A GHITA.

Fior d'albicocco, mandorla non colta,

Grappolo d'uva che s'indora al sole,

Spiga di grano tra le foglie accolta,

Mazzo di gelsomini e di vïole,

Gelso che mette il fior la prima volta,

Cestolin di ciregie e d'azzaruole,

Mela appiòla, dattero sul ramo,

Ghita gentil, cor del mio core, io t'amo!

Dal muricciol de l'orto abbandonato

Sente il rovo l'aprile e mette il fiore;

Così dal gelo del dolor serrato

L'aura de l'amor tuo sente il mio core.

Rondinella che torna al nido amato,

Posa in sul ramo e pispiglia d'amore;

Quand'io specchio nei tuoi quest'occhi in pianto,

Ghita gentil, dal cor mi sgorga il canto.

Canto, ma dentro al cor lunga e secreta

M'arde un'ansia, un desio che il cor mi sugge;

Come vana di sogno immagin lieta,

Ogni più cara illusïon mi fugge;

La giovinezza mia mesta ed inquieta

Pe 'l deserto del mondo erra e si strugge;

Arido è il labbro mio, trepida è l'alma,

Dolce mia Ghita, garzuolin di palma.

Pur, finchè te vedrò, dolce e sereno

Del mio nebbioso giorno unico raggio,

Il desiderio del mio cor fia pieno,

Sarà sparso d'un fiore il mio vïaggio.

Ha le perle e i coralli il mar nel seno,

Le notti han gli astri, ha le rugiade il maggio;

Senza il tuo sguardo e il tuo sorriso, o pia,

Non avria stella o fior la vita mia.

E quando lungi dal tuo niveo fronte

Lungi mi sbalzeran mie sorti avare,

Uccellin diverrò che passa il monte,

Pesce diventerò che passa il mare;

Verrò a cercarti appo il lucido fonte,

Girerò di tua porta al limitare;

Muoia con gli astri, o co 'l sol nasca il giorno,

Gentil mia Ghita, io ti verrò d'intorno.

E se stanca una volta e infastidita

Del vegliante amor mio ch'arde e non spera,

Negli occhi io ti vedrò, dolce mia Ghita,

E trar debbo in dolor la vita intera;

Farfalla io diverrò lieve e romita,

Che cerca i fiori al dì, la morte a sera,

Farfalletta gentil, ch'à per costume

Di morire girando attorno al lume.