CCCLV.

(Al cardinale Giulio de' Medici in Roma).

A dì xv di luglio 1518.

Monsignore Reverendissimo. — Sperando avere questo anno qualche quantità di marmi per l'opera di Santo Lorenzo in Firenze, e non trovando drento in Santo Lorenzo nè fuora appresso stanze al proposito per lavorargli, mi sono messo per farne una a comperare un pezzo di terreno da Santa Caterina dal Capitolo di Santa Maria del Fiore:[296] el quale terreno mi costa circa a trecento ducati d'oro larghi: e sono stato dreto a detto Capitolo due mesi, per avere detto terreno. Ànnomelo fatto pagare sessanta ducati più che non vale, mostrando che ne sa loro male, ma dicono non potere uscire di quello che dice la Bolla del vendere ch'egli ànno dal Papa. Ora se 'l Papa fa Bolle da potere rubare, io prego vostra Signoria Reverendissima ne facci fare una ancora a me, perchè n'ò più bisognio di loro; e se non s'usa di fare, io prego quella mi facci fare ragione in questo modo, cioè: questo terreno che io ò tolto, non è assai a quello ò di bisogno; ànne il Capitolo drieto a questo certa quantità: onde che io prego V. S. me ne facci dare un altro pezzo, nel quale io mi rifacci di quello che m'ànno tolto di più di quello che io ò comperato: e se resteranno avere, non voglio niente di loro.

Circa l'opera, e' principii sono difficili....

Archivio Buonarroti. Di Seravezza, ( d'agosto 1518).