CCCXCVIII.

(A messer Giovan Francesco Fattucci in Roma).

Messer Giovanfrancesco. — Io ò scritto costà altre volte che avend'io a servire papa Clemente di cose che vogliono lungo tempo a condurre, e essend'io vechio, ch'io non spero di potere fare altro, e che io per questo desidero, non possendo fare la sepultura di Iulio, se ò a rifare di quello che n'ò ricievuto, non avere a rifare di lavori, ma più presto di danari, perchè non sarei a tempo. Non so che mi vi rispondere altro, perchè non sono in fatto e non intendo i particulari a che voi siate. Del fare detta sepultura di Iulio al muro, come quelle di Pio[355] mi piace, e è cosa più breve che in nessuno altro modo. Altro non m'acade, se non dirvi questo: che voi lasciate stare la faccienda mia e le vostre ancora, e che voi torniate, perchè intendo che la peste ritorna a gran furia, e io ò più caro voi vivo, che la faccenda mia aconcia: però tornate. Se muoio innanzi al Papa, non àrò bisognio d'aconciare più niente; se vivo, son certo che el Papa l'aconcierà, se non ora, un'altra volta: però tornate. Iersera stetti con vostra madre e consiglia'la, presente el Granacio e Giovanni tornaio, che la vi facessi tornare.

A dì 4 di settembre 1525.

Vostro Michelagniolo in Firenze.

Archivio Buonarroti. Di Firenze, ( d'ottobre 1525).

CCCXCIX.[356]

Al mio caro amico messere Giovan Francesco, prete di Santa Maria del Fiore di Firenze in Roma.

Messer Giovan Francesco. — Se io avessi tanta forza, quant'io ò avuto allegrezza dell'ultima vostra, io crederrei condurre e presto tutte le cose che voi mi scrivete; ma perchè io non ò tanta, farò quello che potrò.

Circa al colosso di quaranta braccia, di che m'avvisate,[357] che à a ire, overo che s'à a mettere in sul canto della loggia dell'orto de' Medici a riscontro al canto di messer Luigi della Stufa, io v'ò pensato e non poco, come voi mi dite; e parmi che in su detto canto none stia bene, perchè ocuperebe troppo della via; ma in su l'altro dove è la bottega del barbiere, secondo me, tornerebbe molto meglio, perchè à la piazza dinanzi, e non darebbe tanta noia alla strada. E perchè forse non sare' sopportato levar via detta bottega, per amore dell'entrata, ò pensato che detta figura si potrebbe fare a sedere, e verrebe sì alto el sedere, che facendo detta opera vota dentro, come si conviene a farla di pezzi, che la bottega del barbiere vi verrebbe sotto, e non si perderebbe la pigione. E perchè ancora detta bottega abbi, come à ora, donde smaltire el fummo, parmi di fare a detta statua un corno di dovizia in mano, voto dentro, che gli servirà per cammino. Dipoi avend'io el capo voto dentro di tal figura, come l'altre membra, di quello ancora credo si caverebbe qualche utilità, perchè e' c'è qui in sulla piazza un trecone molto mio amico, el quale m'à ditto in segreto che vi farebbe dentro una bella colonbaia. Ancora m'ocorre un'altra fantasia che sarebbe molto meglio, ma bisognierebbe fare la figura assai maggiore: e potrebbesi, perchè di pezzi si fa una torre: e questa è che 'l capo suo servissi pel campanile di San Lorenzo, che n'à un gran bisognio: e cacciandovi dentro le campane, e usciendo el suono per boca, parrebbe che detto colosso gridassi misericordia, e massimo el dì delle feste, quando si suona più spesso e con più grosse campane.

Circa del fare venire e' marmi per la sopra detta statua, che e' non si sappi per nessuno, parmi da fargli venire di notte e turati molto bene, acciò che e' non sieno visti. Saracci un po' di pericolo alla porta: e anche a questo piglierèno modo; al peggio fare, San Gallo[358] non ci manca, che tien lo sportello insino a dì.

Del fare o del non fare le cose che s'ànno a fare, che voi dite che ànno a soprastare, è meglio lasciarle fare a chi l'à fare, ch'io arò tanto da fare ch'i' non mi curo più di fare. A me basterà questo, che fia cosa onorevole.

Non vi rispondo a tutte le cose, perchè lo Spina vien di corto a Roma, e a boca farà meglio che io colla penna e più particularmente.

Vostro Michelagniolo scultore in Firenze.

Archivio Buonarroti. Di Firenze, 24 d'ottobre 1525.