CCCLXXXI.
A papa Clemente VII in Roma.[326]
Beatissimo padre. — Perchè e' mezzi spesse volte sono cagione di grande scandali, però io ò preso ardire, senza quegli, scrivere a vostra Santità circa le sepulture qua di San Lorenzo. Io dico che non so qual si sia meglio, o 'l mal che giova, o 'l ben che nuoce. Io son certo, così pazzo e cattivo com'io sono, che se io fussi stato lasciato seguitare, come aveva cominciato, che oggi sarebbono tutti e' marmi per dette opere in Firenze, e con manco spesa che non s'è fatto insino a ora, bozzati al proposito; e sarebbon cosa mirabile, come degli altri che io ci ò condotti.
Ora io veggo la cosa andare a lungo, nè so come la si vadi. Però io mi scuso con vostra Santità, che se cosa avvenissi che non piacessi a quella, non ci avendo io alturità, non mi pare anche d'averci colpa: e priego quella, che volendo che io facci cosa nessuna, che non mi dia nell'arte mia uomini sopracapo, e che mi presti fede, e diemi libera commessione; e vedrà quello che io farò, e 'l conto che a quella renderò di me.
La lanterna qua della cappella di detto San Lorenzo, Stefano[327] l'à finita di metter su e scopertola, e piace universalmente a ogni uomo; e così spero farà a vostra Santità quando la vedrà. Facciàno fare la palla che viene alta circa un braccio: e io ò pensato, per variarla dall'altre, di farla a faccie: e così si fa.
Servo della Vostra Santità
Michelagniolo scultore in Firenze.
Archivio Buonarroti. Di Firenze, (1524).