CD.

(A messer Giovan Francesco Fattucci in Roma).

Messere Giovan Francesco. — Alla vostra ultima, le quattro figure conciate non sono ancora finite, e évvi da fare ancora assai.[359] Le quattro altre per Fiumi non sono cominciate, perchè non ci sono e' marmi: e pure ci sono venuti. Non vi scrivo come, perchè non mi acade. Delle cose di Iulio mi piace fare una sepultura come quella di Pio in Santo Pietro, come m'avete scritto, e farolla fare qua a poco a poco, quando una cosa e quando una altra e pagherolla del mio, avend'io la provigione e restandomi la casa, come m'avete scritto; cioè la casa dov'io stavo costà in Roma, co' marmi e le cose che vi sono; cioè ch'io non abbi a dare loro, dico alle rede di papa Iulio, per disobrigarmi della sua sepultura, altro di cosa che io abbi avuto insino a qui, che la sepultura detta, come quella di Pio in Santo Pietro; e mettasi per farla un tempo conveniente; e farò le figure di mia mano; e dandomi la mia provigione, come è detto, io non resterò mai di lavorare per papa Clemente co' quelle forze che io ò; che son poche, perchè son vechio: con questo che e' non mi sia fatti e' dispetti che io veggo farmi, perchè possono molto in me: e non m'ànno lasciato far cosa ch'io voglia, già più mesi sono: chè e' non si può lavorare con le mani una cosa, e col ciervello una altra, e massimo di marmo. Qua si dice che son fatti per ispronarmi; e io vi dico che e' son cattivi sproni quelli che fanno tornare adietro. I' non ò preso la provigione già è passato l'anno, e combatto con la povertà: son molto solo alle noie, e ònne tante, che mi tengono più ocupato che non fa l'arte, per non potere tenere chi mi governi, per non avere el modo.


Questa è la copia della lettera che Michelagniolo scultore à mandato oggi questo dì 24 d'ottobre 1525 a papa Clemente; e io Antonio di Bernardo Mini ò fatto questa copia di mia propia mano.

Archivio Buonarroti. Di Firenze, ( d'ottobre 1525).