2. Uno, il basilisco, e il cameriere Giovanni.

— L'affare è il meccanismo più semplice del congegno sociale. Consiste essenzialmente in ciò: comperare a un prezzo, e rivendere subito tutto a un prezzo più elevato. È l'insegnamento supremo di Ermete Leisterio.

«L'Affare va poi distinto recisamente dal Lavoro. Il lavoro corrisponde a una possibilità limitata, l'affare è illimitato, come il Tempo e lo Spazio, categorie della mente universale. Se un lavoro richiede una determinabile somma di tempo e di energia, un lavoro doppio richiede doppio tempo e doppia energia. Invece lo stesso tempo e gli stessi atti che concludono un affare uguale a dieci, possono concluderne uno uguale a cento, mille: il campo di potenza d'un uomo d'affari è perciò illimitato.

«Ne deriva come primo effetto naturalissimo che l'uomo che fa degli affari arricchisca infinitamente più di qualunque semplice lavoratore del braccio o del pensiero; il che spesso dà scandalo a chi non sa andare al fondo delle cose. E ne deriva come secondo effetto che l'affare, cioè il comperare e rivendere all'infinito, è l'operazione umana che gode maggior credito: così diciamo, per esempio, che l'America è la più grande tra le nazioni (sebbene abbia penuria di poeti, filosofi e altri uomini d'intelletto) perchè è la nazione che fa più e più grossi affari: e similmente si afferma che Milano è la capitale morale d'Italia, perchè è la città italiana in cui più rapidamente si compera e si rivende.

«E questa è la ragione per cui mi sono dato agli affari. —

Così venivo ripensando e in me bene riaffermando i principii generali che avevano determinato la mia situazione teorica e pratica: e in questa sboccai dalla Galleria verso piazza della Scala, ove una superstite simpatia mi soffermò un istante a contemplare le spalle ammantate di Leonardo, buono amatore d'ogni arte e d'ogni scienza. Poi, ripreso il cammino, venni più particolarmente a considerare l'affare che avevo tra mano.

La mia opera si delineava così:

1º — Crearmi rapidamente un minimo di competenza riguardo alla legna tagliata e ai suoi prezzi.

2º — Andare a Caprino Bergamasco a vedere e valutare i sei vagoni di Graziano.

3º — Trovare un compratore.

4º — Tornare a Caprino Bergamasco e di là spedire la legna al compratore.

5º — Ritirare il maggior prezzo da questo e sborsare il minor prezzo a Graziano.

In tal modo dividendomi in pensiero il còmpito nelle sue fasi progressive, mi trovai all'angolo del Cova, storico luogo di sosta di tutti gli uomini di pensiero e d'azione della Città operosa.

Ivi ristetti, incerto sulle prime del cammino da prendere: un poco in disparte tuttavia perchè m'era noto che in quell'ora la miglior porzione del marciapiede illustre tocca, per diritto consuetudinario, a un esiguo numero di mortali che di là sanno contemplare la vita fugace con occhio di semidei.

Mentre in tal modo me ne stavo, mi si fe' incontro uno, e m'appoggiò sulla spalla una mano benigna.

Quali fossero il nome, l'aspetto esteriore e le intime qualità di quest'uno, non importa al racconto. Disse:

— Beato te che puoi startene bellimbustando sull'angolo del Cova a insidiare le succinte passanti.

Così offeso, mi difesi:

— Tu t'inganni. Io sono qui da pochi secondi, e di passaggio, e operosi pensieri mi occupano. Forse la Fortuna ha mandato te incontro ai miei pensieri. Entriamo: io ti offrirò un americano col seltz, e tu mi darai in cambio un'informazione.

Poi che ebbimo libato un sorso della miscela pungente, io entrai subito nel vivo dell'argomento:

— Dimmi — gli domandai — tu che sei padre di famiglia: quanto la paghi la legna al quintale?

Egli impallidì, poi m'indagò con lo sguardo onde Beatrice guardò Dante Alighieri quando questi le domandava ragione della levità del proprio corpo appena assunto al primo dei cieli: cioè — per coloro che non avessero a fiore della memoria il Paradiso — mi guardò come si guarda un matto. E mi prese il polso.

— È regolare — disse tranquillato. — Ti sei dato, come Senofonte a Scillunte nel suo dopoguerra, alla scienza dell'economia domestica? I tempi non sono propizi a studi di questo genere.

— Non divagare — lo interruppi — e rispondi alla mia domanda.

— Non so risponderti. Non compero legna. In casa mia c'è il termosifone. Da tre anni è spento, ma c'è: per questo non adopero legna.

Ebbi, certo, un aspetto di somma delusione, perchè subito l'amico cercò di aiutarmi:

— Aspetta — propose — domandiamo a Carletto.

Carletto era uno che passava, e che io non conoscevo. Il mio compagno lo fermò:

— Dimmi, Carletto, quanto la paghi la legna al quintale?

Carletto proiettò due occhi quali sogliono proiettarli, nei giorni di umore più malefico, i giovani basilischi. Questo basilisco bipede, che aveva aspetto d'uomo e si fermava al nome di Carletto, era avvolto in un botticelliano cappotto stretto alla vita con una cintura, e la cintura fermata sul davanti con un fibbione. Divincolandosi in quelle spire, sibilò:

— La legna! la legna! La pago quello che mi chiedono, la pago. Chi ne capisce più niente?

Intuii subito in Carletto il tipo classico dell'uomo inviperito contro il proprio tempo.

Il mio ospite si volse a me desolatamente:

— Vedi? — gemeva — al giorno d'oggi non c'è sugo.

Ma subito si distolse da me perchè in quella passava un cameriere, ed egli nel suo zelo lo arrestò a volo.

— Mi dica, Giovanni, come farebbe lei per sapere quanto costa oggi la legna al quintale?

Il cameriere Giovanni, ciò udendo, si eresse rigidamente sulla flessuosa persona: bilanciò un istante sopra la palma sinistra il vassoio, onusto di coppe sottocoppe e lampeggianti caraffe; strinse e scosse energicamente il tovagliolo che brandiva con la destra; scrutò fissamente dinanzi a sè l'infinito; indi:

— L'unica — pronunziò — sarebbe di andare a domandarne a un negozio di legna.

Scagliate queste parole, il cameriere Giovanni partì dirittamente dietro il proprio sguardo.

Il mio ospite si volse a me con umiltà:

— Mi dispiace — sospirava — io ci ho messo tutta la buona volontà. L'americano me lo paghi lo stesso?