III.
Sotto il Pontificato di Paolo IV, nel 1554, furono gli Israeliti rinchiusi nel Ghetto.
Che cosa sia il Ghetto di Roma, lo sanno i Romani, e coloro che l'hanno veduto. Ma chi non l'ha visitato, sappia che presso il ponte a Quattro Capi s'estende lungo il Tevere un quartiere, o piuttosto ammasso informe di case e tugurj mal tenuti, peggio riparati e mezzo cadenti (chè ai padroni per la tenuità delle pigioni, che non possono soffrir variazioni in virtù del jus Gazagà,[[1]] non mette conto spendervi se non il pretto indispensabile), nei quali si stipa una popolazione di 3900 persone, dove invece ve ne potrebbe capire una metà malvolentieri. Le strade strette, immonde, la mancanza d'aria, il sudiciume che è conseguenza inevitabile dell'agglomerazione sforzata di troppa popolazione quasi tutta miserabile, rende quel soggiorno tristo, puzzolente e malsano. Famiglie di que' disgraziati vivono, e più d'una per locale, ammucchiate senza distinzioni di sessi, d'età, di condizioni, di salute, a ogni piano, nelle soffitte e perfino nelle buche sotterranee, che in più felici abitazioni servono di cantine.
Questa non è la descrizione del Ghetto, nè d'un millesimo delle dolorose condizioni che, nel silenzio e nell'abbandono d'una miseria ignorata, si verificano fra le sue mura; ma vi è appena un cenno: chè a farne una giusta relazione, troppo ci vorrebbe.
Così per capi principali verrò toccando delle maggiori miserie che soffriva e soffre quest'infelice popolo.
Anticamente (si conosce per tradizione) gli Israeliti dovevano nell'agosto dare di sè turpe spettacolo alla plebe ne' così detti giuochi d'Agone e Testaccio; dovevano parimente precedere a piedi, fra gli oltraggi del popolo, la cavalcata del Magistrato Romano. Clemente IX li assolse da questa dolorosa cerimonia, mediante una prestazione di 300 scudi; e dai giuochi predetti, mediante un'altra di scudi 531. 17. a beneficio della Camera Capitolina.
Una deputazione de' Maggiorenti della Comunità Israelitica doveva presentarsi, il primo sabato di carnevale, al Magistrato Capitolino radunato in seduta pubblica, e fargli una prestazione in denaro, ed una umile allocuzione. Il Magistrato rispondeva brevemente, ed il suo capo congedava i Deputati con una parola di disprezzo. Ma questa cerimonia vergognosa poteva ella sussistere sotto un Pio IX? Egli l'abolì appena giunto al pontificato.
È vietato agli Israeliti il possedere beni stabili, professare arti liberali e che richiedano pubblica fiducia, come avvocati, notai, medici; e neppure i mestieri più comuni, di fabbro, scalpellino ec.: e per una strana e capricciosa eccezione, venne loro concesso, son pochi anni, di poter esser falegnami, tessitori di cotonine, ed ebanisti.
Alla casa de' Catecumeni sono pagati annualmente dagli Israeliti scudi 1100, e scudi 300 al monastero delle Convertite; e questo tributo non si appoggia ad altro titolo salvo la volontà di chi lo impose. Quando noi ci lagnamo che il Governo Inglese costringa i Cattolici d'Irlanda a far le spese ad un culto che non professano, ci lagnamo a ragione. Perchè, dunque, fare agli Israeliti quel medesimo che non vogliamo sia fatto a noi?
Molti pesi sono inoltre imposti agli Israeliti, a cui non soggiacciono gli altri sudditi; mentre a questi sono aperte tutte le vie dell'industria e d'un onesto guadagno, che ai primi sono chiuse.
Una tassa detta d'Industria e Capitali, attualmente pagata da 113 individui, di cui l'infima cifra è di sc. 4, la massima di sc. 150.
Alla Camera Capitolina, per ispesa de' pali ed apparature del Carnevale, scudi 831. 57. 1/2. Ora però la Commissione incaricata da Sua Santità di compilare lo Statuto del Municipio, e che così onoratamente e con tanta soddisfazione dell'universale ha saputo adempiere la sua missione, proponeva l'abolizione della prestazione suddetta.
Al Segretario del Vicariato, per la sua presenza alla predica alla quale debbono assistere gli Israeliti in Sant'Angelo in Pescheria, coll'accompagno altresì de' Carabinieri, scudi 73. 60.
Quanto questa predica, udita a forza e con tale apparato, conferisca a disporre gli animi ed aprire i cuori a quegli affetti che preparano le vie alla persuasione, ognuno lo può immaginare.
Al portinajo cui è commesso la guardia delle porte del Ghetto, scudi 163. 60.
Ai Parrochi delle circonvicine parrocchie, onde compensarli della popolazione cristiana che potrebbe occupare l'area tenuta dagli Israeliti, scudi 123.
Mancie prescritte di Natale e Agosto, scudi 205.
Apparati e palchi pel carnevale ad uso di pubbliche deputazioni d'ufficio, scudi 109. 92.
Legale, Computista, Esattore dell'Università israelitica, che debbon esser Cristiani, scudi 360.
Una tassa d'un bajocco sopra ogni libbra di carne. A ciò s'aggiunga, che non essendo gli Israeliti ammessi a partecipare della pubblica carità, del beneficio degli ospedali, dei lavori a sollievo de' poveri, ed essendo essi (e come sarebbero altrimenti?) la massima parte poverissimi, tantochè si calcola gli individui privi all'atto d'ogni proprietà ascendere a 2000; ne avviene necessariamente, che la loro sussistenza in istato di validità, e la loro cura in caso di malattia o di vecchiaja, ricade sui più facoltosi, i quali sopportano così un peso di soprappiù, che per gli altri sudditi rimane incluso ne' comuni balzelli e nelle generali imposizioni. Tantochè, una terza parte degli Israeliti Romani è costretta provvedere al mantenimento dell'altre due!
E dobbiamo aggiungere, in lode ed onore dell'Università Israelitica, che non ostante le strettezze cagionate da tanti ostacoli posti allo sviluppo della sua industria ed al fruttato de' suoi capitali, i poveri sono ajutati o col lavoro o coll'elemosine; gli ammalati, i vecchi, gl'impotenti, soccorsi di pietose assistenze e di medicine: cosicchè a quella misera e conculcata plebe sono prestati tutti quegli ajuti che comportano le angustie e le difficoltà d'ogni genere in che trovasi la loro piccola repubblica.
A questa carità che s'esercita sui bisogni materiali, s'aggiunga l'altra, anco più importante, che s'adopra a supplire ai morali: della quale si vedono i frutti nella conosciuta incolpabilità degli abitanti del Ghetto, che giammai, o rarissime volte, vengono in mano della Giustizia, ed è cosa inaudita siano accusati e presi per ladri.