3. Un intervento.
In quel punto bussarono, e mi fu recapitato un biglietto.
Lo portava, e me lo consegnò, un adolescente fattorino d'albergo.
Era un biglietto di Giacomino.
È perfettamente inutile spiegar qui in particolare chi era, e credo sia tuttora, Giacomino. Basti dire che è uno degli innumerevoli amici avvalangatimi dalle multiformi vicende della mia vita.
Inoltre, Giacomino era, e credo sia tuttora, segretario particolare e influentissimo d'una persona che fu più volte ministro.
Essa persona in quel tempo era appunto ministro, cioè Eccellenza.
Il biglietto di Giacomino diceva:
«Caro amico,
«Sua Eccellenza è a Milano. Abbiamo parlato lungamente di te; ti ho ottenuto un colloquio con lui per domani mattina alle 7, al «Continental». Si tratta di una cosa interessante e importante, per cui occorrono il tuo ingegno e la tua attività. Sarà la tua rapida fortuna!.... Ci sarò anch'io, a introdurti. A domattina, dunque; saluti».
L'adolescente fattorino aspettava una risposta.
Scrissi la risposta: la quale non fu che una meccanica eco delle ultime parole della proposta: «A domattina, dunque: saluti».
Appena fu richiuso l'uscio dietro le tenui spalle del fattorino, sentii una specie di freddo. Ma la stufa era accesa. Il freddo era interiore.
Capii ch'esso mi veniva dalla parte del mio Dàimone. Poich'egli taceva, ebbi l'umile bisogno di scusarmi:
— È una cosa speciale — gli spiegai —: non potevo dire di no.
— Io vado a dormire — rispose.
Quella sera dovevo essere singolarmente disposto all'imitazione. Come avevo echeggiato l'ultima riga del biglietto di Giacomino, così copiai l'ultimo atto del Dàimone e me n'andai a letto.
Ma prima presi le mie precauzioni. Calcolai che la mattina appresso mi sarebbe occorsa mezz'ora per vestirmi e un quarto d'ora per recarmi fino al «Continental». Arrotondando, un'ora. Bisognava dunque che mi svegliassi alle 6. Caricai lo svegliarino e per colmo di previdenza lo misi un po' prima delle sei, perchè è manifesto che con una Eccellenza bisogna essere esageratamente puntuali.