CCCLIX.

Al mio caro amico Lionardo,[299] sellaio ne' Borgerini, in Roma.

Lionardo. — Io sono sollecitato da voi per l'ultima vostra, e òllo molto caro, perchè vego che voi lo fate per mio bene; ma io vi fo bene intendere, che tal sollecitamenti per un altro verso mi sono tutti coltellate, perchè io muoio di passione per non potere fare quello che io vorrei, per la mia mala sorte. Stasera fa otto dì tornò Pietro[300] che sta meco, da Porto Venere, con Donato[301] che sta meco là a Carrara per conto del caricare e' marmi, e lasciorno a Pisa una scafa carica, e non è mai comparita, perchè non è mai piovuto, e Arno è secco afatto: e altre quatro scafe sono in Pisa soldate per questi marmi; che, come e' piove, verranno tutte cariche e comincierò a lavorare forte. Io sto per questo conto peggio contento che uomo che sia nel mondo. Io sono ancora sollecitato da messer Metello Vari della sua figura,[302] che è anche là in Pisa e verrà in queste prime scafe. Io non gli ò mai risposto, nè anche voglio più scrivere a voi, finchè io non ò cominciato a lavorare; perchè io muoio di dolore e parmi essere diventato uno ciurmatore contro a mia voglia.

Ò a ordine qua una bella stanza, dov'io potrò rizare venti figure per volta: non la posso coprire, perchè in Firenze non ci è legniame e non ne può venire se e' non piove, e non credo oramai e' piova ma' più, se non quando mi àrà a far qualche danno.

Del Cardinale[303] non vi dico gli diciate altro, perchè so che gli à cattiva impressione de' fatti mia; ma la sperienzia lo farà presto chiaro. Racomandatemi a Sebastiano[304] e io a voi mi racomando.

Vostro Michelagniolo in Firenze.

Archivio Buonarroti. Di Firenze, 22 di dicembre (1518).