5 da matina per lettere di Provedadori date a Gierola a dì 3 hore 22, in questo zorno zonse assà numero de persone in campo; la compagnia de d. Alphonso fiul dil Duca de Ferrara, cavalli 600, era soldato de Milan, et la soa persona non venne, ma rimase col cognato in castello a Milan. Item venne Gilberto da Carpi con cavalli 200, pur per el Duca preditto. Ancora era zonto cavalli lizieri dil Marchexe de Mantoa Governador zeneral nostro, et mancava venir 200. Zonse lanze spezade rubertesche cavalli 340, et de ditta compagnia non mancava se non do homeni d'arme a zonzer. Etiam de altri condutieri che mancava compir le sue condute, a hora tutti erano zonti. Et come vidi per una lettera, in questo zorno zonse 8 squadre de cavalli armati senza cavalli lezieri, et etiam vi zonse Nicolò Savorgnan con li 1000 schiopetieri et provisionati dil Friul, benchè scrivesse di sopra era zonto, ma, per esser poco lontano, quei di campo reputava zonto. Et ancora venne 200 provisionati di la comunità di Asola benissimo in ordene, pagati a soe spexe per mexi uno. Mancava zonzer li 600 provisionati, che 'l signor Governador havea scritto a Mantoa a la Duchessa soa moglie et soi comissarii fosseno fatti di Mantoana, i quali di brieve doveano zonzer; et cussì Cozanderle, Zenoa et d. Paris de Lodron, al qual era Francesco de la Zueca nostro secretario et molto sollicitava; et questi tre de hora in hora erano aspettati in campo. El signor de Rimano era in camino, tamen molto longo, et non zonse a tempo. Soldati erano molto desiderosi, per el gran numero de zente a hora de squadre 130 et X milia fanti, de esser a le man con Franzesi, et haveano mandà molti de soi cariazi, chi a Parma et chi a Cremona, per remagnir più lezieri in far fatti d'arme. Abondantia grandissima era nel campo nostro, et in loco securo per li repari haveano fatti, et non si volseno muover de lì per molti respecti, maxime per li strami per li cavalli; et erano lontani di Fornovo mia cinque, dove era posto bona custodia, et cussì a Garona, ch'è sul monte una rocca, et Fornovo è il suo borgo a basso. Et el zorno avanti el conte Alvixe Avogaro con altri condutieri et cavalli lezieri et fanti andò alquanto su la montagna per intender de Franzesi; tamen niuno non parseno. Et a dì 3 inteseno per una spia tornata di campo nemico, come el Re in persona era partito de Pontremolo et venuto mia 12 più in qua a Barze, dove era una parte dil so exercito, et el resto a Tarenza e Bardon mia X da Barze et 6 da Fornovo.

Adoncha Franzesi era mia 15 lontan dil nostro campo, zoè di Barze a Gierola, et li villani tutti de quelli monti si messeno su le arme per poder menar le man bisognando, maxime si Franzesi fusseno rotti, per haver etiam loro, di questo gran butino menavano, qualche parte. Et fo advisato la Signoria che Franzesi venendo zoso de monti voleva mandar li soi cariazi avanti, a ciò soldati et Stratioti atendesseno a robar, et loro in questo mezo o andar su la strada romea, o vegnir a combatter, et esser vincitori, volendo prima metter la roba che la persona a pericolo. La qual cossa fo mandato advisar a li Provedadori dovesseno questa stratagema notificar in campo; onde fo fatto bone provisione per el Governador zerca questo.

Et in ditto zorno di 3 Luio venne in campo nostro do trombeti dil Re de Franza, uno da matina, l'altro da poi manzar. El primo, andato davanti el Governador et Provedadori, domandò do cosse: prima de voler parlar al Conte de Caiazo, et essendo ivi ditto Conte, dimandò quello el voleva. Li disse che la Majestà dil Roy mandava per lui, che li dovesse venir a parlar. Al qual rispose el Conte non poteva venir, per esser homo di la liga et nel campo di la Illustrissima Signoria de Venetia. Et pur ditto trombetta o vero araldo replicò dovesse venir. La seconda fo che dimandava li presoni pigliati el zorno primo de Luio, et maxime uno zentilhomo di Bertagna, per el qual faceva grande instantia, offerendo assà danari; et pregava, non lo volendo dar, li fosse fatto bona compagnia. El qual preson era de Stratioti, et li haveano dato taia. Dimandato a questo trombeta per el Governador, quello feva el Roy; rispose che al tutto voleva venir zoso di monti di brieve, et benissimo in ordene de zente. Hor fu licentiato; et poi la sera ne venne uno altro con quelle medeme parole, de voler el Conte de Caiazo vengi a parlar al Roy, et che Soa Majestà mandava a notificar al Marchexe de Mantoa, come le so zente in Calavria havea amazà re Ferando et che re Alphonso era morto; sì che dil Reame non restava più altro contrasto. Et che el Duca de Milan non haverà più paura, essendo morto questi do soi nemici, et che al tutto el Roy voleva venir a provar le soe spade, et che l'era propinquo al nostro campo. Et Marchiò Trivixan provedador li disse: prima che 'l conte de Caiazo essendo in campo di la Illustrissima Signoria, non volevano lui andasse dal Re; et che se maravegliavano di uno Re cussì fatto, che ha fama di Christianissimo, de mandar a dir busie; et che non era el vero quello diceva, però che haveano novelle più fresche di loro, che re Ferando prosperava in la Calavria, et za tutta era recuperata mediante l'armada di serenissimi Re et Raina de Castiglia, et che di brieve intenderanno l'haverà recuperato Napoli, come fin quell'hora nostri erano certi l'avesse recuperato; et che nostri steva con bon animo, volonterosi de apizarse; et che 'l Re vostro vegna pur presto, che li mostreremo gaiardamente el volto et da valenthomeni, et proverà si le arme de Italiani et di la Excelentia dil signor Marchexe et altri condutieri di la Illustrissima Signoria sono bone de difender et offender, et che erano gaiardi in expectarlo. Et poi li feceno admonitione non dovesse più vegnir alcun Franzese in campo, et dovesse dir al Roy non mandasse; perchè, venendo, ordinaria a le antiguarde fusseno taiati a pezi. Et con tal risposta, et alcune savie et fidelissime parole mandò a dir el Governador al Roy, di simel sustantia, ditto trombeta ritornò a Berze, et poco mancò che nel ritorno fusse amazato da Stratioti; ma pur fo acompagnato via senza alcun danno.

Et in questa terra a dì 5 la sera pur zonse lettere, (scritte) a dì 4 dil mexe a hore ij, et qui zonse a hore 22, le qual conteniva come in quella matina essendo li Provedadori in chiesia per udir messa, et a pena cominciata la messa, che zonse lì uno trombeta dil Re, vestito di veluto negro, con una tromba mazor di quelle va davanti al Prencipe, et una bandiera atacà a la tromba di 4 braza per longeza et uno e mezo per largeza. Et quando zonse lì, Marchiò Trivixan provedador li disse: Che diavolo vienstu a far qui? Lui rispose veniva da parte dil Roy a portar una lettera a li signori Provedadori. Et li disse ditto Provedador: Va in malora, che non volemo sue lettere. Et lui si volse partir; ma Luca Pisani, altro Provedador, disse: Vien qua, lassa veder. Et el trombeta, che za havea ditto: In bon hora, io mi tornerò in driedo; per queste parole dette le lettere. La qual era di monsignor di Arzenton che fo qui ambassador, drizata a Marco Antonio Moroxini kav. et Marchiò Trivixan, credendo el Moroxini fusse in campo, come fo eletto Provedador. Et conteniva che el suo Roy havia bona lianza, liga et amicitia con la Signoria nostra, et mai havia voluto romperla; et cussì era certo che Venetiani non voleva altro che conservarla; et però se maravegliava de questo exercito sì grande ivi posto, a ciò la Majestà dil Roy non passasse. El qual Roy prometteva de ritornar in Franza senza far alcun danno, con altre parole simele. Et subito li Provedadori spazò uno corrier con questa lettera a la Signoria; la qual lettera, come se diceva, fu drezata al Consejo di X. Et dato la risposta a ditto trombeta per li Provedadori, dimandato dil Re, disse che bisogneria menar le man, et non parole; et che el Re facia in persona fatti d'arme, el qual era sempre circondato da 50 zentilhomeni franzesi, et che se nuj l'aspetemo, Soa Majestà non fuzirà. Et cussì ritornò dal Re preditto. El campo nostro era benissimo in ordene, et assà incrudeliti contra Franzesi; et questo li Provedadori conoscete, per più fiate fo cridato: Arme! Arme! che in uno ottavo de hora tutto lo exercito fo armato a cavallo, aviandose verso el monte. Et fra a dì 3 da sera, la note, et a dì 4 el zorno, se armò cinque fiate tutte le zente, perchè le guarde vedeva qualche Franzese venir a soraveder, et cridava: Arme! Arme! in campo, et tamen era 0.

In questa matina di 5 Luio venne lettere de Milan, narra le cosse seguite per Stratioti, sì come ho scritto più avanti, et notificò quello haveva el Duca habuto di Zenoa, di l'armata de Franza, mandando la copia di le lettere a la Signoria, le qual qui sotto saranno poste. Et oltra di questo, per lettere di Zorzi Negro nostro secretario a Zenoa di do de l'instante, se intese prima come era arivato, et li grandi onori li era sta fatto et li fanno Zenoesi, qual etiam per altre havia scritto; et che Zenoesi se volevano mantenir in la fede data al Duca de Milan, et per conseguente a la Signoria nostra; et el grandissimo dispiacer ricevuto havea quelli Signori dil scorno hanno fatto quelli di la Riviera, de darse al Re de Franza. Et che a la Speza volendo metter Franzesi a sacco alcune caxe di Zenoesi; quelli, al meglio poteno, mandono loro robe in caxa dove alozava el Cardinal de Zenoa, a ciò fusse difese da lui, essendo da la parte franzese et con Franzesi ivi intrato. Ma per questo Franzesi insolenti non steteno, che volseno intrar in ditta caxa, non obstante che 'l Cardinal se li fece in contra su la porta, non volendo intrasseno: et loro non riguardando a la dignità ecclesiastica, imo con furia quello ferino, et poco mancò non fusse morto; et messeno la roba a sacco, secondo el consueto de far danno a tutti.

Item come l'armada di esso Re (galie 7, fuste 2, galioni 2 et uno bragantino), havendo l'armada de Zenoa galie 9 et 4 nave grosse, capetanio Bricio Justiniano, la qual era vicina a la Speza, lì al Porto Venere, et habuto vista di ditta armada la qual tornava di Napoli, et fo quella era sta a combattere Yschia, li deteno l'incalzo; la qual se tirò in uno porto chiamato Sestri, vicino al colfo di Rapalli; et questa armada zenoese li andò drieto, et in quel ponto, uno trar di balestra luntano, si messe et subito spazò a Zenoa a notificar de questo. Et cussì Coradolo Stanga prothonotario comissario dil Duca de Milan expedite lettere al Duca; et questa mattina de 5 Luio, Domenega, Tadio de Vicomercà kav. orator de Milan andò in Collegio con grande alegreza a presentar la copia de ditta lettera, la qual è qui sotto scritta. Et in campo, el conte de Caiazo have questa nova a dì 4 ditto la matina, et notificò a li Provedadori.

Exemplum literarum d. Coradoli Stangae prothonotarii ad Illustrissimum Dominum Ducem Mediolani.

Illustrissimo signor mio. In questa ora è gionto uno messo di l'armada nostra venuto a posta, quale dice come l'armada inimica s'era retrata in terra, e che la nostra li era sotto uno tirar di balestra, in modo che tenimo per certo de haver almanco tutti li legni, et quello li era dentro; quale sono galeaze 7, due fuste, uno brigantino, et due galioni; et la Excelentia Vostra tenga la presa fatta per certa. Se pensa hora de mandar per terra per pigliar tutti li homeni desesi; la qual nova me ha parso dar volando a quella per consolation, con la qual el bono animo vedo in questi magnifici, et spero ancora consolarla presto dil resto, perchè comprendo in loro tanto dispiacere dil scorno ricevuto de la preda de li lochi de Riviera, che non pensano in altro che recuperar la gloria amissa. Li nemici sono stati a Portofino, e quello castellano si fece forte incredibilmente, in modo che perseverando merita da la Excellentia Vostra laude e merito. In bona gratia soa humilmente me racomando.

Genuae, die secundo Julii 1495.

Coradolus Stanga prothonotarius
et comissarius.

Et havendo el Duca de Milan bisogno de danari, mandò a dimandar per el so Ambassador danari in prestedo, et non essendo honesto se fasse senza qualche cautione, perchè bastava di la grandissima spesa faceva nostri, tutto per aiuto di esso Duca, che 'l Re de Franza et Duca de Orliens voleva privarlo dil Stado; et però mandò alcune zoie et perle, et cussì in questo zorno, a dì 5, per deliberation dil Consejo di X fo trato dil santuario ducati 50 milia, et prestati a ditto Duca Ludovico; et poi ancora fo prestati di altri, come al loco suo tutto, Domino concedente, sarà scritto.

In questo zorno di 5 Luio, essendo Gran Consejo reduto, fo chiamati zerca 50 patricii, tra cavalieri, dottori et altri, et fonno mandati contra el Vescovo de Brexanon veniva in questa terra Ambassador dil Re de Romani, et era zonto a Mestre con 30 cavalli. Et cussì questi, venuti zo di Consejo, et non poteno esser a hora a Margera, et trovato che za ditto orator veniva, dismontono li patricii a San Segondo, et per Nicolò Michiel dottor più zovene, secondo el consueto, li fo fatto una oratione latina assà breve et ex tempore, excusando la Signoria non havea saputo avanti. Et cussì lo acompagnò a San Zorzi Mazor, dove habitava l'ambassador dil Re de Franza, et honorifice, a spexe de San Marco, stete qui alcuni zorni, et a dì 7, el Marti, fo a l'audientia et referite la soa legatione, zoè che la Majestà dil suo Re dimandava ducati 100 milia da questa Signoria per dover venir in Italia, et per el primo Ambassador suo, el qual era etiam qui et stete fermo, et questo Episcopo ritornò, insieme con ditto orator dimandò questo medemo. Ma per el Vicedoxe li fo risposto se faria li consegi per darli risposta; in questo mezo dovesse veder la terra. Et in questa matina medema, per lettere de Roverè se intese esser zonto a Trento quel capetanio di ditto Re de Romani, con zente, chiamato domino Sigismondo Belsperger sopra nominato, che veniva in campo a Novara de Milan, et ancora che in Trento se faceva preparamenti per 800 cavalli, che el zorno drio dovea lì zonzer, come etiam de questa venuta de ditti cavalli per lettere di oratori a esso Re se intese.

A di 6 Luio da matina zonse lettere di campo di 4, hore 24, per le qual, oltra quello advisò la Signoria secrete, se intese come era in quel zorno zonto Zenoa con li 300 fanti, et havia fatto la mostra. Et è da saper che ditto Zenoa menò con lui alcuni valenthomeni bandizati di le terre nostre, et per Quarantia Criminal li fo fatto salvo condutto. Item che era zonto fanti de li campi ultimamente fatti, et do fradelli fioli che fo dil conte Iulio da San Bonifacio da Verona, erano venuti con 200 provisionati a soe spexe per do mexi, pagati in campo; et che l'exercito era benissimo in ordene, non dubitando de Franzesi, i quali non parevano, et judicavano fusse assà confusi; et che haviano inteso quanto la Signoria nostra li haveano advisati, de haver cura et andar saldi etc.; et che la causa non erano andati ad alozar col campo a Fornovo era per boni respecti, et che di questo nè di altro la Signoria non se dovesse dar alcun fastidio, che non facevano niente senza el consejo, oltra di lo Illustre Governador et signor Rodolfo, etiam dil Conte de Caiazo, conte Ranuzo, conte Carlo de Pian de Meleto, conte Bernardin et altri strenui condutieri, et che 'l meglio era terminato tra loro, et però haviano deliberato de star lì a Gierola per comodità de cavalli; et venendo zoso Franzesi, sariano più a la larga a far fatto d'arme; et haveano fatto li colonnelli, di esser a la battaglia, bisognando, li qual saranno notadi qui sotto: tamen che a Fornovo haveano messo bona custodia de fantarie. Ancora che in quel zorno, parendo pur certi Franzesi su quelle colline armati, parse a Nicolò di Nona, fo quello venne in campo con Piero Duodo con 22 cavalli, ha ducati 20 al mexe de provision, et sta a Zara, homo valentissimo, havendo grandissima voluntà de operarse et dimostrar la fede havia a questa Signoria, non però con licentia de Provedadori, ma da lui, andò con X cavalli di soi a sopraveder, et trovato questi Franzesi armati per numero 40 a cavallo, dette dentro con li soi cavalli lezieri, a modo de Stratioti; et Franzesi non si sepe tanto difender, che ne amazò 4 di loro, et portò tre teste in campo, et uno Franzese vivo; el qual havendo una gran ferita di lanza, zonto in campo morite: pareva homo de conditione et assà disposto. Et che quel zorno fo cridato: Arme! Arme! et tutti se messeno in ordene, come havesseno a combatter, che fo bel veder.

Ordene de li colonnelli come haverano andar contra li nemici, fatto a dì 3 Luio 1495 in campo a Gierola[137].

Da Milan se have lettere di 4, come in campo era stà preso uno portava lettere del Duca de Orliens al Re de Franza, date a dì ultimo Zugno et primo Luio, et par siano responsive ad alcune ricevute di esso Re, dicendo: Christianissimo Roy, ho inteso che volete io vegni con le mie zente a dì 13 di questo mexe verso Piasenza, per ritrovarse tutti do li exerciti in uno, et che Vostra Majestà sarà lì a quel tempo. Ve notifico come in campo dil Duca de Milan, come vi ho scritto, se ritrova certa zente chiamata da loro Stratioti, che non so si sia Turchi o diavoli, che danno tanta molestia a nostri, che non osano ussir fuora di la terra de Novara, perchè li amazano, e porta le teste su le lanze, et coreno ogni zorno fino su queste porte, cussì come per avanti nuj corevamo fino a Vegevene, sì che non è possibil de venir, perchè le zente hanno paura, et non voleno venir; et si venisseno sariamo rotti, et tutti amazati. Con altre parole, ma questa è la conclusione di ditta lettera.

Da Bologna, come, a dì 4, mille fanti benissimo in ordene, fatti per el nostro secretario, erano de lì partiti, venendo a la volta dil campo, et che fin do zorni spazerebbe li altri 1000, et manderia subito via, cognoscendo la celerità bisognava; et che 'l magnifico Iohanne Bentivoi, et li signori Bolognesi erano fermi et in grande amicitia con la Signoria, et erano certi se havesse a far fatto d'arme, perchè el Re era su quei monti poco lontan dil nostro campo.

Da Ferrara, el Duca esser zonto a Rezo, et per Ferrara se divulgava come etiam esso signor disse al suo partir al Vicedomino, che l'andava a compiacentia de so zenero Duca de Milan, et che di la soa andata non se dovesse haver paura, et che voleva esser bon fiol de questa Signoria, non però voleva esser nimico dil Re de Franza. Ma Venetiani sospettava assà, per la via de Rezana non mandasse vittuarie al Re, et però li haveano mal animo. Et in piaza de San Marco tutti, quando era Pregadi suso, mormorava se dovesse far capetanio in Po, et mandar gripi, fusti et barche con alcuni rediguarda erano sta reconzati in l'arsenal. Et a dì 2 Luio, a ciò io noti molte cosse, zonse a Ferrara Sigismondo Cantelmo fo fio dil Duca de Sora, veniva di Ortona, el qual era sta con el Re de Franza in Reame per veder si poteva rehaver el stato dil padre, ma non havendo potuto rehaverlo, era ritornato a Ferrara assà mal contento. Ancora Antonio di Contestabele kav., che fo quello andò per el Duca de Ferrara ambassador a esso Re a Siena, et con Soa Majestà venne fino a Pontremolo, et de lì se partì et ritornò a Ferrara, nel qual zorno el Duca se partì et andò a Rezo, lassando governador in Ferrara so fradello sig. Sigismondo di Este.

A Ravena, per lettere de Andrea Zanchani podestà et capetanio, se intese ivi esser zonto Zuan Paulo de Manfron, che fo quello era a Napoli con re Alphonso, et per nostri conduto con 200 cavalli, et che se aviava alla volta dil campo, et che a dì... ditto passò de lì el sig. Pandolfo de Rimano con la sua compagnia venivano in campo, ma questi do non veneno a tempo.

Da Roma, per lettere di 3 dil mexe, come Hieronymo Zorzi orator nostro havea visto una lettera drizzata al cardinal Curcense, scritta in Napoli a dì 22 Zugno per mons. di Mompensier vicerè, come a dì 21 mons. di Obegnì vicerè in Calavria, el qual era con 100 homeni d'arme et 1200 Sguizari, havia rotto re Ferando, a uno loco ditto Semenara, el qual havia 1000 cavalli et 4000 pedoni, de li quali era sta amazati più di 3000, el resto rotti e fracassati; et che ditto re Ferando era fuzito con 4 cavalli in Rezo. Questa tal nuova, come scrisse ditto orator, non era credibile, per non haverla per niuna altra via. Tamen che dil tutto havea voluto advisar la Signoria: tamen, si questo fusse, vegniria a verificar quello mandò a dir el Re a li nostri in campo. Item che in Roma si faceva ogni giorno comedie et feste, et qualche oratione si recitava al Pontifice per alegrezza di la sua tornata; et come in quella notte di 3 Luio ivi era morto Benedetto Soranzo patricio nostro, Arciepiscopo di Nicosia su l'isola de Cypri; el qual el zorno avanti havia disnato di bona voia, et tre ore da poi li vene uno accidente, et butato al letto perse la favela et ogni sentimento, zoè cadete apopletico, ut mos est praelatorum, et morite la note. Questo havia beneficij per ducati 1500 de intrada a l'anno; et el Pontefice subito mandò a bollar tutto quello havia, et sequestrar li danari in banchi 14 milia, et conferite l'arcivescovado de Nichosia al Rev.mo cardinal Grimani, et una abatia a Campo S. Piero fu data a Francesco Querini episcopo di Sebenico, et un'altra di Ravena fu data a requisition dil Cardinal nostro patricio di cha Gritti, adhuc puto. Item che 'l cardinal Grimani havia dato el suo vescovado de Baffo, havia, a Jacomo da cha da Pexaro pur nostro patricio, era suo maestro di caxa, et cussì fonno dispensati ditti beneficij. Et subito in questa terra per el consejo de Pregadi fonno confirmati, et datoli le lettere dil possesso, havendo le bolle di Roma. Ma el cardinal Grimani, volendo el Pontifice l'arciepiscopo de Nichosia andasse a ressidentia nel so arciepiscopato, contracambiò con Sebastian di Priuli prothonotario apostolico, che li dette una abatia havea a Zara, et certa pensione; et cussì ditto prothonotario fu fatto arciepiscopo; et cussì fonno adattate quelle cosse. Sed ad rem revertamur.

In questo medemo zorno, a hore 24, zonse lettere de li oratori al Re di Romani, date a dì 28 Zugno, che la dieta pur si faceva, et el Re non poteva venir in Italia per questo anno, et similia verba: dil qual ozimai non è più bisogno.

Da Zenoa, lettere di 3 dil secretario nostro, come l'armada franzese essendo a Sestri combatete quel castello, et l'armada zenoese li era vicina, unde li custodi se difeseno vigorosamente; unde ditta armada ussite, per andar via, ma l'armada zenoese la seguitò: per la qual cossa la franzese vedendo non poter fuzir, intrò nel porto di Rapalli et Zenoesi si messe a la boca di ditto porto, sperando al tutto di haverla, o vero brusarli li navilii; et che da Zenoa era partito Zuan Adorno, fradello dil governador, con 300 fanti per andar per la via di terra contra li homeni de ditta armada; et che in quel zorno el governador havia mandato alcuni fanti et zente per augumentar ditto suo fradello. Questo, perchè intendevano mons. di Brexa o ver Filippo mons. et Obieto del Fiesco veniva con alcune zente a Rapalli, in aiuto di la sua armada. Quello seguirà, sarà scritto di sotto.

Da Ferrara, lettere del Vicedomino, come in quella terra non si cridava altro che Franza! Franza! Et che Ferraresi dimostravano mal voler contra nostri, et che 'l Duca era zonto a Rezo, et li havia scritto una lettera, la qual mandò a la Signoria, come l'haveva inteso el campo nostro esser fortissimo et ben in ordene: et advisava el seguito di le cosse de Zenoa.

A Fiorenza, per lettere di merchadanti se intese come haveano a dì 28 Zugno fatto la nova Signoria, et intrata in palazo al primo de Luio per novo modo et forma di eletione: li quali saranno qui sotto scritti. Et compito de far el novo governo, messeno ogni loro inzegno in rehaver Pisa. Et che el conte Ranuzo di Marzano, Hercules Bentivoj, le zente di d. Francesco Secho et el Duca de Urbino al principio de Luio ritrovandose in campo a Pandera, castello di essi Fiorentini, et el campo de Pisani a Cassina, dove era Lucio Malvezo loro capetanio, or fonno a le man, et fo presi di le zente di Pisani zerca 60 tra i qual alcuni nepoti di ditto Lucio Malvezo; et poco mancò lui non fusse preso, et preso uno fiul dil sig. Ruberto di San Severino, natural cugnato di esso Lucio; et fatta questa scaramuza, li campi ritornono a li alozamenti, non però che non fusse morti alcuni di una et l'altra parte. Item che 'l Re essendo a Lucca, partiti li tre Ambassadori de Fiorentini da Soa Majestà nominati di sopra, e ritornati a Fiorenza. Et el Re seguendo el suo camino verso Pontremolo, non volse pur render Pisa, et però Pisani se difendevano in libertà, et el Re mandò uno messo a Fiorenza, o vero araldo, con lettere, dimandando tre cosse: prima, che dovesseno far trieva con Pisani per do mexi, nominando li signori Pisani, perchè lui saria quello voleva adatar le cosse; secondo, che li prestasse ducati 20 milia, per haverne bisogno per pagar lo suo exercito, maxime a hora, havendo el campo de Veneciani a l'incontro, per tuorli il passo; tertio, che li dovesseno mandar le zente di Francesco Secho, el qual Fiorentini per avanti concesse al Re la soa persona ma non la soa conduta, et per questo venne a trovar el Re con alcuni cavalli lizieri. Hor al presente el Re voleva le sue zente, per augumentar l'exercito.

Ma Fiorentini, fatto loro consegli, rescrisseno al Re che farebbeno do ambassadori a Sua Majestà, et che, di la trieva con Pisani se doleva molto el Re li chiamasseno signori, et che non li pareva honesto di far trieva con soi vassalli, et che, venendo a loro misericordia, li fariano cossa li sarebbe in piacere.

Item de li ducati 20 milia erano contenti, per l'amor portavano a Soa Majestà, servirlo de ducati 15 milia quando sarà zonto in Aste, et che li altri cinque el Cardinal mons. Samallo, quando fo a Fiorenza, promesse a quella Signoria di prestarli ducati 5000 in ogni loro bisogno, et che al presente erano nel bisogno, et però fariano ditto Cardinal desse questi danari a Soa Majestà.

Tertio, che di le zente dil Secho le ge bisognava per reaquistar molte terre li erano rebellate, et maxime Pisa, et per defendere el loro stato, et cussì expediteno ditto messo. Non restava continuamente Zuan Battista Redolfi, loro orator a Milano, de dir al Duca che volentiera se aderirebbono a la liga, ma pur che 'l Re li era assà propinquo: conclusive, temevano. Et uno suo contestabele era in Modenese a far 400 fanti, venuti ditti fiorentini, in questi zorni li scrisse non dovesse farli, et non haviano bisogno.

Questi sono li primi eletti di la Signoria di Fiorenza per novo modo:

In questa mattina, a dì 7 Luio, alcuni castellani erano in questa terra andò in Collegio, notificando a la Signoria nostra come li castellani di la Patria preditta di Friul, vedendo el bisogno havea la Signoria di zente, come veri subditi et fidelissimi, tra loro volevano mandar in campo 300 fra cavalli lizieri et provisionati, zoè la mità cavalli lizieri et l'altra mità provisionati pagati a loro spexe per do mexi, et che li capi era Alvixe da la Torre di 100 cavalli et 50 provisionati; Elia da Cusan capo de 50 cavalli et 50 provisionati; et uno altro. Et dimandono una lettera di passo, a ciò potesseno andar in campo; la qual fo subito fatta, et molto ringratiati di la bona voluntà haveano.

Di campo etiam zonse in ditta mattina lettere di 5 del mexe, di sera, come el Governador con li Provedadori, essendo in quella mattina a l'hora di la marangona cavalcati a veder certi repari, fo per le guarde discoperto uno grosso squadron de Franzesi, che volevano discender el monte et calarse ne la valle dil fiume dil Taro. Unde lo illustre Governador, con el sig. Redolfo, fece metter lo exercito tutto in arme, senza son di tromba nè di tamburo et ogni altro instrumento, nè cridar: arme! che fo cossa bellissima a veder, l'ubidientia de tutti, l'hordine et la inumerabel zente, et andar tutti li squadroni con li soi ordini a le poste senza strepito alcuno. Et alongato zerca uno mio et mezo fora de li alozamenti, li squadroni preditti feceno alto, et fermati sopra la campagna, la qual era ampla et apta a tal cossa, aspettono li nemici, credendo vi dovesse venir per combatter; perchè ancora Franzesi venivano etiam loro, passo passo, con le artiglierie avanti, sopra la giara, et assà stretti. Et venuti uno mio vicin a nostri, i quali erano fatti in 5 squadroni, si fermò. Et erano avanti nostri zerca 1000 tra cavalli lezieri et balestrieri a cavallo, i quali se tiravano indriedo quanto li nemici venivano avanti; ma fatto alto, Franzesi scaricò assà artiglierie, et comenzono a tender li pavioni (padiglioni) et tende, et ogni altra cossa per accamparse ivi. Qui era el Re con tutte sue zente. In questo interim li Stratioti, li quali erano ascesi el monte per veder qual via tenesseno li nimici, visto lo fermar suo, disceseno el monte, et li andono a trovar da banda manca, a ciò le artiglierie non li potesseno nuocer, et lì se ataccono con loro, per modo che portono gran quantità di teste, cavalli et barde et arme, zoè balestre, spade et armadure di dosso assà: in conclusion, non feceno preson alcuno, ma più de 40 Franzesi amazono, et veneno con questa vittoria in campo nostro. Et visto el Governador che Franzesi non volevano venir a la battaglia, li quali con grandissimo animo desideravano nostri che li venisse, ordinò si tornasse a li alozamenti; restò solum el sig. Redolfo, barba dil Marchexe preditto, con 20 squadre a la veduta, et poi etiam lui si venne a disarmar. Et Stratioti, in quel numero de morti, ne amazò uno capo di squadra, de condition, per quello fo judicato, et portato la testa a li Provedadori per haver el ducato insieme con le altre, questa havea una botta di simitarra sul fronte. Ancora menono alcuni cani brachi bellissimi, tolti ai nemici; i quali rimaseno molto confusi, pur se alozono a pe' dil monte. Et da poi in ditto zorno, Stratioti, cavalli zanetti, Soncin Benzon con li soi cavalli lizieri, ancora dil Marchexe, fonno a le man in diverse hore con i nemici, scaramuzando, e tal fiata ne hanno amazati 15 et 20 senza danno di nostri. Questi Franzesi veneno come disperati, perchè in quella valle non haveano da manzar ni da bever, et in queste baruffe uno solo Stratioto fo ferito, et amazato uno cavallo; et questo è il danno nostri ha habuto ozi da i nemici; et Franzesi stavano con gran guardie, et simel nostri. Era lontan un campo di l'altro solum mia 4, et cussì li Provedadori advisò a la Signoria, come, ad ogni modo, el zorno driedo non potevano fuzire di non esser a le man con nostri, et che si dovesse far pregar Dio ne donasse vittoria, et che tutto el campo erano molto vigorosi et di bon animo, sperando senza dubio haver vittoria; et che dubitaveno non andasse per certe vallade et alcuni monteselli in Piasentina, et che, andando, el Governador con tutto el campo erano disposti de seguitarli ad ogni modo; e che in quel zorno, da poi manzar, zonto era in campo Paris da Lodron con 300 fanti et Jacomo dal Sabion con 100 fanti benissimo in ordene et bella zente; et a hore una de notte etiam zonse altri 250 fanti di quelli di Paris da Lodron. Et, come per una lettera de Daniel Vendramin pagador vidi, che fo presentado a li Provedadori 37 teste, et che per una spia havevano inteso come era morti 20 cavalli dei nemici, per manzar formento; sì che, sforzati, veneno zoso di monti a camparse a Fornovo. Et per una lettera di Anzolo di Mafei, era con lui, vidi che Stratioti 24 investite 80 Franzesi in quel zorno, et ne amazò X et assà feridi, et li messeno in fuga. Item che, per quanto intendevano per spie dil numero di l'exercito, non passava persone X milia da fatti; el resto zente inutile, et nostri era do volte tanti. Item in quel zorno zonse 68 spingarde sopra careti, et se aspettava el resto fino al numero di 260 da Verona; le qual el zorno driedo doveano zonzer; et come zonseno, non havendo più bisogno, li Provedadori quelle remandono in driedo.

Et oltra questa lettera di campo, a hore 20 ne zonse un altra di 6 dil mexe a hore 12; et per non esser ni Conseio di X, ni Collegio, ni Pregadi reduto, fo subito mandato per li Cai dil Conseio di X, et quella fo letta. La qual conteniva, come in campo era venuto uno trombetta, da parte di mons. di Arzenton, dicendo voleva in quella hora venir a parlar a li nostri Provedadori, et veder di conzar le cosse, et voleva salvo condutto. El qual in quella matina venne per tenir in parole el nostro exercito, a ciò Franzesi o andasse via o vero venisse a trovar nostri disproveduti, come di sotto per el successo chiaro si puol comprender.

Da Milan lettere di 6, come el so campo prosperava mediante Stratioti, i quali fevano continue corarie et butini di bestiame, et speravano di breve metter campo a Novara, et piantar le bombarde; et come di 5 da sera, le loro scolte assaltò le scolte inimiche, scorzevano certe vituarie in la terra, et certe artiglierie, et, essendo a le man, nostri li tolse 6 para de buoi che conduceva con li carri ditte cosse, et tagliato li sacchi de formento erano su li muli, a ciò el formento se spandesse. Ma che li venne socorso, per esser sotto le mura di Novara, et nostri convenne lassar le artiglierie, era 6 passavolanti, li qual veniano di Aste, et libere introno in la terra; et che 'l Duca attendeva a intender el successo de questi campi, dove consisteva el tutto.

Di Zenoa, come l'armata era assediata dove ho scritto di sopra; et che 'l Duca havia mandato dil suo campo a Zenoa....., le qual a dì 3 se partì, et che doveano esser zonte. Ma qui a Zenoa a dì 6 acadete certe novità: li partesani di la terra con quelli de li borghi, nei qual ne intravene qualche Franzese, et ne fo morti et feriti assà. El cardinal san Piero in Vincula, el cardinal de Zenoa, et d. Obieto dal Fiesco prothonothario, erano a quelle riviere, et Filippo mons., per el qual el Re mandò a dir dovesse lassar quella impresa, et redurse col suo exercito a la volta de Pontremolo, perchè voleva discender i monti. Et etiam in questo zorno Bernardo Contarini scrisse a la Signoria di progressi di Stratioti, la qual qui sarà notada.

Copia de una lettera.

Serenissimo Principe et Sig. mio. Heri, a hora prima di notte, significai a Vostra Excellentia del prender di XII villani da Novara, et 8 sacomani con i loro muli et cavalli; hozi, credendo che li nemici voleseno far le loro vendete, montassemo a cavallo, zerca 250 Stratioti, et andassemo verso Novara. Io mandai avanti 50 cavalli solum, per incitarli et farli venir fuora de Novara; non gli ha bastato l'animo ussir. I nostri sono corsi fino a le porte, et siamo stati salutati da passavolanti, spingarde et balestre; tra i qual, do colpi de ditti passavolanti hanno dato in mezo di la campagna, et havemo portato le ballotte de piombo de ditti passavolanti in campo, et sono de pexo lire 10 l'una. Io non so qual sia el rispetto de la Excellentia de questo Duca, che fino questo zorno non habia provisto di far che 'l se vadi ad alozar nei borghi de Novara.

Principe ill. et Signor mio, io sono stato molto ripreso dagli miei parenti, che io non habi sollicitato nel scriver a Vostra Sublimità. Prometto a Dio et a Vostra Sublimità et per la servitù ho con Vostra Excellentia, mai è passato uno zorno che non habbia scritto a Vostra Sublimità de le occorrentie de questo campo, et ho tenuto uno cavalaro a posta, datomi per quel magnifico Podestà de Crema, et ogni notte l'ho mandato con lettere directive a Vostra Excellentia fino a Milano, in mano dil ambassador de Vostra Signoria, pregandolo et supplicandolo che con celerità ditte lettere siano mandate a Vostra Sublimità, come per mie lettere di 3 dil instante significai a Vostra Excellentia. Et a caxon che V. S. intenda el mancamento non procede da mi, supplico a quella non gli rencresca se con la presente sarò alquanto tedioso, per justificar parte dil honor mio. Illustrissimo Principe, dico che a dì 13 Junij, a hore 18 scrissi a vostra Excellentia dil zonzer mio a Vegevane et del honore et accetto mi fu fatto; et a dì 24, a hore 20, scrissi a Vostra Sublimità dil combatter de doi Stratioti contra 17 Franzesi arcieri a cavallo, dei qual 2 ne fonno presi, feriti et malmenati. A dì 25 ditto, a hore 18, scripsi dei Franzesi presi numero 26, et morti 9, et amazati 12 di loro cavalli. A dì 26 ditto, a hore 24, scrissi a Vostra Excellentia del prender de 9 pedoni et do balestrieri a cavallo. A dì 27 ditto, a hore 2 di notte, significai a Vostra Sublimità de la cavalcata fatta con i cavai lezieri dil sig. Duca, et certi homeni d'arme, et per essere stati discoperti la cavalcata fonno fatta invano. A dì 28, a hore 18, notificai a Vostra Excellentia che de qui non havevano trovato spelta nè orzo, ma vena trista e dolorosa, per la qual i nostri cavalli sono smagrati. A dì 29 ditto, a hore 18, Illmo Principe, significai a Vostra Excellentia como erano partiti con il campo da Vegevene, et andati a camparse al loco de Casolo, distante da Vegevene mia 4, et como madama la Duchessa venne in campagna a veder l'ordene di le squadre et tutto il campo; significai etiam di la prexa dil castel de Villanova, et una poliza di le zente si atrovano in questi dui campi, la qual iterum mando a Vostra Excellentia, deinde, a dì 29 ditto, a hore 3 di notte, da Casolo significai a Vostra Excellentia come i Franzesi haveano abbandonati doi castelli, et degli Stratioti messi in guardia de queli con certe fantarie. A dì ultimo dito, a hore 2 di notte, notificai a Vostra Excellentia dil zonzer nostro a Trecano, che fo a hore 21, et alozati che fossemo feci correr li Stratioti fin su le porte de Novara; i qualli havia vadagnato bestiami assaissimi et altre robe. A dì primo Luio, in Trecano, scrissi a Vostra Serenità dil levar dil campo, con ordene de battaia, et apresentati a uno miglio a presso Novara, et lì dimorassemo fino a hore XV aspettando dovesseno ussir fuora, et vista la viltà loro, fessemo discargar 12 passavolanti a la volta di Novara, et poi ritornassemo al nostro lozamento a Trecano. A dì 3 Luio, a hora prima di notte, significai a Vostra Excellentia come partissemo da Trecano et venissemo ad alozar a una villa dimandata Pernà distante da Novara uno mio et mezo; et alozati che fussemo, atrovandose tutti a disnar, fo cridato: Arme! Arme! Et subito armati, tutti insieme andassemo fuora, et fo morto XI de i nemici, et portato in campo tre teste in cima le lanze. A dì 3 Luio, a hora prima di notte, in Pernà significai a Vostra Serenità come havevamo prexi 40 dei nemici, et dil mandar di 60 Stratioti et 40 balestrieri per brusar uno ponte, che si dicea esser fatto sopra Po, verso Aste; i qual, ritornati, dicono non haver trovato alcuna cossa. Etiam significai a Vostra Serenità de 70 homeni d'arme e 100 cavalli lizieri, partiti di questo campo quella medema mattina, di comandamento dil Duca per andar a Zenoa. A dì 4 ditto significai a Vostra Sublimità come havevemo prexi 12 villani da Novara, et 8 sacomani con lor cavalli et muli, et fatto restituir assaissimi animali grossi, robe et danari, che gli Stratioti haveano guadagnati per compiacer a questo sig. Duca, digando esser so servitori, ancora che per Franzesi fusseno dominati. Questo poco de replicar ho voluto far, con humele et debita reverentia a la Vostra Sublimità, a ciò quella cognosca haver a questa impresa uno solicito et bon servitor, et Dio perdoni a cui ha retenuto le mie lettere, et ha voluto farse honor con el pericolo et fatiche mie. Quello seguirà per zornata, Vostra Sublimità serà advisata. Ai piedi di la qual, humelmente et devotamente me ricomando.

Ex fidelibus castris apud Villa Pernate, die 5 Julij MºCCCC LXXXXVº hora XX.

Bernardo Contarini schiavo et servitor
di Vostra Signoria.

Digresso di l'auctore, come stava Italia in questo tempo, et li potentati.

Ben che fino questo zorno habbi narato tuto el seguito di la venuta di Carlo re de Franza, al presente esso Re volendo ritornar in Aste, sia per qual cagion si voglia, et l'esercito di la Serenissima Signoria con alquante zente de Milan, essendoli opposto contra, unde necessario è di far fatto d'arme; voglio qui descriver come in questo tempo Italia si ritrovava, et la conditione de li potentati succincte, a ciò se veda et intenda in quanto pericolo era di esser subietta et dominata da zente gallica. Alexandro romano pontifice con alcuni cardinali era in Roma tornato, dove confusione grandissime de Colonnesi et Orsini, principal parte Romane, vi era, et tra loro se molestavano. Cinque Cardinali seguiva el Re: Vincula, Zenoa et Samallo, et do altri. Erano pur da la so parte, ma non si partino de li soi castelli, Savello et Colonna. El Reame de Napoli dilacerato da Franzesi. Napoli, con molte terre, si teniva per esso Re, et Ferandino danizava in la Calavria, et l'armata veneta in la Puglia. La Signoria di Venetia era su grandissima spexa; licet fusse ligata con Papa, Re di Romani, Re di Spagna et Duca de Milano, lei sola spendeva assà quantità de danari. Havia exercito instructissimo, et za molti anni non visto tale in Italia; armata di galie zerca 40, et Antonio Grimani procurator loro capitano maritimo. Et questa Venetia sola, ut ita dicam, fu quella varentò Italia. El Duca de Milan, molto odiato dal populo, senza danari, et con exercito a recuperar Novara et etiam in Parmesana et a difender Zenoa, dubitando dil Re non li tolesse el Stado, et molto in benivolentia con Venetiani, dicendo: Quis separabit nos? Fiorentini, perso el dominio de Pisa, dato al Re Pietrasanta, Serzana, Serzanello et Livorno, et ancora non li erano sta restituiti. Et Monte Pulzano ribellatosi a Senesi, et quello comandava el Re, faceva; quasi havendo persa la loro libertà et teniva col Re. Senesi in confusion, et grandissima parte sottoposti a voleri gallici. Zenoa in magno periculo; pur Augustin Adorno teniva con il loro signor Duca de Milan; et in Riviera, per le parte de Franzesi, seguiva assà novitade. Luchesi quello ordinava el Re seguiva; et do.... li presentò le chiave, ma el Re non li fece alcun danno, et era de soi. Bologna et il magnifico Ioanne, conoscendo el ben suo et de Italia, era con Venetiani et Duca de Milano federati. Peroso, su le arme, per le parte de Oddi et Bajoni, Cesena ancora in comotione, per Tiberti et Martinelli, intervenendo Guido Guerra, che pur teniva dal Re de Franza. El Duca de Ferrara se dimostrava neutral, ma per esser cupido di nove cosse tramava col Re occulte, et havia mal animo a Venetiani. Duca Guido de Urbino, soldato de Fiorentini. Marchese di Mantoa nostro Governador zeneral nel exercito, et il suo stado tutto marchescho. Sig. Iulio di Chamarin non era operato, stava a le so terre. Sig. Rodolfo Malatesta di Rimano, con Venitiani soldato. Sig. Zuane Sforza de Pesaro, soldato di la liga. Madama di Forlì in amicitia con Franza, et con Milano, et nel principio si operò, ma al presente si stava a li soi Stati, et governava so fiul Ottaviano. Sig. di Piombino era casso dil soldo havia con Senesi. Vitelli, et prefato sig. di Senegaia, soldati dil Re; Mirandola, Corezo et Carpi con la Signoria et Milano. Conte di Petigliano et sig. Virginio Orsini erano contra so voja menati col Re de Franza. El sig. Prospero et Fabricio Colonna, rimasti a soi castelli, teniva dal Re. La Marchesana de Monferà et Duchessa de Savoia mostravano esser neutral tra il Re et Milano, tamen davano assà aiuti et lozamenti a esso Re. Sì che a questo modo era partita la povera Italia; la qual, si ben havesseno tutti considerato il danno harebbe a seguir, si Franzesi vi ponesse la mano su qualche altro Stato oltra el Reame acquistato, sine dubio la ragione voleva tutti havesseno seguitato el savio consiglio de Venetiani; i quali, visto el Re non si contentava di haver hauto el Reame, che voleva altro in Italia, et non più se parlava de andar contra infedeli, li puoseno le man davanti, et liberò Italia de tanto pericolo. Sed de his hactenus.

Finit Liber Tertius

Clarissimo Melchiori Trivisano Classis Maritimæ Reipublicæ Venetæ Imperatori designato Meritissimo Marinus Sanutus Leonardi filius Venetus Patricius Salutem.

Quanto sia l'amore et ubligatione che ciascuno patricio debbe havere a li soi compatrioti, li quali in ogni loro operatione per la Republica più che bene si portano, magnifico Marchiò Trevixano, non mi accade exprimere, perchè gli eruditi l'intendeno, et gli ignoranti il cognoscono, et il vulgo il predicano. Ma solum vi entra medio una rubigine, la quale intermossa, tutti operanti a benefitio publico sarebbeno exaltati; et vi subjunge la invidia, ch'è di natura pessima, nemica dil bene e contraria a ogni honesto vivere: le qual do parte de invidia, con la detratione, sono quelle che, come ho ditto, pervertono gli homeni dal recto judicio. Ma ben che queste vi sia, pur la fama de la verità è sempre, nè pol star molto occulta. Che, si questo non fusse, vedendo per far bene talhor esser mal da alcuni remeritati, niuno si sforzeria patir fatiche, continui affanni, sonni perdere, il giorno senza quiete stare, et cose contrarie a la età loro sostenere. Adoncha il merito pur è dato a ciascuno secondo li gradi soi. Et io, uno di quelli patricii mi ritrovo essere, el quale con ogni dimostratione, et non solum con li suffragii, honoro, extollo et magnifico quelloro si operano bene per la nostra Republica, come Toa Magnificentia continuamente ha fatto, sì alias essendo in armada vice generale, et in la pretura patavina, quam in questa legatione in exercito terrestre contra a l'impeto gallico posto; et a quelli legeranno li toi progressi et sapientissimo governo, li sarà spechio e norma, maxime a chi useran tal ufficio ne li posteri tempi. Et havendo alquanto considerato, dopoi finita questa mia decima lucubratione, ch'è tutta la guerra gallica in Italia, opra di farne qualche conto per la verità di quella et cosse nuove, poi l'intitolata al Serenissimo Principe nostro, mi pensai extollerte con questo poco de inculte parole, et titolarti uno di cinque libri. Concludendo, io et tutti gli altri patricii et senatori te siamo grandemente ubligati per li modi tenuti, frequenti a imitatione, trovarsi in questa tua età ne la battaglia al Taro in Parmesana, dove fu spanto assà sangue, et fortasse più che za molti anni in Italia sia seguito; et poi seguir l'exercito gallico già quasi rotto et posto in fuga, et governar pacifice col collega tuo tanto exercito di la Signoria nostra, a presso di quaranta millia persone; et demum, andato a l'ossidione di Novara, terra dil Duca de Milano, da Galli tenuta, dove sei stato qualche zorno; et benchè quella non si ottenisse, pur chi legerà questa vedrà esser ivi sta fatto assai. Ergo, merito te habiamo designato la pretura maritima, ne la qual son certo, ut moris est, talmente ti porterai, che a la dignità ultima, inter nos Venetos, adjungerai. Et quanto sia di Toa Magnificentia, licet longa familiarità con quella non habbi per avanti habuta, per questa la sarà certificata, io esser suo quanto io son. Et a Toa Magnificentia mi ricomando, quae diu felix valeat. Vale.

Ex urbe Veneta, ultimo Decembris 1495.