5. Apocalissi.
Infatti alla trattoria incontrò, mi presentò, e invitò a sedersi alla nostra tavola, un uomo biondiccio e un po' sbilenco con due grossi baffi da foca e una penzolante giacca color tabacco. Rideva e parlava continuamente; cioè raccontava storielle oscene e poi ne rideva lui stesso con fragore, e accompagnava quello stridere con gran suoni di posate sui piatti. E questi era il socio di Valacarda. Come mai? Oh la voluptas.
Ora il nuovo compagno raccontava una sua avventura di viaggio con due cameriere d'albergo. Ma Valacarda, accorgendosi ch'io guardavo a un altro tavolino, mi domandò:
— Le piace quella bruna?
— Sì: ha un'aria aristocratica; bellezza imperatoria e fine nello stesso tempo, e un contegno da Olimpo. Oserei affermare che è una signora.
— Ha indovinato, è una signora, la signora di quello che c'è insieme. Prima lei faceva parte di una compagnia di equilibristi del Trianon, e manteneva lui. Ora lui s'è tirato su col filo spinato, e l'ha sposata. Al mondo c'è ancora della gratitudine e altre virtù.
Il commensale color tabacco si voltò a guardarli. Così vide entrare nella sala un giovinotto disinvolto e lo salutò ad alta voce da lontano. Poi si volse a me annunziandomi:
— Spolette da shrapnell.
— E questo alla mia destra? — domandai io accennando al più elegante di tutto il consesso. — Cos'è? Zàini? fulmicotone?
Guardarono e uscirono tutt'e e due a ridere con irriverenza.
— Questa volta ha sbagliato — disse Valacarda. — Quello lì è un pittore.
— Pittore!
— Sì: vive alle spalle di quello che gli è vicino: pezze da piedi e propaganda per i prestiti. S'è fatto fondare da lui una rivista illustrata. Sono i pidocchi del pescecane.
Rabbrividii.
Quel mondo luccicava tutto e parevami gorgogliare e spumare d'una superiore letizia. Sognai per un momento di assistere a una festa furinale, quali i Romani, spiriti larghi, celebravano in onore dei ladri.
Mi scossi, e tratto da una vecchia abitudine domandai:
— Come s'intitola la rivista illustrata?
— Non parliamo di porcherie — ammonì l'uomo color tabacco. — Guardi quella bionda così seria, laggiù. Una mattina, nell'anticamera del mio studio, l'ho....
Ma non sentii il seguito. Non sentivo più le loro parole. Il mio spirito era abbuiato.
Mi trovavo dunque nel centro di quella terza Babilonia su cui Valacarda aveva predetto prossimo non so che fuoco divino o sociale. Ma non pensavo più ai suoi vaticinî. Le immagini mi presero nel loro possesso. L'aria della sala intorno a noi si fece liquida e verde come in fondo a un oceano, oceano scivolato da grandi belve corsare che aprivano gole di Satana, arrotavano i denti alle rocce subacquee, e come d'intesa movevano tutte obliquamente, leviatani torvi, dall'abisso gelido in su, verso un'alta luce d'incendio lontano che le traeva: e il corteo non avea fine, sempre più enormi e nere, con la smorfia d'un ringhio di cui non si udiva la voce, battendo le code nel liquido muto, su, verso l'alto. Poi un cameriere traversò con grazia secura lo stormo, e si chinò davanti al nostro tavolino presentandoci il conto.