5. La mia dimora.

Dopo avere riletto e corretto il memoriale, m'indugiai per poco in qualche pensiero domestico.

Stabilii di scegliere, nel centro della via, al numero 18, la mia casa. È giusto. Mi farò fare i biglietti di visita; i primi, credo, della mia vita, e con l'indirizzo: «18, via Belloveso, Milano». Abiterò al piano nobile, il cinquantesimo. Avrò un ascensore particolare che in trenta secondi, senza fermate ai piani intermedi, porterà su direttamente me, la mia famiglia, i miei amici. Perchè anche là gli amici verranno a trovarmi, come ora. Ma se verranno dopo le dieci di sera, non potranno più, come fanno ora, chiamarmi dalla strada per farsi gettare la chiave del portone. Faremo dunque nella nostra rivista una campagna perchè i portoni di Milano siano muniti di un campanello corrispondente a ogni appartamento, e di un congegno a pila elettrica per aprire il portone stesso dall'alto, come a Firenze, che almeno in questo è assai più civile di Milano. Ogni portone avrà così trecento bottoni elettrici, centocinquanta per parte: se ne potranno trarre motivi decorativi ultramoderni. Ma quale cuccagna per i nottambuli, fedeli al gioco candido e giocondo di sonare i campanelli e poi darsi fanciullescamente alla fuga!