CCCLXXXII.

Al mio maggiore Giovanni Spina (in Firenze).

Giovanni mio caro. — Perchè la penna è sempre più animosa che la lingua, vi scrivo quello che più volte a questi dì non mi sono ardito per rispetto dei tempi dirvi a boca: e questo è, che visto e' tempi, come è detto, contrarii all'arte mia, non so se io m'ò da sperare più provigione. Quand'io fossi certo non l'avere più avere, non resterei per questo che io non lavorassi e facessi per el Papa tutto quello che io potessi, ma non terrei già casa aperta per rispetto del debito che voi sapete che io ò, avendo dove tornarmi con molto manco spesa: e a voi ancora si leverebbe la noia della pigione. E quando la mia provvigione pur séguiti, io starò qui come sono stato e ingegnieromi fare el debito mio. Però io vi prego che voi mi diciate quello che voi ne intendete, acciò che io possa pensare a' fatti mia, restandovi obrigatissimo. Io vi rivedrò queste feste in Santa Maria del Fiore.

Vostro Michelagniolo a San Lorenzo.

Archivio Buonarroti. Di Firenze, (del gennaio 1524).