1. Telefonico.

Ero appena disceso dal letto — s'era dunque, come è facile immaginare, di mattina — quando strilla il campanello del telefono. Reggendomi non so che con la sinistra, mi precipito di là e afferro con la destra il ricevitore. — Pronto! — Una voce qualunque (maschile) m'investe senz'altro, tutto d'un fiato, con le seguenti parole: — La prego, si trovi tra un'ora al Bar del Commercio, che devo farle una comunicazione importante. — Stavo per chiedere maggiori spiegazioni, ma un improvviso fragore d'olio friggente scaturì dalle profonde viscere dell'ordigno e per qualche minuto m'impedì di sentire o far sentire una sola parola. Poi d'improvviso le lontananze ignote trasmisero lungo il mistero dei fili sino al mio orecchio il più profondo glaciale universale silenzio. Provai a sonare chiamare urlare fischiare guaire, — ma ai miei sforzi più inumanamente rumorosi non rispondeva se non quel silenzio, così totale e impassibile che a un certo punto lo sentii sacro, e preso d'improvviso da un reverenziale timore di profanarlo riappoggiai piano piano il ricevitore al suo posto, sostai un istante trattenendo il respiro, poi in punta di piedi me ne tornai nella mia camera. Finii di vestirmi, e uscii di casa.