1. L'altare.

S'eleva al mio cospetto la forma di un audace altare, e scintilla di molti colori: più bassa gli gira attorno un'ara di marmo a venature violacee con un vasto orlo d'arabeschi dorati; in alto ai due lati dell'altare quattro marmoree candele hanno per fiamme lampadine elettriche dall'acuta punta. Anche, a tratti, questo altare suscita — a me che lo contemplo — la vaga memoria d'un organo, se non che le canne sono brevi, e variopinte come le piume degli uccelli dei tropici: lo sfolgorìo dei loro colori s'addoppia riflesso nella superficie di specchio che riveste tutto lo sfondo dell'altare.

Tra l'altare e l'ara, inter aras et altaria come dice Plinio il giovine, e davanti l'ara stessa — verso me che contemplo — officiano, bizzarramente passando e ripassando con offerte votive, rapidi sacerdoti vestiti di nero con sprazzi di biancori intorno al collo e sul petto.

Così contemplando l'altare, l'ara, l'organo e l'officio, tengo le spalle appoggiate a una parete di cristallo. Le mie labbra suggono una bevanda neoromantica il cui sapore cupo non rivela il misterio della sua origine vegetale o animale.

È con me Graziano, e con Graziano un terzo di cui non ho capito il nome. Anche Graziano appoggia le spalle alla parete cristallina. Dietro noi, di là da quella, s'io mi volto vedo genti di cui m'appaiono i moti e gli atti senza sentirne le voci: genti occupate a passare, o a star immote, o, visibilmente, ad aspettare con irrequietudine altre genti.

Graziano non contempla l'altare. La tesa del cappello gli scende sugli occhi. Tutto il luogo è abituale per lui. Egli viene ogni giorno qua, dopo conclusi i suoi negozi più importanti, a riposare e disegnarne di nuovi. Questa prima sala del Caffè Campari in Milano, città di vita operosa, è luogo classico per incontri d'affari.

Infatti Graziano dice:

— Ci sarebbe un piccolo affare: ho a Caprino Bergamasco dei vagoni di legna tagliata. La do a undici al quintale.

— Me ne posso occupare — risposi —. Veramente la legna non è il mio genere.

— In affari — ammonisce — non ci sono generi.

— Come in letteratura?

Mi guarda ma non replica. Intanto il terzo domandò:

— Quanti vagoni?

Questo terzo me lo ha presentato poco fa Graziano. Ha una faccia incantata, due occhi rossicci, il cappotto spalancato, e la sottoveste abbottonata a contrattempo: cioè il primo bottone nel secondo occhiello e così di seguito, in maniera che abbasso a destra avanza un tratto di sottoveste col bottone e in alto a sinistra avanza un tratto di sottoveste con l'occhiello.

— Sei vagoni — rispose Graziano. Al che seguirono poche indicazioni tecniche.

Durante queste fui distratto dall'entrare di due fanciulle emaciate e impennacchiate. Sedettero a un tavolino vicino al nostro, poi si misero a leggere insieme con grande interesse una lettera, ch'era listata a lutto.

Quel terzo annunziò:

— Vado a fare una telefonata. Ti ritrovo qui?

— Sì — rispose Graziano — fino alla mezza non mi muovo.

Il caffè s'andava affollando, e intorno all'ara cresceva il movimento dei sacerdoti in frack e sparato bianco, correndo in direzioni varie e gridando i comandi come centurioni in battaglia.

Graziano ha conosciuto la fama, se non la gloria. Dieci anni sono ha vinto un campionato ciclistico. Poi cominciava a ingrassare, onde la sua vita fu diretta verso altre mète. La vigilia della guerra lo trovò negoziante di accessorî per automobili. La guerra lo ebbe furiere in un ufficio d'aviazione militare a Roma e gl'insegnò di là le vie della ricchezza. L'armistizio lo ricondusse a Milano in un'automobile sua. Tuttavia s'è conservato modesto; non ha preso nè moglie ricca nè amanti costose, e neppure ha cambiato il sarto, nè si è messo a comperare romanzi con la copertina illustrata: le quali cose lo distinguono da altri arricchiti dell'ora presente.

Dalla partenza del terzo, ho visto in brevissimo tempo ben tre persone accostarsi successivamente a Graziano, scambiare con lui poche parole misteriose, andarsene. Dopo ognuno di quegli episodi egli mi ha sorriso con bontà. Ora pronuncia una sentenza degna dei Savi dell'Ellade:

— Non c'è che il lavoro che dia delle vere soddisfazioni.

Le due fanciulle hanno finito di leggere la lettera, il che non le ha rese più belle nè meno malinconiche. Ora discorrono modestamente col cameriere. Io, spronato forse dalla sentenza morale del mio compagno, m'alzo e gli dico:

— Penserò a quello che mi hai detto: sei vagoni. Ti ritrovo qui stasera?

— Sì; ogni sera dopo le nove e mezzo, fino alla chiusura.

— A rivederci.

Mentre m'avvio, sta rientrando il terzo con la sua sottoveste abbottonata a contrattempo; siede al mio posto dicendo a Graziano:

— Ecco qui....