IV. BALLO DI CORTE.

Gli inviti per un ballo al Quirinale sono fatti dal Prefetto di Palazzo e dalla Dama di Onore a nome delle Loro Maestà il Re e la Regina: sono indirizzati sempre al nome del marito invitato e vi si aggiunge il nome della sua signora: sono strettissimamente personali. L'invito, al Quirinale, è per le dieci: la Corte, entrando alle undici precise, tutte le signore si affrettano a trovarsi puntuali, per vedere l'entrata dei Reali. È molto da poseuse o da ignorante, per una signora, arrivare tardissimo ad un ballo di Corte: nessuna signora elegante, finemente educata, lo fa. Al Quirinale, mentre aspettano la Regina, le dame si dispongono per gruppi: dame di Corte, cavalieresse dell'Annunziata, dame del Corpo Diplomatico, mogli di ministri, ed alti funzionari dello Stato. Quando la Regina entra, fa pochi passi e una profonda riverenza, con cui ha l'abilità di salutare trecento signore e più, tutte quante: e tutte in fila rispondono con una profonda riverenza. Ella, poi, si siede sovra una poltrona preparata nel centro della sala: sull'altra, non siede mai il Re, che ama stare in piedi, e che subito si mette a discorrere con qualche ministro. Vanno a riverire la Regina, subito, per ordine: le mogli dei cavalieri dell'Annunziata e sono invitate, esse sole, a prender posto sugli sgabelli, tabourets, messi accanto alle poltrone reali, poichè, come si sa, i cavalieri dell'Annunziata e le loro signore, sono cugini e cugine del Re: le dame di Corte man mano si schierano, in piedi, dietro le poltrone della Regina. La quadriglia reale si fa subito dopo: la Regina la balla con l'ambasciatore o col ministro più anziano del Corpo Diplomatico: ha per vis-à-vis, o un principe reale con la dama più anziana del Corpo Diplomatico, o un altro ambasciatore: non ha coppie, accanto, e la sola sua coppia dirimpetto. Sui lati le coppie sono tre o quattro, con relativi vis-à-vis. Nel ballare, non si passa mai davanti alla Regina, volgendole le spalle: nè si passa senza salutarla. Finito questo, la Regina non balla più: quando era principessa di Piemonte, ballava anche in giro, e qui, a Napoli, vi è qualche gentiluomo con cui ha ballato un giro di polka o di valtzer: e il cerimoniale portava che fosse lei, per mezzo di un suo cavaliere d'onore, a invitare qualche gentiluomo, successivamente. Dopo, la Regina passa, a sua volta, di dama in dama, ora fermandosi un minuto, ora pochi minuti, secondo la loro importanza e secondo la particolare stima che fa Sua Maestà: presso alcune si siede e conversa un poco. È naturale, che ella non possa parlare a tutte. La signora, prescelta fa una riverenza al principio e alla fine, della conversazione: e non stende la mano, se la Regina non porge la sua. In questo frattempo, le signore cui è poco probabile che possa toccare questo onore, le signorine, ballano. Se s'incontrano sul cammino di Sua Maestà, si scostano, voltandosi a lei, facendo la riverenza. All'una precisa la Regina ha compito il suo giro, si ferma, si volta, saluta con uno dei suoi grandi saluti la società e sparisce. È naturale che le signore vadano al ballo di Corte col loro vestito più suntuoso e coi loro più bei gioielli: a Corte non si va con vestiti di ripiego. Anche le signorine debbono avere una toilette nuova e fresca. Gli uomini portano assolutamente la cravatta bianca, guanti bianchi e i pumps di pelle lucida. Pel cappello va bene il gibus, da portare in mano, chiuso: o quello morbido nero, o il duro rotondo, che si lasciano al guardaroba. Il gilet bianco è ammesso. Per i balli presso i principi ereditarii o principi reali, il cerimoniale è il medesimo.

V. GARDEN PARTY A CORTE.

Appena la primavera lo permette e se la occasione è importante, nei giardini del Quirinale, a Roma, o in quelli della Reggia di Capodimonte, a Napoli, la nostra Regina dà volentieri qualche garden party. Questo uso, come si vede dal suo nome, è completamente inglese: la società francese se lo è subito assimilato, e, in Italia, le grandi case, qualche ambasciata, a Roma, dànno, spesso oramai, di queste gardens parties. Per quella di Corte, le signore indossano dei vestiti di seta, di broché, di taffetas, di crespo di Cina, di tutte le stoffe seriche non troppo pesanti e non troppo scure: la garden party, dandosi fra aprile e maggio, fra settembre e ottobre, permette di portare delle toilettes seriche, molto chiare: se è alla fine di maggio, alla metà di settembre, si possono portare delle sete leggere, dei foulards, delle mussoline di seta, dei crespi della Cina. Il cappello di una signora, a una garden party deve essere un piccolo poema di freschezza e di novità: curarlo molto. Anche le signore che hanno passato i quarant'anni e si accostano ai cinquanta, possono portare la grande toque tutta di fiori artificiali, purchè non siano fiorellini da giovinetta o sposina. Scarpette mordorés: oppure alto soulier Luigi XV, di una pelle colorata, intonata col vestito, e guernito di fibbie di strass. Grande mantello non pesante, da primavera, da gittare sul vestito, quando si esce: oppure collet di chiffon e merletti, ricchissimo. Un filo di perle, una bella broche, niente altro: ombrellino chic, dal manico artistico. Gli uomini vanno in vestito da mattina, alla garden party: cioè redingote o tight, pantaloni di un grigio tenero, di una lavagna chiara pantaloni eleganti, infine, panciotto bianco, cravatta chiara a grosso nodo, cappello a cilindro, scarpe di pelle lucida e guanti grigio perla: il fiore all'occhiello è sempre ben visto. Il cerimoniale della garden party è meno rigoroso del ballo di Corte, ma solo un poco: dove la Regina interviene, le regole sono sempre le medesime e sono basate sovra un alto rispetto dell'Augusto Ospite. E così, in una garden party privata dove Ella interviene, la padrona di casa è in cappello e guanti, poichè essa diventa ospite della Regina: e gli invitati, come le invitate, debbono essere tutte persone presentate a Corte: e le toilettes, come il cerimoniale, sono sempre le medesime. Anche la garden party a Corte ha una quadriglia reale; un giro per discorrere con le signore e infine Sua Maestà si ritira, dopo avervi partecipato per un paio di ore.

AVVERTENZA.

I miei lettori sanno che questo modesto libro fu da me scritto anni fa, che se ne sono fatte molte edizioni, non per mio merito, ma, forse, per la sua utilità e che, ogni volta, io ho avuto cura di correggere, rifare, completare il mio testo, visto che gli usi e i costumi mondani si venivano mutando, alcuni, anzi, radicalmente. In questa ristampa, intieri capitoli sono scomparsi e molti nuovi vi sono stati inseriti. Ma per quanto riguarda questa parte «Nelle case del Re» non si trattava di addebitare i cangiamenti in questa parte protocollare della vita italiana, poichè, in fondo, il protocollo reale non è stato mai mutato, ma di dire che mutate le persone e gli eventi, necessariamente, a Corte, vi è profonda diversità di vita. Ognuno rammenta gli splendori sotto il felice regno di Umberto e Margherita: e come il Quirinale in quei tempi che parvero beati, rifulgesse come un astro. Vittorio Emanuele III ed Elena di Savoia, sovrani di gran cuore, pensosi di tutti i bisogni crescenti del loro popolo, pietosi a tutte le tristezze, di gusti semplici, di virtù intime ammirabili, hanno regnato e regnano a traverso periodi di alta difficoltà sociale e, infine, a traverso sette od otto anni, fra guerra e armistizio, in cui essi sono stati capaci dei sacrificii più eroici. Ed è naturale che i grandi pranzi e le feste e i balli a Corte, in questo ultimo tempo, fossero eliminati e si facessero solo per ricevere un sovrano amico: la famiglia reale riceve, ora, ma sempre in una forma privatissima, per dare svago alle figliuole. Pure, la prammatica di Corte esiste sempre e conveniva che i miei lettori la conoscessero, nel caso che avessero bisogno di una guida, di un consiglio, per gli eventuali loro rapporti coi sovrani.