CCCLXXIX.

(A Ser Giovanni Francesco Fattucci in Roma).

Ser Giovanni Francesco. — E' sono ora circa dua anni ch'io tornai da Carrara d'allogare a cavare e' marmi delle sepulture del Cardinale, e andandogli a parlare, lui mi disse che io trovassi qualche buona risoluzione da far presto dette sepulture: io gli mandai scritti tutti e' modi del farle, come voi sapete che gli leggiesti, ciò è che io le farei in cottimo e a mesi e a giornate e in dono, come piacessi a sua Signoria, perchè desideravo di farle. Non fui acettato in modo nessuno. Fu detto che io non avevo el capo a servire il Cardinale. Dipoi riappiccando el Cardinale, gli offeri' di fare e' modelli di legniame grandi apunto come ànno a essere le sepulture, e farvi dentro tutte le figure di terra e di cimatura, della grandezza, e finite apunto come ànno a essere; e mostrai che questo sarebbe un breve modo, e una poca spesa a farle: che fu quando volemo comperare l'orto de' Caccini. Non fu niente, come sapete. Andando poi el Cardinale in Lombardia, andai súbito che lo 'ntesi a trovarlo, perchè desideravo di servirlo. Mi disse che io sollecitassi e' marmi e ch'io trovassi degli uomini, e che io facessi tanto quant'io potevo, che e' trovassi fatto qualche cosa, senza domandargli più di niente; e che se e' vivea, che farebbe ancora la facciata, e che lasciava a Domenico Boninsegni la commessione di tutti e' danari che bisogniavano. Partito el Cardinale, io scrissi tutte queste cose che m'avea dette a Domenico Boninsegni, e dissegli com'io ero parato a far tutto quello che desiderava el Cardinale; e di questo mi serbai la copia, e scrissi con testimoni, acciò che ognuno sapessi che e' non restava da me. Domenico mi venne súbito a trovare, e dissemi che non avea commessione nessuna, e che se io volevo niente, che lo scriverrebbe al Cardinale. Io gli dissi che non volevo niente. All'ultimo alla tornata del Cardinale, el Figiovanni mi disse che gli avea domandato di me. Io vi andai súbito, stimando volessi parlare delle sepulture; lui mi disse: «Noi vorrèmo pure che in queste sepulture fussi qualcosa di buono, cioè qualcosa di tuo mano.» E non mi disse che volessi che io le facessi. Io mi parti', e dissi che tornerei a parlargli quando e' marmi ci sarebbono.

Ora voi sapete come a Roma el Papa è stato avisato di questa sepultura di Iulio, e come gli è stato fatto un moto propio per farlo segniare e procedermi contro e domandarmi quello che io ò avuto sopra detta opera, e danni e interessi: e sapete come el Papa disse, che questo si facci, se Michelagniolo non vuole fare la sepultura. Adunque bisognia ch'io la facci, se non voglio capitar male, come vedete che è ordinato. E se 'l Cardinale de' Medici vole ora di nuovo, come voi mi dite, che io facci le sepulture di San Lorenzo, voi vedete che io non posso, se lui non mi libera da questa cosa di Roma; e se lui mi libera, io gli prometto lavorare per lui senza premio nessuno tutto 'l tempo che io vivo; non già che io domandi la liberazione per non fare detta sepultura di Iulio, che io la fo volentieri, ma per servirlo: e se lui non mi vuole liberare, e che e' voglia qualche cosa di mia mano in dette sepulture, io m'ingegnierò, mentre lavorerò la sepultura di Iulio, di pigliar tempo di far cosa che gli paccia.

Archivio Buonarroti. Di Firenze, 25 di novembre (1523).

CCCLXXX.[323]

Al mio caro amico maestro Domenico,[324] detto Topolino, scarpellino in Carrara.

Maestro Domenico mio carissimo. — L'aportatore di questa sarà Bernardino di Pier Basso, che viene costà per certi pezi di marmo che à di bisognio. Prègovi che voi l'indirizzate dove e' sia servito bene e presto: io ve lo racomando quanto so e posso. Altro non m'acade intorno a questo. Àrete inteso come Medici è fatto papa:[325] di che mi pare si sia rallegrato tutto el mondo; ond'io stimo che qua, circa l'arte, si farà molte cose: però servite bene e con fede, acciò che e' s'abbi onore.

A dì venticinque novembre.

Vostro Michelagniolo scultore in Firenze.

Archivio Buonarroti. Di Firenze, (1524).