CCCXLVIII.
A Domenico (Buoninsegni. Roma).
Messer Domenico. — Poi che ultimamente io vi scrissi, non ò potuto attendere a fare modello, come vi scrissi fare: il perchè sarebe lungo a scrivere. Io n'avevo bozzato prima uno picoletto che servissi qua a me, di terra, il quale benchè sia torto com'un crespello, ve lo voglio mandare a ogni modo, acciò che questa cosa non paia una ciurmerìa.
Io v'ò da dir più cose: leggiete con pazienzia un poco, perchè importa. E questo è che a me basta l'animo far questa opera della facciata di San Lorenzo, che sia d'architettura e di scultura lo spechio di tutta Italia; ma bisognia che 'l Papa e 'l Cardinale si risolvino presto, se vogliono ch'io la facci o no. E se vogliono che io la facci, bisognia venire a qualche conclusione, ciò è o d'allogarmela in cottimo, e fidarsi interamente di me d'ogni cosa, o in qualche altro modo ch'e' penseranno loro, che io non lo so: il perchè questo lo intenderete.
Io, come vi scrissi, e poi che io vi scrissi, ò allogato molti marmi e dati danari qui e qua, e messo a cavare in vari luoghi. E qualche luogo dov'io ò speso, non mi sono poi riusciti e' marmi a mio modo, perchè sono cosa fallace, e più in queste pietre grande che io ò di bisognio, volendole belle come io le voglio; e in una pietra che io ò di già fatta tagliare, m'è venuto certi mancamenti di verso el Poggio che non si potevono indovinare, in modo che dua colonne che io vi volevo fare, non mi riescono, e òvi buttato la metà delle spese. E così di questi disordini non me ne può avenire sì pochi infra tanti marmi, che non montino qualche centinaio di ducati; e io non so tener conti e non posso mostrare all'ultimo avere speso, se non tanto quant'e' saranno e' marmi che io consegnierò. Farei volentieri come maestro Pier Fantini,[289] ma io non ò tanto unguento che bastassi. Ancora perchè io sono vechio, non mi pare per megliorare dugiento o trecento ducati al Papa in questi marmi, perderci tanto tempo; e perchè io sono sollecitato di costà del lavoro mio,[290] mi bisognia pigliare partito a ogni modo.
E 'l partito si è questo. Sapendo io avere a fare el lavoro e 'l prezo, non mi curerei buttare quatro cento ducati, perchè non àrei a render conto, e capperei qua tre o quatro uomini de' meglio che ci sono, e allogerei loro tutti e marmi; e la qualità de' marmi avessi a essere come quegli che io ò cavati per insino adesso, che son mirabili, benchè io n'abi pochi. E di questo e de' danari che io déssi loro, n'àrei buona sicurtà in Luca, e co' marmi che io ò, darei ordine condurli a Firenze e andare a lavorare e pel Papa, e pel lavoro mio. E non avendo fatta questa conclusione soprascritta col Papa, a me non acade; e non potrei, quando volessi condurre e' marmi del mio lavoro a Firenze per averli poi a condurre a Roma, ma bisognierebemi venire a Roma presto a lavorare, perchè sono sollecitato, com'è detto.
La spesa della facciata, nel modo che io intendo di farla e metterla in opera, fra ogni cosa, che il Papa non s'abbi a impacciare più di niente, non può esser manco, secondo l'esamina che io ò fatta, che di trenta cinque mila ducati d'oro: e per tanto la piglierò a fare io in sei anni: con questo, che infra sei mesi, per rispetto de' marmi, mi bisognierebe almanco altri mille ducati; e quando questo non piaccia fare al Papa, bisognia, o che le spese ch'io ò cominciate a fare qua per la sopradetta opera, vadino per mio conto e a mio danno, e che io restituisca e' mille ducati al Papa, o che e' ci tenga uno che séguiti la impresa, perchè io per più rispetti mi voglio levar di qua a ogni modo.
Del detto prezo; ogni volta cominciata l'opera, che io conosciessi che la si potesse fare per manco, io vo verso el Papa e 'l Cardinale con tanta fede, che io ne gli aviserei molto più presto, che se 'l danno venissi sopra di me: ma più presto intendo farla, in modo che il prezo non sia a bastanza.
Messer Domenico, io vi prego che voi mi rispondiate resoluto dell'animo del Papa e del Cardinale, e questo mi fia grandissimo piacere, oltre a tutti gli altri che voi m'avete fatti.
Archivio Buonarroti. Di Pietrasanta, ( di marzo 1518).