4. Colloquio.

Allo stupore succedette il terrore, perchè era necessario rispondere.

Ma l'uomo in istato di terrore rifugge dalle soluzioni più semplici del problema che lo assedia; e non l'uomo soltanto, chè vedemmo gli uccelletti dal ramo, sgomenti alla vista d'un cobra precipitarsi giù tra le sue fauci, invece di volar via come sarebbe loro assai facile. Non pensai di rispondergli che nulla ne sapevo. Sgomento, indugiai; e più avevo indugiato, e maggiore sentivo l'obbligo critico di dargli una precisa risposta. In quel punto la memoria offerse d'un tratto al mio sguardo come in uno specchio l'immagine di Graziano davanti all'altare dei beveraggi multicolori, fe' risonare a' miei orecchi come da un fonografo la sua voce quando aveva detto «la do a undici al quintale»: questo numero s'isolò in me e divenne imperioso e si fece motore della mia risoluzione e del mio atto sensibile; il quale fu di pronunziare quella sola parola, che parve una risposta:

— Undici.

Il volto dell'Interlocutore si tese tutto e imporporò. Come l'eco molteplice di certe valli, la bocca smisurata di quel volto mi rimandò tre volte la mia parola:

— Undici! undici!! undici!!!

Ed erano queste voci — al contrario di quelle degli echi molteplici — in crescendo. All'ultima controrisposi io, ma su un tono più smorzato e quasi sommesso, rimormorando:

— Undici.

Egli implorò:

— La prego, signore: prendiamo una carrozza, a mie spese, e mi conduca dove ha comperata la legna a undici.

— Ah no! — gridai.

Questo grido m'era sgorgato dall'anima per il ricordo dell'increscioso sèguito ch'ebbe la mia scarrozzata con uno sconosciuto, come si narra nel capitolo intitolato «Per Belloveso».

L'altro s'inalberò:

— Perchè?

Non stimai opportuno esporgli la storia di Belloveso. Risposi:

— Ho fatto un voto.

— Un voto?

— Sì: alla Vergine: il voto di non andare più in alcuna carrozza, pubblica o privata, coperta o scoperta, a uno o a più cavalli, fino a che non riceva una certa grazia che ho domandata.

— Io rispetto il suo voto. Andiamo dunque in tranvai.

— In tranvai?... Non è possibile.

— Perchè?

— Veda: sono le sedici e quarantanove. Ho notizia sicura che alle diciassette scoppierà uno sciopero di tranvieri.

— Se andassimo a piedi?

— È troppo lontano, e io ho i piedi anchilosati da certi reumatismi che ho presi nelle paludi del Tanganika facendo le cacce al pellicano.

— Mio Dio, se mi desse l'indirizzo, ci vo io.

— È inutile: quel negoziante non ha più legna.

— Come lo sa?

— L'ho comperata tutta io la settimana scorsa.

— Era molta?

— Cento quintali.

— Oh, la prego: mi ceda un po' dei suoi quintali.

— Li ho consumati tutti.

— In una settimana?

— Sì. Faccio delle esperienze, come Bernardo di Palissy. E come lui in un giorno famoso di cui si narra la storia nelle letture anglicane, così è avvenuto a me l'altro ieri: ho finito di bruciare i cento quintali, nonchè la scrivania, le poltrone, l'impiantito, i battenti degli usci, i ritratti di famiglia, il cavallo a dondolo di mio figlio e il pianoforte a coda di mia moglie.

Allora l'Interlocutore mi domandò con aria ambiguamente satura di velenose intenzioni:

— Lei non è di Milano, signore?

— Mi aspettavo — lo rimproverai — un'altra domanda.

— Quale?

— Lei doveva domandarmi se, dopo tanto sacrificio di combustibili varii, la mia esperienza è riuscita, come a Palissy quando inventò lo smalto per le ceramiche.

— Le dicevo che non è di Milano, perchè altrimenti saprebbe, caro il mio signore, che con i Milanesi non si scherza: e sia contento che ne ha trovato uno di pasta buona.

Ciò detto, con una smorfia di disprezzo mi abbandonò. S'avviò a passi obliqui fino a raggiungere le rotaie del tranvai, guatandone uno che arrivava di corsa al fondo della via. Come il tranvai fu giunto a tiro, l'uomo si precipitò a testa bassa come un toro contro il suo fianco, agguantò energicamente la sbarra d'ottone, piantò un piede sul predellino, si tirò su descrivendo con tutto il corpo un mezzo giro spirale: e mentre il tranvai continuava fulmineo, di là ebbe ancora la forza di farmi un gesto sconcio con l'avambraccio, finchè la sua figura oscena si smarrì nelle lontananze vorticose e scomparve.