CCCLVI.

A Berto da Filicaia in Firenze.

Berto. — Io mi raccomando a voi, e ringraziovi de' servizi e benefizi ricevuti, e son sempre con tutto quello che io posso e ò e so al vostro comando. Le cose di qua vanno assai bene. La strada si può dire che sia finita, perchè resta a fare poco, cioè resta a tagliare certi sassi o vero grotte: l'una è dove sbocca la strada che escie del fiume nella strada vecchia a Rimagno; l'altra grotta è poco passato Rimagno per andare a Seraveza, un sasso grande che attraversa la strada; e l'altra è a l'ultime case di Seravezza, andando verso la Corvara. Di poi s'à spianare col piccone in qualche luogo: e tutte queste cose perchè son breve, sarebon fatte in quindici dì, se ci fussino scarpellini che valessino qualche cosa. Del padule è forse otto dì non vi sono stato; allora andavano pure riempiendo el peggio che potevano. Stimo, se ànno seguitato, che a quest'ora sia finito. De' marmi, io ò la colonna cavata giù nel canale e presso alla strada a cinquanta braccia, a salvamento. È stata maggior cosa che io non stimavo a collarla giù: èccissi fatto male qualcuno nel collarla, e uno ci s'è dinocolato e morto súbito, e io ci sono stato per mettere la vita. L'altra colonna era quasi bozata: trovai un pelo che me la troncava: èmmi bisogniato rientrare nel poggio tanto quanto l'è grossa per fugire quel pelo, e così ò fatto, e stimo che adesso la vi sarà: e bòzasi tutta via. Non m'acade altro, se non pregovi parlando alla magnificenzia di Iacopo Salviati facciate mia scusa del non scrivere, perchè non ò ancora da scrivere cosa che mi piaccia: però nol fo. El luogo da cavare è qua molto aspro, e gli uomini molto ignoranti in simile esercizio: però bisognia una gran pazienza qualche mese, tanto che e' si sieno domesticati e' monti e amaestrati gli uomini; poi faremo più presto: basta che quello che io ò promesso, lo farò a ogni modo, e farò la più bella opera che si sia mai fatta in Italia, se Dio me n'aiuta.

Poi ch'io ò scritto, ò risposta da quegli uomini di Pietrasanta che tolsono a cavare una certa quantità di marmi circa sei mesi fa, che non vogliono cavare nè rendermi e' cento ducati che io dètti loro. Parmi abino fatto una grande impresa, in modo che io e' so, che non l'ànno fatta senza favore, in modo che io fo disegno di venirmene costà agli Otto e domandare loro danni di questa giunteria: non so se si può fare: spero che la magnificenzia di Iacopo Salviati m'aiuterà della ragione.

Archivio Buonarroti. Di Seravezza, ( di settembre 1518).