2. Appressamento d'un mistero.

Stabilii di concedermi qualche giorno di riposo: e senz'altro indugio, la mattina appresso partii. Andai in campagna, cosa assai piacevole a farsi nelle stagioni in cui solitamente gli uomini se ne astengono. In poche ore raggiunsi il paese che avevo scelto, sulla riva d'un lago lombardo.

Ma il caso m'impigliò quivi in una complicata e mirabile avventura la quale mise in serio pericolo il mio amore e la mia fede nella vita moderna, e con essi minacciò tutto il nuovo orientamento che la presenza del dopoguerra aveva offerto al mio spirito.

Nella piccola pensione in cui mi allogai erano due ospiti: un giovane e una giovane. Mi si presentarono come fratello e sorella. Il che appariva in ogni modo al primo sguardo per la loro singolare somiglianza, accresciuta dal fatto che il giovane, quasi un adolescente, era di lineamenti assai delicati. Il solo carattere chiaramente diverso tra i loro visi era nell'espressione dello sguardo. La sorella avea dolci gli occhi e velati di malinconia anche quando sorrideva, o, più raramente, rideva. Invece il giovane portava in fondo alle pupille perennemente accesa una mobile luce maniaca.

Quella prima mattina scambiammo pochi discorsi incolori. La sera all'ora del pranzo trovai sola la fanciulla alla tavola comune. Mi disse:

— Bruno è andato a Milano, e tornerà domattina.

Ella si chiamava Laura.

Quando un uomo e una donna si trovano in presenza, comincia la tortuosa lotta dei sessi.

Il nostro colloquio ritegnoso e coperto si prolungò qualche tempo dopo la fine del pranzo. Ella era garbata, e a gradi si fe' quasi lieta. Da ultimo avvenne a me di nominare suo fratello. La serenità di Laura rabbrividì d'un tratto come al calar d'una nube. Dopo un breve silenzio, levandosi e porgendomi la mano, ella con profonda convinzione sospirò:

— Mio fratello è un uomo di genio.

Con scarso senso d'opportunità le risposi:

— Io sono un uomo d'affari.

M'accorsi subito d'aver detto ciò meccanicamente, come mi accadeva spesso in quel tempo, anche fuor di proposito. La stonatura m'irritò. Rimasto solo me n'andai a passeggiare con un senso di corruccio.

Il mattino appresso Bruno era tornato. La fiamma di mania gli luceva sempre in fondo agli occhi, ma come esagitata da una gioiosa inquietudine.

L'aria in quella stagione era gelida e arida, e il lago la notte gemeva come fa il mare.

Il quarto giorno della mia dimora nella campagna lacustre, alle prime ore del pomeriggio Bruno m'invitò quasi misteriosamente a uscire con lui, mi guidò a una casetta isolata e per una scala oscura mi fe' salire: m'introdusse in una stanza ov'erano due grandi tavole da lavoro coperte di carte disegnate e strumenti d'aspetto scientifico, che mi riuscirono al tutto nuovi e incomprensibili.